9 dicembre forconi: centro-destra
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lunedì 5 novembre 2018

Centro-destra, game over

Il centro-destra come lo abbiamo conosciuto non esiste più. Lo ha detto l’altro giorno Giorgetti, il numero due della Lega parlando a una platea di destra. Ha detto semplicemente la verità, ai limiti dell’ovvietà. Ma ha suscitato scandalo e indignazione tra i fondamentalisti del berlusconismo, come se avesse rotto un patto di sangue nel centro-destra e si fosse ammutinato al Legittimo Sovrano nel nome del sovranismo. In realtà il paesaggio è radicalmente mutato, i rapporti di forza all’interno del fu-centrodestra si sono capovolti, e ci troviamo a vivere in una stagione italiana e internazionale completamente mutata.

Senza considerare che se il re del centro-destra, Silvio primo (e ultimo), si allea alla sinistra smette di rappresentare il suo mondo e rappresenta solo sé stesso, i suoi familiari e poco altro. Il problema è chiaro. C’è chi è ancora aggrappato alla storia precedente, è andato al potere, con quella formula. E davanti al declino vistoso e irreversibile di Berlusconi pensa e soprattutto spera che il berlusconismo sopravviverà al suo Artefice. 

E invece i partiti personali, le monarchie senza eredi, finiscono col Re. Dopo il capo resta la coda. In modo irreversibile. Dovrà sorgere qualcosa, qualcuno in grado di ereditare i residui di quel regno ma con una prospettiva, un disegno, e leader credibili e non semplicemente luogotenenti, cortigiani e maggiordomi del Capo. 

Chi si sforza di tradurre quell’area in termini di idee, chiama quell’area liberale e moderata. Ma quella formula, in realtà, era stata solo un collo di pelliccia con cui adornare la monarchia populista di Berlusconi, il cui centrismo in realtà era un ego-centrismo. Ma per lunghi anni quel leader ha funzionato, almeno nelle battaglie elettorali, soprattutto come antagonista della sinistra e come alleato di forze non moderate né liberali come la destra nazionale e la Lega. Per carità, una forza liberale di centro, aperta al Pd renziano, ha diritto di esistere e magari pure senso, anche se rappresenta una piccola minoranza elettorale; ma non può accampare alcun diritto e alcuna egemonia rispetto alle forze che oggi si definiscono sovraniste. Può perfino prefigurare qualche alleanza con loro, come quelle locali che perdurano, ma non può pensare di mantenere intatta la formula del passato e il dosaggio, gli ingredienti e i leader del passato. Berlusconi probabilmente è passato alla storia, e non solo alla storia del gossip e della cronaca giudiziaria; ma è ormai passato in politica, passato remoto. E la constatazione va fatta senza amore e senza odio, come un dato di fatto. Berlusconi è finito lungo questi sette anni che ci dividono dal suo ultimo governo che un mezzo golpe bianco, italo-europeo spodestò. Qualunque cosa nascerà col tempo non sarà più una nuova monarchia berlusconiana con alleati a strascico.

L’incognita vera e drammatica che incombe sul nostro presente-futuro è invece legata a ciò che sostituirà quella leaderhip e quella formula politica. Finché parliamo di Salvini come leader e della Lega come forza principale, ci limitiamo solo a una realistica considerazione di fatto. È oggi in testa ai sondaggi, supera il trenta per cento, e pur considerando quanto aleatorio e psicolabile sia il consenso elettorale, il fatto è incontestabile. Ma quella forza “sovranista”, oltre l’alleato minore – la Meloni – e qualche frammento di Forza Italia, tipo Toti, dovrà considerare strutturale, permanente, l’alleanza coi grillini nel nome del populismo anti-establishment? Qui nascono le preoccupazioni per un alleato così diverso, così inadeguato, così inaffidabile. 

Abbiamo già detto che il grillismo è lo stadio infantile del populismo, poi c’è il sovranismo della Lega che è la sua versione media; manca un livello più adulto, una visione matura, in grado di governare, cambiare le cose nel nome di un disegno politico, culturale e ideale

E non si può pensare che questo terzo livello possa essere un liberalismo residuo o redivivo, d’estrazione berlusconiana. La partita che si gioca in Italia, in Europa e nel Mondo è un’altra, le alternative in campo sono diverse, le domande e le risposte appartengono a un’altra epoca.
La sinistra, come la destra, sono categorie vecchie ormai inservibili ma hanno una loro storia, una loro cultura politica e lasciano al presente alcune eredità. Il centrodestra, invece, fu solo una formula di governo, un cartello elettorale, una coalizione intorno a un capo. Storie finite, si va a capo.
Berlusconi ha ragione quando attacca la follia delle leggi grilline ma ha torto quando pretende di dettar legge ai vecchi alleati sovranisti. Non si accorge che anche in politica è passato dal Milan al Monza…

Marcello Veneziani

Fonte: qui

sabato 14 aprile 2018

DOPO AVER IMMAGINATO LA PRESENZA DI “DOSSIER PER RICATTARE I VINCITORI DELLE ELEZIONI DI MAIO E SALVINI”, TRAVAGLIO TORNA SULLO STRANO POTERE DI “PERSUASIONE” DEL CAV VERSO IL LEGHISTA

TRAVAGLIO: “C'È QUALCOSA CHE I DUE SANNO E NOI NON SAPPIAMO. SOLO LE FAMOSE FIDEJUSSIONI CON CUI B. GARANTÌ LA LEGA CON LE BANCHE E CHE LO RESERO AZIONISTA DEL CARROCCIO FIN DAI TEMPI DI BOSSI, NEL LONTANO 2000? OPPURE SI TRATTA DI…”


IL GUINZAGLIO CORTO
Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

marco travaglioMARCO TRAVAGLIO
La gag del Cainano che umilia per l' ennesima volta i suoi alleati sotto le auguste volte del Quirinale non è soltanto folklore. A 40 giorni dalla sua ennesima disfatta elettorale, sono accadute varie cosucce che parrebbero smentire l' irrilevanza del Caimano raccontata da chi si ostina a negare i suoi scandalosi conflitti d' interessi. E confermare quelle doti nascoste (per chi non le vuole proprio vedere) che consentono alla Cara Salma (politica) di esercitare un potere di veto e di interdizione assolutamente sproporzionate al suo peso elettorale e parlamentare. Tutte "doti" che non c' entrano nulla con la politica, ma seguitano a bloccarla come se il titolare fosse ancora il leader del centrodestra. […]

salvini meloni e berlusconi in conferenza stampaSALVINI MELONI E BERLUSCONI IN CONFERENZA STAMPA
Eppure la Cara Salma continua a dettare legge: Salvini, al netto delle rodomontate, torna all' ovile a ogni richiamo all' ordine. Come se avesse il guinzaglio troppo corto per uscire di casa senza il padrone. Evidentemente c'è qualcosa che i due sanno e noi non sappiamo. Solo le famose fidejussioni con cui B. garantì la Lega con le banche e che lo resero azionista del Carroccio fin dai tempi di Bossi, nel lontano 2000? O qualcos' altro? Mistero.

Sta di fatto che la Lega è legata tuttoggi indissolubilmente a lui. Se i 5Stelle sfidano Salvini a slegarsi ben sapendo che non può farlo, sono dei politici astuti. Ma se credono davvero che possa farlo, sono dei fessi e dei poveri illusi. Anche se Salvini, immemore della fine di Fini, si immolasse come i kamikaze mollando il Caimano, difficilmente lo seguirebbe l' intera Lega.
salvini e berlusconi in conferenza stampaSALVINI E BERLUSCONI IN CONFERENZA STAMPA

Qualcosa ci dice che, a quel punto, la pattuglia parlamentare del Carroccio si assottiglierebbe giorno per giorno, con una lenta ma inesorabile transumanza di parlamentari verso il gruppo forzista: i bossiani e i maroniani ora stanno allineati e coperti, ma fino a quando? Se qualcuno pensa che Maroni abbia lasciato la Regione Lombardia per fare il rubrichista del Foglio, cioè per entrare in clandestinità, si illude.

Poi, certo, c' è anche l' ipotesi che B. finga di accettare un governo M5S-Lega, limitandosi a un appoggio esterno senza ministri in cambio di garanzie per le aziende e i processi (ci stanno lavorando i vari Ghedini e Confalonieri, che incontra Lotti e altri senza che nessuno si scandalizzi o domandi a che titolo, mentre Mediaset si libera dei "populisti" Del Debbio, Belpietro e Giordano).
salvini e berlusconi in conferenza stampaSALVINI E BERLUSCONI IN CONFERENZA STAMPA

Ma, dopo qualche settimana, un appoggio esterno ininfluente diventerebbe determinante con la solita compravendita di parlamentari leghisti. Che razza di "governo di cambiamento" sarebbe quello che non può neppure sfiorare i conflitti d' interessi, i trust editoriali, la Rai, la corruzione, l' evasione, la mafia e alle altre ragioni sociali di FI ? Ieri Salvini vaneggiava di "riforma della giustizia" e B. annuiva: è sicuro Di Maio che sia la stessa che ha in mente lui?

Fonte: qui



TRAVAGLIO: “POSSIAMO IMMAGINARE QUANTI DOSSIER CIRCOLINO PER RICATTARE I VINCITORI DELLE ELEZIONI. “IL GIORNALE” PUBBLICA STRANI TITOLI SU "I SEGRETI DI SALVINI", SOTTO I QUALI NON C'È SCRITTO (ANCORA) NULLA. E STRANI PEZZI A FIRMA BISIGNANI (EX P2 ) SULLA "LOBBY GAY" CHE CIRCONDEREBBE DI MAIO. SI SPERA CHE SALVINI E DI MAIO NON ABBIANO SCHELETRI NELL'ARMADIO ALTRIMENTI…” - 21 MARZO 2018

Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

marco travaglioMARCO TRAVAGLIO
Avete notato che B. non si vede più? Tranquilli, non è morto, e non si è nemmeno ritirato. È semplicemente in fase di sommersione, come ogni Caimano che si rispetti. Quando deve fare cose indicibili e indecenti, non si mostra e non parla. Sta sott' acqua e di lì agisce, lontano da occhi e orecchi indiscreti.

Non a caso tornano a circolare nelle sue residenze gli Uomini dell' Ombra, come Letta e Verdini […] impegnati in una mission quasi impossible: far fruttare il 13% racimolato da Forza Italia, vendendolo al migliore offerente per riportare B., se non al volante, almeno nel ruolo di ruota di scorta.

BERLUSCONI E SALVINIBERLUSCONI E SALVINI
[…] Il tornaconto lo conosciamo da 25 anni, essendo la ragione sociale di FI fin dalla nascita: leggi e politiche favorevoli o almeno non ostili a Mediaset sui prossimi assetti della Rai (guai se si rafforzasse facendo vera concorrenza), sulla battaglia con Vivendi, sulle nuove tecnologie digitali; e, ça va sans dire, nessuna norma anti-trust, anti-conflitti d'interessi, anti-corruzione, anti-evasione e anti-mafia.

Il primo obiettivo di B. […] è di evitare l' irrilevanza che gli deriverebbe da due diverse ipotesi di governo, entrambe per lui esiziali: un' alleanza 5Stelle-Lega, […] e un' intesa 5Stelle-Pd, […]

spadafora di maioSPADAFORA DI MAIO
[…] una bella ammucchiata […] è la sua prima e unica vera opzione: un inciucione con dentro Pd, FI, un pezzo di Lega di obbedienza maroniana e un pattuglione di parlamentari comprati qua e là o venuti via gratis per paura di perdere la poltrona appena agguantata il 4 marzo.

In quel caso, il suo ruolo sarebbe ben più decisivo di una ruota di scorta: quello di compratore-federatore dei voltagabbana che, facendo comodo a lui, i suoi media dipingerebbero come i nuovi "responsabili" e i salvatori dell' Italia dal baratro dell' instabilità.
luigi bisignaniLUIGI BISIGNANI

[…] Ora ci risiamo. B. invita ciascuno dei suoi a "farsi amico un grillino e a portarlo dalla nostra parte", perché i 5Stelle "vanno cacciati" o comprati. Intanto possiamo immaginare quanti dossier circolino nei palazzi del potere, per ricattare i vincitori affinché non si scordino dei vinti e diventino leader a sovranità limitata. Soprattutto di uno.

Il Giornale pubblica strani titoli su "I segreti di Salvini", sotto i quali non c'è scritto (ancora) nulla. E strani pezzi a firma Luigi Bisignani (ex P2 ) sulla "lobby gay" che circonderebbe Di Maio. Si spera che Salvini e Di Maio, diversamente dai precedenti oggetti delle attenzioni della Banda B., non abbiano scheletri nell' armadio né in proprio né attorno. Altrimenti farebbero bene a controllare l'armadio: di solito, insieme agli scheletri, c' è un fotografo di B.
gianni letta e berlusconiGIANNI LETTA E BERLUSCONI

Fonte: qui