9 dicembre forconi: induzione
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sabato 24 novembre 2018

“LE INSEGNÒ A DROGARSI CON L'EROINA”


FINISCE NEI GUAI L'EX FIDANZATO DI PAMELA MASTROPIETRO, IL 21ENNE ROMENO ANDREI CLAUDIU NITU 

SAREBBE STATO LUI A DARLE LE PRIME DOSI DI DROGA 

È ACCUSATO ANCHE DI CIRCONVENZIONE D'INCAPACE E INDUZIONE ALLA PROSTITUZIONE 

IL RAGAZZO E’ STATO GIA’ ARRESTATO PER SETTE RAPINE


pamela mastropietroPAMELA MASTROPIETRO
Per Pamela l' anticamera dell' inferno si è aperta a Roma. E per la famiglia, nonché per la procura, c'è anche un responsabile: Andrei Claudiu Nitu, romeno di 21 anni, l'ex fidanzato della diciottenne di San Giovanni violentata e uccisa il 30 gennaio scorso nell'appartamento di via Spalato, a Macerata.

Lunedì prossimo Innocent Oseghale, pusher nigeriano, finora l'unico sospettato rimasto accusato di omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere, comparirà davanti al gup per l'udienza di rinvio a giudizio. Per lui la difesa potrebbe chiedere il rito abbreviato subordinato però a una super-perizia psichiatrica. Il primo passo che la famiglia di Pamela aspettava per avere giustizia.

pamela mastropietroPAMELA MASTROPIETRO
Ma ce n'è anche un altro per il quale Alessandra Verni, la madre di Pamela, è costretta ad aspettare però l'inizio dell' anno prossimo: Nitu rischia infatti di finire sotto processo per spaccio di droga a favore della giovane quando quest' ultima era minorenne, induzione alla prostituzione e circonvenzione d' incapace, reato contestato al ventenne, ora agli arresti domiciliari in una comunità a Cassino (Frosinone), proprio sulla base degli accertamenti medici disposti dalla procura sulla diciottenne.

Martedì scorso la prima udienza dal gup è stata rinviata perché non è stato possibile accompagnare il ragazzo da Cassino. Altrimenti anche questa storia avrebbe avuto una svolta. «Pamela si era innamorata di lui, era entrata in fissa. Andrei invece se n'è approfittato. C'è anche una perizia della procura che lo conferma», spiegano proprio dalla famiglia della giovane, che aveva conosciuto Nitu all' inizio del 2017.

PAMELA MASTROPIETROPAMELA MASTROPIETRO
Prima di allora la diciottenne non aveva mai fatto uso di eroina, fino a primavera la situazione è invece degenerata, al punto che Alessandra Verni, mamma di Pamela, ha deciso di rivolgersi al commissariato San Giovanni per denunciare la situazione. E la storia della diciottenne che voleva diventare criminologa è stata presa a cuore dai poliziotti diretti da Mauro Baroni, che in più di una circostanza si sono prodigati per andare a recuperare la giovane finita in brutti giri, anche a Trastevere e al Pigneto.
pamela mastropietroPAMELA MASTROPIETRO

Con lei c'era quasi sempre Nitu, che si spacciava per pugile, con tatuaggi sulla nuca e sul dorso delle mani, che nel settembre 2017 hanno finito per tradirlo: la polizia lo ha arrestato per sette rapine a ragazzini messe a segno nel luglio precedente con coltelli e minacce dalle parti di piazza Re di Roma.

In quelle settimane però Pamela era già entrata nel tunnel di Sert, cliniche, strutture sanitarie specializzate e comunità di recupero dal quale non sarebbe più uscita, se non fuggendo dalla Pars di Corridonia il giorno prima di cadere nella trappola di Oseghale e, almeno secondo la procura di Macerata, di altre persone, che hanno abusato di lei, l'hanno uccisa e infine fatta a pezzi.

Anche di Nitu, secondo quanto emerso dagli accertamenti svolti dalla polizia e dalla famiglia, si era fidata. Lo seguiva dappertutto, con lui fumava eroina e veniva spinta a procurargli i soldi per le dosi. La madre e il padre hanno tentato di farle invertire la rotta, di spingerla a lasciare quel ragazzo che si presentava di continuo sotto casa per portarla via.
Da qui liti con i familiari, fughe continue, ma anche riappacificazioni e un po' di speranza per il futuro. Stroncata in quell'attico a Macerata.

Fonte: qui

venerdì 27 luglio 2018

FACEVA PROSTITUIRE LA FIGLIOLETTA DI 9 ANNI CON UN ANZIANO IN CAMBIO DI POCHI SPICCIOLI E DELLA SPESA

IL TRIBUNALE DI ENNA LO HA CONDANNATO A 9 ANNI DI CARCERE E 20 MILA EURO DI MULTA


Faceva prostituire la figlia di nove anni con un anziano in cambio di pochi spiccioli e della spesa. Il Tribunale di Enna, presieduto da Francesco Paolo Pitarresi, ha condannato per concorso in atti sessuali su minori e per sfruttamento della prostituzione minorile, a nove anni di carcere e 20 mila euro di multa il padre della bambina.

L’uomo, difeso dall'avvocato Mauro Lombardo, era stato arrestato nell'agosto del 2016 dai carabinieri dopo un indagine scaturita da una segnalazione anonima di qualcuno che aveva visto ripetutamente due uomini e la piccola appartarsi in luoghi isolati della provincia di Enna. Nel corso del processo, iniziato nel 2017, l’imputato anziano è morto. Fonte: qui

sabato 5 maggio 2018

ROMA, ARRESTATO L'EX PERSONAL TRAINER DEL TALENT: FACEVA PROSTITUIRE LE ALLIEVE DELLA PALESTRA DOPO AVERLE RIEMPITE DI COCA

TRA SESSO ESTREMO E ORGE A PAGAMENTO, CONVINCEVA LE RAGAZZE AD ANDARE COI CLIENTI ''PER ACCRESCERE L'AUTOSTIMA, AVERE SUCCESSO NELLA VITA E, PERCHÉ NO, UNA PERFETTA FORMA FISICA''

Rinaldo Frignani per il ''Corriere della Sera - Roma''

marco castellanoMARCO CASTELLANO
Sesso estremo, sedute di bondage e cocaina. E poi soldi in cambio di prestazioni sessuali, anche di gruppo, da consegnare al personal trainer che le aveva convinte a prostituirsi «per accrescere l' autostima, per avere successo nella vita», ma anche «per avere una perfetta forma fisica».

Per la polizia era soprattutto questo, più che il denaro, il motivo che aveva convinto almeno tre ragazze di 20 anni a cedere alle richieste del loro istruttore di fitness, anche se c' è il sospetto che le vittime possano essere molte di più. Intanto però gli agenti del commissariato San Paolo, diretti da Massimiliano Maset, hanno messo un primo punto fermo nell' indagine arrestando Marco Castellano, 46 anni, volto noto del fitness romano e già personal trainer dei partecipanti a famose trasmissioni tv, come «Amici», «Volere o volare» e altre.
marco castellano 3MARCO CASTELLANO 3




Il quarantenne - direttore tecnico dell' area fitness in una palestra, il Freetime Sporting Club, ai Colli Portuensi - è stato bloccato giorni fa nel suo studio a Monteverde dove gli investigatori lo hanno sorpreso con alcune banconote che avevano precedentemente fotocopiato, consegnate all' istruttore da due delle ragazze trasformate in squillo di lusso. Al momento del controllo della polizia c' era anche cocaina, oltre a 430 euro, sex toys utilizzati proprio nella pratica del bondage (quella di legare il partner consenziente) e uno smartphone dal quale i poliziotti hanno ricavato informazioni utili per ricostruire il giro di squillo.

Castellano, secondo chi indaga, non ha negato le accuse che gli venivano contestate.
marco castellano 2MARCO CASTELLANO 


L' arresto per induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione è stato convalidato dal gip e attualmente il personal trainer si trova a Regina Coeli. Dagli accertamenti investigativi è emerso che il quarantenne chiamava «cagnetta» una delle ragazze alle quali organizzava appuntamenti con clienti scelti fra i suoi amici. Al momento non risulterebbero personaggi dello spettacolo, ma la polizia ha lanciato un appello alle giovani che frequentano quella palestra e altre strutture sportive affinché vittime e testimoni segnalino episodi simili.

marco castellanoMARCO CASTELLANO




D' altra parte le indagini sono scattate dopo la denuncia di alcuni amici di una delle tre giovani che avevano capito che lei era entrata in un brutto giro. A quel punto ne sono state identificate altre due, una delle quali nel frattempo era diventata complice dell' istruttore e per questo è indagata.

Il sistema, che per gli investigatori veniva adottato da anni, era sempre lo stesso: l' istruttore praticava bondage con una giovane che poi - dopo essere stata anche sottoposta a umiliazioni e punizioni a sfondo sessuale - veniva convinta (anche con il consumo di cocaina) a partecipare a incontri con altri uomini in alberghi prenotati dal quarantenne e con tariffe decise da lui, fra i 130 e i 300 euro. Ma i soldi, consegnati interamente all' istruttore, non erano l' unico fine dello sfruttamento. 

Fonte: qui

venerdì 1 dicembre 2017

UNA 40ENNE DELLA PROVINCIA DI SALERNO VIENE CONDANNATA A 7 ANNI PER AVER INDOTTO LA FIGLIA DI 13 ANNI A PROSTITUIRSI CON UN SESSANTENNE

LA ACCOMPAGNAVA AGLI INCONTRI E RITIRAVA I SOLDI…

Nicola Sorrentino per https://www.ilmattino.it

pedofiliaPEDOFILIA
«Incapace di valutare i rischi dei suoi comportamenti, da genitore immaturo, mossa solo da bisogni primitivi ma consapevole di trarre vantaggi economici dallo sfruttamento della figlia. La sua condotta è stata omissiva, perché pur avendo la posizione di garanzia rispetto alla figlia minore, favoriva quegli incontri sessuali».

Eccole le motivazioni del gup del tribunale di Salerno per una madre 40enne di Castel San Giorgio, condannata a 7 anni di carcere per aver indotto la figlia di 13 a prostituirsi. Nella sentenza del giudice Vincenzo Pellegrino vengono ripercorsi i comportamenti della donna e del suo amico operaio, che per aver abusato sessualmente della figlia, è stato condannato a 9 anni e 4 mesi di carcere.

Per il gup la donna non era «incapace di intendere e di volere», come sostenuto dalla difesa, «perché induceva la figlia alla prostituzione, ne sfruttava e, comunque, generalmente ne favoriva la prostituzione con il 62enne, accompagnandola agli incontri e lasciando che la minore avesse rapporti sessuali remunerati».

Fonte: qui

giovedì 9 novembre 2017

UNA COPPIA DI GALLARATE OFFRE UN LAVORO A UNA 18ENNE DELL’EST MA POI LA SCHIAVIZZA E LA COSTRINGE A PROSTITUIRSI

UNA VOLTA LIBERATA, LA RAGAZZA HA RACCONTATO DI AVER ACCETTATO DI VENIRE IN ITALIA PERCHE’ LE ERA STATO PROMESSO UN LAVORO. MA GIA’ DURANTE IL VIAGGIO VERSO LA LOMBARDIA LE HANNO DETTO CHE…

La hanno attirata in Italia promettendole un lavoro e una vita migliore. 

Invece, a 18 anni, l'hanno costretta a prostituirsi e a vivere un incubo. Ora, la Corte di Assise di Busto Arsizio ha condannato i due "aguzzini", un imprenditore italiano e la sua compagna rumena, a 8 anni e 6 mesi di reclusione per riduzione in schiavitù e induzione e sfruttamento della prostituzione della giovane, di origine slava. Per mesi l'hanno costretta a "vendersi" a Gallarate (Varese). I giudici hanno accolto la richiesta di condanna del pm Luigi Furno.

La coppia era stata arrestata il 28 settembre del 2016 al culmine di un'inchiesta della Polizia di Gallarate partita dopo la denuncia della sorella maggiore della vittima. Dalle indagini è emerso che la diciottenne, insieme a un'altra donna rumena, riceveva i clienti contattati su internet in un appartamento affittato dall'imputato con un regolare contratto.

Una volta tornata libera grazie a un blitz degli agenti, la giovane aveva raccontato di aver accettato di venire in Italia perché pensava di costruirsi una vita economicamente migliore, come le aveva promesso la coppia. Già durante il viaggio verso Gallarate, però, gli imputati le avevano detto che avrebbe dovuto lavorare in un centro massaggi «per soli uomini» e che avrebbe dovuto impegnarsi a fondo per saldare un debito di mille euro: si trattava dei soldi spesi dalla coppia per portarla in Italia. Tra le mansioni della vittima, anche le pulizie di casa. Inoltre non poteva mai allontanarsi da sola, non poteva contattare i familiari ed era costretta a dormire su una poltrona.

Fonte: qui

venerdì 22 settembre 2017

FROSINONE, L'INFERNO DI GLORIA MASSACRATA DAI PARENTI AGUZZINI PERCHE' NON VOLEVA PROSTITUIRSI

IL FIGLIO DI 5 ANNI HA RACCONTATO LE BOTTE, LE BASTONATE E L'OMICIDIO 

"IL MATRIMONIO COMBINATO" COL FRATELLO DEL CONVIVENTE EGIZIANO DELLA CUGINA E L'ANNO DI UMILIAZIONI

IL SACERDOTE: "ADESSO, UN MESE DOPO, TANTI GIORNALISTI MI CHIEDONO SCUSA PER GLORIA. HANNO CAPITO CHE LE PAROLE SONO COME LE PIETRE SCAGLIATE CONTRO LA MADDALENA...”

Fabrizio Caccia per il Corriere della Sera

«Prostituta massacrata», titolarono i giornali.
«Ma adesso, per fortuna, un mese dopo - racconta don Ermanno D' Onofrio, il prete che ha battezzato i suoi figli e celebrato il suo funerale - tanti giornalisti mi chiedono scusa per Gloria. Hanno capito che le parole a volte sono come le pietre scagliate contro la Maddalena...».

Gloria Pompili, 23 anni, di Frosinone, mamma di due bimbi di 3 e 5 anni, è stata uccisa davanti a loro la sera del 23 agosto sulla via dei Monti Lepini, nel territorio di Prossedi, per essersi ribellata ad un anno di umiliazioni, costretta anche l' ultimo giorno a vendersi sulla strada che collega Frosinone a Latina.

I due piccoli, quella sera, si trovavano proprio nella Bmw dei suoi aguzzini che erano andati a riprenderla dal lavoro.

Dopo l' ennesima discussione, giù botte e bastonate. Il bimbo più grande, però, ha reso giustizia alla mamma: nella casa-famiglia dov' è stato portato col fratellino ha raccontato tutto ad un operatore.
GLORIAGLORIA
Ed ecco che martedì scorso un' altra giovane donna, il capitano dei carabinieri Margherita Anzini, comandante della compagnia di Terracina, ha messo le mani su Loide Del Prete, cugina di Gloria, e sul convivente egiziano Saad Mohamed Salem, entrambi difesi dall' avvocato Filippo Misserville.
«La nostra indagine non potrà riportarla in vita - dice commossa la carabiniera -.
Ma servirà a ridarle dignità.

Perché questa ragazza, che avrebbe dovuto trovare affetto in quell' ambito familiare, ha subìto solo vessazioni e soprusi, fino all' annientamento dell' identità».

Vissuta in una casa-famiglia dai 7 ai 18 anni, dopo la separazione dei suoi genitori, Gloria conobbe in quella struttura un giovane rumeno, Alex, da cui ha avuto i due bimbi. Alex, intanto, si è legato da tempo ad un' altra donna e ora è in carcere a Rieti per spaccio. Uscirà a gennaio prossimo.
L' inferno vero di Gloria, però, è iniziato un anno fa, quando è caduta nella rete di sua cugina Loide e del convivente egiziano, trasferendosi addirittura a vivere da loro, in corso Lazio, con i due bambini.

GLORIA FUNERALIGLORIA FUNERALI
Qui ha conosciuto pure il fratello di Salem, un certo Eddy, che l' ha indotta a sposarlo: «Matrimonio combinato per garantirsi il permesso di soggiorno», accusa ora la mamma di Gloria, Carmela, testimone oculare dei lividi di sua figlia. «Ma lei negava sempre, anche agli assistenti sociali diceva che lavorava in frutteria ad Anzio con sua cugina e quei lividi se li era procurati cadendo».

Di sicuro, raccontano in via Bellini le sue amiche d' infanzia, che più di una volta hanno provato a portarla via dalla strada, «prima di conoscere Gloria, l' egiziano e sua cugina avevano una Twingo scassata, poi invece si sono comprati la Bmw e hanno aperto la frutteria».

Il padre di Gloria, Vittorio, camionista, non la vedeva da 15 anni: avrebbe voluto vestirla lui, nella bara. Così, a fine agosto, ha portato con sé una giacca, una camicetta e un paio di pantaloni. Ma erano 15 anni che non vedeva sua figlia e i pantaloni erano troppo corti.

Allora ci ha pensato mamma Carmela a preparare Gloria per l' ultimo viaggio: «Con uno spolverino rosa, una tuta e scarpe da ginnastica bianche, come piaceva a lei...».
La somiglianza con sua figlia è impressionante. Mamma Carmela, assieme all' avvocato Toni Ceccarelli e a don Ermanno, vorrebbe scrivere ora al tribunale dei minorenni di Roma per chiedere in affidamento i due nipotini: «Lavoro in un bar, sono incensurata, vorrei che almeno mi restassero loro».

Fonte: qui