9 dicembre forconi: Svizzera
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lunedì 23 settembre 2019

L'EUROPA HA UNA SERPE IN SENO DI NOME LUSSEMBURGO E CI PENSA IL FMI A RICORDARCELO. LA LAGARDE SI PORTERÀ DIETRO QUESTO REPORT DURISSIMO ANCHE ALLA BCE? LO INVIERÀ ALL'AMICA URSULA?

INTANTO SEGNATEVI QUESTO DATO: IL PARADISO FISCALE CHE HA DATO I NATALI A JUNCKER (600MILA ABITANTI) ATTRAE PIÙ INVESTIMENTI STRANIERI DEGLI STATI UNITI (DI 330 MILIONI). TRADOTTO: 4 TRILIONI DI DOLLARI SOTTRATTI AL FISCO DEGLI ALTRI PAESI PER SFAMARE QUALCHE MIGLIAIO DI BISOGNOSI BANCHIERI E TRIBUTARISTI APPOLLAIATI SULLA ROCCA
Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi per ''Il Sole 24 Ore''

Le multinazionali alimentano ogni giorno i paradisi fiscali con iniezioni di miliardi di dollari, mandano in tilt medie e piccole imprese e aumentano il monopolio dei mercati.
jean claude junckerJEAN CLAUDE JUNCKER
Nelle stesse ore in cui il Capo dello Stato Sergio Mattarella lanciava il suo grido d'allarme contro gli squilibri fiscali nella Ue, che favoriscono le multinazionali e albergano nei paradisi fiscali europei, il Fondo monetario internazionale (Fmi) dava alle stampe un report sui lati nascosti e bui dell'economia mondiale. Avvalorando le parole di Mattarella ma su scala mondiale.

Le parole di Mattarella e il caso Shell in Olanda
«Vanno fatti passi avanti per una fiscalità europea che elimini forme di distorsione concorrenziale e affronti il tema della tassazione delle grandi imprese multinazionali, per un sistema più equo e corretto», ha scritto Mattarella nel suo messaggio, letto dall'ex premier Enrico Letta il 7 settembre nel corso del Forum Ambrosetti a Cernobbio (Como).
Chissà se il Presidente della Repubblica Mattarella aveva in mente il caso dell'Olanda che, in queste ultime ore, continua a destare l'attenzione di tutto il mondo, ancora una volta per il caso di una multinazionale che lì viene ospitata.

CHRISTINE LAGARDECHRISTINE LAGARDE
Il 4 settembre il presidente del Partito socialista (Sp) olandese, Lilian Marijnissen, ha infatti affermato che la situazione fiscale del colosso petrolifero anglo-olandese Shell, in Olanda è fuori dal mondo. Nel corso di un programma televisivo, la parlamentare socialista ha detto che Shell paga meno del valore di un giro di birre al pub. «Paghi più tasse per un round con i tuoi amici sulla terrazza, di quanto Shell non paghi per i miliardi di profitti che la compagnia guadagna nei Paesi Bassi», ha affermato.
sergio mattarellaSERGIO MATTARELLA

Jan Van de Streek, professore di diritto tributario societario, ha sottolineato che Shell paga solo l'imposta sulle società. La multinazionale ha recentemente annunciato che sono stati conclusi accordi con le autorità fiscali per l'imposta sugli utili. Di conseguenza, il colosso petrolifero nel 2017 non ha pagato alcuna imposta sugli utili realizzati nei Paesi Bassi.

Vincent Kiezenbrink ricercatore per il network Tax Justice, conferma la dichiarazione di Marijnissen: «Shell ha stretto accordi con il governo. Ciò consente di detrarre le perdite provenienti dai progetti stranieri dagli utili realizzati nei Paesi Bassi». Secondo Kiezenbrink, Shell ha realizzato un utile di 1,7 miliardi di euro nel 2017 (ultimo dato disponibile). In precedenza, la società aveva annunciato che il profitto era stato completamente azzerato dalle perdite all'estero. «E dato che non è possibile riscuotere tasse su zero euro l'affermazione che un round di birre su una terrazza è più tassato del profitto di Shell è quindi corretta», ha concluso Kiezenbrink.
christine lagardeCHRISTINE LAGARDE

SEMPRE PIÙ IN ALTO
Gli investimenti diretti esteri “fantasma” superano quelli autentici. Miliardi di dollari (scala Sx) e percentuale delle entrate globali degli investimenti esteri diretti (scala Dx) Nota (*): Investimenti diretti esteri Fonte: Damgaard, Elkjaer, and Johannesen (forthcoming)

Secondo il Fondo monetario internazionale, però, c'è qualcosa che non va se solo si considera che il Lussemburgo, con appena 600mila abitanti, attrae 4 trilioni di dollari (ovvero 6,6 milioni pro-capite), quanto gli Stati Uniti e molto più della Cina.
In pratica, dunque, afferma l'Fmi, gli investimenti diretti esteri sono diventati investimenti finanziari tra imprese che appartengono allo stesso gruppo multinazionale e la maggior parte di questi sono “investimenti fantasma” poiché passano attraverso scatole vuote, le cosiddette “corporate shell”, che non hanno attività, non conducono operazioni finanziarie e, piuttosto, servono solo a nascondere le attività della holding, condurre operazioni finanziarie infragruppo o gestire asset intangibili per ridurre al minimo la tassazione globale.
selmayr junckerSELMAYR JUNCKER

L'Fmi calcola che finora su 40 trilioni di dollari di investimenti diretti esteri veicolati nel mondo, quelli “fantasma” valgono 15 trilioni di dollari – che è come a dire il Pil annuale di Cina e Germania messe insieme – quasi la metà dei quali tra Lussemburgo e Olanda. Se si aggiungono Hong Kong, British Virgin Islands, Bermuda, Singapore, le Isole Cayman, Svizzera, Irlanda e Mauritius, ecco che questi 10 Paesi ospitano complessivamente l'85% degli investimenti fantasma.

Multinazionali “avvinghiate” ai profitti
Mattarella ha focalizzato il suo sguardo sull'Unione europea, già messa sotto la lente dalla stessa Commissione di Bruxelles che nel marzo 2018 aveva stigmatizzato le politiche fiscali di sette paesi della Ue: Lussemburgo, Belgio, Olanda, Irlanda, Malta, Cipro e Ungheria. In questi paesi “Fiume di denaro” ha iniziato un viaggio per raccontare in che modo lo squilibrio fiscale incide sulla libera concorrenza e il libero mercato.

juncker da una parte presidente della commissione dall altra premier lussemburgheseJUNCKER DA UNA PARTE PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE DALL'ALTRA PREMIER LUSSEMBURGHESE
Ci ha poi pensato il Fondo monetario ad allargare lo sguardo al mondo intero, evidenziando ancor di più lo squilibrio. «Come regola generale – scrive infatti Nicholas Shaxson nel numero di settembre della rivista F&D dell'Fmi – più è grande la multinazionale, di cui alcune detengono centinaia di filiali offshore, tanto più pervicacemente è avvinghiata al sistema offshore e tanto più vigorosamente lo difende ma anche i governi più forti difendono questo sistema perché hanno un proprio tornaconto».

Ed eccoli lì i Paesi che beneficiano dell'immobilismo mondiale – da qualche anno contrastato da timide politiche comuni adottate in ambito europeo e mondiale – contro l'aggressività fiscale. Tax Justice mette nell'elenco dei beneficiari dell'elusione fiscale delle tasse societarie, in primis Isole Vergini britanniche, poi Bermuda e Isole Cayman. L'indice di opacità finanziaria elaborato dallo stesso network mette in lista la Svizzera, seguita da Stati Uniti e Isole Cayman: sono loro al top per quote di ricchezza privata proveniente dall'estero.
Le grandi imprese Usa “in paradiso”
I conti sono presto fatti. La rivista statunitense Fortune, nel 2017 (ultimo dato disponibile) ha stimato che le principali 500 imprese a stelle e strisce da sole detenevano in quell'anno oltre 2,6 trilioni di dollari nei Paesi offshore, sebbene una piccola quota fosse rientrata l'anno successivo grazie alla riforma fiscale Usa del 2018.

Il costo per i Governi di tutto il mondo è altissimo: tra i 500 e i 600 miliardi di dollari all'anno solo da mancati introiti fiscali da tassazione sulle imprese. Delle entrate tributarie perse, le economie a basso reddito ne contano circa 200 miliardi, una cifra superiore ai circa 150 miliardi di dollari che questi Paesi ricevono ogni anno dai programmi di sviluppo e assistenza proveniente dai Paesi esteri. E, contemporaneamente, una cifra percentualmente superiore a quanto detenuto nei centri finanziari offshore dalle economie degli Stati più avanzati.
il porto franco all aeroporto di lussemburgoIL PORTO FRANCO ALL'AEROPORTO DI LUSSEMBURGO

In altre parole, tanto più sono poveri i Paesi, tanto più cresce il rischio che i capitali volino verso i paradisi fiscali. E per farsi capire, l'Fmi usa un paradosso: fermiamoci a pensare quanti ricchi nigeriani possono avere soldi custoditi a Ginevra o a Londra e, viceversa, quanti svizzeri o inglesi ricchi possano avere proprietà finanziarie a Lagos. I Paesi offshore drenano risorse ai poveri e li riversano ai ricchi. Una sorta di Robin Hood al contrario.

Nei Paesi offshore fino a 36 trilioni di dollari
Il dato del tesoro nascosto fuori dai naturali confini nazionali da persone fisiche è sicuramente sottostimato visto che nel 2016 l'economista americano James S. Henry ha stimato che, complessivamente, nei paradisi fiscali nel 2014 era stipata un'astronomica cifra calcolata tra i 24 e 36 trilioni di dollari. Di quei 24/36 trilioni di dollari, ben 12,1 provenivano dai Paesi in via di sviluppo (rispetto agli 8,9 del 2010) , anche grazie al ruolo svolto da governi corrotti a danno del proprio Paese. Secondo l'economista francese dell'Università californiana di Berkeley Gabriel Zucman, nel 2017 le persone fisiche hanno espatriato 8,7 trilioni di dollari nei paradisi fiscali (mentre erano 5,6 trilioni nel 2007, pari al 10% del Pil mondiale, la metà dei quali in Svizzera).
I REALI DEL LUSSEMBURGOI REALI DEL LUSSEMBURGO

Il sistema offshore sta crescendo, scrive l'Fmi. Quando un Paese dà vita a una nuova scappatoia fiscale o ad un accordo segreto tra le parti che sono in grado di attrarre risorse mobili, altri Paesi copiano o li superano, in una corsa al ribasso.

Questo ha contribuito a un drammatico calo nella media delle aliquote di imposta sulle società, che sono diminuite della metà, dal 49% del 1985 al 24% oggi. Per le multinazionali statunitensi, il profitto aziendale transitato nei paradisi fiscali è passato da un 5%-10% stimato nel 1990 all'attuale 25-30% (fonte: Cobham and Jansky 2017).
L'Ocse, comunque, stima che a luglio 2019, ben 90 Paesi hanno condiviso informazioni su 77 milioni di conti correnti per un valore di 4,9 trilioni di dollari e in questo modo i depositi nei paradisi fiscali sono diminuiti tra il 20 e il 25% e le voluntary disclosures hanno generato 95 miliardi di dollari di tasse in più per i membri del G20.

I danni all'ecosistema
Il danno che molte multinazionali apportano all'ecosistema fiscale, economico e finanziario mondiale è enorme anche se si prendono in considerazione altri parametri.
Le multinazionali, scrive Shaxons per l'Fmi, sono in grado di manipolare i cosiddetti “transfer prices” delle transazioni fra le diverse filiali collocate nei diversi Paesi, facendo scivolare i profitti verso gli Stati a bassa tassazione. In altre parole, un'impresa può detenere un brevetto in un Paese a bassa tassazione e caricare royalties esorbitanti del prodotto nei Paesi a alta tassazione, in modo da massimizzare i profitti nei Paesi a bassa tassazione.

La cooperazione internazionale sta facendo il possibile e così l'Ocse, proprio in questi mesi, sta tirando le somme del progetto Beps diretto proprio alle multinazionali, che violano sempre più il principio della libera concorrenza. Se è vero che il progetto ha provato ad aumentare la trasparenza è anche vero che, ultimamente, è visto come un fallimento della stessa Ocse, soprattutto nei confronti dell'economia digitale. Gli stessi Stati Uniti – ricorda l'Fmi – hanno tardivamente riconosciuto che, con il calo dell'economia e degli scambi tradizionali, avrebbe senso spostare la tassazione laddove avvengono le vendite dei prodotti.
rutteRUTTE

Mercati emergenti, come Colombia, Ghana e India, che hanno guadagnato peso nell'economia mondiale a partire dal 2016, spingono per un nuovo approccio. E così la stessa Ocse ha cominciato a riconsiderare il sistema, anche se alcuni Paesi in via di sviluppo spingono a favore di una formula che prenda in considerazione anche il personale impiegato, i mezzi e le infrastrutture, il che darebbe loro maggiori diritti di tassazione.

Il cambio di passo
Questo modo di ragionare – sottolinea ancora l'Fmi – rappresenta un passo avanti rispetto all'ortodossia del principio della libera concorrenza. E così nel gennaio di quest'anno, la diga ha cominciato a cedere. Per la prima volta l'Ocse ha ammesso che bisogna trovare una soluzione che vada oltre il principio della libera concorrenza. A marzo, Christine Lagarde, all'epoca direttore generale dell'Ocse e dal 1° novembre di quest'anno designata a diventare presidente della Banca centrale europea, ha definito il modello in corso datato e dannoso per i Paesi a basso reddito e ha sottolineato la necessità di andare verso una formula che premi l'allocazione delle risorse.

A maggio, ecco il terzo step dell'Ocse: una road map che si propone una riforma che si regga su due pilastri: 
1) determinare dove devono essere pagate le tasse e su quali basi e quale quota di profitto debba essere tassata su quelle basi; 
2) portare le multinazionali a pagare un livello minimo di tasse. Il professore Reuven Avi Yonah dell'Università del Michigan ha detto che il progetto è «estremamente radicale» e che sarebbe stato «del tutto inconcepibile» fino a cinque anni fa.
MERKEL RUTTEMERKEL RUTTE

Troppo presto per dire se il vento sta girando. La stessa Fmi si limita a sottolineare che siamo all'inizio di un cambiamento che potrebbe essere epocale e pone l'accento sul fatto che le prove di forza tra Paesi non saranno più e soltanto tra ricchezza e povertà ma anche contribuenti e tra quelli che traggono profitto dal sistema attuale.

Il caso svizzero
Siamo, dunque, solo all'inizio della riforma per la tassazione delle imprese, a partire dalle multinazionali. Nessuno sa quali saranno i colpi decisivi e l'Fmi ricorda il caso, sorprendente, del segreto bancario svizzero. Nel corso degli anni, soprattutto Germania e Stati Uniti hanno provato, con scarso successo, a portare il Paese elvetico verso una maggiore trasparenza finanziaria. Nel 2009, quando gli Usa scoprirono che alcuni banchieri svizzeri avevano aiutato clienti americani a evadere le tasse, il Dipartimento della Giustizia ha cambiato strategia: l'obiettivo non era più lo Stato (la Svizzera in questo caso) ma i banchieri e le banche e così la Svizzera fece importanti concessioni contro il segreto bancario. La lezione che se ne trae, scrive l'Fmi, è che ogni responso internazionale deve includere sanzioni forti contro i privati, inclusi gli studi di consulenza e i professionisti, avvocati e commercialisti inclusi, quando facilitano attività criminali come, appunto, l'evasione fiscale.

Fonte: qui

martedì 16 luglio 2019

I LAGHI SVIZZERI, RIPULITI DALL'INQUINAMENTO, HANNO PERSO L'80% DEI LORO ''PESCI'

A FORZA DI RIMUOVERE MATERIALE FECALE, HANNO TOLTO L'ALIMENTAZIONE AI BATTERI, QUINDI AL PLANCTON, DUNQUE AI PESCI. QUESTO CICLO SI CHIAMA ''VITA'', MA L'ANSIA DELLA PULIZIA RISCHIA DI FARE PIÙ DANNI DEI RIFIUTI CHE ABBIAMO RIVERSATO NEI NOSTRI CORSI D'ACQUA

Riccardo Ruggeri per ''La Verità'' - Zafferano.news

lago lemano ginevraLAGO LEMANO GINEVRA
Trent' anni fa i laghi della Romandia (Svizzera), Lemano e Neuchâtel, secondo i «competenti» di allora erano molto inquinati, perché ricchi di scarti di prodotti chimici e di materiale fecaleCantone e Comuni interessati misero a punto un piano pluriennale, fecero grandi investimenti, un largo uso di impianti di depurazione, ottenendo la pulizia dei laghi da ogni inquinante, in particolare furono eliminati tutti i fosfati nella liscivia e tutte le materie fecali.

Tutto bene, ma ora altri «competenti», su suggerimento dei pochi pescatori rimasti, ripreso in mano il dossier, si sono accorti che i pesci stanno praticamente scomparendo, siamo al 70-80% in meno rispetto ad allora. E hanno pure trovato la spiegazione scientifica. Conosciamo da sempre il ruolo assegnato dalla natura alla materia fecale: decomponendosi nelle acque, diventa cibo per i batteri, e i batteri, a loro volta, cibo del plancton, questi, infine, nutrimento per i pesci.
lago di neuchatel svizzeraLAGO DI NEUCHATEL SVIZZERA

Noi ci mangiamo i coregoni, gettiamo lische e nostri rifiuti fisici nel lago, e così via lungo l' intera catena alimentare, nei secoli dei secoli. Eravamo arrivati al punto di chiamare questo ciclo «vita». Claude Delley, non uno scienziato, ma un vecchio pescatore di Portalban, ha trovato, dopo l' operazione di candeggio tecnico dell' acqua, la sintesi scientifica: «Il lago è troppo pulito, i pesci non possono vivere in acque sterili». Secondo il Trono di spade sterile significa «morte», sarà mica non per eccesso di lerciume ma per eccesso di pulizia?

Un' altra «competente» come Audry Klein, segretaria generale del Cipel, la commissione internazionale per la protezione delle acque dei laghi, ne prende tranquillamente atto ma è perentoria: «L' acqua dei laghi serve a noi umani per bere e per lavarci».

lago di neuchatel svizzeraLAGO DI NEUCHATEL SVIZZERA
Non lo dice in modo esplicito, ma si capisce che non c' è posto per i pesci. Il dilemma acqua per uomini «sì», per pesci «no», mi pare oggetto da disputa filosofica. Preferisco sfilarmi. Una notazione a margine. Capisco che gli svizzeri decidano di non mangiare più gli eccellenti coregoni dei loro laghi visto che ormai i loro super impianti di depurazione stanno via via trasformando l' acqua in Amuchina, e a quel punto gli ultimi coregoni, sterili, scompariranno.

Però non mi è chiara l' alternativa.
lago lemano ginevraLAGO LEMANO GINEVRA
Infatti, il «mercato» ha sostituito sulle loro tavole i vecchi coregoni di lago con i gamberetti importati del Sudest asiatico. Cosa è saltato loro in mente? Come può una persona perbene consumare tali gamberetti , sapendo che per produrli si distruggono immense foreste di mangrovie e per ogni chilo prodotto vengono immessi nell' atmosfera 1.603 chilogrammi di Co2 (per la stessa quantità di carne rossa il Co2 è inferiore del 15%, sic!).

Cari svizzeri, ripensateci, non sarebbe meglio immettere, diciamo q.b. (quanto basta, nda) di materiale fecale (vostro, of course) nel lago, e così si riattiva la catena alimentare? Tornerebbero i coregoni e voi uscireste dalla sudditanza di orrendi cibi globalizzati come i gamberetti dell' orrendo Sudest asiatico. L' Amuchina spediamola in Oriente e i gamberetti plastificati, ad alta emissione di Co2, se li mangino i cinesi.

pesca sul lago lemanoPESCA SUL LAGO LEMANO
Altrimenti, se va avanti così, un giorno vivremo in un mondo dove acqua e Amuchina si confonderanno e noi, sterili, ce la batteremo con i coregoni, sterili, per una dubbia sopravvivenza.

Fonte: qui

mercoledì 10 luglio 2019

Non scherzare con gli svizzeri!

Una fortezza, travestita da paese
Morgarten, Svizzera - Qui, nel 1315, una forza di alpinisti svizzeri tese un'imboscata a una forza d'invasione di cavalieri feudali austriaci che erano venuti per riaffermare il dominio feudale asburgico sugli svizzeri ribelli.
I corpulenti contadini e boscaioli svizzeri dei cantoni della foresta Unterwalden, Uri e Schwytz si lanciarono contro i cavalieri austriaci e gli uomini armati, che usavano lunghe picche o asce mortali poligonali, e li massacrarono senza quartiere.
Due anni dopo, un secondo corpo di spedizione austriaco fu catturato dalla fanteria contadina svizzera vicino a Lucerna a Sempach e schiacciato.
Queste feroci battaglie furono la prima volta nella storia moderna che i soldati di fanteria avevano resistito a cavalieri armati pesantemente. Questi incontri epocali segnarono l'inizio della fine del feudalesimo europeo e l'ascesa degli eserciti di fanteria. Hanno anche liberato i cantoni forestali della Svizzera di dominio austriaco, creando il primo stato democratico indipendente dell'Europa, la Confederazione svizzera.
Il sempre astuto Machiavelli diceva dei guerrieri svizzeri: "Più pesantemente armato, più libero". Anzi, più libero fino ad oggi.
Coloro che pensano alla Svizzera come una terra pittoresca di orologi a cucù e cioccolato si sbagliano pesantemente. Per parafrasare il bon mot di Voltaire sulla Prussia, la Svizzera è una fortezza gigante, camuffata da paese.
Ho frequentato la scuola e l'università in Svizzera. Nel corso dei decenni, continuavo a sentire parlare di montagne che si aprivano per far cadere gli aerei da guerra, o scogliere costellate di artiglieria nascosta. Ma anche i miei amici svizzeri non sapevano molto di questi avvistamenti apparentemente fantastici.
Quindici anni fa, ero l'ospite del Corpo delle guardie della Fortezza Svizzera, un equipaggiamento militare top secret che gestisce le fortezze montane della Svizzera. Sono stato uno dei primi non svizzeri a mostrare i forti di montagna che custodiscono il cuore della Ridotta Alpina della nazione. Ciò che mi ha mostrato mi ha stupito e continua a farlo.
Verso la fine degli anni '30, quando una nazione europea dopo l'altra si inchinò alle richieste di Hitler, l'esercito svizzero e i suoi famosi club di fucili si unirono e decisero che la loro nazione non avrebbe piegato le ginocchia come cechi, olandesi, norvegesi, belgi e poi Il francese aveva fatto.
Un programma febbrile di costruzione della fortezza fu iniziato attraverso le Alpi. Sono stati mobilitati circa 900.000 soldati. Dal Gen. Henri Guisan escono gli ordini: "Lasciate le vostre famiglie alle spalle in pianura. Man i nostri forti di montagna. Non abbiamo posto né cibo per i civili in loro. Spara fino alla tua ultima cartuccia; e poi usa le tue baionette. Nessuna resa! '
Ogni strada e ogni ponte sono stati ritoccati; tutti i passi di montagna erano truccati con esplosivi. Soprattutto le linee ferroviarie e le gallerie che collegavano la Germania al suo ex alleato, l'Italia.
Hitler era furioso. Ha denunciato gli svizzeri come "pastori insolenti". Mussolini, l'alleato di Hitler, temeva giustamente di intrecciarsi con i duri alpinisti svizzeri che avevano devastato l'Italia durante il Rinascimento. Le guardie svizzere del Papa sono un ricordo dell'era di "Furia Helvetica".
Lavorando 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, gli ingegneri svizzeri hanno creato un labirinto di tunnel e posizioni di armi che proteggevano i principali punti di ingresso in Svizzera a St. Maurice, Gothard, Thun e Sargans. Questi forti erano dotati di cannoni da 75, 105 e 150 mm, mitragliatrici e mortai collocati sui fianchi delle montagne e mimetizzati in modo da renderli quasi invisibili.
All'interno dei forti ci sono caserme, sale macchine, quartier generale, cliniche, posti di osservazione ecc ecc. I forti nascosti intrecciano il loro fuoco e si sostengono a vicenda. A differenza della Maginot Line meno pesantemente armata, ogni forte era protetto da una speciale unità di fanteria all'esterno, collegata per telefono al presidio sotterraneo.
Inoltre, la Svizzera ha costruito rifugi antiaerei per la maggior parte della sua popolazione.
Gli svizzeri iniziarono a smantellare i loro forti solo negli anni '90 - dopo il crollo dell'Unione Sovietica. La Svizzera era un obiettivo primario dell'Armata Rossa sovietica. Avanzando dalla Cecoslovacchia, i sovietici pianificarono di correre attraverso l'Austria leggermente difesa nella Svizzera orientale.
Quindi, nella pianura svizzera su un asse Basilea-Neuchatel-Losanna fino a Ginevra. Da lì, le potenti divisioni corazzate del gruppo delle forze sovietiche esploderebbero nella valle del Rodano in Francia e andrebbero a nord verso i porti della Manica, portando le forze statunitensi e della NATO nelle retrovie e tagliando le linee di rifornimento. Nel 1940 sarebbe stata una replica della brillante offensiva tedesca delle Ardenne.
Ma i forti svizzeri e le solide truppe svizzere erano di ostacolo. I figli degli eroi di Sempach e Morgarten erano di guardia.
Quando gli alpinisti svizzeri votano, portano sempre fucili e spade come simbolo di come la loro libertà è stata raggiunta e preservata.

giovedì 30 maggio 2019

Bilderberg 2019, i dettagli della riunione

Il 67 ° Bilderberg Meeting si svolgerà dal 30 maggio al 2 giugno 2019 a Montreux, in Svizzera, il gruppo lo ha appena annunciato.
Si ritiene che l'annuncio sia stato fatto solo pochi giorni prima dell'incontro per rendere il più difficile possibile per i manifestanti e i giornalisti indipendenti di arrivare all'evento.
Ecco i dettagli.
L'annuale Bilderberg Meeting è un forum di tre giorni per discussioni informali, tra esperti interni. Ogni anno, circa 130 leader politici ed esperti dell'industria, della finanza, del lavoro, del mondo accademico e dei media costituiscono il gruppo. Circa i due terzi dei partecipanti provengono dall'Europa e il resto dall'America del Nord (ma l'Asia può venire all'ordine del giorno anche se i leader e gli esperti asiatici non sono invitati - vedi sotto).
Il primo incontro si è svolto presso l'Hotel De Bilderberg a Oosterbeek, Paesi Bassi, dal 29 maggio al 31 maggio 1954. Così, il nome.
Le riunioni si svolgono secondo la Chatham House Rule, che stabilisce che i partecipanti sono liberi di utilizzare le informazioni ricevute, ma né l'identità né l'affiliazione degli oratori o di altri partecipanti possono essere rivelate.
Secondo il gruppo, questo è l'ordine del giorno di quest'anno:
1. Un ordine strategico stabile
2. Cosa succederà per l'Europa?
3. Cambiamenti climatici e sostenibilità
4. Cina
5. Russia
6. Il futuro del capitalismo
7. Brexit
8. L'etica dell'intelligenza artificiale
9. La militarizzazione dei social media
10. L'importanza dello spazio
11. Cyber ​​minacce
Come si può vedere, i membri discuteranno (pianificando?) Riguardo alle questioni del giorno che sembrano muoversi in direzione opposta alla libertà.
Non hai argomenti come "La militarizzazione dei social media" e "Quale futuro per l'Europa?" a meno che tu non abbia, o cerchi, soluzioni ai "problemi", soluzioni che difficilmente si stanno muovendo nella direzione della libertà.
L'argomento principale, "Un ordine strategico stabile" è anche un racconto.
Il gruppo ha rilasciato questi nomi come partecipanti di quest'anno.

TAVOLA

Castries, Henri de (FRA),  presidente, comitato direttivo; Presidente, Institut Montaigne
Kravis, Marie-Josée (USA),  Presidente, American Friends of Bilderberg Inc .; Senior Fellow, Hudson Institute
Halberstadt, Victor (NLD),  Presidente Foundation Bilderberg Meetings; Professore di Economia, Leiden University
Achleitner, Paul M. (DEU),  Treasurer Foundation Bilderberg Meetings; Presidente Supervisory Board, Deutsche Bank AG

PARTECIPANTI

Abrams, Stacey (USA),  fondatore e presidente, Fair Fight
Adonis, Andrew (GBR),  membro della House of Lords
Albers, Isabel (BEL),  direttore editoriale, De Tijd / L'Echo
Altman, Roger C. (USA),  Fondatore e Senior Chairman, Evercore
Arbor, Louise (CAN),  Senior Counsel, Borden Ladner Gervais LLP
Arrimadas, Inés (ESP),  Leader del partito, Ciudadanos
Azoulay, Audrey (INT),  Direttore generale,
Baker UNESCO , James H. (USA ),  Direttore, ufficio di valutazione netta, ufficio del segretario alla Difesa
Balta, Evren (TUR),  professore associato di scienze politiche, Università Özyegin
Barbizet, Patricia (FRA), Presidente e Amministratore Delegato, Temaris & Associés
Barbot, Estela (PRT),  Membro del Comitato Direttivo e di Revisione, REN (Redes Energéticas Nacionais)
Barroso, José Manuel (PRT),  Presidente, Goldman Sachs International; Ex Presidente, Commissione europea
Barton, Dominic (CAN),  Senior Partner ed ex Global Managing Partner, McKinsey & Company
Beaune, Clément (FRA),  Adviser Europe e G20, Ufficio del Presidente della Repubblica di Francia
Boos, Hans-Christian ( DEU),  CEO e fondatore, Arago GmbH
Bostrom, Nick (Regno Unito), direttore,  Future of Humanity Institute, Oxford University
Botín, Ana P. (ESP),  presidente esecutivo del gruppo, Banco Santander
Brandtzæg, Svein Richard (NOR),  Presidente, Università norvegese delle scienze e della tecnologia
Brende, Børge (NOR),  Presidente, World Economic Forum
Buberl, Thomas (FRA),  CEO, AXA
Buitenweg, Kathalijne (NLD),  deputato, Green Party
Caine , Patrice (FRA),  Presidente e CEO, Thales Group
Carney, Mark J. (GBR),  Governatore, Bank of England
Casado, Pablo (ESP),  Presidente, Partido Popular
Ceviköz, Ahmet Ünal (TUR),  deputato, Partito popolare repubblicano (CHP)
Champagne, François Philippe (CAN),  ministro delle infrastrutture e Comunità
Cohen, Jared (USA),  fondatore e CEO, Jigsaw, Alfabeto Inc .
Croiset van Uchelen, Arnold (NLD),  Partner, Allen & Overy LLP
Daniels, Matthew (USA),  Nuovi progetti spaziali e tecnologici, Ufficio del Segretario della Difesa
Davignon, Etienne (BEL),  Ministro
Demiralp, Selva (TUR) ,  Professore di Economia, Koç University
Donohoe, Paschal (IRL),  Ministro delle Finanze, Spesa pubblica e Riforma
Döpfner, Mathias (DEU),  Presidente e CEO, Axel Springer SE
Ellis, James O. (USA),  Presidente, Consulente degli utenti Gruppo, Consiglio nazionale dello spazio
Feltri, Stefano (ITA),  vicedirettore capo, Il Fatto Quotidiano
Ferguson, Niall (USA), Milbank Family Senior Fellow, Hoover Institution, Stanford University
Findsen, Lars (DNK),  Direttore, Danish Defense Intelligence Service
Fleming, Jeremy (GBR),  Direttore, Quartier generale delle comunicazioni del governo britannico
Garton Ash, Timothy (GBR),  Professore di studi europei, Oxford Università
Gnodde, Richard J. (IRL),  CEO, Goldman Sachs International
Godement, François (FRA),  Consigliere senior per l'Asia, Institut Montaigne
Grant, Adam M. (USA),  Saul P. Steinberg Docente di Management, The Wharton School, Università della Pennsylvania
Gruber, Lilli (ITA),  redattore capo e Anchor "Otto e mezzo", La7 TV
Hanappi-Egger, Edeltraud (AUT), Rettore, Vienna University of Economics and Business
Hedegaard, Connie (DNK),  presidente, Fondazione KR; Ex commissario europeo
Henry, Mary Kay (USA),  Presidente internazionale, Dipendenti del servizio Unione internazionale
Hirayama, Martina (CHE),  Sottosegretario di Stato all'istruzione, ricerca e innovazione
Hobson, Mellody (USA),  Presidente, Ariel Investments LLC
Hoffman, Reid (USA ),  Co-fondatore, LinkedIn; Partner, Greylock Partners
Hoffmann, André (CHE),  Vicepresidente, Roche Holding Ltd.
Jordan, Jr., Vernon E. (USA),  Senior Managing Director, Lazard Frères & Co. LLC
Jost, Sonja (DEU),  CEO, DexLeChem
Kaag, Sigrid (NLD), Ministro per il commercio estero e la cooperazione allo sviluppo
Karp, Alex (USA), CEO,  Palantir Technologies
Kerameus, Niki K. (GRC),  MP; Partner, Kerameus & Partners
Kissinger, Henry A. (USA),  Presidente, Kissinger Associates Inc.
Koç, Ömer (TUR),  Presidente, Koç Holding AS . 
Kotkin, Stephen (USA),  professore di storia e affari internazionali, Università di Princeton
Kramp-Karrenbauer, Annegret (DEU),  leader, CDU
Krastev, Ivan (BUL),  presidente, Centro per le strategie liberali
Kravis, Henry R. (USA),  Co-Presidente e Co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
Kristersson, Ulf (SWE),  Leader del Partito Moderato
Kudelski, André (CHE),  Presidente e CEO, Kudelski Group
Kushner, Jared (USA),  Consigliere senior del Presidente, The White House
Le Maire, Bruno (FRA),  Ministro delle finanze
Leyen, Ursula von der (DEU),  Federal Ministro della Difesa
Leysen, Thomas (BEL),  Presidente, KBC Group e Umicore
Liikanen, Erkki (FIN),  Presidente, Trustee dell'IFRS; Helsinki Graduate School of Economics
Lund, Helge (GBR),  Presidente, BP plc; Presidente, Novo Nordisk AS
Maurer, Ueli (CHE),  presidente della Federazione svizzera e consigliere federale delle finanze
Mazur, Sara (SWE),  direttore, investitore AB
McArdle, Megan (USA), Editorialista, The Washington Post
McCaskill, Claire (USA),  ex senatore; Analista, NBC News
Medina, Fernando (PRT),  sindaco di Lisbona
Micklethwait, John (USA),  redattore capo, Bloomberg LP
Minton Beddoes, Zanny (GBR),  redattore capo, The Economist
Monzón, Javier (ESP ),  Presidente, PRISA
Mundie, Craig J. (USA),  Presidente, Mundie & Associates
Nadella, Satya (USA),  CEO, Microsoft
Paesi Bassi, Sua Maestà il Re del (NLD) 
Nora, Dominique (FRA),  Managing Editor, L'Obs
O'Leary, Michael (IRL),  CEO, Ryanair DAC
Pagoulatos, George (GRC), Vicepresidente di ELIAMEP, professore; Atene University of Economics
Papalexopoulos, Dimitri (GRC),  CEO, TITAN Cement Company SA
Petraeus, David H. (USA),  Presidente, KKR Global Institute
Pienkowska, Jolanta (POL),  Anchor donna, giornalista
Pottinger, Matthew (USA),  Senior Direttore, Consiglio di sicurezza nazionale
Pouyanné, Patrick (FRA),  Presidente e CEO, Total SA
Ratas, Jüri (EST),  Primo Ministro
Renzi, Matteo (ITA),  ex Primo Ministro; Senatore della Repubblica italiana
Rockström, Johan (SWE),  direttore dell'Istituto di Potsdam per la ricerca sull'impatto climatico
Rubin, Robert E. (USA), Copresidente emerito, consiglio per le relazioni estere; Ex Ministro del Tesoro
Rutte, Mark (NLD),  Primo Ministro
Sabia, Michael (CAN),  Presidente e CEO, Caisse de dépôt et placement du Québec
Sanger, David E. (USA),  corrispondente della sicurezza nazionale, The New York Times
Sarts, Janis (INT),  Direttore, Centro di eccellenza
StratCom NATO Sawers , John (GBR),  Presidente esecutivo, Newbridge Advisory
Schadlow, Nadia (USA),  Senior Fellow, Hudson Institute
Schmidt, Eric E. (USA),  Consulente tecnico, Alphabet Inc.
Scholten, Rudolf (AUT),  presidente, Bruno Kreisky Forum per il dialogo internazionale
Seres, Silvija (NOR), Investitore indipendente
Shafik, Minouche (GBR),  direttore, London School of Economics and Political Science
Sikorski, Radoslaw (POL),  deputato al Parlamento europeo
Singer, Peter Warren (USA),  Strategist, New America
Sitti, Metin (TUR),  Professore , Università di Koç; Direttore, Max Planck Institute for Intelligent Systems
Snyder, Timothy (USA),  Richard C. Levin Professore di storia, Yale University
Solhjell, Bård Vegar (NOR),  CEO, WWF - Norvegia
Stoltenberg, Jens (INT),  Segretario generale, NATO
Suleyman , Mustafa (GBR),  co-fondatore, Deepmind
Supino, Pietro (CHE),  editore e presidente, Tamedia Group
Teuteberg, Linda (DEU),  Segretario Generale, Partito Democratico Libero
Thiam, Tidjane (CHE),  CEO, Credit Suisse Group AG
Thiel, Peter (USA),  Presidente, Thiel Capital
Trzaskowski, Rafal (POL),  Sindaco di Varsavia
Tucker, Mark (GBR),  Presidente del Gruppo, HSBC Holding plc
Tugendhat, Tom (GBR),  MP, Partito conservatore
Turpin, Matthew (USA),  Direttore per la Cina, Consiglio di sicurezza nazionale
Uhl, Jessica (NLD), Direttore finanziario e Direttore esecutivo,  Royal Dutch Shell plc
Vestergaard Knudsen, Ulrik (DNK),  segretario generale aggiunto dell'OCSE
Walker, Darren (USA),  presidente, Fondazione Ford
Wallenberg, Marcus (SWE), Presidente, Skandinaviska Enskilda Bank AB
Wolf, Martin H. (GBR),  Chief Economic Commentator, Financial Times
Zeiler, Gerhard (AUT),  Chief Revenue Officer, WarnerMedia
Zetsche, Dieter (DEU),  ex presidente, Daimler AG
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Tradotto automaticamente con Google 


Scritto da Robert Wenzel tramite Target Liberty




“IL GIORNALE” PUNGE STEFANO FELTRI E LA SUA PARTECIPAZIONE AL BILDERBERG: “TRA I TANTI BERSAGLI DEL “FATTO” CI SONO DA SEMPRE LOBBISTI, INTESI COME LOSCHI FACCENDIERI CHE TRAMANO NELL’OMBRA” 
“E LA LOBBY PER ECCELLENZA È IL CLUB BILDERBERG, L’ACCOLITA DI BURATTINAI CHE GUIDEREBBE DALL’OMBRA ECONOMIA E POLITICA E CHE QUEST’ANNO HA INVITATO IL VICEDIRETTORE DEL ''FATTO''. 
stefano feltriSTEFANO FELTRI

Tra i tanti bersagli del «Fatto quotidiano» ci sono da sempre i «lobbisti», intesi ovviamente come loschi faccendieri che tramano nell' ombra. Il Fatto Quotidiano vede lobby un po' ovunque: affari, politica, giornali, televisioni. Basta che due persone si incontrino per caso ed è subito lobby. Un' ossessione. Nel mondo dei complottisti però la lobby per eccellenza è una sola: il Club Bilderberg, il salotto che governerebbe le sorti del mondo, l' accolita di burattinai che guiderebbe dall' ombra economia e politica. Indovinate un po' chi hanno invitato quest' anno al super esclusivo Bilderberg? Stefano Feltri. Vicedirettore del Fatto. Sembra una lobby di Fatto. Fonte: qui