9 dicembre forconi: opinioni
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venerdì 9 novembre 2018

Tria parla di spread, patrimoniale, reddito. Padoan lo boccia in toto: così ‘azzardo che Italia non merita’

Il ministro Tria rassicura gli italiani sulla manovra, ma il suo predecessore Pier Carlo Padoan non perde occasione di rimproverarlo, senza risparmiare parole anche sferzanti. “I pilastri della manovra non sono in grado di garantire la crescita prospettata dal governo: quello presentato da Tria è un quadro pieno di rischi, un azzardo che il paese non merita”.
Entrambi parlano nel corso delle audizioni separate presso le commissioni bilancio di Camera e Senato.

Mentre la scadenza per presentare all’Ue una risposta alla bocciatura della legge di bilancio si fa sempre più vicina (è stata fissata a martedì prossimo, 13 novembre), Tria ribadisce che il governo “intende confermare nei suoi capisaldi fondamentali” il contenuto della manovra. Manovra che tra l’altro, a suo avviso, avrebbe dovuto essere anche più espansiva, al fine di stimolare la crescita dell’economia italiana.
“Ci rendiamo conto che i problemi rilevati richiederebbero una manovra espansiva forse più incisiva di quella programmata ma è stato necessario trovare un corretto equilibro tra stabilità finanziaria e stabilità siociale, perché entrambe sono necessarie”.
A tal proposito, Tria precisa che non c’è nessun pericolo patrimoniale, confermando le rassicurazioni arrivate nelle ultime settimane da altri rappresentanti del governo:
“Non ci sarà nessuna patrimoniale. Una operazione del genere si confermerebbe infatti una “operazione suicida”.
Piuttosto, “nelle prossime settimane” saranno definiti i provvedimenti sul reddito di cittadinanza che definiranno “platea e modalità di erogazione nel rispetto dei tetti di spesa”. E sia il reddito di cittadinanza che quota 100 potranno arrivare anche con un decreto. Le due misure, precisa Tria, potranno essere definite “con un collegato ma anche con decreti legge per partire quando le misure sono pronte”. Ciò “perchè è importante conoscere i dettagli non solo per l’erogazione della spesa ma anche per determinare le aspettative dei mercati che possono influenzare l’economia”.
Riguardo alla flat tax sulle partite Iva e professionisti, questa comporterà una “riduzione del prelievo su queste categorie per circa 1,5 miliardi di euro a regime”.
Ma il discorso di Tria è stato bocciato in toto dall’ex titolare del Tesoro Pier Carlo Padoan.
A suo avviso, le ripercussioni delle misure della manovra sulla crescita sono “sovrastimate e estremamente incerte”. Di conseguenza, “il governo sta fondando la propria politica economica su numeri poco credibili”.
In particolare, riguardo agli investimenti pubblici, secondo Padoan questi addiritura “rischiano di subire un forte rallentamento”.
L’ex ministro dei governi Letta e Renzi punta il dito anche contro la “mancata correlazione positiva dell’intervento sulle pensioni e il mercato del lavoro” e sul forte rischio di credit crunch dovuto al permanere di uno spread troppo alto”.
Ieri la Commissione europea ha praticamente messo con le spalle al muro il governo M5S-Lega, snocciolando previsioni che, per il 2019, indicano livelli di debito e di deficitdecisamente peggiori rispetto a quanto atteso in precedenza. Indicativo il fatto che, per il prossimo anno, il rapporto deficit-Pil sia atteso addirittura al 2,9%, molto più del target contemplato nella manovra, pari a 2,4%, già fumo negli occhi per Bruxelles.
Ferma è stata la replica di Tria che ha criticato l’outloook Ue, affermando che le stime contenute nelle previsioni economiche d’autunno della Commissione sono derivate da una “analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio (DPB), della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani”.
L’anti Padoan – se così si può chiamare Tria – ha precisato a proposito dei negoziati in corso con l’Ue che il governo è impegnato a rispettare il limite del deficit fissato al 2,4% e che certo, lo spread a 300 punti “è chiaro che è un livello che preoccupa se viene mantenuto a lungo”.
Ma, a suo avviso, “è chiaro anche che l’osservazione è costante”. Noi – ha spiegato – continuiamo a pensare che la definizione della manovra possa chiarire la situazione. Riaffermo che lo spread non possa dipendere dal fatto che il disavanzo previsto per il 2019 sia troppo alto”.

Fonte: qui

mercoledì 31 ottobre 2018

Sahra Wagenknecht: «Gli italiani non vogliono essere governati da Bruxelles»



Sahra Wagenknecht, capogruppo della Linke al Bundestag e leader storico della sinistra tedesca, intervistata da Deutschlandfunk, pur mantenendo un proprio punto di vista autonomo, esprime un sostegno convinto alla battaglia del governo italiano contro le tecnocrazie di Bruxelles: se vogliano salvare l'Europa dobbiamo sostenere la battaglia del governo italiano per la sovranità dei parlamenti nazionali.  


Armbrüster: Frau Wagenknecht, Roma è stata messa alla gogna. È giusto secondo lei?

Wagenknecht: beh, vorrei dire che non ho molta simpatia per il signor Salvini. Ma non è questo il punto. Questo è un governo democraticamente eletto. La legge di bilancio riguarda la sovranità dei parlamenti. E se vuoi distruggere l'UE, allora devi fare esattamente quello che sta facendo Bruxelles.
Inoltre bisogna anche parlare di quanto possa essere sensato costringere a fare ulteriore austerità un paese che da dieci anni attraversa una lunga crisi economica, un paese in cui il reddito pro capite è inferiore a quello precedente l'introduzione dell'euro, ovviamente ciò contribuisce a far crollare l'economia. Ecco perché penso si tratti di una decisione priva di senso.

Allora, dal suo punto di vista, stiamo assistendo ad una protesta giustificata contro la politica di austerità di Bruxelles?
Sahra Wagenknecht
Bisogna dare a questa proposta di bilancio un'occhiata un po' più da vicino. Dentro ci sono cose molto ragionevoli. Ad esempio, l'Italia ha un altissimo tasso di disoccupazione, in particolare un elevato tasso di disoccupazione giovanile, in alcune zone del 30, 40 per cento, soprattutto nel sud del paese, e un'assicurazione contro la disoccupazione molto povera, peggio anche dell'Hartz IV tedesco, per fare un confronto. Se in questo ambito si apportano  determinati miglioramenti, o se si migliora la legge per il prepensionamento, che in una situazione di elevata disoccupazione potrebbe essere un sollievo per molte persone, si tratta senza dubbio di una scelta ragionevole.

Ci sono alcune agevolazioni fiscali. A beneficiarne sono anche le persone ricche. Se ne puo' certamente discutere. Ma ancora una volta: penso che semplicemente non sia la Commissione europea ad avere il potere di decidere in merito alla legge di bilancio dei diversi paesi, perché in questo modo stiamo distruggendo l'UE. Gli italiani non vogliono essere governati da Bruxelles, e non vogliono nemmeno essere governati da Berlino. Stiamo dando ad un governo, e in particolare ad un partito nazionalista, che in realtà è davvero semi-fascista, e a un certo signor Salvini, un'ottima possibilità per profilarsi politicamente. Sicuramente nel suo paese in questo modo sta ottenendo degli ottimi risultati e non finirà certo in difficoltà.

Frau Wagenknecht, lei ora parla di immischiarsi negli affari dell'Italia. Bisogna tuttavia ammettere che queste sono esattamente le procedure sottoscritte dagli stati dell'UE, e cioè presentare il loro bilancio a Bruxelles per farselo approvare. Tutto ciò affinché la politica fiscale europea rimanga nel complesso stabile e quindi anche l'euro sia stabile, senza finire in un'altra crisi monetaria. Possiamo davvero dire che in questo caso l'Italia può comunque andare avanti?

In primo luogo, ci sono dei trattati europei. C'è un criterio del deficit del tre percento. L'Italia è al di sotto di esso.
La seconda è una questione di ideologia economica, secondo la quale anche se un paese è in crisi deve comunque risparmiare per ridurre il debito. Fatto che è stato più volte confutato. Le economie non sono una cosa cosi' semplice che se si risparmia, si riduce il debito, e se si aumenta la spesa, il debito sale. Sembrerebbe anche plausibile. Ma non funziona così, perché risparmiare o spendere ha delle conseguenze per l'attività economica. L'Italia per molti anni ha cercato di ridurre significativamente la spesa pubblica. Il debito continuava a salire mentre l'economia crollava. E anche questo non è un concetto molto ragionevole.
Bisogna dire: se vuoi spingere l'Italia fuori dall'euro - ed è quello che sta accadendo - devi fare esattamente cosi'.

Allora non la preoccupa il fatto che l'Italia, stato membro dell'euro, abbia un debito pubblico che supera il 130 percento del PIL?

La questione è se si tratta solo del risultato della condotta di spesa del governo, o se invece è il risultato di una crisi economica che dura da anni. E direi che si tratta decisamente della seconda opzione. 
Dobbiamo ovviamente anche parlarne a livello europeo. Se ora vuoi presentarti come il sommo sacerdote del debito pubblico basso, ma non sei stato in grado nemmeno di imporre un'azione a livello europeo, ad esempio per limitare il dumping fiscale delle imprese, cosa che sarebbe anche possibile, oppure imporre alcune regole che rendano piu' difficile per le persone molto ricche eludere il fisco, allora diventa tutto molto ipocrita. 

Troverei sensato, se ad esempio, in Italia dove c'è una grande ricchezza privata - che è cresciuta anche durante la crisi economica, e oggi ci sono più milionari di dieci anni fa - questa venisse tassata molto più severamente. Allora naturalmente si potrebbe ridurre anche il deficit pubblico. Ma non è che l'UE abbia mai fatto delle leggi che rendano tutto ciò piu' facile, anzi al contrario: le regole dell'UE rendono tutto più difficile. Proprio la Commissione europea con il signor Juncker ormai è la personificazione del dumping fiscale, soprattutto per le grandi imprese.

Il dumping fiscale, Frau Wagenknecht, è un altro argomento. Voglio tornare ancora una volta a questo immenso debito pubblico. Secondo lei non è motivo di preoccupazione se uno Stato membro dell'area dell'euro ha così tanti debiti?

Lei dice che il dumping fiscale è un altro problema. Il dumping fiscale e il debito pubblico sono due questioni fra loro strettamente collegate. Se sono proprio le grandi aziende a pagare poche tasse, oppure se nei singoli paesi sono i più ricchi quelli che pagano poche tasse, allora il debito pubblico naturalmente continuerà a crescere. L'intero dibattito in corso riguarda il fatto che l'Italia possa apportare dei limitati miglioramenti all'assicurazione contro la disoccupazione e alle pensioni. Il tema della discussione è del tutto sbagliato. 

Su questi temi, come ho detto, il governo italiano può ottenere consenso politico, proprio perché  sono misure molto popolari nel paese, e non per nulla l'ultimo governo su questi temi ha fallito e non è stato rieletto perché la gente è stanca di vedere che le cose vanno sempre peggio, stanca di trovarsi in una situazione di emergenza sociale e di avere una disoccupazione alta. Se si fanno solo annunci, senza miglioramenti sociali, questa è un'Europa che rinuncia ad ogni credibilità.
La Commissione europea dovrebbe forse dire che in futuro intendono rinunciare alla funzione di controllo dei bilanci nazionali, e che chiunque può decidere autonomamente?

Io sono per un'Europa delle democrazie sovrane e democrazia significa: le persone votano per eleggere il loro governo. Significa anche naturalmente che nessun altro paese sarà responsabile per i debiti degli altri paesi. Inoltre non penso sia giusto nemmeno se un paese pesantemente indebitato finisce nei guai e ad essere salvate con il denaro dei contribuenti sono sempre e solo le banche. Ma in Europa abbiamo una costruzione problematica, in quanto questa ci porta sempre piu' verso una sospensione della democrazia, e ad una situazione in cui le persone possono votare chi vogliono, perché tanto alla fine saranno i tecnocrati di Bruxelles o addirittura il governo di Berlino ad avere l'ultima parola e a decidere in merito alle leggi di bilancio nazionali. L'Europa in questo modo non puo' funzionare.

Ma l'Italia ora vorrebbe entrambi. L'Italia vuole decidere autonomamente sul proprio bilancio, senza l'ingerenza di Bruxelles, ma allo stesso tempo vuole rimanere nell'euro e in caso di emergenza, avere anche il sostegno degli altri paesi dell'euro. Possono stare insieme le due cose?

No, le due cose non stanno insieme. Ma se continuiamo così, faremo uscire l'Italia dall'euro. Non so nemmeno se vogliano rimanerci a tutti i costi. L'euro ha portato relativamente pochi vantaggi all'Italia.

Bene. Il governo di Roma, almeno, dice che vogliono assolutamente restarci. Questo è stato confermato ancora una volta dal Primo Ministro.

Finché sono dentro, devono dire cosi', perché altrimenti lo spread e la speculazione sui mercati finanziari assumerebbe forme estreme. È già ora siamo in una situazione in cui questi extra-rendimenti non vengono pagati a causa delle dimensioni del debito. I titoli italiani pagano un elevato premio al rischio perché si ipotizza che l'Italia potrebbe lasciare l'euro, e naturalmente si tratta di una speculazione molto pericolosa. Tuttavia, sono la Commissione europea e la Banca centrale europea a gettare altra benzina sul fuoco. Voglio dire, per molti anni ha acquistato obbligazioni governative in una dimensione che, a mio avviso, non era affatto giustificata. Ma ora lancia un segnale di stop e, naturalmente, i rendimenti salgono.
Ancora una volta: se vogliamo che l'euro funzioni, allora deve funzionare su basi democratiche. E naturalmente, se la democrazia negli Stati membri è sospesa, il risultato in Europa sarà una crescente sensazione di frustrazione e di rifiuto, e l'affermazione del signor Salvini il quale non è certo conosciuto come un fervente sostenitore dell'Europa. Ci sono tuttavia altre opzioni, ovviamente, ma bisogna vedere se c'è la volontà di sostenerle e promuoverle. 

Sahra Wagenknecht, è il capogruppo della Linke al Bundestag. Grazie per il suo tempo questa mattina.


Per concessione di Voci dalla Germania
Data dell'articolo originale: 24/10/2018

venerdì 1 giugno 2018

TRAVAGLIO: “NEPPURE UN MINISTRO CONDANNATO, NÉ CHE PUZZA DI BERLUSCONISMO. I PERICOLI POTREBBERO ARRIVARE DAL VIMINALE DI SALVINI E DAI CONTI PUBBLICI. MA…”


E LE ROSICATE NEWS!!



FELTRI: “IL GOVERNO È UNA BOIATA PAZZESCA CHE CI PORTERÀ ALLA ROVINA. FIGURACCIA PER SAVONA, PER SALVINI CHE LO DECLASSA E SI FA INFINOCCHIARE DAL TERRONCELLO DI MAIO”

CACCIARI: “STIAMO TRANQUILLI, NON COMBINERANNO NULLA. LA BCE CI HA SALVATO E TRIA LO SA BENISSIMO - IL PD DOVREBBE CAMBIARE TUTTO, BRUCIATO DA SCONFITTE CLAMOROSE”

‘NON C’È NEPPURE UN MINISTRO INQUISITO O CONDANNATO, NÉ CHE PUZZA DI BERLUSCONISMO’

Marco Travaglio per il Fatto Quotidiano
marco travaglioMARCO TRAVAGLIO

Dopo tanti fallimenti e colpi di scena, abbiamo un governo di compromesso: magari non entusiasmante, ma nemmeno terrificante come l’hanno dipinto i giornaloni prim’ancora che nascesse. Tutto se ne può dire, fuorché che sia peggiore di quelli degli ultimi 15 anni. Non c’è neppure un ministro inquisito o condannato, ed è la prima volta dal 1994.

copertina internazionale salvini di maioCOPERTINA INTERNAZIONALE SALVINI DI MAIO
Nessun ministro puzza di berlusconismo, ed è la prima volta dal 1983, quando con Craxi iniziò la lunga e ininterrotta stagione delle leggi ad personam e ad aziendam. I pericoli potrebbero arrivare dal Viminale, se Salvini tornasse indietro dal pragmatismo delle ultime settimane per reindossare i panni del Cazzaro Verde xenofobo e sparafucile da campagna elettorale permanente. E poi dall’ansia di fare tutto subito, anziché procedere gradualmente, sfasciando i conti pubblici.

B. intanto schiuma rabbia perché, per la prima volta da oltre 40 anni, pare ridotto a pelo superfluo della politica, come i suoi compari renziani. Ma, per averne la certezza, aspettiamo il vero ‘cambiamento’:su conflitto d’interesse, Rai, corruzione, evasione, mafia e prescrizione. Queste leggi non costano nulla: se restassero lettera morta, dimostrerebbero che dietro Salvini c’è ancora B.

Ma basta con i processi alle intenzioni: avevano letto che il capo leghista non voleva fare il governo, invece l’ha fatto. Cedendo su Savona e accettando la mediazione di Mattarella e Di Maio. Il quale ha sbagliato molto. Ma l’altroieri è stato bravo a salire al Colle sacrificando il suo orgoglio personale per mettere Salvini alle strette e portare a casa il risultato. Se il gioco valeva la candela, lo vedremo presto.
luigi di maio matteo salvini giuseppe conteLUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE


PAGLIACCIATA
Vittorio Feltri per Libero Quotidiano

Le ultime notizie fanno ridere. I pentastellati e i leghisti avrebbero raggiunto un accordo per un governo del cavolo guidato dall' illustre sconosciuto Giuseppe Conte. Savona sarà ministro ma non dell' Economia, bensì dei rapporti con l' Europa. In pratica il professore bocciato dal presidente della Repubblica e buttato fuori dalla porta, rientra dalla finestra come abusivo. Se accetta l' incarico fa una brutta figura.

vittorio feltriVITTORIO FELTRI
La stessa figuraccia la rimedia Salvini, il quale dopo aver rotto le trattative per difendere il suddetto Savona, adesso ne approva il declassamento.
Vince il capo dello Stato che ottiene ciò che pretendeva: non avere tra le balle il docente sardo.

Non possiamo digerire che un governo così scombinato veda la luce. Sarebbe una pagliacciata che scredita ogni attore della infinita trattativa. Inoltre resta un fatto grottesco: lo sposalizio tra Salvini e Di Maio è una boiata pazzesca che ci porterà alla rovina. Ci stupisce che Matteo, bravo come è, sia pronto a farsi infinocchiare dal terroncello di Napoli. Su Mattarella stendiamo un velo pietoso. Andate tutti al diavolo.


CACCIARI:NUOVO GOVERNO EVERSORE IN EUROPA? NO, STIAMO TRANQUILLI NON COMBINERANNO NULLA - IL PD DOVREBBE CAMBIARE NOME E CAMBIARE CLASSE DIRIGENTE. BRUCIATI DA UNA SERIE DI SCONFITTE CLAMOROSE
Da ‘Circo Massimo - Radio Capital

“Cosa vuole che combinino? Niente. In Europa dovranno fare come il premier greco Tsipras, dovranno  seguire per forza le regole, piaccia o no. Eversori di che? Ragioneranno, perché già sanno che l’Europa ci ha salvato con gli interventi della Bce. Il nuovo ministro dell’Economia Tria lo sa. Stiamo Tranquilli”. Il filosofo Massimo Cacciari dà questo suo primo giudizio del nuovo governo Conte, intervistato da Circo Massimo, su Radio Capital.
MASSIMO CACCIARIMASSIMO CACCIARI

Cacciari sostiene che ci sarà tanto rumore per nulla anche sul fronte dell’immigrazione. “Salvini, nella sua narrazione, vuole affrontare quel tema in modo selvaggio, di destra – spiega il Professore – ma poi non combinerà niente”. Cacciari vede incognita per il fatto che “Lega e M5S hanno una storia e un linguaggio diverso, si sono presentati con due programmi con obiettivi contraddittori dal punto di vista strategico. Non sono – aggiunge – come potranno comporre anche le evidenti contraddizioni anche nell’elettorato”.

GIOVANNI TRIAGIOVANNI TRIA
Cacciari poi passa alle critiche al centrosinistra e sostiene che “un Fronte Repubblicano contro il populismo non porterà da nessuna parte perché sarebbe ideologia contro ideologia. Il Pd dovrebbe prima risolvere i suoi problemi interni perché con quel ceto dirigente non va da nessuna parte. Sono persone bruciate da una serie di sconfitte clamorose.

Serve un Congresso di rinnovamento e poi basta con il tentativo di far convivere correnti e persone assolutamente incompatibili anche dal punto di vista umano e caratteriale”, dice ancora Cacciari. La considerazione finale è che “come non ha senso chiamarsi Fronte Repubblicano visto che i monarchici non ci sono, non ha senso chiamarsi ancora Partito Democratico. C’è qualcuno che non lo è?  Quindi per concludere credo che dovrebbero cambiare nome al Partito, il logo di fatto è stato quasi azzerato. Penso proprio che sarebbe il caso di cambiare nome e ceto dirigente”.

Fonte: qui