9 dicembre forconi: pendolari
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venerdì 19 luglio 2019

Torino. Parla l'uomo che per primo ha camminato davanti al bus: "Non è moda, è protesta"

Parla l'uomo che per primo ha camminato davanti al bus | "Non è moda, è protesta"
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Parla, Grasso Antonio Salvatore, l'uomo che per primo ha camminato a passo d'uomo davanti al bus. Per lui non è una moda (Video), ma una protesta nata dal disagio in seguito al comportamento di alcuni autisti di GTT. L'uomo in passato ha fatto anche parte del Coordinamento 9 dicembre, i cosiddetti "Forconi". Grasso ci ha voluto spiegare le motivazioni della sua protesta. 



10 Ottobre 2018


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Fonte: qui

giovedì 7 febbraio 2019

Altroconsumo: 4 treni pendolari su 10 in ritardo. Milano maglia nera

Quasi il 40% dei treni pendolari che arrivano a Milano, Roma e Napoli è in ritardo di almeno cinque minuti. Di questi, uno su cinque arriva oltre 10 minuti dopo l’orario previsto e il 10% accumula oltre un quarto d’ora. Il 2% sono stati direttamente cancellati. I dati sono quelli pubblicati sul magazine Inchieste dell’organizzazione di consumatori Altroconsumo. Rispetto all’ultima rilevazione, che risale al 2015, la situazione è peggiorata: i treni in ritardo sono infatti aumentati del 6%. Aumentano anche i ritardi più gravi: i convogli arrivati oltre 10 minuti dopo l’orario previsto nel 2015 erano “solo” il 12%, oggi il 19%.
I tempi di arrivo di oltre 2500 treni locali sono stati rilevati direttamente in stazione da sedici collaboratori dell’associazione. Le stazioni sono quelle milanesi Centrale, Garibaldi e Garibaldi sotterranea, quelle romane Termini, Tiburtina e Tiburtina est e quelle napoletane Centrale e piazza Garibaldi. In queste tre città, secondo Altroconsumo, ogni giorno feriale si riversa il 55% dei pendolari del nostro Paese.
Milano. Dall’inchiesta di Altroconsumo si può dedurre che i pendolari più sfortunati siano quelli lombardi. Né Napoli né Roma raggiungono infatti la percentuale di ritardi riscontrata nelle stazioni meneghine: oltre la metà dei convogli (52%) arriva dopo il previsto. Di questi, il 25% dei treni è in ritardo di oltre 10 minuti e il 12% supera il quarto d’ora. Le tratte da incubo sono diverse. Sei volte su dieci la Como- Milano Centrale e la Como-Cantù-Milano Garibaldi arrivano oltre 10 minuti dopo. Da dimenticare anche la Brescia-Treviglio-Milano Centrale e la Varese-Gallarate-Milano Garibaldi. Queste due ultime due tratte - gestite da Trenord - detengono il record di ritardi oltre il quarto d’ora e, in ogni caso, non sono mai arrivate in orario.
Trenord contesta però le rilevazioni fatte a Milano. In una nota, l'azienda parla di "raccolta di dati senza alcuna base né rappresentatività statistica. I dati diffusi da Altroconsumo - raccolti per due ore nei soli giorni dal 5 al 9 e dal 12 al 16 novembre 2018, basandosi semplicemente su una raccolta manuale delle informazioni sui tabelloni in stazione - non possono restituire uno stato concreto e veritiero del servizio".
"Le performance ferroviarie si valutano su numeri assoluti e reali -continua Trenord - per il 2018 si parla di 2200 treni al giorno; l’80% è arrivato a destinazione puntuale".
Roma. La capitale, che certo non brilla per l’efficienza del trasporto pubblico, è la città che esce meglio dall’indagine. I convogli in ritardo di almeno 5 minuti sono il 16% (contro il 52% di Milano e il 46% di Napoli); solo il 5% è arrivato oltre 15 minuti dopo il previsto. Ci sono tratte che, almeno nei giorni presi in esame da Altroconsumo, rispettano una puntualità “giapponese” come la Orte-Fara Sabina- Monterotondo-Roma, la Fiumicino-Roma o la Viterbo-Cesano-Roma. Ma anche nella capitale arrivano i “treni della speranza”. Quello che parte da Ancona passando per Orte arriva in lieve ritardo una volta su tre, mentre il 13% delle volte supera i 10 minuti. Ma quanto a inefficienza nessuno batte il Nettuno-Roma: 58% di ritardi oltre i 5 minuti, 45% oltre i 10 minuti e 25% dei convogli che arriva oltre un quarto d’ora dopo.
Napoli. Molto delicata anche la situazione per i pendolari campani. Nelle stazioni partenopee Altroconsumo ha registrato il 46% di ritardi di almeno 5 minuti, il 24% oltre i dieci minuti ma soprattutto il record di ritardi oltre i 15 minuti (sono il 14%, contro il 12% delle stazioni milanesi). La palma del ritardo più gigantesco rilevato nel corso dell’indagine va alla Piedimonte Matese-Caserta-Napoli: oltre un’ora e quaranta. Esperienze allucinanti anche per i pendolari della Caserta-Acerra-Napoli (il 48% delle volte arriva almeno 10 minuti dopo, il 34% oltre un quarto d’ora dopo). Mentre la Castellammare-Torre Annunziata-Napoli è quasi una certezza: nel 78% dei casi non riesce ad arrivare in orario.
La situazione descritta da Altroconsumo è un elemento che si aggiunge al quadro fatto da Legambiente pochi giorni fa nel consueto rapporto Pendolaria. In quell’occasione l’associazione ambientalista aveva lanciato l’allarme sul possibile taglio di 300 milioni alla mobilità locale a causa di una clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio che, sostiene Legambiente, ha buone probabilità di scattare.
Fonte: qui

sabato 10 novembre 2018

SE A ROMA SI PIANGE PER L'ATAC, IN LOMBARDIA C'E' LO STRAZIO "TRENORD"


LORENZO ZILIANI PUBBLICA SU FACEBOOK UN DIVERTENTE "RESOCONTO" DI UN ANNO DA PENDOLARE SULLE LINEE FERROVIARIE CON RITARDI, DISSERVIZI, PROBLEMI E DISASTRI DI TUTTI I TIPI



domenica 11 marzo 2018

I PENDOLARI VIAGGIANO COME BESTIE, MA SALVANO IL BILANCIO DELLE FS

L’AUMENTO DEI BIGLIETTI DEI PENDOLARI MIGLIORA I CONTI DEL RENZIANO MAZZONCINI. 

E NEL 2021 CRESCERANNO DI UN ALTRO 20% 

STIMATO IN UN PUNTO DI PIL (1,7 MILIARDI) IL CAOS DEI RITARDI



Umberto Mancini per “il Messaggero”

delrio mazzonciniDELRIO MAZZONCINI
Un punto di Pil, cioè 1,7 miliardi. Una cifra rilevante che fotografa il costo annuale per il sistema Paese del malfunzionamento dei treni regionali in Italia. Un danno economico che non ha paragoni in Europa. Causato dalle non poche inefficienze di una gestione, quella che fa capo all' amministratore delegato delle Fs Renato Mazzoncini, più attenta alle mosse della concorrenza sull' Alta Velocità, dove i disagi sono limitati, che al buon funzionamento dei convogli regionali, quelli che trasportano ogni giorno 3 milioni di pendolari.

Una cifra alla quale quest' anno andrà aggiunto il grave danno del caos-neve a Termini, costato secondo alcune valutazioni non meno di 400 milioni.

I DETTAGLI DEL VULNUS
TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE 2TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE 2
Il calcolo del vulnus per le aziende e i viaggiatori lo hanno fatto le associazioni dei pendolari raggruppate in Assoutenti che fanno notare come a fronte di un peggioramento del servizio, soprattutto nelle ore di punta, ci sia paradossalmente un fiume di risorse pubbliche incassate dalle Ferrovie. Si tratta dei contratti di servizio stipulati dalla controllata di Fs Trenitalia con le Regioni. Contratti che stabiliscono gli incrementi tariffari per i cittadini e, di converso, anche i costi per gli enti locali che sussidiano le Ferrovie dello Stato.

I sindacati fanno notare che molto spesso proprio le Regioni non sanno che pesci prendere quando si trovano di fronte alle proposte delle Fs, perché non conoscono nel dettaglio i costi standard affrontati da chi offre il servizio e quindi non sanno come e fin dove trattare sul prezzo. Di certo in questa contrattazione le Fs, che godono di una posizione dominante e che guardano con sospetto anche la concorrenza sul territorio, non ci perdono visto che gli ultimi dati relativi a questo tipo di servizio non sono affatto negativi.

TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVETRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE
Analizzando il bilancio 2016 di Trenitalia, si nota come il servizio passeggeri regionale abbia chiuso con un margine operativo lordo in aumento del 9,2%, passando da 718 milioni nel 2015 a 784 milioni nel 2016. «Tutto ciò grazie essenzialmente all' aumento dei ricavi da prestazioni», cioè dei ricavi a valere sui contratti di servizio.

LA CORSA AI RINNOVI
E in prospettiva il trend non sembra cambiare. Un esempio è il contratto di servizio con Trenitalia rinnovato a gennaio con la Liguria: di durata allungata a 10 anni (più altri 5) dai 6 precedenti, gli aumenti tariffari del 20% sono previsti dal 2021-2022. Ebbene , il flusso di cassa per le Fs vale vale 1 miliardo. «Il servizio - dicono Enrico Pallavicini, coordinatore di Assoutenti e il presidente Furio Truzzi - non è purtroppo migliorato, i treni sono obsoleti e i ritardi si sono cronicizzati».
treni in stazioneTRENI IN STAZIONE

Anche qui si aspetta con ansia l' arrivo in servizio dei nuovi convogli previsto per la fine dell' anno ma che era stato promesso molto tempo fa. Un problema che riguarda tutte le Regioni, specialmente le meridionali, stressate per anni da una cura durissima a base di tagli dei servizi e aumenti contestuali dei biglietti. Complice, va detto, anche una politica dei trasporti nazionale che non ha favorito il ferro, ma alla quale la gestione Mazzoncini non ha saputo opporre efficaci alternative.

TRENITALIATRENITALIA
Due numeri, al di là delle problematiche legate alla manutenzione, sintetizzano i disagi dei pendolari: solo 7 anni fa erano in circolazione il 6,5% dei treni regionali in più e il 20% di Intercity. Un taglio grave che mette in luce una politica aziendale più impegnata a diversificare fuori dal territorio che a concentrarsi sulle questioni aperte in casa propria.

Eppure, spiega Pendolaria nel suo rapporto, il gap tra tagli ai servizi e aumenti dei biglietti è evidente. Basti segnalare che in Emilia Romagna nel periodo 2010-2017 i primi si sono ridotti del 3,8% mentre le tariffe sono cresciute del 19,1%; in Ligura tagli dell' 8,1% e un aumento che sfiora, sempre in 7 anni, il 49%. Non va meglio in Sicilia, Sardegna. Lazio o Umbria.
Fonte: qui

mercoledì 13 dicembre 2017

L’INCUBO DEI PENDOLARI? E’ LA ROMA-LIDO!

PER IL TERZO ANNO DI FILA È GIUDICATA LA PEGGIORE LINEA D' ITALIA.

CORSE SALTATE, VAGONI SENZA RISCALDAMENTO NÉ ARIA CONDIZIONATA, E QUANDO PIOVE… 

Flavia Amabile per la Stampa

ROMA LIDOROMA LIDO
Il vero pendolare della Roma-Lido esce di casa opportunamente equipaggiato: libri, kindle, smartphone con doppia batteria, kit per trucco e tutto quello che può essere utile per passare il tempo. Samantha ad esempio, è seduta sulla banchina della fermata Acilia. Lavora a Roma, in un negozio di abbigliamento. In attesa del treno ha lo smartphone per specchiarsi in una mano e l' eyeliner nell' altra: «Aspetto il treno sempre almeno dieci minuti: invece di truccarmi a casa lo faccio qui».

Il vero pendolare della Roma-Lido sa che ogni mattina si alzerà pronto a correre per arrivare in orario ma sa anche che la linea che - non a caso - si è aggiudicata per il terzo anno di seguito il titolo di peggiore d' Italia, riuscirà comunque a farlo arrivare in ritardo.

«Per salvarci potevamo solo usare l' ironia - racconta Andrea Castano, quarantenne, impiegato, costretto a utilizzare ogni giorno la linea per andare da Casal Bernocchi, dove abita, alla stazione Termini, dove lavora. In teoria servirebbe mezz' ora, in realtà ce ne vogliono tre volte di più.

roma-lidoROMA-LIDO
In totale sono tre ore di vita sui mezzi pubblici.

Sono nati così il suo blog "Odissea Quotidiana" e il profilo twitter "Il Treno Roma Lido": «Ho provato a leggere ma non ha funzionato. Mi è venuta allora l' idea di raccontare i disagi quotidiani del mio viaggio. In poco tempo si è creata una rete di persone con cui ogni giorno condividiamo i problemi, ci scambiamo informazioni». Il viaggio di ognuno diventa un viaggio collettivo. Cinquantamila persone soltanto sulla Roma-Lido, la metà di quante usavano i 28 chilometri pensati per collegare Roma al mare e ai quartieri della periferia Sud, ma comunque ancora una cifra pari a quella di una media città di provincia. I loro disagi diventano social.

E non ne mancano su una linea dove i treni appartengono a epoche storiche ormai lontane nel tempo. Sono quelli acquistati con i fondi per il Giubileo del Duemila, quando Roma era governata da Rutelli, quattro sindaci e un commissario fa.

Oppure sono i treni della linea metro B riconvertiti. Con tutte le conseguenze dei riadattamenti.
«Saltano le corse, si fermano i treni, l' aria condizionata è un sogno, l' impianto di riscaldamento anche: la normalità della Roma-Lido è questa», racconta Carlo Tortorelli, 22 anni, studente universitario, pendolare e coautore del profilo twitter "Il Treno Roma Lido" .

roma-lidoROMA-LIDO
Ieri i 28 chilometri peggiori d' Italia sembravano quasi tollerabili con treni a una decina di minuti l' uno dall' altro ma è quella normalità dietro cui si nasconde il disagio diventato ormai parte della vita di tutti.
«Anche quando i treni ci sono vanno molto più lentamente di quanto dovrebbero. La colpa è di cantieri chiusi ma mai smontati o di ponti considerati inagibili dopo il terremoto di un anno fa ma mai riaperti», racconta Andrea Castano. E poi le scale mobili rotte, gli ascensori fuori uso, i tornelli bloccati, le persone che scavalcano senza biglietto, l' acqua che inonda le stazioni quando piove.

Sullo sfondo della linea incombe il progetto del nuovo stadio della Roma. Sarà costruito a Tor di Valle facendo riversare lungo la linea almeno 20mila persone. Servirebbero 28 treni funzionanti contemporaneamente ma con il contributo dei costruttori si arriverà al massimo a 13. Ne mancano più della metà per evitare che la Roma-Lido, invece di decollare come dovrebbe di fronte a un grande progetto, crolli definitivamente.

Fonte: qui

roma-lidoROMA-LIDO


giovedì 19 gennaio 2017

LA RABBIA DEI PENDOLARI PER I NUOVI PREZZI DEGLI ABBONAMENTI TRENITALIA, CON RINCARI TRA IL 20 E IL 35%

“SU 1500 EURO 400 LI DOBBIAMO SPENDERE PER IL FRECCIAROSSA. NON ABBIAMO ALTERNATIVE, INTERVENGA IL GOVERNO”

Stefano Parola per “la Repubblica”

FRECCIAROSSAFRECCIAROSSA
È facile distinguerli: a differenza degli altri, i pendolari non hanno la valigia e poi parlottano tra loro tirando fuori espressioni tipo «che vigliacchi», «è una vergogna», «l’amministratore delegato ha il coraggio di dire che è pure un prezzo basso!» e avanti così. Si confrontano sulla decisione di Trenitalia che cambierà la vita di alcuni di loro: i rincari tra il 20% e il 35% degli abbonamenti mensili sui Frecciarossa. Alla stazione Centrale di Milano, Massimo Carrara e Fulvio Matteis aspettano il convoglio delle 18.05 per Torino.

Lavorano per una società assicurativa, dal lunedì al venerdì, e il costo della loro tessera mensile a febbraio passerà da 340 a 408 euro: «Ma Trenitalia pensa che veniamo in gita a Milano? Ci spostiamo per lavorare e c’è chi guadagna 1.500 euro e ne dovrà lasciare più di 400 per strada», si sfoga Massimo. Però per chi usa i Frecciarossa tra le 9 e le 17 la tessera costerà fino al 15% in meno. «È una presa in giro: ma quale pendolare potrà mai permettersi di prendere i treni solo in quella fascia?», fa notare Fulvio.
MOLTI PENDOLARI IMPOSSIBILITATI A RAGGIUNGERE IL POSTO DI LAVOROMOLTI PENDOLARI IMPOSSIBILITATI A RAGGIUNGERE IL POSTO DI LAVORO

Eppure al lavoro bisogna pur andare: «Purtroppo a Torino le opportunità sono sempre meno, quindi o Milano o niente», dicono i due impiegati. Negli ultimi anni sono parecchi a essersi trovati di fronte al bivio: fare avanti e indietro o diventare disoccupati. Giuseppe Callagher siede nella carrozza 6 e lavora alla Lufthansa, che ha deciso di chiudere a Torino e di spostare i 12 impiegati a Milano. Ai tempi, racconta, «ci avevano indorato la pillola proprio con l’alta velocità: “Vi sposterete tra una città e l’altra in 45 minuti”, ci dicevano».

È successo lo stesso in aziende come Maire-Tecnimont, L’Orèal, Ibm, i cui dipendenti torinesi si sono tenuti aggrappati al posto trasformandosi in “pendolari ad alta velocità”. «I miei colleghi che non hanno accettato di trasferirsi non hanno più trovato un impiego », racconta Rowena Rancoita, dipendente di una multinazionale danese, che per arrivare da casa sua a Torino all’ufficio di Milano si sveglia alle 5.45 e prende sei mezzi di trasporto diversi per poi rincasare alle 19 passate.
floris conduce tutto il frecciarossaFLORIS CONDUCE TUTTO IL FRECCIAROSSA

In fondo, si poteva fare: un’ora di Frecciarossa al mattino, un’altra alla sera, più il tempo per raggiungere le stazioni.

L’ultima stangata però fa male: «Fino a giugno 2015 pagavamo 295 euro al mese e potevamo sederci ovunque. Poi è arrivato l’obbligo di prenotare e la multa di 10 euro per chi non lo fa. Ora c’è quest’altro aumento. Non dimentichiamo che molti devono anche abbonarsi ai mezzi pubblici: 35 euro al mese a Milano e 38 a Torino», riassume Alberto Novara, geometra e pendolare.

Chi deve viaggiare anche nei weekend pagherà l’abbonamento del Torino-Milano 459 euro, che diventano 532 con le due tessere di bus e tram. Per qualcuno vuol dire mezzo stipendio, per altri un terzo. «Io sto pensando di trasferirmi a Novara, o di viaggiare con i regionali veloci, anche se è dura perché ci mettono almeno 100 minuti anziché 60», dice Alberto. Alessandra Magni annuisce: «Sto ragionando se chiedere un part-time e venire a Milano solo due o tre giorni a settimana».
pendolari torino milanoPENDOLARI TORINO MILANO

Vilma Battagliotti è sotto choc: «Lavoravo a Roma, ho accettato il trasferimento a Milano per avvicinarmi a casa. Viaggio da dieci giorni e questo aumento è arrivato all’improvviso». Giuseppe Callagher se lo aspettava: «Ma pensavo fosse di 20 euro, non di più».

Invece la “metropolitana d’Italia” non è poi così alla portata di chi viaggia abitualmente. Per le società dell’alta velocità i pendolari sono anti-economici: Ntv non fa abbonamenti, Trenitalia li ha resi più cari per offrire un servizio «in equilibrio economico», come ha spiegato l’ad Renato Mazzoncini ieri a Repubblica.

Il fatto è che il servizio è così comodo che è difficile rinunciarvi. Prendere i regionali? «Vuol dire passare la vita sul treno», lamentano i pendolari. I bus? «Ci mettono troppo e restano intrappolati nel traffico». L’auto? «Ma lo sa di quanto è rincarata l’autostrada?». Quindi, cosa serve?

pendolari torino milanoPENDOLARI TORINO MILANO
«Intervenga il Governo», chiedono i viaggiatori, come fanno pure tanti amministratori locali e politici. Per sentire una voce fuori dal coro bisogna arrivare a Torino. Dal treno scende un noto economista(tanto lui mangia a spese della collettività, sparando sentenze sul lavoro ed i disagi altrui!!!)), che accetta di dire la sua pur di non essere citato: «È una questione complessa. La vita a Torino costa molto meno che a Milano e quindi le persone risparmiano. Ma è giusto che lo facciano a spese della collettività?».
Fonte: qui