9 dicembre forconi: incarico
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giovedì 31 maggio 2018

IL VICEPRESIDENTE DELLA LEGA, LORENZO FONTANA, RINGHIA: “LA VERITÀ È CHE NON È L'EUROPA A PORRE PROBLEMI SU SAVONA, SEMMAI TUTTO NASCE DAI SUOI CATTIVI RAPPORTI CON DRAGHI E VISCO. SI TRATTA DI QUESTIONI PERSONALI”

RENATO SCHIFANI RIVELA: “LA SITUAZIONE È GRAVE. BERLUSCONI HA TELEFONATO A DRAGHI CHE GLI HA DETTO…”

Augusto Minzolini per “il Giornale”

A volte per orientarsi nel caos e nella confusione ti devi affidare agli aneddoti e all'intuizione. Qualche giorno fa, quando Giuseppe Conte si dava da fare per mettere in piedi un governo, leghisti e grillini sognavano il matrimonio e il nome della discordia, quello del professore Paolo Savona, faceva capolino, chi chiedeva a Silvio Berlusconi una previsione sull' epilogo dell' intera vicenda, riceveva questa risposta: «Salvini su Savona sta facendo solo manfrina. Lui ha in mente solo un numero: il 25%».
giuseppe conteGIUSEPPE CONTE

Sottintendendo che l'obiettivo del Carroccio fosse quello di tornare subito al voto, facendo il pieno di voti. Più o meno la confidenza fatta ad un amico domenica scorsa, il giorno in cui il governo Conte fu archiviato, da Giancarlo Giorgetti, l'alter ego di Salvini: «Matteo ha usato la candidatura di Savona come un piede di porco per far saltare tutto».

salvini giorgettiSALVINI GIORGETTI
E lo stesso discorso faceva ieri il professore Antonio Rinaldi, uno dei collaboratori di Savona, mentre al Quirinale, meta di un andirivieni continuo (Cottarelli, Di Maio e altri) esploravano, con molta fantasia, tutte le mediazioni possibili, come quella di uno spacchettamento in due del ministero dell' Economia, da una parte il Tesoro e dall' altra le Finanze.

«A Savona vorrebbero dare quest'ultimo spiegava il professore ma non accetterà mai. Pretendono addirittura che lui rinunci ad entrare nel governo. Ma che significa? Dovrebbe rinunciare a proporlo Salvini, ma non lo farà. La verità è che Salvini vuole andare alle elezioni... e nei suoi panni chi non lo farebbe?! Se poi Berlusconi nel frattempo facesse un passo indietro, con l' impegno solenne che noi faremmo di tutto per nominarlo senatore a vita per meriti, sarebbe perfetto».

matteo salvini, giancarlo giorgetti, gian marco centinaioMATTEO SALVINI, GIANCARLO GIORGETTI, GIAN MARCO CENTINAIO
Bisogna partire da qui per orientarsi in quella selva di proposte, controproposte, mediazioni, compromessi, che stanno caratterizzando queste giornate. Il leader leghista punta alle urne. Il suo sogno è ripresentarsi da Sergio Mattarella, sull' onda di un nuovo successo elettorale, per dire: «Dove eravamo rimasti... nel nuovo governo che mi onoro di presiedere il ministro dell' Economia è il professore Paolo Savona...».

Insomma, il leader della Lega persegue una vittoria completa, sente che è alla sua portata, che gli avversari non sono all'altezza, o perché sono troppo deboli o perché sono troppo indecisi. Per farlo deflettere da questa strategia «militare», gli altri dovrebbero offrirgli un successo inequivocabile già oggi.
MATTARELLA MERKELMATTARELLA MERKEL

«Mattarella ironizza Maurizio Gasparri dovrebbe ripensarci... dovrebbe dire: Matteo ma tu volevi Paolo Savona, proprio Paolo... ah ma non avevo capito... pensavo che ti riferissi al fratello!». Già, l' unica ipotesi che potrebbe far desistere Salvini è una resa incondizionata degli altri, a cominciare dal capo dello Stato che dovrebbe anche perdere la faccia.
È possibile? Tutto è possibile, ma anche molto difficile.

Anche perché Salvini preferisce le elezioni a qualsiasi altro scenario. Ogni altra ipotesi la considera una subordinata. Esattamente la posizione opposta a quella di Luigi Di Maio, che, da vero disperato, farebbe ogni cosa, ma proprio tutto, per non andare alle urne: i leghisti, infatti, stanno erodendo non poco il consenso Cinque stelle (secondo i sondaggi 3 punti e mezzo).

«Salvini ammette il grillino Angelo Tofalo ci sta facendo davvero male». Per cui da martedì sera a ieri sera le proposte si sono sprecate. Intorno alla mezzanotte il grillino Vito Crimi dava per fatta un' intesa con la Lega e Fratelli d'Italia, per un governo guidato da Conte e senza Savona all' economia.

«Lo hanno detto anche a me» raccontava a quell'ora l'ex presidente del Senato, Renato Schifani: «La situazione è grave. Berlusconi oggi ha telefonato a Draghi che gli ha prospettato un quadro drammatico per i titoli a breve. Se lo spread va su gli ha spiegato e le agenzie abbassano il rating dell' Italia, la Bce non può comprare i titoli italiani».

Tutto fatto? Nient'affatto, per il primo «niet» leghista. Dalle 24 alle 4 mattino del giorno dopo, altre due ipotesi che sono arrivate pure alle orecchie del Cavaliere a Palazzo Grazioli. Prima un governo Cinque stelle-centrodestra a guida centrodestra: ipotesi bocciata da Di Maio.
sergio mattarella carlo cottarelliSERGIO MATTARELLA CARLO COTTARELLI

Poi, la «fiducia tecnica» al governo di Cottarelli per andare oltre il mese di agosto. «No» di Di Maio, il quale il giorno dopo, terrorizzato, ha rilanciato con una serie di avance. Nell'ordine: esecutivo politico a guida leghista (premier Giorgetti); spacchettamento del ministero dell' Economia; il professore Savona nel governo ma in un ruolo diverso dal Mef. Niente da fare, Salvini ha detto «No».

Dal Colle sono arrivati anche a proporgli la guida del governo, ma il leader leghista ha nicchiato. «Ma perché ha spiegato ai suoi dovrei andare a Palazzo Chigi alla vigilia di un'estate rovente per i titoli italiani? Può stare lì Cottarelli e intanto il Paese va alle elezioni». Naturalmente, ogni «No» è stato condito dall' unica controproposta che il Quirinale non avrebbe mai potuto accettare, pardon, subire: Savona all'Economia.
matteo salvini luigi di maio contrattoMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO CONTRATTO

E stando fermo, il leader leghista potrebbe anche ottenere l'altro obiettivo che ha nel mirino: le elezioni a settembre o a ottobre. L'ipotesi luglio, infatti, per lui sarebbe indigesta: in quel periodo le fabbriche del Nord, serbatoio del voto leghista, sarebbero chiuse e molti elettori sarebbero portati a disertare le urne per non ritardare le vacanze. E, tergiversando tergiversando, ieri si è chiusa anche la «finestra» del voto il 29 luglio. «Era l' unica vera arma di persuasione su Salvini ha commentato con una punta di sarcasmo Matteo Renzi - ma per usarla al Quirinale dovrebbero avere le palle».

VISCO E DRAGHI 05VISCO E DRAGHI 
Appunto, senza muoversi, Salvini sta piegando gli altri. Un «mix» di minacce, ma anche ammiccamenti. Che escono dalla sua bocca, ma anche dalle bocche dei suoi, come il vicepresidente della Lega, Lorenzo Fontana. Minacce: «La verità è che non è l'Europa a porre problemi su Savona, semmai tutto nasce dai suoi cattivi rapporti con Draghi e Visco.
Si tratta di questioni personali».

Ammiccamenti: «Sì, noi puntiamo al voto, ma vogliamo andarci con l'intero centrodestra. E Forza Italia potrebbe avere un ruolo prezioso, quello di legittimarci a livello internazionale. Io ho sempre storto il naso sull' alleanza con i grillini. Senza contare che Savona è stato vittima dello stesso meccanismo che fece fuori Berlusconi nel 2011».
VISCO DRAGHIVISCO DRAGHI

Discorsi che spiegano perché ieri sera un Di Maio scuro in volto, si sarebbe lasciato andare ad uno sfogo con i suoi: «Salvini mi sta facendo davvero incazzare!». Intanto da 24 ore i ministri candidati a far parte dell' ipotetico governo Cottarelli sono a zonzo per Roma in abito da cerimonia per il giuramento. «Dovete pazientare», è la preghiera che il premier in predicato ieri ha rivolto a tutti loro alle 8 di sera in un giro di telefonate.

Fonte: qui

P.S. a proposito dei rapporti personali, vorremmo tanto far valutare il valore di sottoscrizione dei contratti derivati fatti dal Ministero del Tesoro sotto la direzione di Mario Draghi.

martedì 29 maggio 2018

Cottarelli verso rinuncia, prende corpo ipotesi elezioni il 29 luglio

Verso un nuovo colpo di scena nella crisi politica italiana. Carlo Cottarelli, premier incaricato, potrebbe rinunciare all’incarico e aprire la strada verso elezioni gia’ a luglio. La data del 29 luglio sarebbe quella piu’ probabile con Pd, Lega e M5S favirevoli ad accelerare i tempi. 
Nell’incontro al Quirinale, Cottarelli non avrebbe presentato la lista dei ministri e domani mattina potrebbe formalizzare la rinuncia all’incarico.
A dare adito all’ipotesi elezioni a luglio è stato nel pomeriggio Andrea Orlando, ministro della Giustizia uscente e esponente della minoranza Pd: “Il governo Cottarelli deve avere la massima neutralità e fare un passaggio breve perché ritengo che le elezioni vadano fissate il prima possibile, se possibile anche prima della pausa estiva di agosto”.
L’ipotesi lanciata dal ministro ed esponente della minoranza Pd intervenendo a La7, trova sponda anche nel leader del M5S, Luigi Di Maio. Rispondendo sulla questione voto mentre usciva dalla Camera, il leader pentastellato ha tegliato corto: “Per me va bene prima possibile”.

Fonte: qui

lunedì 28 maggio 2018

Governo, Conte rinuncia e Mattarella convoca Cottarelli - Di Maio chiede lʼimpeachment, Salvini: "Al voto"

Decisivo il nodo sul nome di Savona e soprattutto le sue idee di politica economica, che è stato stoppato dal Colle.

FOLLIA AL COLLE - IL CANDIDATO GIUSTO E' UN UOMO DELLA TROIKA: CARLO COTTARELLI!

LA SCIAGURATA DECISIONE POLITICA (GIA' BOCCIATA DAL VOTO DEGLI ITALIANI) DEL QUIRINALE E' APPOGGIATA SOLO DA SILVIO BERLUSCONI E DAL PD.

Il premier incaricato Conte ha rimesso l'incarico al Presidente, che ha convocato per lunedì Cottarelli, l'ex commissario alla spending review del governo Renzi. Decisivo il nodo sul nome dell'economista Savona. "Ho accettato tutti i ministri tranne quello dell'Economia, ho registrato con rammarico indisponibilità ad ogni altra soluzione", ha sottolineato Mattarella. Irritazione di Di Maio, che chiede l'impeachment del Capo dello Stato, mentre Salvini vuole il ritorno alle urne: "Subito la data delle elezioni o andiamo a Roma".



Scontro istituzionale senza precedenti - Dopo 85 giorni di stallo e di tentativi infruttuosi di dare un governo al Paese, l'impasse politica si trasforma dunque in uno scontro istituzionale senza precedenti. Il no del Quirinale all'impuntatura di Lega e M5s sul nome dell'economista sardo Paolo Savona scatena, infatti, l'ira di Salvini e Di Maio. E verso il Capo dello Stato si materializza la possibilità dell'accusa peggiore: quella di impeachment, la messa in stato d'accusa del Presidente per alto tradimento. Accusa mossa dal M5s e su cui anche Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni concorda. E mentre Salvini, per ora, glissa sull'ipotesi che i 5 Stelle vogliono invece portare in Parlamento, arriva la presa di distanze di Silvio Berlusconi. Parole "irresponsabili", taglia corto il leader di Forza Italia.



Cottarelli, il piano B del Colle - La bufera si scatena sul Presidente della Repubblica che ha tuttavia in serbo un piano B: per lunedì mattina è stato convocato al Colle Carlo Cottarelli, l'economista che non dispiaceva né al M5s né alla Lega per il lavoro da lui a suo tempo svolto sulla spending review. Nessun commento ufficiale di Cottarelli ma chi l'ha sentito racconta che la telefonata del Colle ha colto "di sorpresa" l'ex commissario, che ora si prepara in fretta a raggiungere la Capitale da Milano per presentarsi all'appuntamento con Mattarella. Giusto il tempo, ha scherzato con chi gli ha parlato, di finire di correggere i compiti dei suoi studenti della Bocconi.

Nuove elezioni ad ottobre? Salvini chiede subito la data - Per Cottarelli potrebbe profilarsi un incarico per un governo del Presidente che se dovesse essere bocciato dal Parlamento, porterebbe il Paese a nuove elezioni. Probabilmente ad ottobre. E chi chiede con forza l'immediato ritorno al voto è Salvini. "Vogliamo una data per le elezioni, altrimenti veramente andiamo a Roma. Dopo anni hanno gettato la maschera", afferma il leader leghista in diretta Facebook. "Stavolta ci hanno fermato, ma non lo faranno la prossima volta", aggiunge.

Mattarella: "Non posso subire imposizioni" - Mattarella, durante il suo discorso dopo la rinuncia di Conte, è costretto a ricordare le sue prerogative e spiega di non aver mai ostacolato la formazione di un governo politico e anzi di aver sostenuto il tentativo di formare un esecutivo in base alle regole previste dalla Costituzione. Il suo ruolo, sottolinea ancora una volta, non ha mai subito né può subire imposizioni.

Irritazione di Lega e M5s: "Scelta incomprensibile"  - Ma non sono dello stesso avviso i leader delle due forze alleate per il governo che ha chiamato al Colle per incontrarli prima di ricevere il premier incaricato con riserva. "Questa scelta è incomprensibile", scuote la testa Di Maio mentre Salvini esprime tutta la sua rabbia per il tentativo fallito a causa delle ingerenze europee: "Mai servi, mai schiavi", avverte il leader del Carroccio.

Di Maio svela la lista dei ministri portata al Colle - E Di Maio snocciola in un video su Facebook la composizione del governo "che avrebbe potuto vedere la luce lunedì mattina". Vicepresidente e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio. Vicepresidente e ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Rapporti con il parlamento, Riccardo Fraccaro. Pa, Giulia Bongiorno. Affari Regionali, Enrica Stefani. Sud, Barbara Lezzi. Disabilità, Lorenzo Fontana. Affari Esteri, Luca Giansanti. Giustizia, Alfonso Bonafede. Difesa, Elisabetta Trenta. Economia e finanze, Paolo Savona. Politiche agricole, Gian Marco Centinaio. Infrastrutture e trasporti, Mauro Coltorti. Istruzione, Marco Bussetti. Beni Culturali, Alberto Bonisoli. Salute, Giulia Grillo, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.


Inutile la nota diffusa da Savona: "Voglio un'Europa diversa" - Di Maio e Salvini credevano sarebbe potuta bastare una preventiva dichiarazione di fede europeista da parte di Savona per convincere il Colle. E l'economista sardo ci aveva anche provato. Nel pomeriggio, mentre il candidato premier lavorava a casa, Savona aveva infatti diffuso una sua dichiarazione per chiarire quali fossero le sue posizioni sul "tema dibattuto e quelle del governo che si va costituendo interpretando correttamente la volontà del Paese". In poche parole, "voglio una Europa diversa, più forte, ma più equa", aveva detto l'ex ministro che stigmatizza la "scomposta polemica che si è svolta sulle mie idee in materia di Unione europea".

No del Colle ad un "sostenitore di una possibile fuoriuscita dall'euro" - Ma al Quirinale la sua professione europeista non è bastata e non ha potuto che dire "no" ad un "sostenitore di una possibile fuoriuscita dall'euro". Nonostante il suo ultimo tentativo di mediazione l'incarico al prof di diritto privato mostra a quel punto di essere arrivato ad un nulla di fatto. Rimette il mandato per "formare il governo di cambiamento" nelle mani del Presidente che ringrazia così come gli esponenti delle due forze politiche per aver indicato il suo nome ed avergli dato fiducia.


Fonte: qui

 

Chi è Carlo Cottarelli, una vita tra Bankitalia Fmi e spending review

A suo modo Carlo Cottarelli un ruolo, e non certo secondario, lo ha avuto nel corso della campagna elettorale. Attraverso il suo Osservatorio sui conti pubblici ha fatto le pulci a tutti i programmi di spesa delle forze politiche, mettendo in correlazione le relative coperture. Ipotesi di spesa che in molti casi non sono risultate coperte da pari incrementi di entrata o da contestuali tagli. Sempre in campagna elettorale è stato evocato come possibile ministro sia dai Cinquestelle che dal centrodestra, più volte evocato per le coperture di programmi roboanti. Lui si è anche detto disponibile a eventuali incarichi di governo, ma nella precondizione che non si può generare crescita e occupazione attraverso l’aumento del debito. Un modo per prendere le distanze – da ultimo nel corso di un incontro organizzato a Milano dalla Adam Smith Society - anche dal contratto di governo M5S-Lega. La convocazione partita dal Quirinale al termine di una giornata in cui la crisi politica ha investito frontalmente la massima istituzione di garanzia del Paese prelude a un incarico per la formazione del governo, con un orizzonte temporale (soprattutto se non otterrà la fiducia dal Parlamento) limitato.
Di certo si può sostenere che, a differenza di Giuseppe Conte indicato da Lega e Cinque Stelle per Palazzo Chigi, Carlo Cottarelli è bene conosciuto a livello internazionale, in Europa e oltre Oceano. Dopo l’esordio nel 1981 nel Servizio Studi della Banca d’Italia, nel 1988 passa al Fmi con l’incarico di direttore degli Affari Fiscali. A Washington trascorre buona parte della sua esperienza professionale, con incarichi crescenti quali quello di capo della delegazione del Fmi in Ungheria, Turchia, Regno Unito e Italia. Quando nel 2013 Enrico Letta lo chiama a Roma affidandogli l’incarico di commissario alla spending review ai giornalisti convocati in Via XX Settembre per la sua apparizione pubblica sorge spontanea la domanda: dottor Cottarelli, ma è proprio convinto della sua scelta, visto che i tagli alla spesa nel nostro paese non si riescono proprio a fare? Risposta: ho vissuto buona parte della mia vita professionale negli Stati Uniti, ora mi sembra giunto il momento di fare qualcosa in prima persona per il mio paese. Scelta tutt’altro che facile, se si considera che la sua famiglia aveva deciso di restare negli Stati Uniti. Si mette all’opera e comincia a setacciare la spesa pubblica in tutti i suoi meandri, con una premessa, più volte ribadita: la razionalizzazione della spesa pubblica in Italia è doverosa e possibile, ma i tecnici possono setacciare, proporre e indicare strade e possibili interventi. 

Ma è poi la politica che decide, è la politica che in alcuni casi deve assumersi l’onere anche dell’impopolarità se si vanno a toccare posizioni di rendita e privilegi consolidati nei decenni. In realtà alcune delle sue proposte saranno oggetto di attenta analisi in sede politica, come quella di agire sul fronte delle agevolazioni fiscali e di intervenire per disboscare l’universo delle società partecipate, ma il cammino per una vera razionalizzazione della spesa resta incerto. La breve esperienza del governo Letta e il cambio della guardia a Palazzo Chigi con Matteo Renzi lasciano intendere fin dalle prime battute che la coabitazione con il nuovo capo del governo sarà tutt’altro che agevole. 

Le proposte a volte tranchant di Cottarelli non entusiasmano Renzi, attento prima di tutto al loro impatto in termini di consenso. Cottarelli chiude la sua esperienza come commissario alla spending review e su designazione dello stesso governo Renzi torna nel 2014 al Fmi in qualità di direttore esecutivo. Nell’ottobre dello scorso anno, scaduto l’incarico, torna in Italia e a Milano fonda l’Osservatorio sui conti pubblici. Ora si appresta a tornare a palazzo Chigi, in una situazione politica senza precedenti. La sua linea è che il debito va ridotto e va mantenuto un congruo avanzo primario, puntando sulla crescita. Il tutto con un approccio certamente problematico rispetto alla linea di politica economica adottata dall’Europa negli anni del rigore, ma comunque fortemente ancorato all’euro e alla salvaguardia del bene primario della stabilità finanziaria.

Fonte: qui

domenica 11 dicembre 2016

Mattarella convoca Gentiloni alle 12.30 al Quirinale

Ansa. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per le ore 12.30 di oggi, al Palazzo del Quirinale, l'onorevole Paolo Gentiloni. 
 "Il nostro Paese - ha evidenziato ieri il presidente Mattarella al termine delle consultazioni  - ha bisogno in tempi brevi di un governo nella pienezza delle sue funzioni. Vi sono di fronte a noi adempimenti, impegni, scadenze che vanno affrontati e rispettati. Si tratta di adempimenti e scadenze interne, europee e internazionali".
LE POSIZIONI IN CAMPO
Pd, sostegno alla soluzione che individuerà il capo dello Stato - "Abbiamo registrato un larghissimo rifiuto da parte delle opposizioni a un governo di responsabilità nazionale e abbiamo assicurato al capo dello Stato tutto il sostegno del Pd alla soluzione della crisi che riterrà più opportuna". Lo afferma Luigi Zanda, capogruppo del Pd al termine delle consultazioni. "L'obiettivo è sempre quello di andare al voto in tempi il piu' rapidi possibili"
Fi, nuova legge elettorale e voto - "Abbiamo illustrato a Mattarella - ha detto il Cavaliere al termine del colloquio - quella che ci sembra l'unica strada possibile, l'approvazione in tempi rapidi di una nuova legge elettorale condivisa per poi consentire agli italiani di esprimersi con il voto". "Fi - ha detto ancora l'ex premier - non è disponibile a sostenere un governo di larga coalizione. Tocca al Pd esprimere e sostenere un governo per la parte restante della legislatura, che deve essere la piu' breve possibile". "Cogliamo l'occasione - ha concluso - per ribadire anche alla luce degli eventi di questi giorni la nostra considerazione per il senso di responsabilità istituzionale del presidente Mattarella e la fiducia nel suo ruolo di garante della vita democratica del Paese in questa fase delicata".
M5s, subito al voto - Sì alla mobilitazione in piazza. Sulla tempistica - se immediatamente dopo la formazione del nuovo governo o più tardi - la decisione verrà presa nelle prossime ore. E' questa, a quanto si apprende, la decisione, avallata dall'assemblea congiunta dei parlamentari M5S che registra la distanza, sebbene l'incontro sia stato "cordiale e positivo" con il presidente Mattarella. Alla riunione è emersa, in maniera "robusta" l'ipotesi dell'Aventino al momento del voto di fiducia al nuovo governo.