9 dicembre forconi: maiali
Visualizzazione post con etichetta maiali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta maiali. Mostra tutti i post

martedì 22 maggio 2018

Allevamento di maiali, perché non sono state fatte sanzioni?



In seguito al nostro servizio da dentro un allevamento intensivo di maiali, pubblichiamo il documento della Commissione europea che critica i controlli in Italia


Stalle invase dai topi, maiali morenti o già morti, feci dappertutto che finiscono anche nella canalina dove c’è il mangime. Il video che abbiamo ricevuto dal gruppo Free John Doe e che rendiamo pubblico nel servizio della nostra Nina Palmieri è sconvolgente. Anche perché l’allevamento dove sono state girate le immagini fa parte dell’eccellenza della produzione italiana.
Da tempo circolano immagini trafugate all’interno degli allevamenti intensivi, e da più parti si chiede che venga migliorato il benessere degli animali. Alcune proposte concrete, che potrebbero essere adottate da subito, ci sono. Telecamere all’interno dei macelli e degli allevamenti, rotazione obbligatoria dei veterinari, etichettatura trasparente dei metodi di allevamento, cosicché possa essere il consumatore a scegliere se acquistare carne e formaggio da allevamento intensivo o estensivo. Queste proposte sono state messe nero su bianco da Avaaz, e presentate alla Camera dei deputati, e hanno ricevuto l’appoggio di oltre 100.000 cittadini. Per firmare la petizione basta cliccare qui 
Ma com’è possibile che i controlli all’interno dell’allevamento non abbiano ravvisato praticamente nessun illecito, se non un leggero sovraffollamento? Secondo la Commissione europea in Italia manca una “strategia nazionale da parte delle autorità” per ridurre gli atti di cannibalismo e per evitare quindi il taglio routinario della coda dei maiali da parte dell’industria. E’ questo l’esito dei controlli effettuati in Italia dalla Commissione europea, che dal 13 al 17 novembre 2017 ha inviato tre esperti nel nostro Paese. I controlli e il report che ne è seguito fanno parte del piano della Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione europea per valutare le attività degli stati membri per “prevenire i maiali che mangiano le code ed evitarne il taglio routinario”. Le Iene pubblicano in esclusiva il documento della Commissione europea.





Già, perché quello che succede all’interno degli allevamenti è aberrante. I maiali sono animali intelligenti, e in natura grufolerebbero per la maggior parte del tempo alla ricerca del cibo. Invece negli allevamenti intesivi sono costretti in spazi molto ristretti e senza distrazioni. Così commettono l’atrocità più grande per ogni specie animale: il cannibalismo. I maiali mangiano le estremità degli altri animali presenti nel recinto, come coda e orecchie. Così molti di loro si feriscono, e il rischio infezioni è altissimo. Anche per questo agli animali vengono dati gli antibiotici, anche come prevenzione. L’Italia è uno dei paesi in Europa in cui si registra il maggior consumo di antibiotici negli allevamenti, e il rischio è quello dell’antibioticoresistenza. Che significa che gli antibiotici non producono più il loro effetto.
Fonte: qui


giovedì 10 maggio 2018

UN GRUPPO DI SCIENZIATI È RIUSCITO A RIPORTARE IN VITA I CERVELLI DI 100 MAIALI MORTI

ALCUNI ACCADEMICI SI DICONO INORRIDITI DALLA POSSIBILITÀ DI ESTENDERE LO STUDIO AGLI UMANI: “SE ANCHE IL CERVELLO FOSSE MANTENUTO COSCIENTE, CHE VITA SAREBBE?” 

“FORSE SAREBBE MEGLIO MORIRE E…”


Ha fatto scalpore nel mondo accademico l’annuncio che alcuni ricercatori di Yale sono riusciti a riportare in vita i cervelli di 100 maiali morti. La riattivazione delle onde cerebrali è durata soltanto 36 ore, ma agli scienziati è sembrato un successo ineguagliabile. Anche perché il team vorrebbe estendere questo studio sugli uomini, in futuro. Non necessariamente ai cervelli, non subito perlomeno, ma ad altri organi che possano sopravvivere al di fuori del corpo.

cervello 1CERVELLO 1
Di certo – sostengono da Yale – la procedura avrebbe funzionato sui primati. I maiali non hanno mai riacquistato piena coscienza, anche se il team crede che un certo livello di consapevolezza possa essere ristabilito.

La notizia ha fatto inorridire altri accademici. Benjamin Curtis, docente di filosofia e etica a Nottingham Trent, ha detto che per gli umani si tratterebbe di un “inferno in vita”. “Se anche il cervello fosse mantenuto cosciente dopo la morte, le persone passerebbero un futuro prevedibile e tremendo. Sarebbero un cervello in un secchio, senza corpo, chiuso e isolato dal mondo. Sarebbero pura mente, senza avere accesso ai sensi, che sono ciò che ci permette di sperimentare e interagire col mondo”. Nel caso migliore, insomma, sarebbe una vita con l’unica compagnia dei propri pensieri.
la testa del serial killer diogo alves a lisbonaLA TESTA DEL SERIAL KILLER DIOGO ALVES A LISBONA

“Una vita così sarebbe peggiore della morte”, secondo Curtis, opinione contraria a quella del professor Nenan Sestan, che ha condotto l’esperimento, secondo cui la scoperta porterà a enormi avanzamenti dal punto di vista medico.

giovedì 3 novembre 2016

COMPRIAMO PROSCIUTTO DI NORCIA: GLI IMPRENDITORI LOCALI SONO IN GINOCCHIO DOPO IL TERREMOTO

DEVONO SALVARE LA PRODUZIONE E GLI ANIMALI, MOLTI DEI QUALI STANNO IN FATTORIE INAGIBILI O DANNEGGIATE 

COME IL PARMIGIANO DOPO IL SISMA IN EMILIA E L'AMATRICIANA DOPO QUELLO DI AGOSTO, PARTONO CAMPAGNE PER PRESERVARE UNA TRADIZIONE CENTENARIA


Cinzia Alfè per www.dissapore.com

“Non ci è rimasto assolutamente nulla, abbiamo perso tutto, ci servono acqua e recinti per gli animali”. Questo l’accorato appello di Valentina Fausti, che produce ottimi salumi di Norcia.

Sotto le macerie del terremoto che ha devastato nuovamente il centro Italia, Valentina ha visto letteralmente frantumarsi il lavoro di una vita.

Ora, sotto quelle macerie, è rimasto il frutto della sua fatica, di Valentina come di altri norcini umbri, e la produzione stessa dei rinomati salumi, messa in ginocchio dai danni ai locali e alle strutture causati dal sisma.

Ammontano ad almeno 2 milioni di euro quelli subiti da Valentina, che ora  sta cercando di vendere 200 cosce del suo prosciutto, il maiale brado di Norcia, nel minor tempo possibile. Ogni coscia, con piccole variazioni che dipendono dal peso, costa circa 300 €.
prosciutto di norcia 5PROSCIUTTO DI NORCIA 

Sta anche cercando un ricovero per i 400 maiali che possiede, a rischio di essere attaccati dai lupi. “Abbiamo perso il recinto e non ho l’acqua per i maiali”, ha detto ai giornalisti: “Facciamo uno tra i prosciutti migliori del mondo e nessuno ci aiuta.”

I prosciutti e i salumi di Norcia, detti anche “norcineria”, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo per la loro genuinità, sono frutto del lavoro dei “norcini”, categoria cui Valentina appartiene, che ancora oggi lavorano le carni del maiale con le antiche tecniche che già gli scrittori latini Varrone e Columella hanno descritto nei loro libri.

Tecniche che fanno del “norcino” una figura unica e insostituibile nel processo di lavorazione dei prosciutti.

E’ il norcino infatti che si occupa di abbattere il maiale e di lavorarne scrupolosamente le carni, con gesti antichi, con mestiere ed esperienza, fino ad arrivare ai celebri prosciutti di Norcia che, come quelli di Valentina, sono arrivati a soddisfare i palati di Barack Obama alla Casa Bianca.

Prosciutti che devono la fragranza anche a una “materia prima” di qualità superiore: i maiali di Valentina Fausti, ad esempio, pascolano liberi nutrendosi di ghiande e mandorli, si dissetano con acqua sorgiva priva di cloro e crescono in allevamenti situati all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

E ora, come avvenne con il Parmigiano dopo il sisma in Emilia, per rilanciare l’economia disastrata della Valnerina si moltiplicano le richieste d’acquisto del prosciutto di Norcia e degli altri prodotti tipici della zona, nati proprio dal lavoro dei norcini.

Un lavoro che inizia dall’allevamento.

prosciutto di norcia 2PROSCIUTTO DI NORCIA 
Diventare un prosciutto di Norcia non è né semplice né immediato, e sia le fasi di lavorazione sia le caratteristiche finali del prodotto devono seguire standard rigorosi, attraverso un procedimento fatto di cura e pazienza, che un tempo avveniva soltanto durante il periodo invernale, per ovvie esigenze di conservazione, mentre oggi, grazie ad ambienti refrigerati e climatizzati, avviene tutto l’anno, assicurando così un livello produttivo costante e il necessario grado di igiene e sicurezza.

La prima fase della lavorazione, ancora oggi effettuata a Norcia come in passato, consiste nell’abbattimento e nella macellazione dell’animale, a opera dello stesso norcino.

prosciutto di norcia 1PROSCIUTTO DI NORCIA 
Dopo la macellazione, si fanno raffreddare le cosce di maiale a una temperatura compresa tra 1 e 4° per 24 ore, e solo trascorso questo tempo si procede alla fase successiva, quella della rifilatura, che serve per dare alle cosce di maiale  la caratteristica forma a pera.

Dopodiché si passa ad una della fasi più  importanti dell’intero processo: la salatura.

La salatura, quella che darà aroma e sapore al prodotto finito, si fa impiegando soltanto sale marino e pepe. Si svolge in due fasi distinte. In una prima fase, le cosce di maiale, dopo  esser state massaggiate per rendere più morbide le carni e permettere una penetrazione degli aromi più profonda e uniforme, vengono fatte riposare per circa 7 giorni.
prosciutto di norcia 6PROSCIUTTO DI NORCIA 

Nella seconda fase, trascorsi i sette giorni, le cosce vengono lavate, pressate e nuovamente salate. I prosciutti così salati dovranno restare sotto sale per almeno due settimane, dopodiché verranno sottoposti nuovamente ad una ulteriore dissalatura, e messi ancora a riposare per periodi dai 2 ai 5 mesi.

Trascorso questo periodo, si procede alla stagionatura, che prevede un  lavaggio preventivo dei prosciutti, una rapida asciugatura nonché  le fasi della “sugnatura” e della  “stuccatura”.

La sugnatura è  un’altra fase molto importante, in quanto gli strati superficiali del prosciutto vengono protetti spalmandovi sopra un apposito impasto, detto “stucco”, in genere a base di sugna.

La sugna  è costituita da un  insieme di grasso suino impastato con sale, pepe e farina –spesso farina  di riso  in modo che il prodotto sia adatto anche agli intolleranti al glutine del grano–  e ha la funzione sia di  proteggere il  prosciutto dagli agenti esterni e dagli insetti, sia di conservare la morbidezza interna delle carni, impedendone l’eccessivo disseccamento.

Operazione che, in caso di necessità, può anche essere ripetuta più volte durante il processo di lavorazione.
TERREMOTO NORCIATERREMOTO NORCIA

Con la stuccatura finale, invece, vengono protette le parti  muscolari esposte, prive cioè della protezione della cotenna, sempre generalmente con un composto a base di sugna e farina.

I prosciutti così trattati vengono infine appesi dai norcini in appositi ambienti adeguatamente climatizzati e con determinate caratteristiche di temperatura e umidità per almeno 12 mesi.


Ma non è finita qui: il prosciutto di Norcia, per essere qualificato tale, deve avere un peso non inferiore a 8,5 chili e, una volta tagliato, deve presentare il caratteristico colore rosso o rosato, emanare il tipico profumo speziato insieme a un gusto sapido ma mai eccessivamente salato.

E alla fine di tutte queste laboriose lavorazioni e verifiche che il prosciutto potrà essere marchiato con la sigla IGP (indicazione geografica protetta).

La cattedrale di Norcia crollata (da Twitter)CATTEDRALE DI NORCIA CROLLATA 
Solo allora sarà diventato un vero, unico prosciutto di Norcia. Il cui giro d’affari ammonta a un miliardo di euro annuo con 800 mila cosce prodotte. Sono una ventina, invece, le realtà imprenditoriali della zona che fanno capo ad Assindustria, otto di queste sono impegnate proprio nel settore agroalimentare, cresciuto del 50 per cento negli ultimi cinque anni.

A Norcia si trovano circa 200 stalle, mentre si stimano in duemila le mucche e diecimila le pecore.

Proprio per salvaguardare questo patrimonio, ora c’è bisogno di aiuti. Aiuti concreti, tangibili, per permettere a uno dei mestieri più antichi del mondo di sopravvivere e continuare a tenere alto nel mondo il nome della nostra pregiata norcineria.

E sì, anche per poter continuare a deliziarci con gli squisiti, morbidi prosciutti di Norcia.