9 dicembre forconi: Steve Bannon
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lunedì 29 ottobre 2018

NASCE LA CHIESA SOVRANISTA


IL CARDINAL BURKE, GRANDE OPPOSITORE DI BERGOGLIO, E STEVE BANNON LANCIANO IN ITALIA CORSI PER POLITICI CATTOLICI CONSERVATORI 

IL PORPORATO DELL’ALA PIU’ TRADIZIONALISTA DELLA CHIESA (AMICO DI QUEL MONSIGNOR VIGANO’ CHE CHIESE LE DIMISSIONI DEL PAPA) HA INCONTRATO SALVINI…

Fabio Marchese Ragona per il Giornale

bergoglioBERGOGLIO
Mentre in Vaticano si svolgeva l' ultima sessione del Sinodo sui giovani presieduta da Papa Francesco, a poche centinaia di metri da quell' aula, affollata da cardinali e vescovi provenienti da tutto il mondo, il cardinale americano Raymond Leo Burke, esponente di spicco dell' ala più tradizionalista della Chiesa, incontrava per la seconda volta, pubblicamente, il vicepremier e ministro dell' Interno, Matteo Salvini.

L' occasione questa volta è stata la consegna del Premio Internazionale Giuseppe Sciacca, organizzata dall' omonima fondazione all' interno dell' auditorium della Pontificia Università Urbaniana. Della Fondazione Sciacca, che si occupa principalmente di sostegno alle famiglie indigenti, il porporato statunitense è Presidente d' Onore, mentre Matteo Salvini è presidente del Comitato Scientifico (il sottosegretario Giorgetti è invece il vice presidente).

salviniSALVINI
Tra Salvini e il porporato, da molti considerato uno dei grandi oppositori di Papa Bergoglio (fu uno dei quattro firmatari dei famosi «Dubia» su Amoris Laetitia) ci sono stretti contatti da diverso tempo. E non solo grazie alla fondazione benefica. Burke è considerato una guida dall' ultradestra cattolica americana, la stessa che da qualche mese ha preso ancor di più sotto la sua ala protettiva monsignor Carlo Maria Viganò, l' ex nunzio apostolico negli Stati Uniti che con il suo memorandum ha chiesto le dimissioni del Papa e che oggi vive proprio negli Stati Uniti, dove riceve sostegno dagli oppositori più strenui del pontificato di Bergoglio.

matteo salvini all ambasciata americanaMATTEO SALVINI ALL AMBASCIATA AMERICANA
Viganò non ha mai incontrato pubblicamente Matteo Salvini. Lo ha fatto invece il cardinale che si era già intrattenuto qualche minuto con il leader della Lega a margine della festa della Polizia a Roma, lo scorso giugno. Anche in quel caso, i media a stelle e strisce (e non solo) avevano puntato i riflettori su quell' incontro tra l' esponente sovranista e il cardinale tradizionalista, entrambi critici di Papa Francesco.

Dopotutto non è un mistero che Burke alla Lega piaccia.

Lo ha detto Salvini e ancora con più fermezza lo ha detto il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, che in un' intervista aveva precisato: «A Papa Bergoglio preferisco il cardinale Burke».

La sottile linea che collega Salvini a Burke è completata però anche da un altro personaggio, molto vicino alle posizioni del ministro dell' Interno: Steve Bannon, l' ex capo stratega di Donald Trump.

Bannon - che ha reclutato Salvini all' interno del suo «The Movement» in vista delle prossime elezioni europee per creare un fronte sovranista in grado di riunire tutti i populisti d' Europa e che aveva «benedetto» le nozze Lega-Cinque Stelle -, è molto legato anche al cardinale Burke.

BANNON BURKEBANNON BURKE
Dal 2014, l' ideologo trumpiano collabora con l' Istituto «Dignitatis Humanae», un think tank conservatore cattolico, presieduto proprio dal porporato tradizionalista. Il debutto della sua collaborazione con l' istituto era stato via Skype, quando Bannon era intervenuto a un convegno in Vaticano per esporre le sue teorie. Il suo intervento aveva colpito talmente nel segno che un banner pubblicitario con la foto di Bannon e l' audio del suo intervento è ancora in bella vista sul sito del think tank.

carlo maria viganoCARLO MARIA VIGANO



Ma la corrispondenza di vedute non finisce qui. L' ex guru di Donald Trump, attraverso «Dignitatis Humanae», ha già in programma per il nuovo anno, d' accordo con il cardinale Burke, di promuovere dei corsi di leadership per politici cattolici conservatori. Il «laboratorio sovranista» verrà ospitato presso la Certosa di Trisulti, un monastero di Collepardo, in provincia di Frosinone. Già con l' elezione di Donald Trump a presidente Usa, si era attivata in Vaticano una linea di comunicazione tra il tycoon e una «talpa» in tonaca per sostenere la fronda anti-Bergoglio; un canale che non si è mai chiuso e che adesso con le nuove manovre politiche italiane potrebbe rafforzarsi.

Fonte: qui

venerdì 6 luglio 2018

L'Italia "farà crollare le élite e rinascere gli stati nazionali". Parola di Bannon

L'ex capo stratega di Trump intervistato da Libero: "In Italia primo governo di unità del mondo"

L'Italia "è diventato il paese di riferimento della rivolta nazional-populista contro le élite"; il "Reich" della cancelliera tedesca Angela Merkel "è finalmente prossimo alla caduta"; Donald Trump "continuerà a difendere gli interessi Usa nel mondo, ma basta con la Guerra fredda alla Russia"; Vladimir Putin, "un ex del Kgb che ha abbracciato la causa nazionale e la Chiesa ortodossa e perciò viene demonizzato dalle élite europee e americane; George Soros e "quelli come lui sono il nemico numero uno di tutti i populisti". Lo dice in una intervista a Libero Steve Bannon.
La fine dell'era Merkel
Secondo l'ex consigliere strategico della Casa Bianca il Consiglio europeo del 28-29 giugno scorso "ha ulteriormente acuito le tensioni interne all'Ue. La cancelliera Merkel vede scricchiolare il suo enorme potere, mentre in Italia abbiamo un governo per la prima volta populista". Potrebbe essere la linea di questo governo a cambiare la storia europea? "L'inizio della fine del regno della Merkel in Europa è ormai prossimo, mentre credo che la fine del suo regno in Germania sia già arrivata. La cancelliera è in guerra con il suo stesso partito, sta subendo un'emorragia di voti verso Alternative für Deutschland e non è stata in grado di ottenere un accordo reale nelle riunioni Ue della scorsa settimana".

"In Europa comanda solo chi agisce"

Per Bannon "è chiaro che in Europa comanda davvero solo chi agisce. Come Salvini in Italia, Orban in Ungheria, i leader di tutto il gruppo di Visegrad e persone come Seehofer in Germania" e "l'idea di avere confini forti e una leadership forte, come quella di Matteo Salvini e del governo populista italiano, sta avanzando ovunque". Bannon considera Matteo Salvini e Luigi Di Maio "persone incredibilmente intelligenti, politicamente abili e laboriose. Finché gli uomini di questi due partiti continueranno a lavorare nell'interesse del popolo italiano, non vedo perché dovrebbero avere problemi o perdere consensi nel prossimo futuro. Ma la Lega non pensi che la sua attuale popolarità dovrebbe portarla a richiedere elezioni anticipate. Credo che ciò che Lega e 5 Stelle hanno fatto sia storico: unire nord e sud, sinistra e destra, populisti e nazionalisti nel primo vero governo di unità del mondo". 

L'Italia "farà crollare le élite e rinascere gli stati nazionali". Parola di Bannon
 SkyTg24
 Steve Bannon
"La principale minaccia a partiti e governi nazionalisti populisti in Europa - avverte - non è Bruxelles, ma le ong e i loro apparati mediatici finanziati da George Soros, anni di supporto per l'assalto all'informazione libera. Ogni populista e ogni nazionalista in Europa dovrebbe individuare i propri nemici". 
Per l'ex consigliere di Trump, "non necessariamente si deve parlare di caduta dell'Ue. Si deve invece parlare degli Stati nazione e dei loro governi che lavorino nel migliore interesse della loro gente. Se la Commissione europea e il Consiglio dei ministri vogliono cambiare l'Ue, possono farlo e probabilmente così facendo la salverebbero. Ma ora sono intenzionati soltanto a creare un'Europa a loro immagine".

Conclusione sul suo ritorno in Italia: "Amo l'Italia, specialmente Roma. Tornerò molto presto e non vedo l'ora di immergermi nell'affascinante atmosfera politica, così come nella storia e nella cultura. L'Italia è il centro di questa rivolta nazionalista populista".
Fonte: qui

lunedì 28 maggio 2018

BANNON SOFFIA SUL FUOCO POPULISTA: “QUELLO CHE E’ SUCCESSO IN ITALIA E’ DISGUSTOSO, FASCISTA E ANTIDEMOCRATICO. POTERI E CAPITALI STRANIERI HANNO PRESO LA SOVRANITA’”

MACRON OVVIAMENTE CORRE A SOSTEGNO: “GRANDE RESPONSABILITA’ DA PARTE DI MATTARELLA”

MERKEL TIENE IL PUNTO: “VOGLIAMO COLLABORARE CON TUTTI MA…”

MACRON ELOGIA 'RESPONSABILITÀ E CORAGGIO' MATTARELLA
merkel macronMERKEL MACRON
(ANSA) - Il capo dello Stato francese, Emmanuel Macron, ha elogiato il "coraggio" e il "grande spirito di responsabilità(AHAHAHAHAH!!!)" del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.

MERKEL, ROMA? COLLABORIAMO CON TUTTI MA CI SONO PRINCIPI
(ANSA) - "Vogliamo collaborare con tutti i governi, ma ci sono anche dei principi nell'eurozona". Lo ha detto Angela Merkel, rispondendo ad alcune domande sulle difficoltà future con l'Italia al Global Solutions Summit a Berlino.
stephen bannonSTEPHEN BANNON

"Ovviamente ci saranno dei problemi. Anche all'epoca, con la Grecia di Tsipras, ci furono problemi, e poi ci siamo accordati". "Lavorammo per molte, molte notti fino ad arrivare ad un accordo", ha aggiunto. Ne vale la pena, per la cancelliera, "l'Italia è un membro importante dell'Ue", ha concluso.

BANNON, TOLTA SOVRANITÀ ALL'ITALIA, È DISGUSTOSO
(ANSA) - Quanto successo in Italia a livello politico nelle ultime 48 ore è "disgustoso" ma anche "fascista e antidemocratico": è l'opinione dell'ex stratega di Donald Trump Steve Bannon, intervenuto a un incontro a Roma. "Poteri, capitali e media stranieri hanno preso la sovranità dell'Italia", sostiene Bannon, che punta il dito contro "il partito globalista di Davos". Quanto al premier incaricato Cottarelli, secondo Bannon si tratta di "un altro tecnocrate dal Fmi".
bannonBANNON

"Il 60% degli italiani vogliono indietro il loro Paese. Cosa c'è di più fascista di portare loro via ciò per cui hanno votato", si è chiesto Bannon, secondo il quale "da qui alle prossime elezioni l'intensità degli attacchi aumenterà". A suo parere si tratta in ogni caso di "un giorno storico" perché Lega e M5s "hanno strappato la maschera ai globalisti". Bannon ha tracciato un parallelo tra Brexit, la vittoria di Donald Trump e le elezioni del 4 marzo, sottolineando che oggi "l'Italia è importante a livello globale, è al centro del mondo politico". "Bruxelles, Francoforte, Davos, Wall Street - ha aggiunto - non hanno consentito la formazione del governo perché se avesse funzionato il modello si sarebbe diffuso anche altrove". Fonte: qui

venerdì 24 novembre 2017

Alessandro Fugnoli: Effetto Weinstein


Le ripercussioni globali delle prossime elezioni in Alabama



Cosa succederebbe se George Washington e Thomas Jefferson si presentassero candidati alle presidenziali del 2020? Come reagirebbero l’opinione pubblica, i media e i mercati? Probabilmente con orrore e sgomento. I cercatori di fango professionisti, che in America sono legioni e hanno studi specializzati con grandi fondi a disposizione, avrebbero gioco facile.

Entrambi ricchi e molto attaccati alle loro proprietà, i due candidati verrebbero additati come portatori di innumerevoli potenziali conflitti d’interesse. Washington verrebbe attaccato senza sosta per i suoi 317 schiavi e Jefferson per i suoi 650. Verrebbe portato in televisione lo schiavo di 83 anni e malato che Washington continua a fare lavorare dall’alba al tramonto. Uscirebbero dai cassetti le lettere in cui Washington scrive che “ci sono pochi Negri che lavorano se non li si sorveglia costantemente” e quella in cui si congratula con il suo fattore per avere usato la frusta con uno schiavo pigro e lo esorta ad essere ancora più duro. Saturday Night Live spernacchierebbe il candidato per il suo unico dente rimasto e per la sua dentiera confezionata con denti di schiavi.
Quanto a Jefferson, oltre alle dichiarazioni sull’intelligenza inferiore degli schiavi, vedremmo sui giornali e in televisione, a tutte le ore del giorno, la foto del ragazzino di 10 anni al lavoro nella sua piantagione e quella dello schiavo diciassettenne malato frustato tre volte al giorno. Ma il piatto forte sarebbero le interviste a Sally Hemings, la schiava messa incinta da Jefferson a 16 anni, quando lui ne aveva 46, dopo due anni di relazione.

L’America è da mezzo secolo in piena guerra civile culturale ma non bisogna mai dimenticare che in questo conflitto i temi civili si intrecciano con quelli politici, che in realtà sono spesso dominanti. Il caso Weinstein, al di là del merito specifico della vicenda, è l’attacco alla Hollywood-Babilonia antitrumpiana e segue di poche settimane lo scandalo Uber, additata come simbolo di una Silicon Valley maschilista, corrotta e anch’essa antitrumpiana. Il caso Moore è l’attacco simmetrico, potenzialmente devastante, al Sud gotico e trumpiano.

Moore è il candidato repubblicano a senatore dell’Alabama. Le elezioni sono il 12 dicembre. L’Alabama è uno stato ultraconservatore che è stato democratico e segregazionista fino agli anni Sessanta. Nel partito democratico, fino ad allora, avevano convissuto il Nord liberal e il Sud suprematista. Quando il democratico Kennedy mandò una divisione dell’esercito in Alabama per imporre al democratico governatore Wallace il rispetto dei diritti civili dei neri il Sud abbandonò la coalizione rooseveltiana del New Deal e divenne repubblicano.

Oggi, a essere spaccati, non sono i democratici ma i repubblicani e il Sud è a serio rischio di tornare democratico. Moore è appoggiato da Bannon, che vuole liquidare l’establishment repubblicano e sostituirlo con nazionalisti economici e populisti mentre Trump, prudentemente, sta a guardare. Bannon stava cominciando a vincere tutte le primarie con i suoi uomini e anche Moore era proiettato verso un largo successo quando alcune donne si sono affacciate a denunciare abusi da lui commessi negli anni Ottanta. In queste ore un robot sta telefonando in tutte le case dell’Alabama per sollecitare la denuncia di altri eventuali abusi commessi da Moore, il quale nega ogni addebito. Il danno in ogni caso è fatto. O Moore si ritirerà o verrà comunque battuto da un democratico.

Quello che è interessante è che il violento attacco contro Moore vede in prima linea non i democratici ma i repubblicani di establishment, disposti a perdere il senato (ed eventualmente la camera) pur di bloccare Bannon. In questo c’è una logica. Se non si blocca il movimento di Bannon sul nascere, gran parte dell’establishment repubblicano verrà spazzato via nelle prossime primarie. Perdere la maggioranza al senato è un prezzo sopportabile se l’alternativa è essere mandati a casa per sempre.

La bruciante sconfitta in Virginia e New Jersey la settimana scorsa e la possibilità di perdere anche l’Alabama stanno facendo miracoli nell’aiutare i repubblicani del Congresso, incluse le primedonne del senato, a mettere a fuoco e ad accelerare al massimo la riforma fiscale. Nelle prossime ore la camera approverà in aula la sua versione finale. Il testo su cui il senato sta lavorando include anche un primo pezzo di riforma sanitaria che fa risparmiare soldi al governo e riapre le speranze per una riforma più ampia nel corso del 2018.
Se anche ci fosse un rinvio al 2019 dell’aliquota corporate al 20 (e non è detto che ci sia) è bene ricordare che:

1) L’aliquota sembra confermata al 20, senza i temuti ritocchi al rialzo che si andavano profilando;

2) Il ribasso sarà definitivo e non, come si stava cominciando a pensare, limitato a 10 anni;

3) Gli investimenti potranno essere spesati integralmente per tutti i prossimi 5 anni;

4) La deducibilità degli interessi passivi sarà limitata al 30 per cento dell’Ebitda, ma con i tassi così bassi ci saranno ripercussioni solo per le imprese molto indebitate. Al margine, verranno disincentivati i buy-back a leva, il che, strategicamente, è una buona, non una cattiva notizia.

La maggioranza è risicatissima, ma non ci sono oppositori interni particolarmente decisi. Il senatore Johnson sta puntando i piedi e fa notare come le grandi imprese siano state aiutate più delle piccole, ma è un uomo ragionevole e alla fine si accoderà. Dopo Thanksgiving le due camere lavoreranno per riconciliare i due testi. Il testo del senato prevarrà e Rayan ha già dato l’assenso della camera ad alcuni punti in cui il senato si differenzia dalla camera. Per fine anno o inizio 2018 il tutto potrebbe essere sul tavolo di Trump, che approverà sicuramente senza rinviare il testo al congresso.
Nei giorni scorsi i mercati hanno provato a gettare le basi per una correzione significativa. Oltre ai dubbi sulla riforma fiscale c’è stato il venir meno delle sorprese positive su crescita e inflazione e il sopraggiungere di qualche piccola sorpresa negativa su questi due fronti. In Europa la correzione è stata più forte per effetto del dollaro, sempre di più elemento prociclico. Si stavano toccando livelli di volatilità e di prezzo che avrebbero potuto facilmente produrre altra volatilità e altre cadute ma la spirale è stata spezzata dall’accelerazione della riforma fiscale e dai suoi contenuti, nell’ultima versione, aggressivamente pro business.
La limitata correzione cui abbiamo assistito è avvenuta con volumi ridotti. Pochi i venditori, timorosi di perdere l’ultima parte del grande rialzo, e pochi i compratori, timorosi di restare incastrati in una correzione più ampia o addirittura in un bear market in gestazione. In tutti, come si vede, è stata presente la sensazione che il grande rialzo sia nella sua fase finale. Il che ci dice che, in fondo, tutta questa complacency non c’è e che una piccola strizzata verso l’alto, con la riforma fiscale in dirittura d’arrivo, è ancora possibile. Ci dice, ancora di più, che per quanto i mercati siano carichi, sazi e stanchi, non per questo siamo ancora pronti per un bear market.

Fonte: qui

giovedì 12 ottobre 2017

STEVE BANNON PARLA A ‘MATRIX’: LE ÉLITE SONO CORROTTE E INCOMPETENTI

'COMBATTO PER GLI UOMINI E LE DONNE DEBOLI, CONTRO L’ATTUALE CLASSE POLITICA CHE È UN VERO E PROPRIO CARTELLO CHE SI È IMPOSSESSATO DEGLI STATI UNITI' 
POI LE CRITICHE A PAPA FRANCESCO, LA DIFESA DI CRISTOFORO COLOMBO, E PERCHÉ I MEDIA HANNO CANNATO LA VITTORIA DI TRUMP
“Il Giornale” pubblica la versione integrale dell’intervista televisiva di Maria Luisa Rossi Hawkins per la trasmissione Matrix condotta da Nicola Porro su Canale 5 a Steve Bannon

Vorrei cominciare con Cristoforo Colombo, abbiamo appena celebrato il Columbus Day anche se diventa sempre più politicamente scorretto onorare la sua persona...

Maria Luisa Rossi Hawkins STEVE BANNONMARIA LUISA ROSSI HAWKINS STEVE BANNON
Cristoforo Colombo è una persona di cui andare fieri. La comunità italiana dovrebbe essere molto fiera di Cristoforo Colombo. Credimi, non riusciranno ad abbattere la sua statua senza un qualche tipo di lotta. Non voglio dire che ci saranno persone nelle strade a manifestare ma persone che faranno quello che devono fare per protestare per tenere quelle statue in piedi.

Sai l’impatto di Cristoforo Colombo nel mondo occidentale è stato enorme ma anche per la comunità italo americana a New York e credo che quello che quelle statue rappresentano, la forza delle idee, la forza del personaggio e la forza del coraggio e la forza delle fede di quegli individui e qualcosa di cui essere molto fieri e lo direi a tutti fino a perdere la voce, non perdiamole.

Lei si definisce un combattente. Contro chi combatte e per chi combatte?
Mi sento come un combattente per l’uomo debole, per l’uomo comune e la donna, combattendo contro l’attuale classe politica che è un vero e proprio cartello che si è impossessato degli Stati Uniti. Sono stato molto onorato di essere stato il ceo della campagna elettorale di Donald Trump e ho avuto modo insieme al presidente Trump di portare queste idee al cospetto del popolo americano e come abbiamo visto l’8 novembre credo che la gente di questo paese concordano molto con queste idee.

Quando ha capito che avrebbe vinto?
BANNONBANNON
Il 14, 15 agosto ho preso la gestione della campagna elettorale come Ceo, la campagna era indietro di 16 punti, la campagna non aveva molti soldi ma aveva Donald Trump e aveva queste idee populiste e di economia nazionalista. La prima volta che parlai con l’allora candidato Trump quando stavo pensando di accettare l’incarico gli dissi che aveva il 100 per cento della certezza metafisica di vincere se si contrapponeva a Hillary Clinton, rappresentante di una elite corrotta e incompetente.

Come si concilia la lotta populista con un mondo globalizzato?
Credo che la globalizzazione sia un’idea radicale che si è consolidata negli ultimi 30/40 anni a danno della classe lavoratrice, della classe media in tutto il mondo. Quel populismo significa dare finalmente una voce a quel piccolo uomo contro le elite, la chiamiamo il partito di Davos, la conferenza economica mondiale che lavora con leader come l’Ungheria. Sai, l’elite in Ungheria, in Italia, nel Regno Unito e negli Stati uniti... i tipi che dicono al mondo come devono funzionare le cose.

Credo che il populismo sia la strada del futuro... la gente dovrà trovare queste soluzioni non si faranno guidare come delle pecore, devi prendere il controllo della tua vita, devi prendere il controllo del tuo movimento politico e alla fine devi prendere il controllo della tua nazione. Il motivo per cui ho fondato Breibart Londra e Breibart Roma è quello di essere un radar in avan scoperta di questi movimenti perché credo che siete avanti degli Stati Uniti, per quest penso che Ukip e altri movimenti simili erano molto più avanti degli Stai Uniti e gli Stati Uniti adesso li stanno raggiungendo.
trump bannonTRUMP BANNON

Questo nazionalismo economico che lei promuove negli Stati Uniti nuoce l’Europa?
Credo che il nazionalismo economico degli Stati Uniti sarà molto utile per l’Europa e il motivo è che l’economia degli Stati Uniti sara più forte, più energica, saremo un alleato migliore. Saremo una nazione più prospera e le Nazioni più prospere sono vicini di casa migliori.

In questo momento le nazioni europee vedranno l’accordo che faremo con l’inghilterra una vola usciti dalla Brexit, una volta che saranno usciti dall’Unione Europea. Faremo un accordo bilaterale con loro. In questo momento quello che mi preoccupa è che troppi dei nostri alleati sono dei protettorati, la NATO e l’Unione Europea, so che a molti non piace, ma sono protettorati degli Stati Uniti. La Corea del Sud è un protettorato degli Stati Uniti, il Giappone è un protettorato degli Stati Uniti e gli Stati Uniti non si possono permettere più questo.

Ma la percezione internazionale dell’ America First è molto diversa da quello che lei descrive...
Il programma america first di Donald Trump non vuol dire isolazionismo, anzi vuol dire il contrario...significa che l’america collabora con il resto del mondo. Lo dico in particolare per i suoi telespettatori italiani. Gli italiani non hanno un amico migliore degli stati uniti d’america e non hanno un rappresentante migliore di questa amicizia del presidente trump.

Il tema dell’immigrazione è un argomento scottante sia qui negli Stati Uniti che in Europa.
ivanka trump bannonIVANKA TRUMP BANNON
Credo che l’Europa nei prossimi paio di anni, se non il prossimo anno andrà in una sorta di time out per organizzarsi in qualche modo per evitare una immigrazione di massa dall’Africa sub sahariana, dal Nord Africa e dal Medio Oriente perché credo, e l’ho detto anche per la NATO, credo che si tratti della più grande questione di sicurezza nazionale in Europa... nell’Europa Occidentale e se è un problema di sicurezza nazionale in Europa occidentale diventerà un problema di sicurezza nazionale negli Stati Uniti.

Eppure il Papa promuove una politica di accoglienza e di porte aperte contraria alla sua.
La mia preoccupazione riguardo il Papa è che interviene su tutto...un giorno dice che dobbiamo accogliere tutti, no? Come da insegnamenti cristiani, altre volte dice che dobbiamo difendere le nostre comunità e i nostri Paesi. Penso che i Cristiani non dibattono con il Papa sul fatto che dobbiamo accogliere gli altri, la domanda è: possiamo aprire i confini e permettere ad un numero illimitato di persone di arrivare in maniera disordinata?

Secondo i politici in Europa l’immigrazione non si può fermare, forse si può rallentare ma comunque è il futuro.
Il populismo dice: siamo stanchi di questi esperti che ci dicono proprio quello che lei ha detto adesso e cioè che deve essere cosi e non può essere in alcun altro modo...perché noi siamo gli esperti, sappiamo come funziona e quindi dovrete prendere immigrazione illimitata da tutto il mondo. Credo che stiamo vedendo uomini e donne in tutta Italia, in tutta l’Ungheria, Francia, Germania e gli Stati Uniti che dicono: sai che c’è? Non vi crediamo più. Ce lo hanno detto per decenni e guarda cosa ha fatto ai nostri Paesi. Per questo credo che i prossimi 5, 10, 15, 20 anni la politica sarà molto più controversa.

Lei ha fatto eleggere Donald Trump, nessuno si aspettava che vincesse prima che arrivasse lei.
steve bannonSTEVE BANNON
Donald Trump ha fatto eleggere Donald Trump. Solo Donald Trump nelle elezioni del 2016 di tutti i repubblicani conservatori poteva essere eletto perché la macchina Clinton è una macchina che si allaccia alla stampa mainstream, con i soldi di Wall Street, con la classe politica a Washington DC. Donald Trump si parla alla gente della classe lavoratrice, della classe media perché non parla come un politico, parla come uno di loro, parla in maniera colloquiale molto diretta che fa breccia sugli americani.

Chi sono i nemici di Trump?
Sicuramente i suoi nemici sono il partito di Davos, se menzioni il nome di Donald Trump davanti alle elite di Davos si imbestialiscono. Leggi l’Economist, leggi il Financial Times pensano che sia un diavolo perché lui è la voce di una rivolta populista e popolare negli Stati Uniti d’America.
columbus day proteste cristoforo colombo era uno sterminatore 8COLUMBUS DAY PROTESTE CRISTOFORO COLOMBO ERA UNO STERMINATORE 8

Trump verrà rieletto una seconda volta?
Ho detto al presidente molte volte se rispetti le promesse che hai fatto e rispetti la loro realizzazione...e sarà molto difficile perché c’e una enorme resistenza...ma se riesci a rispettare quella manciata di idee che ti hanno fatto eleggere guadagnerai un paio di seggi nel 2018, avrai la camera di rappresentanti e questo ti permetterà di arrivare a una vittoria con 400 voti dei grandi elettori nel 2020.

Qual è la strategia sulla Corea del Nord?
Credo che la soluzione per la Corea del Nord sia la Cina. Credo che tutte queste chiacchiere sulle testate nucleari siano solo chiacchere. So che tutti cercano di capire e fare strategie per evitare quel coinvolgimento.

Abbiamo appena avuto il peggior eccidio di massa eppure per lei il problema non sono le armi.
CRISTOFORO COLOMBOCRISTOFORO COLOMBO
Non è un problema delle armi. A Breibart abbiamo assunto una linea molto dura, per noi è un problema di individui, pensiamo che sia un problema di cultura...non è un problema del mezzo ma di quello che ci siamo permessi di diventare.

Nonostante la derisione del mondo e di gran parte dei media, Donald Trump é alla Casa Bianca.
Donald Trump è una grande individuo. La cosa che ammiro di più di lui è il suo coraggio, ha dimostrato un grande coraggio nel fare quel che sta facendo perché le elite in questo Paese, le elite nel mondo e i media d’elite non hanno fatto niente ...non per sconfiggere le idee di Donald Trump...c’è qualcosa di più profondo e più oscuro di questo ...è di distruggere l’uomo, non solo di distruggerlo ma mandare un segnale a tutti gli altri che se disobbedisci, che se cerchi di avere una leadership, se cercherai di aiutare la gente a crescere questo è quello che ti succederà.

Vi siete scontrati ferocemente nel corso della campagna elettorale, le devo chiedere di Hillary Clinton.
COLUMBUS DAYCOLUMBUS DAY
Sta facendo un altro tour con il suo libro e ancora non ci ha spiegato perché dovrebbe diventare presidente degli Stai Uniti. Si lamenta di tutte le cose cattive e tutte le persone cattive e tutti gli ostacoli... non riesce ad articolare perché dovrebbe diventare presidente degli stati uniti. Non vedo l’ora che si presenti nel 2020...perché si candiderà sicuramente nel 2020...assolutamente...

Il Presidente vuole cancellare l'accordo con l'Iran
L'ho detto dal primo giorno, è una mossa intelligente sostenuta dagli evangelici e da molti conservatori che sono i grandi sostenitori dello stato di Israele. E' una mossa intelligente e saggia. la mia unica preoccupazione è che data la situazione nella Corea del Nord l'Iran si possa fare la bomba da sola. Ma tutto questo parlare di conflitti e' solo parlare perché so per certo che gli esperti della sicurezza nazionale lavorano giorno e notte per evitarlo

Chi è il peggior nemico del Presidente alla Casa Bianca?
Trump non ha nemici. Vuole sentire una molteplicita' di voci. Ci sono Repubblicani e Democratici, poi lui fa le sue decisioni attraverso il metodo socratico.

Chi è il vero nemico del Presidente?
donald trump con il papaDONALD TRUMP CON IL PAPA
Decisamente sono le elite di Davos. Se nomini loro Donald Trump, gli scoppia la testa. Basta leggere l'Economist, Il Financial Times per loro Donald Trump e' Satana perche' rappresenta la voce del populismo anti elites e' il Rappresentante del Nazionalismo economico negli Stati Uniti. Nessun cambiamento economico avviene senza la lotta. Ma se mantieni le promesse e combatti arrivi alla vittoria.

Trump vincerà un secondo termine?
Se Donald Trump manterrà le sue promesse vincera' senz'altro le elezioni.

Costruirete il muro?
Certo che costruiremo il muro. Trump si e' impegnato con il popolo americano e manterrà' la promessa. Certo non sara' facile nessuno gli dira' prego fai pure...

Parli con Trump tutti i giorni?
donald trump e papa francescoDONALD TRUMP E PAPA FRANCESCO
Abbiamo parlato recentemente. E' un individuo incredibile la sua dote principle e' il coraggio. Le elites hanno cercato di distruggere Donald Trump personalmente per mandare un messaggio a lui e a tutti quelli che volgiono cambiare le cose. Il messaggio e' che se provi a cambiare le cose rischi grosso e questo e' quello che ti succede. E' un avvertimento anche per voi in Europa. Ma lui ha coraggio e come diceva Churchill il coraggio e' la virtu' sulla quale si innestano tutte le altre.

Las Vegas e' stato il peggior eccidio di massa negli Stati Uniti ma lei dice che non e' colpa delle armi.
Le armi non c’entrano niente. Noi a Breitbart sosteniamo il secondo emendamento della costituzione. Non e’ il mezzo sono le persone. Non e' il mezzo e' quello che siamo diventati.

Ma come si spiegano tante affermazioni di Trump?
Trump e' un genio mediatico c'e' sempre una ragione per quello che fa. Ho perso tante discussioni con lui proprio perché 'il suo senso mediatiatico e molto superiore al mio. Parla alla pancia delle gente e sa farsi ascoltare.
hillary clinton donald trump il town hall debateHILLARY CLINTON DONALD TRUMP IL TOWN HALL DEBATE

Perche' i media americani non si sono resi conto che Trump avrebbe vinto?
La campagna di Hillary Clinton ha commesso una serie di errori. I media non raccontavano la verità' e l'hanno aiutata a perdere perché non e' mai migliorata come candidata. Poi Hillary non e' intelligente e' una secchiona. Ho frequentato Harvard con gente come lei.

E' molto diligente ma l'intelligenza e' una altra cosa significa applicare l'intelletto in maniera anche estemporanea alle circostanze, come fa Trump che non e' affatto secchione. Poi, non hanno usato abbastanza Obama. D'accordo o no, Obama e' una delle figure politiche preminenti americane e lo hanno utilizzato con Michelle solo alla fine quando erano nel panico e stavano affondando. Non vedo l'ora che Hillary si ricandidi. Con questo suo nuovo libro sta preparando una nuova candidatura. Sono sicuro che ricandidera'.

Fonte: qui