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mercoledì 24 luglio 2019
venerdì 3 maggio 2019
UN GRUPPO DI RICERCATORI DELL’UNIVERSITÀ DI MILANO HA SCOPERTO COME AFFAMARE LE CELLULE TUMORALI FINO A FARLE MORIRE, GRAZIE ALL'ATTIVAZIONE DI UN COMPLESSO MECCANISMO MOLECOLARE CHE ATTACCA IL METABOLISMO ALTERATO DEL CANCRO

UNA DIETA CHE ABBASSA LA GLICEMIA ACCOMPAGNATA DALLA SOMMINISTRAZIONE DI UN FARMACO ANTI-DIABETE INNESCA UNA LUNGA REAZIONE A CATENA CHE…
Tumori, una dieta che abbassa la glicemia accompagnata dalla somministrazione di un farmaco anti-diabete innesca una lunga reazione a catena che porterebbe alla morte delle cellule malate.
La scoperta è stata fatta dai ricercatori dell'Istituto europeo di oncologia coordinati da Saverio Minucci, professore di Patologia generale all'Università di Milano. I risultati dello studio, effettuato in collaborazione con il gruppo di Marco Foiani - direttore scientifico dell'Ifom e professore di Biologia molecolare dell'ateneo milanese - sono stati pubblicati oggi sulla rivista scientifica Cancer Cell.
«Nel nostro studio - spiega Saverio Minucci - riducendo il tasso glicemico con la dieta e somministrando metformina, abbiamo inibito la plasticità metabolica e abbiamo fatto morire le cellule tumorali. Grazie a una dettagliata analisi funzionale a livello molecolare, abbiamo scoperto che ciò che fa morire la cellula tumorale - prosegue - è l'attivazione della proteina Pp2a e del suo circuito molecolare».
In sostanza: affamare le cellule tumorali fino a farle morire, grazie all'attivazione di un complesso meccanismo molecolare che attacca il metabolismo alterato del cancro. Quest'ultimo è una delle differenze principali fra la cellula cancerosa e quella sana, quindi - secondo gli studiosi - deve essere possibile uccidere le cellule malate sfruttando questa differenza.
Nella sperimentazione clinica dovrà essere confermata la tollerabilità della combinazione e, in via preliminare, si dovrà valutare l'efficacia della combinazione di una dieta ipoglicemica e metformina per fermare la progressione del tumore, in aggiunta a terapie già in uso come la chemio. La ricerca è stata sostenuta dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro.
Fonte: qui
venerdì 21 dicembre 2018
Tumori, contro il mieloma arriva una terapia con cellule "ingegnerizzate"
Per la prima volta in Italia una terapia con cellule Car-T, ritenuta rivoluzionaria nella lotta ai tumori, è stata utilizzata contro il mieloma multiplo. La sperimentazione è stata portata avanti al Policlinico Sant'Orsola di Bologna, dove sono stati messi a confronto un paziente dimesso e uno ricoverato e sottoposto al trattamento. I linfociti T sono stati modificati per riconoscere le cellule "cattive" e poi infusi nuovamente per colpire il tumore.
L'acronimo "Car-T" deriva dall'inglese "Chimeric antigen receptor T-cell" e identifica una sofisticata procedura di immunoterapia cellulare adottiva. Si tratta di un nuovo approccio terapeutico nella lotta ai tumori, applicato per ora unicamente in alcune malattie del sangue. Gli studi condotti per un particolare tipo di leucemia acuta e di linfoma hanno dimostrato un'eccezionale efficacia del trattamento, che è stato recentemente approvato da Fda e Ema, le Agenzie regolatorie preposte alla commercializzazione dei farmaci negli Stati Uniti e in Europa.
Il Sant'Orsola è stato uno dei due centri italiani selezionati per condurre il primo studio clinico sperimentale con cellule Car-T nel mieloma multiplo. La terapia prevede anche il coinvolgimento, oltre a Ematologia, anche di altre branche specialistiche, come la Medicina trasfusionale per la raccolta dei linfociti del paziente, la Terapia intensiva e la Neurologia per la possibile gestione di complicanze molto severe, che nel primo paziente trattato a Bologna non si sono comunque verificate.
Fonte: qui
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venerdì 14 settembre 2018
LA PERCENTUALE DI CASI DI TUMORE IN EUROPA RISULTA IN AUMENTO MA, DIMINUISCE IL TASSO DI MORTALITÀ
SECONDO L’ULTIMO RAPPORTO DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ IL 2,4% DELLA POPOLAZIONE NEI 53 PAESI DELLA "REGIONE EUROPA" HA AVUTO IL CANCRO NEL 2014: UN INCREMENTO DEL 50% RISPETTO AL 2000
Da "www.agi.it"
La percentuale di casi di tumore in Europa risulta in aumento ma diminuisce il tasso di mortalità. Emerge dall'ultimo rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla "Salute in Europa". Il 2,4% della popolazione nei 53 Paesi della "regione Europa" dell'Oms ha avuto il cancro nel 2014, pari ad un incremento del 50% rispetto al 2000.
Negli Stati nordici come la Svezia, la Norvegia, la Finlandia, la Danimarca e l'Islanda, la percentuale di casi di tumore è al 5% mentre è all'1,8% in 10 ex repubbliche sovietiche.
Nell'Unione europea, nel 2013, la percentuale di tumori era al 2,8%, con una maggiora diffusione tra le donne (2,9%) rispetto agli uomini (2,7%). I nuovi casi di tumore al seno sono saliti del 30% tra il 2000 e il 2014 quando sono stati registrati 110 casi ogni 100.000 donne. Il tasso di mortalità per tumore al seno, dagli anni Novanta, è diminuito a 20 vittime ogni 100.000 donne nel 2015, pari al 21% nell'Ue, dal 26,8% nel 2000.
I casi di tumore al collo dell'utero risultano in progressiva diminuzione e le morti sono state praticamente dimezzate nell'Unione europea da dagli anni Settanta, con tre vittime ogni 100.000 donne nel 2015.
Anche i tumori ai bronchi, alla trachea e ai polmoni presentano variazioni in seno alla "regione Europa". In Francia, ad esempio, tra il 2000 e il 2015, sono raddoppiati da 47 a 70 casi ogni 100.000 persone, a fronte di un incremento dell'11% registrato in media nell'Ue.
Nella "regione Europa" sono risultati in media invariati a 40 casi per 100.000 abitanti nel 2014. Le morti, per questo tipo di tumori, sono scese nell'intera area del 13% rispetto al 2000 con alcune eccezioni. In Francia il tasso di moralità ha subito una discesa di appena il 2%, con 34,6 morti ogni 100.000 abitanti mentre in Portogallo è aumentato del 10% nello stesso periodo.
Fonte: qui
giovedì 28 giugno 2018
IN EGITTO HANNO SCOPERTO CHE SEI SCHELETRI SEPOLTI TRA I 1500 E I 3000 ANNI FA MOSTRAVANO I SEGNI RIVELATORI DEL CANCRO
I RESTI DIMOSTRANO CHE A QUEL TEMPO I TASSI DI TUMORE ERANO PIÙ BASSI: UN 5 PER MILLE
Il tumore non è un male del nostro tempo: sei antichi scheletri egizi, ritrovati in un cimitero nel centro dell’Egitto, rivelano i segni rivelatori del cancro e che i tassi della mortale malattia negli ultimi 3000 anni è salito alle stelle.
I ricercatori hanno esaminato 1.087 scheletri sepolti in un cimitero nell’Oasi di Dakhleh nel deserto occidentale dell’Egitto tra 1500 e 3000 anni fa, tra cui quello di un uomo sui 50 anni con cancro del retto e un bambino con la leucemia.
I resti dimostrano che a quel tempo, il tasso di casi di cancro era basso: gli scienziati stimano un 5 per mille nell’antichità, 100 volte di meno rispetto ad oggi. Questo salto potrebbe essere il risultato dell’invecchiamento della popolazione: pochi antichi egizi vivevano oltre 60 anni e oggi ci sono tumori che compaiono in età avanzata.
Gli scienziati hanno esaminato i resti di lesioni che alcuni tumori lasciano sulle ossa e le hanno utilizzate per diagnosticare approssimativamente ogni caso, così come l’età e il sesso della persona, spiega il Daily Mail.
Tra i sei scheletri, anche quelli di due donne più giovani con cancro alla cervice e un uomo con cancro ai testicoli che erano collegati al papilloma virus; i tre, avevano tra i 20-30 anni, un’età anomala anche ai giorni nostri.
«Quando i casi di Dakhleh sono stati presentati per la prima volta a incontri professionali, un commento comune contro l’accettazione della diagnosi di cancro era che la loro età era troppo giovane», scrive El Molto professore di antropologia alla Western University in Ontario, Canada, insieme a Sheldrick, medico di Chatham, Ontario.
«L’HPV o papilloma virus, è una causa confermata di cancro della cervice uterina e dei testicoli, e si è evoluta in Africa molto prima che emergesse l’Homo sapiens. Le due sepolture femminili e maschili di Dakhleh, tutti giovani adulti, potrebbero aver rispettivamente sviluppato il cancro della cervice uterina e del cancro ai testicoli. Sappiamo dall’attuale ricerca epidemiologica sul cancro che entrambi i tipi di tumori raggiungono il picco nei giovani adulti».
«Anche se gli antichi Dakhleh avessero avuto la stessa aspettativa di vita delle moderne società occidentali, è in dubbio che il tasso di cancro sarebbe stato equivalente”.
«L’effetto cancerogeno dell’ambiente sarebbe stato notevolmente minore di quello della moderna società occidentale», hanno concluso Molto e Sheldrick. I risultati dello studio sono stati pubblicati sull’International Journal of Paleopathology.
Fonte: qui
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