9 dicembre forconi: Spagna
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venerdì 4 ottobre 2019

VINO ITALIANO SALVO, QUELLO FRANCESE NO: TRUMP USA LE TARIFFE PER DIVIDERE LA UE

SULL'OLIO ROMA VIENE 'ESENTATA', MADRID RANDELLATA 
PARLARE DI SOLLIEVO ITALIANO È FUORI LUOGO, VISTO CHE, COMUNQUE, I DAZI COLPIRANNO 460 MILIONI DI DOLLARI DI EXPORT AGROALIMENTARE DEL NOSTRO PAESE VERSO L'AMERICA 
LA STRATEGIA USA
Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

trumpTRUMP
Divide et impera. Sempre alla ricerca di occasioni per punire la Ue perché per lui, sul terreno commerciale, anche i Paesi alleati sono nemici, Donald Trump ha approfittato del caso Airbus per penalizzare ulteriormente l' export europeo verso gli Usa e anche per dividere gli Stati dell' Unione. Con un occhio di riguardo per l' Italia (che non fa parte del consorzio aeronautico).

Dai complicati elenchi dei prodotti soggetti a dazio - divisi per settori merceologici e per Paesi - esce un quadro a macchia di leopardo nel quale, ad esempio, l' olio italiano si salva mentre quello spagnolo viene tassato. Salvi anche la pasta, il prosecco, che sembrava una vittima predestinata, e i vini italiani mentre quelli francesi pagheranno un dazio del 25 per cento. Come i biscotti inglesi e tedeschi (ma non il made in Italy di Ferrero e Barilla-Mulino Bianco). Salvo anche il prosciutto: i dazi colpiranno solo le carni suine cotte.
vino italianoVINO ITALIANO

Parlare di sollievo italiano è fuori luogo, visto che, comunque, i dazi colpiranno 460 milioni di dollari di export agroalimentare del nostro Paese verso l' America. Molto in valore assoluto, poco rispetto ai 7,5 miliardi di dollari di export Ue che Washington è stata autorizzata a colpire dal Wto: e l' Italia è un partner commerciale di prima grandezza degli Usa.

Insieme ai salumi, a soffrire saranno soprattutto parmigiano, grana e pecorino, ma lì era difficile spuntarla perché i produttori americani di formaggi sono una lobby potente che protesta da anni per il divieto di esportare in Europa le versioni del parmesan Usa e di altri formaggi tipici delle nostre terre. E, comunque, rispetto allo spaventoso scenario iniziale - via libera del Wto a dazi fino al 100%, un raddoppio del prezzo che avrebbe ucciso questi prodotti - la tassa del 25% decisa ieri rappresenta una penalizzazione che inciderà sui consumi ma non distruggerà il mercato. Se l' è cavata, invece, la mozzarella di bufala: un po' perché l' America non produce molto latte di bufala, un po' per accordi commerciali tra associazioni di produttori che la nostra ambasciata aveva favorito per tempo, vedendo nuvole all' orizzonte.
TrumpTRUMP

Curiose le scelte americane sugli alcolici: tassano il vino francese ma non lo champagne. C' è poi un dazio su whiskey scozzesi e irlandesi che, più che una punizione per i sussidi all' Airbus, sembra una rappresaglia per la tassa sul bourbon Usa messa dall' Ue quando Trump ha imposto dazi su acciaio e alluminio europeo. Il dazio sui liquori in Italia penalizza soprattutto Campari. Che, però, salva il Grand Marnier (uno dei suoi marchi) mentre ancora non è chiaro se gli americani pagheranno una tassa sullo spritz: la gradazione alcolica dell' Aperol è border line, potrebbe essere esentato.

Osho su Gentiloni e TrumpOSHO SU GENTILONI E TRUMP
La «battaglia dell' Airbus», combattuta per anni, è costellata di paradossi e si conclude con un esito negativo per tutti, anche se Trump parlerà di vittoria e di lezioni impartite a Bruxelles. Il paradosso è che l' industria aeronautica, all' origine del caso, viene tassata meno di quella alimentare (10% invece del 25). Questo perché nel frattempo Airbus ha costruito uno stabilimento in Alabama e la gestione dei jet europei in servizio negli Usa dà lavoro a più di 200 mila americani. C' è anche un paradosso italiano: non solo non siamo nell' Airbus, ma già negli anni '80, quando l' allora Aeritalia del gruppo Iri convinse i politici della Prima Repubblica a scegliere gli americani di Boeing e McDonnell-Douglas come partner al posto di Airbus, lo fece spiegando che il consorzio, già allora sovvenzionato dai governi, prima o poi sarebbe stato messo sotto accusa da Washington.
LA CRINIERA AL VENTO DI GIUSEPPE CONTELA CRINIERA AL VENTO DI GIUSEPPE CONTE




Il governo Usa oggi canta vittoria dopo una battaglia legale di 15 anni. In realtà nessuno esce davvero vincitore da questa vicenda: sommandosi agli effetti negativi della guerra commerciale Usa-Cina, i dazi per l' Europa mettono altra sabbia negli ingranaggi del commercio internazionale, frenando tutte le economie. Penalizzano le imprese europee, ma vengono di fatto pagati dai consumatori americani mentre anche il sistema Usa sta rallentando in modo preoccupante.

Tra 9 mesi, poi, quando il Wto autorizzerà le sanzioni contro l' America per i sussidi alla Boeing, sarà la volta della rappresaglia europea. Sempre a base di sovrattasse deprimenti. A meno che nel frattempo Trump, sbandierata una vittoria d' immagine, non si metta a negoziare con l' Europa. Magari sospendendo (come ha già fatto con la Cina) l' attuazione delle sanzioni previste operative dal 18 ottobre.

Fonte: qui

lunedì 26 agosto 2019

SANCHEZ, MACRON E LA MERKEL INVOCANO APERTURA E SBARCHI, MA SOLO QUANDO DEVONO ARRIVARE IN ITALIA


LA FRANCIA RESPINGE AL CONFINE, LA SPAGNA SPARA SUI MIGRANTI A CEUTA E ANGELA SI È RIMANGIATA LE PORTE APERTE E CON SEEHOFER HA CREATO DEI CENTRI DI DETENZIONE PER GLI IMMIGRATI 

CHE BELLA ILLUSIONE LA SOLIDARIETÀ EUROPEA


Francesca Pierantozzi per “il Messaggero”

MACRON PHILIPPEMACRON PHILIPPE
Il prossimo 25 settembre il governo francese farà una solenne dichiarazione sulla politica migratoria della Francia e dell'Europa davanti al Parlamento. Seguirà un dibattito ma non ci sarà un voto: «Discuteremo dell'immigrazione da tutti i punti di vista ha fatto sapere il premier Edouard Philippe il tema è complesso e difficile, ma non per questo non abbiamo il diritto di parlarne, senza tabù».
migranti merkelMIGRANTI MERKEL
Di tabù invece ne restano tanti sulle politiche se politiche ci sono di gestione dei flussi migratori in Europa. E le cicliche crisi sollevate in questi mesi dai sofferti approdi delle navi umanitarie non hanno fatto che renderli più evidenti. Anche nei paesi che si dichiarano più virtuosi in materia di accoglienza e di rispetto dei diritti, che siano i diritti del mare o delle persone, come la Francia di Macron, la Spagna di Sanchez o la Germania di Merkel.
ANGELA MERKEL PEDRO SANCHEZANGELA MERKEL PEDRO SANCHEZ
LE PAROLE
pedro sanchez al marePEDRO SANCHEZ AL MARE
Già le parole rivelano le difficoltà: di «solidarietà indiretta» si è cominciato a parlare per i paesi (Visegrad ma non solo) recalcitranti ad accogliere la quota spettante di migranti sbarcati nei paesi coi porti «più vicini e sicuri», poi la solidarietà è diventata «differenziata», Macron parla ormai di «patriottismo inclusivo» dopo aver indurito le regole sull'asilo, mentre Merkel e Sanchez si affidano soprattutto ad accordi bilaterali per blindare le frontiere marittime col Marocco da una parte e quelle con la Germania via Austria dall'altra.
MIGRANTI SULLA OPEN ARMSMIGRANTI SULLA OPEN ARMS
A fine settembre dovranno incontrarsi di nuovo a Parigi i paesi che il 22 luglio avevano tentato - invano - di trovare una soluzione se non definitiva almeno più chiara. Macron aveva allora annunciato che 14 paesi europei, la cosiddetta coalizione di volontari, avevano accettato un meccanismo di solidarietà per ripartire i migranti sbarcati altrove.
i minori della open arms portati a lampedusaI MINORI DELLA OPEN ARMS PORTATI A LAMPEDUSA
Ma di questi 14, soltanto 8 (Francia, Germania, Portogallo, Lussemburgo, Finlandia, Lituania, Croazia e Irlanda) si erano detti pronti da subito, gli altri sei avevano accettato il principio ma avevano preferito mantenere l'anonimato e rinviare qualsiasi impegno preciso. Senza contare che in cambio Italia e Malta assenti alla riunione avrebbero dovuto accettare di tenere i porti aperti.
migranti nel 2015MIGRANTI NEL 2015
Per ora, soltanto gli accordi bilaterali sembrano tenere in un'Europa in cui la politica migratoria resta prerogativa dei governi nazionali e in cui vige in materia il principio dell'ognun per sé. La Spagna di Sanchez, per esempio, è riuscita ad ottenere con l'aiuto della Germania, uno stanziamento di 140 milioni di euro al Marocco per arginare i flussi che nel dal 2018 sono in aumento di oltre il 130 per cento.
seehofer merkel 2SEEHOFER MERKEL
Delle deportazioni sarebbero in corso nelle regioni settentrionali, in particolare vicino a Nador, secondo denunce dell'Associazione marocchina dei diritti umani (AMDH). In compenso, la Spagna si è impegnata a rimpatriare i migranti registrati nel paese e arrivati alla frontiera con Germania e Austria, da dove potranno essere espulsi in 48 ore. Il premier Sanchez, sollecito ad accogliere a Valencia i migranti dell'Aquarius, segue da allora una politica migratoria più prudente. Dopo aver concesso l'approdo per tre volte all'Open Arms ha ormai chiuso alle navi umanitarie.

LE CRITICHE DA BARCELLONA
aquarius valenciaAQUARIUS VALENCIA
L'offerta di far attraccare l'Open Arms che ora è davanti a Lampedusa nel porto di Algeciras è stata definita ieri «tardiva» dalla sindaca di Barcellona Ada Colau: «È troppo tardi - ha scritto la sindaca su Twitter - avevamo offerto il porto di Barcellona dodici giorni fa». Difficoltà in casa ma da destra anche per Angela Merkel. Lontanissimi i tempi delle porte aperte a «un milione di migranti». Il ministro dell'Interno Horst Seehofer ha ottenuto la creazione di centri di collegamento: in realtà dei centri di detenzione in cui possono essere rinchiusi i migranti nel periodo di esame del loro dossier. Il primo centro ha aperto in Baviera due mesi fa, altri sono in costruzione.
Fonte: qui
seehofer merkel 1SEEHOFER MERKEL 

domenica 14 ottobre 2018

BORGIA – SESSO SELVAGGIO, INTRIGHI, TRADIMENTI DELLA FAMIGLIA CHE, PARTITA DALLA SPAGNA, GIUNSE IN ITALIA PER CREARE LA SUA LEGGENDA NERA


LE AMANTI DI ALESSANDRO VI, LE ASPRE CRITICHE DI GIROLAMO SAVONAROLA CHE FINÌ IMPICCATO E BRUCIATO, L’ELIMINAZIONE CAPILLARE DEI NEMICI 

ASCESA E TRACOLLO DELLA DINASTIA CHE INFERVORÒ IL RINASCIMENTO


borgia 9BORGIA 
In Spagna li chiamano Borja, in Italia Borgia. Un nome che da noi gode di pessima fama, non senza qualche motivo. A creare la leggenda nera  contribuirono molti, ma più di tutti Rodrigo (1431-1503) alias Alessandro VI che diventò papa nel 1492 (l'anno della scoperta dell'America) e già prima di iniziare dimostrò di che pasta era fatto, comprando il conclave.
SODOMAGli 11 anni di pontificato che seguirono furono un'orgia di nepotismo, simonia, intrighi, tradimenti e sesso selvaggio. Una delle amanti del papa era la nobildonna Giulia Farnese che possedeva una casa collegata direttamente a San Pietro.
borgia 8BORGIA 

Un'altra era l'ostessa Giovanna Cattanei detta Vannozza che gestiva tre locande in centro città e che diede al papa i 4 figli prediletti (Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo). Una terza era probabilmente la stessa figlia Lucrezia (1480-1519), intrigante e forse incestuosa, ricordata come un archetipo di femminilità negativa, peggio della strega di Biancaneve.

IL PRINCIPE. Le reazioni del clero, indignato dai ripetuti festini, erano scandalizzate. Il critico più aspro fu un frate fiorentino, Girolamo Savonarola che, anche per questo, finì scomunicato, impiccato e poi bruciato.
cesare borgiaCESARE BORGIA

A fare il "lavoro sporco" di eliminare i nemici non era mai però il papa in persona, che lasciava ad altri lo spiacevole incarico. In primis a suo figlio Cesare, detto il Valentino. L'uomo che il padre della filosofia politica moderna, Niccolò Machiavelli, nel Rinascimento definì "signore molto splendido e magnifico et nelle armi tanto animoso".

UNA BRUTTA FINEQuanto splendido fosse lo ricordano alcuni episodi tra cui la famosa "cena di Senigallia" (1503): fatta pace con cinque nobili ribelli Cesare li invitò a un banchetto di riconciliazione ma poi, dopo averli accolti, ne ammazzò quattro.
borgia 5BORGIA 
La fine della saga dei Borgia italiani cominciò quello stesso anno. Alessandro VI morì infatti con sospetti sintomi di avvelenamento e, mancato lui, il Valentino declinò in fretta: arrestato ed evaso per due volte morì in battaglia nel 1507.

Lo stesso declino culturale non avvenne in Spagna dove invece la casata dei Borja continuò a prosperare fino all'Ottocento diventando un esempio di nobiltà illuminata capace di lasciare dietro di se ricordi positivi: non a caso a quelle latitudini i Borja vengono infatti considerati come  benefattori, mecenati, quando non addirittura eroi.

borgia 4BORGIA 
DALLA SPAGNA ALL'ITALIA. Ma perché i Borgia, di origine spagnola, giunsero in Italia? A dare il là all'epopea italiana fu Alonso (1378-1458), alias Callisto III. Fu lui che lasciò la tranquilla vita agreste spagnola per dedicarsi agli studi: prese tre lauree e diventò, tra le altre cose, vicecancelliere del re di Aragona Alfonso V. Fonte: qui

alessandro sesto borgiaALESSANDRO SESTO BORGIA

domenica 23 settembre 2018

Spagna al Tramonto

Il più spagnolo e insieme più universale degli intellettuali spagnoli del Novecento fu José Ortega y Gasset. Autore della Ribellione delle masse, delle Meditazioni del Chisciotte e di tanti altri testi filosofici, storici e sociologici, spiegò la sua idea di Spagna in un libro dal titolo definitivo, Spagna invertebrata. Sulle tracce del declino della sua patria dopo le sconfitte politiche e militari di fine Ottocento, tratteggiò il quadro di una nazione destinata al disfacimento. Chissà che cosa penserebbe don José se potesse vedere la Spagna d’inizio XXI secolo. Forse, sulle tracce di un altro grande pensatore della sua epoca, Miguel de Unamuno, scriverebbe qualcosa di simile a Nebbia o al Sentimento Tragico della Vita, i capolavori del professore di Bilbao.
La Spagna contemporanea è lo specchio del tramonto dell’Europa e fa impressione che ne rappresenti geograficamente l’estremo occidente. Un tramonto che sbigottisce. Anni fa, discutendo con un colto conoscente di origine spagnola, affermammo che difficilmente la vecchia nazione di Cervantes e dei Re Cattolici sarebbe sopravvissuta al 2020. Temiamo che sia così. E’ buona regola per chi osserva il paese nostro vicino apparentemente simile ma tanto diverso, parlare di Spagne al plurale. Non solo per l’esistenza delle diverse particolarità regionali, catalana, basca, galiziana, ma soprattutto per la sfida secolare tra due modi opposti di essere Spagna. Uno è quello della tradizione cattolica, monarchica, nazionale e universale di ascendenza castigliana, l’altro è quello del suo contrario speculare. La Spagna ferocemente antireligiosa, nemica di se stessa, massonica e poi filobolscevica, ipermodernista, separatista nelle modalità diverse del nazionalismo etnico basco e di quello economico catalano.
La lotta tra le due Spagne è in corso da almeno tre secoli, ma per la prima volta l’esito pare definitivo a favore dell’anti Spagna. La democrazia post franchista ha diffuso benessere, promosso una modernizzazione rapidissima, il cambio accelerato di tutti i paradigmi sociali, culturali, civili vigenti da molte generazioni, un laboratorio di ingegneria antropologica che ha anticipato molti paesi. Fu la Spagna del socialista Zapatero la prima a legalizzare il matrimonio omosessuale, estendere la legislazione sull’aborto alle minorenni e perfino a promulgare una legge a difesa dei primati superiori, le scimmie, equiparate in parte agli esseri umani.
Autentiche rivoluzioni culturali promosse senza vere opposizioni dai governi di un partito che si fa chiamare socialista, operaio e spagnolo, ma che nega nei fatti il suo stesso nome. Il PSOE è un partito liberale progressista, indifferente alla dissoluzione nazionale e allineato con le prescrizioni liberiste delle oligarchie europee. La Spagna mantiene, insieme al poco invidiabile record della disoccupazione, quello del precariato e del lavoro a tempo determinato. La sua struttura industriale resta debole, in compenso la finanziarizzazione dell’economia e del potere è più avanzata di quella italiana. Ha abolito prima di noi il servizio militare obbligatorio, stanca di rincorrere la renitenza diffusa di molti giovani, specie baschi e catalani. Nell’opera di smantellamento progressivo delle strutture dello Stato nazionale, ha ceduto sovranità verso l’alto- le prescrizioni dell’Unione Europea sono seguite dai governi senza fiatare, a costo dell’impopolarità – e verso il basso – con uno “Stato delle autonomie”, questo è il nome del regionalismo spagnolo, che ha pressoché cancellato la presenza dello Stato nazionale in Catalogna e nel Paese Basco, rapidamente imitate dalle altre regioni.
A governi locali – si chiamano proprio governi – di impronta separatista e antinazionale è stato consentito di controllare in termini esclusivi la sanità, la scuola, il welfare e addirittura dotarsi di polizie autonome. Il risultato è che alcune decine di migliaia di uomini armati della basca Ertzainza e dei Mossos de Esquadra catalani non rispondono, di fatto, al ministero degli interni, ma alla sua caricatura locale. L’unico argine alla dissoluzione è la monarchia, ma gli sforzi di Felipe VI, salito al trono alcuni anni fa per l’abdicazione del padre Juan Carlos, si infrangono contro le malversazioni e il discredito della casata. Una delle sue sorelle, Cristina, allontanata dalla Spagna e dalla vita istituzionale, ha il marito il carcere. La sua assoluzione nel processo è risultata assai dubbia. Il vecchio sovrano Juan Carlos, circondato da amanti, è accusato da una di esse di possedere conti milionari in Svizzera frutto di tangenti per affari. E’ nota la sua antica familiarità con il politico che ha costruito l’impianto istituzionale e l’humus civile antispagnolo in Catalogna, Jordi Pujol.
Il Partito Popolare, di centro destra, non ha mai contrastato le derive socialiste sui temi etici e tanto meno ha mantenuto il ruolo di equilibrio nazionale avverso ai cedimenti separatisti, i quali hanno raggiunto ormai numerose regioni, dalla Navarra filo basca al Levante di Valencia sino alle Isole Baleari e persino le Asturie, culla della patria spagnola. Piagato da una corruzione impressionante, il PP ha mal governato la nazione nonostante il larghissimo mandato ottenuto dopo il fallimento di Zapatero, senza risolvere, anzi aggravando, i problemi lasciati dal governo precedente.
Investito dalla crisi del 2007/2008, l’esplosione della bolla finanziaria immobiliare dell’apparente boom economico spagnolo, il PP del grigio Rajoy ha obbedito a tutte le prescrizioni dell’UE e del sistema finanziario. L’esito è stato un diffuso impoverimento unito alla crescita esponenziale di movimenti neocomunisti, periodico rigurgito dell’anti Spagna dagli anni 20 del secolo scorso, e all’aumento dell’influenza del separatismo catalano e basco. A Barcellona sono convinti di pagare per tutti, ed è questa una delle ragioni dell’auge nazionalista, mentre a Bilbao da anni ottengono privilegi fiscali, fino all’assurdo di trattenere in loco attraverso l’agenzia fiscale regionalizzata tutte le imposte, negoziando di anno in anno le somme da destinare allo Stato.
La fine ingloriosa di Rajoy, travolto dall’incapacità di affrontare la sfida catalana (non è riuscito neppure a ottenere l’estradizione di Puigdemont, simbolo del golpe catalano, riparato in Belgio e Germania) azzoppato da scandali di corruzione del suo partito, ha riportato al governo, con una manovra di palazzo rimasta oscura, un indebolito Partito Socialista, guidato da un mediocre uomo d’apparato, Pedro Sànchez. Tutte le anti Spagne si sono coalizzate dietro di lui, a capo di un esecutivo sostenuto dal forte partito para comunista Podemos (una sorta di Liberi e Uguali più estremista), nonché dall’intero separatismo basco e catalano, di destra e di sinistra. Il risultato dei primi cento giorni di governo è il rafforzamento dei nazionalismi, lo stallo economico e un provvedimento incredibile chiamato legge della memoria storica.
La salma di Francisco Franco, morto nel novembre 1975, sarà esumata e verrà smantellata la Valle de Los Caìdos, il grande mausoleo in cui il generale galiziano volle seppellire insieme i caduti falangisti e repubblicani della guerra civile del 1936/39. Il Partito Popolare, passato nelle mani di un giovane cattolico, Pablo Casado, non ha avuto il coraggio politico del voto contrario, limitandosi a un’imbarazzata astensione sgradita a militanti ed elettori. La nuova Spagna, paradigma dell’Europa, ignora la storia, ha paura dei morti, nega la pacificazione che fu carta vincente del dopo Franco, in un’oscena battaglia funeraria in ritardo di 40 anni. Soprattutto, è ansiosa di abbattere l’immensa croce che Franco fece erigere in cima al sacrario, simbolo di una fede antica rigettata con odio impressionante.
Il governo vuole a ogni costo abolire la trasmissione televisiva della messa domenicale. Sono note le polemiche di Sànchez contro l’Italia in materia di immigrazione, pur nel pugno durissimo contro le infiltrazioni africane attraverso i muri elettronici di Ceuta e Melilla, enclave spagnole in Africa. La Spagna, peraltro, si è riempita di immigrati prima e più dell’Italia, nonostante i drammatici problemi di occupazione, in un disegno di denazionalizzazione chiarissimo, specie in Catalogna. Contemporaneamente, non riesce a contenere il potere delle narco mafie, in grado di controllare capillarmente il territorio della zona prospiciente Gibilterra e Algeciras, di fronte al Marocco.
Sànchez ha ora un ulteriore problema, quello della sua tesi di laurea, che qualcuno ritiene taroccata, dopo aver imposto le dimissioni a uno dei ministri chiave del governo, Carmen Montòn, ministra della sanità; il femminile è un obbligo grammaticale della lingua castigliana. La piacevole signora, uno dei nuovi simboli del progressismo madrileno, è accusata di plagio del master universitario e ha dovuto lasciare la carica. Il punto, tuttavia, non è il merito della questione, ma l’impressionante contenuto della tesi dell’onorevole signora ministra, simbolo della deriva spagnola, europea, occidentale.
L’elaborato si centra nella descrizione della tecniche di procreazione assistita, considerate come “un chiaro elemento del patriarcato”. Per Carmen Montòn, medico, accesa sostenitrice della teoria del genere, a causa dei complicati trattamenti a cui la donna deve sottoporsi “la medicina e le tecniche di riproduzione assistita contengono chiaramente parametri sessisti” Per questa esponente di vertice della classe dirigente di un grande paese europeo, tali tecniche simbolizzano l’oppressione verso la donna. La prova? “La complessità che implica estrarre un ovulo rispetto alla facilità di ottenere il seme.“  Tombola. Da medico, non la sfiora il sospetto che la ragione stia nella diversa fisiologia maschile e femminile. No, è tutta colpa del patriarcato. Non potendo prendersela direttamente con il Creatore o con la natura, ha però smascherato il colpevole, il maschio della specie umana.
E’ solo l’inizio, giacché l’ineffabile ex ministra se la prende con la famiglia e le madri, anch’ esse eterodiette dall’eteropatriarcato. La famiglia, sostiene, “è la sconfitta storica del sesso femminile, la rovina di ciascuna donna.” Nonne, madri e figlie di ogni tempo sono delle “fallite” e delle “sconfitte” per essersi sposate e aver avuto figli, anzi “procreato”. Forse è per questo che nel breve periodo di gestione del ministero ha legiferato a favore della procreazione assistita di donne sole. Altra sconcertante citazione della tesi è “tutte sono figlie orfane, senza madre”, uno sproposito tratto da un testo di un’altra femminista, la scrittrice Victoria Sau, autrice de La Maternità Vuota. L’ispiratrice ideologica le ha suggerito quest’altra perla: “la maternità è stata fagocitata dalla paternità, semplice ruolo assegnato alle donne assoggettate al suo servizio. Per questo, la condizione di figlie orfane è comune a tutte le donne.“  Dopo aver pensato, scritto e pubblicato quanto sopra, le nominano al governo. Nessuna meraviglia per la dissoluzione incipiente e l’abisso in cui precipitiamo.
Non basta, poiché l’elaborato così prosegue: “il patriarcato, come sistema economico, politico e sociale che opprime e subordina la donna, si sostenta e riproduce attraverso istituzioni che operano in maniera costante. Due delle istituzioni più importanti del sistema patriarcale sono la maternità e la famiglia.” Una nota umoristica in un quadro raggelante: non avevamo mai immaginato la maternità come un’istituzione! Lei medico “non capisce perché tutto il peso dei trattamenti riproduttivi ricada sulla donna”, cosa che “nella prospettiva del genere, non accadrebbe nella medicina”.  Una scienza nuova altamente innovativa, indifferente alla circostanza (istituzionale?) che è la donna a partorire. Segue un’accusa alla ginecologia, colpevole di alleanza con l’aborrito patriarcato.
La conclusione è contundente: “la maternità è schiavitù, la maternità è servitù, anche se è desiderata e volontaria. Le donne si vedono obbligate a generare e partorire dal patriarcato. (Un attacco a Dio, o a “madre” Natura? N. d. R.) Bisogna estirpare l’idea che la maternità sia qualcosa di naturale. La maternità è una costruzione sociale, una posizione, un ruolo”. Nessuno si stupisca più per la deriva delle nostre società, dal momento che sciocchezze come quelle citate formano parte integrante di tesi di laurea, convinzioni culturali di gruppi dirigenti che conquistano il potere accademico, politico, della comunicazione.
Tale è lo stato dell’arte in Spagna, antico bastione dell’Europa cattolica, evangelizzatrice del Nuovo Mondo, nata nel segno di San Giacomo Apostolo, Santiago, terra di Teresa d’Avila, Velàzquez, Goya, Cervantes, culla della scuola di Salamanca, agonizzante come l’Europa a lungo respinta oltre i Pirenei. Il tramonto è davvero ad occidente.
Tocca citare una volta di più Gilbert K. Chesterton.  “La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.”
Fonte: qui
ROBERTO PECCHIOLI

sabato 22 settembre 2018

NON RIUSCITE A PASSARE L’ESAME DA AVVOCATO? BASTA ANDARE IN SPAGNA


LA PROCURA DI MADRID INDAGA SUI MASTER CON CUI CENTINAIA DI PERSONE DIVENTANO AVVOCATI PAGANDO E SENZA DOVER SOSTENERE LA PROVA IN ITALIA 

LE NOSTRE UNIVERSITÀ STANNO DIVENTANDO TROPPO DIFFICILI O SONO LE MATRICOLE A ESSERE MENO PREPARATE? 

SEMPRE PIÙ BOCCIATI AI TEST DI AMMISSIONE ALLE FACOLTÀ A NUMERO CHIUSO

SCANDALO A MADRID "MASTER TRUCCATI PER AVVOCATI ITALIANI"
Francesco Olivo per “la Stampa”

universidad rey juan carlos 1UNIVERSIDAD REY JUAN CARLOS 
Sabato 28 maggio 2016: appuntamento alla stazione centrale di Madrid, Atocha. Almeno otto pullman aspettano la comitiva di italiani. Alcuni preferiscono proseguire con mezzi propri. Sembrano turisti, ma la meta non è il Prado.

La comitiva si dirige all' Università Rey Juan Carlos. Dopo poche ore si può tornare indietro con il risultato ottenuto: i 500 sono diventati avvocati, anzi «abogados», perché per essere riconosciuti ufficialmente in Italia serviranno tre anni. Costo stimato dell' operazione: 11 mila euro. Caro per una gita, molto meno se nel pacchetto è compreso saltare l'esame di Stato in Italia, dove allo scritto passa, in media, solo il 30 per cento degli iscritti.

esame avvocato napoliESAME AVVOCATO NAPOLI
La pratica è sempre più diffusa ed è legale, ma la procura di Madrid sta indagando sui rapporti tra le agenzie che gestiscono questi migranti del diritto e le università spagnole che assegnano i titoli. Il caso dei 500 italiani è stato aperto dopo la denuncia raccolta dell' Osservatorio spagnolo contro la corruzione.

Il fenomeno ovviamente non si limita a quel sabato di primavera di due anni fa, ma va esteso e di molto, visto che sono migliaia ogni anno i connazionali che per evitare l' esame di Stato accedono alla professione andando in Spagna, a volte solo virtualmente.
universidad rey juan carlos 5UNIVERSIDAD REY JUAN CARLOS 

Le cifre non sono ufficiali, ma una consigliera dell' Ordine di Roma, l' avvocato Livia Rossi, ogni volta in cui assiste al giuramento dei nuovi fa una sua statistica «giovedì scorso su 29 persone, 19 erano passati per la Spagna». Piccoli dati, ma molto significativi, «gli "abogados" aumentano sempre di più», dice Rossi, nonostante che dal 2011 sia stato messo qualche paletto al turismo dei titoli. Prima della riforma spagnola, infatti, occorreva praticamente soltanto una laurea in Giurisprudenza per diventare «abogado».

Legami sospetti
AVVOCATIAVVOCATI
Oggi invece il percorso iberico prevede un master da frequentare e una prova finale. Ed è qui che, secondo l' Osservatorio contro la corruzione, nascono i dubbi: ci sono agenzie e studi di avvocati, spesso italiani, che organizzano queste gite, garantendo il disbrigo delle pratiche con successo finale assicurato0% di bocciati», scrive uno dei portali più seguiti).

«C' è chi guadagna molto e chi ottiene troppo senza sforzi» dice al telefono il coordinatore dell' Osservatorio Miguel Lorente. Alcune di queste agenzie arrivano al punto di promettere, che per diventare avvocato in Spagna non c' è nemmeno bisogno di uscire di casa, se non per la prova finale, «molto più semplice della nostra», ricorda l' avvocato Rossi che sottolinea il fatto che «questa pratica ha come conseguenza l' aumento complessivo degli iscritti, che sono già oltre 25 mila soltanto a Roma».
esame avvocato napoliESAME AVVOCATO NAPOLI

Gli ordini professionali italiani hanno provato a fermare questa pratica, impedendo talvolta le iscrizioni all' albo degli «abogados», ma la Corte europea di giustizia e poi il garante della concorrenza hanno costretto a rettificare: chi è avvocato in una nazione dell' Ue deve essere riconosciuto nelle altre.

In ogni caso gli ordini sono certi da anni che ci sia qualcosa che non va: «Nel 2010 provammo a fare una verifica, risultò che molte di queste persone non sapevano neppure dire "ciao" in spagnolo, eppure la lingua sarebbe uno dei requisiti», conclude Rossi.

AVVOCATI IN CRISIAVVOCATI IN CRISI
La denuncia dell' Osservatorio contro la corruzione era stata archiviata due anni fa, ma un giudice ha aperto il caso. Negli ultimi mesi l' Università Rey Juan Carlos I di Madrid è stata al centro dello scandalo dei master agevolati (quando non regalati) ai politici spagnoli che ha portato alle dimissioni della presidente della Regione di Madrid, Cristina Cifuentes e alla ministra della Sanità, Carmen Montón e potrebbe travolgere presto anche il leader del Partito popolare, Pablo Casado.

«Sono storie che danneggiano enormemente il mondo universitario - accusa Lorente - speriamo che questa indagine faccia chiarezza, la cultura dello sforzo deve tornare di moda».

LA STRETTA DEGLI ATENEI: PIÙ BOCCIATI AI TEST COSÌ GRADUATORIE SNELLE E POSTI ASSICURATI
Lorena Loiacono per “il Messaggero”

universidad rey juan carlos 4UNIVERSIDAD REY JUAN CARLOS 
Quest' anno per le aspiranti matricole il gioco si fa duro. I test di ingresso stanno infatti bocciando, uno ad uno, migliaia di candidati che hanno provato ad entrare nelle facoltà a numero programmato. Prima la durissima selezione emersa tra gli aspiranti medici, dei quali è risultato idoneo al test solo il 67% del totale rispetto all' 87% registrato nel 2017, poi sono arrivati i risultati del test per Veterinaria e ieri quelli di Architettura.

I NUMERI
Il risultato è sempre lo stesso: un picco di bocciati senza precedenti. E allora comincia l' esodo: un fiume di studenti si prepara ad iscriversi in altre facoltà, in cui fare esami utili poi per chiedere il trasferimento tra un anno.

esame avvocato bariESAME AVVOCATO BARI
Il ministero dell' istruzione sta infatti pubblicando gli esiti dei test in forma anonima e lo scenario è ancora più pesante di quello delineato per medicina: una riduzione di aspiranti veterinari mai vista prima, per cui gli idonei sono scesi dall' 83,58% del 2017 al 61,77%.

Ieri ad Architettura i candidati che hanno sostenuto la prova sono stati infatti 6.779, rispetto alle 7.986 domande pervenute, e solo 5.720 sono risultati idonei. Vale a dire l' 84,38% del totale. Nel 2017 invece passarono la prova, inserendosi così in graduatoria, 7.704 candidati: il 97,95%.

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E ci si chiede perché quest' anno la selezione per gli idonei, quelli cioè che hanno totalizzato i 20 punti minimi necessari per concorrere alla graduatoria nazionale e alla distribuzione dei posti disponibili, sia stata così dura rispetto al passato.

La prima grande débâcle ha interessato Medicina dove dal 2016 ad oggi la percentuale di promossi al test è scesa dal 93,7% al 67%. E dire che due anni fa c' erano 9 idonei su 10. A cambiare, da quest' anno, è stata anche la quota dei posti messi a bando: medicina ha avuto 9779 posti rispetto ai 9100 dello scorso anno, veterinaria 759 posti contro i 655 del 2017 e architettura 7.211 contro i 6.873.
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LE SPECIALIZZAZIONI
Del resto il ministero della salute ha bisogno di camici bianchi e sta mettendo in piedi un piano ad hoc con i sindacati sia per l' aumento di professionisti nelle corsie, così come negli ambulatori, sia per incrementare i posti nelle specializzazioni mediche dove, di fatto, si crea ogni anno un imbuto formativo che lascia fuori migliaia di aspiranti specializzandi, tutti già laureati in medicina.

Anche il ministro Bussetti ha già annunciato di voler mettere mano al numero programmato: «Lavoreremo sui meccanismi che regolano l' accesso al mondo universitario. Dobbiamo puntare ad adottare un modello che assicuri procedure idonee a orientare gli studenti in base alle loro attitudini».
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IL FINE
Intanto si sta alzando l' asticella dei bravi, con il risultato di evitare l' affollamento delle graduatorie. Il punteggio medio nazionale registrato fra coloro che sono risultati idonei per entrare ad architettura è stato infatti di 34,45, ben al di sotto del punteggio medio dei candidati che hanno svolto il test nel 2017, che raggiunsero 45,75. Si abbassano anche i voti, quindi.

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Per quanto riguarda il numero programmato di Architettura, l' ateneo che si è contraddistinto più di tutti a livello nazionale è stata l' Università degli studi della Basilicata che ha collezionato sia il punteggio medio più alto a livello di ateneo, pari a 42,47, sia la percentuale di idonei più alta pari al 100%, raggiunta anche dall' Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

LA SELEZIONE
POLITECNICO DI MILANOPOLITECNICO DI MILANO
E allora, a fronte di una selezione tanto rigida, dove sono i migliori aspiranti architetti italiani? Il punteggio più alto è stato conseguito da un candidato al Politecnico di Milano ottenendo 84,3. Inoltre i primi 100 classificati sono concentrati in 23 Atenei diversi. La maggior concentrazione di bravi, classificati nei primi 100, è stata al Politecnico di Milano che ne ha avuti 48, a Ferrara, a Padova e all' Università Iuav di Venezia che ne hanno avuti 6 ciascuno.

E i bocciati che faranno? Si rivolgono altrove, provando a sostenere esami utili per poi ritentare il test il prossimo anno. Ad esempio Biologia permette di fare esami che poi verrebbero convalidati a Medicina, per veterinaria vale lo stesso discorso con Scienze zootecniche, per Architettura ci si rivolge invece ad ingegneria.

Fonte: qui