9 dicembre forconi: soldati
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mercoledì 10 luglio 2019

Non scherzare con gli svizzeri!

Una fortezza, travestita da paese
Morgarten, Svizzera - Qui, nel 1315, una forza di alpinisti svizzeri tese un'imboscata a una forza d'invasione di cavalieri feudali austriaci che erano venuti per riaffermare il dominio feudale asburgico sugli svizzeri ribelli.
I corpulenti contadini e boscaioli svizzeri dei cantoni della foresta Unterwalden, Uri e Schwytz si lanciarono contro i cavalieri austriaci e gli uomini armati, che usavano lunghe picche o asce mortali poligonali, e li massacrarono senza quartiere.
Due anni dopo, un secondo corpo di spedizione austriaco fu catturato dalla fanteria contadina svizzera vicino a Lucerna a Sempach e schiacciato.
Queste feroci battaglie furono la prima volta nella storia moderna che i soldati di fanteria avevano resistito a cavalieri armati pesantemente. Questi incontri epocali segnarono l'inizio della fine del feudalesimo europeo e l'ascesa degli eserciti di fanteria. Hanno anche liberato i cantoni forestali della Svizzera di dominio austriaco, creando il primo stato democratico indipendente dell'Europa, la Confederazione svizzera.
Il sempre astuto Machiavelli diceva dei guerrieri svizzeri: "Più pesantemente armato, più libero". Anzi, più libero fino ad oggi.
Coloro che pensano alla Svizzera come una terra pittoresca di orologi a cucù e cioccolato si sbagliano pesantemente. Per parafrasare il bon mot di Voltaire sulla Prussia, la Svizzera è una fortezza gigante, camuffata da paese.
Ho frequentato la scuola e l'università in Svizzera. Nel corso dei decenni, continuavo a sentire parlare di montagne che si aprivano per far cadere gli aerei da guerra, o scogliere costellate di artiglieria nascosta. Ma anche i miei amici svizzeri non sapevano molto di questi avvistamenti apparentemente fantastici.
Quindici anni fa, ero l'ospite del Corpo delle guardie della Fortezza Svizzera, un equipaggiamento militare top secret che gestisce le fortezze montane della Svizzera. Sono stato uno dei primi non svizzeri a mostrare i forti di montagna che custodiscono il cuore della Ridotta Alpina della nazione. Ciò che mi ha mostrato mi ha stupito e continua a farlo.
Verso la fine degli anni '30, quando una nazione europea dopo l'altra si inchinò alle richieste di Hitler, l'esercito svizzero e i suoi famosi club di fucili si unirono e decisero che la loro nazione non avrebbe piegato le ginocchia come cechi, olandesi, norvegesi, belgi e poi Il francese aveva fatto.
Un programma febbrile di costruzione della fortezza fu iniziato attraverso le Alpi. Sono stati mobilitati circa 900.000 soldati. Dal Gen. Henri Guisan escono gli ordini: "Lasciate le vostre famiglie alle spalle in pianura. Man i nostri forti di montagna. Non abbiamo posto né cibo per i civili in loro. Spara fino alla tua ultima cartuccia; e poi usa le tue baionette. Nessuna resa! '
Ogni strada e ogni ponte sono stati ritoccati; tutti i passi di montagna erano truccati con esplosivi. Soprattutto le linee ferroviarie e le gallerie che collegavano la Germania al suo ex alleato, l'Italia.
Hitler era furioso. Ha denunciato gli svizzeri come "pastori insolenti". Mussolini, l'alleato di Hitler, temeva giustamente di intrecciarsi con i duri alpinisti svizzeri che avevano devastato l'Italia durante il Rinascimento. Le guardie svizzere del Papa sono un ricordo dell'era di "Furia Helvetica".
Lavorando 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, gli ingegneri svizzeri hanno creato un labirinto di tunnel e posizioni di armi che proteggevano i principali punti di ingresso in Svizzera a St. Maurice, Gothard, Thun e Sargans. Questi forti erano dotati di cannoni da 75, 105 e 150 mm, mitragliatrici e mortai collocati sui fianchi delle montagne e mimetizzati in modo da renderli quasi invisibili.
All'interno dei forti ci sono caserme, sale macchine, quartier generale, cliniche, posti di osservazione ecc ecc. I forti nascosti intrecciano il loro fuoco e si sostengono a vicenda. A differenza della Maginot Line meno pesantemente armata, ogni forte era protetto da una speciale unità di fanteria all'esterno, collegata per telefono al presidio sotterraneo.
Inoltre, la Svizzera ha costruito rifugi antiaerei per la maggior parte della sua popolazione.
Gli svizzeri iniziarono a smantellare i loro forti solo negli anni '90 - dopo il crollo dell'Unione Sovietica. La Svizzera era un obiettivo primario dell'Armata Rossa sovietica. Avanzando dalla Cecoslovacchia, i sovietici pianificarono di correre attraverso l'Austria leggermente difesa nella Svizzera orientale.
Quindi, nella pianura svizzera su un asse Basilea-Neuchatel-Losanna fino a Ginevra. Da lì, le potenti divisioni corazzate del gruppo delle forze sovietiche esploderebbero nella valle del Rodano in Francia e andrebbero a nord verso i porti della Manica, portando le forze statunitensi e della NATO nelle retrovie e tagliando le linee di rifornimento. Nel 1940 sarebbe stata una replica della brillante offensiva tedesca delle Ardenne.
Ma i forti svizzeri e le solide truppe svizzere erano di ostacolo. I figli degli eroi di Sempach e Morgarten erano di guardia.
Quando gli alpinisti svizzeri votano, portano sempre fucili e spade come simbolo di come la loro libertà è stata raggiunta e preservata.

martedì 21 agosto 2018

MADURO HA SOSTITUITO LA VALUTA NAZIONALE, IL BOLIVAR, CON UNA NUOVA MONETA SOVRANA INDICIZZATA AL "PETRO", UNA CRIPTOVALUTA DI STATO

SPERA DI COMBATTERE L’INFLAZIONE TOGLIENDO 5 ZERI NEL NUOVO TASSO DI CAMBIO 
I VENEZUELANI NON APPREZZANO E SCAPPANO: IL BRASILE PER SCACCIARLI SCHIERA L’ESERCITO

IL VENEZUELA CONTRO L' INFLAZIONE PUNTA SULLA CRIPTOVALUTA STATALE
Giovambattista Palumbo per “il Messaggero”

PETRO VENEZUELAPETRO VENEZUELA
Ieri, domenica 20 agosto, il Venezuela ha sostituito la propria valuta nazionale, il bolivar, con il nuovo bolivar sovrano (o bolivar soberano), collegato alla criptovaluta di Stato, denominata Petro.

Per far fronte alla ormai insostenibile inflazione della valuta nazionale, Maduro ha quindi deciso un nuovo tasso di cambio: in sostanza, rispetto al bolivar, al bolivar sovrano vengono tolti 5 zeri.

Il bolivar sovrano sarà quindi agganciato al Petro, la moneta virtuale nazionale, già lanciata a febbraio 2018, quando il governo venezuelano ne aveva avviato la prevendita per circa 100 milioni di coin, equivalenti a 6 miliardi di dollari.

La prima criptovaluta diventata moneta di Stato. Il che, in realtà, potrebbe sembrare un vero e proprio ossimoro: per fare fronte all' inflazione incontrollata si punta sullo strumento delle criptovalute, come noto soggette a forti oscillazioni, e non idonee dunque ad assolvere a funzione di riserva stabile di valore.

L' INNOVAZIONE
Il Petro, tuttavia, non è una criptovaluta tradizionale, ma, appunto, una criptovaluta statale, garantita dalle riserve petrolifere e auree del paese, che, almeno nei proclami, ne dovrebbero assicurare una maggiore stabilità.
venezuelaVENEZUELA

Dal 20 agosto il Venezuela avrà quindi due valute, il Petro, riconosciuto ufficialmente anche dall' Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries), e il bolivar sovrano, indicizzato al primo e la Banca Centrale inizierà a pubblicare le cifre ufficiali del valore del bolivar sovrano secondo il Petro e il valore del Petro secondo le valute internazionali.

L' esborso iniziale utilizzerà la piattaforma Ethereum e il prezzo del Petro sarà correlato a quello di un barile di petrolio venezuelano. I suoi principali utilizzi saranno i seguenti: metodo di pagamento per il petrolio venezuelano, tramite scambio diretto tra criptovaluta e spedizione di greggio; metodo di pagamento legale nel territorio venezuelano, per pagare tasse, multe e dazi, sia per le persone individuali che per le imprese. E per promuoverne l' uso, ci sarà anche uno speciale sconto del 10%, rispetto al pagamento in valuta tradizionale (Bolivars).

LA DOPPIA FUNZIONE
venezuela 8VENEZUELA
Il Petro, in conclusione, assolverà ad una duplice funzione. Sul territorio venezuelano rappresenterà un mezzo di pagamento legale, mentre in sede internazionale costituirà un cripto-asset condizionalmente stabile (anche il petrolio ha infatti una sua volatilità specifica): in poche parole un future petrolifero senza una specifica data di consegna.

Insomma, il Petro è più simile al normale denaro e agli strumenti finanziari convenzionali che alle criptovalute vere e proprie. Basterà questo a fermare l' inflazione? Le criptovalute di solito sono deflattive, mirando ad acquisire valore nel tempo, come, per esempio, nel caso di Bitcoin.
drone attacca il comizio di maduro 5DRONE ATTACCA IL COMIZIO DI MADURO 5

LA ROTTA
Il Petro, allora, sarà deflattivo, o inflattivo? Se si dovesse scommettere, sarebbe più probabile la seconda, anche considerata l' iperinflazione che ha colpito il Bolivar. E, del resto, la differenza del Petro rispetto alle criptovalute ordinarie è che per queste non esiste un ente emittente.

Ma a chi emette moneta (virtuale o non che sia) non conviene, di solito, che questa sia deflattiva, in particolare laddove cerchi di sfruttare il signoraggio per guadagnare dall' emissione di nuova moneta. E questo porta all' inflazione e quindi alla perdita di valore della moneta. Riuscirà il Petro ad invertire la rotta? O meglio, si vorrà con il Petro invertire la rotta? Ai posteri l' ardua sentenza.

L' AMERICA LATINA DEGLI EMIGRANTI CACCIA VENEZUELANI E NICARAGUENSI
Carlo Nicolato per “Libero Quotidiano”

schemidt uomo in fiamme venezuelaSCHEMIDT UOMO IN FIAMME VENEZUELA
Paesi che negli ultimi 20 anni hanno esportato migranti in gran quantità, come il Brasile, il Perù, l' Ecuador, e la Colombia si ritrovano ora a fare i conti con centinaia di immigrati in entrata, in fuga in particolare dalla Colombia, ma anche dal Nicaragua.

La reazione è un po' quella che ci si aspetta ovunque, senza tante ipocrisie i vicini li hanno accolti finché hanno potuto, ma quando la situazione è diventata insostenibile per la mera quantità numerica degli arrivi e per le tensioni che si sono create nelle zone di confine e nelle aree dove sono stati allestiti i campi profughi, anche a quelle latitudini hanno deciso di chiudere le porte, di riportare indietro i clandestini e di inviare i soldati.
venezuela alla fameVENEZUELA ALLA FAME

IL SOCIALISMO DISUMANO
Il governo brasiliano ha appena dislocato 120 soldati della National Force nello Stato di Roraima al confine con il Venezuela, dopo gli scontri tra immigrati e popolazioni locali, tra le più povere di tutto il Brasile.

La situazione è degenerata dopo che un commerciante è stato aggredito e derubato e centinaia di cittadini di Pacaraima (12mila abitanti) hanno deciso di vendicarsi dando fuoco a due campi profughi. Si è passati alle mani, alle spranghe e alle pistole, con feriti tra i brasiliani e presumibilmente anche tra gli immigrati, anche se sulla loro sorte non è stato comunicato nulla.
drone attacca il comizio di maduro 6DRONE ATTACCA IL COMIZIO DI MADURO

Nei primi 6 mesi dell' anno oltre 56mila venezuelani hanno varcato il confine con il Brasile e hanno tentato di regolarizzare la loro posizione con le autorità di Boa Vista, la capitale dello Stato. Ma l' epoca dei permessi temporanei è finita e sembra invece iniziata quella dei rimpatri. Nello scorso fine settimana ne sono stati rispediti a casa 1.200.

La situazione sta diventando insostenibile anche in Perù, dove due settimane fa sono riusciti ad entrare nel Paese la bellezza di 20mila disgraziati in fuga da Maduro, 5mila solo sabato.

Un' invasione che ha costretto il governo di Lima ad anticipare misure, già previste nei prossimi mesi, come l' introduzione dal 25 agosto in poi dell' obbligo del passaporto per entrare nel Paese (finora ai venezuelani bastava solo la carta d' identità). Peraltro Venezuela e Perù non hanno confini comuni, ma gli immigrati in questione sono quelli di fatto cacciati dalla Colombia e poi dall' Ecuador, che a loro volta hanno deciso di passare alle maniere forti e di non concedere più permessi di soggiorno.
DUE MILIONI E MEZZO IN FUGA
venezuela 6VENEZUELA
Si ripete lo stesso meccanismo europeo, con gli Stati che si rimpallano gli immigrati ormai diventati insostenibili per numero. Ma con la differenza che in Sud America non esiste alcun trattato di Dublino.

Si calcola che, dall' inizio della grande fuga, dal Venezuela socialista se ne siano andati in due milioni e mezzo, la maggior parte dei quali siano finiti in Colombia. Circa 800mila hanno ottenuto un permesso temporaneo da Bogotà, 400mila ne hanno ottenuto uno di lavoro da Lima.

Secondo i dati ufficiali in Ecuador ce ne sarebbero 250mila, molti di loro però vorrebbero raggiungere il Perù e il prospero Cile. Al confine tra Ecuador e Perù, nella regione di Tumbes, migliaia di migranti dormono per strada in attesa di poter passare.
venezuela 7VENEZUELA

Una buona parte di immigrati sostiene di essere pronta a far ritorno in Patria qualora la situazione dovesse migliorare. Proprio ieri Maduro ha lanciato il suo programma di riforme che prevede la seconda riconversione monetaria in dieci anni, con la cancellazione di 5 zeri dall' attuale Bolivar e l' ancoraggio della valuta alla criptomoneta Petro, a sua volta collegata ai pozzi petroliferi. Un gioco di prestigio destinato a fallire amaramente.

Fonte: qui

mercoledì 17 gennaio 2018

OGGI SI RIUNISCE LA CAMERA PER VOTARE LA MISSIONE MILITARE IN NIGER: UN FAVORE A MACRON, COSI’ RITIRA UN PO’ DI UOMINI

I CONTRIBUENTI ITALIANI VERSERANNO 49 MILIONI DI EURO PER DIFENDERE GLI INTERESSI FRANCESI, L’URANO SOPRATTUTTO, CAMUFFATI DAL BLOCCO DEI FLUSSI DI MIGRANTI

Mario Giordano per la Verità
base Legione straniera NigerBASE LEGIONE STRANIERA NIGER

Dietrofront. E avanti march. Lasciate di soppiatto i vostri amati comizi, cari deputati, e mettetevi silenziosamente sull' attenti: dovete presentarvi di nuovo all' adunata di Montecitorio. Questa mattina, ore 10.30, alzabandiera, e poi tutti in marcia verso il Niger. La missione militare non può attendere. Un-due-un-due. Avanti march con passo felpato. Il tutto deve avvenire senza rumore. Meglio se nessuno se ne accorge.


Però muovetevi. Le Camere sono sciolte? Tornino a solidificarsi. Gli impegni elettorali incombono? Dimenticateli. Le liste elettorali vi preoccupano? Pazienza. La Francia ordina, noi ubbidiamo. In silenzio, ma ubbidiamo: 470 militari, 130 mezzi terrestri, 2 aerei, spesa  prevista 49,5 milioni di euro nel solo 2018. È tutto pronto, manca solo il vostro signorsì. O, forse sarebbe meglio dire, oui monsieur Emmanuel Macron. Sussurratelo in fretta. Vorrete mica dargli un dispiacere?
SOLDATI ITALIANISOLDATI ITALIANI

Ma no, non si può dare un dispiacere a quel bell' uomo, simbolo della nuova Europa, Inno alla gioia ed élite compiacenti. Del resto, pochi giorni fa ci siamo inchinati ai suoi piedi: a villa Madama il nostro premier Paolo Gentiloni sembrava lo studentello di fronte al professore, probabilmente gli fanno ancora male le ginocchia per il troppo tempo passato in adulazione. Macron gli ha fatto una carezza e lui si è sciolto, accettando di firmare al buio un accordo che con probabilità si rivelerà l' ennesima sòla per l' Italia.

base avanzata Legione NigerBASE AVANZATA LEGIONE NIGER
Del resto Gentiloni non è quello che da ministro degli Esteri ha firmato un accordo che regalava alla Francia un pezzo d' Italia? E questo pezzo d' Italia non erano proprio le acque più pescose della Sardegna e della Liguria? E da presidente del Consiglio non è stato forse lui ad accettare il blocco della nostra Fincantieri nell' acquisizione dei cantieri navali francesi Stx? E non è stato lui poi a firmare quel miserevole compromesso finale con la Francia che si degna generosamente di prestarci ciò che abbiamo comprato, tenendoci di fatto per le palle? Come evitare dunque il sospetto che anche la missione in Niger sia un inchino in direzione Tour Eiffel?

militari francesi NigerMILITARI FRANCESI NIGER
Sinceramente non so se i nostri soldati andranno soltanto a difendere l' uranio francese, come ha detto fin da subito l' ex sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto e come ha ribadito ieri l' onorevole Daniele Capezzone. Non so se si tratta, come aggiunge quest' ultimo, di un ulteriore passo verso il «lento ma inesorabile assoggettamento italiano a Parigi». Di certo attorno alla missione restano tante ombre. La versione ufficiale dice che servirà per contrastare il «fenomeno dei traffici illegali e delle minacce della sicurezza», ma il capo di Stato Maggiore della Difesa, Claudio Graziano ha riferito che non sarà una «missione combat». E dunque?

soldati italiani afghanistanSOLDATI ITALIANI AFGHANISTAN
Che significa? Come si fa a contrastare chi gestisce «traffici illegali» e «minacce della sicurezza» senza combattere? Cercheremo forse di convincerli? Faremo pacati ragionamenti in mezzo al deserto? Offriremo loro mazzi di fiori? Merende con i biscotti? Scusi, jihadista, se le offro un tè lei evita di spararmi in mezzo alla fronte? Scusi, trafficante di uomini, so che ci tiene al carico di schiavi, ma non è che potrebbe lasciarmelo? E se ce lo giocassimo a briscola? O preferisce il burraco?

GENTILONI MACRONGENTILONI MACRON

Qualcuno dice che non andremo a combattere ma solo ad addestrare i contingenti locali. Anche qui, però, c' è qualcosa che non torna. Per addestrare i contingenti locali si mandano piccole pattuglie di super professionisti. Noi stiamo mandando invece quasi 500 uomini con 130 mezzi terrestri e due aerei: un po' troppa roba per una missione di addestramento. Ma se, al contrario, come molti sostengono, ci sarà assegnato il pattugliamento del confine tra Niger e Libia attorno all' avamposto di Madama, allora quel contingente appare limitato.
migranti NigerMIGRANTI NIGER

Si tratta infatti di oltre 600 chilometri, molto pericolosi. E gli esperti si chiedono: perché allora non mandiamo gli elicotteri? E un paio di aerei cargo? E i radar controfuoco e gli ospedali da campo? Alla fine tutti gli analisti sollevano dubbi sulla natura di questa misteriosa missione, la cui unica ragione plausibile al momento sembra quella - dicono - di consentire ai francesi di ritirare un po' di soldati. E di risparmiare qualche soldo. Del resto la Francia quando c' è da difendere i suoi interessi lo sa fare bene, guerra in Libia docet. E noi come rispondiamo? Facendo loro un regalo dopo l' altro. W monsieur Macron, W la France. Liberté, egalité e subalternité.

migranti in NigerMIGRANTI IN NIGER
Lo ripeto: non so che cosa ci sia di vero in tutto ciò che è stato detto e scritto. Ma una cosa certa c' è: stiamo mandando i nostri ragazzi in una missione pericolosa i cui contorni sono tutt' ora molto confusi. Non vi pare che occorrerebbe almeno un po' di chiarezza? Invece ecco quello che accade: un governo che dovrebbe restare in carica solo per gli affari ordinari non esita a prendere impegni internazionali gravosi e un Parlamento che è già sciolto viene chiamato in tutta fretta per avvallarli.
base legione Niger1BASE LEGIONE NIGER1

E tutto ciò avviene di nascosto, in silenzio, nella distrazione generale di una campagna elettorale incentrata su Spelacchio, senza dibattito, senza discussioni, senza nessuno che non dico scenda in piazza e sventoli una bandiera della pace, per carità, forse sarebbe troppo, ma che almeno osi alzare un sopracciglio per chiedere: a' Gentilo', ma in Niger, alla fine, che c' andiamo a fare? 

Ce lo puoi dire? 

O la tua lingua ti si è seccata a forza di leccare le terga di Macron?

Fonte: qui

sabato 30 dicembre 2017

CHE CI FANNO I MILITARI ITALIANI IN NIGER, A DIFENDERE GLI INTERESSI FRANCESI SENZA UN CHIARO TORNACONTO?

CHIEDERE A GENTILONI, CHE PUNTA A UN’ALLEANZA CON MACRON PER METTERE RADICI NEL PALAZZO, PER SMARCARSI DALLA MERKEL CHE CI HA RIFILATO LA FREGATURA DI GIRARE L'AGENZIA DEI FARMACI AD AMSTERDAM (E NON A MILANO)

DAGONEWS

GENTILONI MACRONGENTILONI MACRON
Che ci fanno i militari italiani in Niger, a difendere gli interessi francesi senza un chiaro tornaconto per il nostro Paese? Bisogna chiedere lumi a Gentiloni, che come tutti quelli che scoprono il potere, ci ha preso gusto, e intende mettere radici nel Palazzo.

La strada potrebbe essere proprio l’asse con Macron, visto che quello con la Merkel ci ha portato solo sventure. Ultima, l’assegnazione dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ad Amsterdam invece che a Milano, grazie al voto determinante degli spagnoli, manovrati proprio da Angelona.

MACRON MERKELMACRON MERKEL
In quell’occasione, la Germania si era impegnata a dirottare i suoi alleati sull’Olanda in cambio dei voti per portare a Francoforte l’Autorità Bancaria Europea (EBA). Se ci fosse riuscita, avrebbe creato con la BCE, il Comitato per il rischio sistemico (ESRB) e l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) il più importante polo finanziario (e dunque politico) del continente.

L’EBA invece è finita a Parigi, con bruciante sconfitta per il colosso tedesco, che ha comunque onorato i patti e lavorato per far vincere Amsterdam in barba a Milano. A quel punto è stato chiaro al governo Gentiloni che doveva inserirsi in questa frattura per ottenere un briciolo di leva sulla governance europea. E come moneta di scambio, come al solito, ci finiscono i contingenti militari italiani…

Fonte: qui

mercoledì 27 dicembre 2017

IL GOVERNO VOTERA’ DOMANI L’INVIO DI 470 SOLDATI IN NIGER

L’OBIETTIVO È LA LOTTA AGLI SCHIAVISTI E AI FONDAMENTALISTI DELL'ISIS 

E’ UN IMPEGNO CONCORDATO CON IL PRESIDENTE FRANCESE MACRON CHE SI INSERISCE IN UNA NUOVA TATTICA EUROPEA: CONCENTRARSI IN QUELLE AREE RITENUTE DI "PRIORITARIO INTERESSE STRATEGICO

1 - IL GOVERNO INVIA I SOLDATI IN NIGER È L' ULTIMO LITIGIO CON LA SINISTRA
Claudia Voltattorni per il “Corriere della Sera”

Quello di domani sarà il Consiglio dei ministri numero 65 della XVII Legislatura.

Gentiloni e PinottiGENTILONI E PINOTTI
L' ultimo del governo Gentiloni. Servirà per decidere l' invio di 470 soldati italiani in Niger.
Una missione, ha detto il premier Paolo Gentiloni, «per sconfiggere il traffico di esseri umani e il terrorismo», perché «l' Italia ha l' obiettivo di costruire dialogo, amicizia e pace nel Mediterraneo e nel mondo».

Sarà l' ultimo atto del governo, ma rischia di trasformarsi anche nell' ennesimo scontro all'interno della sinistra, con Liberi e uguali che parla di «brutto regalo sotto l' albero» e accusa il ministro dell' Interno Marco Minniti di «non aver brillato per trasparenza».

Domani Gentiloni terrà anche la tradizionale conferenza stampa di fine anno e concluderà così il suo esecutivo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si avvia a sciogliere le Camere già domani pomeriggio, il che prelude alla fine della legislatura e all'indizione di nuove elezioni. Il 4 marzo è la data più probabile visto che, per la Costituzione, «le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti».

Gentiloni sulla nave EtnaGENTILONI SULLA NAVE ETNA
Fino ad allora però, il governo Gentiloni dovrebbe restare in carica per gli affari correnti, tra cui anche il voto del Parlamento sulle truppe italiane in Niger. Una scelta dell' ultimo minuto che però non piace a molti. «Non serve» per il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (Lega) che invita il governo a «usare quei soldi per pattugliare i nostri territori e mari».

Mentre Pippo Civati e Andrea Maestri di Liberi e uguali parlano di «brutto regalo sotto l'albero di Natale», senza «una discussione seria e approfondita su una questione così importante di politica estera». I 5 Stelle definiscono «priorità la lotta ai trafficanti» ma «senza sviluppo sarebbe azione sterile» e perciò «aspettiamo di conoscere le regole di ingaggio dei nostri militari».
civati col pandoro melegattiCIVATI COL PANDORO MELEGATTI

In tutto ciò si inserisce la questione sullo Ius soli, il cui esame al Senato è saltato il 23 dicembre per mancanza del numero legale. Il presidente Grasso lo ha calendarizzato il 9 gennaio, ma di fatto ne è stata decretata la morte, visto che le Camere si scioglieranno prima. E se Lega e Forza Italia esultano, Mdp accusa il Pd di «scelta politica: ha tenuto ferma la legge sulla cittadinanza per paura di perdere consensi». E Avvenire , quotidiano dei vescovi, sentenzia: «Scelta da ignavi».

2 - ENTRO MARZO I PRIMI 120
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”

L'obiettivo è indicato nel decreto che sarà approvato dal Consiglio dei ministri: «Rafforzare le capacità di controllo del territorio delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel (Niger, Mali, Mauritania, Ciad e Burkina Faso) e lo sviluppo delle Forze di sicurezza nigerine per l'incremento di capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza».

ROBERTO SPERANZA - PIERO GRASSO - PIPPO CIVATI - NICOLA FRATOIANNIROBERTO SPERANZA - PIERO GRASSO - PIPPO CIVATI - NICOLA FRATOIANNI
È dunque la lotta agli schiavisti e ai fondamentalisti dell'Isis lo scopo primario della missione militare annunciata alla vigilia di Natale dal premier Paolo Gentiloni e dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti per l'invio di soldati in Niger. Un impegno concordato oltre un mese fa con il presidente francese Emmanuel Macron che si inserisce in una nuova tattica politica sul piano internazionale: concentrarsi in quelle aree ritenute di «prioritario interesse strategico» e dunque il cosiddetto Mediterraneo allargato, dunque Africa del Nord, Sahel, Medio Oriente, Corno d' Africa e Paesi del Golfo. E dunque rimanere in coalizione con Parigi e Berlino proprio per avere un ruolo attivo in Africa e dunque essere interlocutore privilegiato in sede europea.

SOLDATI ITALIANISOLDATI ITALIANI
Dopo il via libera del governo il decreto dovrà essere ratificato dal Parlamento. Negli anni scorsi è capitato che il voto sulle missioni slittasse tra febbraio e marzo, ma poiché la legislatura è ormai al termine in questo caso bisognerà procedere in fretta e dunque è possibile che venga calendarizzato già a metà gennaio. Si procederà in base all' articolo 61 della Costituzione sugli «atti urgenti e indifferibili».

Saranno prorogate le missioni già in corso e si aggiungerà quella per l' invio del contingente in Niger. I primi a partire saranno i militari del Genio che si occuperanno del quartier generale e delle altre necessità primarie. Sono 120 i soldati inseriti nel primo contingente che dovrebbe stabilirsi nel Sahel entro i primi di marzo, mentre per la fine dell'anno si arriverà «fino ad un massimo di 470 unità, per una media di impiego di circa 250 unità.

SOLDATI ITALIANI IN IRAQSOLDATI ITALIANI IN IRAQ
L'Esercito schiererà «addestratori, sanitari, genio militare, unità di supporto, unità di protezione». I mezzi terrestri a disposizione saranno 120 oltre a due aerei da ricognizione. Lo Stato maggiore sta analizzando ogni necessità in accordo con gli altri Stati che già si trovano nell'area, vale a dire Stati Uniti, Francia, Germania e i Paesi africani.

Le resistenze dei comandi militari hanno finora impedito che si decretasse il ritiro del contingente dall'Iraq, ma la questione rimane aperta. E infatti all' invio dei soldati in Niger si affiancherà il progressivo rientro di quelli che sono tuttora impegnati in Afghanistan e gli altri che si occupano della sorveglianza della diga di Mosul.

soldati italiani in LibanoSOLDATI ITALIANI IN LIBANO
Anche tenendo conto che quella zona può diventare rischiosa per lo scontro tra forze governative e peshmerga. Nei colloqui avuti con Francia e Germania è stato ribadito come la scelta di andare in Sahel entrando a far parte di quella coalizione si trasforma «nel primo sviluppo di una concreta strategia di difesa europea».

Fonte: qui