9 dicembre forconi: vita
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martedì 16 luglio 2019

I LAGHI SVIZZERI, RIPULITI DALL'INQUINAMENTO, HANNO PERSO L'80% DEI LORO ''PESCI'

A FORZA DI RIMUOVERE MATERIALE FECALE, HANNO TOLTO L'ALIMENTAZIONE AI BATTERI, QUINDI AL PLANCTON, DUNQUE AI PESCI. QUESTO CICLO SI CHIAMA ''VITA'', MA L'ANSIA DELLA PULIZIA RISCHIA DI FARE PIÙ DANNI DEI RIFIUTI CHE ABBIAMO RIVERSATO NEI NOSTRI CORSI D'ACQUA

Riccardo Ruggeri per ''La Verità'' - Zafferano.news

lago lemano ginevraLAGO LEMANO GINEVRA
Trent' anni fa i laghi della Romandia (Svizzera), Lemano e Neuchâtel, secondo i «competenti» di allora erano molto inquinati, perché ricchi di scarti di prodotti chimici e di materiale fecaleCantone e Comuni interessati misero a punto un piano pluriennale, fecero grandi investimenti, un largo uso di impianti di depurazione, ottenendo la pulizia dei laghi da ogni inquinante, in particolare furono eliminati tutti i fosfati nella liscivia e tutte le materie fecali.

Tutto bene, ma ora altri «competenti», su suggerimento dei pochi pescatori rimasti, ripreso in mano il dossier, si sono accorti che i pesci stanno praticamente scomparendo, siamo al 70-80% in meno rispetto ad allora. E hanno pure trovato la spiegazione scientifica. Conosciamo da sempre il ruolo assegnato dalla natura alla materia fecale: decomponendosi nelle acque, diventa cibo per i batteri, e i batteri, a loro volta, cibo del plancton, questi, infine, nutrimento per i pesci.
lago di neuchatel svizzeraLAGO DI NEUCHATEL SVIZZERA

Noi ci mangiamo i coregoni, gettiamo lische e nostri rifiuti fisici nel lago, e così via lungo l' intera catena alimentare, nei secoli dei secoli. Eravamo arrivati al punto di chiamare questo ciclo «vita». Claude Delley, non uno scienziato, ma un vecchio pescatore di Portalban, ha trovato, dopo l' operazione di candeggio tecnico dell' acqua, la sintesi scientifica: «Il lago è troppo pulito, i pesci non possono vivere in acque sterili». Secondo il Trono di spade sterile significa «morte», sarà mica non per eccesso di lerciume ma per eccesso di pulizia?

Un' altra «competente» come Audry Klein, segretaria generale del Cipel, la commissione internazionale per la protezione delle acque dei laghi, ne prende tranquillamente atto ma è perentoria: «L' acqua dei laghi serve a noi umani per bere e per lavarci».

lago di neuchatel svizzeraLAGO DI NEUCHATEL SVIZZERA
Non lo dice in modo esplicito, ma si capisce che non c' è posto per i pesci. Il dilemma acqua per uomini «sì», per pesci «no», mi pare oggetto da disputa filosofica. Preferisco sfilarmi. Una notazione a margine. Capisco che gli svizzeri decidano di non mangiare più gli eccellenti coregoni dei loro laghi visto che ormai i loro super impianti di depurazione stanno via via trasformando l' acqua in Amuchina, e a quel punto gli ultimi coregoni, sterili, scompariranno.

Però non mi è chiara l' alternativa.
lago lemano ginevraLAGO LEMANO GINEVRA
Infatti, il «mercato» ha sostituito sulle loro tavole i vecchi coregoni di lago con i gamberetti importati del Sudest asiatico. Cosa è saltato loro in mente? Come può una persona perbene consumare tali gamberetti , sapendo che per produrli si distruggono immense foreste di mangrovie e per ogni chilo prodotto vengono immessi nell' atmosfera 1.603 chilogrammi di Co2 (per la stessa quantità di carne rossa il Co2 è inferiore del 15%, sic!).

Cari svizzeri, ripensateci, non sarebbe meglio immettere, diciamo q.b. (quanto basta, nda) di materiale fecale (vostro, of course) nel lago, e così si riattiva la catena alimentare? Tornerebbero i coregoni e voi uscireste dalla sudditanza di orrendi cibi globalizzati come i gamberetti dell' orrendo Sudest asiatico. L' Amuchina spediamola in Oriente e i gamberetti plastificati, ad alta emissione di Co2, se li mangino i cinesi.

pesca sul lago lemanoPESCA SUL LAGO LEMANO
Altrimenti, se va avanti così, un giorno vivremo in un mondo dove acqua e Amuchina si confonderanno e noi, sterili, ce la batteremo con i coregoni, sterili, per una dubbia sopravvivenza.

Fonte: qui

domenica 14 luglio 2019

Visualizzazione delle temperature estreme dell'universo: dal più freddo al più caldo

Per la maggior parte di noi, la temperatura è una variabile molto semplice da trascurare.
I nostri veicoli e gli spazi interni sono climatizzati, i frigoriferi mantengono il cibo costantemente refrigerato e con una piccola rotazione del rubinetto, otteniamo l'acqua che è la temperatura ottimale. Naturalmente, come osserva Nick Routley di Visual Capitalist , il nostro concetto di ciò che è caldo o freddo è in realtà molto stretto nel grande schema delle cose.
Persino il netto contrasto tra i ghiacciai spazzati dal vento dell'Antartide e le sabbie vesciche dei nostri deserti è un semplice capovolgimento dell'intera gamma di temperature dell'universo. La grafica di oggi, prodotta da IIB Studio , esamina le temperature più calde e più fredde del nostro universo.

Ma in primo luogo: che cos'è la temperatura?

Prima di guardare questa visione dall'alto in basso delle temperature estreme, aiuta a ricordare che cosa sta effettivamente misurando la temperatura - l'energia cinetica o il movimento degli atomi.
Ipoteticamente, gli atomi smetterebbero semplicemente di muoversi mentre raggiungono lo zero assoluto. Mentre la materia si riscalda, inizia a "vibrare" più vigorosamente, modificando gli stati dal solido al gas. Alla fine, le forme del plasma come elettroni si allontanano dai nuclei.
Con questo veloce primer, esaminiamo alcune delle informazioni più interessanti in questa fantastica visualizzazione dei dati.

Alti e bassi sul pianeta terra

La temperatura più bassa della Terra, -135ºF (-93ºC) , è stata registrata in Antartide nel 2010. Da allora, gli scienziati hanno scoperto che le temperature superficiali del ghiaccio possono scendere fino a -144ºF (-98ºC) .
Le condizioni devono essere corrette: cielo sereno e aria secca devono persistere per diversi giorni durante l'inverno polare. Nei dintorni questo freddo, i polmoni umani sarebbero in realtà un'emorragia in pochi respiri.
Dall'altra parte dello spettro di temperature estreme, la lettura della superficie più calda sulla Terra di 71 ° C si è verificata nel deserto dell'Iran di Lut nel 2005. In effetti, il Deserto di Lut ha registrato la temperatura superficiale più alta in 5 su 7 anni nel 2003 -2009 studio, rendendolo la posizione più calda del mondo. I ciottoli scuri del deserto, il terreno arido e la mancanza di vegetazione creano le condizioni perfette per un caldo torrido.
Ci sono pochissimi organismi in grado di resistere a tali temperature, ma un affascinante phylum fa il taglio.
Il tardigrado dell'Amazonia
Conosciuto comunemente come "muschio maiale" o "orso d'acqua", il tardigrado lungo un millimetro è estremamente resistente. Mentre la maggior parte degli organismi ha bisogno di acqua per sopravvivere, il tardigrado aggira questo fenomeno entrando in uno stato di "barile(una sorta di letargo)", in cui il metabolismo rallenta fino allo 0,01% della sua velocità normale.
Quando l'acqua scarseggia, la creatura si arriccia e sintetizza le molecole che bloccano i componenti cellulari sensibili in atto fino a quando si verifica la reidratazione. Al di là delle condizioni di asciutto, il tardigrado può anche sopravvivere sia a temperature di congelamento e di ebollizione, a ambienti ad alta radiazione e persino al vuoto dello spazio.
Questo video per gentile concessione di TEDEd spiega di più sulla temibile critica:

Test dei limiti

Nel bene o nel male, gli umani hanno spinto i limiti della temperatura qui sulla Terra.
Al MIT, gli scienziati hanno raffreddato un gas di sodio fino a mezzo miliardesimo di grado sopra lo zero assoluto. Nelle parole del premio Nobel Wolfgang Ketterle, che ha co-diretto la squadra: "Andare al di sotto di un nanokelvin (un miliardesimo di grado) è un po 'come correre un miglio sotto i quattro minuti per la prima volta".
Non tutti gli esperimenti sono condotti per semplice curiosità. Le bombe convenzionali esplodono già a circa 5.000 ° F (5.000 ° C) , ma le esplosioni nucleari vanno molto oltre. Per una frazione di secondo, le temperature all'interno di una palla di fuoco nucleare possono raggiungere 18.000.000ºF (10.000.000ºC) .
La temperatura artificiale più alta mai registrata è di 9.900.000.000.000ºF (5.500.000.000.000ºC) , creata nel Large Hadron Collider al CERN in Svizzera. È stato ottenuto accelerando gli ioni di piombo pesanti fino al 99% della velocità della luce e distruggendoli insieme.

Alti e bassi dell'universo

Mentre gli umani sono stati in grado di produrre temperature estremamente calde e fredde, l'universo ha creato questi estremi in modo naturale.
Indubbiamente, la creazione dell'universo è fatta delle cose più calde di tutti. La temperatura dell'universo a 10⁻³⁵ secondi era pari a 1/10 ºC . Qualche istante dopo, si è "raffreddato" a 1.800.000.000ºF (1 miliardo ºC) quando l'universo aveva meno di due minuti.
Dall'altra parte dello spettro, il posto naturale più bello attualmente conosciuto nell'universo è la Nebulosa del Boomerang a -457,6ºF (-272ºC) . Si trova a 5.000 anni luce di distanza da noi nella costellazione del Centauro, ed è attualmente in una fase di transizione come una stella morente.
Poiché l'esplorazione dello spazio procede più che mai, queste temperature estreme potrebbero un giorno raggiungere altezze ancora più calde o più fredde di quanto possiamo immaginare.
Fonte: qui

domenica 3 marzo 2019

PERCHÉ LASCIAMO QUESTA VITA QUASI SEMPRE MALANDATI?

DIPENDE DAI TELOMERI, LE CLESSIDRE DEL NOSTRO DNA, CHE CI RACCONTANO CON L’INESORABILITÀ DELLA SCIENZA COSA ABBIAMO VISSUTO E QUANTO CI RESTA DA VIVERE

Giancarlo Dotto per Dagospia

Perché non viviamo belli e sani i 120 anni che la genetica e la Bibbia ci assegnano? Come invecchiamo, perché invecchiamo e soprattutto perché lasciamo questa vita quasi sempre malandati, spesso disgustati, prima di quanto sarebbe giusto e decente fare? Ce lo spiega Immaculata (nella versione paisà del sound originario) De Vivo dell’università di Harvard, star mondiale della ricerca genetica applicata al cancro e massima autorità riconosciuta in materia di telomeri (le clessidre del nostro Dna, ci raccontano con l’inesorabilità della scienza cosa abbiamo vissuto e quanto ci resta da vivere).

immaculata de vivoIMMACULATA DE VIVO
Donna vulcanica e contagiosa, memorabile per quello che dice e per come lo dice. Irresistibile quando si lascia andare nella lingua di “mammà” (accento rigorosamente tronco), uno slang combinato di strepitosa efficacia, mix unico al mondo, tra il bostoniano e salernitano, Einstein e Tina Pica. Cresciuta ascoltando le canzoni di Mario Merola e di Nino D’Angelo, a sei anni lascia la Val di Sarno e si trasferisce con la famiglia a New York per quello che doveva essere un trasferimento a tempo e diventa invece destino senza tempo per la piccola Imma, che inizierà precoce a gingillarsi con topi e provette a vantaggio dell’umanità.

Due le scoperte che l’hanno resa famosa nel mondo. La possibilità di misurare scientificamente lo stress nella modificazione dei telomeri e la certezza che i valori ambientali possono correggere e ribaltare quelli del Dna.
Che lo stress sia la brutta bestia dei giorni nostri è cosa nota. Di quanto impatti malefico sulle nostre vite, sappiamo anche. Si chiama danno biologico. Che sia possibile tradurlo in numeri e combatterlo, dopo averlo “smascherato” a partire dalle esperienze di vita, questa è la svolta.

 Se non è la scoperta del secolo, poco ci manca. Di questi tempi in Italia per un ciclo di conferenze promosso dalla Solgar (azienda all’avanguardia nella ricerca sugli integratori, raro caso di mecenatismo culturale in Italia), Immaculata ha raccontato la sua storia di donna e di scienziata. Attualmente sta lavorando sul Dna dei centenari con l’equipe del  professor Giovanni Scapagnini (ricercatore, figlio di Umberto, scomparso sei anni fa, già medico personale di Silvio Berlusconi per cui aveva coniato l’allora molto celebrata “dieta dell’immortalità”, al momento non smentita).

Professoressa De Vivo, cosa sono i telomeri?
“Sono il nostro orologio biologico. Parti dinamiche di Dna all’estremità dei cromosomi. Immaginateli come dei cappucci che li proteggono. Si accorciano con l’età e i danni da stress”.  
immaculata de vivo ad harvardIMMACULATA DE VIVO AD HARVARD
Cosa succede ai telomeri in situazione di stress?
“Ora sappiamo con evidenza scientifica che c’è una parte del nostro Dna modificabile nel bene e nel male dalle esperienze di vita. Lo stress determina l’accorciamento dei telomeri e dunque della nostra vita”.

Che altro sappiamo?
“Che questi danni possiamo ora misurarli in laboratorio”.
Come siete arrivati a queste conclusioni?
“Sondaggi, analisi e misurazioni. Migliaia di studi longitudinali. Orfani rumeni trattati in modo subumano, donne abusate, veterani di guerra depressi, gente affetta da ansie fobiche. Avevano tutti i telomeri più corti”.  

Avete studiato gli astronauti.
“Due gemelli monozigoti. Biologicamente uguali. Uno a casa, uno in orbita nello spazio. Il secondo presentava modificazioni importanti del Dna a causa dello stress subito”.
i telomeri per trasmissione direttaI TELOMERI PER TRASMISSIONE DIRETTA
I telomeri sarebbero una specie di diario biologico?
“Proprio così. Sono il nostro book of life. Un marker delle nostre esperienze di vita. C’è la nostra vita stampata nei telomeri. Impressionante. I veleni che mangiamo, respiriamo e quello che abbiamo subito nella testa”. ,

I telomeri possono tornare ad allungarsi con il giusto stile di vita?
“Questo no. Non si può invertire. Ma possiamo rallentare l’accorciamento e allungare la vita. Fumo, cattiva alimentazione e stress accorciano i telomeri. Dieta mediterranea, attività fisica e quella che io chiamo “Biology of kindness” rallentano l’accorciamento”.
Biologia delle gentilezza?
il sonno allunga la vitaIL SONNO ALLUNGA LA VITA
“L’impatto positivo della gentilezza e dell’altruismo sulle molecole del nostro Dna. E’ stato dimostrato che la meditazione, in particolare, protegge i telomeri e la salute”.

La meditazione allunga la vita?
“Non è per tutti la meditazione. Non tutti ce la fanno a spegnere il cervello. La mia meditazione è fare kayak nei torrenti. Con il professor Scapagnini abbiamo in programma un viaggio in Asia per misurare i telomeri dei monaci tibetani”.
Il Dalai Lama avrà telomeri invidiabili.

 
“Il progetto sui monaci tibetani è nato da un mio incontro con lui a Napoli. Se sarà in salute non escludo che si sottoporrà anche lui ai nostri test”.
L’altruismo. Dedicarsi all’altro da sé. Prendere le distanze dal proprio ego aiuta a vivere meglio e di più?
“E’ scientifico. Focalizzarsi sul benessere degli altri aiuta la nostra salute. Perdonare aiuta la longevità, non solo la psiche o la coscienza. Non sono più supposizioni”.
Misurare i telomeri. Come si fa?
“Misurare i telomeri è complicatissimo. Ci sono tantissime sfumature. Attualmente possono farlo solo due o tre laboratori negli Stati Uniti”.
immaculata de vivoIMMACULATA DE VIVO
Abbiamo tutti alla nascita la stessa lunghezza?
“Assolutamente no, la lunghezza dei telomeri cambia da individuo a individuo. Quelli delle donne e degli africani sono più lunghi”.

La giornata perfetta di uno che vuole bene ai suoi telomeri e dunque a se stesso?
“Dorme bene, non fuma, fa attività fisica, mangia cose naturali, tanta verdura, sta a tavola senza fretta, in compagnia di persone che parlano e ragionano. Cerca di frequentare chi dà gioia e affetto. Noi siamo animali sociali”.
Il piatto mediterraneo perfetto.
“Pasta e fagioli. In generale, tutti quelli della tradizione povera”.

Impazza la moda vegana.
“Non so, non sono una nutrizionista. Non mi sembra un’alimentazione completa”.
Il cancro aumenta nella società dell’opulenza.
OBAMA INVECCHIATOOBAMA INVECCHIATO
“Il cancro è aumentato anche con l’obesità. Incredibile negli Stati Uniti, quanta gente extralarge. L’adiposi è tossica”.
State analizzando il Dna di centenari sparsi nel mondo
“Abbiamo già lavorato con i centenari di Okinawa. Ora stiamo in Sicilia e poi andremo in Sardegna. Studiamo centenari in buona salute. Non è interessante la longevità in sé, ma come ci arrivi. Nessuno vuole campare fino a 120 anni pieno di acciacchi”.

L’ebbrezza della scienziata.
“Questo lavoro che faccio dal 1998 sul cancro dell’utero è puro amore per me. Passione. Adesso voglio fare di più. Fin qui ho lavorato sulle donne bianche, ora voglio concentrarmi su altre razze, africane, latinoamericane, le donne delle minoranze”.
In che direzione va la medicina?
“Verso la terapia personalizzata. E’ questo il prossimo futuro. E’ questa la svolta degli studi sul Dna”.

Quanto è indietro la ricerca scientifica in Italia?

Avete tanti talenti. Gente incredibile. Ma non ci sono soldi, non ci sono risorse. È un grande dispiacere questo per me”.
Quando misurate telomeri drammaticamente corti e dunque indizi di morte prossima, lo comunicate al soggetto?
“E chi sono io, Dio, per predire la morte a un essere umano?”.

Fonte: qui

giovedì 21 febbraio 2019

UN VIDEO MOSTRA IN APPENA SEI MINUTI CIÒ CHE IN REALTÀ IMPIEGA TRE SETTIMANE A SVOLGERSI: LA TRASFORMAZIONE IN QUATTRO FASI DI UNA CELLULA IN TRITONE ALPINO

LE IMMAGINI DEL REGISTA OLANDESE MOSTRANO AL MONDO IL PROCESSO E FANNO LETTERALMENTE IMPAZZIRE IL WEB (VIDEO)


Simone Sbarbati per "www.frizzifrizzi.it"

da cellula a tritone alpino 11DA CELLULA A TRITONE ALPINO
Ce lo insegnano fin da bambini: la singola cellula viene fecondata, comincia a scindersi, e si divide, e si divide, e si divide, e si divide… L’incipit del libro della vita, se sei un bambino o la larva di una salamandra, non è poi così differente.

Scissione, gastrulazione, neurulazione, organogenesi: in quattro fasi la cellula iniziale si moltiplica, comincia a differenziarsi in base alle funzioni che andrà ad assumere, compare un abbozzo di sistema nervoso centrale, si formano i diversi organi.

da cellula a tritone alpino 4DA CELLULA A TRITONE ALPINO
Un processo che solitamente viene raccontato in due modi diametralmente opposti: scientificamente, lasciando fuori l’aspetto meraviglioso, oppure esaltandone solo il lato miracoloso, sbattendo fuori dalla porta ogni accenno di razionalità.

Come spesso capita, è guardando coi propri occhi che ci si rende conto di come la realtà delle cose sia la perfetta unione di entrambe le prospettive: la biologia non esclude la “magia”, e viceversa.
da cellula a tritone alpino 5DA CELLULA A TRITONE ALPINO

Questo è evidente in un video come Becoming (titolo straordinario, che racchiude in una sola parola il concetto di una situazione in divenire e quello della potenzialità, in questo caso di un uovo), che mostra in appena sei minuti ciò che in realtà impiega tre settimane a svolgersi: dalla cellula all’organismo completo, un tritone alpino.

da cellula a tritone alpino 3DA CELLULA A TRITONE ALPINO





Realizzato dal fotografo e filmmaker olandese Jan van IJken, il cortometraggio è un’unione di fotografia time-lapse e filmati.

Già vincitore del premio come miglior documentario breve nell’edizione 2018 dell’Innsbruck nature film festival, Becoming è stato messo online dal magazine Aeon.

Fonte: qui

lunedì 18 giugno 2018

Siamo lo 0,01% della vita sulla Terra, e la stiamo uccidendo

E’ ufficiale: siamo la peste della Terra. Lo si sapeva già, ma ad aggravare il quadro provvede una sconvolgente ricerca statistica: i 7,6 miliardi di umani rappresentano solo lo 0,01% di tutti gli esseri viventi. Eppure, dagli albori della civiltà, l’umanità ha provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici e della metà delle piante viventi. Su tutto domina il bestiame destinato alle nostre tavole: il 60% dei mammiferi terrestri è ormai costituito da bovini e suini d’allevamento, mentre il pollame rappresenta il 70% degli uccelli viventi sul pianeta. Lo afferma il professor Ron Milo, del Weizmann Institute of Science di Israele, che ha diretto il lavoro, pubblicato negli atti del National Academy of Sciences. Questa ricerca, scrive Damian Carrington sul “Guardian”, è la prima stima completa sul peso percentuale esercitato da ciascuna classe di creature viventi. Lo studio ribalta i presupposti che finora ci avevano sempre accompagnato. In sintesi: dopo i batteri (il 13% del totale) la forma di vita più importante sono le piante: la vegetazione costituisce l’82% di tutta la materia vivente. Tutto il resto – insetti, funghi, pesci, specie terrestri – arriva appena al 5% della biomassa mondiale. Altra sorpresa: gli oceani ospitano solo 1% della vita sulla Terra. Il problema? L’uomo: stiamo divorando tutto, alla velocità della luce.
«Non avrei mai creduto che non esistesse ancora una valutazione completa e ufficiale di tutte le diverse componenti della biomassa», ammette il professor Milo. «Spero che questo studio permetta alla gente di prendere coscienza della veraLeopardo delle neviprospettiva del ruolo tanto vessatorio che l’umanità sta giocando sulla Terra». Impressionante, ad esempio, l’impatto ambientale che ha il semplice consumo quotidiano di carne. La trasformazione del pianeta per effetto delle attività umane, ricorda il “Telegraph” in un articolo tradotto da “Come Don Chisciotte”, ha portato gli scienziati ad essere vicini a dichiarare una nuova era geologica: l’Antropocene. «Un segnale di questo cambiamento lo possiamo vedere nei resti delle ossa di pollo domestico, che ormai sono sparse per tutto il mondo». Un quadro desolante: gli uccelli in libertà sono appena il 30%, mentre la quota di mammiferi selvatici si riduce ad appena il 4% (al 60% rappresentato dal bestiame, infatti, bisogna aggiungere i “mammiferi umani”, che sono il 36% del totale). Attenzione: «La distruzione dell’habitat selvaggio prodotta dall’agricoltura, dal disboscamento e dallo sviluppo (industriale) ha portato all’inizio di quella che molti scienziati considerano la sesta estinzione di massa della vita che si sta producendo nella storia della Terra da quattro miliardi di anni».
Si è valutato che circa la metà degli animali esistenti sulla Terra si sia estinta negli ultimi 50 anni, aggiunge il “Telegraph”, citando lo studio israeliano. Ma solo il confronto del risultato di queste nuove stime con quello che esisteva prima che gli umani diventassero contadini stanziali, e che poi cominciasse la rivoluzione industriale, rivela la vera portata di questo enorme declino. «E’ stata una sorpresa anche per gli scienziati rendersi conto che solo un sesto dei mammiferi selvatici sono sopravvissuti, dai topi agli elefanti. E dopo tre secoli di  caccia alle balene sono rimasti, negli oceani, solo un quinto dei mammiferi marini». Da quando è cominciata la civiltà umana, si è estinto l’83% dei mammiferi selvatici, l’80% dei cetacei, il 50% delle piante e il 15% dei pesci. «È qualcosa di veramente sorprendente, la sproporzione del posto che occupa l’uomo sulla Terra», dice Milo. «Quando faccio un puzzle con le mie figlie, di solito trovo un elefante accanto a una giraffa e accanto un Il professor Ron Milorinoceronte. Ma se provo a rendere più realistico il modo di guardare il mondo, dovrei trovare una mucca accanto a una mucca accanto a una mucca e poi accanto a un pollo».
Nonostante la supremazia assunta dall’umanità, in termini di peso, l’Homo Sapiens sulla Terra è ben piccola cosa. I virus, da soli, messi insieme hanno un peso percentuale combinato di tre volte superiore a quello degli esseri umani e così pure i vermi. I pesci sono 12 volte più delle persone e i funghi sono 200 volte di più. Le piante rappresentano l’82% di tutte le biomasse del pianeta – 7.500 volte di più degli esseri umani. Comparando il totale della massa degli umani – aggiunge il “Telegraph” – troviamo che i virus sono tre volte di più, i vermi sono tre volte di più, i pesci 12 volte di più e insetti, ragni e crostacei 17 volte di più. Ma l’impatto dell’uomo sul mondo della natura rimane immenso – insiste Milo – soprattutto per le nostre scelte alimentari, «che hanno un enorme effetto sull’habitat di animali, piante e altri organismi». Lo scienziato si augura che il pubblico prenda coscienza delle dimensioni, sconcertanti, del fenomeno: per esempio, cominciando a mangiare meno carne. Oggi non possiamo più fingere di non sapere. Paul Falkowski, della Rutgers University statunitense, conferma: quella di Milo «è la prima analisi completa sulla distribuzione della biomassa di tutti gli organismi viventi sulla terra, inclusi i virus». La sorpresa? Il virus di gran lunga più pericoloso, sulla Terra, siamo proprio noi. Fonte: qui

giovedì 10 maggio 2018

UN GRUPPO DI SCIENZIATI È RIUSCITO A RIPORTARE IN VITA I CERVELLI DI 100 MAIALI MORTI

ALCUNI ACCADEMICI SI DICONO INORRIDITI DALLA POSSIBILITÀ DI ESTENDERE LO STUDIO AGLI UMANI: “SE ANCHE IL CERVELLO FOSSE MANTENUTO COSCIENTE, CHE VITA SAREBBE?” 

“FORSE SAREBBE MEGLIO MORIRE E…”


Ha fatto scalpore nel mondo accademico l’annuncio che alcuni ricercatori di Yale sono riusciti a riportare in vita i cervelli di 100 maiali morti. La riattivazione delle onde cerebrali è durata soltanto 36 ore, ma agli scienziati è sembrato un successo ineguagliabile. Anche perché il team vorrebbe estendere questo studio sugli uomini, in futuro. Non necessariamente ai cervelli, non subito perlomeno, ma ad altri organi che possano sopravvivere al di fuori del corpo.

cervello 1CERVELLO 1
Di certo – sostengono da Yale – la procedura avrebbe funzionato sui primati. I maiali non hanno mai riacquistato piena coscienza, anche se il team crede che un certo livello di consapevolezza possa essere ristabilito.

La notizia ha fatto inorridire altri accademici. Benjamin Curtis, docente di filosofia e etica a Nottingham Trent, ha detto che per gli umani si tratterebbe di un “inferno in vita”. “Se anche il cervello fosse mantenuto cosciente dopo la morte, le persone passerebbero un futuro prevedibile e tremendo. Sarebbero un cervello in un secchio, senza corpo, chiuso e isolato dal mondo. Sarebbero pura mente, senza avere accesso ai sensi, che sono ciò che ci permette di sperimentare e interagire col mondo”. Nel caso migliore, insomma, sarebbe una vita con l’unica compagnia dei propri pensieri.
la testa del serial killer diogo alves a lisbonaLA TESTA DEL SERIAL KILLER DIOGO ALVES A LISBONA

“Una vita così sarebbe peggiore della morte”, secondo Curtis, opinione contraria a quella del professor Nenan Sestan, che ha condotto l’esperimento, secondo cui la scoperta porterà a enormi avanzamenti dal punto di vista medico.

martedì 6 febbraio 2018

COME SAREBBE LA TERRA SE L'UOMO SPARISSE IMPROVVISAMENTE: ENTRO POCHE ORE NON CI SAREBBE PIÙ ENERGIA ELETTRICA E A DISTANZA DI UN MESE LA CATASTROFE NUCLEARE SAREBBE INEVITABILE.




Se tutti gli esseri umani sparissero oggi dalla faccia della Terra, il mondo assumerebbe velocemente tutto un altro aspetto.

Prime 24 ore

pianeta abbandonato 5PIANETA ABBANDONATO 
In poche ore si spegnerebbero tutte le luci, perché le centrali elettriche finirebbero le scorte di carburante e i pannelli solari si ricoprirebbero di polvere. Le uniche fonti energetiche a restare in uso sarebbero le centrali idroelettriche.

48-72 ore

La maggior parte delle stazioni della metropolitana finirebbero allagate poiché le pompe anti allagamento smetterebbero di funzionare.

pianeta abbandonatoPIANETA ABBANDONATO
10 giorni

Gli animali domestici e quelli da allevamento inizierebbero a morire di fame, mentre i cani formerebbero delle mute per andare a caccia di altri animali.

1 mese

L’acqua di raffreddamento degli impianti nucleari evaporerebbe del tutto, portando a una serie di scenari disastrosi sparsi per tutto il globo, causando una reazione più potente di quella di Chernobyl e Fukushima messe insieme.

Il pianeta tuttavia riuscirebbe a guarire dalla contaminazione radioattiva nel tempo. 

1 anno
pianeta abbandonato 8PIANETA ABBANDONATO 

I satelliti che circumnavigano la Terra inizierebbero a precipitare dalle loro orbite, formando delle palle di fuoco simili a stelle cadenti in cielo.

25 anni

La vegetazione avrà coperto tutto quanto, alcune città verrebbero coperte dalla sabbia.

pianeta abbandonato 9PIANETA ABBANDONATO 
300 anni

Le costruzioni in metallo come edifici, ponti e torri inizierebbero a crollare a pezzi per via dell’erosione.

10.000 anni

L’unica evidenza del nostro passaggio saranno le costruzioni fatte in pietra, come le piramidi egiziane, la Grande Muraglia cinese o le rovine romane.

pianeta abbandonato 6PIANETA ABBANDONATO 
Se il mondo mai riuscirà a evitare la catastrofe, che sia a causa di un asteroide mortale o di un’apocalisse nucleare autoinflitta, la vita sulla Terra potrebbe durare ancora per 500 milioni di anni.

Tuttavia6 miliardi di anni da oggi, il sole dovrebbe implodere potando via con se anche la nostra bella Terra. 

pianeta abbandonato 7PIANETA ABBANDONATOpianeta abbandonato 11PIANETA ABBANDONATOpianeta abbandonato 2PIANETA ABBANDONATOpianeta abbandonato 3PIANETA ABBANDONATO

sabato 27 agosto 2016

Entropia e vita


Entropia? 


Una parola suggestiva, che richiama qualche improbabile ricordo scolastico. È però una parola, un concetto, uno strumento interpretativo che coinvolge e può modificare la nostra immagine del mondo. Farla ignorare è forse un’astuzia del nostro tempo, rivolto solo alla crescita di produzione e consumi, cui è utile non conoscere parole che ci raccontano molto sulla natura del mondo, che ci avvertono che questo sistema economico e la sua cultura, surrettiziamente presentata come unica possibile, portano a un futuro insostenibile per il nostro pianeta e che, quindi, è necessario "un altro mondo". E non è una questione ideologica: la natura ha le sue leggi e il concetto di entropia è necessario per comprendere ed esprimerne una parte fondamentale.
Lasciamo a fisici, chimici, biologi, ingegneri e quant’altri l’uso di relazioni formali quantitative (le "formule") per descrivere i fenomeni, per quanto utile ed espressivo sia quel linguaggio. Non dobbiamo parlare di alchimie di laboratorio, ma della nostra automobile, se l’abbiamo, del frigorifero e di ogni altra macchina, ma anche e soprattutto della vita di una cellula o dei nostri gerani o del nostro gatto; e, se non abbiamo gerani o gatti, della vita del nostro corpo, come di quella dei sistemi più ampi in cui viviamo: i campi, i boschi, la città, il pianeta quindi. Anche l’evoluzione dell’universo è un problema entropico, ma limitiamoci qui alla Terra e ai tempi della presenza umana.

La parola, derivata dal greco ‘h t r o p h ‘ (trasformazione), è introdotta nel 1865 da Rudolph Clausius, in un testo in cui sintetizza i risultati della allora recente scienza termodinamica in due lapidarie proposizioni:

a) nell’universo l’energia si conserva;

b) nell’universo l’entropia tende al massimo.



Non ingannino la brevità degli assunti: si tratta della brillante conclusione di un percorso iniziato il secolo precedente quando si sono costruite le prime macchine termiche, le macchine che utilizzano fonti di calore per ottenere movimento: dalle pompe per estrarre l’acqua dalle miniere, ai telai per le industrie tessili nel settecento, dalla locomotiva a vapore nei primi decenni ai motori a combustione interna, come quelli delle auto, negli ultimi decenni dell’ottocento. Intorno alla metà di quel secolo numerosi ricercatori contribuirono, partendo da diversi punti di vista, a quella che, insieme alla teoria dell’elettromagnetismo, rappresenta il grande risultato della fisica dell’Ottocento: la termodinamica, uno dei grandi capitoli delle scienze naturali. Non è cosa che riguardi le sole macchine, si è detto, ma anche gli esseri viventi e, per l’uomo, l’organizzazione economica e sociale.

Che l’energia si conservi oggi è noto a tutti. Allora dov’è il problema energetico? Potremmo, in un prossimo futuro, trovare nuove tecnologie e recuperare l’energia già utilizzata per un secondo uso, e poi un terzo e un quarto...., restando sempre immutata la quantità totale. Una simile fortunata prospettiva, se fosse possibile, potrebbe presentarsi in modo analogo per la materia ipotizzandone il completo recupero e riciclo, eliminando così il problema dello smaltimento dei rifiuti.

Ma, ci avverte Clausius, l’entropia aumenta. Cioè l’energia si degrada, aumenta il disordine nell’universo. Cioè.....cerchiamo di capire cosa significa.

L’energia utile nelle macchine corrisponde a un movimento ordinato: il pistone si muove con un moto periodico lungo una direzione per ottenere il moto circolare delle ruote intorno a un asse; le molecole dell’aria nel vento fanno girare le pale del mulino se si muovono in un’unica direzione; se il loro moto fosse del tutto casuale non sarebbe possibile ottenere alcun movimento. Anche la vita ha bisogno di movimento e ordine. Non tanto perché il signor Rossi deve andare al lavoro e al supermercato, ma perché il sangue deve muoversi nelle vene, il seme deve raggiungere l’uovo, la foglia deve aprirsi al sole. L’ordine è necessario perché una combinazione casuale di elementi non fa né una cellula, né una farfalla, né la ghiandola pineale del signor Rossi. Del resto tutti sappiamo che il DNA è costituito da una sequenza, il cui significato dipende dalla disposizione di pochi costituenti elementari. Come sappiamo che la funzione clorofilliana, fondamento della vita sulla Terra, è una grande operazione di ordine, distribuita nelle foglie verdi del pianeta, in cui alcuni elementi vengono collocati in sequenze significative per costruire i primi "mattoni" della vita.

Ma la natura tende spontaneamente al disordine e l’entropia è proprio una misura del disordine. Se rovesciamo su di un tavolo le tessere di un puzzle, anche precedentemente composto, è molto difficile, che il puzzle risulti casualmente formato, tanto difficile che lo riteniamo impossibile. Se abbiamo due bombole, una contenente gas e una vuota, e le mettiamo in comunicazione, ci aspettiamo, come in realtà avviene dopo breve tempo, che le molecole si distribuiscano spontaneamente in modo uniforme nelle due bombole e riteniamo improbabile, anzi impossibile, che a un certo istante casualmente tutte le molecole si possano trovare "ordinatamente" in una sola bombola. È una questione di probabilità: tra i modi in cui le molecole possono ripartirsi tra le bombole comunicanti, quest’ultimo caso è solo uno fra tutti gli altri, che sono in numero inimmaginabilmente grande (per quanto calcolabile). Il disordine è più probabile dell’ordine, perciò il passaggio da ordine a disordine costituisce la tendenza spontanea di ogni fenomeno. 

L’entropia è appunto la grandezza scelta per fornire una misura del disordine, anche se in modo non semplice ed immediato. Dire che l’entropia aumenta significa dire muoversi verso stati fisici più probabili e quindi più disordinati e, quindi infine, con una minore quantità di energia utilizzabile.

Il passaggio inverso non è impossibile. Ad esempio, le molecole possono essere nuovamente tutte "spinte" in una sola bombola. Però bisogna spendere energia e aumentare l’entropia nell’universo, vicino o lontano. Con l’energia di una combustione realizziamo il movimento ordinato di un pistone, ma alla fine avremo, oltre allo spostamento dell’auto, il movimento casuale delle molecole presenti nelle parti riscaldate e nei gas in uscita dalla marmitta. Bruciando cibo gli animali ottengono l’energia per costruire il loro corpo ed esercitare le loro funzioni, ma la produzione di cibo è avvenuta a spese di una quantità di energia maggiore di quella utilizzata e, successivamente, con la morte la materia perde la sua organizzazione.

Ma i possibili ordini non sono tutti uguali. C’è l’ordine dei movimenti delle macchine, capaci di imporsi anche ai movimenti dell’operaio Chaplin di "Tempi moderni", a monte della cultura che produce il rigido conato di razionalità delle villette a schiera. Un ordine ripetitivo, funzionale alla produzione per il consumo e non alla conservazione, che non può prevedere novità e cambiamenti, incapace di apprendere dall’interazione con il mondo circostante e quindi di evolvere. Un ordine che fa scrivere al poeta:
ciò che era
area erbosa, aperto spiazzo, e si fa
cortile bianco come cera (…)
in un ordine ch’è spento dolore.

Ma c’è anche l’ordine che costruisce i sistemi complessi della vita, come abbiamo visto. Questi sono sistemi che sanno riprodursi, il cui destino dipende da quanto sanno apprendere dalle relazioni con il mondo esterno per organizzarsi, modificarsi ed evolvere per mantenere il proprio equilibrio con quel mondo.

Tutto ciò è faticoso, è una vittoria ottenuta con il consumo di energia per creare localmente l’ordine necessario (calo di entropia) mentre intorno inevitabilmente aumenta il disordine (aumento di entropia, degrado dell’energia). 

Mentre nella foglia nascono ordine e vita, in un altro luogo, dove si produce l’energia necessaria, dove al suolo la natura morta si decompone, aumenta il disordine in un bilancio complessivo sempre a suo favore. 

Una fatica e una vittoria che illuminano l’eccezionalità e la preziosità della vita sul pianeta e sui suoi delicati equilibri, che impone la necessità di assumere una posizione solidale in sua difesa, cioè in nostro favore.

Una grande responsabilità questa, da assumere senza rinvii perché i danni non sono rimediabili. La logica del recupero, per quanto talvolta necessaria, non funziona perché il tempo ha una "freccia", si muove in una sola direzione, quella appunto dell’aumento di entropia, senza ritorno. Anche spendendo energia e denaro non si vince l’irreversibilità dei processi naturali, non è come riparare la ruota forata e ripartire. Se si tagliano gli alberi in Amazzonia per fare posto ai pascoli necessari agli hamburger di Mc Donald, non solo di sottrae ossigeno all’atmosfera, ma si rompe anche definitivamente l’equilibrio tra vegetazione e suolo raggiunto in milioni di anni. 

Il suolo si polverizza nell’aria e si perdono foreste, pascoli e hamburger. Bisogna tagliare ancora, ma fino a quando? Intanto anche le specie estinte non si possono riprodurre, neanche in laboratorio, e il suolo non si ricostituisce più. E là dove l’opera dell’uomo ha raggiunto un equilibrio con la natura, come nelle terrazze a ulivo dei nostri colli, una volta iniziata non può essere sospesa: l’abbandono non porterebbe stabili pendii coperti di vegetazione, quali originariamente erano, ma solo degrado e dissesto idrogeologico.

Allora attenzione a quello che facciamo. Un mondo diverso è necessario, un mondo a bassa entropia. Non è facile politicamente, non è facile culturalmente.

Dopo millenni di uso quasi esclusivo della sola energia umana e animale, negli ultimi due secoli le nuove conoscenze hanno consentito l’utilizzo di quantità di energia enormemente superiori, ampliando in proporzione la produzione agricola e industriale e, di conseguenza, la possibilità di vita dell’uomo. 

Ma il processo è avvenuto all’interno di una cultura in cui la conoscenza della natura è stata premessa, autorizzazione e strumento della sua conquista, della presa di possesso e utilizzo senza limiti, della impossibile sottomissione delle leggi naturali a presunte leggi umane, in realtà proprie del sistema economico e politico che si è imposto a livello planetario. Una cultura che subito ha saputo riconoscere l’importanza di una prima parte delle scoperte termodinamiche, le potenzialità delle trasformazioni energetiche, ma ha ignorato e ignora, perché così le conviene, l’avvertimento della seconda parte, l’entropia aumenta, pur essendo le due informazioni contestuali e correlate. Un’illusione, quella della crescita energetico-produttiva senza limiti, che ha colpito anche la cultura attenta ai valori del progresso e della giustizia sociale.

L’inevitabile aumento di entropia non è la fine del mondo: sulla Terra possiamo vivere in tanti, con una vita dignitosa e potenzialmente felice per tutti. 

Lasciamo, e non sarà facile, un’economia, una politica, una cultura che guardano solo al PIL, tanto più soddisfatte quante più risorse si sono consumate, senza considerare quante e quali risorse sono disponibili per il futuro, come farebbe nel suo bilancio ogni famiglia di buon senso. Poniamoci l’obiettivo immediato di una riduzione dei consumi, anche attraverso l’uso razionale dell’energia e l’utilizzo del flusso energetico che arriva ogni giorno dal sole.

La cultura del proprietario del pianeta appartiene a un passato colonizzatore che si ostina a non finire, sostenuto da potenti interessi economici di pochi, aggiornati nelle forme e spacciati per interessi generali. Se crediamo nella solidarietà con gli uomini di oggi e di domani, se vogliamo stare meglio noi stessi, dobbiamo cercare una cultura rispettosa e amichevole nei confronti della natura: conoscere per migliorare le relazioni, dall’utilizzo possibile delle risorse ai benefici in termini di benessere che la natura ci può dare quando riconosciamo di esserne parte.

Alleggeriti, senza alcuna nostalgia, della presunzione di onnipotenza e totale possesso nei confronti del mondo naturale, lasciata l’illusione che il progresso tecnologico consentirà sempre di risolvere tutti i problemi, li sapremo meglio affrontare.

In maniera intuitiva, la vita viene definita come la capacità di:
* crescere
* riprodursi
* moltiplicarsi. 

Queste però sono funzioni peculiari ai sistemi viventi, dunque rappresentano ciò che si intende definire: in altre parole, per definire la vita su questa base, sarebbe necessario conoscere in anticipo cos'è la vita. Questa definizione è tautologica.


Le definizioni del concetto di vita date dai vari autori sono numerose, e spesso non facilmente intelligibili di fuori dei contesti logici relativamente complessi all'interno dei quali esse sono state formulate. Una via per sfuggire alla tautologia di cui sopra è stata offerta negli anni '20 da Oparin ("una particolare forma di movimento della materia"). Come movimento, Oparin intendeva il movimento molecolare, che è oggetto della termodinamica più che della meccanica (essendo noto che secondo i principi della termodinamica nei sistemi isolati ogni trasformazione spontanea è diretta verso il punto di equilibrio, che corrisponde al punto di massima entropia). Questa non è la condizione dei viventi e pertanto se ne deduce che la vita è una proprietà dei sistemi aperti lontani dall'equilibrio, che funzionano come sistemi (si definisce sistema un insieme di parti interagenti) complessi auto-organizzanti (in essi si ha rottura di simmetria nello spazio e nel tempo e irreversibilità - creano strutture ma non si possono destrutturare, sono stabili soltanto quando non vengano modificate le condizioni che li mantengono nello stato stazionario: in caso di morte, l'organismo non è in grado di assumere ulteriormente energia dall'esterno e la sua organizzazione viene a dissolversi).

Si hanno pertanto tre conseguenze.

Il sistema vivente:
* interagisce con il suo contorno
* è inserito in un flusso energetico
* dispone di strutture adatte a catturare una porzione dell'energia disponibile. 

Queste strutture, effetto di un processo di auto-organizzazione del sistema, mediante cicli ricorsivi che, regolati da attrattori, definiscono un cammino evolutivo non ripetibile.


Definizioni del concetto di vita: 

La vita è una particolare forma di movimento della materia, caratterizzata dal fatto che il vivente è in grado di mantenersi lontano dal punto di equilibrio, pur essendo completamente soggetto alle leggi della termodinamica che impongono un continuo aumento dell'entropia interna dei sistemi. Questo risultato viene ottenuto mediante flussi di materia ed energia, regolati da strutture che hanno funzione di organizzazione, prima fra tutte il DNA e le membrane biologiche. I sistemi viventi sono dunque sistemi complessi auto-organizzanti. In quanto tali, vi si possono riconoscere le caratteristiche proprie dei sistemi auto-organizzanti (cicli ricorsivi, attrattori, biforcazioni, frattali ed eventualmente anche la transizione al caos).

La seconda legge della termodinamica, una delle leggi basilari della fisica, sostiene che in normali condizioni tutti i sistemi abbandonati a se stessi tendono a divenire disordinati, dispersi e corrotti in relazione diretta al trascorrere del tempo. 
Ogni cosa vivente e non vivente si consuma, si deteriora, decade, si disintegra ed è distrutta. Questa è la sicura fine che tutti gli esseri dovranno affrontare in un modo o nell'altro e, secondo tale legge, questo processo inevitabile non ha ritorno.

Tutti lo osservano. Ad esempio, se si abbandona un'automobile nel deserto, difficilmente la si potrà ritrovare in migliori condizioni dopo alcuni anni. Al contrario, si vedrà che i pneumatici si sono sgonfiati, i finestrini sono stati infranti, il telaio si è arrugginito e il motore è decaduto. Lo stesso processo inevitabile è valido ed anche più rapido per gli esseri viventi.

La seconda legge della termodinamica rappresenta il mezzo con il quale questo processo naturale viene definito con equazioni fisiche e calcoli. 

Questa famosa legge è anche nota come "Legge dell'entropia". L'entropia fornisce una misura del grado di disordine in cui si trovano gli elementi che costituiscono il sistema. L'entropia di un sistema è incrementata dal movimento verso uno stato più disordinato, disperso e non pianificato. Più elevato è il disordine di un sistema, più elevata è la sua entropia. Tale legge sostiene che l'intero universo inevitabilmente procede verso uno stato più disordinato, disperso e non pianificato.

La validità della seconda legge della termodinamica è stabilita in maniera sperimentale e teoretica. I più importanti scienziati contemporanei concordano sul fatto che questa legge avrà un ruolo centrale nel prossimo periodo della storia. Albert Einstein, il più grande scienziato del nostro tempo, disse che è la "legge più importante di tutta la scienza". In proposito, sir Arthur Eddington ha affermato che è la "suprema legge metafisica di tutto l'universo".

La teoria evoluzionista è avanzata nella totale ignoranza di questa basilare e universale legge della fisica. Il meccanismo proposto dall'evoluzione contraddice radicalmente i suoi principi. Gli evoluzionisti sostengono che atomi disordinati, dispersi e inorganici e molecole si siano riuniti spontaneamente nello stesso periodo in un ordine preciso per formare molecole estremamente complesse quali le proteine, il DNA, l'RNA; in seguito, questi avrebbero gradualmente determinato milioni di differenti specie viventi con strutture addirittura più complesse. Inoltre, questo ipotetico processo che produce ad ogni passo strutture più pianificate, più ordinate, più complesse e più organizzate, ha presieduto autonomamente a tale formazione in condizioni naturali. La legge dell'entropia mostra chiaramente che questo processo cosiddetto naturale contraddice interamente le leggi della fisica.

Gli scienziati evoluzionisti sono consapevoli di questo fatto. J. H. Rush scrive:

Nel complesso corso della sua evoluzione, la vita rivela un notevole contrasto rispetto alla tendenza espressa nella seconda legge della termodinamica. Mentre quest'ultima parla di un irreversibile progresso verso una crescente entropia e disordine, la vita evolve continuamente verso più elevati livelli di ordine.

Lo studioso evoluzionista Roger Lewin parla dell'empasse dell'evoluzione di fronte alla termodinamica in un articolo apparso su Science:

Un problema che i biologi hanno dovuto affrontare è l'apparente contraddizione rispetto all'evoluzione rappresentata dalla seconda legge della termodinamica. I sistemi dovrebbero decadere nel corso del tempo, presentando un minore, non maggiore ordine.
Un altro scienziato evoluzionista, George Stravropoulos, parla dell'impossibilità secondo la termodinamica della spontanea formazione della vita e confuta la spiegazione dell'esistenza, per leggi naturali, di complessi meccanismi viventi nella nota rivista evoluzionista American Scientist:
In condizioni ordinarie, nessuna molecola organica complessa potrebbe formarsi spontaneamente, ma piuttosto disintegrarsi, in accordo alla seconda legge. In realtà, maggiore è la complessità, maggiore è l'instabilità e maggiore la sicurezza, presto o tardi, della sua disintegrazione. La fotosintesi e tutti i processi vitali, e la vita stessa, nonostante il linguaggio confuso o confusionario, non possono ancora essere compresi in termini di termodinamica o di ogni altra scienza esatta.
La seconda legge della termodinamica costituisce, quindi, un insormontabile ostacolo per lo scenario dell'evoluzione sia in termini di scienza che di logica. Incapaci di offrire una consistente spiegazione scientifica che permetta di superare l'ostacolo, gli evoluzionisti possono solo vincere grazie all'immaginazione. Ad esempio, il famoso evoluzionista Jeremy Rifkin parla della sua speranza che l'evoluzione possa sopraffare questa legge della fisica grazie a un "potere magico":
La legge dell'entropia sostiene che l'evoluzione disperde l'energia disponibile complessiva per la vita su questo pianeta. Il nostro concetto di evoluzione è esattamente l'opposto. Crediamo che l'evoluzione crei sulla terra, con qualche meccanismo magico, un valore complessivo maggiore e un maggior ordine.
Queste parole rivelano con grande chiarezza che l'evoluzione è soltanto una fede dogmatica.
Minacciati da tutte queste verità, gli evoluzionisti hanno dovuto cercare rifugio nella distruzione della seconda legge della termodinamica, affermando che sia valida soltanto per i "sistemi chiusi", in quanto i "sistemi aperti" esulano dall'ambito di questa legge.
Un "sistema aperto" è un sistema termodinamico nel quale energia e materia circolano all'interno e all'esterno, a differenza del sistema chiuso in cui l'energia e la materia iniziali rimangono costanti. Gli evoluzionisti sostengono che il mondo è un sistema aperto, costantemente esposto al flusso di energia solare e che, quindi, la legge dell'entropia non si applica al cosmo nel suo insieme. Asseriscono inoltre che esseri viventi complessi e ordinati possono essere generati da strutture semplici, disordinate e inanimate.
Ci troviamo di fronte a un'ovvia distorsione. Il fatto che un sistema riceva un afflusso di energia non è sufficiente a renderlo ordinato. Sono necessari meccanismi specifici affinché l'energia diventi funzionale. Ad esempio, un'automobile ha bisogno di un motore, di un sistema di trasmissione e di meccanismi di controllo correlati per convertire l'energia della benzina in lavoro. Senza tale sistema di conversione, l'automobile non sarebbe in grado di utilizzare l'energia della benzina.
La stessa cosa capita nella vita. È vero che la vita deriva la sua energia dal sole. L'energia solare, tuttavia, può essere convertita in energia chimica soltanto da sistemi di conversione energetica incredibilmente complessi presenti nelle cose viventi (come la fotosintesi delle piante e i sistemi digestivi di umani e animali). Nessun essere vivente può vivere senza un tale sistema; privo di questo, il sole non è altro che una fonte di energia distruttiva che brucia, inaridisce o fonde.
Come si può vedere, un sistema termodinamico che non presenti tali meccanismi di conversione non è vantaggioso per l'evoluzione, che sia aperto o chiuso. Nessuno asserisce che questi meccanismi complessi e consapevoli possano essere esistiti in natura nelle primigenie condizioni della terra. In realtà, la vera questione a cui devono rispondere gli evoluzionisti è come possano essere pervenuti autonomamente all'esistenza complessi meccanismi di conversione dell'energia quali la fotosintesi, che non possono essere duplicati neppure servendosi delle moderne tecnologie.
L'influsso dell'energia solare sul mondo non ha effetti tali da imporre di per se stessa un ordine. Indipendentemente dal grado elevato di temperatura che possa essere raggiunto, gli amminoacidi resistono formando legami in sequenze ordinate. La sola energia non è sufficiente a spingere gli amminoacidi a formare le molto più complesse molecole proteiche o queste ultime a costituire le ben più composite e organizzate strutture di organelli cellulari. La fonte reale ed essenziale di questa organizzazione, ad ogni livello, è un progetto consapevole: in una parola, la creazione.
Ben sapendo che la seconda legge della termodinamica rende impossibile l'evoluzione, alcuni scienziati evoluzionisti, per avallare la loro teoria, hanno fatto alcuni tentativi speculativi per superare la distanza che separa le due concezioni. Come al solito, anche questi sforzi mostrano come la teoria dell'evoluzione si trovi di fronte a un ineludibile vicolo cieco.
Uno scienziato che si è distinto per i suoi tentativi di coniugare la termodinamica e l'evoluzione è il belga Ilya Prigogine. Partendo dalla teoria del caos, questi ha proposto alcune ipotesi secondo cui l'ordine si forma dal caos. Ha affermato che alcuni sistemi aperti possono descrivere un decremento nell'entropia dovuto ad un influsso di energia esterna e che il conseguente "riordinamento" è una prova che "la materia può organizzare se stessa". Da quel momento, il concetto di "auto-organizzazione della materia" è divenuto abbastanza popolare tra gli evoluzionisti e i materialisti. Si comportano come se avessero trovato un'origine materialistica per la complessità della vita e una soluzione materialistica al problema della sua origine.
A uno sguardo più acuto, tuttavia, questo argomento si rivela del tutto astratto e, in pratica, un mero wishful thinking. Nasconde, inoltre, un inganno molto semplice, ovvero, la deliberata confusione di due distinti concetti, "auto-organizzazione" e "auto-ordinamento".
Ciò può essere chiarito con un esempio. Si immagini una spiaggia con differenti tipi di pietre di varie dimensioni mischiate tra loro. Quando un'onda forte si abbatterà sulla spiaggia, potrà apparire un "ordinamento" tra le pietre. L'acqua potrà sollevare quelle di peso simile in pari quantità. Quando l'onda si sarà ritirata, le pietre potranno forse essere state ordinate secondo l'ordine di grandezza, dalle più piccole alle più grandi, in direzione del mare.
Questo è un processo di "auto-ordinamento": la spiaggia è un sistema aperto e un influsso di energia (l'onda) può esserne la causa. Ma si noti anche che lo stesso processo non può erigere un castello di sabbia. Se guardiamo un castello fatto di sabbia, siamo sicuri che qualcuno lo ha costruito. La differenza tra quest'ultimo e le pietre "ordinate" è che il primo rappresenta una complessità veramente unica, mentre il secondo include solo un ordine ripetitivo. È come una macchina da scrivere che continui a battere il carattere "aaaaaaaaaaaaa" per centinaia di volte in quanto un oggetto (un influsso di energia) è caduto sulla tastiera. Naturalmente, un tale ordine ripetitivo di "a" non include alcuna informazione e quindi nessuna complessità. È necessaria una mente cosciente per ottenere una sequenza di lettere che includa informazioni.
La stessa cosa avviene quando il vento penetra in una stanza piena di polvere. Prima di questo influsso, la polvere è sparsa intorno. Allorquando il vento entra, questa si raccoglie agli angoli della stanza. Ciò è un "auto-ordinamento". Ma la polvere non si "auto-organizza" mai autonomamente in modo da creare l'immagine di un uomo sul pavimento.
Questi esempi sono molto simili agli scenari di "auto-organizzazione" degli evoluzionisti. Questi affermano, infatti, che la materia ha una tendenza ad "auto-organizzarsi", quindi mostrano esempi di auto-ordinamento tentando di confondere i due concetti. Lo steso Prigogine ha parlato di molecole che si auto-ordinano durante l'influsso di energia. Gli scienziati americani Thaxton, Bradley e Olsen, in un libro dal titolo "The Mistery of Life's Origin", hanno spiegato questo fatto:
...in ogni situazione i movimenti casuali delle molecole in un fluido sono spontaneamente sostituiti da un comportamento altamente ordinato.
Prigogine, Eigen e altri hanno suggerito che tale sorta di auto-organizzazione sia intrinseca nella chimica organica e possa potenzialmente spiegare le macromolecole altamente complesse essenziali ai sistemi viventi. Ma simili analogie hanno scarsa rilevanza per la questione dell'origine della vita. Per di più, non distinguono tra ordine e complessità... La regolarità o l'ordine non possono servire a immagazzinare l'enorme quantità di informazioni richieste dai sistemi viventi. È richiesta una struttura irregolare, ma specifica piuttosto che una ordinata. Ciò rappresenta un grave errore nell'analogia offerta. Non vi è connessione apparente tra il tipo di ordinamento spontaneo che deriva dal flusso di energia attraverso tali sistemi e l'opera richiesta per costruire macromolecole ad intensa informazione aperiodica, quali il DNA e le proteine.
In realtà, Prigogine stesso dovette accettare che questi argomenti non avevano rilevanza per spiegare l'origine della vita. Ha detto:
Il problema dell'ordine biologico implica la transizione dall'attività molecolare all'ordine supermolecolare della cellula. Questo problema è ben lontano da una soluzione.
Perché, allora, gli evoluzionisti continuano ad accettare punti di vista anti-scientifici quali "l'auto-organizzazione della materia"? Perché insistono a rifiutare la manifesta intelligenza visibile nei sistemi viventi? La risposta è la loro fede dogmatica nel materialismo e la credenza che la materia abbia un misterioso potere di creare la vita. Un professore di chimica presso l'Università di New York ed esperto in DNA, Robert Shapiro, descrive la fede degli evoluzionisti e il dogma materialistico che ne costituisce il fondamento:
Un altro principio evolutivo è quindi necessario per permetterci di superare la distanza tra le miscele di semplici prodotti chimici naturali e il primo effettivo replicatore. Questo principio non è stato ancora dettagliatamente descritto o dimostrato, ma è stato anticipato ed ha ricevuto dei nomi, quali evoluzione chimica e auto-organizzazione della materia. L'esistenza del principio è tenuta per certa nella filosofia del materialismo dialettico, come dimostra la sua applicazione alle origini della vita da parte di Alexander Oparin.

Fonte: qui