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venerdì 20 settembre 2019
giovedì 18 luglio 2019
NEL 2022 IL CONTO TOTALE DELLE USCITE A CARICO DELLO STATO SFONDERA' IL MURO DEI 900 MILIARDI DI EURO
A PESARE SUL BILANCIO PUBBLICO SARANNO LE PENSIONI (+28 MILIARDI IN TRE ANNI) E GLI INTERESSI SU BOT E BTP (+9 MILIARDI)
LE PMI DI UNIMPRESA, DOPO LE PROMESSE DI TAGLI ALLE TASSE, ATTACCANO IL GOVERNO: ''PRESI IN GIRO, DA 40 ANNI SOLO INUTILI COMMISSIONI SULLA RIDUZIONE DELLA SPESA
(AGI) - La spesa pubblica sfonderà il muro dei 900 miliardi di euro nel 2022: a incidere in maniera significativa sull'incremento delle uscite a carico del bilancio statale saranno le pensioni (in crescita di quasi 28 miliardi rispetto al 2019), gli interessi da pagare sulle emissioni di bot e btp (in aumento di quasi 10 miliardi) e gli investimenti pubblici (in salita di oltre 9 miliardi). Le pensioni passeranno da 277 a 305 miliardi, l'esborso per il servizio del debito da 64 a 73 miliardi, le spese in conto capitale da 51 a 60 miliardi.
SPESA PUBBLICA
Questi i dati principali di un'analisi del Centro studi di Unimpresa sui conti pubblici, secondo la quale il totale della spesa pubblica crescerà di 59,4 miliardi di euro (+6,8%) nel triennio 2020-2022 rispetto al 2019, passando dagli 869,7 miliardi dello scorso anno ai 929,2 miliardi del 2020.
"La spending review e' una chimera, da anni ormai e' diventata solo una faccenda da campagna elettorale e un argomento utile per creare costose consessi di esperti che non cavano un ragno dal buco. La prima commissione fu creata quasi 40 anni fa, all'inizio degli anni 80, da allora la spesa e' solo cresciuta, mentre tagli e razionalizzazioni sono rimasti nel cassetto(che tral'altro richiedono investimenti per essere realizzati!)", commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci.
Secondo l'analisi dell'associazione - basata su rielaborazioni di dati della Corte dei conti, dell'Istat e del Tesoro - la spesa pubblica, complessivamente, crescera' di 59,4 miliardi di euro (+6,8%) nel triennio 2020-2022 rispetto al 2019, passando dagli 869,7 miliardi dello scorso anno ai 929,2 miliardi del 2020. Le spese correnti saliranno di 51,5 miliardi (+6,3%) da 812,6 miliardi a 864,1 miliardi. Nel dettaglio, saliranno di 2,3 miliardi (+1,3%) le uscite per gli stipendi dei dipendenti pubblici da 172,6 miliardi a 174,9 miliardi; gli acquisti di beni e servizi passeranno da 144,1 miliardi a 150,0 miliardi con un incremento di 5,9 miliardi (+4,1%).
LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI GIOVANNI TRIA
Le prestazioni sociali vedranno una crescita di 33,0 miliardi (+9,1%) da 364,1 miliardi a 397,1 miliardi e sull'incremento peseranno i 27,8 miliardi in più (+10,0%) di uscite per assegni pensionistici (da 277,4 miliardi a 305,2 miliardi) oltre ai 5,2 miliardi di maggior esborso per il comparto previdenza (+6,0%), che passera' da 86,7 miliardi a 91,9 miliardi. Le altre spese correnti rimarranno sostanzialmente stabili (da 67,8 miliardi a 68,5 miliardi), con un lieve incremento di 700 milioni (+1,0%). L'area delle spese correnti si chiude con gli interessi passivi, in salita, dal 2019 al 2022, di 9,7 miliardi (+15,2%) da 64,0 miliardi a 73,7 miliardi.
Quanto alle spese in conto capitale, si registrerà un aumento di 7,9 miliardi (+13,8%) da 57,1 miliardi a 65,0 miliardi: a incidere sulla crescita di questa voce saranno gli investimenti (infrastrutture e grandi opere pubbliche) che saliranno di 9,2 miliardi (+18,0%) da 51,2 miliardi a 60,4 miliardi, mentre le altre spese in conto capitale subiranno una contrazione di 1,3 miliardi (-22,0%) da 5,9 miliardi a 4,6 miliardi). La spesa primaria, ovvero il totale delle spese esclusa la voce per interessi passivi, salirà di 49,7 miliardi (+6,2%) da 805,7 miliardi a 955,4 miliardi; mentre il totale delle uscite dalle casse pubbliche si attesterà, a fine 2020, a 929,1 miliardi con una crescita di 59,4 miliardi (+6,8%) rispetto agli 805,7 miliardi del 2019.
DEBITO PUBBLICO
Fonte: qui
giovedì 19 maggio 2016
IL GOVERNO RIDUCE I FONDI PER LE VISITE FISCALI (DA 70 A 20 MILIONI) E I FURBI FANNO FESTA.
ISPEZIONI DIMEZZATE, ALTRO CHE LA LOTTA AI FANNULLONI STROMBAZZATA DALLA MADIA!
I CONTROLLI PERMETTEVANO DI RECUPERARE 100 MILIONI L’ANNO
La spending review si abbatte sui medici fiscali dell’Inps e i furbacchioni possono gioire. L’ultimo caso: un carabiniere si frattura un dito e si mette in malattia per 152 giorni.
Ma durante questo periodo, partecipa a quattro maratone con la mano intatta
Franco Bechis per “Libero Quotidiano”
L' ultimo caso noto alle cronache è avvenuto in Trentino. Un carabiniere in servizio durante una colluttazione si frattura un dito, il quinto metacarpo della mano destra. È il 10 agosto dell' anno scorso. Il militare si mette in malattia e rientra l' 8 gennaio 2016, dopo 152 giorni di malattia.
Solo casualmente, e per invio di ampia rassegna documentaria e fotografica anonima, si è scoperto che il malato aveva partecipato nel frattempo anche con buoni risultati a quattro maratone. E la rassegna fotografica faceva vedere la mano destra intatta, senza medicazioni e fasciature, mostrando un malato sanissimo.
Non è un caso particolare, purtroppo accade assai spesso in Italia. Molto più spesso nel settore pubblico. Ma rispetto al passato i malati immaginari la fanno franca nella stragrande maggioranza dei casi. Ma come? Non è stata avviata una rivoluzione proprio dal governo in carica, con la riforma della pubblica amministrazione che avrebbe fatto piazza pulita di furbetti del cartellino, assenteisti cronici e malati immaginari?
Sulla carta è quel che ha promesso Marianna Madia, addirittura ventilando il carcere per chi fosse stato pizzicato in queste situazioni (e non accadrà mai). Ma in pratica molti decreti attuativi di quelle norme devono ancora essere varati, e quindi assai poco è effettivamente in vigore.
E soprattutto la spending review nel frattempo ha tagliato e non poco i fondi tradizionali a disposizione per i controlli dei medici fiscali Inps.
Loro se ne lamentano e da qualche giorno una delegazione è davanti al Parlamento per cercare di sensibilizzare deputati e senatori sui fondi che mancano e rendono impossibili i controlli.
In origine un decreto ancora in vigore aveva stanziato 70 milioni di euro, che venivano poi divisi per pagare i costi dei controlli dei medici fiscali Inps su base regionale.
Poi si è deciso di accentrare quella funzione e costituire un polo unico nazionale. Forse si pensava di spendere un pizzico meno così. Il fatto è che nel frattempo sono intervenute le forbici della spending review proprio su quel capitolo. E i 70 milioni sono evaporati in gran parte.
Oggi i fondi si aggirano fra 18 e 20 milioni di euro, e con questa cifra si fa davvero poco. Ed è un problema anche economico. Perché secondo le stime degli anni precedenti il recupero di danno erariale effettuato attraverso quei controlli era superiore ai 100 milioni di euro l' anno. Quindi più che un costo per lo Stato quel servizio era una risorsa economica, oltre che uno strumento per fare funzionare correttamente e con senso di giustizia i posti di lavoro pubblici.
Anche la Corte dei Conti ha segnalato nella sua relazione sul bilancio dell' Inps 2013-2015 come la mancanza di fondi abbia inciso fortemente sui controlli effettuati per scoprire gli assenteisti ingiustificati. Le visite fiscali sono diminuite del 49% in media, e quelle disposte di ufficio addirittura del 62,2%. Gli statali furbetti brindano, convinti di farla franca una volta in più. E le grandi riforme restano solo sulla carta, come spesso è accaduto in questi anni.
Fonte: qui
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