9 dicembre forconi: SUD
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lunedì 26 agosto 2019

Governo Pd-M5s? Nord in rivolta, l'allarme degli imprenditori: "Clima rovente, occhio al ritorno dei forconi"

Mamma mia. I dieci-quindici punti del governo giallorosso, che M5S e Pd tentano di far nascere per salvare la poltrona, fanno rabbrividire. Soprattutto le proposte scandite da Luigi Di Maio al Quirinale ci danno un' indicazione di come agirebbe il futuro esecutivo: contro il Nord. Non è una novità per i grillini, tanto meno per i dem, i quali non sono mai riusciti a interpretare le esigenze dell' area più popolosa e produttiva del Paese. Pensate insieme cosa potranno combinare.

Vogliamo parlare dell'autonomia? Gigino ha detto che per lui è una priorità. Figuriamoci. Fino a poche settimane fa si è comportato come Penelope con la tela del regionalismo differenziato. Di giorno la Lega scriveva il testo, di notte i pentastellati lo cancellavano. Difficile dunque credere che i Cinquestelle possano concedere poteri a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, come chiesto dai cittadini con un referendum due anni fa. E poi, sempre scorrendo i punti di Di Maio, c'è sempre quell'idea di un mega piano per il Sud, cosa che per altro può essere intelligente, peccato che il progetto si scontri con il «no a inceneritori e trivelle».
Chissà se il vicepremier uscente l' ha capito: il Mezzogiorno è rimasto indietro perché mancano infrastrutture anche le più basilari, perché non sfrutta le risorse che avrebbe a disposizione, perché è stato ricoperto di mance (vedi reddito di cittadinanza) senza risolvere crisi industriali come quella della Whirlpool o dell' Ilva. E il ministro dello Sviluppo Economico era Di Maio, non un altro. Se ha fatto fiasco finora, cosa possiamo attenderci? Altre perdite di tempo.

Più costi - Il problema non è solo l'autonomia, che non arriverà (il Pd non la ama). Nel probabile programma giallorosso c' è l' idea del salario minimo, che piace a Delrio. Capite? Gli imprenditori si aspettavano un taglio delle imposte, invece dovranno sborsare 5-6 miliardi in più allo scopo di aumentare la paga ai rispettivi lavoratori. Il bello è che tale provvedimento farà scappare ulteriormente le aziende dal Sud. Già poiché, dati alla mano, sono le regioni meridionali quelle nelle quali parecchie buste paga sono sotto i 9 euro l' ora proposti da Di Maio. Se passasse la norma agli imprenditori converrebbe spostare le produzioni fuori confine o chiudere. Al settentrione non andrà meglio, dato che in ogni caso l' introduzione del salario minimo sconvolgerebbe i contratti territoriali e aziendali, con il rischio di ridurre i benefit ai dipendenti per poche decine di euro in più in busta e con un aggravio per i datori di lavoro, i quali invece attraverso il welfare aziendale facevano del bene ai lavoratori e risparmiavano in termini fiscali.

Altra grana: investimenti e grandi opere. Il Pd è favorevole, Cinquestelle no. Cosa aspettarci? Il balletto a cui abbiamo assistito nel governo gialloverde, ovvero tante liti e zero fatti.
Reddito agli stranieri - E ancora: che manovra ci aspetta? Tria ha confermato che non si rischia il taglio dell' Iva, come scritto da Libero più e più volte. Lo stesso ministro dell' Economia uscente ha ribadito che «c' è troppa paura di fare investimenti per i rischi legali». Serve una riforma. Dem e M5S tuttavia non torceranno mai un capello ai giudici. La riforma Bonafede, mai nata, era tutta favorevole ai magistrati, tanto cari alla banda Zingaretti.

E poi il decreto dignità, che ha moltiplicato il precariato e ridotto il monte ore, non sparirà.
Mentre sarà esteso agli immigrati il reddito di cittadinanza, figlio dell' assegno di inclusione ideato da Gentiloni. Altri soldi pubblici buttati in nome della lotta alla povertà e non allo scopo di ridurre il peso tributario e contributivo che grava su aziende, partite Iva e pensionati.

«Adesso partiranno con le promesse su tutto, ma devono parlare meno e fare le cose», sostiene Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza. E Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto, lancia un ultimatum: «Chiediamo ai politici di essere seri. Sembrerà banale ma non lo è. Il clima si sta arroventando. Ricordo che alcuni nostri politici sostenevano i gilet gialli. Ecco, non vorrei si riesumassero i forconi. Non è ammissibile dire tutto e il contrario di tutto ogni dieci giorni. A questo punto si voti, vinca chi vinca, purché si torni a una situazione dignitosa. La gente non è stupida e si rende conto del caos di questi giorni. Siamo ben oltre la zona Cesarini».
di Giuliano Zulin
Fonte: LiberoQuotidiano

Ma se le elezioni Salvini le avesse perse?

Il governo tra Pd e Cinque Stelle purtroppo si avvicina e la domanda resta la stessa: perché Salvini ha fatto tutto questo casino sapendo che difficilmente si sarebbe andati a votare? Fino a ieri la risposta prevalente era: perché ha stravinto le elezioni europee e non voleva più sottostare ai Cinque Stelle che quelle elezioni le hanno perse.
 
Oggi mi viene il dubbio che la risposta giusta sia un’altra, esattamente l’opposto: Salvini si è sfilato dal governo perché lui le elezioni europee le ha perse e Di Maio le ha vinte. Mi spiego, facendo un passo indietro. Durante tutta la campagna elettorale delle Europee Matteo Salvini sosteneva la seguente tesi: «Noi sovranisti vinceremo le Europee, andremo al governo di Bruxelles e cambieremo i parametri economici che oggi soffocano gli Stati in modo da liberarli dal giogo dei numerini».

E giù quindi con una serie di mirabolanti promesse per la finanziaria di fine anno: flat tax, aiuti a imprese e famiglie e via dicendo. Il problema ora è che i sovranisti hanno nettamente perso quelle elezioni e l’Europa è rimasta saldamente in mano ai partiti europeisti. Quindi niente rivoluzione, niente «liberi tutti», al massimo qualche sconticino per nulla utile a realizzare il libro dei sogni sbandierato dai sovranisti. Alla luce di questo, e del fatto che i Cinque Stelle si sono prontamente iscritti in Europa al club dei vincenti, Salvini si sarà detto: se a fine anno metto la mia firma sotto una manovra economica in linea con i dettati europei dopo aver giurato l’inverso, il popolo che oggi mi adora e osanna viene a prendermi con i forconi sotto casa e addio al mito di Capitano coraggioso e invincibile.

Meglio, molto meglio, trovare una scusa qualsiasi e tagliare la corda prima che sia troppo tardi. Così quando a dicembre Pd e Cinque Stelle si presenteranno agli italiani affamati con un piatto di lenticchie il popolo potrà dire: ovvio, non c’è più Salvini a difenderci. Il cinico calcolo di Salvini «tanto peggio per gli italiani, tanto meglio per me» presenta però un grosso rischio anche per lui. Se questi saltano nel giro di pochi mesi ha vinto lui, ma se il collante del potere li tiene uniti qualche anno (cosa non da escludere) chissà se l’epopea del Capitano reggerà all’oblio con cui gli italiani archiviano velocemente sia le gioie che i dolori.
Fonte: qui

venerdì 14 settembre 2018

TRASFORMARE IL SUD ITALIA NELLA FLORIDA D'EUROPA: STAVOLTA CI PROVANO DAVVERO?



NEL PIANO PER IL SUD SI RIAFFACCIA L'IDEA DI CREARE ZONE ECONOMICHE SPECIALI E ATTRARRE PENSIONATI E STRANIERI TOGLIENDO LE TASSE, UN PO' COME HA FATTO IL PORTOGALLO ''PRENDENDOCI'' I PENSIONATI

Francesco Lo Dico per Il Messaggero

Incentivi per le assunzioni, misure ad hoc per i giovani imprenditori, investimenti pubblici, infrastrutture. Sotto la regia del premier Giuseppe Conte e del ministro per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi, prende corpo il piano per il Sud che sarà avviato già a partire dalla legge di bilancio messa in cantiere.

DECONTRIBUZIONI
Gli incentivi per le assunzioni, in scadenza nel 2018 e già estesi anche agli over 35 disoccupati da almeno sei mesi, saranno confermati al Sud per altri tre anni. Ma il governo valuta l' idea di rendere lo sconto fino a 8060 euro un bonus permanente, da inserire in pianta stabile al 100% a tutte le imprese meridionali che offrono lavoro a tempo determinato.

Finanziamenti fino a 40 mila euro, di cui il 35% a fondo perduto, e il restante a tasso zero in otto anni. Il governo estenderà i prestiti agevolati di Resto al Sud previsti per i neo-imprenditori under 35 anche ai professionisti fino a 40 anni. Sul piatto ci sono già per il 2019 462 milioni. Pronto entro dicembre anche il fondo di venture capital per le startup, che dovrebbe coinvolgere partecipate e privati nella creazione di imprese innovative nel campo della robotica, del software e della componentistica. 

Si accelera sulle Zes, le zone economiche speciali nate per attrarre investimenti nei porti del Sud, grazie a un credito d' imposta per maxi investimenti fino a 50 milioni. Partite quelle di Napoli-Salerno e Gioia Tauro, si punta a sbloccare anche quelle ancora in lista d' attesa in Sicilia, Molise, Puglia e Abruzzo mediante iter burocratici più rapidi. L' obiettivo del ministro Lezzi è dirottare il 34% della spesa pubblica ordinaria al Sud, per rilanciare gli investimenti. Ministeri, Anas e Rfi compresi.



Al centro le infrastrutture, che saranno vagliate nell' ottica di un piano di manutenzione straordinaria di scuole e ospedali, ma anche di strade e ferrovie. Il Mit ha già avviato in questo senso uno screening dell' esistente in collaborazione con comuni e regioni.

Via binari unici e linee non elettrificate, rilancio delle linee ad alta velocità come la Napoli-Bari. Faro sulle concessioni regionali del Sud: quelle reputate svantaggiose o non all' altezza, saranno riportate nel controllo dello Stato. Al centro di tutto la Cassa depositi e prestiti: nei desiderata del governo il nuovo volano di sviluppo per rilanciare il Meridione.
PENSIONATI IN FUGA DALL ITALIAPENSIONATI IN FUGA DALL ITALIA
Intanto cresce l' idea di fare del Sud la Florida d' Italia, attirando pensionati dai paesi europei in cambio di zero tasse per 10 anni.

La proposta di Fdi potrebbe piacere anche al governo e finire nella legge di bilancio. 
L' esempio è il Portogallo che ha introdotto le esenzioni attirando 80-100 mila ospiti.

Fonte: qui

giovedì 2 agosto 2018

LA GRANDE FUGA DAL SUD ITALIA: IN 16 ANNI SONO PARTITI QUASI DUE MILIONI DI PERSONE, DI CUI LA METÀ GIOVANI

NEL 2019 SI RISCHIA UN FORTE RALLENTAMENTO DELL'ECONOMIA MERIDIONALE: LA CRESCITA SARÀ +0,7% RISPETTO AL +1,2% NEL CENTRO-NORD 

NEL 2018 LE FAMIGLIE IN POVERTA’ ASSOLUTA SONO SALITE A 845 MILA

Maurizio Carucci per “Avvenire”

Anche il Sud è in ripresa, ma la crescita rischia di rallentare e in maniera consistente. Secondo i dati Svimez, il Pil è aumentato nel 2017 dell' 1,4%, rispetto allo 0,8% del 2016. Ma quest' anno, l' inversione di tendenza sarà netta: il Pil del Centro-Nord dovrebbe crescere dell' 1,4%, in misura maggiore di quello delle regioni del Sud e che è stimata all'+1%. Ma è soprattutto nel 2019 che si rischia un forte rallentamento dell' economia meridionale: la crescita sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud.

In due anni, si tratta di un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo. Per la Svimez, in assenza di una politica adeguata, anche l' anno prossimo il livello degli investimenti pubblici al Sud dovrebbe essere inferiore di circa 4,5 miliardi di euro. Se, invece, nel 2019 fosse possibile recuperare per intero questo divario, il differenziale di crescita tra Centro-Nord e Mezzogiorno sarebbe completamente annullato.

Anzi, sarebbe il Sud a crescere di più. «Con la frenata seppur ancora lieve dell' economia le prospettive per il Sud peggiorano - spiega Adriano Giannola, presidente della Svimez -. Per ora tutto tiene, ma i dati che iniziano a circolare sul rallentamento della crescita preoccupano, anche perché il Mezzogiorno continua a portarsi dietro tutte le sue arretratezze. L' unica vera e grande opportunità che resta al Paese è il Mediterraneo».

Tuttavia, nella speranza che lo Stato corra ai ripari, cresce il disagio sociale al Sud. Tra occupazione debole e precaria e disservizi della Pa anche in ambito sanitario e assistenziale, la risposta sembra essere la 'fuga'. In particolare dei giovani, molti laureati: 1,8 milioni di emigranti in 16 anni. Il peso demografico del Sud diminuisce ed è ora pari al 34,2%, ma in questo caso in- cide anche il calo degli stranieri (nel 2017 nel Centro-Nord risiedevano 4.272 mila stranieri rispetto agli 872 mila stranieri nel Mezzogiorno).
SUD ITALIASUD ITALIA

Anche nel 2016, quando la ripresa economica ha manifestato segni di consolidamento, si sono cancellati dal Mezzogiorno oltre 131mila residenti. Tra le regioni meridionali, sono la Sicilia, che perde 9,3 mila residenti (-1,8 per mille), la Campania (-9,1 mila residenti, per un tasso migratorio netto di -1,6 per mille) e la Puglia (-6,9 mila residenti, per un tasso migratorio netto pari a -1,7), quelle con il saldo migratorio più negativo.

«Un dato su tutti mi ha colpito: le famiglie in povertà assoluta nel 2016 erano 600 mila, nel 2018 sono diventate 845 mila - sottolinea la ministra per il Sud Barbara Lezzi -. Il rapporto Svimez certifica ancora una volta che, rispetto all' uso dei fondi europei, c' è stata troppa trascuratezza. A partire dal prossimo anno dei cosiddetti progetti sponda non voglio sentire parlare. I fondi a disposizione ci sono, il personale qualificato per utilizzarli anche: servono programmazione e volontà».

«Serve aprire una discussione seria sulla crescita e sugli investimenti, soprattutto nel Mezzogiorno - conclude la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan -. È quello che stiamo aspettando e di cui ha assolutamente bisogno il Paese, come dimostrano anche i dati di dell' Istat sul rallentamento della crescita e dello Svimez sulla situazione sempre più grave del Mezzogiorno, dove si sta ampliando il disagio sociale tra famiglie in povertà, servizi fatiscenti e migliaia di giovani che scappano in cerca di lavoro. Speriamo davvero che dopo la pausa estiva ci sia finalmente da parte del presidente del Consiglio Conte una convocazione con le parti sociali».

Fonte: qui

lunedì 4 dicembre 2017

ITALIA: PER IL CENSIS LA RIPRESA C'E' MA SI DIFFONDE IL RANCORE SOCIALE

NEL 51ESIMO RAPPORTO SUL PAESE, VIENE FOTOGRAFATA LA PAURA DEL DECLASSAMENTO E DELLA POVERTÀ 

I NUOVI “MITI” DEGLI UNDER 30? I SOCIAL E IL POSTO FISSO 

I "MILLENNIALS" SONO CONVINTI PER RIUSCIRE NELLA VITA CONTINO LA CURA DEL CORPO (22,7), I SELFIE (18,9%) E POI LO STUDIO (14%)

Alessandra Camilletti per “il Messaggero”

CENSISCENSIS
I numeri dicono che la ripresa c' è. L' industria va. I consumi crescono. L' Italia cerca una felicità soggettiva quotidiana. Ma in un clima allo stesso tempo di soddisfazione - perché il 78,2 per cento degli italiani si dichiara soddisfatto della vita che conduce - e di grande rancore. Già, pesa il blocco della mobilità sociale, per l' 87,3 per cento del ceto popolare, come per l' 83,5 del ceto medio e pure per il 71,4 del ceto benestante. Una convinzione particolarmente forte tra i millenial.
selfie inappropriatoSELFIE INAPPROPRIATO

Allo stesso tempo, però, gli under trenta cambiano i propri miti. Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis, parla di «crisi dell' immaginario collettivo del Paese», di quell' insieme di valori di riferimento che «definiscono un' agenda sociale collettiva». Senza la forza propulsiva del passato. Così indica il 51esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese proprio del Censis, presentato ieri al Cnel. «Il primo mito di riferimento per gli under trenta sono i social - dice Valerii -, poi viene il posto fisso ma subito seguono smartphone e cura del corpo e soltanto dopo il famoso pezzo di carta, la casa di proprietà, l' auto nuova».

Nei valori medi, sull' intera popolazione, per riuscire socialmente contano più la cura del corpo (22,7) e i selfie (18,9) dello studio (14,4). Il posto fisso è al primo posto ma al 38,5. Un tempo era proprio il buon titolo di studio ad essere percepito come biglietto d' ingresso per i piani alti della scala sociale, a proposito di ascensori. Quanto al web, al 52,7 per cento degli italiani è capitato di credere a fake news.

L' ORIENTAMENTO

Cos' è accaduto all' Italia? E che futuro ha? «Il tema è come sciogliere i grumi del rancore» dice Valerii, facendo anche riferimento all' ondata populista e sovranista che si fa sentire in Europa. Tirando le fila del Rapporto, il segretario generale del Censis Giorgio De Rita parla di un «2017 in chiaroscuro», perché c' è il segnale della risalita ma la «classe politica resta un passo indietro».

PENSIONE POVERTA'PENSIONE POVERTA'
Tanto che l' 84 per cento degli italiani non ha fiducia nei partiti. E il 52,1 boccia la pubblica amministrazione. I sindacati perdono 180mila tessere in un anno.
È saltato il patto intergenerazionale che garantiva continuità di sviluppo e crescita di reddito e benessere.

«Oggi il futuro è incollato al presente - sottolinea De Rita - e si fa fatica». Bisogna allora ritrovare «dimensione di sogno, progettazione e sguardo al futuro», altrimenti il «nuovo ciclo continuerà a lasciare solo un segnale debole. La società italiana, che sta in affanno ma che in qualche modo sale, che non ha grande immagine del futuro ma ci prova, ha saputo ascoltarsi. A mancare è la politica: coloro che erano chiamati a fare sintesi e intermediazione non hanno avuto la forza né la capacità di ascoltare se stessi né la società».

SUD POVEROSUD POVERO
I DATI

E così l' Italia del Rapporto Censis è ancora un Paese in difficoltà. Rispetto al 2007 crescono del 165 per cento le persone in povertà assoluta. E ci rimpiccioliamo: nel 2016 diminuisce la popolazione, con meno 76.106 abitanti. Ma crescono Roma e Milano. L' industria sale e supera pure le performance tedesche: il dato del primo semestre 2017 (più 2,3) è il migliore d' Europa.

Il manifatturiero ha fatto crescere il valore aggiunto per addetto del 22,1 per cento in sette anni. Nella risalita fanno eccezione gli investimenti pubblici (meno 32,5 nel 2016). Mentre le catastrofi naturali, in settant' anni, hanno provocato oltre 10mila vittime e danni economici per 290 miliardi. Tra 2013 e 2016 la spesa delle famiglie è salita di 42,4 milioni. Ed entra in gioco un nuovo fattore: la felicità soggettiva quotidiana. Il 45,4 è pronto a spendere un po' di più per concedersi almeno una vacanza all' anno, il 40,8 per prodotti alimentari di qualità, il 24,7 per comprare abiti e accessori.

DISOCCUPATIDISOCCUPATI
Ma la felicità soggettiva quotidiana - registra il Rapporto - viene pagata anche in nero: 28,5 milioni di italiani dicono di aver acquistato, nell' ultimo anno, almeno un servizio o un prodotto senza scontrino né fattura, senza troppe distinzioni di settore. Cresce il turismo, con il 22,4 per cento di arrivi in più nel 2016 sul 2008. Nell' occupazione, diminuiscono impiegati, artigiani e operai e mancano laureati, che comunque il mercato fa fatica ad assorbire. Più in generale, c' è una «forte carenza di capitale umano qualificato, sia tra i nativi che tra stranieri».

Quanto agli stranieri, si sottolinea la mancanza di «una visione strategica» che ponga il «tema della povertà dei livelli di formazione e di competenze del capitale umano che attraiamo». Un altro dato: il 66,2 per cento dei genitori sarebbe contrario alle nozze della figlia con un islamico.

Nell' altalena del lavoro, crescono professioni individuali e dei servizi personali, ma soprattutto il personale non qualificato. L' incremento più rilevante tra 2015 e 2016 viene dagli addetti allo spostamento e alla consegna delle merci: più 11,4. 

E gli italiani che fanno le valige e vanno all' estero nel 2016 sono triplicati sul 2010: 114.512.

Fonte: qui

mercoledì 14 settembre 2016

“La Ue è Finita”: Dal Der Spiegel A El Pais, La Stampa Europea Non Ha Dubbi…

BERLINO - La sostanza è: la Ue sta per spaccarsi in due: Nord contro Sud. E a scriverlo è niente di meno che il Der Spiegel.

"I capi di governo dei Paesi del Mediterraneo sono spesso stati derisi da Bruxelles con il nomignolo 'Club Med'.

Ora e' diverso - scrive in una lunga analisi il settimanale tedesco Der Spiegel -.

La scorsa settimana Francia, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta hanno tenuto un vertice in Grecia.

Il Presidente francese Hollande ha dichiarato: "Abbiamo bisogno di un programma di crescita che viaggi con la domanda".

Il primo ministro italiano Matteo Renzi ha presentato un piano concreto per un fondo da 50 miliardi di euro: ogni membro della Ue dovrebbe destinare lo 0,5 per cento del Pil al contrasto alla disoccupazione.

Finora tale proposta è sempre stata rifiutata da Berlino e Bruxelles. Atene spera di nuovo in un asse Renzi-Tsipras, mentre Hollande può nuovamente bearsi del ruolo di "senior leader".

"Mentre il Sud d'Europa trova coesione - continua l'articolo -, la Germania ha perso un alleato potente, la Gran Bretagna. Il gruppo dei Paesi mediterranei sostiene che l'Europa deve avere una nuova visione e una nuova politica. "Rappresentiamo piu' della meta' dell'Ue ", ha detto il premier italiano Renzi ad Atene. "Siamo al centro della crisi dei rifugiati, di quella della sicurezza e della crisi economica", gli ha fatto eco Tsipras. Il Nord Europa, nel frattempo, tentenna. Il leader del gruppo parlamentare del gruppo Ppe al Parlamento europeo, il tedesco Manfred Weber, ha lanciato accuse nei confronti di Tsipras, reo a parer suo di provare "nuovamente a giocare ai suoi giochi". Ha inoltre accusato Hollande di "Trattare con i comunisti del Sud". Altrettanto sprezzante e' stato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgan Schaeuble, che ha esortato i suoi omologhi del Sud a risparmiare di più". 

E' evidente una frattura orizzontale in Europa: da un lato il variopinto caravanserraglio dei Paesi mediterranei e del Sud con le loro richieste alla Ue di mani libere per la spesa e per i disavanzi di bilancio degli stati, dall'altro - e opposto - lato i Paesi del centro Europa e del Nord, sempre più diversi e lontani dalle logiche levantine che anzi criticano aspramente con questo evidenziando la frattura ogni giorno più insanabile tra visioni e destini diametralmente opposti della Ue. 

A questo quadro descritto dal Der Spiegel si aggiungono come benzina sul fuoco le dure accuse alla Commissione Ue  e al suo capo, il discusso e controverso Juncker.

"Il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, presenterà proprio oggi al parlamento Ue la sua relazione annuale sullo stato dell'Unione. La questione centrale sulla quale dovrebbe soffermarsi Juncker - sostiene, sempre oggi, un editoriale del quotidiano spagnolo El Pais -riguarderà rilevanza e capacità dell'Ue di rispondere ai problemi che preoccupano i cittadini europei. Ancora una volta, infatti, la Ue versa in uno stato di fragilita' e disunione estremamente preoccupante. Alle problematiche che si insinuano ormai da tempo sul fronte economico, dove nonostante l'azione della Bce dominano la crescita debole e la disoccupazione persistente, si aggiungono ora lo shock causato a giugno dalla decisione del popolo britannico di lasciare l'Ue, e l'ascesa del nazionalismo in tutta Europa. Due questioni - prosegue El Pais - che rappresentano una minaccia molto grave per l'integrazione europea".

"Questo clima di disgregazione politica - continua l'editoriale dell'autorevole quotidiano spagnolo - e' la logica conseguenza di anni di crisi economica e, soprattutto, della mancanza di risposte efficaci ai bisogni reali della gente. La minaccia jihadista, la deriva autoritaria della Turchia, i naufragi nel Mediterraneo, l'ascesa del nazionalismo anti-immigrati e la mancanza di crescita economica sono problemi legati tra loro da un elemento comune: la mancanza di una leadership e di uno scopo comune della Ue e il dissolvimento di valori quali la lealta' e la solidarietà senza i quali il progetto europeo non puo' sostenersi. La vera sfida per Juncker e per gli alfieri del progetto europeo - popolari, liberali e socialisti - non e' spiegare di quale Europa abbiamo bisogno, ma perche' sembra impossibile raggiungerla. La debolezza dell'Europa di oggi - conclude l'editoriale - non sta nella mancanza di idee, ma nell'incapacita' di attuarle".

E' un altro modo per dire la stessa cosa: l'Unione europea è agli sgoccioli. Sta per finire.

P.S. STATE MOLTO ATTENTI ALLA FREGATURA, OVVERO ALLA CREAZIONE DI UN EURO DI SERIE B.

UN EURO DI SERIE B: 

E' PUR SEMPRE UNA MONETA USURAIA A DEBITO PER DI PIU' SVALUTATA; 

NON E' LA SOVRANITA' MONETARIA.