9 dicembre forconi: NORD
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lunedì 26 agosto 2019

Governo Pd-M5s? Nord in rivolta, l'allarme degli imprenditori: "Clima rovente, occhio al ritorno dei forconi"

Mamma mia. I dieci-quindici punti del governo giallorosso, che M5S e Pd tentano di far nascere per salvare la poltrona, fanno rabbrividire. Soprattutto le proposte scandite da Luigi Di Maio al Quirinale ci danno un' indicazione di come agirebbe il futuro esecutivo: contro il Nord. Non è una novità per i grillini, tanto meno per i dem, i quali non sono mai riusciti a interpretare le esigenze dell' area più popolosa e produttiva del Paese. Pensate insieme cosa potranno combinare.

Vogliamo parlare dell'autonomia? Gigino ha detto che per lui è una priorità. Figuriamoci. Fino a poche settimane fa si è comportato come Penelope con la tela del regionalismo differenziato. Di giorno la Lega scriveva il testo, di notte i pentastellati lo cancellavano. Difficile dunque credere che i Cinquestelle possano concedere poteri a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, come chiesto dai cittadini con un referendum due anni fa. E poi, sempre scorrendo i punti di Di Maio, c'è sempre quell'idea di un mega piano per il Sud, cosa che per altro può essere intelligente, peccato che il progetto si scontri con il «no a inceneritori e trivelle».
Chissà se il vicepremier uscente l' ha capito: il Mezzogiorno è rimasto indietro perché mancano infrastrutture anche le più basilari, perché non sfrutta le risorse che avrebbe a disposizione, perché è stato ricoperto di mance (vedi reddito di cittadinanza) senza risolvere crisi industriali come quella della Whirlpool o dell' Ilva. E il ministro dello Sviluppo Economico era Di Maio, non un altro. Se ha fatto fiasco finora, cosa possiamo attenderci? Altre perdite di tempo.

Più costi - Il problema non è solo l'autonomia, che non arriverà (il Pd non la ama). Nel probabile programma giallorosso c' è l' idea del salario minimo, che piace a Delrio. Capite? Gli imprenditori si aspettavano un taglio delle imposte, invece dovranno sborsare 5-6 miliardi in più allo scopo di aumentare la paga ai rispettivi lavoratori. Il bello è che tale provvedimento farà scappare ulteriormente le aziende dal Sud. Già poiché, dati alla mano, sono le regioni meridionali quelle nelle quali parecchie buste paga sono sotto i 9 euro l' ora proposti da Di Maio. Se passasse la norma agli imprenditori converrebbe spostare le produzioni fuori confine o chiudere. Al settentrione non andrà meglio, dato che in ogni caso l' introduzione del salario minimo sconvolgerebbe i contratti territoriali e aziendali, con il rischio di ridurre i benefit ai dipendenti per poche decine di euro in più in busta e con un aggravio per i datori di lavoro, i quali invece attraverso il welfare aziendale facevano del bene ai lavoratori e risparmiavano in termini fiscali.

Altra grana: investimenti e grandi opere. Il Pd è favorevole, Cinquestelle no. Cosa aspettarci? Il balletto a cui abbiamo assistito nel governo gialloverde, ovvero tante liti e zero fatti.
Reddito agli stranieri - E ancora: che manovra ci aspetta? Tria ha confermato che non si rischia il taglio dell' Iva, come scritto da Libero più e più volte. Lo stesso ministro dell' Economia uscente ha ribadito che «c' è troppa paura di fare investimenti per i rischi legali». Serve una riforma. Dem e M5S tuttavia non torceranno mai un capello ai giudici. La riforma Bonafede, mai nata, era tutta favorevole ai magistrati, tanto cari alla banda Zingaretti.

E poi il decreto dignità, che ha moltiplicato il precariato e ridotto il monte ore, non sparirà.
Mentre sarà esteso agli immigrati il reddito di cittadinanza, figlio dell' assegno di inclusione ideato da Gentiloni. Altri soldi pubblici buttati in nome della lotta alla povertà e non allo scopo di ridurre il peso tributario e contributivo che grava su aziende, partite Iva e pensionati.

«Adesso partiranno con le promesse su tutto, ma devono parlare meno e fare le cose», sostiene Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza. E Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto, lancia un ultimatum: «Chiediamo ai politici di essere seri. Sembrerà banale ma non lo è. Il clima si sta arroventando. Ricordo che alcuni nostri politici sostenevano i gilet gialli. Ecco, non vorrei si riesumassero i forconi. Non è ammissibile dire tutto e il contrario di tutto ogni dieci giorni. A questo punto si voti, vinca chi vinca, purché si torni a una situazione dignitosa. La gente non è stupida e si rende conto del caos di questi giorni. Siamo ben oltre la zona Cesarini».
di Giuliano Zulin
Fonte: LiberoQuotidiano

Ma se le elezioni Salvini le avesse perse?

Il governo tra Pd e Cinque Stelle purtroppo si avvicina e la domanda resta la stessa: perché Salvini ha fatto tutto questo casino sapendo che difficilmente si sarebbe andati a votare? Fino a ieri la risposta prevalente era: perché ha stravinto le elezioni europee e non voleva più sottostare ai Cinque Stelle che quelle elezioni le hanno perse.
 
Oggi mi viene il dubbio che la risposta giusta sia un’altra, esattamente l’opposto: Salvini si è sfilato dal governo perché lui le elezioni europee le ha perse e Di Maio le ha vinte. Mi spiego, facendo un passo indietro. Durante tutta la campagna elettorale delle Europee Matteo Salvini sosteneva la seguente tesi: «Noi sovranisti vinceremo le Europee, andremo al governo di Bruxelles e cambieremo i parametri economici che oggi soffocano gli Stati in modo da liberarli dal giogo dei numerini».

E giù quindi con una serie di mirabolanti promesse per la finanziaria di fine anno: flat tax, aiuti a imprese e famiglie e via dicendo. Il problema ora è che i sovranisti hanno nettamente perso quelle elezioni e l’Europa è rimasta saldamente in mano ai partiti europeisti. Quindi niente rivoluzione, niente «liberi tutti», al massimo qualche sconticino per nulla utile a realizzare il libro dei sogni sbandierato dai sovranisti. Alla luce di questo, e del fatto che i Cinque Stelle si sono prontamente iscritti in Europa al club dei vincenti, Salvini si sarà detto: se a fine anno metto la mia firma sotto una manovra economica in linea con i dettati europei dopo aver giurato l’inverso, il popolo che oggi mi adora e osanna viene a prendermi con i forconi sotto casa e addio al mito di Capitano coraggioso e invincibile.

Meglio, molto meglio, trovare una scusa qualsiasi e tagliare la corda prima che sia troppo tardi. Così quando a dicembre Pd e Cinque Stelle si presenteranno agli italiani affamati con un piatto di lenticchie il popolo potrà dire: ovvio, non c’è più Salvini a difenderci. Il cinico calcolo di Salvini «tanto peggio per gli italiani, tanto meglio per me» presenta però un grosso rischio anche per lui. Se questi saltano nel giro di pochi mesi ha vinto lui, ma se il collante del potere li tiene uniti qualche anno (cosa non da escludere) chissà se l’epopea del Capitano reggerà all’oblio con cui gli italiani archiviano velocemente sia le gioie che i dolori.
Fonte: qui

giovedì 14 marzo 2019

L'"ASSISTENZIALISMO" PIACE PARECCHIO PURE AL NORD

ALLE POSTE SONO ARRIVATE GIÀ 122 MILA RICHIESTE DI REDDITO DI CITTADINANZA E MOLTE PROVENGONO DA LOMBARDIA E PIEMONTE 

CON 5 MILIONI DI POVERI ASSOLUTI (FONTE ISTAT) PENSARE CHE 780 EURO SIANO UN INCENTIVO AL DIVANO E’ DA SCIOCCHI ...

Marco Palombi per il “Fatto quotidiano”

reddito di cittadinanza alle poste 3REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE
C' è un fantasma che s' aggira per l' Italia: è la realtà e, nel nostro caso, la realtà di una crisi nazionale che vede il Pil ancora 5 punti più in basso e 1,8 miliardi di ore lavorate (e quindi pagate) in meno rispetto al 2008; che conta cinque milioni di "poveri assoluti" e 9,3 milioni di "poveri relativi" (Istat). La realtà, dicevamo, ha questa brutta abitudine di ripresentarsi ogni tanto e lo ha fatto in questo fine settimana, quando s' è scoperto che Lombardia e Piemonte sono tra le prime cinque regioni per richieste di reddito di cittadinanza dopo pochi giorni dal suo lancio.

reddito di cittadinanza alle poste 1REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE



Eppure sono mesi che leggiamo di questo benedetto "partito del Nord" o "della crescita" o "del Pil" - e comunque sempre del Nord - che si ribella, stanco di politiche assistenziali, auscultato e solleticato dai meglio media e dal loro relativo circo: un fronte trasversale che impazzisce dal desiderio del tunnel in Val di Susa e si sente male solo a pensare che qualcuno voglia percepire un sussidio dallo Stato.

È "il popolo del sofà" già irriso dal leghista old fashioned Luca Zaia e dal suo collega Attilio Fontana, che teme che il reddito di cittadinanza possa "determinare uno stile di vita", ovviamente nel Sud che non intraprende e aspetta l' elemosina pubblica. Ma non sono solo i governatori nordisti a irridere "i divanisti" solleticando l' orgoglio dell' operoso Nord vessato dai fannulloni: politici (pure soi-disant di sinistra), commentatori, imprenditori, vescovi.

reddito di cittadinanza alle poste 2REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE
Come ha riassunto Libero qualche giorno fa: "Risorse dimezzate per il Settentrione, il Sud si pappa tutto" E poi c' è la realtà della crisi più lunga e intensa mai vissuta dal Paese, tutto, in tempo di pace. E i numeri non possono che raccontarla: sono quasi 122 mila le domande di reddito di cittadinanza pervenute a Poste italiane dal 6 marzo a sabato e le prime cinque regioni per numero di richieste sono la Campania con 16.112, la Lombardia con 16.015, la Sicilia con 13.873, il Lazio con 11.644 e il Piemonte con 11.244. Il dato è atteso al punto che la previsione è già contenuta nelle stime del ministero sugli effetti del decreto e in parte "giustificata" dal fatto che al Nord vive il 47% dei residenti in Italia, assai più che al Centro e al Sud.
reddito di cittadinanza alle posteREDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE

Com' è noto, la previsione "bollinata" dalla Ragioneria generale prevede che la platea dei beneficiari (calcolata all' 85% degli aventi diritto) sarà composta da circa 1,3 milioni di nuclei familiari (compresi i single) e circa 4 milioni di persone interessate.

Ovviamente il Mezzogiorno - che ha più alte percentuali di aventi diritto al reddito di cittadinanza sul totale della popolazione - riceverà percentualmente più benefici dalla misura, ma la stima del ministero prevede comunque che Lombardia e Piemonte restino tra le prime sei regioni per numero di richieste anche a regime e che, in generale, circa metà delle persone aiutate siano residenti al Centro e, soprattutto, al Nord: parliamo di quasi due milioni di persone che vivono - non si sa se ignorate o tollerate - spalla a spalla col "partito del Nord", che peraltro visto da vicino sembra più che altro il partito dei ricchi.
poste reddito di cittadinanzaPOSTE REDDITO DI CITTADINANZA

È bene ricordare che qui parliamo di richieste, la cui accettazione andrà verificata alla luce del meccanismo infernale di condizionalità (i famosi paletti) messe alla concreta applicazione della misura. A consuntivo, probabilmente, si scoprirà che il cosiddetto "reddito di cittadinanza" (che non è un reddito di cittadinanza) finirà in discreta parte alle imprese sotto forma di sgravio sulle assunzioni di percettori del sussidio. E a quel punto assisteremo alla giravolta mediatica del partito del Nord, che applaudiva mentre si regalavano 10 miliardi a chi guadagna tra 18 e 24mila euro senza paletti di reddito familiare e patrimonio e oggi si strappa le vesti perché 7 miliardi vanno a gente che guadagna zero o giù di lì. La famosa "pacchia per immigrati e rom" di cui Il Giornale di Berlusconi.

11 Marzo 2019

Fonte: qui

mercoledì 14 settembre 2016

“La Ue è Finita”: Dal Der Spiegel A El Pais, La Stampa Europea Non Ha Dubbi…

BERLINO - La sostanza è: la Ue sta per spaccarsi in due: Nord contro Sud. E a scriverlo è niente di meno che il Der Spiegel.

"I capi di governo dei Paesi del Mediterraneo sono spesso stati derisi da Bruxelles con il nomignolo 'Club Med'.

Ora e' diverso - scrive in una lunga analisi il settimanale tedesco Der Spiegel -.

La scorsa settimana Francia, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta hanno tenuto un vertice in Grecia.

Il Presidente francese Hollande ha dichiarato: "Abbiamo bisogno di un programma di crescita che viaggi con la domanda".

Il primo ministro italiano Matteo Renzi ha presentato un piano concreto per un fondo da 50 miliardi di euro: ogni membro della Ue dovrebbe destinare lo 0,5 per cento del Pil al contrasto alla disoccupazione.

Finora tale proposta è sempre stata rifiutata da Berlino e Bruxelles. Atene spera di nuovo in un asse Renzi-Tsipras, mentre Hollande può nuovamente bearsi del ruolo di "senior leader".

"Mentre il Sud d'Europa trova coesione - continua l'articolo -, la Germania ha perso un alleato potente, la Gran Bretagna. Il gruppo dei Paesi mediterranei sostiene che l'Europa deve avere una nuova visione e una nuova politica. "Rappresentiamo piu' della meta' dell'Ue ", ha detto il premier italiano Renzi ad Atene. "Siamo al centro della crisi dei rifugiati, di quella della sicurezza e della crisi economica", gli ha fatto eco Tsipras. Il Nord Europa, nel frattempo, tentenna. Il leader del gruppo parlamentare del gruppo Ppe al Parlamento europeo, il tedesco Manfred Weber, ha lanciato accuse nei confronti di Tsipras, reo a parer suo di provare "nuovamente a giocare ai suoi giochi". Ha inoltre accusato Hollande di "Trattare con i comunisti del Sud". Altrettanto sprezzante e' stato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgan Schaeuble, che ha esortato i suoi omologhi del Sud a risparmiare di più". 

E' evidente una frattura orizzontale in Europa: da un lato il variopinto caravanserraglio dei Paesi mediterranei e del Sud con le loro richieste alla Ue di mani libere per la spesa e per i disavanzi di bilancio degli stati, dall'altro - e opposto - lato i Paesi del centro Europa e del Nord, sempre più diversi e lontani dalle logiche levantine che anzi criticano aspramente con questo evidenziando la frattura ogni giorno più insanabile tra visioni e destini diametralmente opposti della Ue. 

A questo quadro descritto dal Der Spiegel si aggiungono come benzina sul fuoco le dure accuse alla Commissione Ue  e al suo capo, il discusso e controverso Juncker.

"Il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, presenterà proprio oggi al parlamento Ue la sua relazione annuale sullo stato dell'Unione. La questione centrale sulla quale dovrebbe soffermarsi Juncker - sostiene, sempre oggi, un editoriale del quotidiano spagnolo El Pais -riguarderà rilevanza e capacità dell'Ue di rispondere ai problemi che preoccupano i cittadini europei. Ancora una volta, infatti, la Ue versa in uno stato di fragilita' e disunione estremamente preoccupante. Alle problematiche che si insinuano ormai da tempo sul fronte economico, dove nonostante l'azione della Bce dominano la crescita debole e la disoccupazione persistente, si aggiungono ora lo shock causato a giugno dalla decisione del popolo britannico di lasciare l'Ue, e l'ascesa del nazionalismo in tutta Europa. Due questioni - prosegue El Pais - che rappresentano una minaccia molto grave per l'integrazione europea".

"Questo clima di disgregazione politica - continua l'editoriale dell'autorevole quotidiano spagnolo - e' la logica conseguenza di anni di crisi economica e, soprattutto, della mancanza di risposte efficaci ai bisogni reali della gente. La minaccia jihadista, la deriva autoritaria della Turchia, i naufragi nel Mediterraneo, l'ascesa del nazionalismo anti-immigrati e la mancanza di crescita economica sono problemi legati tra loro da un elemento comune: la mancanza di una leadership e di uno scopo comune della Ue e il dissolvimento di valori quali la lealta' e la solidarietà senza i quali il progetto europeo non puo' sostenersi. La vera sfida per Juncker e per gli alfieri del progetto europeo - popolari, liberali e socialisti - non e' spiegare di quale Europa abbiamo bisogno, ma perche' sembra impossibile raggiungerla. La debolezza dell'Europa di oggi - conclude l'editoriale - non sta nella mancanza di idee, ma nell'incapacita' di attuarle".

E' un altro modo per dire la stessa cosa: l'Unione europea è agli sgoccioli. Sta per finire.

P.S. STATE MOLTO ATTENTI ALLA FREGATURA, OVVERO ALLA CREAZIONE DI UN EURO DI SERIE B.

UN EURO DI SERIE B: 

E' PUR SEMPRE UNA MONETA USURAIA A DEBITO PER DI PIU' SVALUTATA; 

NON E' LA SOVRANITA' MONETARIA.