9 dicembre forconi: Mike Pompeo
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sabato 24 agosto 2019

Trump approva la vendita di 8 miliardi di $ di jet F-16 a Taiwan; Il Congresso ha invitato a "muoversi rapidamente"

Il mese scorso le forze armate cinesi hanno prevedibilmente sbattuto la recente approvazione di Washington di inviare 2,2 miliardi di dollari di armi a Taiwan, e ora c'è una spinta dell'amministrazione sostenuta dai repubblicani al Senato per "spostarsi rapidamente" su una proposta proposta di 8 miliardi di dollari di caccia F-16 a Taiwan a un momento in cui il prossimo round di negoziati commerciali USA-Cina è in bilico, come  riporta il Washington Post  :
L'amministrazione Trump sta procedendo con una vendita di 8 miliardi di $ di aerei da combattimento F-16 a Taiwan, nonostante le forti obiezioni della Cina, ha detto un funzionario americano e altri che hanno familiarità con l'accordo.
I senatori Marco Rubio e Ted Cruz hanno sollecitato venerdì il Congresso a muoversi rapidamente con la vendita dato che la Cina "cerca di estendere la sua portata autoritaria" sulla regione.
Fonte immagine: stelle e strisce
Ciò nonostante Pechino condanni tutte le ulteriori vendite di armi a Taiwan, di cui mantiene le rivendicazioni storiche, e prendendo l'ulteriore significativo passo di minacciare le sanzioni contro qualsiasi società americana coinvolta in tali accordi sulle armi. 
Venerdì il New York Times ha anche confermato il piano F-16 proposto, basato sulle dichiarazioni del Dipartimento di Stato :
Il Dipartimento di Stato ha riferito al Congresso giovedì sera, subito dopo che il Segretario di Stato Mike Pompeo ha firmato un promemoria che approva la vendita , hanno detto i funzionari. Non è previsto che il Congresso si opponga alla mossa. Per settimane, i legislatori di entrambe le parti  hanno accusato l'amministrazione di ritardare la vendita  per evitare di compromettere i negoziati commerciali o di usarla come chip di contrattazione.
Il senatore del Texas Cruz ha affermato che è fondamentale "ora più che mai" che le capacità di difesa di Taiwan siano aumentate in modo significativo tra le minacce provenienti dalla Cina. 
La Cina quest'estate ha indicato di essere  "pronta per andare in guerra" se la gente "tentasse di dividere Taiwan dal paese",  questo dopo che gli Stati Uniti hanno approvato le vendite di carri armati e missili Stinger a Taiwan a luglio. Le autorità di Pechino hanno anche affermato che gli Stati Uniti e Taiwan in fuga "stavano giocando con il fuoco" a causa dei loro crescenti legami militari, che gli Stati Uniti per trattato sono tenuti a onorare. 
L'importante aggiunta proposta all'attuale flotta di F-16 di Taiwan che sta invecchiando arriva dopo che precedenti rapporti dei media cinesi lo scorso marzo avevano affermato che Taipei aveva richiesto agli Stati Uniti una flotta di 66 caccia F-16V Lockheed Martin.

Ciò corrisponde anche a Taiwan giovedì che ha rivelato il suo più grande aumento della spesa per la difesa in oltre un decennio, a $ 411,3 miliardi ($ 13,11 miliardi), secondo Reuters . Fonte: qui

giovedì 16 maggio 2019

TRUMP SCATENA I FALCHI POMPEO E BOLTON PER ATTIZZARE LO SCONTRO, COSÌ CHE LUI POSSA POI SPEGNERLO E CHIUDERE UN ACCORDO MIGLIORE PER GLI USA

ALLE MINACCE DI UN INTERVENTO CONTRO L'IRAN, PUTIN RISPONDE CHE STA TENENDO ''FERME'' SIRIA E LIBIA, NELL'INTERESSE ANCHE DI EUROPA E USA. 
VI SIETE ACCORTI CHE DA QUALCHE GIORNO NON SI SPARA PIÙ INTORNO A TRIPOLI? MACRON HA CHIAMATO HAFTAR E…

MIKE POMPEOMIKE POMPEO
''The Art of the Deal'', edizione internazionale. Che è andato a fare Mike Pompeo da Putin? La mossa fa parte del manuale trumpiano dei negoziati: spedisce un falco in avanscoperta per menare l'interlocutore o far saltare la trattativa con richieste inaccettabili, e poi arriva Donald travestito da colomba a chiudere un accordo, ovviamente vantaggioso per lui.

john boltonJOHN BOLTON
Mentre l'ultra-falco Bolton fa trapelare al ''New York Times'' di essere pronto a schierare 120mila uomini in Iran, Trump smentisce tutto gridando alle fake news. Ma la fonte è autorevole, e i nemici si spaventano lo stesso.

Pompeo a Mosca è andato a incendiare un po' la situazione: non esclude un intervento americano in Venezuela, è pronto a una dura rappresaglia contro Teheran che usa i droni per fare provocazioni e mini-attacchi a obiettivi sensibili. Ha messo sul tavolo un presidio navale americano dello stretto di Hormuz, dove passano le petroliere di mezzo mondo e dove Emirati e iraniani si contendono il controllo.

sergej lavrovSERGEJ LAVROV
A queste ipotesi ovviamente Putin ha reagito malissimo, e ha ricordato al Segretario di Stato americano che la Russia tiene ferma una situazione esplosiva in Siria, cosa che fa molto comodo a Europa e Stati Uniti, e fa lo stesso in Libia.

 È stato lui a frenare Haftar, insieme a Macron, che non aveva interesse a un'escalation militare con la firma francese a poche settimane dalle elezioni europee. Vi siete accorti che da qualche giorno non si parla più di azioni militari del generale della Cirenaica?

giovedì 28 febbraio 2019

MADURO? QUESTIONE DI GIORNI, SI DICE A WASHINGTON. È ARRIVATO IN COLOMBIA ELLIOTT ABRAMS, E QUANDO ARRIVA LUI, DI SOLITO ARRIVA L'INTERVENTO MILITARE

NEGLI USA I DEMOCRATICI ALLA SANDERS PAIONO I 5 STELLE: È IL SOLITO COLPO DI STATO DEI GRINGOS. MA È IL GRUPPO DI LIMA A CHIEDERE L'INTERVENTO DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA, CON 3 MILIONI DI RIFUGIATI
Maria Giovanna Maglie per Dagospia

nicolas maduroNICOLAS MADURO
Questione di giorni, si dice a Washington. È arrivato infatti in Colombia Elliott Abrams, l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Venezuela, nominato dal segretario di stato Mike Pompeo il 25 gennaio. Quando arriva lui, di solito poi arriva l'intervento militare, e il comportamento di Maduro nelle ultime settimane, da quando la crisi venezuelana è diventata un problema internazionale, dimostra che con le buone non se ne andrà, che le sanzioni e le nuove strette economiche tanto le fa pagare al popolo in fame e repressione.

Ma negli Stati Uniti non tutti sono d'accordo. Sembrano i 5 stelle. Quello americano, dicono, e’il solito colpo di stato dei gringos contro le nazioni dell'America latina, niente di nuovo sotto il sole. Ad ascoltare i deputati, a dire il vero solo tre per il momento, del gruppo democratico liberal socialista, che accusano gli Stati Uniti di colpo di stato in Venezuela, ma anche a sentire le rimostranze del ricandidato del 2020, Bernie Sanders, anziano ma in grande spolvero, è proprio così, e Maduro e’ un fiorellino.

JORGE ARREAZA jpegJORGE ARREAZA JPEG
Dovrebbe essere Trump quello alleato o almeno costretto alla complicità con la Russia, sponsor di Maduro, invece sono quelli che lo accusano, come Ro Khanna, Ilhan Omar e Tulsi Gabbard. E Sanders rincara la dose, pur tra le critiche di molti dei suoi sostenitori, e chiede di imparare la lezione del passato e non occuparsi dei regimi politici di altri Paesi.

È un po' la linea del ministro degli Esteri venezuelano, rigorosamente ripresa da Sputnik news in Italia, Jorge Arreaza, che ha notato che la pressione contro il Venezuela proviene dall'estero durante un'intervista:

"Nel mio Paese ora è tutto tranquillo, tutti vanno al lavoro, alle università, alle scuole. La settimana prossima ci sarà il carnevale. Tutte le pressioni provengono dall'estero", ha aggiunto il ministro degli Esteri venezuelano, invitando sarcasticamente è un incontro tra Trump e Maduro, visto che il presidente americano sarebbe il vero capo dell'opposizione venezuelana.

MADUROMADURO
Ci vuole una grande faccia tosta a sostenere simili fandonie quando lo stato di povertà del Popolo venezuelano, la gente che fruga nei cassonetti dell'immondizia per cercare qualcosa da mangiare, è stato documentato? Non gli manca evidentemente, anche per questo bisognerebbe far presto.

Donald Trump sta ad Hanoi e incontra Kim jong-un per la seconda volta. Gli avversari politici democratici sostengono che questo viaggio in Corea del Nord sia stato studiato per distrarre l'attenzione dallo scandalo Russia Gate e dalla testimonianza dell'ex avvocato del presidente, Michael Cohen, che per salvarsi il posteriore accusa il suo ex cliente e amico praticamente di qualsiasi nefandezza possibile e immaginabile, salvo concludere che non ha prove di collusione con la Russia. E allora? Solite storie di puttane?

Ma a Trump la vocazione di diplomatico in capo non gliela toglie nessuno, dalla Corea del Nord alla Cina, alla gestione del Venezuela dove si aspetta da un momento all'altro una svolta.

Sì, ma quale, e come, vista l'ostinazione del dittatore Maduro, il quale forse ha segnato definitivamente il suo destino immediato e la sua parte infame nella storia dando ordine nello scorso fine settimana di bloccare gli aiuti umanitari che vengono quasi tutti da USAID (l’agenzia governativa statunitense per lo sviluppo internazionale) e che arrivavano dal confine con Colombia e Brasile.

I camion carichi di beni di prima necessità, fondamentali per un popolo alla fame, sono stati fermati al confine e fatti tornare indietro, utilizzando gas e sparando, molti camion sono stati bruciati dai miliziani pro regime.

Alla fine degli scontri tra i sostenitori di Maduro e quelli di Guaidó, con le forze di sicurezza regolari dalla parte dei primi, ci sono stati quattro morti e centinaia di feriti.

elliott abramsELLIOTT ABRAMS
Juan Guaidó, il Presidente del Parlamento che si è temporaneamente autoproclamato a capo del Paese in attesa di elezioni, e che gode dell'appoggio di buona parte del mondo, ha detto che la sua battaglia contro Maduro continuerà e che “dobbiamo tenere aperte tutte le opzioni per la liberazione della nostra patria".

 Il deputato dell’opposizione Freddy Superlano, deputato ed esponente dell'opposizione, e il suo assistente Carlos José Salinas sono morti avvelenati dopo un cena in un ristorante della città di Cúcuta in Colombia. Erano andati lì proprio per cercare di fare arrivare nel Paese i camion con gli aiuti.

Molte cose si svolgono in Colombia, dove il presidente conservatore Iván Duque Márquez ha ufficialmente riconosciuto il nuovo presidente venezuelano e proprio a Bogotà, lunedì, Juan Guaidó ha incontrato sia i rappresentanti del “gruppo di Lima” che il vicepresidente Usa Mike Pence, inviato plenipotenziario di Trump per il Venezuela. E Pence è un vero duro.
elliott abrams mike pompeoELLIOTT ABRAMS MIKE POMPEO

 Il “gruppo di Lima” e’ formato da Paesi dell’America del Nord e del Sud, con in testa il Brasile di Bolosonaro e il Canada, ed e’ stato incaricato di elaborare strategie diplomatiche se possibile per risolvere la situazione del Venezuela.

Siccome sono riusciti a fare ben poco, anzi hanno trovato un muro , alla fine hanno deciso di chiedere alla Corte penale internazionale e al Consiglio dei diritti umani dell’Onu di intervenire con urgenza, contro la “violenza criminale del regime di Nicolas Maduro contro la popolazione civile” che ha “negato accesso all’assistenza internazionale, il che costituisce un crimine contro l’umanità”.

bolsonaro trumpBOLSONARO TRUMP
 Il vicepresidente Usa Mike Pence, a colloquio con Guaidó, ha confermato il sostegno degli Stati Uniti ai suoi sforzi per dare al Venezuela un futuro migliore. Washington ha anche annunciato, oltre ad altre sanzioni economiche per Maduro, alcune misure urgenti di sostegno dei Paesi vicini al Venezuela che stanno affrontando la crisi migratoria causata dalle politiche del regime.

Quanta gente è arrivata negli ultimi mesi? Si parla di 3 milioni di rifugiati, tutti quelli che riescono a passare. Compresi anche centinaia di militari, che raccontano di essere costretti a sparare contro la popolazione, di essere ricattati e minacciati che si farà del male alle loro famiglie, di mangiare al di sotto della sopravvivenza, un pugno di riso.

mercoledì 22 agosto 2018

Trita Parsi, accademico iraniano: Mike Pompeo lavora al consenso per una guerra contro l’Iran


Il segretario di Stato Usa ha lanciato il nuovo gruppo per fare pressione su Teheran e attuare sanzioni contro i Paesi che commerciano con l’Iran. I “falchi” dell’amministrazione Usa: John Bolton, Mike Pompeo e Brian Hook. La coincidenza e la similitudine con il colpo di Stato contro il premier Mohammad Mossadek.
Washington (AsiaNews) – Produrre il consenso internazionale per lanciare una guerra contro l’Iran: è lo scopo dell’Iran Action Group, un team di alto livello del Dipartimento di Stato Usa, annunciato ieri dal segretario Mike Pompeo.
A denunciare il carattere bellico del gruppo è Trita Parsi, un accademico e scrittore iraniano, da decenni naturalizzato svedese, fondatore del National Iranian American Council, che si impegna per il dialogo fra l’Iran e l’occidente.
In un suo articolo, riportato dalla Information Clearing House, Parsi afferma che “l’Iran Action Group porterà quasi senz’altro a intensificare gli sforzi per fomentare rivolte in Iran, creando ulteriori tensioni con l’Unione europea, che vede la destabilizzazione dell’Iran come una minaccia diretta alla sicurezza nazionale dell’Europa”. E conclude dicendo che la mossa di Pompeo “spinge gli Usa sempre più vicini alla guerra con l’Iran”.

Ieri, il segretario di Stato ha annunciato la formazione del gruppo, il cui scopo è “spingere al massimo la pressione” strategica su Teheran, attuando le sanzioni sull’Iran e sui Paesi che commerciano con esso.
A capo del nuovo gruppo sarà Brian Hook, già incaricato – senza successo - di pubblicizzare e trovare alleati alla scelta degli Usa di abbandonare il trattato nucleare lo scorso maggio.
Per Pompeo l’Iran è colpevole di una lunga serie di violenze, di sostegno al governo siriano e agli Hezbollah libanesi, di mantenere prigionieri Usa. “Il nostro scopo entro il 4 novembre – egli ha detto – è di ridurre a zero tutte le importazioni di petrolio iraniano da parte di ogni nazione”.

Secondo analisti, la posizione di Pompeo coincide con gli interessi di Israele e dell’Arabia saudita, entrambi timorosi della crescente influenza politica ed economica di Teheran nella regione.
Cina, India e Turchia hanno già fatto intuire che essi proseguiranno a servirsi del petrolio iraniano. Anche l’Ue cerca vie per continuare a commerciare con l’Iran, senza incorrere nelle sanzioni Usa.
Secondo Trita Parsi, nell’amministrazione Trump, i “falchi” sono John Bolton, Mike Pompeo e Brian Hook. Il presidente Usa vorrebbe invece una soluzione diplomatica.
Intanto nel Paese medio-orientale la situazione economica è sempre più difficile. “Abbiamo sempre meno speranza”, ha confessato un businessman ad AsiaNews.
Parsi fa notare che l’annuncio di Pompeo avviene proprio nell’anniversario del colpo di Stato  (1953), voluto da Cia e servizi segreti britannici, contro il premier iraniano Mohammad Mossadek, reo di aver nazionalizzato l’industria del petrolio, togliendo potere alle industrie straniere.
Interrogato sulla questione, Hook ha risposto: “E’ solo una coincidenza”.

Fonte: qui

venerdì 11 maggio 2018

SI TERRÀ A SINGAPORE L'INCONTRO TRA TRUMP E KIM JONG UN.

TRUMP: ‘SARÀ UN MOMENTO SPECIALE PER LA PACE NEL MONDO’. E RINGRAZIA KIM PER IL RILASCIO DEI TRE PRIGIONIERI AMERICANI

KIM JONG UN: ‘CON TRUMP UNO STORICO PASSO PER LA PENISOLA. ALL’INCONTRO CON MIKE POMPEO UNA DISCUSSIONE PROFONDA PER IL BUON FUTURO DELLA COREA’

TRUMP, VERTICE CON KIM IL 12 GIUGNO A SINGAPORE

 (ANSA) - Lo storico vertice tra Donald Trump e Kim Jong-un si terrà a Singapore il prossimo 12 giugno. Lo rivela su Twitter il presidente americano.

CICCIO KIM TRUMPCICCIO KIM TRUMP
TRUMP, CON KIM SARÀ MOMENTO SPECIALE PER PACE MONDO

 (ANSA) - Il presidente americano Donald Trump, nell'annunciare su Twitter la data e il luogo dello storico vertice con Kim Jong-un, assicura che "entrambi cercheremo di renderlo un momento davvero speciale per la pace nel mondo".


COREA NORD: TRUMP, GRAZIE A KIM PER RILASCIO AMERICANI

(ANSA-AP) - "Vogliamo ingraziare Kim Jong-un". Così il presidente americano Donald Trump ha accolto i tre americani rilasciati ieri dalle autorità nordcoreane ed appena rientrati negli Stati Uniti. Trump ha detto che Kim vuole trovare un accordo sulla denuclearizzazione della penisola coreana. "Credo veramente che voglia fare qualcosa", ha detto Trump, aggiungendo che i negoziati con la sua amministrazione "non sono mai andati così lontano".
kim jong un moon jae inKIM JONG UN MOON JAE IN

COREE: MINISTRO ESTERI SEUL IN USA PER MEETING CON POMPEO

 (ANSA) Il ministro degli Esteri sudcoreano Kang Kyung-wha andrà negli Stati Uniti per incontrare domani il segretario di Stato Mike Pompeo, recentemente designato dal presidente Donald Trump a guidare la diplomazia americana. In base a quanto riferito da Seul in una nota, Kang e Pompeo terranno una conferenza stampa al termine del loro primo incontro finalizzato a preparare la visita del 22 maggio a Washington del presidente Moon Jae-in, oltre che a discutere le "recenti condizioni sulla sicurezza" nel nordest asiatico.

kim jong un moon jae in al confineKIM JONG UN MOON JAE IN AL CONFINE
L'obiettivo è fare in modo che il prossimo summit tra Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un produca i massimi risultati possibili, a partire dalla denuclearizzazione e dalla pace stabile e duratura nella penisola. Pompeo ha appena concluso la sua seconda missione in Corea del Nord dopo quella di Pasqua, definendo con il leader Kim Jong-un luogo, giorno e dettagli vari per il summit con Trump, ottenendo anche la liberazione dei tre cittadini Usa detenuti.

KIM, SUMMIT CON TRUMP STORICO PASSO PER PENISOLA

 (ANSA) - Il summit con il presidente Donald Trump porterà positivi sviluppi rispetto alle recenti tensioni: è il leader nordcoreano Kim Jong-un ad averlo detto incontrando ieri a Pyongyang il segretario di Stato americano Mike Pompeo. "Sarà uno storico summit per un eccellente primo passo verso lo sviluppo positivo degli scenari nella penisola coreana e la costruzione di buon futuro", ha affermato Kim nel resoconto della Kcna. Il Rodong Sinmun, organo ufficiale del Partito dei Lavoratori, dedica oggi la prima pagina all'incontro Kim-Pompeo. 

mike pompeo 2MIKE POMPEO 
All'incontro è stata fatta "una discussione profonda su questioni pratiche per tenere il summit tra Corea del Nord e Usa e le sue procedure e i modi. Kim Jong-un ha raggiunto un consenso soddisfacente sulle questioni discusse con il segretario di Stato", ha aggiunto la Kcna. La visita di Pompeo a Pyongyang, la seconda dopo quella di Pasqua ma nei panni di capo della Cia, era stata organizzata per definire elementi portanti del summit come giorno e luogo, e altri dettagli, insieme alla sorte dei tre cittadini americani detenuti nel Paese eremita, uno dei quali dal 2015. La Kcna ha riferito che Kim "ha accettato un suggerimento ufficiale del presidente americano sul loro rilascio" dando un "provvedimento di amnistia anche per il loro rimpatrio".

Pompeo ha poi consegnato "un messaggio verbale" di Trump, mentre Kim ha apprezzato molto che il presidente americano abbia mostrato "profondo interesse nel risolvere le questioni attraverso il dialogo". I media nordcoreani hanno dato una copertura molto estesa alla visita di Pompeo, con il Rodong Sinmun che ha dedicato l'intera prima pagina e la serie di 8 foto nelle quali sono riconoscibili Kim Yong-chol, vice presidente del Comitato centrale del Partito dei Lavoratori e capo dello United Front Department che cura le relazioni intercoreane, e Andrew Kim, alla guida della Korea Mission Center della Cia.

Fonte: qui

giovedì 10 maggio 2018

MIKE POMPEO TORNA DALLA COREA DEL NORD CON GLI OSTAGGI AMERICANI: COSA C’ENTRA CON L’ACCORDO IRANIANO? MOLTISSIMO

LA TELEFONATA MACRON-ROUHANI  E L’ITALIA SENZA GUIDA IN QUESTO MOMENTO CRUCIALE 

IL GRAN DISCORSO REAGANIANO DI TRUMP SU TEHERAN: I SOLDI OTTENUTI DALLO SCONGELAMENTO DELLE SANZIONI SONO STATI USATI PER DESTABILIZZARE IL MEDIORIENTE

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

mike pompeo 3MIKE POMPEO 
Mike Pompeo torna a Washington da Pyongyang con 3 americani liberati. Che c'entra con l'iran? C'entra.

C'era una ragione precisa perché Trump anticipasse la sua decisione di tirare fuori l'America dall'accordo con l'Iran, a parte quella evidente di stroncare i lavorii interni e internazionali capitanati dall’ex segretario di stato di Obama, John Kerry, che si era messo a tramestare da privato cittadino in un affare di Stato?

Sicuramente c'era la volontà di far sapere alla Corea del Nord e ai suoi mentori, la Russia e la Cina, che accordi farlocchi non se ne fanno più, inutile quindi tentare la replica di quello che fu con l’Iran con i preparativi dell'incontro con Kim jong-un.

Risultato apparentemente subito raggiunto perché la Corea ha rilasciato stamattina 3 cittadini americani prigionieri da più di un anno e li ha mandati a casa assieme al segretario di stato Mike Pompeo in visita diplomatica preparatoria del summit. Era una liberazione pretesa dell'Amministrazione americana come precondizione, ma sulla quale Pyongyang tentava di rinviare.
mike pompeo 2MIKE POMPEO

La qualità e il successo dell'accordo con la Corea del Nord sono sicuramente al centro dei pensieri di Donald Trump, ma nello scegliere lo scenario duro contro l'Iran, nell’uscire dall'accordo senza dare altri mesi di tempo agli europei che li avevano chiesti, Trump ancora una volta ha preferito alla diplomazia indiretta il confronto diretto, con tutti i problemi che questo comporta per le istituzioni finanziarie e politiche ed economiche europee. Pensate solo al settore bancario e alle aziende italiane che hanno asset negli Stati Uniti che potrebbero essere congelati se continueranno gli affari con l'Iran. L'avvertimento è stato mandato ad aziende come l'italiana Eni e la francese Total.

La cronaca racconta di una telefonata fra il presidente francese Emmanuel Macron e Hassan Rouhani nel pomeriggio. Un vertice dei ministri degli Esteri francese, britannico e tedesco con la controparte iraniana e’ stato convocato per lunedì. Ambasciatori e governi si affrettano a sottolineare che l'accordo non è morto, ma bisogna trovare la strada per farlo andare avanti. La cancelliera tedesca Angela Merkel parla di "decisione grave”.

mike pompeo donald trumpMIKE POMPEO DONALD TRUMP
Trump ha certo cementato il rapporto con l'Arabia Saudita, nuovo partner regionale, e sancito definitivamente Il ritorno del rapporto pienamente preferenziale con Israele. Tra qualche giorno una delegazione guidata dal segretario al Tesoro, Mnuchin, e composta dalla figlia Ivanka e dal genero Jared Kushner, va a Gerusalemme a inaugurare la nuova sede dell'ambasciata americana nella capitale israeliana.

Il palazzo restaurato rapidamente proprio per dare un seguito alle decisioni del presidente sara’ inaugurato assieme al nuovo nome della piazza in cui e’ stato costruito, che si chiamerà con nome sterminato “Piazza Stati Uniti in onore del presidente Donald Trump”’.

kim jong un moon jae inKIM JONG UN MOON JAE IN
Al di là delle dichiarazioni bellicose del commissario europeo Federica Mogherini - sempre molto attenta a valutare gli aspetti positivi nel rapporto con l’Iran, ma altrettanto attenta a valutare quelli negativi con Israele, dimenticando per esempio completamente il peso delle dichiarazioni antisemite del palestinese Abu Mazen - l'Europa si troverà di fronte alla difficoltà di reagire alle decisioni americane senza danneggiare ulteriormente i rapporti già messi a rischio dalle minacce di una guerra commerciale di dazi con l’Europa.

Servirebbe perciò un grande lavoro di diplomazia europea che si metta a parlare di tutto, delle intere questioni regionali e non solo del nucleare iraniano, che affronti la Siria come questione centrale. Ma l'Europa, sia chiaro, unita non è, basta rileggere i toni usati da Emmanuel Macron, così diversi da quelli della Mogherini, o dalle poche parole della Merkel.

Il presidente francese infatti ha parlato esplicitamente della possibilità di una rinegoziazione che includa garanzie oltre il 2025 ed anche il programma missilistico di Teheran, affermazione che, fatta il giorno del ritiro degli Stati Uniti che denunciano i limiti invalicabili di un accordo definito orribile, assume un significato forte.
mogherini e rohaniMOGHERINI E ROHANI
Vogliamo dire con chiarezza che l'asse franco-tedesco è in pezzi, che Macron e la Merkel non vanno d'accordo su nulla?

E con chi sta l'Italia senza governo? Che rapporto c'è tra l’ammissione che cambiamenti sono necessari del presidente francese, e la difesa a spada tratta dell'accordo definito “il culmine di dodici anni di diplomazia, che l’Unione è determinata a preservare e chiediamo che lo stesso faccia la comunità internazionale perché riguarda la nostra intera sicurezza collettiva”, dell'italiana Mogherini? Ah, saperlo.

Hassan Rouhani, intervenuto in diretta tv poco dopo la conferenza di Trump, ha mescolato il linguaggio istituzionale con quello da duro intransigente, come al solito. “C’è poco tempo per iniziare i negoziati per mantenere in piedi l’accordo sul nucleare. Qualora i negoziati fallissero, ho dato disposizione all’Agenzia per l’energia atomica iraniana di essere pronta a riprendere l’arricchimento dell’uranio come mai prima, già nelle prossime settimane”.

Che tipo di negoziati? La Mogherini aveva già annunciato di non prendere in considerazione le accuse mosse la scorsa settimana dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, che aveva mostrato la mole di documenti trafugati dal Mossad secondo cui Teheran avrebbe continuato a sviluppare il nucleare per fini militari.

“Io non ho visto argomentazioni su violazioni da parte dell’Iran dei suoi impegni nucleari”, aveva detto la Mogherini. Netanyahu le ha risposto che non li ha neanche letti. Intendiamoci, quello con l'Iran del 2015, il cui nome tecnico è Jcpoa, è un accordo di natura politica, come tale facilmente modificabile, che è esattamente il segnale che Donald Trump ha voluto mandare agli europei e ai russi .
trump netanyahuTRUMP NETANYAHU
Lo ha fatto con un discorso fortemente legato alla tradizione dell'interesse nazionale, nella migliore accezione reaganiana. Questo accordo non aiuta gli interessi delle Lobby americane, non li proteggi, al contrario li espone al rischio futuro ed immediato di una nazione che lo ha usato come cash, modo per procacciarsi denaro, e continuare il progetto nucleare in casa, le trame per consolidare la propria leadership nella regione, e non solo.

Un argomento forte ma anche l'unico modo per aggirare le regole dell'agenzia per il nucleare delle Nazioni Unite che certifica il rispetto degli iraniani per le clausole dell'accordo. È l'accordo che e’ sbagliato, dice Trump, è l'accordo che e’ antiamericano(multinazionali). Quanto agli Stati Uniti, pronti a sedersi di nuovo a un tavolo di trattative con l'Iran, ma questa volta su premesse serie. Si accettano scommesse.

macron, merkel, trumpMACRON, MERKEL, TRUMP
Sul piano interno Donald Trump si sente tranquillo. Ritiene di aver spiegato con sufficiente chiarezza, anzi l'Amministrazione ritiene che questo fosse già il pensiero degli' americani, che l'accordo è servito soltanto a finanziare per molti anni l'influenza iraniana in Medio Oriente, l'espansione in Iraq Siria, Libano e Yemen.

Che il preteso riformismo di Rouhani è soltanto una delle facce del suo governo, che i soldi arrivati a palate non sono stati usati per l'economia interna, al contrario inflazione rampante, sistema finanziario corrotto, scioperi stroncati nel sangue sono la realtà quotidiana. Che la comunità internazionale ha mostrato complicità e ha legittimato il suo Governo invece di isolarlo .

Fonte: qui

lunedì 19 marzo 2018

With Mike Pompeo, Trump Is Heading Into Dangerous Waters

Pompeo's promotion means a more hawkish, muscular American foreign policy in which force is used more readily and confrontation with Iran is likely

On Tuesday, US President Donald Trump fired Secretary of State Rex Tillerson and appointed the hawkish CIA chief, Mike Pompeo, to replace him.
Tillerson, who’d come to government service as the CEO of Exxon-Mobil, one of the largest energy companies in the world, often butted heads with Trump’s free-wheeling, chaotic style of decision-making regarding foreign policy.
Tillerson had also been severely criticised by both veteran US diplomats and members of Congress over his plans to vastly downsize the State Department and his inability to fill critical ambassadorial posts.
Trump’s inner circle
Pompeo served four terms in the House of Representatives representing Kansas, and is a member of the Trump inner circle. He is known to cater to Trump’s peculiar briefing style in which he dispenses with written material and receives his daily briefing in oral form with plenty of Powerpoint slides.
Pompeo holds extreme views on critical national security issues like Iran. While Tillerson spoke approvingly of the P5+1 nuclear deal, Pompeo attacked it mercilessly and derided the clerical regime. He tweeted: “I look forward to rolling back this disastrous deal with the world’s largest state sponsor of terrorism.”
He is known for taking positions which adhere slavishly to those of Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu. In further comments about the nuclear deal, Pompeo said:
“[It] won’t stop Iran from getting a nuclear bomb and places Israel at more risk. [The] theory that post-sanctions Iran will moderate is a joke – they want to annihilate Israel, now buying Russian missiles.”
No Iranian leader has ever explicitly called for the “annihilation” of Israel. When Iran’s leaders have offered seemingly bellicose statements about Israel, it is always in response to direct threats by Israeli leaders against Iran. Further, the nuclear deal was never meant to stop Iran from ever obtaining a nuclear weapon. It was meant to delay that process for a decade or more, which it has done.
Pompeo also raised a criticism of the Iran deal which had been dismissed out of hand by the Obama administration as unreasonably draconian:
“Ceasing to call for the destruction of Israel should have been a condition of the Iran Deal – along with release of innocent American hostages.”
This represents the Israeli “kitchen-sink” approach to torpedoing negotiations: you throw every possible demand into the kitchen sink knowing your interlocutor will object. Then you walk away blaming him for the impasse. That offers you the opportunity to adopt a more aggressive approach against him.
Islamophobic views
Pompeo’s nomination is opposed by the leading national Muslim-American group, the Council on American-Islamic Relations (CAIR), which noted his harshly Islamophobic views. He received a major award from ACT for America, an organisation designated by the Southern Poverty Legal Center as a hate group.
CAIR released this statement:
“Those, like Mr Pompeo, who have expressed Islamophobic views and have been associated with an anti-Muslim hate group…should have no role in our nation’s government, let alone at the highest levels of policy-making,” said CAIR national executive director Nihad Awad. “These appointments have the potential to harm our nation’s image and our relations with key players in the international community.”
Returning to the nuclear deal, Trump himself has not cancelled it. But with Pompeo’s promotion, the world can expect an elevation in the hostile rhetoric from the White House, and now State Department, against Iran.
Not only might the nuclear agreement be cancelled, but the US may support actual military action either against Iran directly or against its forces fighting in Syria. It’s conceivable that the US might intervene more forcefully in Syria, as has Russia.
Interestingly, Netanyahu visited the White House last week and had talks with Trump. Presumably, Syria and Iran were high on their agenda. An Israeli journalist writing in Maariv discussed the threat represented by several major corruption scandals besetting Netanyahu.
He alluded to the possibility of a military confrontation with Iran regarding Syria, which could be a prelude to new elections.
Separately, a confidential Israeli source told me that the nation’s security cabinet met last weekend to deliberate on a “major military operation” in Syria, presumably to confront the forces of Iran and its regional ally, Hezbollah. It’s reasonable to assume that Netanyahu, at the least, sought Trump’s approval for the attack; and at the most sought American participation in it.
All of this means a more hawkish, muscular American foreign policy in which force is used more readily and more aggressively. Tillerson’s dismissal may also lead to the sacking of other figures in the Trump national security team who haven’t adapted to the Trump “style”.
Among them could be National Security Advisor HR McMaster, who lately has been regularly reported as on his way out. Though McMaster has been known too as a hawk on Iran and North Korea, he has been pragmatic and buttoned-down in his approach to national security. This has conflicted with Trump’s fly-by-the-seat-of-his pants approach.
Another hardline, anti-Islam addition
The addition of another hawk such as John Bolton into the mix (he has been touted as a replacement for chief of staff John Kelly or McMaster, should he be fired) could send US foreign and national security careening into uncharted waters. Bolton is known for his strident anti-Muslim views.
Bolton was particularly popular among a small but influential group of hardline anti-Islam activists, the “counter-jihad” movement, who believed the US government was being infiltrated by Islamists and that Islamic law was quietly taking over the US legal system.
He has been allied with arch-Islamophobe, Pam Geller, and wrote a forward to her book espousing her crackpot views. He was one of the Bush administration officials who trumpeted the false claim that Iraq’s Saddam Hussein had nuclear weapons.
He also shares Pompeo and Trump’s harsh views on Iran. In a 2015 New York Times op-ed he advocated a military attack by Israel and/or the US on Iran’s nuclear facilities:
“Time is terribly short, but a strike can still succeed. Such action should be combined with vigorous American support for Iran’s opposition, aimed at regime change in Tehran.”
Clearly, Bolton does not believe in diplomacy. Rather, he prefers war and the aggressive projection of American power as the best means of securing American interests in the world.
With the accession of figures like Pompeo and Bolton to positions of power in the Trump administration, we face a nightmarish Dr Strangelove scenario. As you may recall, that film ends with an air force officer gleefully riding a nuclear bomb as it drops on its Russian target.
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Richard Silverstein writes the Tikun Olam blog, devoted to exposing the excesses of the Israeli national security state. His work has appeared in Haaretz, the Forward, the Seattle Times and the Los Angeles Times. He contributed to the essay collection devoted to the 2006 Lebanon war A Time to Speak Out (Verso) and has another essay in the collection Israel and Palestine: Alternate Perspectives on Statehood (Rowman & Littlefield).