9 dicembre forconi: barista
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giovedì 30 agosto 2018

A FIRENZE È CACCIA ALL’UOMO: ROLANDO SCARPELLINI, UN EX CALCIANTE DÀ UN CEFFONE A UNA BARISTA, POI VA A PRENDERE UNA PISTOLA E TORNA A MINACCIARLA


L’UOMO SI BARRICA NELLA SUA AZIENDA DI IMBIANCATURA E POI SPARISCE NEL NULLA. L’ULTIMO MESSAGGIO A UN’AMICA: “SONO BRACCATO DALLA POLIZIA, STANOTTE MUOIO” (AUDIO CHOC)


Giovanni Spano per www.lanazione.it

Cala la sera e Rolando Scarpellini teme di andare incontro alla morte. «Sono braccato dalla polizia stanotte muoio» sentenzia a un’amica con un messaggio vocale. E’ la titolare del bar, in piazza dell’Isolotto dov’è cominciata questa vicenda assurda, solo in apparenza inspiegabile. O forse no, forse spera di riuscire a eclissarsi, per un istinto primordiale di conservazione in coda a una vita difficile.

«Ha fatto pazzie fin da quando era ragazzo» spiega un poliziotto dei tanti impegnati nella caccia all’uomo. Mente – e archivi – tornano al 3 settembre 1999, al suo pesante coinvolgimento nell’agguato a pistolettate a un calciante azzurro, David Rettori, davanti alla palestra «La Montagnola», tempio dei calcianti in preparazione atletica.

rolando scarpellini 3ROLANDO SCARPELLINI
Tornano a quello. E non solo. Anche se Rolando Scarpellini, 48 anni, che nel frattempo ha abiurato il colore Rosso per passare a parte Bianca, ha cercato di rifarsi una vita. Moglie e tre figli piccoli, gestisce una piccola società di imbiancatura, la Mirval.

Le avvisaglie del giorno di ordinaria follia di Scarpellini le sentono per primi alcuni amici e conoscenti dell’Isolotto al mattino. C’è chi lo invita a prendere un caffè, lui dice no.

«Era strano, nervoso», racconterà uno. «Il lavoro va male, nulla che vada bene» lo sentirà serrare i denti un altro. Scarpellini lo conoscono tutti. In piazza dell’Isolotto è di casa con la sua canina di taglia piccola.
rolando scarpellini 2ROLANDO SCARPELLINI

Anche al bar dove oltre alla titolare Eva lavora una dipendente, Katia. Nella mattinata lui, una montagna di muscoli, le sferra un sonoro manrovescio che la stordisce. Riporta la sospetta lesione d’un timpano. Perché? Non si sa. Finita qui?

No, è soltanto l’inizio. Scarpellini torna al bar intorno all’ora di pranzo. Ora ha addirittura una pistola, minaccia la dipendente, che sarà presa di lì a poco in consegna dalla polizia e portata in una struttura protetta.

rolando scarpellini 15ROLANDO SCARPELLINI
La situazione è tesissima, c’è un uomo armato, che ha minacciato e picchiato una donna. E i suoi precedenti poi. Inizia la caccia all’uomo, proseguirà nella notte, con epicentro l’Isolotto. Ma di Scarpellini, della fuga, si trovano solo alcune tracce. Testimoni verso le 14,30-15 sentono nitidamente colpi di pistola in via Libero Andreotti.

In questa, al civico 46, c’è il magazzino della «Mirval», la piccola impresa di imbiancatura del calciante. Però nessuno dice di aver visto la sua moto o la sua potente berlina di colore bianco, che posteggia abitualmente davanti al cancello che dà sulla piccola rampa d’accesso al magazzino dabbasso.
 
Lì in terra la Scientifica troverà 4-5 bossoli (di calibro diverso pare, ma grosso). Unità operative di pronto intervento, squadra mobile, volanti circondano magazzino e isolato convinti che Scarpellini sia lì e possa sparare, magari in un gesto autolesionistico. Un amico lo invita a uscire.

Come megafono alla mano fanno gli agenti. Un’ora e mezza più tardi, l’amara sorpresa: non c’è nessuno. La polizia va in Ciseri, una verifica. Niente. Cerca in una vecchia casa di famiglia di via degli Agrifogli. Rintraccia la moglie, al mare coi tre figli. La situazione diventa ancora più delicata: la polizia ‘intercetta’ un messaggio vocale terribile dell’uomo a un’amica: «Sono braccato. Stanotte muoio».

Di nuovo si cerca a casa dei genitori, in via Pio Fedi 81. Le rampe di scale del palazzone sono battute gradino per gradino: niente. Gli agenti si fanno dare le chiavi di garage e scantinati. Entrano: niente. Dov’è finito Rolando?

Fonte: qui

lunedì 7 maggio 2018

ECCO IL VIDEO DEI DUE MEMBRI DEL CLAN DEI CASAMONICA CHE ENTRANO IN UN BAR DI ROMA, IN ZONA ANAGNINA, E CREANO UN INFERNO DI VIOLENZA E TERRORE PER NON ESSERE STATI SERVITI PER PRIMI

UNA DONNA DISABILE SI RIBELLA ALLA LORO PREPOTENZA E VIENE FRUSTATA CON LA CINGHIA, PRESA A CALCI E PUGNI E LASCIATA A TERRA IN UNA POZZA DI SANGUE

IL BARISTA, NONOSTANTE LE MINACCE, HA SCELTO DI RIBELLARSI E HA DENUNCIATO. UN AFFRONTO SENZA PRECEDENTI E QUANDO IL CLAN È VENUTO A SAPERE DELLA DENUNCIA, SI È MOSSO ENRICO, IL NONNO DEI FRATELLI DI SILVIO, CHE IL GIORNO DOPO SI PRESENTA AL BAR E...




I DUE CASAMONICA E L AGGRESSIONE A UNA DISABILE IN UN BARI DUE CASAMONICA E L' AGGRESSIONE A UNA DISABILE IN UN BAR
Terribile raid compiuto da membri del clan dei Casamonica lo scorso primo aprile, il giorno di Pasqua, in un bar di Roma. I boss erano entrati nel locale pretendendo di essere serviti per primi, saltando la fila. Una giovane donna disabile, che ha osato parlare, è stata frustata con la cinghia e presa a calci e pugni. Il barista è stato pestato a sangue e il locale è stato distrutto.

Come ricostruisce La Repubblica, Antonio Casamonica era entrato nel bar di via Salvatore Barzilai con il cugino Alfredo Di Silvio. Dietro il bancone c'era un ragazzo romeno. "Questi romeni di merda non li sopporto proprio", hanno urlato perché non sono stati serviti immediatamente. All'interno del locale c'era anche una giovane disabile che si è ribellata: "Se il bar non vi piace andate altrove". La reazione è stata brutale.

I DUE CASAMONICA E L AGGRESSIONE A UNA DISABILE IN UN BARI DUE CASAMONICA E L' AGGRESSIONE A UNA DISABILE IN UN BAR
Casamonica le ha strappato con una mano gli occhiali e li ha lanciati dietro al bancone, poi si è sfilato la cintura dai pantaloni e la ha passata a Di Silvio. Hanno preso la giovane alle spalle, l'hanno frustata e poi presa a calci, pugni fino a quando è crollata a terra massacrata. "Se chiami la polizia ti ammazziamo", è stata la minaccia finale.

I DUE CASAMONICA E L AGGRESSIONE A UNA DISABILE IN UN BARI DUE CASAMONICA E L'AGGRESSIONE A UNA DISABILE IN UN BAR
Ma non è finita qui. Poco dopo Di Silvio è tornato nel bar con il fratello Vittorio. I due hanno fatto irruzione spaccando la vetrina, poi hanno rovesciato tavoli e sedie. "Qui comandiamo noi, non te lo scordare: questa è zona nostra. Ora questo bar lo devi chiudere, altrimenti sei morto", hanno intimato al barista dopo averlo massacrato di botte. Nel locale questa volta erano presenti cinque clienti ma nessuno di loro ha reagito, nessuno ha avuto il coraggio di dire o fare nulla. Non così il barista che, nonostante le minacce, ha scelto di ribellarsi al potere criminale e ha denunciato. Un affronto senza precedenti per i Casamonica.

I DUE CASAMONICA E L AGGRESSIONE A UNA DISABILE IN UN BARI DUE CASAMONICA E L' AGGRESSIONE A UNA DISABILE IN UN BAR
Quando il clan è venuto a sapere della denuncia, si è mosso Enrico, il nonno dei fratelli Di Silvio. Si è presentato al bancone, ha ordinato un caffè e ha detto: "Ritira immediatamente tutte le accuse o morirai". Il barista, terrorizzato, ha tenuto chiuso il locale per due giorni. La moglie però non ci sta, non vuole buttare al vento tutti i sacrifici fatti per aprire quel bar. E così la coppia ha scelto di riaprire, a rischio della vita.

Fonte: qui