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giovedì 28 febbraio 2019
mercoledì 6 febbraio 2019
GIRA LA FOTO DI JUAN GUAIDÒ IN TENUTA MASSONE, E LUI STESSO A DOMANDA DIRETTA NON SMENTISCE, MA DICE ''OGNUNO È COMPOSTO DA VARIE PARTI''
SUI SITI COMPLOTTISTI E FILO-MASSONI SI CONFERMA IL SUO ESSERE UN FRATELLO. DI SICURO C'È IL RITORNO DI ELLIOT ABRAMS IN SUDAMERICA, DA 40 ANNI A FARE PASTICCI NEL 'GIARDINO DI CASA' DEGLI STATI UNITI
ECCO L'AUTOPROCLAMATO NUMERO 1 DEL VENEZUELA CHE RIDE COL GREMBIULINO
Su di lui si sta giocando una partita internazionale che ricorda tanto gli anni della Guerra fredda. Da una parte la Russia che difende Maduro, dall'altra gli Usa che spingono Guaidò. In entrambi i casi in gioco c'è il futuro del Venezuela. Intanto Guaidò se la ride e si fa fotografare col grembiulino da massone.
VIDEO: LA LOGGIA DEL SUD-EST CHE APPOGGIA GUAIDO'
VIDEO: NELL'INTERVISTA, GUAIDO' NON RISPONDE ALLA DOMANDA ''LEI E' MASSONE?''
ABRAMS, L' UOMO DI TRUMP RITORNA SUL LUOGO DEL DELITTO
Roberto Zanini per ''il manifesto''
«Sembra ci sia stato un incidente, che la guerriglia ha distorto, per non dire di peggio». Il giovane assistente del Dipartimento di stato per l' America latina liquidò così la questione davanti alla commissione Esteri del senato. El Mozote era un villaggio nel nord-est del Salvador, un grumo di venti case e una piazza, campi e foreste intorno. Dieci giorni prima di Natale visi rifugiarono tutti gli abitanti della zona, spaventati dall' arrivo del Battaglione Atlacatl, il reparto di élite addestrato alla School of the Americas.
Li torturarono e uccisero tutti, stuprarono le donne, impiccarono i bambini. Mentre l' assistente parlava ai senatori della «professionalità» delle truppe uscite da Fort Bragg, le ossa di un migliaio di persone erano sparse al suolo.
Era il febbraio del 1982, Elliott Abrams aveva 34 anni ed era appena entrato al Dipartimento di stato. La settimana scorsa, il segretario di stato Mike Pompeo lo ha nominato inviato speciale degli Stati uniti per il Venezuela.
Sembrava sepolto nell' archivio della storia, Abrams. La bolgia venezuelana è riuscita nel miracolo di riproporlo al vertice della politica estera Usa. Quando Trump dice che «quella militare resta un' opzione», o quando il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton sventola un block notes su cui si legge «5.000 soldati in Colombia», il loro uomo è Abrams. E se il tuo solo strumento è un martello, ogni problema somiglia a un chiodo.
La traiettoria di Elliott Abrams copre quattro presidenze (Reagan, Bush H., Bush W. e ora Trump) e quasi una quarantina d' anni, alternando la macchina del governo a quella della politica ma suonando sempre la stessa nota, quella del «cortile di casa» in cui tutto è lecito. Newyorkese, nato nel 1948, famiglia di ebrei democratici militanti, famoso liceo progressista, laurea a Harvard e master alla London School of Economics, a metà degli anni '70 Abrams entra nello staff di Henry "Scoop" Jackson, prominente senatore democratico in cerca di nomination- così anti -comunista e militarista che da quello staff uscirono alcuni dei più noti cervelli neocon, come Paul Wolfowitz e Richard Perle.
Deluso da Carter, Abrams abbraccia Reagan e nel 1981 viene reclutato dal Dipartimento di Stato. Diventerà assistente segretario per i diritti umani, curiosa qualifica per il più forsennato difensore di ogni regime del continente. Per tutti gli anni 80 si schiera con i governi massacratori in Salvador, appoggia il dittatore e genocida guatemalteco Rios Montt in Guatemala, è al fianco della junta militare in Argentina e in Cile, prima aiuta e poi fa arrestare il generale Manuel Noriega a Panama...
Per tutti ottiene generosi- e spesso illegittimi -finanziamenti pubblici, e quando non li ottiene ripiega su schemi privati: in Nicaragua appoggia la Contra con la vendita di armi all' Iran, l' affare del colonnello Oliver North. Sarà la sua buccia di banana: per aver mentito al Congresso evita la prigione dichiarandosi colpevole, e viene poi perdonato da Bush H. la vigilia di Natale del '92.
Escluso dall' amministrazione per una decina di anni, Elliott Abrams consolida la posizione di super -falco. Trova l' appoggio dell' Anpac, la potente lobby ebraica conservatrice. È tra i primissimi a entrare nel Pnac (Project for the new american century) fondato nel 1997, accanto a Cheney, Rumsfeld, Wolfowitz, Bolton... L' intero stato maggiore politico di Bush W., gli uomini che decideranno l' invasione dell' Iraq e la guerra infinita al terrorismo così come la conosciamo. È Bush junior a farlo rientrare nel giro, come special assistant del presidente nel National Security Council. È il 2001. Neanche tre mesi dopo, due aerei vanno a schiantarsi contro le Twin Towers a New York.
E mentre tutti guardano il cratere, c' è il golpe in Venezuela. Nel 2002 un gruppo di soldati sequestra Hugo Chávez, il capo della confindustria Pedro Carmona offre al presidente le dimissioni in cambio della vita. Chávez tiene duro e dopo 48 ore viene liberato, la rivolta sedata. A dare il via libera a Carmona era stato il senior director del Consiglio per la sicurezza nazionale: Elliott Abrams.
Negli anni di Obama torna un privato cittadino, tra think tank e candidati presidenti, fino alle elezioni 2016 quando firma un famoso pezzo sul Weekly Standard: «Il partito ha nominato uno che non può vincere e non dovrebbe essere presidente».
IL RESTO È CRONACA: Trump glie la fa pagare rifiutandogli il ritorno al Consiglio di sicurezza proposto da Rex Tillerson. Poi anche Tillerson sarà fatto fuori e Abrams rimesso in gioco, sconcertando molti anche nella destra americana. Nominarlo special envoy per il Venezuela è una scelta tremenda e precisa: nulla ci sarà risparmiato.
Fonte: qui
venerdì 25 gennaio 2019
VENEZUELA NEL CAOS, I MILITARI CON IL DITTATORE CHAVISTA CHE RICEVE UN ASSIST DA CINA E RUSSIA
TRUMP VUOLE TRATTARE LA RESA DI MADURO, GUAIDÓ, DOPO ESSERSI AUTOPROCLAMATO PRESIDENTE, PROMETTE: AMNISTIA ANCHE PER MADURO: LA REPLICA: "NON LASCERÒ MAI"
SALVINI: "MADURO? PRIMA SE NE VA MEGLIO È"
"IL SUO REGIME FONDATO SULLA VIOLENZA, SULLA PAURA E SULLA FAME"
Alfredo Spalla per “il Messaggero”
A due giorni dall' auto-proclamazione di Juan Guaidó come nuovo presidente del Venezuela, l' entusiasmo dell' opposizione comincia a diminuire davanti alle reazioni di Maduro, dei militari venezuelani e di alleati pesanti come Russia e Cina. Il sostegno di Trump all' opposizione resta un buon punto di partenza per convincere il regime chavista a trattare la resa, ma non è sufficiente. Intanto, le proteste proseguono e, nonostante gli inviti a una soluzione pacifica, in due giorni si sono registrati 16 morti e oltre 200 arresti. In queste ore, gli analisti latino-americani si sono soffermati sulle mosse di quattro protagonisti della vicenda: le forze armate venezuelane; la Russia; la Cina e gli Stati Uniti.
LA FUERZA ARMADA NACIONAL
«Io non rinuncerò mai» ha proclamato ieri Nicolas Maduro intervenendo alla cerimonia d' apertura dell' anno giudiziario. I militari sono ufficialmente al fianco del presidente, che a gennaio ha iniziato un nuovo mandato. La Fuerza Armada Nacional Bolivariana ha condannato l' auto-proclamazione di Guaidó, non riconoscendolo come nuovo Presidente della Repubblica: «La disperazione e l' intolleranza mettono a repentaglio la pace della Nazione. Noi, soldati della Patria, non accettiamo un presidente imposto da oscuri interessi, né autoproclamatosi al di fuori della legge. La Fanb difende la Costituzione e garantisce la sovranità nazionale», ha chiarito il ministro della Difesa del Venezuela, generale Vladimir Padrino Lopez. Julio Borges, ex Presidente del Parlamento e una delle voci più forti dell' opposizione, ha però contestato la versione ufficiale dei militari. Una parte di loro sarebbe infatti disposta a trattare con l' opposizione: «C' è paura, ma il muro sta crollando.
C' è malcontento fra le Fanb, tanti ci hanno già contattato», ha twittato Borges. La partita interna si gioca tutta sull' amnistia che Guaidó ha già promesso ai militari per incentivare le diserzioni. Ma non solo. Ieri, nella sua prima intervista dopo l' autoproclamazione, Guaidò ha detto di essere disposto a concedere un' amnistia «a tutti coloro che siano disposti a mettersi dalla parte della Costituzione per recuperare l' ordine istituzionale», compreso lo stesso Nicolas Maduro.
Ha poi prospettato tre fasi per il prossimo futuro: la «fine dell' usurpazione», cioè della presidenza Maduro, una fase di transizione, ed elezioni libere e trasparenti, il tutto accompagnato da una attenzione immediata all' emergenza umanitaria nel paese. Ieri Guaidò ha anche trovato il tempo per rispondere a tutti i tweet di sostegno venuti da leader e ministri di diversi Paesi. A Salvini ha scritto: «Apprezziamo il riconoscimento della volontà di tutto il popolo venezuelano, che continuerà a parlare pacificamente per le strade».
IL FRONTE ESTERNO
Sul fronte esterno, invece, Putin si è sentito telefonicamente con Maduro. La Russia «sostiene le legittime autorità del Venezuela alla luce del deterioramento della crisi politica interna provocata all' estero. Le interferenze straniere - ha detto Putin - costituiscono una sfacciata violazione delle norme basilari del diritto internazionale». Mosca, attraverso il ministro degli Esteri, ha inoltre prospettato lo spettro di «una sanguinosa guerra civile» se non sarà rispettato il governo Maduro. La Cina, fra i principali partner e creditori del Venezuela, si è mossa sulla stessa linea filo-chavista: «La Cina ha consistentemente portato avanti il principio di non interferire con le politiche interne degli altri Paesi e si oppone all' ingerenza negli affari venezuelani di forze esterne», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying.
Anche la Turchia di Erdogan e la Siria di Assad hanno esternato la loro vicinanza a Maduro. Invece il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato che Washington è pronta a offrire «oltre 20 milioni di dollari in aiuti umanitari per il popolo del Venezuela». Pompeo ha inoltre informato che i diplomatici Usa non lasceranno il Paese.
SALVINI: "MADURO? PRIMA SE NE VA MEGLIO È"
Alberto Maggi per www.affaritaliani.it
"Sto con il popolo venezuelano e sto contro tutte le dittature". Con queste parole il ministro dell'Interno Matteo Salvini, interpellato da Affaritaliani.it, interviene sul caos in Venezuela dopo che il leader dell'opposizione del Paese sudamericano e presidente del Parlamento, Juan Guaidò, si è dichiarato presidente.
Il leader della Lega afferma: "Sto col popolo venezuelano, sono in contatto con gli italiani in Venezuela e mi auguro che il governo faccia tutto il possibile perché soffrono da anni e sicuramente non sto con Maduro, che ha affamato il suo popolo".
Quindi ha fatto bene Donald Trump a riconoscere Guaidò? "Quello di Maduro è un regime fondato sulla violenza, sulla paura e sulla fame. E quindi quanto prima cade, senza altrettanta violenza, meglio è". L'Italia dovrebbe riconoscere Guaidò presidente del Venezuela? "Il ministro degli Esteri sa cosa deve fare, detto questo si è perso troppo tempo. E Maduro non è persona in grado di guidare neanche un condominio".
Venezuela, Conte: preoccupa escalation violenza, auspico percorso democratico - "Seguo gli sviluppi in Venezuela ed esprimo forte preoccupazione per i rischi di un'escalation di violenza. Siamo vicini al popolo venezuelano e al fianco della collettivita' italiana nel Paese. Auspico un percorso democratico che rispetti liberta' di espressione e volonta' popolare". Lo scrive su 'Twitter' il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
VENEZUELA, PATUANELLI (M5S): AUSPICHIAMO SOLUZIONE PACIFICA E DEMOCRATICA. TUTELARE NOSTRI CONNAZIONALI - "Esprimiamo profonda preoccupazione per la drammatica crisi politica in corso in Venezuela, auspicando che tutte le parti in causa evitino il ricorso alla violenza e che l'Europa adotti una posizione comune e responsabile a favore di una soluzione pacifica e non violenta della situazione che passi per un percorso politico e democratico". Così il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli, commentando la situazione venezuelana. "Il Movimento 5 Stelle - prosegue il capogruppo - esprime in questo momento particolare vicinanza ai nostri 140mila connazionali che vivono in Venezuela, certi che la Farnesina garantirà loro il massimo sostegno in questo momento critico, a conferma dell'attenzione mostrata dal governo Conte anche con la recente iniziativa per la fornitura gratuita di medicine ai cittadini italiani residenti in Venezuela".
Venezuela, Renzi: Ue riconosca Assemblea nazionale con Guaidò e si voti - "La dittatura ha distrutto il Venezuela. Anche chi lo vedeva come modello oggi deve prendere atto della realtà: la gente muore di fame. L'Europa riconosca subito l'unica istituzione democratica: l'Assemblea Nazionale col suo Presidente Guaidò. E si tengano elezioni libere, vere". Lo scrive su Twitter Matteo Renzi.
Venezuela, Meloni: Italia riconosca Guaido' presidente Chi tace complice dittatore Maduro - "Crisi in Venezuela: chi tace e non riconosce Guaido' Presidente e' complice del dittatore comunista Maduro e della sanguinosa repressione del popolo venezuelano. Vergognoso il silenzio del Governo italiano, finora ostaggio dell'estremismo di sinistra del M5S schierato con Maduro. Fratelli d'Italia chiede al Governo di riconoscere Guaido' come Presidente del Venezuela e di difendere la piu' grande comunita' di italiani all'estero, riconoscendo immediatamente un permesso di soggiorno speciale per i cittadini venezuelani di origine italiana in grave difficolta'". E' quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.
Venezuela, Fassina: non si legittimino atti forieri guerra - "Su #Venezuela il Governo Italiano condivide la posizione espressa da Tusk, Presidente del Consiglio Eur, a favore di atto eversivo contro Presidente Maduro? Le drammatiche condizioni del Venezuela non legittimano atti forieri di guerra civile". Cosi' Stefano Fassina su twitter.
VENEZUELA, CREMASCHI: 'COLPO DI STATO ORGANIZZATO DA USA COME IN CILE NEL 73' - "E' stato un colpo di Stato organizzato dagli Stati Uniti come quello in Cile contro Allende nel '73". Non ha nessun dubbio Giorgio Cremaschi ex Fiom, nella delegazione internazionale che osservò le elezioni in Venezuela che incoronarono Nicola Maduro presidente, ad attaccare duramente l'autoproclamazione di Juan Guaidò. "Che la situazione economica sia drammatica è vero anche dopo il boicottaggio internazionale", dice conversando con l'Adnkronos. "Ho partecipato alle elezioni come osservatore in una delegazione di cui faceva parte anche l'ex presidente del governo spagnolo Josè Zapatero e ho potuto constatare che sono state elezioni libere e regolari e che Maduro è un presidente regolarmente eletto a cui va tutto il mio sostegno", conclude.
Fonte: qui
COSÌ L' INGEGNERE FIGLIO DI UN PILOTA HA PICCONATO LA DOTTRINA CHAVISTA
I QUARTIERI OPERAI DI CARACAS, SERBATOIO DI CONSENSI DEL "SOCIALISMO DEMOCRATICO", RIDOTTI ALLO SFINIMENTO DALLA CRISI HANNO APPOGGIATO LA SVOLTA DEL PRESIDENTE DELL' ASSEMBLEA NAZIONALE VENEZUELANA
Alfredo Spalla per il Messaggero
L' auto proclamazione di Guiadó - che sulla carta ha comunque carattere provvisorio - accelera l' ormai inesorabile declino del chavismo, protagonista di un regime dittatoriale in cui le istituzioni sono svuotate del proprio significato. Il Parlamento, che dal 2015 soffre l' ostilità del governo Maduro, si è appellato agli articoli 233, 333 e 350 della Costituzione, secondo cui, in caso di assenza prolungata del Capo di Stato, i poteri dell' esecutivo sono automaticamente trasferiti al Presidente dell' Assemblea Nazionale.
Da parte sua, la dirigenza chavista, basandosi su una decisione del 2016 del Tribunal Supremo, organo piegato alle esigenze della maggioranza, non riconosce la legittimità del Parlamento venezuelano. Della dottrina di Hugo Chavez, castrista e guevarista, non resta granché nel paese. Tanto che anche i quartieri operai di Caracas, serbatoio di consensi del «socialismo democratico», ridotti allo sfinimento da una crisi economica senza fine, si sono schierati col giovane ingegnere industriale di 35 anni che ha preso il potere ieri.
In realtà all' inizio dell' anno, non erano tante le persone nello stesso Venezuela che avevano sentito parlare di Juan Guaidò. Due settimane dopo, il giovane parlamentare e presidente dell' Assemblea Nazionale venezuelana è emerso come leader dell' opposizione al governo di Nicolas Maduro, fino ad arrivare a ieri, giorno in cui si è autoproclamato ed ha giurato come «presidente incaricato» del Paese sudamericano, assumendo ad interim i poteri dell' esecutivo.
LA CRISI ECONOMICA
In un clima di forte crisi economica e sociale interna e di rapporti internazionali, con decine di Paesi che hanno dichiarato illegittimo il secondo mandato di Maduro iniziato il 10 gennaio, Juan Guaidò ha colmato un vuoto, ed è diventato una figura chiave per l' opposizione nel Paese. Classe 1983, figlio di una insegnante e di un pilota di aerei di linea, Guaidò è cresciuto in una famiglia di classe media insieme ad altri sette fratelli. Ha vissuto sulla propria pelle il disastro naturale conosciuto come la «tragedia di Vargas» nel 1999, che ha lasciato la sua famiglia temporaneamente senza casa, e che secondo i suoi colleghi ha influenzato le sue opinioni politiche, data la risposta giudicata inefficace fornita dal governo guidato allora da Hugo Chavez.
Diventato ingegnere industriale nel 2007, Guaidò si è fatto le ossa nei movimenti di protesta studenteschi negli anni 2000. Nel 2015 è stato eletto parlamentare per l' Assemblea Nazionale venezuelana per il partito oppositore Volontà Popolare, ed è diventato presidente del Parlamento nel dicembre 2018. Poco dopo la nomina, l' Assemblea nazionale costituente, controllata dai sostenitori di Maduro, ha minacciato Guaidò e altri con una indagine per tradimento.
IL RUOLO DI LOPEZ
L' architetto dell' ascesa di Guaidò come leader dell' opposizione venezuelana è Leopoldo Lopez, il più popolare leader oppositore in Venezuela, attualmente agli arresti domiciliari e considerato dagli oppositori del governo un prigioniero politico. Lopez ha lavorato dietro le quinte per il suo partito Volontà Popolare per ottenere la presidenza del Parlamento, per poi affidarla a Guaidò, suo fedele accolito dal 2014. L' ascesa di Guaidò ha registrato una brusca accelerazione l' 11 gennaio scorso, quando ha chiamato il Paese ad una «mobilitazione di massa» contro il governo di Nicolas Maduro per ieri, candidandosi a sostituirlo provvisoriamente ad interim, e a convocare nuove elezioni.
Fonte: qui
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