9 dicembre forconi: DONBASS
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martedì 16 luglio 2019

INFORMATORI DELL’EST, ALTI FUNZIONARI AFRICANI, MERCENARI E NAZISTELLI ARMATI, ECCO COSA C’E’ DIETRO IL MAXI-SEQUESTRO DI ARMI IN LOMBARDIA (COMPRESO UN MISSILE ARIA-ARIA)

CHI E’ FABIO DEL BERGIOLO, EX CANDIDATO CON FORZA NUOVA: LE FOTO DI HITLER, L’ODIO PER I MIGRANTI E LE BESTEMMIE AI VESCOVI, SOSPESO DAL LAVORO DI DOGANIERE PER UNA TRUFFA 
IL PRESUNTO PIANO PER COLPIRE SALVINI…
SVASTICHE FUCILI E UN MISSILE TROVATO IN UN GARAGE L'ARSENALE DEI NEOFASCISTI
Massimiliano Peggio per ''la Stampa''

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA - MISSILE ARIA ARIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA - MISSILE ARIA ARIA
«Ho un missile aria-aria di fabbricazione francese da vendere. Ti interessa?». Il messaggio, accompagnato da una fotografia della testata, è stato spedito ad un indirizzo WhatsApp. Destinatario un combattente italiano reduce del Donbass, filogovernativo. A inviare il messaggio, intercettato dalla Digos di Torino, è stato Fabio Del Bergiolo, 60 anni, ex ispettore delle Dogane in servizio a Malpensa, candidato al Senato nel 2001 per Forza Nuova nel collegio di Gallarate. Missili, estrema destra, intrighi internazionali.

Dalla scoperta di questa trattativa è scattata nei giorni scorsi l'operazione della polizia, coordinata dalla procura torinese, che ha portato all' arresto di tre persone: per «aver detenuto e posto in vendita un'arma da guerra tipo missile aria-aria», e per essere in possesso di un arsenale di fucili d' assalto e pistole di produzione per lo più austriaca, tedesca e statunitense. L' arsenale, con un' ampia gamma di munizionamento, è stato trovato nell' abitazione dell' ex aspirante senatore, sotto il suo letto.

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA
Mentre il missile Matra R530, realizzato per i caccia francesi Mirage ma dimesso dall' esercito del Qatar, è stato ritrovato, nel suo involucro di trasporto, in un magazzino di Rivanazzano Terme, tra Voghera a Tortona, presso la Star Air Service, società che commercializza e ripara piccoli aerei civili. I titolari Alessandro Michele Aloise Monti, 42 anni, svizzero, e Fabio Amalio Bernardi, 50 anni, residente a Oleggio, inizialmente fermati come indiziati di delitto per il reato di vendita di armi da guerra, sono stati posti agli arresti domiciliari a seguito dell' udienza di convalida.

L' indagine della Digos, diretta da Carlo Ambra, inizia alcuni mesi fa, quando un informatore di un paese dell' Est svela agli investigatori un articolato traffico internazionale di armi, riconducibili ad aree dell' estrema destra. Tra le confidenze, fa riferimento anche a un presunto piano per colpire il ministro dell' Interno Matteo Salvini.

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA
Gli accertamenti della polizia, coordinata dal pool antiterrorismo della procura affidato all' aggiunto Emilio Gatti, imboccano più strade: una di queste li porta a individuare i tre soggetti, intenzionati a mettere in vendita il missile, prendendo contatti con militanti del Donbass e con un alto funzionario pubblico africano. Il piano contro Salvini si rivela subito un vicolo cieco, senza «consistenza investigativa» dicono dalla procura.

La svolta arriva nei giorni scorsi, quando gli investigatori incappano in questa «proposta di vendita per conto terzi». Così scatta il blitz a Gallarate. Nell' abitazione di Fabio Del Bergiolo vengono sequestrate una quarantina di armi, tra cui fucili d' assalto tipo «bullpup» Steyr Aug, Colt M16, in dotazione all' esercito Usa, una Steyr Mannlicher in uso ai Gis dei carabinieri. E un moschetto Carcano 91: un pezzo d'antiquariato funzionante, ma evocativo, essendo simile a quello utilizzato da Lee Oswald per uccidere John Fitzgerald Kennedy.
SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 5SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 

In casa anche svastiche e cartelli nazisti. Messo alle stratte, ha confermato spontaneamente agli uomini dell' antiterrorismo del piano di vendere il missile. «Sono amico di Alessandro Monti, per motivi lavorativi, commercializzando aerei. Alcuni mesi fa mi ha detto di avere un contenitore con dentro un missile e che gli serviva la mia consulenza per venderlo».

L'incontro è avvenuto in un magazzino di Oriolo, nei pressi di Voghera. Qui Del Bergiolo ha visionato l' oggetto. «Abbiamo aperto il portellone e fatto scivolare fuori la testata». Ha scattato delle foto. Poi ha stimato un prezzo: tra i 450 e 500 mila euro. Successivamente il missile, del quale non si conosce il percorso fatto per arrivare in Italia, è stato trasferito a Rivanazzano Terme. «Il materiale sequestrato - spiega il questore di Torino Giuseppe De Matteis - merita la massima attenzione. Un'operazione che ha pochi precedenti investigativi in Italia».

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 4SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA
HITLER, CROCIFISSO E ODIO IL FILO NERO CHE LEGA IL PARTITO NEOFASCISTA AI MERCENARI RUSSI
Niccolò Zancan per ''la Stampa''

L' uomo che stava cercando di vendere un missile abita in un condominio rosa, davanti a due campi da tennis e un centro commerciale. Gallarate, zona dei laghi. Calma apparente. «Ma il signor Del Bergiolo passava il tempo a odiare i migranti. Li malediceva. Usava frasi irripetibili contro i vescovi che li accolgono. Per Pasqua mi ha mandato delle foto di donne nude vestite da naziste, era ossessionato dalle armi. Non so cosa pensasse di fare, ma era inquietante. Tutto sommato, sono più tranquilla di sapere che adesso è in carcere».

I vicini sapevano. Ma non fino a questo punto. Fabio Del Bergiolo, 60 anni, ex guardia doganale all' aeroporto di Malpensa, abitava qui al quarto piano con la madre. Stava dormendo quando sono arrivati per arrestarlo. Nella sua camera c' è un grande crocifisso sopra al letto, e sulla destra una foto di Adolf Hitler con Benito Mussolini.

SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA
Dentro un vecchio armadio, gli agenti della digos hanno sequestrato una mitragliatrice Scorpion, 9 fucili da guerra, 3 fucili da caccia, 7 pistole, 306 pezzi di armi da sparo, 20 baionette, 831 munizioni di vario calibro. Alcune armi erano nascoste sotto al materasso. Ovunque: testi sul nazismo e vecchie insegne delle SS. È da questo contesto che bisogna partire. Da questo nazista dichiarato che cerca di vendere un vecchio missile di fabbricazione francese ai mercenari arruolati nella guerra del Donbass.

Non si sa molto di Fabio Del Bergiolo. Figlio di una guardia carceraria e di una casalinga, nel 2001 si è candidato con il partito neofascista Forza Nuova al Senato. Ha preso 611 voti, non è stato eletto. Due anni dopo, è stato sospeso dal lavoro di doganiere per una truffa. Era in servizio alla Svad: servizio vigilanza antifrode doganale. Ma incassava lui - così almeno in 55 casi - l' Iva sulle fatture che i passeggeri stranieri presentavano per il rimborso al momento del ritorno in patria.
SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA

Non ci sono interviste politiche, nessun passaggio sul canale locale «Rete 55». Sparisce dai radar, ma accumula armi. Fino a quando un suo messaggio finisce nell' inchiesta sui mercenari italiani di estrema destra andati a combattere nel Donbass. È lui che sta cercando di vendere un missile del valore di 600 mila euro. «Il mio assistito è soltanto un appassionato collezionista d' armi», dice l' avvocato Fausto Moscatelli. Eppure quel messaggio sembra smentirlo. E il partito neofascista di Forza Nuova ritorna ancora da entrambi i lati della storia. In Italia, come in Russia.

La prima traccia di questo collegamento è nell' incontro che si tiene a San Pietroburgo nel marzo del 2015, dove al Forum internazionale russo organizzato dal partito Rodina con i soldi del Cremlino partecipano fra molti militanti neonazisti anche il fondatore di Forza Nuova Roberto Fiore, Luca Bertoni dell' associazione Lombardia-Russia e Irina Osipova di Rim-Giovani italo russi, successivamente vista a Mosca come interprete a fianco di Gianluca Savoini e del ministro dell'Interno Matteo Salvini.
SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA 3SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA

La seconda traccia è negli spostamenti del mercenario arruolato nel Donbass Andrea Palmeri, detto «il generalissimo». Toscano di Lucca, ex capo ultrà, si arruola dopo una lunga militanza in Forza Nuova e la conoscenza ancora di Irina Osipova. È considerato un reclutatore di mercenari. È tuttora nel Donbass a combattere da latitante con i filo russi. La terza traccia di un collegamento è questo cittadino di Gallarate con un arsenale in casa. Anche lui ha un passato in Forza Nuova.

Anche lui finisce dentro un'inchiesta che riguarda i paramilitari italiani che combattono al confine russo contro i soldati ucraini. Sono nomi e sigle che ritornano. «L'estrema destra si sta armando», dice Saverio Ferrari dell'Osservatorio italiano sulle nuove destre. «Qualcuno ipotizza apertamente di voler organizzare la lotta armata, come Alessandro Limido della Comunità Militante dei Dodici raggi di Varese.
SEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIASEQUESTRO DI ARMI AI NAZISTI IN LOMBARDIA

Altri pensano di mettere armi da parte. Il laboratorio di tutto questo è il Donbass. C'è un'intercettazione in cui un mercenario dice che proprio il Donbass potrebbe essere cioè che è stata Fiume per il fascismo nel 1919». Ecco, quindi, il filo nero che lega una casa di Gallarate fino al confine russo. L'anziana madre di Fabio Del Bergiolo è incredula: «Io non lo so cosa ci dovesse fare con quel missile. Mio figlio non mi diceva niente».

Fonte: qui

sabato 15 settembre 2018

UN EX PORTAVOCE DEL LEGHISTA HA AVUTO CONTATTI CON LE MILIZIE NEONAZIONALISTE DEL DONBASS, E ''BUZZFEED'' VA ALLA CACCIA DEI RAPPORTI TRA GIANLUCA SAVOINI E I SEPARATISTI UCRAINI.


LUI, CAPO DELL'ASSOCIAZIONE LOMBARDIA RUSSIA, LA SPIEGA COSì: ''HO SEGUITO LA PUBBLICAZIONE DEL VOLUME SUL FILOSOFO ULTRANAZIONALISTA ALEKSANDR DUGIN AL QUALE UNA DI QUESTE PERSONE STAVA LAVORANDO, TUTTO LÌ''

Gianmichele Laino per www.giornalettismo.com
vladimir putin e gianluca savoiniVLADIMIR PUTIN E GIANLUCA SAVOINI

La premessa doverosa è che non c’è nessuna indagine in corso. Tuttavia, i contenuti di alcuni documenti consultati dal portale di news BuzzFeed che riguardano Gianluca Savoini, definito da molti uno ‘sherpa’ di Matteo Salvini (è stato suo ex portavoce) specialmente per i rapporti con la Russia di Vladimir Putin, suonano come inquietanti. Savoini, infatti, avrebbe dei legami con le milizie filo-russe e neonazionaliste che hanno combattuto nel Donbass, in Ucraina, nella guerra tra questo Paese e, appunto, la Russia.

Gianluca Savoini: che legami ha con le milizie neonazionaliste del Donbass?
salvini a moscaSALVINI A MOSCA





Secondo alcuni documenti giudiziari consultati da BuzzFeed, dunque, Savoini avrebbe avuto dei contatti con almeno una delle dieci persone che, secondo le tesi della magistratura, che avrebbe reclutato dei mercenari per andare a combattere nel Donbass dove, dal 2014, è in corso una lunga guerra di posizione tra milizie contrapposte, una delle quali fedele a Putin.

matteo salvini gianluca savoini a moscaMATTEO SALVINI GIANLUCA SAVOINI A MOSCA
L’indagine, partita dalla procura di Genova, punta il dito proprio sui reclutatori, per cui si ipotizzano una serie di accuse tra cui reclutamento, formazione e finanziamento di mercenari stranieri nell’Ucraina orientale, lotta accanto agli estremisti filo-russi e nazionalisti nella regione. Nell’ambito dell’inchiesta sono già state arrestate sei persone, vicine ad ambienti dell’ultradestra, mentre altre quattro risultano ancora indagate.

Il legame tra Savoini e una delle persone indagate dalla procura di Genova è stato accertato, ma – secondo la versione fornita dallo stesso Savoini via mail – sarebbe stato sporadico e legato a una singola occasione: «Ho seguito la fase finale della pubblicazione del volume sul filosofo ultranazionalista russo Aleksandr Dugin al quale una di queste persone stava lavorando, ma il tutto si è concluso lì».
salvini a mosca con gianluca savoini e claudio d'amicoSALVINI A MOSCA CON GIANLUCA SAVOINI E CLAUDIO D'AMICO

Savoini è presidente dell’associazione Lombardia-Russia, la cui attività è pubblica. Sugli account Facebook dell’associazione si inneggia all’autodeterminazione dei popoli, al nazionalismo, con toni anche piuttosto battaglieri. Inoltre, Savoini ha accompagnato Matteo Salvini nel suo viaggio in Russia del luglio 2018.

Insomma, BuzzFeed si chiede come questi presunti legami, indicati all’interno delle carte della procura, non sollevino ulteriori dubbi sui rapporti tra l’attuale governo italiano, di cui Matteo Salvini che aveva e ha in Savoini uno stretto collaboratore e un convinto sostenitore, e la Russia e, in generale, sulla politica estera del nostro Paese.

Fonte: qui

domenica 22 aprile 2018

CI SONO 25 CITTADINI ITALIANI CHE, DAL 2014, HANNO COMBATTUTO O COMBATTONO IN UCRAINA AL FIANCO DEI RIBELLI FILORUSSI

LA LISTA, REDATTA DAI SERVIZI SEGRETI UCRAINI, È STATA CONSEGNATA DA UN DEPUTATO DI KIEV ALL'AMBASCIATA ITALIANA

Fabrizio Dragosei per il “Corriere della Sera”

ALFONSO - UN ITALIANO PARTITO PER IL DONBASS PER COMBATTERE CON I FILORUSSIALFONSO - UN ITALIANO PARTITO PER IL DONBASS PER COMBATTERE CON I FILORUSSI
È già stato trasmesso alla nostra magistratura l' elenco di 25 cittadini italiani che starebbero combattendo o avrebbero combattuto dal 2014 a oggi nel Donbass dalla parte dei ribelli filorussi

La lista, redatta dai servizi segreti ucraini, è stata consegnata da un deputato di Kiev all' ambasciata italiana. In base al codice di procedura penale (articolo 331) i nostri diplomatici hanno provveduto a informare le autorità inquirenti che hanno aperto un fascicolo.

Il deputato che ha avuto la lista, Andrej Antonishak, si è lamentato perché dalla rappresentanza diplomatica non ha saputo nulla sull' esito delle indagini. Ma al Corriere risulta che gli inquirenti ai quali l' incartamento è stato affidato stiano agendo nel massimo riserbo.

Di nostri connazionali scesi in campo con gli indipendentisti del Donbass si è parlato molto in questi anni. Alcuni di loro sono anche usciti allo scoperto rilasciando interviste a giornali italiani e ucraini. Ma quella presentata da Antonishak è la lista più completa uscita fino ad oggi.
cannonate in ucrainaCANNONATE IN UCRAINA

Altri italiani in questo periodo sono andati invece ad ingrossare le file dei volontari che combattono al fianco dell' esercito regolare ucraino. In entrambi i casi, ma maggiormente tra i fighter sul fronte filorusso, si tratta, secondo i magistrati, di persone che stanno commettendo vari reati. Dal compimento di «atti ostili contro uno Stato estero» (reclusione da 3 a 12 anni), alla violazione di numerosi altri articoli: «Arruolamento con finalità di terrorismo», «Arruolamento illecito di guerra», «Addestramento ad attività con finalità di terrorismo».

UCRAINA COMBATTENTI 3UCRAINA COMBATTENTI 
Per i volontari che sono dalla parte di Kiev, è più difficile l' individuazione perché godono della protezione di un governo «amico» che fino ad oggi ha tollerato (decisamente troppo, secondo i molti critici) le azioni di unità apertamente filo-naziste. Curiosamente, i combattenti italiani sui due fronti hanno spesso una provenienza simile. Sono estremisti di destra, ultra-nazionalisti, razzisti. Poi ci sono gli estremisti neo-comunisti che vedono gli indipendentisti del Donbass come paladini della libertà contro l' onda «fascista» proveniente dall' Ucraina occidentale.

UCRAINA COMBATTENTI 2UCRAINA COMBATTENTI 
In entrambi i gruppi figura anche un certo numero di semplici ultras delle varie curve, interessati solo «a far casino», come ci ha detto uno di loro. Altri sono andati in Ucraina unicamente per la paga che, in diversi casi, è stata garantita da oligarchi amici del potere. Per quanto riguarda i filorussi, ad esempio, si è dato molto da fare il gruppo Wagner che sarebbe finanziato dal ristoratore Evgenij Prigozhin, lo stesso all' origine della fabbrica dei troll di San Pietroburgo (mettono notizie false in rete).

UCRAINA COMBATTENTI 1UCRAINA COMBATTENTI 
Vista la quasi tregua in Ucraina, alcuni italiani e quasi tutti gli uomini della Wagner si sono spostati in Siria. A febbraio ci sono state polemiche in Russia su questa società perché un centinaio di combattenti volontari (si chiamano «contractor», nel tentativo di distinguerli dai mercenari, proibiti anche in Russia e negli Usa) sono morti sotto un bombardamento americano.

Fonte: qui

domenica 31 dicembre 2017

Chi dice che un conflitto mondiale non possa verificarsi di nuovo?

Chi è in grado di dire oggi che una guerra mondiale non potrebbe accadere di nuovo? Lo spettro di un conflitto si ripresenta nel 2018
Dalla follia sistematica di un Rex Tillerson e  di Kurt Volker,con  i conflitti e le insurrezioni in corso in numerose zone dell’Impero, il Russiagate e la controversa sentenza della FIFA, la Russia sotto sanzioni e l’ultimo mandato presidenziale di Putin, più i tentativi di ripresa del “colpo di stato popolare” o “rivoluzioni colorate”  in America Latina, le situazioni in varie parti del mondo stanno avvicinando la guerra ed allontanando diplomazia.

Chiunque affermi che un’altra guerra mondiale non può accadere, non ha compreso il problema dell’attuale instabilità globale nel suo senso più completo. Mentre gli Stati Uniti hanno certamente dovuto fare i conti con la Russia sull’Ucraina e la loro perdita di potere e di influenza in Medio Oriente, l’anno venturo ci presenta alcuni elementi che hanno il serio potenziale di poter spingere l’instabilità globale fino al punto di un conflitto mondiale.
Al di fuori della  cassa di risonanza dei media occidentali e  della manipolazione  simulata della realtà, dove la spinta per la guerra ed il conflitto sembra non condurre in realtà ad uno scenario di confronto, esperti seri sottolineano alcuni segnali molto preoccupanti per il prossimo anno.
Durante la sessione di lavoro del Forum Civile “Bielorussia, Ucraina, Russia” tenutasi a Minsk il 22 dicembre 2017, dedicata ai temi delle relazioni tra i tre paesi con l’Unione Europea, gli esperti bielorusso, ucraino e russo hanno convenuto che il conflitto intorno all’Ucraina non si concluderà nel 2018.
Una cosa interessante da notare sugli esperti ufficiali sugli Stati Uniti provenienti dall’Europa dell’Est, è la loro profonda conoscenza dei meccanismi interni e delle dinamiche della formazione e della pratica della politica americana. Al contrario, negli Stati Uniti troviamo personaggi come Michael McFaul che confondono regolarmente una forma di saccenteria per l’analisi. Come osservato dallo scienziato politico ucraino Ruslan Bortnik, “la crisi ucraina equivale all’aumento dei bilanci militari delle élite militariste europee e americane”. Bortnik spiega, senza sorprese, che “la crisi ucraina è un affare molto redditizio su scala globale”, mentre questa  porterà profitto, “gli affari della guerra continueranno”. Secondo Bortnik, “il 2018 può essere un anno molto controverso”.
Ciò è dovuto al possibile rafforzamento del regime di sanzioni contro la Russia anche nei prossimi mesi di febbraio, con la vendita dell’armamento statunitense all’Ucraina per un importo di 42 milioni di dollari, con la violazione del protocollo di Minsk, ecc.

Lo scienziato politico ucraino osserva che “I commenti non costruttivi di Tillerson e Volker stanno espandendo la struttura del conflitto”, e la Russia, a sua volta, non vuole scendere a compromessi.
Allo stesso tempo, si osservano “tentativi di utilizzare la struttura diplomatica come campo per ottenere la vittoria, non come base per risolvere la crisi”.
Ruslan Bortnik ritiene che “dopo la Coppa del Mondo FIFA, la Russia avrà mano libera e Putin, dopo essere stato eletto per il suo ultimo mandato presidenziale, lavorerà per fare storia”.
A sua volta, “non appena si terrà la Coppa del Mondo FIFA-2018, l’Ucraina entrerà nel periodo pre-elettorale (nel 2019 quando si terranno sia elezioni parlamentari che presidenziali), eventuali compromessi per le autorità ucraine saranno impossibili e il il fattore guerra è uno strumento molto economico ed efficace per gestire la situazione politica interna “.
Mappa distanza Ucraina Mosca
Tutti questi fattori, conclude Bortnik, “potrebbero far scoccare un’ulteriore escalation del conflitto nel Donbass e rendere impossibile stabilire una vera pace fino al 2020″.
Lo scienziato politico ucraino, Pavel Rudyakov, direttore del Centro di informazione e analisi “Perspektiva” , ritiene inoltre che “non ci sia uno scenario positivo per l’Ucraina nel 2018”.
A suo parere, la stabilità dell’attuale regime è spiegata dal fatto che “il governo ucraino è legittimato da un fattore esterno e anche se ci sono sostenitori del governo soltanto  intorno al 5% della popolazione, questo non avrà importanza”.
Pavel Rudyakov, che ha definito Volker “il demone nero del processo di Minsk”, ha osservato che una volta c’era la speranza che gli americani, inviando Volker, volessero costruire un dialogo con Mosca.
Ma in realtà vediamo tentativi da parte sua  di provocare la Russia, quindi Volker distrugge la costruzione di pace che potrebbe salvare il mondo”, ha osservato lo scienziato politico, sottolineando che “il processo di Minsk sta trattenendo da far precipitare le parti in passi completamente irrazionali”.
Secondo Volker, “è possibile che l’Ucraina abbandonerà definitivamente i servizi ferroviari e chiuderà i confini con la Russia”.
Nonostante il fatto che “l’Ucraina abbia già perso molto nel ridurre gli scambi con la Russia”, secondo lui, la leadership ucraina “è andata così avanti nelle sue dichiarazioni russofobiche che non bilancia la visione con alcuni benefici nelle relazioni russo-ucraine e le autorità di Kiev sono disposte a essere completamente vulnerabili e non protette in caso di completa rottura delle relazioni “.
Peter Petrovsky osserva che “è possibile che questo si verifichi esattamente nello stesso modo in cui quanto è avvenuto nel 2014  era quello che prima tutti  avevamo ritenuto impossibile fino al 2014”.
L’estremo punto di rottura delle relazioni con la Russia, secondo l’esperto bielorusso, è che i falchi ucraini “possono mettere in atto le elezioni parlamentari e presidenziali del 2019, se tale è il loro compito”.
Secondo lo scienziato politico bielorusso, ” l’obiettivo principale dell’Occidente è quello  di includere definitivamente l’Ucraina nello spazio euro-atlantico, qui nessuno penserà nemmeno in termini di unità dell’Ucraina”.
Petrovsky sottolinea che, se necessario, l’Ucraina dovrà finalmente rinunciare sia alla Crimea che al Donbass: “A determinate condizioni, sia l’UE che gli Stati Uniti saranno in grado di accettare questo argomento per l’integrazione finale euro-atlantica dell’Ucraina”. Da parte sua, lo scienziato politico russo Sergey Panteleev ha osservato che “in Ucraina, l’immagine mitologica negativa della Russia come” paese aggressore “è diventata una delle basi dell’esistenza dell’attuale regime politico ucraino, un fattore determinante nella loro legittimazione e la principale merce, che l’Ucraina vende attivamente verso l’esterno. ”
Forze secessioniste della Repubblica di Donetsk
Secondo lui, “dal punto di vista della geopolitica, la crisi ucraina è un’opzione americana a lungo sperimentata di tenere il territorio controllato attraverso un conflitto  al fine di indebolire la Russia, la Germania e l’Europa nel suo complesso”.
Non sembrerebbe questo il motivo per cui stiamo assistendo al sostegno americano al regime in Ucraina, che ha mostrato la sua completa irrilevanza?
Il regime, che viene tenuto a galla esclusivamente sulle sovvenzioni occidentali, dalla guerra dell’informazione, con il ripristino di un governo autoritario con un significativo fattore nazionalista radicale”, spiega Panteleev nel tentativo di demolire la parte chiave della politica americana in Ucraina.
Panteleev crede che il conflitto latente in Ucraina possa espandersi, coivolgendo la Russia, la Bielorussia e l’Europa.
In altre parole,
Allo stesso tempo, la dura posizione in Ucraina presa dall’amministrazione Trump, da cui la Russia, al contrario, si aspettava che venisse indebolita la posizione intransigente sotto le sanzioni e di poter risolvere il conflitto, sarà determinata dall’agenda politica nazionale USA legata alla necessità di il presidente degli Stati Uniti per dimostrare che non è la “mano di Mosca” , dice Panteleev.
Questo è anche collegato all’atteggiamento provocatorio di Volker nei confronti della Russia, in realtà finalizzato al fallimento del processo di Minsk.
Nel frattempo, lo scienziato politico russo vede un motivo personale nelle azioni di Volker, finalizzato ai suoi tentativi di ottenere un punto d’appoggio nell’establishment politico americano a scapito della retorica militarista che è richiesta oggi.
Nel contesto della crisi politica negli Stati Uniti, c’è una caotizzazione del sistema decisionale, in cui gli interessi privati ​​e persino i fattori irrazionali diventano importanti”, afferma lo scienziato politico russo, sottolineando che “questo irrazionalismo determinerà il rafforzamento della componente conflittuale nelle relazioni USA-Russia. ”
Allo stesso tempo, Sergey Panteleev è convinto che la Russia non sarà in alcun modo d’accordo con il modello di costruzione pacifica degli Stati Uniti e dell’Ucraina in Donbass e difenderà principalmente i suoi interessi nella regione. (…)
Lo scienziato politico russo, esperto del Consiglio russo per gli affari esteri Alexander Guschin, osservando che “l’obiettivo degli eventi ucraini è quello di indebolire l’influenza della Russia”, indica anche che non si può prevedere una riduzione progressiva del conflitto nel prossimo futuro. Secondo lui, “le attività di Volker dimostrano che la retorica conflittuale continua e non c’è speranza che si fermerà”. Supponendo che la situazione politico-militare abbia un’ovvia tendenza ad aggravarsi, a suo avviso, “la Russia reagirà adeguatamente, rafforzando il suo potenziale di difesa”.
Alexander Gushchin richiama inoltre l’attenzione sul fatto che “un’operazione di mantenimento della pace del tipo previsto da Volker è inaccettabile per la Russia”, a questo proposito, “è improbabile che la versione occidentale delle forze di pace possa passare”, e lo scenario più probabile è un “conflitto latente” .
Allo stesso tempo, l’esperto russo considera elevati rischi di conflitto regionale sul perimetro della Russia e persino la possibilità di una crisi più grave.
“Chi ha detto che la guerra globale non può accadere di nuovo?”, – pone la domanda Alexander Gushchin, sottolineando che l‘attuale crisi sarà a lungo termine, in cui “l’indipendenza dell’Europa sarà limitata”.
Lo scienziato politico russo sottolinea che il paradigma della NATO e l’influenza degli Stati Uniti sui paesi dell’Europa centrale e orientale saranno decisivi e mirati a “prevenire l’alleanza strategica di Mosca e Berlino”.
Forze armate del Donbass
In conclusione, Alexander Gushchin ha detto che il mondo, e in particolare l’Ucraina, hanno bisogno di una Russia forte, dal momento che “la Russia forte non è una Russia antiquata, ma la Russia che difende il suo paradigma del valore, il suo paradigma della visione delle relazioni internazionali, e non bipolare , ma il suo status del mondo e una grande potenza regionale, nel senso che esiste una regione in cui sarà Mosca a interpretare  una delle funzioni principali , e in alcuni casi, il primo ruolo.
Dato l ‘”irrazionalismo” nel processo decisionale americano, caratteristiche apparentemente irrisolvibili derivanti dal  “deep  State” degli Stati Uniti che nemmeno un presidente determinato e dal forte ego ha il potere di controllare, le possibilità di un aumento delle tensioni nel 2018 sono assolutamente garantite, senza riserve. Inoltre, la direzione e il tono del giorno ci forniscono forti motivi per ritenere che gli eventi del 2018 possano tranquillamente ardere in una bolla che può consumare l’intera regione, l’Europa e oltre.
Joaquin Flores *
*Joaquin Flores è caporedattore di Fort Russ News, nonché direttore del think-tank di Belgrado, il Center for Syncretic Studies. Ha studiato presso la California State University, a Los Angeles, nel campo delle relazioni internazionali. Flores ha venti anni di esperienza in comunità, lavoro e organizzazione anti-guerra. Flores è apparso innumerevoli volte sulla “PressTV” iraniana e sulle notizie “RT” della Russia per condividere la sua opinione di esperti e le sue analisi sulle attuali questioni geopolitiche.
Fonte: Fort Russ
Traduzione: Sergei Leonov

Fonte: qui

sabato 4 febbraio 2017

Ora Trump mette tutti spalle al muro


Strapazza l'Australia e minaccia il Messico. Ma alleggerisce le sanzioni alla Russia

Da Il Giornale

murales muro con il messicoMURALES MURO CON IL MESSICO
Prima minaccia il presidente messicano Enrique Pena Nieto di inviare le truppe americane se il suo governo non fermerà i bad hombres, poi strapazza l'alleato australiano Malcolm Turnbull: telefonate al vetriolo quelle di Donald Trump con alcuni leader stranieri, che hanno scatenato non poche polemiche.

Con l'omologo messicano il tycoon doveva ricomporre i disaccordi sul muro anti-clandestini e invece, dalla trascrizione della chiamata di venerdì scorso pubblicata da alcuni media Usa, è emerso tutt'altro. «Avete un sacco di bad hombres (persone cattive), non state facendo abbastanza per fermarli - avrebbe detto il re del mattone - Penso che i vostri soldati abbiano paura. I nostri no, potrei inviarli laggiù per occuparsi della questione».
MESSICO - POLIZIOTTI TORTURATI E DECAPITATIMESSICO - POLIZIOTTI TORTURATI E DECAPITATI

Il ministero degli Esteri messicano ha smentito la frase, ma fonti della Casa Bianca - secondo l'Associated Press - hanno confermato le parole di Trump, precisando però che si trattava di una minaccia «scherzosa», nell'ambito di un discorso sul rafforzamento della cooperazione sul fronte della lotta ai cartelli della droga.

donald trump muro con il messico 5DONALD TRUMP MURO CON IL MESSICO 
Non è andata meglio la chiamata con il premier australiano, uno dei più fedeli alleati degli Usa, accusato di voler esportare terroristi in America, come gli attentatori della maratona di Boston. Una fonte dell'amministrazione Trump ha raccontato al Washington Post che «The Donald» ha reagito quando Turnbull ha chiesto di rispettare l'accordo di accogliere negli Stati Uniti 1.250 rifugiati, al momento nelle carceri australiane.

Il Commander in Chief avrebbe definito l'intesa «la peggiore di sempre», troncando bruscamente la chiamata dopo 25 minuti invece dei 60 previsti. «Dobbiamo essere trattati in maniera giusta dai nostri alleati - ha detto Trump durante un incontro alla Casa Bianca - Rispetto l'Australia, ma abbiamo un problema». Mentre poco prima, su Twitter, ha scritto: «Potete crederci? L'amministrazione Obama si è detta d'accordo nel prendere migliaia di immigrati illegali dall'Australia. Perche? Studierò questa stupida intesa».
primo ministro malcolm turnbull alla parata lgbt australianaPRIMO MINISTRO MALCOLM TURNBULL ALLA PARATA LGBT AUSTRALIANA

Parlando al National Prayer Breakfast, invece, ha spiegato che "il mondo è in pericolo, e io voglio sistemare le cose. Ha promesso di sviluppare un sistema in grado di garantire che le persone in arrivo nel Paese «abbraccino pienamente i nostri valori e respingano ogni forma di oppressione e discriminazione». «Vogliamo persone che amino noi e i nostri valori, non che li odino - ha aggiunto, ribadendo come - a libertà religiosa è sacra e ogni americano ha il diritto di professare la fede in cui crede». Trump ha spiegato che tutte le nazioni hanno il dovere di fronteggiare la violenza contro i cristiani da parte dell'Isis, quindi ha citato anche i musulmani pacifici brutalizzati dal Califfato.
lgbt prideLGBT PRIDE

Intanto, il Dipartimento del Tesoro americano ha aperto alla Russia, consentendo alcune attività con Mosca e riducendo alcune misure introdotte da Obama dopo le interferenze nelle elezioni. Ma «non si tratta di un allentamento» delle sanzioni, ha spiegato Trump, e il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha sottolineato che è «una pratica comune». All'interno dell'amministrazione Usa starebbe anche circolando una bozza di decreto sulla libertà religiosa, che secondo i media prevedrebbe un potenziale indebolimento della protezione della comunità Lgbt dalle discriminazioni.
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Il documento affermerebbe che «gli americani e le organizzazioni religiose non saranno costretti a partecipare ad attività che violano la loro coscienza, e rimarranno liberi di esprimere i propri punti di vista senza trattamenti sfavorevoli da parte il governo federale». Quindi, la misura potrebbe permettere a dipendenti e collaboratori federali di rifiutare diversi servizi in base all'orientamento sessuale.

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Una portavoce della Casa Bianca, però, ha detto che non c'è in programma di firmare nulla del genere. Sempre in tema di libertà religiosa, invece, il presidente ha promesso di «distruggere completamente» il Johnson Amendment, che vieta alle chiese di fare attività politica togliendo loro, in tal caso, le esenzioni fiscali.

Donbass, accuse tra Kiev e Mosca
Da Il Giornale

Non si fermano gli scontri sulla linea di contatto che divide esercito ucraino e ribelli filorussi. E nel Donbass sono tornati anche i carri armati. Siamo dinanzi all’escalation più significativa del conflitto, dal febbraio del 2015, quando sono stati firmati gli accordi di Minsk, che fissano le condizioni per il cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti dal fronte. La situazione, dopo un periodo di calma seguita all’ultima tregua concordata lo scorso 21 dicembre, si è inasprita negli ultimi giorni, in particolare nella zona industriale nei pressi di Avdiivka e Yasenovataya.
      
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E Kiev si mostra ormai decisa ad usare il pugno duro con i separatisti. Ieri, il corrispondente della Bbc da Avdiivka, Tom Burridge, aveva pubblicato su Twitter un video in cui comparivano due carri armati dell’esercito ucraino e militari ucraini in stato d’allerta. Le immagini dei tank arrivati ad Avdiivka hanno subito fatto il giro del web e a darne notizia era stata anche l’agenzia di stampa russaRia Novosti. L’Osce, però, ha preferito non commentare e per il portavoce delle forze di sicurezza ucraine per il Donbass, Leonid Matjuhin, ad Avdiivka non c’è nessun carro armato.

In Donbass continuano le violenze

Da entrambi i lati del fronte però, si continua a morire, e continuano a cadere i missili Uragan, i Grad, e i proiettili di artiglieria pesante, vietati dagli accordi di Minsk. Ad Avdiivka, che si trova sotto controllo delle forze armate ucraine, più di 17mila persone, tra cui 2.500 bambini, sono rimasti al gelo senza riscaldamento, elettricità e acqua, a causa degli scontri di questi giorni. E dall’altra parte del fronte, a Donetsk, la situazione non è migliore. Ieri notte, nel centro della città, un civile è morto e altri sono rimasti feriti dopo un bombardamento con missili Uragan, mentre le autorità separatiste di Makiivka, hanno comunicato il ferimento, sempre nella giornata di ieri, di altri due civili.
“A seguito del bombardamento ucraino nel distretto di Chervonogvardeskij, 76 appartamenti sono stati lasciati senza gas”, ha poi riferito il rappresentante dell’amministrazione di Makiivka, denunciando diversi bombardamenti su abitazioni civili nei villaggi circostanti. Le vittime civili e militari dall’inizio dell’escalation, nella notte fra domenica e lunedì, sono ormai decine. “L’esercito ucraino ha pesantemente bombardato nella notte le aree dove vivono anche donne e bambini”, ha detto poco fa la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, accusando le forze armate ucraine di violare la Convenzione di Ginevra, con i bombardamenti sui civili.

Proteste anti-russe a Kiev

Tra Kiev e Mosca, del resto, lo scambio, durissimo, di accuse, dura ormai da giorni. Ieri, nella capitale ucraina, decine di attivisti dei partiti nazionalisti hanno tappezzato le sedi dell’istituto di credito russo Sberbank chiedendone la chiusura. “Attenzione, questa è la banca di un Paese aggressore, sarà chiusa, ritirate i vostri soldi urgentemente”, hanno scritto gli attivisti sui manifestini affissi sulla sede di Sberbank nel centro di Kiev. Negli ultimi giorni il governo ucraino ha puntato più volte il dito contro Mosca, accusandola di aver provocato la recente escalation. 
Ieri, il presidente russo Vladimir Putin, da Budapest, ha accusato a sua volta Kiev di aver riacceso le ostilità per “sfuggire all’attuazione degli accordi di Minsk” e per “ottenere finanziamenti” dalla comunità internazionale.
      
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A denunciare le responsabilità di Kiev sul mancato rispetto degli accordi siglati nella capitale bielorussa, è stato anche l’ambasciatore russo all’Onu, Vitalij Churkin, mentre la missione permanente di Mosca presso l’Alleanza Atlantica ha chiesto alla Nato di fare pressione sulle autorità ucraine per “l’attuazione piena e incondizionata degli accordi Minsk, la fine delle provocazioni nel Donbass e il rispetto dei termini degli accordi di cessate il fuoco attualmente in vigore”.

Gli Usa condannano le “azioni aggressive della Russia”

Ad accusare, invece, la Russia della nuova escalation della guerra in Donbass, è stata, invece, la nuova ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, Nikki Haley. “Ritengo spiacevole che, in occasione della mia prima apparizione qui, io debba condannare le azioni aggressive della Russia”, ha detto la Haley, attribuendo alla Russia la responsabilità dell’intensificarsi delle violenze e chiedendo la fine dei combattimenti. Il senatore repubblicano John McCain, presidente della commissione servizi armati del Senato, ha chiesto, poi, al presidente Usa Donald Trump, di stanziare nuovi aiuti in favore di Kiev per aiutare l’Ucraina a difendersi “alla luce degli ultimi attacchi russi e della prospettiva della futura aggressione contro Kiev”. Una nota positiva, infine, arriva dalla riunione di ieri, a Minsk, del Gruppo di contatto trilaterale per la ricomposizione delle ostilità nel Donbass, durante la quale i rappresentanti di Osce, Ucraina e Russia, hanno redatto un documento comune che chiede l’immediato cessate il fuoco ed il ritiro delle armi pesanti dalla linea del fronte.