9 dicembre forconi: tagli
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martedì 1 ottobre 2019

IL TOP MANAGER DELLE MANUTENZIONI DELLE AUTOSTRADE, UN ANNO PRIMA DEL PONTE MORANDI: ''DEVO RIDURRE AL MASSIMO I COSTI, SPENDERE IL MENO POSSIBILE, SONO ENTRATI I TEDESCHI, I CINESI…''

IL 28 APRILE 2017 ATLANTIA VENDE QUASI IL 12% DI AUTOSTRADE PER L'ITALIA, E ARRIVANO 1,48 MILIARDI DA INVESTITORI CINESI E TEDESCHI.

L'INIEZIONE SERVE PER LA MEGA-OPERAZIONE CON LA SPAGNOLA ABERTIS

Marco Grasso per “la Stampa

MICHELE DONFERRI MITELLIMICHELE DONFERRI MITELLI
Nella primavera 2017 vanno in scena grandi manovre in casa Atlantia e il 28 aprile si annuncia una maxi -operazione: la vendita di quasi il 12% di Autostrade per l' Italia (Aspi), che porta nelle casse del colosso controllato dai Benetton 1,48 miliardi. Più della metà del pacchetto azionario (6,97%) è acquistato da un consorzio guidato dai tedeschi di Allianz Group, l' altra metà è ceduto a Silk Road Fund, fondo sovrano cinese. L' iniezione di liquidità apre a un' altra mega -fusione, con Atlantia che acquisirà la spagnola Abertis.

Questo risiko finanziario, secondo la Procura di Genova, potrebbe aver avuto un ruolo nella gestione della sicurezza delle infrastrutture italiane, Ponte Morandi compreso.
CASTELLUCCI AUTOSTRADECASTELLUCCI AUTOSTRADE
Emerge da riunioni interne alla stessa Aspi, in cui a dettare la linea è Michele Donferri Mitelli, capo nazionale delle manutenzioni, uno dei più importanti dirigenti della società: «Devo spendere il meno possibile... sono entrati i tedeschi, a te non te ne frega un c..., sono entrati i cinesi... devo ridurre al massimo i costi... e devo essere intelligente de portà alla fine della concessione... lo capisci o non lo capisci?».

«TAGLI LEGATI AL PROFITTO»
Per il giudice Angela Maria Nutini, che nelle scorse settimane ha firmato gli ordini di arresto per altri tecnici accusati di aver falsificato l' esito di varie ispezioni, «emergono con prepotenza le logiche commerciali sottese agli interventi manutentivi». L' audio precede di oltre un anno alla strage del 14 agosto 2018. I finanzieri del Primo Gruppo, coordinati dai colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco, lo hanno trovato nei computer di Marco Vezil, dirigente Spea, azienda che si occupava del monitoraggio viadotti per conto di Autostrade. Vezil aveva l' abitudine di registrare di nascosto ogni incontro. Perché? Voleva - si chiedono gli inquirenti - mettersi al riparo da possibili conseguenze sulle decisioni prese a quei tavoli?
LA LETTERA APERTA DI ATLANTIA - AUTOSTRADE PER L'ITALIA A UN ANNO DAL CROLLO DEL PONTE MORANDILA LETTERA APERTA DI ATLANTIA - AUTOSTRADE PER L'ITALIA A UN ANNO DAL CROLLO DEL PONTE MORANDI

Il 24 ottobre 2017 si tiene un altro summit tra Autostrade e Spea. Nell' occasione Don ferri interviene in modo esplicito sulla sicurezza delle infrastrutture, chiedendo ai tecnici di rivedere al ribasso le valutazioni di rischio su alcuni via dotti: «Che sono tutti 'sti 50 (il numero indica un coefficiente di rischio, più alto è e più urgenti sono le manutenzioni da eseguire, ndr)? Me li dovete toglie... Adesso riscrivete e fate Pescara (il riferimento è a un viadotto nella zona, ndr) a 40, perché ti ho detto, il danno di immagine è un problema di governance». Un dialogo che, spiega ancora il giudice, mo stra la «finalità di lucro nelle direttive di Donferri in ordine all' attribuzione dei voti dei difetti delle opere ammalorate».

IL GIALLO DEL DOCUMENTO CONSOB
A rimarcare quanto fosse importante quel periodo è un documento Consob del 16 luglio 2017. Si spiega come nel patto sottoscritto da Autostrade sia certificato che «l' importo complessivo degli impegni di spesa» dovrà rimanere «immutato». Di qui, con ogni probabilità, l' ossessione per mantenere i costi sotto controllo.

Non solo. La falsificazione dei report, spiega una qualificata fonte d' indagine, apre un altro scenario: se al momento della vendita fosse stata rappresentata una situazione della rete migliore di quanto non fosse in realtà, i soci potrebbero chiedere i danni. «Le spese di manutenzione non hanno mai subito flessioni nel 2017 e nel 2019 sono state rafforzate. Delle affermazioni dell' allora dirigente di Aspi si occuperà la magistratura - replica Autostrade - Atlantia ha avviato un audit interno. ».
giovanni castellucciGIOVANNI CASTELLUCCI

C' è un altro incrocio di date interessante. Nell' autunno del 2017 Aspi avvia l' iter per portare avanti la ristrutturazione del Morandi. Nelle comunicazioni al Ministero dei Trasporti manifesta una certa fretta, non del tutto giustificata dalle valutazioni sulla sicurezza dell' opera. L' intervento è qualificato come «locale» e non «infrastrutturale».

Fonte: qui

lunedì 17 settembre 2018

AUTOGOL DEL SEGRETARIO PD CHE SULLA SFORBICIATA AI FONDI PER I DISABILI ATTACCA IL LEADER LEGHISTA


LA REPLICA: I TAGLI SONO STATI FATTI DAL GOVERNO GENTILONI, IN CUI LUI ERA MINISTRO..." 

MARTINA CANCELLA IL POST E SALVINI INFIERISCE 

INTANTO SUI MEDIA FRANCESI I COMMENTATORI SI SCHIERANO CON SALVINI: "ASSELBORN NON PUO’ FAR LA MORALE. 

Clarissa Gigante per il Giornale

ASSELBORN E SALVINIASSELBORN E SALVINI
"Merde, alors", ha chiosato Jean Asselborn al termine dell'intervento in cui ha interrotto e attaccato Matteo Salvini.

Intervento in cui il ministro degli esteri del Lussemburgo ha paragonato gli italiani che nel Dopoguerra sono emigrati in cerca di fortuna ai migranti africani che chiedono accoglienza all'Europa.

"Salvini ha toni e modi fascisti degli anni '30", ha rincarato la dose Asselborn, scatenando la risposta del vicepremier e polemiche. Ma le sue parole non hanno suscitato soltanto le ire degli italiani. Basta guardare i media francofoni che hanno riportato il video e la notizia.
ASSELBORN E SALVINIASSELBORN E SALVINI

SALVINI TIMESALVINI TIME













Tra questi il più grande è sicuramente Le Figaro. Sia sul sito del quotidiano francese che sul link condiviso su Facebook la maggioranza dei commentatori si schiera con l'Italia e con Salvini. Il ritornello è lo stesso: "Come può un paradiso fiscale come il Lussemburgo che non accoglie migranti fare la morale all'Italia?", si chiedono in molti. Che fanno notare come Asselborn metta sullo stesso piano "una immigrazione intra-europea, legale e auspicara dal Lussemburgo stesso per questioni economiche con una immigrazione extra-Ue, anarchica, illegale e non sollecitata dalle popolazioni europee". O che ricordano come "quando gli italiani sono arrivati c'era lavoro e non sono venuti a divertirsi: lavoravano dalle 50 alle 60 ore a settimana senza ferie".

ASSELBORN E SALVINIASSELBORN E SALVINI
Così come molti sono pronti a puntare il dito anche contro Bruxelles, rea di aver lasciato sola l'Italia nella gestione dei flussi migratori. Non mancano i "bravo" a Salvini e i "lo avessimo in Belgio uno come lui". E c'è anche chi ne approfitta per attaccare Emmanuel Macron

2. SALVINI SMASCHERA MARTINA
Giorgia Baroncini per il Giornale

"Il segretario del Pd mi definisce 'ignobile' affermando che il ministero della Disabilità, fortemente voluto dalla Lega, avrebbe tagliato fondi per 10 milioni.

Peccato che il taglio sia stato fatto dal governo Gentiloni, in cui lui era ministro...". Così Matteo Salvini ha risposto a Maurizio Martina. Il segretario del Pd aveva attaccato su Facebook l'esecutivo Lega-M5s per aver tagliato i fondi destinati alle persone con gravi disabilità e prive di sostegno familiare.

salviniSALVINI
"Salvini si è riempito la bocca con la creazione del ministero della Disabilità. Ora che fa col suo complice Di Maio? Taglia del 10% il fondo per i disabili stanziato con il ‘Dopo di noi’. Ignobile. Il governo provveda subito al ripristino dei 10 milioni tagliati senza dare spiegazioniL’ennesima follia di un governo che fa solo danni a chi è più fragile", aveva scritto Maurizio Martina dopo la pubblicazione di un comunicato della Ledha, Lega per i diritti delle persone con disabilità, in cui si faceva riferimento a una "sforbiciata al fondo".

Il segretario Pd però ha dimenticato che a "tagliare quei fondi è stato il governo Gentiloni, di cui Martina era ministro", hanno sottolineato prima il ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, e poi il vicepremier Salvini.
Così il segretario del Pd si è affettato a cancellare il post. Una mossa che non è passata inosservata. "Martina ha cancellato il post, ma non la figura di palta rimediata. Secondo voi a sinistra ci sono o ci fanno???", ha commentato Salvini. Fonte: qui

lunedì 3 settembre 2018

CENTINAIA DI PICCOLI OSPEDALI CHIUSI PER L’AUSTERITY SANITARIA: SARDEGNA E SICILIA SI CONTENDONO IL PRIMATO DELLE CHIUSURE

AL MINISTERO DELLA SALUTE PIOGGIA DI RICORSI CONTRO I TAGLI DELLE STRUTTURE CON MENO DI 120 POSTI LETTO MA LE REGIONI INSISTONO: "I CENTRI TROPPO PICCOLI NON RIESCONO A GARANTIRE LA QUALITÀ NECESSARIA" 
MA ORA PER PARTORIRE SERVONO 90 MINUTI DI MACCHINA…
Giacomo Galeazzi per La Stampa

Sono la Sardegna e la Sicilia a contendersi il primato delle chiusure.
ospedali chiusiOSPEDALI CHIUSI
Napoli, Milano e Torino sono le province dove l' austerity sanitaria ha tagliato più ospedali con meno di 120 posti e punti nascita con meno di 500 parti l' anno. Una situazione che aumenta la pressione sulle strutture maggiori e che può mettere a rischio la salute di chi si trova lontano dai centri di cura.

Un mese fa un uomo di 47 anni si è sentito male in Molise, a Larino, uno dei Comuni rimasti senza un punto sanitario, ed è stato trasferito a Termoli ma la tac non funzionava. Da qui la corsa in Puglia, dove è arrivato troppo tardi, già in morte cerebrale. 

Da Nord a Sud si moltiplicano disagi e proteste. 

Due terzi degli italiani sono contrari ai tagli. Il 66% si oppone alla chiusura dei piccoli ospedali, mentre il 34% è favorevole perché li considera poco attrezzati o poco frequentati.

ospedaliOSPEDALI
Pioggia di ricorsi Il ministero della Salute dichiara alla Stampa di non disporre di «dati consolidati sul numero degli ospedali attivi e chiusi: il monitoraggio delle programmazioni regionali non fa emergere un quadro sicuro sulle chiusure dei piccoli ospedali, in presenza di diversi procedimenti giuridico-amministrativi».

Antonio Saitta, assessore alla Sanità del Piemonte e coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni, difende «un approccio nuovo, al quale dobbiamo abituare la popolazione, ma anche i medici di famiglia, fondamentale anello di congiunzione». E assicura: «Le Regioni attuano il Patto della salute firmato col ministero per la sicurezza dei pazienti e i dati scientifici dimostrano che numeri e tassi di interventi troppo ridotti in alcune discipline mediche sono pericolosi».

ospedaliOSPEDALI
Perciò «la politica di ridurre i piccoli ospedali dove un tempo si faceva tutto non nasce da calcoli economici, ma dalla necessità di garantire più salute». E così in Piemonte gli ospedali piccoli sono stati trasformati in presidi territoriali e sono state aperte nuove Case della Salute per fornire assistenza territoriale senza penalizzare troppo chi vive in zone periferiche o montane. Una politica sanitaria basata sull' alta percentuale di anziani e cronici.

Per le urgenze nelle zone marginali ci si affida agli interventi del 118 con i voli notturni dell' elisoccorso, mentre alla chiusura dei piccoli ospedali corrispondono più investimenti per strutture specializzate, come i Parchi della salute, della ricerca e dell' innovazione a Torino e Novara . È la riforma del sistema di strutture ospedaliere.

«Non è un fenomeno solo italiano - spiega Francesco Moscone, economista della sanità, docente alla Brunel University di Londra - . In 15 anni in Europa c' è stata una diminuzione degli ospedali del 9,4%. Si contano in media nell' Ue 2,9 nosocomi ogni 100 mila abitanti, con un valore che oscilla tra l' 1,4 della Slovenia e il 4,9 della Francia».

In Europa sono notevolmente calati anche i centri per malati acuti (ossia la metà degli ospedali): in Germania ne sono stati chiusi 357, in Francia 193, in Italia 170, in Svizzera 122.
ospedali chiusiOSPEDALI CHIUSI
La scure dei rimborsi «I sistemi sanitari come quello inglese o lombardo, nei quali i rimborsi sono decisi dal sistema sanitario nazionale o regionale, incoraggiano la rivalità tra gli ospedali nella qualità dei servizi erogati, con l' effetto di migliorare le condizioni di salute dei cittadini», osserva Moscone.

Ridurre gli ospedali in un territorio, però, non equivale sempre alla riduzione della spesa sanitaria complessiva. Chiudere le strutture non aiuta necessariamente a contenere i bilanci delle regioni del Mezzogiorno perché la mobilità dei malati erode la maggior parte delle finanze locali. Per esempio, l' Abruzzo rimborsa alla Lombardia le cure sanitarie dei pazienti abruzzesi che si fanno curare a Milano.
Il caso Basilicata «Cambia la localizzazione delle strutture, non cambiano i servizi», recita lo slogan del riassetto del servizio sanitario lucano.

crotone ospedaleCROTONE OSPEDALE
Detto così sembra niente, ma in un fazzoletto di terra che è un groviglio montuoso, dove per arrivare da un paese all' altro e percorrere 15 chilometri di curve servono 40 minuti, trasferire interi reparti ospedalieri non è come farlo nella pianeggiante Puglia. E così una puerpera di San Costantino Albanese o di Roccanova deve affrontare un' ora e mezzo di macchina rischiando di partorire lungo il tragitto. Fino alla chiusura dell' ospedale di Chiaromonte, poteva essere assistita dopo aver percorso 40 chilometri in mezz' ora d' auto. Inutile pensare al bus (collegamenti all' osso e tempi infiniti). E i treni qui non sono mai esistiti. In ambulanza la partoriente deve raggiungere Policoro (Asl di Matera, un' altra provincia) o Lagonegro (l' ospedale di riferimento).

ospedaleOSPEDALE
Risultato della riforma? 

Raddoppiati costi e chilometri (in media 80) e almeno un' ora e un quarto di strada per mettere al mondo un figlio. «Il paziente deve recarsi nell' ospedale più idoneo e non nel più vicino», si legge nel piano sanitario del Ssr. E così al San Carlo di Potenza sono stati accorpati gli ospedali di Melfi, Villa d' Agri e Lagonegro.
Al Santa Maria delle Grazie di Matera il nosocomio di Policoro.

Ecco la seconda vita degli ospedali riconvertiti: Stigliano (hospice e lungodegenza), Tricarico (lungodegenza e riabilitazione), Tinchi (dialisi e riabilitazione), Venosa (Alzheimer e oculistica), Chiaromonte (disturbi alimentari e alcolismo, diagnosi precoce autismo); Lauria (dialisi, lungodegenza, hospice pediatrico), Maratea (Alzheimer e casa di riposo). 

L' austerity pesa sui cittadini che, in numero crescente, per curarsi emigrano. 

Secondo l' indagine della Fondazione Gimbe, la Basilicata è al penultimo posto nel saldo della migrazione sanitaria in rapporto al numero di residenti. Peggio solo la Calabria. Fonte: qui

neonato
NEONATO

giovedì 9 agosto 2018

GERMANIA. ORDOLIBERISTA FINO AL SUICIDIO (DELLA CIVILTA’)

Due terzi delle aziende tedesche   lamentano che  le carenze infrastrutturali, a cominciare da strade e ponti fatiscenti: “L’economia ha bisogno che la logistica sia la più possibile agevole possibile”, e le condizioni infrastrutturali sono ormai di ostacolo. Lo ha stabilito dell’Istituto Tedesco del Business (IW)  che ha intervistato 2800 aziende: il 68% di esse accusano intoppi dovuti alle carenze delle infrastrutture, ossia il 10% in più   che nel 2013, quando la stessa inchiesta sulle stesse imprese, e  si erano lagnate  il 58%.  La situazione è particolarmente grave nel Nord Reno-Westfalia, il land relativamente sottosviluppato.
E non si tratta solo di strade e ponti: anche l’istruzione e i servizi digitali soffrono, le infrastrutture fisiche e intangibili, persino gli studi universitari, soffrono della scarsità degli investimenti “da parte di ogni settore del governo tedesco, nonostante che esso accumuli  attivi di bilancio da anni”,    dice che  Bruegel Institute  – che al  mistero di questa carenza di investimenti nonostante i colossali surplus con cui Berlino potrebbe pagarseli,  ha dedicato uno studio preoccupato: è infatti “il patrimonio del capitale fisso” della nazione che si sta   degradando per risparmio sulla manutenzione.
Appare così che la Repubblica Federale Tedesca applichi anche a se stessa le austerità (inutili)  che impone ai paesi-cicala  quando obbliga Grecia e Italia a   mantenere attivi di bilancio, e (tutti) il limite del 3% del deficit, e in generale a “tagliare i costi”. Ovviamente pare che Berlino  guardi alla manutenzione delle strade, ponti e ferrovie, o edifici pubblici e ammodernamenti digitali, come dei “costi”.  Inutile  opporre che questi “risparmi” in tempi di recessione sono “pro-ciclici”,m ossia  aggravano la recessione e con essa, peggiorano il  debito in rapporto al Pil (se non altro perché fanno calare il Pil): la Bundesbank, e Berlino, e l’intera popolazione tedesca  sono lì a sorvegliare che greci e italiani non vivano “sopra i loro mezzi”, e  li additano ai “mercati” perché” li  “puniscano” se provano a sforare, esigendo tassi più alti sul debito pubblico.    La scoperta che la Germania lesina in modo incredibile sui propri investimenti infrastrutturali, ci dice almeno che davvero ci crede, alla sua propria ricetta austeritaria: la applica sui di sé fino all’autolesionismo.
E’ un caso  storico di  tirchieria metafisica? Se lo è,  l’attacco di avarizia sarà sicuramente aggravato – e spingerà a fare altri “risparmi” – dai  recenti cali degli ordinativi ricevuti dall’industria tedesca. Cali ragguardevoli:  -4% a giugno rispetto al mese precedente.  Gli economisti si aspettavano un calo di solo  lo 0,4 rispetto alla crescita a maggio del 2,6.   Gli ordini dall’Eurozona sono calati del 2,7 percento, mentre gli affari con il resto del mondo sono scesi del 5,9 percento. La domanda interna si è ridotta del 2,8%. Gli economisti presumono che la ripresa in Germania sia al culmine. Pertanto, molti esperti e istituti di ricerca hanno ridotto le loro previsioni economiche per il 2018 a poco meno del due percento.
Tu NON cadrai in debito”
Il rallentamento non è  poi tanto strano,  visto che ormai il 17,3 per cento degli europei vivono sotto la soglia di povertà del loro paese  (ogni paese ha la “sua” soglia di povertà,  che si verifica quando è al 60%  del reddito ‘mediano’ della società): sono ben  87 milioni di persone – i cui consumi sono calati, e ben poco possono  comprare delle  merci tedesche. Che la povertà sia aumentata  causa l’euro e aggravata dalla gestione austeritaria tedesca della moneta,  lo mostra la divisione geografica. Sotto il 17 per cento sono Finlandia (11,6%), Danimarca (11,9), Norvegia (12,8)  Olanda (12,7);  al disopra sono Romania (dove il 25,5% della popolazione è sotto la soglia di povertà), Spagna (22,) e Grecia  (21,2), seguite da Italia (20,6) e Portogallo (19,0) – i paesi del Sud, penalizzati dall’euro forte  che ha fatto calare l’export  e, insieme, dalle cure “di risanamento” recessive, riduzione del debito, deficit, tagli di costi, privatizzazioni eccetera.
In Spagna, Grecia, Romania, oltre un abitante su 10  è in “povertà estrema”, intesa come reddito sotto il 40 per cento del mediano (attenzione: non medio, mediano).
La Grecia  è ovviamente il caso storico della crudeltà germanica: un “case  history” che spero verrà studiata un giorno alla Bocconi come esempio dei  grandi  successi della tecnocrazia europea e delle sue teorie.
Le cifre non finiscono di stupire. La “cura” e “salvataggio” della Grecia sono cominciati nel 2010. Ancora l’anno prima, 2009,  il Pil  del Paese, calcolato a parità di  potere d’acquisto, toccò 330 miliardi di dollari, nonostante già anche gli  ellenici sentissero gli  effetti della crisi finanziaria scoppiata nel  2008. Ebbene: nel 2016, il Pil è  solo di 190 miliardi di dollari: un taglio di 140 miliardi. Nel 2017, il Pil greco, trascinato dalla ripresina europea generale, è risalito microscopicamente: a  200 miliardi. Nel 2018 si aspetta cresca a 225: in ogni caso, sempre  100 miliardi in meno del 2009. Il tasso di disoccupazione è al 20% e quella giovanile al 40. Ma questo non dice ancora tutto:  il tasso di investimento è sceso dal 17,2% nel 2010 all’11,7 nel 2016. Un calo colossale  del mantenimento delle  infrastrutture – che ovviamente  si traduce, alla lunga, nella rovina di quell’ “equipaggiamento  del territorio” (strade, ponti, via ferrate, distribuzione elettrica, telecomunicazioni) che sono essenziali a un paese moderno. In altre parole un arretramento verso un sottosviluppo reso permanente  dalla rovina infrastrutturale, che rende impossibile una rinascita.
i paesi nel mondo che hanno avuto un crollo del Pil peggiore della Grecia, hanno la guerra, civile  o no,  in casa. Da noi, ha fatto tutto la BCE.
L’Italia è stata messa sulla stessa strada dai governi da Monti in poi che hanno applicato le ricette ordoliberiste dettate dalla Germania. Il tasso di investimento è sceso dal 20% del Pil al 16,% – rovina delle infrastrutture – per via dei vincoli di credito imposti dall’UE a Basilea III e le severe norme sui bilanci statali da tenere in attivo primario. Il governo Renzi, in tardiva resipiscenza,  ha creato un fondo degli investimenti, ma risibile: 1,9 miliardi per il20017, poco più  di 3 miliardi per il 2018.  Come ha  reso chiaro il professor Paolo Savona, occorrerebbero ordini d’investimento sostenuto vicini ai 50 miliardi: l’Italia deve aumentare il suo Pil del 30%  accrescere non solo l’occupazione; l’Italia ha un’enorme richiesta arretrata in infrastrutture, il turismo è vecchio   per mancanza d’investimenti,  i giacimenti artistici trascurati e incapaci di rendere, le aziende necessitano di tecnologie adeguate.

La UE diventerà un nano economico ?

Ma appena si prospetta la volontà di un rilancio della spesa infrastrutturale,  “i mercati” (essenzialmente: la Bundesbank, a cui bastano 10 miliardi per   manipolare punitivamente i nostri titoli pubblici) ci puniscono con lo spread. Se l’onere degli interessi aumenta di un solo punto percentuale,  il disavanzo annuale aumenta da 40 a 60 miliardi di euro, che vengono così sottratti agli investimenti strutturali.   Ora, in una zona monetaria non ci dovrebbe essere spread alcuno, una vera banca entrale manterrebbe uguale il rischio di credito  (rigorosamente zero) dell’eurozona.   Attenzione, perché l’arretramento  cronico finirà per colpire anche l’Italia numero 3, quella che funziona e trascinare le altre  due, la povera-culturalmente arretrata e la corrotta-parassitaria: le aziende innovative e dinamiche che hanno vinto la sfida dell’euro, superato il cambio sfavorevole, si sono rammodernate e reinventate in processi e prodotti, e adesso danno all’Italia un attivo nell’export di 40 miliardi. Per confronto, basti pensare che la altezzosa Francia ha invece un passivo dell’export –  e di 80 miliardi.
Ma i mancati investimenti infrastrutturali, che già esercitano un freno potente su  questa Italia di  che combatte e vince,  finiranno per debellare anche questi sforzi eroici. La  mitologia grillesco-meridionale anti-industriale,  non aiuta certo. Ma peggio ancora è il rifiuto   europeo (tedesco) di allentare la stretta per spese produttive  a debito. Appena si è prospettato di allentare la regolamentazione bancaria europea, la membra tedesca della BCE, Sabine Lautenschlaeger, ha strillato: “Si rischia di indebolire gli strumenti in mano ai regolatori, renderanno loro più  difficile richiedere più capitale per certi rischi…bisogna che la BCE torni ad alzare i tassi d’interesse”.
Non c’è verso, insomma.   Nemmeno di fronte all’evidenza, il tedesco cambia.  Le carenze infrastrutturali resteranno e i aggraveranno, a cominciare dalla stessa Germania che avrebbe i fondi per pagarsele, ma non lo fa perché la sua teoria impone di “tagliare i costi”.

Sabine
Una volta un ministro belga definì l’Europa “un  gigante economico, un nano politico e un verme militare”. Adesso, la UE rischia alla lunga di rendere l’Europa  anche un nano economico, in confronto alla Cina ad esempio, con le infrastrutture invecchiate a forza di risparmiare.   Qualcosa che ricorda tristemente  da vicino i meravigliosi acquedotti e le eccezionali strade di cui Roma aveva coperto l’Europa, che furono abbandonati dai barbari all’incuria o alla distruzione mentre erano incapaci di ricostruire le arcate cadute, o che loro stessi avevano tagliato per far mancare l’acqua a Roma assediata. Quei barbari erano almeno esterni, e aspiravano a diventare”romani”. Questi li abbiamo dentro,  anzi al centro, e vogliono restare tedeschi: ossia tirchie  corti.

martedì 8 maggio 2018

RIDURRE O ELIMINARE PUR DI ARRIVARE ALLA FLAT TAX O AL REDDITO DI CITTADINANZA?

Ferruccio De Bortoli per “l’Economia - Corriere della Sera

tasseTASSE
La prima domanda che ci si dovrebbe porre è questa. Se è così facile tagliare la spesa pubblica - come è stato detto con grande enfasi in campagna elettorale da cinquestelle e centrodestra - perché finora non lo si è fatto? Che cosa è mancato? Solo il coraggio politico? Forza Italia e Lega sono già stati al governo dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2011, eppure grandi progressi non se ne sono visti, nemmeno per ridurre come promesso le aliquote Irpef.

I tagli lineari di Tremonti irritarono anche i suoi colleghi di governo. La cosiddetta flat tax, proposta dal centrodestra, e il reddito di cittadinanza, sostenuto dai cinquestelle, sarebbero oggi finanziabili dando una sforbiciata consistente alle cosiddette tax expenditures, ovvero sussidi, deduzioni, detrazioni, trasferimenti. Ma quante sono?

Secondo il ministero dell' Economia ammontavano a oltre 160 miliardi nel 2015. La ricerca oggi ritenuta più attendibile, e in linea con i riferimenti internazionali, è quella della Commissione per le spese fiscali, presieduta dall' economista Mauro Marè, che è arrivata a stimare gli sconti di varia natura a circa 80 miliardi nel 2017, di cui 54 erariali. Escluse le detrazioni per la produzione del reddito, quelle per i familiari a carico, le aliquote ridotte Iva e altre agevolazioni.
TASSETASSE

Le voci variano da 700 a 800, includendo anche quelle di natura locale. Molte sono irrinunciabili in un' ottica di equità sociale. Sono il naturale complemento dell' impianto fiscale per quanto ormai inadeguato. Le detrazioni per i redditi di lavoro dipendente ammontano da sole a una trentina di miliardi. L' Italia non eccelle nel sostegno alle famiglie e sarebbe sinceramente contraddittorio se cessasse di aiutarle attraverso il riconoscimento del carico familiare (11 miliardi). Ma anche le misure meno giustificabili - e dunque più aggredibili - presentano qualche profilo di difficoltà.

Si potrebbe tagliare l' accisa ridotta per il gasolio da autotrasporto (1,3 miliardi), agevolazione contraddittoria sul piano ecologico vista anche la presenza di detrazioni per la riqualificazione energetica (1,6 miliardi). La protesta degli autotrasportatori è facilmente immaginabile. Si può fare ma poi si resiste a settimane di blocchi nelle forniture? Il bonus di 80 euro vale 9 miliardi. Difficile cancellarlo da parte di chi propugna il reddito di cittadinanza o di dignità.

TASSETASSE
Scendiamo nel dettaglio. Le misure sulle spese per i veterinari valgono una ventina di milioni. Spiccioli. Ma tagliarle è assai impopolare, specie per chi ha cavalcato il movimento animalista. Per le onoranze funebri è prevista una detrazione di 1680 euro che si trasforma spesso in un sussidio a gestioni poco trasparenti. Toglierla attirerebbe sul governo l' accusa di tassare i morti. Ma anche la critica di agevolare così il nero. La cedolare secca sugli affitti vale 1,6 miliardi.

Eliminarla finirebbe per incoraggiare ugualmente i pagamenti in contanti. Carlo Cottarelli, ex commissionario alla spending review e direttore dell' Osservatorio sui conti pubblici dell' Università Cattolica, aveva stimato nel 2014 un' area di spese fiscali aggredibili di 9,5 miliardi. Le più facilmente eliminabili ammontavano però a circa mezzo miliardo.

cottarelliCOTTARELLI
Qualche esempio: l' esenzione dal pagamento dell' imposta di bollo per i certificati anagrafici delle società sportive (32 milioni); le detrazioni per l' iscrizione alle palestre (70 milioni). «L' amara verità - dice Mauro Maré - è che è facile metterle ma è maledettamente difficile toglierle. Occorre una forte determinazione politica nel contrastare il peso delle lobby, anche le più piccole». Maré ha stimato comunque la possibilità di tagliare da 5 a 10 miliardi di spese fiscali.

«Il modo migliore sarebbe quello di operare una limatura lineare delle detrazioni e deduzioni. Per esempio, portandole dal 19 al 15% il gettito aumenterebbe di 2 miliardi. Oppure mettendo un tetto all' insieme di deduzioni e detrazioni che non vadano oltre il 2% del reddito dichiarato». In ogni caso - ed è questo l' aspetto politicamente trascurato - le tasse aumentano, il prelievo complessivo cresce. E per le categorie colpite anche di molto.

tremontiTREMONTI
Lo si può fare, con decisione, all' inizio di una legislatura. Meglio insieme a una riforma fiscale. Obiettivi ambiziosi, forse irrealistici, in un Paese senza maggioranza e con Camere già di fatto in scioglimento. In più va calcolato che per alcune misure, come per esempio le detrazioni sui lavori in casa, l' effetto si avrebbe trascorsi almeno un paio d' anni. Il risparmio non è immediato. Non si può cancellare ex abrupto un vantaggio fiscale per chi si è impegnato in un investimento pluriennale.

Nei giorni scorsi è stato presentato il dodicesimo rapporto di Economia reale, a cura di Mario Baldassarri e Pasquale Capretta. La sintesi del lavoro è una sola. Prima diteci come vi procurate le risorse. Poi si parla degli impieghi. Il rapporto ipotizza, per rendere possibile un principio di reddito di cittadinanza e una flat tax al 23%, una manovra pari al 5% del Pil con il contenimento di 40 miliardi delle tax expenditures, di 20 degli acquisti di beni e servizi, ma soprattutto di 40 nei fondi perduti in conto corrente e in conto capitale.

mario baldassarriMARIO BALDASSARRI
In alternativa alla flat tax, Economia reale propone una riforma dell' Irpef con tre aliquote che comporterebbe uno sgravio di 40 miliardi, e l' azzeramento dell' Irap oltre al disinnesco della clausola di salvaguardia sull' Iva. Investimenti per 20 miliardi, una crescita al 2% e debito in discesa.

I fondi perduti sono stati 61 miliardi nel 2016. In vent' anni, hanno raggiunto la cifra di 1160 miliardi. La metà dell' intero debito pubblico. «Sono stati in larga parte fondi perduti, buttati via - dice Baldassarri - se guardiamo ai tanti sprechi regionali, per esempio nella formazione». Ma molti di questi sono incentivi e investimenti, come Industria 4.0, o trasferimenti ad Anas e Ferrovie per il trasporto pubblico locale? «Sì, ma un bel taglio glielo si può dare». Come, però? «Cominciando a non erogarli più. Basta una legge con un solo articolo. Fine. Poi si discute su ciò che è necessario, sugli investimenti veri». Chi ha il coraggio di farlo?

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giovedì 3 maggio 2018

EURO-TAGLI? - NEL PROGETTO DI BILANCIO PER IL 2021-2027, LA COMMISSIONE JUNCKER PROPONE DI SFORBICIARE I FONDI DI COESIONE ALLE REGIONI PIÙ POVERE DEL MEZZOGIORNO E ALL'AGRICOLTURA

PER NOI QUEI SOLDI “PESANO” 36 MILIARDI E MENTRE IN FRANCIA E IN POLONIA SONO TUTTI IN SUBBUGLIO, IN ITALIA SI GIOCA ALLE CONSULTAZIONI... 

Antonio Pollio Salimbeni per “il Messaggero”

GENTILONI JUNCKERGENTILONI JUNCKER
È già il bilancio della discordia. Come sempre quando si mettono sul tavolo i conti dell' Unione europea: la Commissione ha presentato il progetto per il 2021-2027 e la battaglia comincia subito. L'Italia è per un verso sollevata (Padoan ha plaudito in un tweet alla proposta di bilancio) perché l'integrazione degli immigrati diventa un fattore che peserà nella redistribuzione delle risorse e perché passa soprattutto l'idea di un fondo di stabilizzazione per sostenere gli investimenti durante le crisi.

JUNCKERJUNCKER

Ma c'è anche il verso opposto: è molto preoccupata per il taglio dei fondi di coesione alle regioni più povere (del Sud) e all'agricoltura. Tagli che non si possono ancora quantificare: il commissario all' agricoltura Phil Hogan annuncia che l' Italia fa parte di un gruppo di 16 Stati in cui i pagamenti diretti si ridurranno del 3,9%. I fondi della coesione, l' asse portante delle politiche Ue per superare i divari socio-economici, e che per l' Italia valevano nel periodo 2014-2020 36 miliardi, subiranno un taglio di almeno il 7%.

paolo de castroPAOLO DE CASTRO






Il gruppo europarlamentare M5S parla di minori risorse investite per oltre 3 miliardi. Mettendo insieme Fondo di sviluppo regionale, Fondo sociale, Fondo per lo sviluppo rurale e Fondo per la pesca, la quota Ue, calcola una riduzione sulla carta di 5,3 miliardi (comprensivi del taglio alla coesione).

«È scandaloso», ha osservato il senatore Gianni Pittella, capogruppo Pd nella commissione speciale «che Bruxelles abbia proposto di limitare i fondi destinati alla coesione e all' agricoltura». Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha invece detto che ora all' Italia «serve un governo autorevole per evitare i tagli».

ColdirettiCOLDIRETTI
LE CIFRE
L'europarlamentare del Pd De Castro parla di un taglio al bilancio agricolo Ue di oltre 20 miliardi di euro. La Coldiretti dice che la riduzione non è del 5% bensì del 9,5%. I tagli all' agricoltura scatenano forti reazioni in Francia. L' Est è in subbuglio per i tagli alla coesione sociale e per il legame tra fondi Ue e Stato di diritto. La Germania è sul chi-va-la perché dovrebbe versare in media 10 miliardi in più all' anno.

Olanda e Austria non vogliono versare più di quanto già versavano. Si fa sentire il peso delle coalizioni di governo con il sostegno dei partiti nazionalisti e variamente euroscettici. Sarà un bel banco di prova anche per il governo italiano che verrà.

il palazzo della commissione europea a bruxellesIL PALAZZO DELLA COMMISSIONE EUROPEA A BRUXELLES
Il bilancio a prezzi correnti 2021-2027 è 1.279 miliardi (contro i 1.087 della Ue a 28 Stati membri per il periodo 2014-2020). Equivale all' 1,1% del reddito nazionale lordo. La Brexit lascia un buco di 14-15 miliardi all' anno. La sfida è duplice: colmare questo buco e far fronte alle nuove sfide che si chiamano investimenti, giovani (da occupare e far studiare con l'Erasmus), economia digitale, immigrazione, difesa, sicurezza.

La soluzione: aumentare i contributi (impopolarissima) e ricorrere a nuove risorse come una tassa sulle imprese e sui rifiuti (non ci sono analisi d' impatto). Poi ridurre delle poste, mossa altrettanto impopolare. Per l' agricoltura si prevede un taglio del 5%, per la coesione. In Italia c'è anche allarme per la convergenza esterna: si tratta del ravvicinamento tra gli Stati dei valori di aiuto per ettaro, che tiene conto solo della superficie coltivata: meccanismo penalizzante per l' Italia, dato il carattere intensivo della sua agricoltura.
ITALIA - LE DIFFERENZE NORD SUDITALIA - LE DIFFERENZE NORD SUD

La nuova regola sullo Stato di diritto, rivolta a paesi come Ungheria, Polonia ma anche Romania e Bulgaria, implica che gli Stati siano responsabili della prevenzione e della sanzione di abusi e frodi. Se ci sono mancanze sullo Stato di diritto (anche una magistratura non indipendente può avere degli effetti sulla gestione del denaro europeo), la Ue deve poter sospendere, ridurre o restringere l’accesso ai fondi.

L'impennata della spesa sulle nuove priorità è forte: economia digitale 12 miliardi (9 volte la posta del 2014-2020); Erasmus+ 30 miliardi; triplica la spesa per la gestione delle frontiere esterne, della crisi migratoria e l' asilo che arriverà a 33 miliardi. Oggi, intanto, saranno pubblicate le stime di primavera sui conti dei singoli Paesi.

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