9 dicembre forconi: Petro
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martedì 21 agosto 2018

MADURO HA SOSTITUITO LA VALUTA NAZIONALE, IL BOLIVAR, CON UNA NUOVA MONETA SOVRANA INDICIZZATA AL "PETRO", UNA CRIPTOVALUTA DI STATO

SPERA DI COMBATTERE L’INFLAZIONE TOGLIENDO 5 ZERI NEL NUOVO TASSO DI CAMBIO 
I VENEZUELANI NON APPREZZANO E SCAPPANO: IL BRASILE PER SCACCIARLI SCHIERA L’ESERCITO

IL VENEZUELA CONTRO L' INFLAZIONE PUNTA SULLA CRIPTOVALUTA STATALE
Giovambattista Palumbo per “il Messaggero”

PETRO VENEZUELAPETRO VENEZUELA
Ieri, domenica 20 agosto, il Venezuela ha sostituito la propria valuta nazionale, il bolivar, con il nuovo bolivar sovrano (o bolivar soberano), collegato alla criptovaluta di Stato, denominata Petro.

Per far fronte alla ormai insostenibile inflazione della valuta nazionale, Maduro ha quindi deciso un nuovo tasso di cambio: in sostanza, rispetto al bolivar, al bolivar sovrano vengono tolti 5 zeri.

Il bolivar sovrano sarà quindi agganciato al Petro, la moneta virtuale nazionale, già lanciata a febbraio 2018, quando il governo venezuelano ne aveva avviato la prevendita per circa 100 milioni di coin, equivalenti a 6 miliardi di dollari.

La prima criptovaluta diventata moneta di Stato. Il che, in realtà, potrebbe sembrare un vero e proprio ossimoro: per fare fronte all' inflazione incontrollata si punta sullo strumento delle criptovalute, come noto soggette a forti oscillazioni, e non idonee dunque ad assolvere a funzione di riserva stabile di valore.

L' INNOVAZIONE
Il Petro, tuttavia, non è una criptovaluta tradizionale, ma, appunto, una criptovaluta statale, garantita dalle riserve petrolifere e auree del paese, che, almeno nei proclami, ne dovrebbero assicurare una maggiore stabilità.
venezuelaVENEZUELA

Dal 20 agosto il Venezuela avrà quindi due valute, il Petro, riconosciuto ufficialmente anche dall' Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries), e il bolivar sovrano, indicizzato al primo e la Banca Centrale inizierà a pubblicare le cifre ufficiali del valore del bolivar sovrano secondo il Petro e il valore del Petro secondo le valute internazionali.

L' esborso iniziale utilizzerà la piattaforma Ethereum e il prezzo del Petro sarà correlato a quello di un barile di petrolio venezuelano. I suoi principali utilizzi saranno i seguenti: metodo di pagamento per il petrolio venezuelano, tramite scambio diretto tra criptovaluta e spedizione di greggio; metodo di pagamento legale nel territorio venezuelano, per pagare tasse, multe e dazi, sia per le persone individuali che per le imprese. E per promuoverne l' uso, ci sarà anche uno speciale sconto del 10%, rispetto al pagamento in valuta tradizionale (Bolivars).

LA DOPPIA FUNZIONE
venezuela 8VENEZUELA
Il Petro, in conclusione, assolverà ad una duplice funzione. Sul territorio venezuelano rappresenterà un mezzo di pagamento legale, mentre in sede internazionale costituirà un cripto-asset condizionalmente stabile (anche il petrolio ha infatti una sua volatilità specifica): in poche parole un future petrolifero senza una specifica data di consegna.

Insomma, il Petro è più simile al normale denaro e agli strumenti finanziari convenzionali che alle criptovalute vere e proprie. Basterà questo a fermare l' inflazione? Le criptovalute di solito sono deflattive, mirando ad acquisire valore nel tempo, come, per esempio, nel caso di Bitcoin.
drone attacca il comizio di maduro 5DRONE ATTACCA IL COMIZIO DI MADURO 5

LA ROTTA
Il Petro, allora, sarà deflattivo, o inflattivo? Se si dovesse scommettere, sarebbe più probabile la seconda, anche considerata l' iperinflazione che ha colpito il Bolivar. E, del resto, la differenza del Petro rispetto alle criptovalute ordinarie è che per queste non esiste un ente emittente.

Ma a chi emette moneta (virtuale o non che sia) non conviene, di solito, che questa sia deflattiva, in particolare laddove cerchi di sfruttare il signoraggio per guadagnare dall' emissione di nuova moneta. E questo porta all' inflazione e quindi alla perdita di valore della moneta. Riuscirà il Petro ad invertire la rotta? O meglio, si vorrà con il Petro invertire la rotta? Ai posteri l' ardua sentenza.

L' AMERICA LATINA DEGLI EMIGRANTI CACCIA VENEZUELANI E NICARAGUENSI
Carlo Nicolato per “Libero Quotidiano”

schemidt uomo in fiamme venezuelaSCHEMIDT UOMO IN FIAMME VENEZUELA
Paesi che negli ultimi 20 anni hanno esportato migranti in gran quantità, come il Brasile, il Perù, l' Ecuador, e la Colombia si ritrovano ora a fare i conti con centinaia di immigrati in entrata, in fuga in particolare dalla Colombia, ma anche dal Nicaragua.

La reazione è un po' quella che ci si aspetta ovunque, senza tante ipocrisie i vicini li hanno accolti finché hanno potuto, ma quando la situazione è diventata insostenibile per la mera quantità numerica degli arrivi e per le tensioni che si sono create nelle zone di confine e nelle aree dove sono stati allestiti i campi profughi, anche a quelle latitudini hanno deciso di chiudere le porte, di riportare indietro i clandestini e di inviare i soldati.
venezuela alla fameVENEZUELA ALLA FAME

IL SOCIALISMO DISUMANO
Il governo brasiliano ha appena dislocato 120 soldati della National Force nello Stato di Roraima al confine con il Venezuela, dopo gli scontri tra immigrati e popolazioni locali, tra le più povere di tutto il Brasile.

La situazione è degenerata dopo che un commerciante è stato aggredito e derubato e centinaia di cittadini di Pacaraima (12mila abitanti) hanno deciso di vendicarsi dando fuoco a due campi profughi. Si è passati alle mani, alle spranghe e alle pistole, con feriti tra i brasiliani e presumibilmente anche tra gli immigrati, anche se sulla loro sorte non è stato comunicato nulla.
drone attacca il comizio di maduro 6DRONE ATTACCA IL COMIZIO DI MADURO

Nei primi 6 mesi dell' anno oltre 56mila venezuelani hanno varcato il confine con il Brasile e hanno tentato di regolarizzare la loro posizione con le autorità di Boa Vista, la capitale dello Stato. Ma l' epoca dei permessi temporanei è finita e sembra invece iniziata quella dei rimpatri. Nello scorso fine settimana ne sono stati rispediti a casa 1.200.

La situazione sta diventando insostenibile anche in Perù, dove due settimane fa sono riusciti ad entrare nel Paese la bellezza di 20mila disgraziati in fuga da Maduro, 5mila solo sabato.

Un' invasione che ha costretto il governo di Lima ad anticipare misure, già previste nei prossimi mesi, come l' introduzione dal 25 agosto in poi dell' obbligo del passaporto per entrare nel Paese (finora ai venezuelani bastava solo la carta d' identità). Peraltro Venezuela e Perù non hanno confini comuni, ma gli immigrati in questione sono quelli di fatto cacciati dalla Colombia e poi dall' Ecuador, che a loro volta hanno deciso di passare alle maniere forti e di non concedere più permessi di soggiorno.
DUE MILIONI E MEZZO IN FUGA
venezuela 6VENEZUELA
Si ripete lo stesso meccanismo europeo, con gli Stati che si rimpallano gli immigrati ormai diventati insostenibili per numero. Ma con la differenza che in Sud America non esiste alcun trattato di Dublino.

Si calcola che, dall' inizio della grande fuga, dal Venezuela socialista se ne siano andati in due milioni e mezzo, la maggior parte dei quali siano finiti in Colombia. Circa 800mila hanno ottenuto un permesso temporaneo da Bogotà, 400mila ne hanno ottenuto uno di lavoro da Lima.

Secondo i dati ufficiali in Ecuador ce ne sarebbero 250mila, molti di loro però vorrebbero raggiungere il Perù e il prospero Cile. Al confine tra Ecuador e Perù, nella regione di Tumbes, migliaia di migranti dormono per strada in attesa di poter passare.
venezuela 7VENEZUELA

Una buona parte di immigrati sostiene di essere pronta a far ritorno in Patria qualora la situazione dovesse migliorare. Proprio ieri Maduro ha lanciato il suo programma di riforme che prevede la seconda riconversione monetaria in dieci anni, con la cancellazione di 5 zeri dall' attuale Bolivar e l' ancoraggio della valuta alla criptomoneta Petro, a sua volta collegata ai pozzi petroliferi. Un gioco di prestigio destinato a fallire amaramente.

Fonte: qui

mercoledì 21 febbraio 2018

IL PRESIDENTE MADURO LANCIA IL ‘PETRO’, VALUTA DIGITALE GARANTITA DAL PETROLIO PER AGGIRARE LE SANZIONI OCCIDENTALI AL VENEZUELA

OGNI PETRO-TOKEN È GARANTITO DA UN BARILE DI GREGGIO, PER UN VALORE TOTALE DI 6 MILIARDI DI DOLLARI - ANCHE LA RUSSIA PENSA A UN CRIPTORUBLO, MA PER MOLTI NON SI TRATTA NEANCHE DI UN SIMIL-BITCOIN: ‘È UNA VENDITA FORWARD DI PETROLIO’

Pierangelo Soldavini per www.ilsole24ore.com
NICOLAS MADURONICOLAS MADURO

Nicolas Maduro l’aveva preannunciato e ora passa dalle parole ai fatti: il Venezuela lancia oggi la sua criptovaluta, il Petro, una moneta digitale garantita dal petrolio che nei fatti è uno strumento del regime chavista per cercare di aggirare le sanzioni occidentali. L’operazione prevede l’emissione di cento milioni di petro-token, ciascuno garantito da un barile di greggio, per un valore totale che nelle stime del Governo di Caracas sarà pari a 6 miliardi di dollari.

Ma i dubbi sull’operazione non mancano, a partire dalla reale copertura di greggio, che non sarebbe sufficiente e garantire l’emissione del Petro: si tratterebbe infatti di petrolio non ancora estratto dal pozzo Ayacucho 1 nell’Orinoco e per di più non nella completa disponibilità di Caracas, essendo estratto da una joint venture. L’opposizione ha contestato duramente l’utilizzo del petrolio per coprire il debito del Paese. Il Tesoro americano ha inoltre già messo in chiaro che qualsiasi acquisto di Petro sarà considerato alla stregua di una violazione delle sanzioni imposte da Stati Uniti ed Europa.

L’operazione nei dettagli
Il Petro sarà collocato da oggi al valore del barile di greggio, pari a 60,40 dollari sulla base della media delle quotazioni della scorsa settimana per un totale di poco superiore ai sei miliardi. L’emissione dovrebbe essere effettuata in due tranche, stando ai documenti di presentazione: un private placement di 38,4 milioni di unità dal valore facciale di 2,3 miliardi di dollari che saranno collocate con uno sconto fino al 60% e altri 44 milioni di monete offerte al pubblico. La restante quota rimarrà in mano al Governo.
maduroMADURO

Il valore totale sarà quindi inferiore ai sei miliardi auspicati da Caracas, dal momento che gli stesso consulenti del Governo per l’operazione si sono dimostrati scettici sul valore facciale della valuta.

Manovra contro le sanzioni
Nelle intenzioni le valute dovrebbero essere utilizzate per aggirare le sanzioni permettendo alle aziende di non utilizzare valuta estera e potranno essere usate per il pagamento delle imposte. Non potranno essere acquistate in bolivar, la valuta venezuelana il cui valore continua a deteriorarsi sotto i colpi dell’iperinflazione a tripla cifra e della crisi economica che sta attraversando il Paese sudamericano.
l ex presidente chavez e maduroL EX PRESIDENTE CHAVEZ E MADURO

In realtà l’emissione sarà utilizzata per raccogliere valuta forte e coprire il debito venezuelano: l’isolamento economico che ha fatto seguito alla deriva autoritaria del Governo Maduro, erede di Hugo Chavez, blocca infatti la possibilità di finanziamento sui mercati internazionali e frena le vendite di petrolio, la vera ricchezza nazionale. Si tratterebbe quindi di una mossa della disperazione da parte di Caracas.

Per questo già un mese fa il Tesoro Usa ha messo in chiaro che l’investimento in Petro rappresenterebbe «un’estensione del credito» al Paese, andando quindi a violare le sanzioni occidentali ed esponendo «gli autori a rischi legali».
la blockchainLA BLOCKCHAIN

Anche Mosca ci pensa
Esistono anche dubbi che si tratti in effetti di una criptovaluta. Il deputato venezuelano Jorge Millan l’ha definita «una vendita forward di petrolio nazionale». Stando ai documenti di presentazione, la valuta sarà un token che utilizzerà la blockchain di Ethereum, la seconda criptovaluta per capitalizzazione. A differenza dei Bitcoin, i Petro non saranno creati nel corso del tempo, ma sono emessi tutti in una volta, facendoli assomigliare a un’altra criptovaluta, il Ripple.

BLOCKCHAIN1BLOCKCHAIN
L’esempio venezuelano potrebbe essere seguito a breve da Mosca, che ha annunciato di avere allo studio un progetto di criptovaluta, un criptorublo da utilizzare per aggirare le sanzioni occidentali. Ma Vladimir Putin non ha ancora indicato una tempistica.

Fonte: qui