9 dicembre forconi: massa
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lunedì 18 giugno 2018

Siamo lo 0,01% della vita sulla Terra, e la stiamo uccidendo

E’ ufficiale: siamo la peste della Terra. Lo si sapeva già, ma ad aggravare il quadro provvede una sconvolgente ricerca statistica: i 7,6 miliardi di umani rappresentano solo lo 0,01% di tutti gli esseri viventi. Eppure, dagli albori della civiltà, l’umanità ha provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici e della metà delle piante viventi. Su tutto domina il bestiame destinato alle nostre tavole: il 60% dei mammiferi terrestri è ormai costituito da bovini e suini d’allevamento, mentre il pollame rappresenta il 70% degli uccelli viventi sul pianeta. Lo afferma il professor Ron Milo, del Weizmann Institute of Science di Israele, che ha diretto il lavoro, pubblicato negli atti del National Academy of Sciences. Questa ricerca, scrive Damian Carrington sul “Guardian”, è la prima stima completa sul peso percentuale esercitato da ciascuna classe di creature viventi. Lo studio ribalta i presupposti che finora ci avevano sempre accompagnato. In sintesi: dopo i batteri (il 13% del totale) la forma di vita più importante sono le piante: la vegetazione costituisce l’82% di tutta la materia vivente. Tutto il resto – insetti, funghi, pesci, specie terrestri – arriva appena al 5% della biomassa mondiale. Altra sorpresa: gli oceani ospitano solo 1% della vita sulla Terra. Il problema? L’uomo: stiamo divorando tutto, alla velocità della luce.
«Non avrei mai creduto che non esistesse ancora una valutazione completa e ufficiale di tutte le diverse componenti della biomassa», ammette il professor Milo. «Spero che questo studio permetta alla gente di prendere coscienza della veraLeopardo delle neviprospettiva del ruolo tanto vessatorio che l’umanità sta giocando sulla Terra». Impressionante, ad esempio, l’impatto ambientale che ha il semplice consumo quotidiano di carne. La trasformazione del pianeta per effetto delle attività umane, ricorda il “Telegraph” in un articolo tradotto da “Come Don Chisciotte”, ha portato gli scienziati ad essere vicini a dichiarare una nuova era geologica: l’Antropocene. «Un segnale di questo cambiamento lo possiamo vedere nei resti delle ossa di pollo domestico, che ormai sono sparse per tutto il mondo». Un quadro desolante: gli uccelli in libertà sono appena il 30%, mentre la quota di mammiferi selvatici si riduce ad appena il 4% (al 60% rappresentato dal bestiame, infatti, bisogna aggiungere i “mammiferi umani”, che sono il 36% del totale). Attenzione: «La distruzione dell’habitat selvaggio prodotta dall’agricoltura, dal disboscamento e dallo sviluppo (industriale) ha portato all’inizio di quella che molti scienziati considerano la sesta estinzione di massa della vita che si sta producendo nella storia della Terra da quattro miliardi di anni».
Si è valutato che circa la metà degli animali esistenti sulla Terra si sia estinta negli ultimi 50 anni, aggiunge il “Telegraph”, citando lo studio israeliano. Ma solo il confronto del risultato di queste nuove stime con quello che esisteva prima che gli umani diventassero contadini stanziali, e che poi cominciasse la rivoluzione industriale, rivela la vera portata di questo enorme declino. «E’ stata una sorpresa anche per gli scienziati rendersi conto che solo un sesto dei mammiferi selvatici sono sopravvissuti, dai topi agli elefanti. E dopo tre secoli di  caccia alle balene sono rimasti, negli oceani, solo un quinto dei mammiferi marini». Da quando è cominciata la civiltà umana, si è estinto l’83% dei mammiferi selvatici, l’80% dei cetacei, il 50% delle piante e il 15% dei pesci. «È qualcosa di veramente sorprendente, la sproporzione del posto che occupa l’uomo sulla Terra», dice Milo. «Quando faccio un puzzle con le mie figlie, di solito trovo un elefante accanto a una giraffa e accanto un Il professor Ron Milorinoceronte. Ma se provo a rendere più realistico il modo di guardare il mondo, dovrei trovare una mucca accanto a una mucca accanto a una mucca e poi accanto a un pollo».
Nonostante la supremazia assunta dall’umanità, in termini di peso, l’Homo Sapiens sulla Terra è ben piccola cosa. I virus, da soli, messi insieme hanno un peso percentuale combinato di tre volte superiore a quello degli esseri umani e così pure i vermi. I pesci sono 12 volte più delle persone e i funghi sono 200 volte di più. Le piante rappresentano l’82% di tutte le biomasse del pianeta – 7.500 volte di più degli esseri umani. Comparando il totale della massa degli umani – aggiunge il “Telegraph” – troviamo che i virus sono tre volte di più, i vermi sono tre volte di più, i pesci 12 volte di più e insetti, ragni e crostacei 17 volte di più. Ma l’impatto dell’uomo sul mondo della natura rimane immenso – insiste Milo – soprattutto per le nostre scelte alimentari, «che hanno un enorme effetto sull’habitat di animali, piante e altri organismi». Lo scienziato si augura che il pubblico prenda coscienza delle dimensioni, sconcertanti, del fenomeno: per esempio, cominciando a mangiare meno carne. Oggi non possiamo più fingere di non sapere. Paul Falkowski, della Rutgers University statunitense, conferma: quella di Milo «è la prima analisi completa sulla distribuzione della biomassa di tutti gli organismi viventi sulla terra, inclusi i virus». La sorpresa? Il virus di gran lunga più pericoloso, sulla Terra, siamo proprio noi. Fonte: qui

giovedì 26 aprile 2018

PROTEZIONISMO E INFLAZIONE; UNA STORIA GIA’ VISTA!


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Ieri è uscito il libricino della Federal Reserve e all’improvviso sono tornati in augue i teorici dell’inflazione di mia nonna…
Fed: Beige Book, economia continua a espandersi, crescita salari solo modesta
L’economia statunitense ha continuato a espandersi a un passo tra il “modesto” e il “moderato” tra marzo e l’inizio di aprile. Lo ha reso noto la Federal Reserve nel suo Beige Book, il rapporto pubblicato ogni sei settimane sullo stato di salute dell’economia statunitense e condotto nei 12 distretti in cui opera la banca centrale. Il documento è stato elaborato tenendo conto di informazioni raccolte fino al 9 aprile e sarà utilizzato nella prossima riunione della Fed, in programma i prossimi 1 e 2 maggio. …America 24
Ovviamente oggi l’ignoranza impera, basta che uno dica che aumentano i prezzi dell’acciaio e tutti a gridare all’inflazione…
Fed: Beige Book, atteso rialzo prezzo acciaio, segnali di costi scaricati su consumatori
Sulla base delle informazioni raccolte nei 12 distretti in cui opera, la Federal Reserve ha registrato un “generalizzato” aumento dei prezzi dell’acciaio, “talvolta notevole”, per via dei dazi imposti dall’amministrazione Usa sul metallo importato nella prima economia al mondo. E’ quanto emerge dal Beige Book, il rapporto pubblicato ogni sei settimane sullo stato di salute dell’economia statunitense. (…) Dal rapporto emerge che le aziende Usa “si aspettano un ulteriore aumento dei prezzi nei mesi a venire, specialmente per l’acciaio e i materiali per le costruzioni”. Non solo. La Fed ha osservato segnali “sparsi” di aziende che “con successo stanno passando l’aumento dei prezzi ai consumatori nei settori manifatturiero, IT, dei trasporti e delle costruzioni”.
Con successo? Ma fatemi un piacero, andate a guardarvi i dati degli ultimi quattro mesi delle vendite al dettaglio, ma quale successo, ma finiamola di scrivere fesserie.
Fed: Beige Book, aziende preoccupate da dazi Trump, “stanno uccidendo” lavoro
Saranno anche “in generale ottimisti” sull’outlook americano, ma le aziende americane sembrano temere l’effetto negativo dato dai dazi che l’amministrazione Trump ha introdotto (su pannelli solari, lavatrici, acciaio e alluminio) o che si prepara a fare scattare su una vasta gamma di prodotti Made in China. E’ quanto emerge dal Beige Book della Federal Reserve. Il rapporto, redatto raccogliendo informazioni nei 12 distretti in cui la banca centrale Usa opera, vengono citate due fonti secondo cui le tariffe doganali ventilate contro la Cina “rappresentano un rischio notevole”. In un caso a lamentarsi è stato un produttore di giocattoli la cui produzione dipende per il 75% dalla Cina. In un altro “i dazi punitivi” sull’alluminio cinese hanno già avuto un forte effetto sui prezzi. Questo contatto, riferisce la Fed, ha detto che “questi dazi stanno uccidendo aziende e lavori manifatturieri ben pagati in America”. L’esatto opposto di quanto sostenuto dal presidente americano Donald Trump.
Questo è naturale, sono mesi e mesi che vi scriviamo che l’amministrazione Trump, non ha la più pallida idea di quello che sta combinando, con i dazi e la guerra commerciale, nessuna analisi reale, ma come vi abbiamo raccontato nell’ultimo manoscritto, la storia insegna che il protezionismo non porta necessariamente al rialzo dell’inflazione, figurarsi oggi in mezzo alla più colossale deflazione da debiti della storia.
Ogni cosa a suo tempo sotto il cielo aspettate che crolli l’economia e la finanza si disintegri nuovamente, aspettate che esplodano le bolle immobiliari in circolazione a livello globale di cui parleremo insieme a Machiavelli e poi vedrete dove finirà l’inflazione.
Ripeto lasciate perdere la parola inflazione, guardate quello che è accaduto ieri in Inghilterra dopo che le sirene dei mercati hanno ripreso a cantare la solita nenia, vedrai ora la Bank of England, alzerà i tassi…

Gb, inflazione frena a minimo da un anno, dubbi su stretta tassi a …

LONDRA (Reuters) – Inatteso raffreddamento in Gran Bretagna per l’inflazione, che a marzo ha toccato il minimo da un anno, secondo i numeri resi noti oggi, che potrebbero smontare le scommesse su un nuovo ritocco verso l’alto dei tassi da parte di Banca d’Inghilterra il mese prossimo.
Deflazione da debiti, questa è la parola regina oggi per comprendere la crisi, studiate Fisher, studiate Minsky, lasciate perdere altre fesserie.

Se il fantasma dell’inflazione bussa a Wall Street

E ricomincia la solita nenia, sui rischi inflattivi, sai cara bisogna fare attenzione al petrolio, può fare esplodere i prezzi, sai anche il protezionismo, sta facendo salire i prezzi ovunque, peccato che alla fine dipende tutto dai consumatori se saranno disposti a seguire questi aumenti. La solita nenia, un’altra occasione per continuare ad acquistare i nostri tesorucci.
Lo scorso settembre, la Bank for International Settlements ha stimato che esistevano ben 25.000.000.000.000, 25 trilioni di dollari in debiti e derivati denominati in dollari nel sistema finanziario offshore.
Come scrive SaxoBank, il mondo non può permettersi un altro incidente nel finanziamento in dollari, una vagala che è già stata parzialmente messa in moto dai tagli alle imposte societarie di Trump, che stanno incoraggiando le società statunitensi a rimpatriare centinaia di miliardi di dollari dagli Stati Uniti e contemporaneamente sta prosciugando liquidità dal sistema offshore in dollari.
Fmi: allarme debito, record di 164mila mld $ nel 2016, oltre picco 2009
Il Fondo monetario internazionale ha lanciato l’allarme debito: nel mondo ha raggiunto “massimi storici, essendo arrivato al picco record di 164mila miliardi di dollari nel 2016, equivalente al 225% del Pil mondiale”. Nel suo Fiscal Monitor, il rapporto pubblicato oggi nell’ambito degli Spring Meetings in corso a Washington, l’istituto guidato da Christine Lagarde spiega che “attualmente il mondo è più indebitato del 12% del Pil rispetto al picco precedente raggiunto nel 2009, con la Cina che fa da capofila”.
Pur prevedendo che “il rapporto debito/Pil in generale scenderà nel corso dei prossimi cinque anni in circa due terzi delle nazioni”, Gaspar avverte: ciò succederà solo se i Paesi manterranno fede ai loro impegni. “Non c’è spazio per compiacersi”. E nell’anticipare che quasi tutte le economie avanzate il debito scenderà, l’esperto ha posto l’accento su una eccezione: gli Stati Uniti. Per lui e per il Fondo “è meglio evitare stimoli inutili quando l’attività economica sta già accelerando”. Gaspar ha concluso dicendo che “nessuno può prevedere con precisione l’andamento delle economie dei Paesi. Ma l’esperienza dimostra che i governi di successo sono quelli che si preparano in vista di tempeste all’orizzonte”.
Ma quale discesa del debito, il rapporto debito/Pil non scenderà mai nei prossimi cinque anni, una nuova crisi globale sta per arrivare, un’autentica bomba deflattiva, ci sono troppe bolle economico/finanziarie ed immobiliari in circolazione, nessuno che studi davvero cosa è una deflazione da debito e le sue dinamiche storiche ed empiriche. l’unica ed ultima opzione rimasta in piedi è la ristrutturazione e i default di massa…

DEFLAZIONE DA DEBITI: COSA POTREBBE ACCADERE …

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Fonte: qui