9 dicembre forconi: emigrati
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sabato 2 novembre 2019

Italia: la legalizzazione di massa dei migranti è suicida

Descrivendo l'  Italia, Gerard Baker, ex redattore capo del  Wall Street Journal , ha recentemente scritto:
" In gran parte del paese ... lo spopolamento sta avanzando. Spostarsi negli spazi vuoti sono state ondate di immigrati, molti provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. I migranti hanno colmato lacune vitali nella forza lavoro, ma la trasformazione delle città italiane ha lasciato un numero crescente di cittadini risentiti, spaventati per la loro identità ".
Ha continuato a chiamare questa trasformazione "una sorta di pioniera del declino occidentale". Gli effetti della migrazione di massa stanno già diventando drammaticamente visibili in molte scuole elementari italiane. Negli ultimi giorni sono emersi esempi di due grandi città.
Il primo è stato a  Torino , la quarta città più grande d'Italia, dove ora ci sono classi di scuola elementare con nemmeno un bambino italiano :
"In tutte le classi, ha spiegato la preside Aurelia Provenza, la percentuale di stranieri è molto alta, pari al 60% del numero totale di alunni".
Il secondo esempio viene da Bologna. "All'asilo di mio figlio c'è un grave problema di integrazione, devo portarlo via", dice  Mohamed , un 34enne di origini marocchine che è arrivato in Italia all'età di 4 anni.
"Non voglio essere visto come un razzista da solo perché sono marocchino, ma il comune deve sapere che non c'è integrazione mettendo in classe più di 20 bambini stranieri".
Al momento dell'iscrizione, ha spiegato Mohamed  , avevano visto disegni con bandiere di tutte le nazionalità nella scuola, ma "quando siamo arrivati ​​a scuola il primo giorno, ci siamo trovati in una classe con tutti i bambini stranieri. Gli insegnanti stanno persino lottando pronunciare i nomi dei bambini ".

Ora abbiamo raggiunto un paradosso: gli immigrati stanno portando i loro figli fuori dalle classi in cui, sotto il multiculturalismo, la segregazione sta aumentando. "Il rendimento scolastico diminuisce quando le lezioni superano il 30% di stranieri; è una soglia cruciale che dovrebbe essere evitata o altrimenti monitorata", ha  affermato  Costanzo Ranci, professore di Sociologia economica e autore di un recente  rapporto .

Entrambi i casi di cui sopra sono stati oggetto di numerosi dibattiti pubblici. In Italia, il mese scorso, il numero di migranti in arrivo dall'Africa è  aumentato , dopo essere diminuito per la maggior parte degli ultimi due anni. Il centro di accoglienza per migranti sull'isola di Lampedusa, in prima linea nella crisi migratoria italiana, è ora in uno stato di " collasso " a causa del rapido  aumento  degli arrivi. L'intero sud dell'Italia sta ora cercando di affrontare i migranti.

Secondo le  proiezioni  della divisione della popolazione delle Nazioni Unite, la popolazione dell'Africa sub-sahariana raddoppierà in 30 anni, aggiungendo un ulteriore miliardo di persone e rappresentando oltre la metà della crescita della popolazione mondiale tra oggi e il 2050. Italia, che ha già la  terza più grande popolazione di migranti in Europa, sta subendo una " insopportabile crisi", e ora affronta il rischio reale di una " africanizzazione ", come Stephen Smith ha chiamato nel suo  libro ,  la corsa per l'Europa .

Ci sono molte voci di preoccupazione. Il cardinale Robert Sarah, autore di un nuovo libro,  The Day Is Now Far Spent , sulla crisi dell'Occidente ,  paragona l'attuale afflusso di migranti alle invasioni di barbari che hanno abbattuto l'Impero romano. Se le politiche dell'Europa nei confronti dei migranti non cambiano, avverte Sarah  , l'Europa sarà "invasa dagli stranieri, così come Roma è stata invasa dai barbari".
"Se l'Europa scompare, e con essa i valori inestimabili del Vecchio Continente, l'Islam invaderà il mondo e cambieremo completamente la nostra cultura, antropologia e visione morale".
Un think-tank italiano,  Fondazione Fare Futuro , ha anche  previsto  che, a causa della migrazione di massa e dei diversi tassi di natalità di cristiani e musulmani, entro la fine del secolo metà della popolazione italiana potrebbe essere musulmana. In soli dieci anni, il numero di migranti in Italia è  aumentato  del 419%.


La popolazione nativa italiana si sta già riducendo rapidamente. Senza gli stranieri,  ogni anno  gli italiani nativi morirebbero (615.000) al doppio del tasso di nascite (380.000). Eurostat, l'ufficio statistico ufficiale europeo,  calcola  che entro il 2080, un quinto degli italiani verrà dal contesto migratorio (11 milioni dei 53 milioni italiani).

Un recente rapporto dell'ufficio statistico nazionale italiano ha rilevato che il paese è in una " recessione demografica " non vista dalla prima guerra mondiale e  250.000  giovani italiani sono fuggiti dal paese. "L'Italia esporta giovani laureati e importa migranti", ha scritto  Il Giornale .  Si prevede che l'Italia perderà il  17%  della sua popolazione entro il 2050 e - anche senza immigrazione -  metà  entro la fine del secolo.

Un rapporto della Caritas-Migrantes ha recentemente  documentato  che dal 2014 la diminuzione del numero di italiani equivale alla popolazione di una grande città italiana, per esempio Palermo (677.000). Il drastico calo, tuttavia, è stato finora compensato dai migranti.

L'immigrazione sta tornando a essere una questione politica. Poche settimane dopo aver formato un governo con il Movimento a cinque stelle, il Partito Democratico sta facendo avanzare la cosiddetta "cittadinanza di diritto di nascita" - un impegno a invertire la rigorosa politica migratoria dell'ex Ministro degli Interni Matteo Salvini. In latino questo diritto alla cittadinanza si chiama  ius culturae . La nuova legge consentirebbe ai minori stranieri di età inferiore ai 12 anni di diventare cittadini dopo soli cinque anni a scuola in Italia. Il disegno di legge è stato avanzato da Laura Boldrini, ex presidente del parlamento italiano, che ha affermato:
"Lo stile di vita dei migranti sarà nostro".
Gli italiani, come in quelle scuole elementari, si integreranno nella nuova cultura dei migranti?
L'attuale governo sa perfettamente cosa è in gioco. "Da oggi al 2050 e 2060, dovremo affrontare una domanda epocale da 50 a 60 milioni di persone che arriveranno nel mondo mediterraneo" , ha recentemente affermato il deputato Nicola Morra, deputato a maggioranza governativa  .

Il governo sta letteralmente giocando d'azzardo con il futuro dell'Italia.

L'Italia è il paese europeo più esposto alla pressione migratoria dall'Africa. Con una popolazione nativa già in calo, se l'Italia è aperta alla legalizzazione di massa dei migranti, dovremmo almeno essere consapevoli del fatto che sarà culturalmente suicida.

Authored by Giulio Meotti via The Gatestone Institute

domenica 1 luglio 2018

La “carità” di Bergoglio, ovvero il Regno della Quantità

Gli italiani sono tornati a emigrare come nel dopoguerra, ci informava un articolo  di qualche giorno  fa –  subito dimenticato. 250 mila, anzi più probabilmente 285 mila l’anno. E sono  per lo più laureati e diplomati, il 64 per cento.
Dunque, mentre noi  accogliamo ogni anno centinaia di migliaia di africani senza istruzione  (491 mila gli irregolari, 280 mila i “richiedenti asilo”), buoni nel caso migliore a raccogliere pomodori, e nel peggiore a finire mantenuti a spese pubbliche, spacciatori o cannibali assassini, simultaneamente esportiamo all’estero alti talenti.
Nessun commento ha  sottolineato l’aberrazione sociale   – e l’odiosità morale  –  di questo fatto. Anzi è il motivo, credo, per cui sull’articolo ci si è affrettati a stendere il silenzio.
Nell’articolo dimenticato si rendeva noto che ognuno dei 34 mila laureati che se ne vanno ogni anno, il costo per le famiglie e  noi contribuenti è stato di almeno 158 mila euro, che scialacquiamo regalandolo ai paesi stranieri; per ognuno dei 39 mila diplomati superiori, abbiamo speso 70 mila euro. Un danno contabile.
Questo dice  quanto a fondo – fino agli occhi, alla testa – siamo infitti collettivamente  nella palude stigia del Regno della Quantità. Non siamo in grado di provare dolore per la qualità dei 250 mila giovani l’anno che costringiamo a emigrare, sentire come mancanza (e carità di patria) il valore, la bellezza, e la superiorità vitale, incommensurabile  in denaro, di cui ci priviamo come valessero nulla –   o meno di un nigeriano da gommone.  Perché aver studiato bene,  fino a una laurea che gli stranieri richiedono e pagano,  significa aver sviluppato  qualità umane rare e belle, rafforzato la volontà, superato le tentazioni del facile;  avere  coltivato  fermamente nobili ambizioni e curiosità intellettuale, allargato la capacità di indagine, analisi e critica autonoma; accumulato conoscenze  del patrimonio culturale e scientifico europeo che poteva nascere solo in Europa,  frutto di tremila  anni di crescita ed accumulo  di saperi,  identitario, ma allo stesso tempo universale.
Nemmeno è permesso dolersi per questa emorragia di giovani  migliori. Anzi ad apprezzare e valutare la qualità  dei compatrioti che perdiamo, si incorre nell’accusa di “discriminazione”, gran  delitto secondo il politicamente corretto, affine e sboccante nel “razzismo” e, beninteso, “xenofobia”
Questa è la più brutale mancanza di  carità di cui si macchiano gli apostoli  della “accoglienza”, e rivela la natura ideologica,  ossia falsa, della loro “carità” pelosa verso “gli ultimi”  che vengono per mare.  Si affrettano a rifocillare, vestire, curare e fornire di carta SIM il negro sbarcato a Pozzallo, ma dei loro figli migliori,  che qui non trovano lavoro e devono emigrare, se ne fregano. Nella società  buonista e accogliente vige un disprezzo della qualità  – la qualità umana dei migliori  –   che va riconosciuta come la più bruciante ingiustizia. Ingiustizia sociale e, per i cattolici progressisti, rozza e bruta mancanza di carità.  Quella vera, non la mediatica laudata da Repubblica.
Lo dico  avendo saputo che Andrea Riccardi della Sant’Egidio (ministro del  disumano governo Monti), dopo aver pranzato con l’orribile Macron, ha vaneggiato che la sconfitta  del PD è la “sconfitta della Chiesa”, ed ha concluso: “C’è un voto cattolico che è andato alla Lega o a M5S: non dico che  debbano essere scomunicati, ma il messaggio della Chiesa non ha avuto rilevanza per loro”.
Andrea Riccardi a destra(anche lui Legion d’Honneur).
Già pronto a vibrare scomuniche e ad una nuova inquisizione, a giudicare le coscienze, questo spaventoso  esponente dell’oligarchia parassitaria che ci opprime, in nome della “carità”  nella nuova versione di Bergoglio.
Papa Soros Primo, Papa Kalergi,  è in prima linea, ad accusarci – lui il mentitore malvagio, lui lo spietato – di  mancanza di carità. E lo fa – cosa specialmente vergognosa per un prelato – con gli argomenti economicisti usati dalle centrali globaliste:  l’accoglienza di 500 mila  giovani stranieri l’anno è necessaria per contrastare la denatalità (che loro stessi hanno favorito), altrimenti cala il Pil, si sviluppa “un vuoto demografico”, disse in una intervista a La Croix..
L’anno scorso si è pubblicamente scagliato contro quei cattolici, a suo dire razzisti e xenofobi, che si oppongono alla marea dell’immigrazione di massa invocando  – e lo disse con schifo e disprezzo –  “ un non meglio specificato “dovere morale” di conservare l’identità culturale e religiosa originaria».
Trovo questa frase scandalosa, in un prelato, per il suo estremo materialismo. Come se gli esseri umani  non fossero altro che il loro DNA, mescolabile per coito ed anche per stupro  delle donne europee,  l’importante è  “ringiovanire il sangue”. Come se l’Europa fosse un allevamento di vacche. Invece tutti gli uomini, hanno, anzi sono,  essenzialmente, “identità culturale”.  In modo radicale: è la loro “cultura” nazionale, storica, linguistica, di dogmi e credenze ereditate, che li determina e li rende diversi fra loro e – in molti casi – non integrabili.
E’ evidente e persino banale, tanto che non si può credere alla buona fede del “buonisti” ed accoglientisti senza limiti. Infatti hanno cercato di nascondere e sminuire o confondere il fatto che  i  nigeriani che a Macerata hanno violentato, ucciso, fatto a  pezzi e strappato il cuore alla fanciulla, lo hanno fatto in base  alla loro specifica  “cultura”  africana, che è quella della magia nera, satanica.
Satanici sono quelli che, dai pulpiti come dai media, ci insultano se rigettiamo quella cultura e non crediamo che sia integrabile nella nostra. Ci chiamano “razzisti” come se fosse questione di razza (sempre il DNA li preoccupa), e sputano sulla identità culturale che ci rende quello che siamo: che è l’identità europea, nutrita da Platone e dal diritto romano, dal romanico e dal gotico e dal barocco; è europeo chi ha letto o almeno sa leggere Shakespeare, Dante e Villon, Tolstoi Dostojevski e Bulgakov, Thomas Mann, Camus, Céline, sentire come propria la cattedrale di Notre Dame e Gaudì, apprezzare la genialità, che so, di  Mendeleiev che sistema la tavola periodica  degli elementi – un genio inarrivabile, stupefacente – e le scoperte  sull’ereditarietà dell’abate Gregorio Mendel. Anche questi due scopritori dell’ordine segreto e bellissimo nella  natura,  sono un frutto della cultura cristiana, perché come tutti gli altri che ho citato, si siano detti privatamente cristiani o no,  non avrebbero potuto scrutare il cuore umano  con compassione o rabbia, lottare per la verità – se non nella luce del Logos,che è l’Intelligenza Incarnata.
Invece Bergoglio dice che “il contributo cristiano alla cultura è quello di Cristo che lava i piedi”, ossia, oggi, il dovere di cancellarsi ed estinguersi, sacrificare la propria identità come una specie di supremo sacrificio – come se questo ci venisse chiesto.  E’ un sacrificio satanico, e lo dice l’asimmetria che la neo-chiesa impone: a tutti riconosce l’orgoglio della propria identità – al musulmano, al sodomita, al cannibale nigeriano, e il diritto di esibirla e tenersela  cara, tranne al cristiano. Persino Bergoglio non ha rinunciato al passaporto argentino, segno che lui si dà il diritto ad una identità nazionale che avrebbe dovuto invece dimenticare come pontefice universale, ma da noi  esige che “laviamo i piedi”, muti servi di tutti gli altri, anche perversi e viziosi polimorfi, portatori di culture di violenza e di morte, di errori ideologici  che  conducono all’oppressione dei popoli, come questo “europeismo” terminale oligarchico, globalista, massonico.. E chi parla di radici cristiane dell’Europa, a lui   – l’argentino – pare “trionfalista e vendicativo”. Quindi non deve difendere la sua identità, ma cancellarla.
Non siamo lungi dalla voglia di Andrea Riccardi di scomunicare quelli che non hanno obbedito all’ordine bergogliano di cancellare la propria identità, nazionale, italiana, cristiana – come fosse un peccato.
Ma si capisce bene come questa ideologia produca l’indifferenza, la mancanza di pietà, per l’emigrazione dei 280 mila italiani di qualità migliore ogni anno,  e la sollecitudine buonista nell’accogliere il caos della confusione etnica che ci riversano i barconi  e le ONG,  indistinta e minacciosa, senza selezione, senza qualità – e senza prospettive.

La  Qualità dispersa dalla globalizzazione

Occorre spiegare che l’emorragia dei migliori, dei ben laureati, non è un fenomeno “naturale”? Esso è la conseguenza diretta della globalizzazione –   dove il capitale impone alti livelli di specializzazione internazionale   –   unita alla  distruzione, svendita e smantellamento delle industrie nazionali  a partecipazione pubblica,  dove  questi migliori avrebbero trovato impiego adeguato alle loro qualità.  Niente, era stato deciso che l’Italia, nella divisione internazionale del lavoro  della globalizzazione, non dovesse più occupare i piani alti della tecnologia e delle nobili ambizioni. Il tutto, naturalmente, aggravato dall’europeismo a guida germanica, dall’euro. E’ noto che quando un paese  perde la sovranità monetaria, non potendo svalutare la moneta, svaluta  il lavoro. A cominciare dai salari, ma presto nella svalutazione è compresa la qualità, che non serve più.
Infatti non succede solo all’Italia.Tutto il Sud Europa è travolto dalla stessa emorragia dei migliori: dalla Spagna vanno via 100 mila laureati l’anno,

Per l’Italia, le stesse istituzioni europee parlano di “migrazione di massa dei cervelli”
Dalla minuscola Grecia sono fuggiti 500 mila ingegneri, medici, architetti, storici, classicisti, e li si trova in Germania, Danimarca, Olanda. “Venite dove il lavoro c’è”, disse loro Angela MErkel. I nostri governanti non li hanno trattenuti, anzi, meglio se si tolgono dai coglioni, esalò un ministro (del Lavoro del PD).
La Germania attira “qualità” da tutta Europa.
Il risultato, tragico, è che i paesi d’origine,  anche con le loro economie falcidiato, adesso “mancano di competenze” tecniche e professionali per l’eventuale ripresa. Questa emorragia di risorse umani superiori rende impossibile la ripresa e lo sviluppo al livello richiesto; assistiamo ad una sudamericanizzazione del Sud Europa, proprio quella che è stata culla della civiltà e cultrice della Qualità. 
Il Riccardi di Sant’Egidio, come ministro del malvagio Monti, è stato complice di questa  devastazione  spietata dei migliori.
Così, questi cristiani  finto -“umili” che hanno rinunciato  alla loro identità, questi che “lavano i piedi”  per un giorno, hanno eseguito il servizio loro richiesto dal capitale usurario internazionale: svalutare “i  costi umani di qualità”, renderli mere “quantità” sacrificabili.
E’ un delitto  sociale, e lo denunciò  John Maynard Keynes, che – comunque lo si giudichi – aveva più carità sociale di questi pseudo-cristiani. In un saggio capitale del 1933, egli difese “l’auto-sufficienza nazionale” contro il  capitalismo transazionale.
“L’internazionalismo economico”, scriveva, “con quel che comporta di libero movimento di capitali da investimento, come del libero scambio di merci, può condannare il mio paese, per una generazione, a un  livello di prosperità materiale inferiore a quello che potrebbe attingere  […]  La nuova generazione non ha niente da aspettarsi  da un sistema mondialmente uniforme”. “Sostengo che dobbiamo essere meno soggetti possibile all’influenza di cambiamenti economici decisi altrove,  se vogliamo andare verso la repubblica sociale ideale del futuro. Penso che un avanzamento deliberato  verso una più grande autarchia nazionale e un maggior isolamento economico ci faciliterebbe il compito, nella misura in cui il costo non fosse eccessivo”.
E’ il capitale speculativo che vede in tutto ciò che è migliore, solo  dei “costi”. Keynes: abbiamo dato “un posto stravagante a quello che chiamiamo “risultati finanziari”  promossi come criteri  per giudicare ogni azione, pubblica o privata”. Così, dice, “vivere è divenuto la parodia dell’incubo di un contabile  … Abbiamo ritenuto che   ci occorreva assolutamente rovinare  gli agricoltori e distruggere un’economia basata su tradizioni antiche,  per guadagnare qualche centesimo su una mica di pane. Distruggiamo la bellezza della campagna perché  lo splendore di una natura che non appartiene a nessuno non ha  valore economico. Londra è una delle città più ricche della storia della civiltà, ma “non si può permettere”  le realizzazioni più ambiziose di cui sono capaci i suoi abitanti oggi disoccupati, perché “non  ci sono le coperture”. Dobbiamo lasciarli poveri, perché non rende farli ricchi. Siamo capaci di spegnere il sole e le stelle perché non danno alcun dividendo” .
(J.M Keynes, National Self-Sufficiency”,  The Yale Review, vol.22, n˚ 4 (june 1933), p. 755-769.)
Keynes, maestro di lingua,  poeta, mostra qui che un vero  grande economista non si riduce ad un contabile. Capì che il capitalismo  mondiale stava rendendo brutto il mondo, spegneva le “qualità”, gli splendori delle campagne e delle stelle,  riduceva tutto a tasso di rendimento, a mera quantità. Così è la ”carità” pelosa di Bergoglio e dei bergogliani,  confitti nello Sige del Regno della Quantità fin oltre la culla.
Fonte: qui

sabato 16 dicembre 2017

La fuga dei giovani dall’ospizio Italia

Non riesco a dar torto a quei 38 mila giovani adulti, il 28,5% dei quali laureati, che nel 2016 hanno abbandonato l’Italia secondo quanto ci racconta Istat. Questo dato, che fa riferimento alla classe d’età dei 25-39enni, è solo la punta di un iceberg sul quale la nostra già periclitante demografia rischia di andare a sbattere, affrettando quella trasformazione dell’Italia in un gigantesco ospizio a cielo aperto, visto che sempre nel 2016 i dati Istat ci dicono che sono nati circa 12 mila bambini in meno.
Non riesco a dar loro torto per la semplice ragione che molto probabilmente là fuori troveranno quello che qui non c’è, malgrado se parli tantissimo. Un lavoro decente, quindi, ma soprattutto le grandi assenti nel nostro paese: le opportunità. Noto peraltro che questo pensiero sembra essere sempre più diffuso visto che Istat nota con un certo sconcerto che il saldo demografico dei residenti, ossia la differenza fra gli italiani che rientrano dall’estero e quelli che si cancellano dall’anagrafe per andare all’estero, è in costante peggioramento da dieci anni, passando da praticamente zero a  80 mila.
Per essere ancora più precisi, “sono 81 mila gli emigrati italiani con più di 24 anni nel corso del 2016, l’11% in più rispetto all’anno precedente. Di questi, quasi 25mila posseggono la laurea (31%)”, Parliamo quindi di tutte le classi di età superiori ai 24 anni. Complessivamente gli italiani finiti all’estero sono stati 115 mila, il 73% del totale delle emigrazioni dall’Italia per l’estero. “Il numero degli emigrati italiani si è più che triplicato rispetto a dieci anni prima passando da 36mila del 2007 a 115mila del 2016. Le immigrazioni, d’altro canto, interessano i nostri connazionali solo nel 13% dei casi (38mila). I due flussi danno origine così a un saldo migratorio dei soli cittadini italiani di -77mila unità”. Quanto alle destinazioni, il 2016 è stato l’anno del Regno Unito, probabilmente perché molti hanno pensato di farsi registrare laggiù nel timore che la Brexit chiudesse i cancelli di accesso. Ma poi rimangono le destinazioni classiche, nell’ordine la Germania, la Svizzera e la Francia, con la Spagna a chiudere la classifica dei principali paesi di arrivo. 
Quanto alle regioni di provenienza, si segnalano i movimenti migratori di confine, ossia dalle regioni del nord verso i paesi limitrofi, e poi dalla Sicilia. E’ interessante poi osservare che la voglia di stare in Italia scema anche fra gli stranieri.
Arrivano sempre meno persone dall’estero, mentre aumentano sempre più le emigrazioni, in gran parte italiane, come abbiamo visto. Tutto ciò, che rende vagamente surreale il dibattito sull’immigrazione, non fa altro che peggiorare la nostra piramide demografica, ormai sempre più sbilanciata verso la cima (gli anziani) a scapito della base (i giovani). A fronte di questi numeri è più che legittimo chiedersi quanto il recente miglioramento della disoccupazione giovanile, registrato sempre da Istat negli ultimi dati relativi al mercato del lavoro in ottobre, dipenda dall’emigrazione piuttosto che dal miglioramento del mercato del lavoro. Cancellarsi dall’anagrafe italiana porta con sé anche la cancellazione dalle liste di disoccupazione, evidentemente.
Ma aldilà di questa circostanza, non riesco a dar torto a questi giovani più o meno adulti e istruiti che hanno la (s)ventura di esser nati in un paese che ormai, per evidenti ragioni di senilità incipiente, volge la sua attenzione alla popolazione anziana assai più che a quelli che lo diventeranno. Basti ricordare l’ossessione del nostro dibattito pubblico per le pensioni che anche in occasione della ultima legge di bilancio ha dato ampia prova di sé.  E’ sufficiente un semplice esperimento per verificarlo. La voce “pensioni”, ricercata in una agenzia di stampa, ha originato 920 record dall’1 novembre all’1 dicembre. La voce “lavoro giovani” più o meno la metà, circa 500. La voce bebé 217. Per quanto rudimentale, questo metodo consente di misurare l’attenzione della stampa e della politica su questi argomenti in occasione del Grande Dibattito che si sta consumando sulla manovra finanziaria. E se andiamo a vedere gli stanziamenti osserviamo anche come questa differenza si replichi nelle risorse che queste categorie mobilitano. L’ennesima riforma delle pensioni, che allarga la platea dell’Ape social, costerà circa 250 milioni in più di spesa pensionistica fino al 2020. Costi che certo non si esauriscono in un triennio. Al contrario durerà solo un triennio il bonus bebé per il quale sono pure stati ridotti i fondi. Ciò a fronte di una situazione di grave denatalità.
Ce n’è abbastanza per comprendere chi decida di tentare la fortuna fuori dall’ospizio Italia. Si comprende un po’ meno come sia possibile che tutto ciò non susciti granché attenzione: nel migliore dei casi, una rassegnata alzata di spalle. 
Fonte: qui

venerdì 8 dicembre 2017

Gli italiani emigrano, i cinesi studiano da scienziati

L’emigrazione italiana non si ferma, anzi aumenta. Istat ha pubblicato i dati delle migrazioni dei nostri residenti che confermano un trend crescente di questo fenomeno che peraltro interessa sempre più i giovani laureati. Il numero degli emigrati italiani, infatti, si è più che triplicato rispetto a dieci anni prima passando dai 36mila del 2007 ai 115mila del 2016. Le immigrazioni, d’altro canto, ossia gli ingressi di persone nel nostro paese, interessano i nostri connazionali solo nel 13% dei casi (38mila). I due flussi danno origine così a un saldo migratorio dei soli cittadini italiani di -77mila unità.
Si nota che nell’anno le emigrazioni verso l’UK sono passate da 17 mila a 25 mila. Istat ipotizza che ciò sia motivato dalla Brexit: può dipendere dalla necessità di registrarsi in AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) per poter dimostrare di essere residenti nel territorio britannico prima che vengano resi esecutivi i negoziati di uscita dall’Ue. È presumibilmente una “regolarizzazione” di italiani che già si trovano nel Regno Unito e che potrebbero quindi non essersi necessariamente trasferiti nel corso del 2016. Gli altri Paesi di destinazione degli emigrati di cittadinanza italiana sono prevalentemente dell’Europa occidentale: Germania (19mila emigrati), Svizzera e Francia (circa 11 mila), Spagna (6 mila). La fascia d’età in cui si registra la perdita più marcata è quella dei giovani dai 25 ai 39 anni: circa 38 mila unità in meno, con un’incidenza di laureati del 28,5%. Gli immigrati italiani, invece, provengono più frequentemente da Germania (5mila immigrati), Brasile (5 mila), Regno Unito e Svizzera con oltre 3mila immigrati. Infine, sono 81mila gli emigrati italiani con più di 24 anni nel corso del 2016, l’11% in più rispetto all’anno precedente. Di questi, quasi 25mila posseggono la laurea (31%). Per converso, gli immigrati italiani con più di 24 anni sono 27mila (+6mila sull’anno precedente). Di essi, oltre 10mila posseggono la laurea (37%), circa 17mila hanno un titolo di studio medio-basso (63%) e provengono prevalentemente da Germania, Brasile e Svizzera.
Effetto Brexit sull’immigrazione in Uk. Il dato italiano che fotografa un aumento delle domande di trasferimento nel Regno Unito nel 2016 sembra in controtendenza rispetto a quello generale rilevato dall’istituto di statistica britannico, che ha notato un notevole calo degli ingressi nel paese di persone in cerca di lavoro. Nei dodici mesi terminati a giugno di quest’anno, quindi a un anno esatto dal referendum sulla Brexit, sono stati 261.000, 51 mila in meno rispetto all’anno precedente. Buona parte del calo è stato provocato dai cittadini dell’EZ, diminuiti da 47 mila a 35 mila. Gli europei sono usciti dall’Uk, non il contrario.
I tagli delle tasse di Trump. La riforma fiscale Usa che prevede 1,4 trilioni di tasse ha suscitato diverse preoccupazioni durante il dibattito in Senato, dove era in discussione e infine è stata approvata, relativamente al fatto che alcuni repubblicani paventavano il rischio di un aumento rilevante del deficit pubblico come conseguenza immediata di questa riduzione. Alcuni esponenti repubblicani hanno pure provato a creare delle specie di clausola di salvaguardia, tali che i tagli alle tasse sarebbero stati rimossi qualora la ripresa economica non avesse generato entrate fiscali sufficienti a compensare il calo di gettito derivante dai tagli, ma la proposta non ha avuto successo. Preoccuparsi dell’incremento del deficit, peraltro, pare anche sensato considerando che il debito pubblico Usa è ormai stabilmente sopra il 100% del pil ed è visto in crescita.
Questo mentre gli oppositori sottolineano il paradosso che questi tagli favoriscono i ricchi a danno dei poveri. Un argomento che, plausibile o meno che sia, è fatto apposta per infiammare il dibattito e la polemica. Che però non hanno impedito chela riforma venisse approvata. E’ stato scritto che questo è il taglio fiscale più rilevante dai tempi di Reagan. E ciò dimostra ancora una volta un’evidenza poco osservata: gli anni ’80 non finiscono mai.
La Cina sogna un futuro di grande potenza, anche scientifica. La scienza ormai, con le sue applicazioni tecnologiche, detta le linee del progresso di una società. E quindi è comprensibile che le grandi potenza facciano grandi sforzi per mantenere la supremazia nella ricerca. E anche in questo campo la Cina ormai ha manifestato con chiarezza l’intenzione di insidiare il primato statunitense, visto che ormai la sua spesa equivale al 20% del totale globale.
Ciò mostra i suoi effetti anche sulla quantità di pubblicazioni scientifiche. Il numero di quelle cinesi ormai è secondo solo a quello statunitense, e in particolare quelle dedicate ai computer  e all’ingegneria. Questa sfida si vede anche nel versante dell’istruzione scientifica.
E questo è solo l’inizio.
Fonte: qui

lunedì 4 dicembre 2017

ITALIA: PER IL CENSIS LA RIPRESA C'E' MA SI DIFFONDE IL RANCORE SOCIALE

NEL 51ESIMO RAPPORTO SUL PAESE, VIENE FOTOGRAFATA LA PAURA DEL DECLASSAMENTO E DELLA POVERTÀ 

I NUOVI “MITI” DEGLI UNDER 30? I SOCIAL E IL POSTO FISSO 

I "MILLENNIALS" SONO CONVINTI PER RIUSCIRE NELLA VITA CONTINO LA CURA DEL CORPO (22,7), I SELFIE (18,9%) E POI LO STUDIO (14%)

Alessandra Camilletti per “il Messaggero”

CENSISCENSIS
I numeri dicono che la ripresa c' è. L' industria va. I consumi crescono. L' Italia cerca una felicità soggettiva quotidiana. Ma in un clima allo stesso tempo di soddisfazione - perché il 78,2 per cento degli italiani si dichiara soddisfatto della vita che conduce - e di grande rancore. Già, pesa il blocco della mobilità sociale, per l' 87,3 per cento del ceto popolare, come per l' 83,5 del ceto medio e pure per il 71,4 del ceto benestante. Una convinzione particolarmente forte tra i millenial.
selfie inappropriatoSELFIE INAPPROPRIATO

Allo stesso tempo, però, gli under trenta cambiano i propri miti. Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, parla di «crisi dell' immaginario collettivo del Paese», di quell' insieme di valori di riferimento che «definiscono un' agenda sociale collettiva». Senza la forza propulsiva del passato. Così indica il 51esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese proprio del Censis, presentato ieri al Cnel. «Il primo mito di riferimento per gli under trenta sono i social - dice Valerii -, poi viene il posto fisso ma subito seguono smartphone e cura del corpo e soltanto dopo il famoso pezzo di carta, la casa di proprietà, l' auto nuova».

Nei valori medi, sull' intera popolazione, per riuscire socialmente contano più la cura del corpo (22,7) e i selfie (18,9) dello studio (14,4). Il posto fisso è al primo posto ma al 38,5. Un tempo era proprio il buon titolo di studio ad essere percepito come biglietto d' ingresso per i piani alti della scala sociale, a proposito di ascensori. Quanto al web, al 52,7 per cento degli italiani è capitato di credere a fake news.

L' ORIENTAMENTO

Cos' è accaduto all' Italia? E che futuro ha? «Il tema è come sciogliere i grumi del rancore» dice Valerii, facendo anche riferimento all' ondata populista e sovranista che si fa sentire in Europa. Tirando le fila del Rapporto, il segretario generale del Censis Giorgio De Rita parla di un «2017 in chiaroscuro», perché c' è il segnale della risalita ma la «classe politica resta un passo indietro».

PENSIONE POVERTA'PENSIONE POVERTA'
Tanto che l' 84 per cento degli italiani non ha fiducia nei partiti. E il 52,1 boccia la pubblica amministrazione. I sindacati perdono 180mila tessere in un anno.
È saltato il patto intergenerazionale che garantiva continuità di sviluppo e crescita di reddito e benessere.

«Oggi il futuro è incollato al presente - sottolinea De Rita - e si fa fatica». Bisogna allora ritrovare «dimensione di sogno, progettazione e sguardo al futuro», altrimenti il «nuovo ciclo continuerà a lasciare solo un segnale debole. La società italiana, che sta in affanno ma che in qualche modo sale, che non ha grande immagine del futuro ma ci prova, ha saputo ascoltarsi. A mancare è la politica: coloro che erano chiamati a fare sintesi e intermediazione non hanno avuto la forza né la capacità di ascoltare se stessi né la società».

SUD POVEROSUD POVERO
I DATI

E così l' Italia del Rapporto Censis è ancora un Paese in difficoltà. Rispetto al 2007 crescono del 165 per cento le persone in povertà assoluta. E ci rimpiccioliamo: nel 2016 diminuisce la popolazione, con meno 76.106 abitanti. Ma crescono Roma e Milano. L' industria sale e supera pure le performance tedesche: il dato del primo semestre 2017 (più 2,3) è il migliore d' Europa.

Il manifatturiero ha fatto crescere il valore aggiunto per addetto del 22,1 per cento in sette anni. Nella risalita fanno eccezione gli investimenti pubblici (meno 32,5 nel 2016). Mentre le catastrofi naturali, in settant' anni, hanno provocato oltre 10mila vittime e danni economici per 290 miliardi. Tra 2013 e 2016 la spesa delle famiglie è salita di 42,4 milioni. Ed entra in gioco un nuovo fattore: la felicità soggettiva quotidiana. Il 45,4 è pronto a spendere un po' di più per concedersi almeno una vacanza all' anno, il 40,8 per prodotti alimentari di qualità, il 24,7 per comprare abiti e accessori.

DISOCCUPATIDISOCCUPATI
Ma la felicità soggettiva quotidiana - registra il Rapporto - viene pagata anche in nero: 28,5 milioni di italiani dicono di aver acquistato, nell' ultimo anno, almeno un servizio o un prodotto senza scontrino né fattura, senza troppe distinzioni di settore. Cresce il turismo, con il 22,4 per cento di arrivi in più nel 2016 sul 2008. Nell' occupazione, diminuiscono impiegati, artigiani e operai e mancano laureati, che comunque il mercato fa fatica ad assorbire. Più in generale, c' è una «forte carenza di capitale umano qualificato, sia tra i nativi che tra stranieri».

Quanto agli stranieri, si sottolinea la mancanza di «una visione strategica» che ponga il «tema della povertà dei livelli di formazione e di competenze del capitale umano che attraiamo». Un altro dato: il 66,2 per cento dei genitori sarebbe contrario alle nozze della figlia con un islamico.

Nell' altalena del lavoro, crescono professioni individuali e dei servizi personali, ma soprattutto il personale non qualificato. L' incremento più rilevante tra 2015 e 2016 viene dagli addetti allo spostamento e alla consegna delle merci: più 11,4. 

E gli italiani che fanno le valige e vanno all' estero nel 2016 sono triplicati sul 2010: 114.512.

Fonte: qui