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venerdì 3 maggio 2019
martedì 4 settembre 2018
SUL CIBO CONTA PIÙ IL QUANDO DEL QUANTO
LA RICERCA DI UN ISTITUTO CALIFORNIANO: IL RITMO CIRCADIANO È FONDAMENTALE PER UN CORRETTO METABOLISMO. PER CHI HA DISFUNZIONI DELL’OROLOGIO BIOLOGICO LA SOLUZIONE È IL DIGIUNO INTERMITTENTE
RITMO CIRCADIANO
Conta più quando si mangia o quanto si mangia? I ricercatori del “Salk Institute for Biological Studies” in California non hanno dubbi: il ritmo circadiano ha un impatto maggiore sul metabolismo della quantità di cibo ingerito.
Secondo il nuovo studio per migliorare la salute sarebbe bene effettuare una sorta di digiuno intermittente. O meglio, sarebbe opportuno ridurre le ore tra la prima e l’ultima caloria assunta ogni giorno.
Lo studio è stato effettuato sui topi: limitare il lasso di tempo tra primo e ultimo pasto negli animali con schemi sonno-veglia scorretti ha permesso di correggere l’obesità e altri problemi di salute metabolica.
CIBO E RITMO CIRCADIANO
Già altri studi in passato avevano scoperto la correlazione tra ritmo circadiano e metabolismo. La novità nella ricerca dell’istituto californiano sta nella dimostrazione che l’orologio biologico aiuta a migliorare e produrre sane abitudini alimentari.
Il ritmo circadiano è legato al ciclo luce buio, in pratica alle ore del giorno e della notte. Il nostro corpo sa da solo quando deve mangiare e quando deve dormire. Se però riceve i segnali sbagliati c’è uno sfasamento.
Le persone che interrompono la loro routine hanno una vita più breve e sono più inclini al cancro, oltre ovviamente a soffrire d’insonnia. Coloro che invece hanno un orologio biologico normale e quindi schemi mentali regolari, mangiano soltanto in determinati orari. Ma cosa succede a chi ha una disfunzione?
“Con questa ricerca – ha detto uno dei ricercatori, Satchidananda Panda – la nostra domanda era: ‘se non abbiamo un orologio interno che ci dice quando mangiare, come possiamo imparare a saperlo da soli?”. La soluzione è appunto il digiuno intermittente. Altro che diete, per risolvere il vostro metabolismo potreste solo aver bisogno di spostare le lancette.
sabato 12 maggio 2018
ADDIO INCUBO DELLA BILANCIA – PAROLA DELLA NUTRIZIONISTA LYNDI COHEN CHE SVELA PERCHÉ NON SI PERDE PESO NONOSTANTE DIETE DA FAME
“POTREBBE DIPENDERE DAL METABOLISMO E SOLO CAMBIANDO LO STILE DI VITA SI POSSONO RAGGIUNGERE I PROPRI OBIETTIVI”
“IL SEGRETO È MANGIARE LENTAMENTE E RIMANERE A TAVOLA PER…”
DAGONEWS
Se avete provato a perdere una taglia, ma il girovita è rimasto uguale, potrebbe essere un problema legato al metabolismo. Parola della dietista e nutrizionista australiana Lyndi Cohen, che rivela come un semplice cambiamento dello stile di vita possa aiutare a perdere peso.
«Masticare lentamente e accuratamente aiuta a rilassare i muscoli inferiori dello stomaco, permettendo al cibo di spostarsi facilmente nell'intestino tenue - dice Cohen - Questo è importante per una sana digestione e può aiutare ad aumentare il metabolismo man mano che il cibo viene digerito più facilmente.
La masticazione è la prima fase della digestione ed è un processo molto importante che spesso viene trascurato. Masticare bene aiuta il corpo a produrre saliva, che è importante per il metabolismo. Rompere il cibo in pezzi più piccoli fa sì che quello che andiamo a ingerire sia più esposto alla saliva, rendendo così più facile per la digestione del cibo»·
Ma quanto tempo occorre per una buona masticazione? Ci vogliono 20 minuti per rendersi conto di essere sazi dopo aver mangiato, ma come sottolinea Cohen «molte persone possono finire un pasto in molto meno tempo, il che può portare a mangiare troppo perché il corpo non ha avuto la possibilità di iniziare a digerire correttamente il cibo.
Mangiare lentamente dà allo stomaco il tempo di comunicare al cervello che avete assimilato abbastanza cibo: fondamentale per la perdita di peso».
Masticare lentamente può sembrare semplice, ma è molto più difficile di quanto si possa pensare.
«Se state mangiando in gruppo, pensate che dovete essere le ultime persone a finire il pasto - conclude Cohen - Concedetevi almeno 20 minuti per terminare il cibo. Se finite prima, fate pratica aspettando quei minuti extra che vi porteranno alla sazietà. Potreste scoprire subito dopo che i morsi della fame sono già passati».
Fonte: qui
mercoledì 11 aprile 2018
CIBI “SENZA ...” – NON HANNO GRASSI E ZUCCHERI E ALLE VOLTE QUALCUNO ESAGERA A MANGIARNE
LA CARICA DI EMULSIONANTI, DOLCIFICANTI E PRODOTTI CHIMICI CHE AUMENTANO L’APPETITO E LASCIANO EFFETTI SUL NOSTRO CORPO…
Giulia Masoero Regis per “la Repubblica”
Senza grassi o zuccheri ma il rischio è mangiare di più di quando c'è di mezzo un "senza", quasi sempre si guadagna un "con". Soprattutto se parliamo di grassi e zuccheri, che se vengono tolti da un alimento devono essere sostituiti con altre sostanze che svolgano le loro funzioni.
Accade nei cibi light, le versioni leggere di molti prodotti alimentari, da formaggi a biscotti, yogurt e salse. Mangiare senza grassi o zuccheri è associato a un'idea di dimagrimento, perché si risparmia in calorie, ma a guardare bene l'etichetta ci si accorge che per togliere da una parte, i produttori devono aggiungere da un'altra. E spesso le aggiunte non sono migliori.
«Nelle fette di tacchino, nelle salse o nelle creme di formaggio, meno grassi significa più acqua - spiega Antonello Paparella, professore di Microbiologia degli alimenti all'università di Teramo - e più acqua significa più addensanti, emulsionanti ed eventualmente coloranti, perché diventa necessario limitare l'acqua disponibile per lo sviluppo microbico e conferire stabilità, colore e sapore».
Ma gli emulsionanti, avverte Paparella, «si sospetta danneggino l'integrità della barriera intestinale consentendo una sovrastimolazione da parte degli antigeni presenti nell'intestino che potrebbe favorire malattie allergiche e autoimmuni».
Tipico di prodotti da forno e yogurt è avere meno grassi ma più zuccheri. «In questo caso, non si guadagna molto in riduzione di calorie, e meno grassi significa anche digestione più veloce, quindi sazietà più breve», sottolinea l'esperto.
A titolo di esempio, uno yogurt intero contiene circa 70 calorie, 4 grammi di grassi e 4 di zuccheri per etto di prodotto. Il corrispondente light contiene quasi le stesse calorie, nessun grasso ma circa il doppio di zuccheri.
La funzione dello zucchero è trattenere l'acqua, rendendo l'ambiente ostile allo sviluppo di microrganismi, e lubrificare l'impasto. E nei prodotti che riportano la dicitura " senza zucchero" le soluzioni sono tre.
«Nelle confetture viene sostituito con fruttosio, sciroppo d'agave o succo d'uva, nei prodotti da forno con fibre vegetali e carboidrati complessi di altro tipo, oppure con i dolcificanti», continua l'esperto.
La soluzione più diffusa, soprattutto in bevande e dolci, è la terza. Ma i dolcificanti sono tanti, e non tutti convincono la comunità scientifica, che da anni li studia per capire i loro effetti sulla salute.
Alcune ricerche, di cui ha tirato le fila una meta analisi del 2017 su Canadian Medical Association Journal, hanno rivelato che chi assume dolcificanti regolarmente va incontro agli stessi, se non maggiori, problemi di salute (obesità e rischio cardiometabolico) di chi assume zuccheri.
Il problema sono le quantità. E come ha spiegato uno studio su Cell Metabolism, quando si mangiano alimenti con meno calorie, si tende a mangiarne di più.
«I dolcificanti aumentano l'appetito perché danno informazioni sbagliate al nostro organismo - spiega Michela Barichella, responsabile Dietetica e Nutrizione Clinica dell'Asst Gaetano Pini di Milano - abbiamo la sensazione di ricevere zucchero, ma il nutriente non arriva e il cervello chiede di mangiare di più».
E i conti non tornano, almeno dal punto di vista nutrizionale.
Fonte: qui
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