
Visualizzazione post con etichetta dieta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dieta. Mostra tutti i post
mercoledì 24 luglio 2019
venerdì 3 maggio 2019
UN GRUPPO DI RICERCATORI DELL’UNIVERSITÀ DI MILANO HA SCOPERTO COME AFFAMARE LE CELLULE TUMORALI FINO A FARLE MORIRE, GRAZIE ALL'ATTIVAZIONE DI UN COMPLESSO MECCANISMO MOLECOLARE CHE ATTACCA IL METABOLISMO ALTERATO DEL CANCRO

UNA DIETA CHE ABBASSA LA GLICEMIA ACCOMPAGNATA DALLA SOMMINISTRAZIONE DI UN FARMACO ANTI-DIABETE INNESCA UNA LUNGA REAZIONE A CATENA CHE…
Tumori, una dieta che abbassa la glicemia accompagnata dalla somministrazione di un farmaco anti-diabete innesca una lunga reazione a catena che porterebbe alla morte delle cellule malate.
La scoperta è stata fatta dai ricercatori dell'Istituto europeo di oncologia coordinati da Saverio Minucci, professore di Patologia generale all'Università di Milano. I risultati dello studio, effettuato in collaborazione con il gruppo di Marco Foiani - direttore scientifico dell'Ifom e professore di Biologia molecolare dell'ateneo milanese - sono stati pubblicati oggi sulla rivista scientifica Cancer Cell.
«Nel nostro studio - spiega Saverio Minucci - riducendo il tasso glicemico con la dieta e somministrando metformina, abbiamo inibito la plasticità metabolica e abbiamo fatto morire le cellule tumorali. Grazie a una dettagliata analisi funzionale a livello molecolare, abbiamo scoperto che ciò che fa morire la cellula tumorale - prosegue - è l'attivazione della proteina Pp2a e del suo circuito molecolare».
In sostanza: affamare le cellule tumorali fino a farle morire, grazie all'attivazione di un complesso meccanismo molecolare che attacca il metabolismo alterato del cancro. Quest'ultimo è una delle differenze principali fra la cellula cancerosa e quella sana, quindi - secondo gli studiosi - deve essere possibile uccidere le cellule malate sfruttando questa differenza.
Nella sperimentazione clinica dovrà essere confermata la tollerabilità della combinazione e, in via preliminare, si dovrà valutare l'efficacia della combinazione di una dieta ipoglicemica e metformina per fermare la progressione del tumore, in aggiunta a terapie già in uso come la chemio. La ricerca è stata sostenuta dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro.
Fonte: qui
domenica 3 marzo 2019
PERCHÉ LASCIAMO QUESTA VITA QUASI SEMPRE MALANDATI?
DIPENDE DAI TELOMERI, LE CLESSIDRE DEL NOSTRO DNA, CHE CI RACCONTANO CON L’INESORABILITÀ DELLA SCIENZA COSA ABBIAMO VISSUTO E QUANTO CI RESTA DA VIVERE
Giancarlo Dotto per Dagospia
Perché non viviamo belli e sani i 120 anni che la genetica e la Bibbia ci assegnano? Come invecchiamo, perché invecchiamo e soprattutto perché lasciamo questa vita quasi sempre malandati, spesso disgustati, prima di quanto sarebbe giusto e decente fare? Ce lo spiega Immaculata (nella versione paisà del sound originario) De Vivo dell’università di Harvard, star mondiale della ricerca genetica applicata al cancro e massima autorità riconosciuta in materia di telomeri (le clessidre del nostro Dna, ci raccontano con l’inesorabilità della scienza cosa abbiamo vissuto e quanto ci resta da vivere).
Donna vulcanica e contagiosa, memorabile per quello che dice e per come lo dice. Irresistibile quando si lascia andare nella lingua di “mammà” (accento rigorosamente tronco), uno slang combinato di strepitosa efficacia, mix unico al mondo, tra il bostoniano e salernitano, Einstein e Tina Pica. Cresciuta ascoltando le canzoni di Mario Merola e di Nino D’Angelo, a sei anni lascia la Val di Sarno e si trasferisce con la famiglia a New York per quello che doveva essere un trasferimento a tempo e diventa invece destino senza tempo per la piccola Imma, che inizierà precoce a gingillarsi con topi e provette a vantaggio dell’umanità.
Due le scoperte che l’hanno resa famosa nel mondo. La possibilità di misurare scientificamente lo stress nella modificazione dei telomeri e la certezza che i valori ambientali possono correggere e ribaltare quelli del Dna.
Che lo stress sia la brutta bestia dei giorni nostri è cosa nota. Di quanto impatti malefico sulle nostre vite, sappiamo anche. Si chiama danno biologico. Che sia possibile tradurlo in numeri e combatterlo, dopo averlo “smascherato” a partire dalle esperienze di vita, questa è la svolta.
Se non è la scoperta del secolo, poco ci manca. Di questi tempi in Italia per un ciclo di conferenze promosso dalla Solgar (azienda all’avanguardia nella ricerca sugli integratori, raro caso di mecenatismo culturale in Italia), Immaculata ha raccontato la sua storia di donna e di scienziata. Attualmente sta lavorando sul Dna dei centenari con l’equipe del professor Giovanni Scapagnini (ricercatore, figlio di Umberto, scomparso sei anni fa, già medico personale di Silvio Berlusconi per cui aveva coniato l’allora molto celebrata “dieta dell’immortalità”, al momento non smentita).
Professoressa De Vivo, cosa sono i telomeri?
“Sono il nostro orologio biologico. Parti dinamiche di Dna all’estremità dei cromosomi. Immaginateli come dei cappucci che li proteggono. Si accorciano con l’età e i danni da stress”.
Cosa succede ai telomeri in situazione di stress?
“Ora sappiamo con evidenza scientifica che c’è una parte del nostro Dna modificabile nel bene e nel male dalle esperienze di vita. Lo stress determina l’accorciamento dei telomeri e dunque della nostra vita”.
Che altro sappiamo?
“Che questi danni possiamo ora misurarli in laboratorio”.
Come siete arrivati a queste conclusioni?
“Sondaggi, analisi e misurazioni. Migliaia di studi longitudinali. Orfani rumeni trattati in modo subumano, donne abusate, veterani di guerra depressi, gente affetta da ansie fobiche. Avevano tutti i telomeri più corti”.
Avete studiato gli astronauti.
“Due gemelli monozigoti. Biologicamente uguali. Uno a casa, uno in orbita nello spazio. Il secondo presentava modificazioni importanti del Dna a causa dello stress subito”.
I telomeri sarebbero una specie di diario biologico?
“Proprio così. Sono il nostro book of life. Un marker delle nostre esperienze di vita. C’è la nostra vita stampata nei telomeri. Impressionante. I veleni che mangiamo, respiriamo e quello che abbiamo subito nella testa”. ,
I telomeri possono tornare ad allungarsi con il giusto stile di vita?
“Questo no. Non si può invertire. Ma possiamo rallentare l’accorciamento e allungare la vita. Fumo, cattiva alimentazione e stress accorciano i telomeri. Dieta mediterranea, attività fisica e quella che io chiamo “Biology of kindness” rallentano l’accorciamento”.
Biologia delle gentilezza?
“L’impatto positivo della gentilezza e dell’altruismo sulle molecole del nostro Dna. E’ stato dimostrato che la meditazione, in particolare, protegge i telomeri e la salute”.
La meditazione allunga la vita?
“Non è per tutti la meditazione. Non tutti ce la fanno a spegnere il cervello. La mia meditazione è fare kayak nei torrenti. Con il professor Scapagnini abbiamo in programma un viaggio in Asia per misurare i telomeri dei monaci tibetani”.
Il Dalai Lama avrà telomeri invidiabili.
“Il progetto sui monaci tibetani è nato da un mio incontro con lui a Napoli. Se sarà in salute non escludo che si sottoporrà anche lui ai nostri test”.
L’altruismo. Dedicarsi all’altro da sé. Prendere le distanze dal proprio ego aiuta a vivere meglio e di più?
“E’ scientifico. Focalizzarsi sul benessere degli altri aiuta la nostra salute. Perdonare aiuta la longevità, non solo la psiche o la coscienza. Non sono più supposizioni”.
Misurare i telomeri. Come si fa?
“Misurare i telomeri è complicatissimo. Ci sono tantissime sfumature. Attualmente possono farlo solo due o tre laboratori negli Stati Uniti”.
Abbiamo tutti alla nascita la stessa lunghezza?
“Assolutamente no, la lunghezza dei telomeri cambia da individuo a individuo. Quelli delle donne e degli africani sono più lunghi”.
La giornata perfetta di uno che vuole bene ai suoi telomeri e dunque a se stesso?
“Dorme bene, non fuma, fa attività fisica, mangia cose naturali, tanta verdura, sta a tavola senza fretta, in compagnia di persone che parlano e ragionano. Cerca di frequentare chi dà gioia e affetto. Noi siamo animali sociali”.
Il piatto mediterraneo perfetto.
“Pasta e fagioli. In generale, tutti quelli della tradizione povera”.
Impazza la moda vegana.
“Non so, non sono una nutrizionista. Non mi sembra un’alimentazione completa”.
Il cancro aumenta nella società dell’opulenza.
“Il cancro è aumentato anche con l’obesità. Incredibile negli Stati Uniti, quanta gente extralarge. L’adiposi è tossica”.
State analizzando il Dna di centenari sparsi nel mondo
“Abbiamo già lavorato con i centenari di Okinawa. Ora stiamo in Sicilia e poi andremo in Sardegna. Studiamo centenari in buona salute. Non è interessante la longevità in sé, ma come ci arrivi. Nessuno vuole campare fino a 120 anni pieno di acciacchi”.
L’ebbrezza della scienziata.
“Questo lavoro che faccio dal 1998 sul cancro dell’utero è puro amore per me. Passione. Adesso voglio fare di più. Fin qui ho lavorato sulle donne bianche, ora voglio concentrarmi su altre razze, africane, latinoamericane, le donne delle minoranze”.
In che direzione va la medicina?
“Verso la terapia personalizzata. E’ questo il prossimo futuro. E’ questa la svolta degli studi sul Dna”.
Quanto è indietro la ricerca scientifica in Italia?
“Avete tanti talenti. Gente incredibile. Ma non ci sono soldi, non ci sono risorse. È un grande dispiacere questo per me”.
Quando misurate telomeri drammaticamente corti e dunque indizi di morte prossima, lo comunicate al soggetto?
“E chi sono io, Dio, per predire la morte a un essere umano?”.
Fonte: qui
martedì 29 gennaio 2019
SE STATE PENSANDO DI ADOTTARE UN REGIME ALIMENTARE SALUTARE SAPPIATE CHE È STATA STILATA UNA CLASSIFICA DEI MIGLIORI
IL SITO "U.S. NEWS & WORLD" HA INCORONATO LA DIETA MEDITERRANEA. IL MOTIVO? E’ RICCA E VARIEGATA E PREVEDE IL CONSUMO DI PESCE, OLIO D’OLIVA, FRUTTA E VERDURA
Anno nuovo, dieta nuova. Tutto come da copione. Con l’inizio del 2019, infatti, non mancano i buoni propositi. I più comuni? Mangiare meglio, perdere peso e fare più esercizio fisico. Una volta fissato l’obiettivo, bisogna capire come raggiungerlo. Quali sono le diete al top del nuovo anno?
Diete al top, la mediterranea la più salutare
A dare i voti è stato U.S. News & World. Il noto sito americano, anche per il 2019, ha stilato la classifica dei migliori regimi alimentari da seguire durante i prossimi mesi. Ad avere la meglio è stata la dieta mediterranea.
Il motivo? E’ ricca e variegata e prevede il consumo di pesce, olio d’oliva, frutta e verdura e riduce, invece, l’assunzione di carne rossa e grassi saturi. Questa dieta, inoltre, favorisce il buon funzionamento dell’apparato cardiocircolatorio. Aiuta anche a prevenire il cancro e riduce il rischio di depressione.
Dieta Dash, un valido aiuto contro l’ipertensione
Al secondo posto si è piazzata la dieta Dash. Il suo obiettivo? Mira a prevenire la pressione alta (ipertensione) prediligendo il consumo di frutta, verdura, cereali integrali e proteine magre. Non esclude il consumo di carne rossa e latticini.
Dalla Flexitariana alla Weight Watchers
A chiudere il podio è invece la dieta Flexitariana, in cui si mangiano principalmente alimenti a base vegetale. Non si abolisce però del tutto la carne. Se l’intento è quello di perdere peso, la migliore dieta è la WW ovvero la Weight Watchers. Si basa su un sistema di SmartPoints, ovvero assegna a ogni cibo e bevanda un punteggio in base alle proprietà nutrizionali.
Dieta Atkins e chetogenica
A seguire, tra le diete al top figurano anche la dieta Atkins (a basso tenore di carboidrati a favore invece di proteine e grassi) e ancora la dieta chetogenica, basata anch’essa sulla riduzione dei carboidrati privilegiando, invece, i grassi.
In totale sono stati analizzati ben 41 regimi alimentari. Non resta che analizzarli e capire quale possa essere più in linea con le proprie esigenze e aspettative.
Fonte: qui
giovedì 26 luglio 2018
GLI INTEGRATORI A BASE DI OLIO DI PESCE CHE INGOIAMO QUOTIDIANAMENTE NON HANNO ALCUN EFFETTO 'SALVACUORE', NON RIDUCONO PER NIENTE IL RISCHIO DI ACCIDENTI CARDIOVASCOLARI: ECCO PERCHE'
COSA DOBBIAMO MANGIARE PER PROTEGGERE LE NOSTRE CORONARIE
Melania Rizzoli per Dagospia
Non hanno alcun effetto 'salvacuore', non riducono per niente il rischio di accidenti cardiovascolari, di ostruzioni coronariche, di infarto del miocardio, di ictus, di aritmie cardiache e non hanno nessun effetto sulla formazione delle placche carotidee e vascolari in generale, nè tantomeno sull'assetto lipidico di colesterolo e trigliceridi.
La scure della scienza si abbatte inesorabilmente e definitivamente su un altro mito degli integratori, i più decantati e consumati al mondo per il loro ventilato effetto positivo sulla salute vascolare, gli acidi grassi Omega3 a base di olio di pesce, fino a ieri ritenuti dagli esperti gli unici integratori in grado di prevenire e scongiurare l'irrigidimento delle pareti arteriose e venose, e quindi di impedire il formarsi delle placche arteriosclerotiche nel loro lume.
L'ultima metanalisi, ovvero una revisione di un più ampio numero di ricerche, che ha creato un terremoto nel mondo scientifico e industriale, appena diffusa dalla Cochrane Library, iniziativa internazionale no-profit che valuta e diffonde informazioni su efficacia e sicurezza degli interventi sanitari, ha rilevato e dimostrato con certezza la assoluta inefficacia protettiva e preventiva delle malattie cardiovascolari di questo tipo di integratori, che risultano i più venduti, acquistati e consumati a livello mondiale, rilasciando un messaggio micidiale, ma dal contenuto incontestabile, corredato e completo di evidenze mediche, cliniche e scientifiche, che ha infranto tutte le principali linee internazionali, le quali invece fino a ieri raccomandavano l'uso di questi integratori alimentari nella prevenzione cardiovascolare secondaria.
In passato molti studi avevano già riportato simili conclusioni, ma la Cochrane Library ha fatto un lavoro ancora più approfondito, analizzando ben 79 sperimentazioni randomizzate, che hanno coinvolto in totale oltre 160mila persone, ricontrollando tutti i dati per verificare l'assenza di parzialità o di errori sistematici, giungendo alla conclusione che tutti i ricercatori impegnati nel mega studio internazionale non sono stati in grado di dimostrare il benché minimo beneficio clinico dalla assunzione continuata e cronica di questo tipo di prodotti nei disturbi cardiaci, stilando, a fine indagine, la seguente sentenza scientifica: "L'utilizzo di queste sostanze non diminuisce il rischio di morte ed ha un effetto nullo sulle malattie cardiovascolari" .
Dopo un follow-up durato anni, su diverse ricerche scientifiche che hanno coinvolto in totale oltre 120mila pazienti, non è stato possibile infatti rilevare la riduzione degli infarti, della morte improvvisa, degli ictus e della mortalità totale dei soggetti che assumevano in modo continuativo gli Omega3, rispetto a quelli che non avevano ricevuto nessun trattamento. Questi dati non hanno fatto altro che confermare le ipotesi che erano già state formulate dai due più importanti studi americani, il primo effettuato su migliaia di medici volontari, il secondo effettuato su quasi 85mila infermiere, durati ben 16anni e pubblicati sulla autorevole rivista Journal of the American Medical Association (JAMA), che avevano già anticipato i dubbi sulla necessità di consigliare e somministrare queste tipologie di integratori, assunti quotidianamente da milioni di persone nel mondo.
Ma a cosa servono concretamente gli Omega-3 ?
Gli Omega3 sono una categoria di acidi grassi essenziali, noti soprattutto per la loro presenza nelle membrane cellulari di tutto il corpo , soprattutto vascolari, finalizzati al mantenimento della loro integrità ed elasticità, che sono sintetizzati dall'organismo a partire dall' acido ALA (acido alfa-linoleico), ma solamente in piccole quantità, ed è stato dimostrato che il tasso non varia con l'aumento orale di apporto artificiale.
I principali acidi grassi del gruppo Omega-3 sono, oltre all' ALA, l' acido eicosapentaenoico (EPA) e l'acido docosaesaenoico (DHA), che sono oli essenziali, contenuti principalmente nell'olio di pesce, e che possono essere convertiti, solo se naturali, dall'organismo tra di loro. La fama degli Omega-3 si deve in origine dall'osservazione delle popolazioni eschimesi che vivono in Groenlandia, che si nutrono e consumano principalmente pesci, mammiferi marini e loro derivati, e nelle quali le malattie cardiovascolari hanno una prevalenza bassissima se non inesistente, e questa evidenza ha quindi innescato lo sviluppo di studi in proposito, che hanno portato alla convinzione che una dieta ricca di Omega-3 abbassasse i livelli di trigliceridi e di colesterolo, e diminuisse di conseguenza il rischio di infarto, di ictus, di arteriosclerosi e di ipertensione. Ma le numerose evidenze scientifiche raccolte finora hanno dimostrato una netta differenza tra gli Omega-3 assunti consumando il pesce e quelli estratti dagli integratori, tanto nella prevenzione primaria quanto in quella secondaria, perché l'efficacia nel primo caso non è in discussione, mentre sugli integratori, come dimostra l'ultima metanalisi, le conclusioni non sono affatto consolidate, se non dissonanti. Occorre infatti tener conto della differenza tra gli integratosi e i farmaci veri, che hanno il principio attivo con un effetto pilotato e preciso, un aspetto di cui in realtà pochi tengono conto, ma che invece è fondamentale, poiché gli integratori contengono meno del 50% di acidi grassi polinsaturi, che non si integrano, non entrano nel metabolismo e vengono eliminati, mentre nei farmaci la concentrazione parte dall' 85%, e la loro efficacia è imparagonabile a quella degli integratori, come dimostrano gli effetti terapeutici riconosciuti e certificati.
L'Italia in passato ha recepito gli indirizzi di utilità di questi tipi di prodotti rendendo mutuabili tutti i farmaci a base di Omega-3, ma oggi in commercio si possono reperire numerose composti a base di Omega-3 che non sono medicinali, che contengono anche i loro precursori variamente mescolati tra di loro con associazioni vitaminiche, in confezioni che appartengono alla categoria non dei farmaci, ma degli integratori alimentari, che quindi non hanno gli stessi effetti e la stessa efficacia terapeutica riconosciuta e brevettata.
Le sorgenti dietetiche degli acidi grassi si trovano principalmente in alimenti come il pesce, i crostacei, l' olio di pesce, le noci, le mandorle, gli oli vegetali, la lecitina di soia, il riso rosso, gli spinaci, i semi di lino e di canapa, le alghe e l'avocado.
Di sicuro c'è che le persone che hanno avuto un pregresso problema al cuore, l'integrazione di integratori Omega-3 non risolve le lacune, nè pone rimedio agli errori commessi a tavola, perché una persona colpita da un evento cardiovascolare non può rimanere mai più a 'dieta libera', dovendo ridurre alimenti a base di carboidrati semplici e grassi saturi, a scapito di frutta, verdura e legumi, perché il contributo della dieta in casi come questi non è in discussione, essendo considerata la prima terapia.
L'assunzione degli integratori inoltre, come è noto interferisce con molti farmaci, e gli Omega-3 presi sportivamente, possono aumentare il rischio di emorragie, se per esempio assunti insieme a medicinali che hanno lo stesso effetto, come l'aspirina, gli anticoagulanti e gli antinfiammatori non steroidei ( ibuprofene o naprossene); possono inoltre influire sulla glicemia, causando problemi di controllo, e chi assume antidiabetici orali o insulina dovrebbe valutare se adeguare il dosaggio dei farmaci agli omega-3; possono far abbassare la pressione, e possono interagire anche con principi attivi che agiscono sulle aritmie cardiache e sul sistema immunitario; ed infine possono dare alla pelle di chi li assume in modo continuativo e cronico, il caratteristico odore di pesce. La curiosità scientifica è che non è stato mai rilevato alcun rischio od effetto collaterale legato al l'assunzione di integratori di Omega-3 nei pazienti affetti da allergia al pesce, a dimostrazione che le interazioni delle sostanze e degli allergeni non sempre combaciano o coesistono tra loro.
Quello che emerge da questo mio articolo, che non vuole essere allarmante o deludente, è che le certezze non esistono e le ipotesi sono ancora numerose, ma posso affermare senza timore di essere smentita che l'assunzione di integratori di Omega-3 non garantisce affatto gli stessi benefici dei farmaci e soprattutto di una dieta ricca di alimenti che contengono naturalmente questi preziosi grassi, e posso confermare che oggi gli integratori Omega-3 non saranno da noi medici più consigliati per nessuno, perché il loro effetto si è dimostrato, senza ombra di dubbio, scientificamente nullo.
giovedì 5 luglio 2018
UNO STUDIO SPAGNOLO DIMOSTREREBBE CHE IL SEGRETO DELLA FERTILITÀ È RACCHIUSO IN NOCI, MANDORLE E NOCCIOLE
IL CONSUMO DI ALMENO 60 GRAMMI AL GIORNO DI FRUTTA SECCA A GUSCIO RENDEREBBE GLI SPERMATOZOI PIÙ NUMEROSI, MOBILI E VITALI, CON UNA FORMA PIÙ FUNZIONALE E UN DNA PIÙ INTEGRO
Da "www.today.it"
Il segreto della fertilità maschile? E' nascosto nei gusci di noci, mandorle e nocciole.
Con una dose di almeno 60 grammi al giorno di frutta secca a guscio, gli uomini possono completare la loro dieta e contare su spermatozoi più numerosi, mobili e vitali, con una forma più funzionale e un Dna più integro.
In generale su una qualità spermatica migliore, viatico per maggiori chance di concepimento. Lo dimostra uno studio presentato al Congresso dell'Eshre, la Società europea di riproduzione umana ed embriologia, da Albert Salas-Huetos della Human Nutrition Unit dell'Universitat Rovira i Virgil di Reus, in Spagna.
La ricerca ha coinvolto per 14 settimane 119 giovani maschi sani, di età compresa fra 18 e 35 anni, suddivisi casualmente in due gruppi: dieta in stile occidentale, con o senza l'aggiunta di 60 grammi al giorno di frutta a guscio mista.
Sono stati quindi controllati diversi parametri spia di un seme sano: conta spermatica; vitalità, motilità e morfologia degli spermatozoi; livello di frammentazione del Dna spermatico, un elemento strettamente associato all'infertilità maschile.
Ed ecco il risultato: nei partecipanti che consumavano quotidianamente noci e simili apparivano migliorati tutti i fattori correlati alla fertilità (la conta spermatica del 16%, la vitalità del 4%, la motilità del 6%, la morfologia dell'1%), con una riduzione della frammentazione del Dna.
"I dati ottenuti - commentano gli autori - sono coerenti con i miglioramenti riscontrati in altri recenti studi che hanno valutato l'effetto di diete ricche di omega-3, antiossidanti (vitamina C ed E, selenio e zinco) e folati". Tutti nutrienti presenti anche nella frutta secca esaminata.
Gli aspiranti papà dovrebbero quindi armarsi di schiaccianoci prima di imbarcarsi nella ricerca di un bimbo, per vie naturali o con l'aiuto della fecondazione assistita?
"Basandoci esclusivamente sui risultati di questo studio non possiamo ancora dirlo", risponde Salas-Huetos, ma nella letteratura scientifica "si stanno accumulando dati" su quella che si può ormai considerare "un'evidenza: cambiamenti di vita come l'adozione di un modello dietetico sano possono aiutare il concepimento, e naturalmente anche alimenti come le noci sono un componente chiave di una dieta mediterranea sana".
Fonte: qui
mercoledì 23 maggio 2018
LA DIETA DELLA TIROIDE: ECCO I SEGRETI CHE TUTTI DOVREBBERO CONOSCERE AD INIZIARE DALL’ALIMENTAZIONE
UNO DEI FATTORI PIU’ IMPORTANTI PER LA SALUTE DELLA TIROIDE E’ LA SALUTE DELL’INTESTINO.
ATTENZIONE ANCHE ALLA QUALITA’ DEL…
Da www.ansa.it
Sei milioni di italiani, soprattutto donne, soffrono di patologie della tiroide. Molti altri hanno problemi analoghi ma non ne sono consapevoli perché i sintomi iniziali spesso vengono attribuiti a malesseri passeggeri o di tutt'altra origine. In occasione della Settimana mondiale della Tiroide, che si celebra dal 21 al 27 maggio, il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione e Serena Missori, endocrinologa e nutrizionista, autrice del libro "La dieta della tiroide", in collaborazione con Consulcesi Club, svelano quattro segreti sulla salute tiroidea che tutti dovrebbero conoscere.
Il primo riguarda la salute dell'intestino, uno dei fattori più importanti per la funzione della tiroide. Quando è infiammato, quest'organo assorbe male i nutrienti, produce più tossine che entrano nel circolo sanguigno, alterando l'equilibrio dei nostri ormoni, compresi quelli tiroidei. Per mantenere l'intestino efficiente, bisogna limitare gli zuccheri semplici, bere tanta acqua e consumare vegetali ricchi di fibre.
Diversi studi hanno infatti dimostrato che la permeabilità intestinale, dovuta all'infiammazione da cibo, disbiosi della flora batterica e tossine, può favorire la produzione di anticorpi contro la tiroide e quindi la tiroidite autoimmune.
I ritmi frenetici, eventi stressanti e poco riposo rappresentano un mix letale che può mandare in tilt la tiroide compromettendo la funzionalità. Lo stress infatti induce la produzione di cortisolo (definito non a caso ormone dello stress) che frena il lavoro della tiroide rallentando il nostro metabolismo e facendoci ingrassare. La soluzione è imparare a gestire lo stress attraverso tecniche di rilassamento e meditazione.
Molti medici non riconoscono il ruolo della dieta nella funzione tiroidea, perchè considerano l'alimentazione un elemento secondario alla terapia sostitutiva ormonale e si limitano a fornire indicazioni generiche sull'alimentazione.
Invece ci sono cibi che sono veri alleati della salute tiroidea come il pesce (compresi gamberetti, totani e calamari), che contengono sia proteine che iodio, i pistacchi, per il loro apporto di tirosina, amminoacido essenziale per la formazione degli ormoni tiroidei, le noci del Brasile ricche di selenio e fondamentali per i processi enzimatici e le uova, meglio se biologiche. Se la tiroide funziona troppo, invece, via libera alla valeriana che è sedativa e al petto di tacchino che grazie al triptofano favorisce il rilassamento.
Attenzione alla quantità e alla qualità del sonno: un numero insufficiente di ore di sonno, o comunque un sonno disturbato, fa aumentare il lavoro delle ghiandole surrenali con maggiore produzione di adrenalina e noradrenalina nonché di cortisolo.
L'eccessiva produzione di cortisolo, soprattutto notturna, momento in cui deve essere prodotto soltanto in minima parte, fa innescare una resistenza agli ormoni tiroidei e un aumento della Reverse T3 che è il freno del metabolismo. Tutto ciò si può tradurre nel tempo in disfunzione tiroidea da mancanza di sonno.
È importante, quindi, imparare tecniche rapide per favorire il rilassamento, il sonno riposante e rigenerante.
Il 23 visite ed esami gratuiti all'Idi di Roma
Mercoledì 23 maggio l'Istituto dermopatico dell'Immacolata-Irccs di Roma aderisce alla Settimana Mondiale della Tiroide offrendo ai pazienti una giornata di visite mediche endocrinologiche ed esami ecografici gratuiti.
"La tiroide, ricorda Alessandro Scoppola, responsabile dell'Ambulatorio di Endocrinologia dell'Idi, produce un ormone che regola importanti processi durante tutto l'arco della vita, correlati alla gestione dell'energia del nostro organismo". E aggiunge, "ogni anno in Italia vengono diagnosticati 60.000 nuovi casi di patologia nodulare della tiroide, la maggior parte dei quali, non ha fortunatamente effetti infausti sul futuro dei pazienti. La prevenzione rappresenta la prima forma di cura ed è per questo che, in occasione della Settimana Mondiale della Tiroide, l'Idi aderisce all'iniziativa, promossa anche dall'Associazione Medici Endocrinologi, offrendo visite endocrinologiche gratuite".
L'incontro con i pazienti servirà ad informarli anche su quelle che sono le possibili cure alla luce delle più recenti Linee Guida e soprattutto sull'importanza della profilassi iodica. Sempre mercoledì l'Idi offrirà prestazioni sanitarie a tariffe agevolate e senza prenotazione per esami di laboratorio per la tiroide e per il metabolismo intestinale, visite specialistiche per l'osteoporosi e la nutrizione, screening per la celiachia.
Fonte: qui
Iscriviti a:
Post (Atom)






























