9 dicembre forconi: Nicolas Maduro
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giovedì 28 febbraio 2019

MADURO? QUESTIONE DI GIORNI, SI DICE A WASHINGTON. È ARRIVATO IN COLOMBIA ELLIOTT ABRAMS, E QUANDO ARRIVA LUI, DI SOLITO ARRIVA L'INTERVENTO MILITARE

NEGLI USA I DEMOCRATICI ALLA SANDERS PAIONO I 5 STELLE: È IL SOLITO COLPO DI STATO DEI GRINGOS. MA È IL GRUPPO DI LIMA A CHIEDERE L'INTERVENTO DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA, CON 3 MILIONI DI RIFUGIATI
Maria Giovanna Maglie per Dagospia

nicolas maduroNICOLAS MADURO
Questione di giorni, si dice a Washington. È arrivato infatti in Colombia Elliott Abrams, l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Venezuela, nominato dal segretario di stato Mike Pompeo il 25 gennaio. Quando arriva lui, di solito poi arriva l'intervento militare, e il comportamento di Maduro nelle ultime settimane, da quando la crisi venezuelana è diventata un problema internazionale, dimostra che con le buone non se ne andrà, che le sanzioni e le nuove strette economiche tanto le fa pagare al popolo in fame e repressione.

Ma negli Stati Uniti non tutti sono d'accordo. Sembrano i 5 stelle. Quello americano, dicono, e’il solito colpo di stato dei gringos contro le nazioni dell'America latina, niente di nuovo sotto il sole. Ad ascoltare i deputati, a dire il vero solo tre per il momento, del gruppo democratico liberal socialista, che accusano gli Stati Uniti di colpo di stato in Venezuela, ma anche a sentire le rimostranze del ricandidato del 2020, Bernie Sanders, anziano ma in grande spolvero, è proprio così, e Maduro e’ un fiorellino.

JORGE ARREAZA jpegJORGE ARREAZA JPEG
Dovrebbe essere Trump quello alleato o almeno costretto alla complicità con la Russia, sponsor di Maduro, invece sono quelli che lo accusano, come Ro Khanna, Ilhan Omar e Tulsi Gabbard. E Sanders rincara la dose, pur tra le critiche di molti dei suoi sostenitori, e chiede di imparare la lezione del passato e non occuparsi dei regimi politici di altri Paesi.

È un po' la linea del ministro degli Esteri venezuelano, rigorosamente ripresa da Sputnik news in Italia, Jorge Arreaza, che ha notato che la pressione contro il Venezuela proviene dall'estero durante un'intervista:

"Nel mio Paese ora è tutto tranquillo, tutti vanno al lavoro, alle università, alle scuole. La settimana prossima ci sarà il carnevale. Tutte le pressioni provengono dall'estero", ha aggiunto il ministro degli Esteri venezuelano, invitando sarcasticamente è un incontro tra Trump e Maduro, visto che il presidente americano sarebbe il vero capo dell'opposizione venezuelana.

MADUROMADURO
Ci vuole una grande faccia tosta a sostenere simili fandonie quando lo stato di povertà del Popolo venezuelano, la gente che fruga nei cassonetti dell'immondizia per cercare qualcosa da mangiare, è stato documentato? Non gli manca evidentemente, anche per questo bisognerebbe far presto.

Donald Trump sta ad Hanoi e incontra Kim jong-un per la seconda volta. Gli avversari politici democratici sostengono che questo viaggio in Corea del Nord sia stato studiato per distrarre l'attenzione dallo scandalo Russia Gate e dalla testimonianza dell'ex avvocato del presidente, Michael Cohen, che per salvarsi il posteriore accusa il suo ex cliente e amico praticamente di qualsiasi nefandezza possibile e immaginabile, salvo concludere che non ha prove di collusione con la Russia. E allora? Solite storie di puttane?

Ma a Trump la vocazione di diplomatico in capo non gliela toglie nessuno, dalla Corea del Nord alla Cina, alla gestione del Venezuela dove si aspetta da un momento all'altro una svolta.

Sì, ma quale, e come, vista l'ostinazione del dittatore Maduro, il quale forse ha segnato definitivamente il suo destino immediato e la sua parte infame nella storia dando ordine nello scorso fine settimana di bloccare gli aiuti umanitari che vengono quasi tutti da USAID (l’agenzia governativa statunitense per lo sviluppo internazionale) e che arrivavano dal confine con Colombia e Brasile.

I camion carichi di beni di prima necessità, fondamentali per un popolo alla fame, sono stati fermati al confine e fatti tornare indietro, utilizzando gas e sparando, molti camion sono stati bruciati dai miliziani pro regime.

Alla fine degli scontri tra i sostenitori di Maduro e quelli di Guaidó, con le forze di sicurezza regolari dalla parte dei primi, ci sono stati quattro morti e centinaia di feriti.

elliott abramsELLIOTT ABRAMS
Juan Guaidó, il Presidente del Parlamento che si è temporaneamente autoproclamato a capo del Paese in attesa di elezioni, e che gode dell'appoggio di buona parte del mondo, ha detto che la sua battaglia contro Maduro continuerà e che “dobbiamo tenere aperte tutte le opzioni per la liberazione della nostra patria".

 Il deputato dell’opposizione Freddy Superlano, deputato ed esponente dell'opposizione, e il suo assistente Carlos José Salinas sono morti avvelenati dopo un cena in un ristorante della città di Cúcuta in Colombia. Erano andati lì proprio per cercare di fare arrivare nel Paese i camion con gli aiuti.

Molte cose si svolgono in Colombia, dove il presidente conservatore Iván Duque Márquez ha ufficialmente riconosciuto il nuovo presidente venezuelano e proprio a Bogotà, lunedì, Juan Guaidó ha incontrato sia i rappresentanti del “gruppo di Lima” che il vicepresidente Usa Mike Pence, inviato plenipotenziario di Trump per il Venezuela. E Pence è un vero duro.
elliott abrams mike pompeoELLIOTT ABRAMS MIKE POMPEO

 Il “gruppo di Lima” e’ formato da Paesi dell’America del Nord e del Sud, con in testa il Brasile di Bolosonaro e il Canada, ed e’ stato incaricato di elaborare strategie diplomatiche se possibile per risolvere la situazione del Venezuela.

Siccome sono riusciti a fare ben poco, anzi hanno trovato un muro , alla fine hanno deciso di chiedere alla Corte penale internazionale e al Consiglio dei diritti umani dell’Onu di intervenire con urgenza, contro la “violenza criminale del regime di Nicolas Maduro contro la popolazione civile” che ha “negato accesso all’assistenza internazionale, il che costituisce un crimine contro l’umanità”.

bolsonaro trumpBOLSONARO TRUMP
 Il vicepresidente Usa Mike Pence, a colloquio con Guaidó, ha confermato il sostegno degli Stati Uniti ai suoi sforzi per dare al Venezuela un futuro migliore. Washington ha anche annunciato, oltre ad altre sanzioni economiche per Maduro, alcune misure urgenti di sostegno dei Paesi vicini al Venezuela che stanno affrontando la crisi migratoria causata dalle politiche del regime.

Quanta gente è arrivata negli ultimi mesi? Si parla di 3 milioni di rifugiati, tutti quelli che riescono a passare. Compresi anche centinaia di militari, che raccontano di essere costretti a sparare contro la popolazione, di essere ricattati e minacciati che si farà del male alle loro famiglie, di mangiare al di sotto della sopravvivenza, un pugno di riso.

venerdì 25 gennaio 2019

VENEZUELA NEL CAOS, I MILITARI CON IL DITTATORE CHAVISTA CHE RICEVE UN ASSIST DA CINA E RUSSIA


TRUMP VUOLE TRATTARE LA RESA DI MADURO, GUAIDÓ, DOPO ESSERSI AUTOPROCLAMATO PRESIDENTE, PROMETTE: AMNISTIA ANCHE PER MADURO: LA REPLICA: "NON LASCERÒ MAI" 

SALVINI: "MADURO? PRIMA SE NE VA MEGLIO È" 

"IL SUO REGIME FONDATO SULLA VIOLENZA, SULLA PAURA E SULLA FAME"

Alfredo Spalla per “il Messaggero”

A due giorni dall' auto-proclamazione di Juan Guaidó come nuovo presidente del Venezuela, l' entusiasmo dell' opposizione comincia a diminuire davanti alle reazioni di Maduro, dei militari venezuelani e di alleati pesanti come Russia e Cina. Il sostegno di Trump all' opposizione resta un buon punto di partenza per convincere il regime chavista a trattare la resa, ma non è sufficiente. Intanto, le proteste proseguono e, nonostante gli inviti a una soluzione pacifica, in due giorni si sono registrati 16 morti e oltre 200 arresti. In queste ore, gli analisti latino-americani si sono soffermati sulle mosse di quattro protagonisti della vicenda: le forze armate venezuelane; la Russia; la Cina e gli Stati Uniti.

VENEZUELA GUAIDO'VENEZUELA GUAIDO'
LA FUERZA ARMADA NACIONAL 

«Io non rinuncerò mai» ha proclamato ieri Nicolas Maduro intervenendo alla cerimonia d' apertura dell' anno giudiziario. I militari sono ufficialmente al fianco del presidente, che a gennaio ha iniziato un nuovo mandato. La Fuerza Armada Nacional Bolivariana ha condannato l' auto-proclamazione di Guaidó, non riconoscendolo come nuovo Presidente della Repubblica: «La disperazione e l' intolleranza mettono a repentaglio la pace della Nazione. Noi, soldati della Patria, non accettiamo un presidente imposto da oscuri interessi, né autoproclamatosi al di fuori della legge. La Fanb difende la Costituzione e garantisce la sovranità nazionale», ha chiarito il ministro della Difesa del Venezuela, generale Vladimir Padrino Lopez. Julio Borges, ex Presidente del Parlamento e una delle voci più forti dell' opposizione, ha però contestato la versione ufficiale dei militari. Una parte di loro sarebbe infatti disposta a trattare con l' opposizione: «C' è paura, ma il muro sta crollando.
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C' è malcontento fra le Fanb, tanti ci hanno già contattato», ha twittato Borges. La partita interna si gioca tutta sull' amnistia che Guaidó ha già promesso ai militari per incentivare le diserzioni. Ma non solo. Ieri, nella sua prima intervista dopo l' autoproclamazione, Guaidò ha detto di essere disposto a concedere un' amnistia «a tutti coloro che siano disposti a mettersi dalla parte della Costituzione per recuperare l' ordine istituzionale», compreso lo stesso Nicolas Maduro.

Ha poi prospettato tre fasi per il prossimo futuro: la «fine dell' usurpazione», cioè della presidenza Maduro, una fase di transizione, ed elezioni libere e trasparenti, il tutto accompagnato da una attenzione immediata all' emergenza umanitaria nel paese. Ieri Guaidò ha anche trovato il tempo per rispondere a tutti i tweet di sostegno venuti da leader e ministri di diversi Paesi. A Salvini ha scritto: «Apprezziamo il riconoscimento della volontà di tutto il popolo venezuelano, che continuerà a parlare pacificamente per le strade».

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IL FRONTE ESTERNO 

Sul fronte esterno, invece, Putin si è sentito telefonicamente con Maduro. La Russia «sostiene le legittime autorità del Venezuela alla luce del deterioramento della crisi politica interna provocata all' estero. Le interferenze straniere - ha detto Putin - costituiscono una sfacciata violazione delle norme basilari del diritto internazionale». Mosca, attraverso il ministro degli Esteri, ha inoltre prospettato lo spettro di «una sanguinosa guerra civile» se non sarà rispettato il governo Maduro. La Cina, fra i principali partner e creditori del Venezuela, si è mossa sulla stessa linea filo-chavista: «La Cina ha consistentemente portato avanti il principio di non interferire con le politiche interne degli altri Paesi e si oppone all' ingerenza negli affari venezuelani di forze esterne», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying.

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Anche la Turchia di Erdogan e la Siria di Assad hanno esternato la loro vicinanza a Maduro. Invece il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato che Washington è pronta a offrire «oltre 20 milioni di dollari in aiuti umanitari per il popolo del Venezuela». Pompeo ha inoltre informato che i diplomatici Usa non lasceranno il Paese.

SALVINI: "MADURO? PRIMA SE NE VA MEGLIO È"

Alberto Maggi per www.affaritaliani.it

"Sto con il popolo venezuelano e sto contro tutte le dittature". Con queste parole il ministro dell'Interno Matteo Salvini, interpellato da Affaritaliani.it, interviene sul caos in Venezuela dopo che il leader dell'opposizione del Paese sudamericano e presidente del Parlamento, Juan Guaidò, si è dichiarato presidente.

Il leader della Lega afferma: "Sto col popolo venezuelano, sono in contatto con gli italiani in Venezuela e mi auguro che il governo faccia tutto il possibile perché soffrono da anni e sicuramente non sto con Maduro, che ha affamato il suo popolo".

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Quindi ha fatto bene Donald Trump a riconoscere Guaidò? "Quello di Maduro è un regime fondato sulla violenza, sulla paura e sulla fame. E quindi quanto prima cade, senza altrettanta violenza, meglio è". L'Italia dovrebbe riconoscere Guaidò presidente del Venezuela? "Il ministro degli Esteri sa cosa deve fare, detto questo si è perso troppo tempo. E Maduro non è persona in grado di guidare neanche un condominio".

Venezuela, Conte: preoccupa escalation violenza, auspico percorso democratico - "Seguo gli sviluppi in Venezuela ed esprimo forte preoccupazione per i rischi di un'escalation di violenza. Siamo vicini al popolo venezuelano e al fianco della collettivita' italiana nel Paese. Auspico un percorso democratico che rispetti liberta' di espressione e volonta' popolare". Lo scrive su 'Twitter' il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

VENEZUELA, PATUANELLI (M5S): AUSPICHIAMO SOLUZIONE PACIFICA E DEMOCRATICA. TUTELARE NOSTRI CONNAZIONALI - "Esprimiamo profonda preoccupazione per la drammatica crisi politica in corso in Venezuela, auspicando che tutte le parti in causa evitino il ricorso alla violenza e che l'Europa adotti una posizione comune e responsabile a favore di una soluzione pacifica e non violenta della situazione che passi per un percorso politico e democratico". Così il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli, commentando la situazione venezuelana. "Il Movimento 5 Stelle - prosegue il capogruppo - esprime in questo momento particolare vicinanza ai nostri 140mila connazionali che vivono in Venezuela, certi che la Farnesina garantirà loro il massimo sostegno in questo momento critico, a conferma dell'attenzione mostrata dal governo Conte anche con la recente iniziativa per la fornitura gratuita di medicine ai cittadini italiani residenti in Venezuela".
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Venezuela, Renzi: Ue riconosca Assemblea nazionale con Guaidò e si voti - "La dittatura ha distrutto il Venezuela. Anche chi lo vedeva come modello oggi deve prendere atto della realtà: la gente muore di fame. L'Europa riconosca subito l'unica istituzione democratica: l'Assemblea Nazionale col suo Presidente Guaidò. E si tengano elezioni libere, vere". Lo scrive su Twitter Matteo Renzi.

Venezuela, Meloni: Italia riconosca Guaido' presidente Chi tace complice dittatore Maduro - "Crisi in Venezuela: chi tace e non riconosce Guaido' Presidente e' complice del dittatore comunista Maduro e della sanguinosa repressione del popolo venezuelano. Vergognoso il silenzio del Governo italiano, finora ostaggio dell'estremismo di sinistra del M5S schierato con Maduro. Fratelli d'Italia chiede al Governo di riconoscere Guaido' come Presidente del Venezuela e di difendere la piu' grande comunita' di italiani all'estero, riconoscendo immediatamente un permesso di soggiorno speciale per i cittadini venezuelani di origine italiana in grave difficolta'". E' quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.

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Venezuela, Fassina: non si legittimino atti forieri guerra - "Su #Venezuela il Governo Italiano condivide la posizione espressa da Tusk, Presidente del Consiglio Eur, a favore di atto eversivo contro Presidente Maduro? Le drammatiche condizioni del Venezuela non legittimano atti forieri di guerra civile". Cosi' Stefano Fassina su twitter.

VENEZUELA, CREMASCHI: 'COLPO DI STATO ORGANIZZATO DA USA COME IN CILE NEL 73' - "E' stato un colpo di Stato organizzato dagli Stati Uniti come quello in Cile contro Allende nel '73". Non ha nessun dubbio Giorgio Cremaschi ex Fiom, nella delegazione internazionale che osservò le elezioni in Venezuela che incoronarono Nicola Maduro presidente, ad attaccare duramente l'autoproclamazione di Juan Guaidò. "Che la situazione economica sia drammatica è vero anche dopo il boicottaggio internazionale", dice conversando con l'Adnkronos. "Ho partecipato alle elezioni come osservatore in una delegazione di cui faceva parte anche l'ex presidente del governo spagnolo Josè Zapatero e ho potuto constatare che sono state elezioni libere e regolari e che Maduro è un presidente regolarmente eletto a cui va tutto il mio sostegno", conclude.

Fonte: qui

COSÌ L' INGEGNERE FIGLIO DI UN PILOTA HA PICCONATO LA DOTTRINA CHAVISTA 
I QUARTIERI OPERAI DI CARACAS, SERBATOIO DI CONSENSI DEL "SOCIALISMO DEMOCRATICO", RIDOTTI ALLO SFINIMENTO DALLA CRISI HANNO APPOGGIATO LA SVOLTA DEL PRESIDENTE DELL' ASSEMBLEA NAZIONALE VENEZUELANA


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Alfredo Spalla per il Messaggero

L' auto proclamazione di Guiadó - che sulla carta ha comunque carattere provvisorio - accelera l' ormai inesorabile declino del chavismo, protagonista di un regime dittatoriale in cui le istituzioni sono svuotate del proprio significato. Il Parlamento, che dal 2015 soffre l' ostilità del governo Maduro, si è appellato agli articoli 233, 333 e 350 della Costituzione, secondo cui, in caso di assenza prolungata del Capo di Stato, i poteri dell' esecutivo sono automaticamente trasferiti al Presidente dell' Assemblea Nazionale.

Da parte sua, la dirigenza chavista, basandosi su una decisione del 2016 del Tribunal Supremo, organo piegato alle esigenze della maggioranza, non riconosce la legittimità del Parlamento venezuelano. Della dottrina di Hugo Chavez, castrista e guevarista, non resta granché nel paese. Tanto che anche i quartieri operai di Caracas, serbatoio di consensi del «socialismo democratico», ridotti allo sfinimento da una crisi economica senza fine, si sono schierati col giovane ingegnere industriale di 35 anni che ha preso il potere ieri.
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In realtà all' inizio dell' anno, non erano tante le persone nello stesso Venezuela che avevano sentito parlare di Juan Guaidò. Due settimane dopo, il giovane parlamentare e presidente dell' Assemblea Nazionale venezuelana è emerso come leader dell' opposizione al governo di Nicolas Maduro, fino ad arrivare a ieri, giorno in cui si è autoproclamato ed ha giurato come «presidente incaricato» del Paese sudamericano, assumendo ad interim i poteri dell' esecutivo.
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LA CRISI ECONOMICA 

In un clima di forte crisi economica e sociale interna e di rapporti internazionali, con decine di Paesi che hanno dichiarato illegittimo il secondo mandato di Maduro iniziato il 10 gennaio, Juan Guaidò ha colmato un vuoto, ed è diventato una figura chiave per l' opposizione nel Paese. Classe 1983, figlio di una insegnante e di un pilota di aerei di linea, Guaidò è cresciuto in una famiglia di classe media insieme ad altri sette fratelli. Ha vissuto sulla propria pelle il disastro naturale conosciuto come la «tragedia di Vargas» nel 1999, che ha lasciato la sua famiglia temporaneamente senza casa, e che secondo i suoi colleghi ha influenzato le sue opinioni politiche, data la risposta giudicata inefficace fornita dal governo guidato allora da Hugo Chavez.
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Diventato ingegnere industriale nel 2007, Guaidò si è fatto le ossa nei movimenti di protesta studenteschi negli anni 2000. Nel 2015 è stato eletto parlamentare per l' Assemblea Nazionale venezuelana per il partito oppositore Volontà Popolare, ed è diventato presidente del Parlamento nel dicembre 2018. Poco dopo la nomina, l' Assemblea nazionale costituente, controllata dai sostenitori di Maduro, ha minacciato Guaidò e altri con una indagine per tradimento.

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IL RUOLO DI LOPEZ 

L' architetto dell' ascesa di Guaidò come leader dell' opposizione venezuelana è Leopoldo Lopez, il più popolare leader oppositore in Venezuela, attualmente agli arresti domiciliari e considerato dagli oppositori del governo un prigioniero politico. Lopez ha lavorato dietro le quinte per il suo partito Volontà Popolare per ottenere la presidenza del Parlamento, per poi affidarla a Guaidò, suo fedele accolito dal 2014. L' ascesa di Guaidò ha registrato una brusca accelerazione l' 11 gennaio scorso, quando ha chiamato il Paese ad una «mobilitazione di massa» contro il governo di Nicolas Maduro per ieri, candidandosi a sostituirlo provvisoriamente ad interim, e a convocare nuove elezioni.

Fonte: qui

martedì 21 agosto 2018

MADURO HA SOSTITUITO LA VALUTA NAZIONALE, IL BOLIVAR, CON UNA NUOVA MONETA SOVRANA INDICIZZATA AL "PETRO", UNA CRIPTOVALUTA DI STATO

SPERA DI COMBATTERE L’INFLAZIONE TOGLIENDO 5 ZERI NEL NUOVO TASSO DI CAMBIO 
I VENEZUELANI NON APPREZZANO E SCAPPANO: IL BRASILE PER SCACCIARLI SCHIERA L’ESERCITO

IL VENEZUELA CONTRO L' INFLAZIONE PUNTA SULLA CRIPTOVALUTA STATALE
Giovambattista Palumbo per “il Messaggero”

PETRO VENEZUELAPETRO VENEZUELA
Ieri, domenica 20 agosto, il Venezuela ha sostituito la propria valuta nazionale, il bolivar, con il nuovo bolivar sovrano (o bolivar soberano), collegato alla criptovaluta di Stato, denominata Petro.

Per far fronte alla ormai insostenibile inflazione della valuta nazionale, Maduro ha quindi deciso un nuovo tasso di cambio: in sostanza, rispetto al bolivar, al bolivar sovrano vengono tolti 5 zeri.

Il bolivar sovrano sarà quindi agganciato al Petro, la moneta virtuale nazionale, già lanciata a febbraio 2018, quando il governo venezuelano ne aveva avviato la prevendita per circa 100 milioni di coin, equivalenti a 6 miliardi di dollari.

La prima criptovaluta diventata moneta di Stato. Il che, in realtà, potrebbe sembrare un vero e proprio ossimoro: per fare fronte all' inflazione incontrollata si punta sullo strumento delle criptovalute, come noto soggette a forti oscillazioni, e non idonee dunque ad assolvere a funzione di riserva stabile di valore.

L' INNOVAZIONE
Il Petro, tuttavia, non è una criptovaluta tradizionale, ma, appunto, una criptovaluta statale, garantita dalle riserve petrolifere e auree del paese, che, almeno nei proclami, ne dovrebbero assicurare una maggiore stabilità.
venezuelaVENEZUELA

Dal 20 agosto il Venezuela avrà quindi due valute, il Petro, riconosciuto ufficialmente anche dall' Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries), e il bolivar sovrano, indicizzato al primo e la Banca Centrale inizierà a pubblicare le cifre ufficiali del valore del bolivar sovrano secondo il Petro e il valore del Petro secondo le valute internazionali.

L' esborso iniziale utilizzerà la piattaforma Ethereum e il prezzo del Petro sarà correlato a quello di un barile di petrolio venezuelano. I suoi principali utilizzi saranno i seguenti: metodo di pagamento per il petrolio venezuelano, tramite scambio diretto tra criptovaluta e spedizione di greggio; metodo di pagamento legale nel territorio venezuelano, per pagare tasse, multe e dazi, sia per le persone individuali che per le imprese. E per promuoverne l' uso, ci sarà anche uno speciale sconto del 10%, rispetto al pagamento in valuta tradizionale (Bolivars).

LA DOPPIA FUNZIONE
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Il Petro, in conclusione, assolverà ad una duplice funzione. Sul territorio venezuelano rappresenterà un mezzo di pagamento legale, mentre in sede internazionale costituirà un cripto-asset condizionalmente stabile (anche il petrolio ha infatti una sua volatilità specifica): in poche parole un future petrolifero senza una specifica data di consegna.

Insomma, il Petro è più simile al normale denaro e agli strumenti finanziari convenzionali che alle criptovalute vere e proprie. Basterà questo a fermare l' inflazione? Le criptovalute di solito sono deflattive, mirando ad acquisire valore nel tempo, come, per esempio, nel caso di Bitcoin.
drone attacca il comizio di maduro 5DRONE ATTACCA IL COMIZIO DI MADURO 5

LA ROTTA
Il Petro, allora, sarà deflattivo, o inflattivo? Se si dovesse scommettere, sarebbe più probabile la seconda, anche considerata l' iperinflazione che ha colpito il Bolivar. E, del resto, la differenza del Petro rispetto alle criptovalute ordinarie è che per queste non esiste un ente emittente.

Ma a chi emette moneta (virtuale o non che sia) non conviene, di solito, che questa sia deflattiva, in particolare laddove cerchi di sfruttare il signoraggio per guadagnare dall' emissione di nuova moneta. E questo porta all' inflazione e quindi alla perdita di valore della moneta. Riuscirà il Petro ad invertire la rotta? O meglio, si vorrà con il Petro invertire la rotta? Ai posteri l' ardua sentenza.

L' AMERICA LATINA DEGLI EMIGRANTI CACCIA VENEZUELANI E NICARAGUENSI
Carlo Nicolato per “Libero Quotidiano”

schemidt uomo in fiamme venezuelaSCHEMIDT UOMO IN FIAMME VENEZUELA
Paesi che negli ultimi 20 anni hanno esportato migranti in gran quantità, come il Brasile, il Perù, l' Ecuador, e la Colombia si ritrovano ora a fare i conti con centinaia di immigrati in entrata, in fuga in particolare dalla Colombia, ma anche dal Nicaragua.

La reazione è un po' quella che ci si aspetta ovunque, senza tante ipocrisie i vicini li hanno accolti finché hanno potuto, ma quando la situazione è diventata insostenibile per la mera quantità numerica degli arrivi e per le tensioni che si sono create nelle zone di confine e nelle aree dove sono stati allestiti i campi profughi, anche a quelle latitudini hanno deciso di chiudere le porte, di riportare indietro i clandestini e di inviare i soldati.
venezuela alla fameVENEZUELA ALLA FAME

IL SOCIALISMO DISUMANO
Il governo brasiliano ha appena dislocato 120 soldati della National Force nello Stato di Roraima al confine con il Venezuela, dopo gli scontri tra immigrati e popolazioni locali, tra le più povere di tutto il Brasile.

La situazione è degenerata dopo che un commerciante è stato aggredito e derubato e centinaia di cittadini di Pacaraima (12mila abitanti) hanno deciso di vendicarsi dando fuoco a due campi profughi. Si è passati alle mani, alle spranghe e alle pistole, con feriti tra i brasiliani e presumibilmente anche tra gli immigrati, anche se sulla loro sorte non è stato comunicato nulla.
drone attacca il comizio di maduro 6DRONE ATTACCA IL COMIZIO DI MADURO

Nei primi 6 mesi dell' anno oltre 56mila venezuelani hanno varcato il confine con il Brasile e hanno tentato di regolarizzare la loro posizione con le autorità di Boa Vista, la capitale dello Stato. Ma l' epoca dei permessi temporanei è finita e sembra invece iniziata quella dei rimpatri. Nello scorso fine settimana ne sono stati rispediti a casa 1.200.

La situazione sta diventando insostenibile anche in Perù, dove due settimane fa sono riusciti ad entrare nel Paese la bellezza di 20mila disgraziati in fuga da Maduro, 5mila solo sabato.

Un' invasione che ha costretto il governo di Lima ad anticipare misure, già previste nei prossimi mesi, come l' introduzione dal 25 agosto in poi dell' obbligo del passaporto per entrare nel Paese (finora ai venezuelani bastava solo la carta d' identità). Peraltro Venezuela e Perù non hanno confini comuni, ma gli immigrati in questione sono quelli di fatto cacciati dalla Colombia e poi dall' Ecuador, che a loro volta hanno deciso di passare alle maniere forti e di non concedere più permessi di soggiorno.
DUE MILIONI E MEZZO IN FUGA
venezuela 6VENEZUELA
Si ripete lo stesso meccanismo europeo, con gli Stati che si rimpallano gli immigrati ormai diventati insostenibili per numero. Ma con la differenza che in Sud America non esiste alcun trattato di Dublino.

Si calcola che, dall' inizio della grande fuga, dal Venezuela socialista se ne siano andati in due milioni e mezzo, la maggior parte dei quali siano finiti in Colombia. Circa 800mila hanno ottenuto un permesso temporaneo da Bogotà, 400mila ne hanno ottenuto uno di lavoro da Lima.

Secondo i dati ufficiali in Ecuador ce ne sarebbero 250mila, molti di loro però vorrebbero raggiungere il Perù e il prospero Cile. Al confine tra Ecuador e Perù, nella regione di Tumbes, migliaia di migranti dormono per strada in attesa di poter passare.
venezuela 7VENEZUELA

Una buona parte di immigrati sostiene di essere pronta a far ritorno in Patria qualora la situazione dovesse migliorare. Proprio ieri Maduro ha lanciato il suo programma di riforme che prevede la seconda riconversione monetaria in dieci anni, con la cancellazione di 5 zeri dall' attuale Bolivar e l' ancoraggio della valuta alla criptomoneta Petro, a sua volta collegata ai pozzi petroliferi. Un gioco di prestigio destinato a fallire amaramente.

Fonte: qui

domenica 5 agosto 2018

Venezuela, attentato contro Maduro: presidente illeso, 7 feriti

Esplosioni durante un discorso del capo dello Stato sulla Avenida Bolivar. Catturati alcuni autori del fallito golpe



Due esplosioni hanno scosso Caracas durante un discorso di Nicolas Maduro sulla Avenida Bolivar.  Il presidente è stato oggetto di un attentato ma "è incolume", riferiscono fonti ufficiali. L'attentato "è stato realizzato con droni carichi di esplosivo" che "hanno causato il ferimento di sette persone". Effettuati alcuni arresti, mentre arriva una prima rivendicazione da verificare. Maduro accusa: Colombia responsabile dell'agguato.

"Nel momento in cui una sfilata militare stava concludendosi sull'Avenida Bolivar di Caracas - ha detto Dominguez - esattamente alle 17.41 si sono udite alcune esplosioni che si è potuto verificare riguardavano artefatti volanti di tipo drone che contenevano cariche esplosive e che sono esplosi vicino al palco presidenziale ed in alcune zone residenziali".

"Posso dire ufficialmente", ha aggiunto, che "si tratta di un attentato contro la figura del presidente Maduro che è rimasto completamente illeso ed è riunito per esaminare con i suoi collaboratori, i ministri e i vertici militari, l'accaduto". Purtroppo, ha proseguito, "le esplosioni hanno causato ferite a sette membri della Guardia nazionale bolivariana che sono stati ricoverati in ospedale".

Le due esplosioni - I media venezuelani e attivisti nei social network hanno indicato che un'esplosione è avvenuta sullo stesso palco dove si trovava Maduro, ed una seconda nella zona dove si svolgeva la parata militare. Sui social circolano anche foto che mostrano un incendio scoppiato in un palazzo, conseguenza a quanto sembra di una delle esplosioni.

Dopo l'attacco unità militari hanno preso posizione vicino ai punti nevralgici della zona della Avenida Bolivar.

L'attentato durante una parata militare - Al momento delle esplosioni Maduro stava tenendo un discorso in occasione dell'81esimo anniversario della creazione della Guardia nazionale. L'intervento del capo dello Stato era seguito in diretta da radio e tv, ma le trasmissioni sono state improvvisamente interrotte. Le ultime immagini hanno mostrato la fase iniziale dell'emergenza con l'intervento della sicurezza di Maduro e la rottura delle file dei militari.

Attentato rivendicato - Un piccolo gruppo quasi sconosciuto che si fa chiamare 'Soldati in T-shirt' ha rivendicato il fallito attentato contro il presidente del Venezuela Nicolas Maduro. Il gruppo ha scritto in un tweet che voleva colpire il presidente con due droni carichi di esplosivo, ma che i velivoli sono stati abbattuti dai soldati prima che potessero raggiungere il loro obiettivo.

Maduro: catturati alcuni autori attentato - Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha attribuito all'estrema destra il fallito attentato contro la sua vita. Alcuni dei responsabili sono stati catturati, ha dichiarato lo stesso capo dello Stato in un discorso alla nazione. Maduro ritiene che anche il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, sia responsabile del fallito attentato, puntando il dito contro l'estrema destra venezuelana e i"cospiratori" a Bogotà e Miami.


Fonte: qui