9 dicembre forconi: PORTOGALLO
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giovedì 10 gennaio 2019

FATTURA ELETTRONICA, I RISCHI, LE ESENZIONI ....



FATTURA ELETTRONICAFATTURA ELETTRONICA
«Mi fa la fattura?», in Italia, dove vengono evasi ogni anno tra i 110 e i 140 miliardi di euro, si tratta di una domanda scomoda. Quantomeno insolita. E da qualche giorno questa stessa domanda è addirittura diventata motivo di ansia per i portatori sani di partite Iva, titolari di bar e ristoranti, impiegati amministrativi di piccole e medie aziende. Il motivo di tanto disagio sta nell’introduzione, a partire dal primo gennaio, della fatturazione elettronica. Una rivoluzione che manda in pensione la vecchia ricevuta cartacea, sostituita da un sistema di contabilità digitale.

Si compila il formato online della e-fattura, si preme il tasto invio e il documento viene spedito allo Sdi, Sistema di intermediazione, piattaforma digitale gestita da Sogei, società di informatica del ministero dell’Economia. Se la fattura è stata compilata correttamente, viene accolta e inoltrata all’Agenzia delle Entrate che, a questo punto, avendo a disposizione moltissime informazioni sulle attività economiche delle imprese, potrà facilmente individuare gli evasori. Bello, vero? Peccato che nell’Italia dei garbugli e dei pizzicagnoli l’intera questione assume una dimensione tutt’altro che lineare. L’Espresso vi porta tra i risvolti della nuova e-fattura, che promette di cambiare tutto, lasciando gli evasori al proprio posto.

In Europa saremmo i secondo a sperimentarlo. Prima di noi c’è arrivato il Portogallo, dove il sistema già funziona. Il programma di Lisbona si chiama “e-fatura” ed è stato introdotto nel 2013 dai tecnici della Troika che hanno collegato tutti i registratori di cassa del Paese all’agenzia delle entrate, così da tenere traccia di ogni ricevuta o scontrino emesso. Non solo.

Ogni cittadino può verificare online ciascuna spesa effettuata, ottenere le detrazioni fiscali senza dover conservare le ricevute cartacee, inviare in automatico la dichiarazione dei redditi e partecipare a una lotteria della fortuna, che consente di vincere fino a 50 mila euro per ogni 10 euro di spesa. Così si incentiva il consumatore a chiedere lo scontrino al commerciante. In base ai dati dell’agenzia statistica portoghese, tra il 2012 e il 2016 il gettito Iva è aumentato del 12,5 per cento.

In Italia però le cose possono andare diversamente, se non altro perché il sistema di tracciabilità digitale non coinvolge l’ultimo miglio della catena delle compravendite avvenute sul territorio nazionale. L’Agenzia delle Entrate è stata meticolosa nello spiegare come effettuare le e-fatture “business to business”, cioè fra aziende e titolari di partite Iva, mentre solo negli ultimi giorni di dicembre ha chiarito cosa succederà per la fatturazione “business to consumer”, cioè la fattura rilasciata da un commerciante, un professionista o un artigiano a un cittadino.

«I dettagli stanno arrivando in questi giorni. Pare che il negoziante rilascerà al cliente un certificato provvisorio per testimoniare l’avvenuto pagamento. Contemporaneamente l’esercente invierà l’e-fattura all’Agenzia delle Entrate. Poi il cittadino dovrà accedere al sistema digitale tramite la Carta Nazionale dei Servizi o attraverso lo Spid, perché solo le fatture elettroniche faranno fede ai fini delle detrazioni. Dunque, i cittadini dovranno dotarsi di una password, ma i contorni sono ancora piuttosto sfumati», dice Agostino Bonomo, presidente della Confartigianato Veneto.

Saranno esentati dalla fatturazione elettronica medici e farmacisti e quindi bisognerà continuare a conservare nel cassetto gli scontrini della farmacia o del pediatra per poi estrarle al momento della dichiarazione dei redditi per ottenere la detrazione fiscale.

Gli altri esonerati sono i titolari di partita iva che sceglieranno il regime forfettario, meglio noto come flat tax, riservato a chi dichiara ricavi inferiori ai 65 mila euro. In base a uno studio condotto dall’Associazione italiana dottori commercialisti, il 78 per cento delle partite Iva dichiara meno di quella cifra e sarà quindi escluso dall’obbligo della fatturazione elettronica. Dunque, è molto probabile che l’idraulico o l’imbianchino non fornirà fattura.

«Il danno per gli studi professionali e le imprese artigiane strutturate sarà elevatissimo», avverte Andrea Dili, commercialista e titolare di Tabula, società di ricerca e consulenza sui temi del welfare e della previdenza. Gli agevolati dalla flat tax non solo pagheranno solo il 15 per cento di Irpef, ma avranno il vantaggio diretto sull’Iva: «Per essere chiari, a parità di parcella netta, un avvocato che aderisce al forfettario potrà costare al proprio cliente il 22 per cento in meno (pari al costo dell’Iva) di un avvocato che non vi aderisce. E la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi con l’estensione del regime forfettario da 65 a 100 mila euro di ricavi che entrerà in vigore dal 2020. Cioè, si favorisce la piccola dimensione aziendale, mentre chi sta cercando di espandere l’attività sarà penalizzato», dice il commercialista.

FATTURAZIONE ELETTRONICAFATTURAZIONE ELETTRONICA
Ma allora, chi dovrà farsi carico della fatturazione elettronica? Sicuramente le medie imprese, quelle che già si sobbarcano il peso della complessa burocrazia italiana e l’onere maggiore della sesta pressione fiscale più alta al mondo. L’Api, associazione piccole e medie imprese, ha condotto per L’Espresso un sondaggio fra i propri iscritti, secondo cui il 54 per cento degli imprenditori ritiene la fatturazione elettronica inutile.

«Se l’e-fattura dovesse funzionare, verrebbero meno molti balzelli burocratici. Ma gli imprenditori temono una replica del flop Sistri, il sistema di tracciamento digitale dei rifiuti speciali, introdotto nel 2011, mai partito e costato parecchi miliardi alle aziende», racconta Stefano Valvason, direttore generale di Api Lombardia, che spiega come già oggi chi sta sperimentando l’e-fattura riscontra una serie di difficoltà.

agenzia entrate firenzeAGENZIA ENTRATE FIRENZE
«Il 13 per cento delle fatture inviate allo Sdi non supera i controlli e viene scartato, creando una serie di problematiche ai contabili delle aziende. E poi, siamo davvero sicuri che il sistema sia in grado di sostenere una mole di 40 miliardi di transazioni l’anno? Perché se la e-fattura non dovesse funzionare, l’effetto sarebbe devastante per quelle imprese che hanno investito quattrini per formare il personale, acquistare il software, implementare i sistemi informatici e così via», continua il direttore.

Nell’avanzata Lombardia solo il 56 per cento del territorio è cablato con la banda ultra larga, mentre altrove la connessione salta non appena la mole di dati da trasferire si fa consistente: «E se la linea dovesse interrompersi al momento dell’invio di una e-fattura? Esiste una procedura d’emergenza? E chi opera in zone prive di connessione come farà?», si domanda Valvason. Fortunatamente i primi nove mesi saranno senza sanzioni per i ritardi e gli errori.

Veniamo ora ai risultati attesi. Secondo le previsioni della relazione tecnica dell’ultimo decreto fiscale, il gettito netto garantito dall’introduzione della fatturazione elettronica viene stimato in 300 milioni per il 2019, oltre un miliardo per l’anno successivo e 1,91 per il 2021. Resta da capire se gli evasori totali saranno stanati dall’e-fattura. Secondo Giuseppe Marino, professore di Diritto Tributario all’Università Statale di Milano, potrebbe accadere il contrario: «I costi che stanno dietro la fatturazione elettronica e la diffidenza dei piccoli può portare a sommergere quello che è emerso».

La previsione di Marino è una riduzione della dimensioni aziendale media: «Servirebbe una politica fiscale che accompagni la crescita dimensionale delle imprese, perché è più difficile gestire il denaro in nero nelle aziende di medie e grandi dimensioni, maggiormente soggette all’ispezione del Fisco. Se invece si mantiene un’economia da pizzicagnolo è più semplice sfuggire ai controlli ed evadere il fisco». E visto che la flat tax non solo garantisce una riduzione dell’Irpef, ma consente di ovviare all’introduzione dell’e-fattura, probabilmente molti imprenditori verranno colpiti dalla sindrome di Peter Pan. Un imprenditore che sogna di restare piccino. Un ossimoro.

Fonte: qui

venerdì 27 luglio 2018

CAOS NEI CIELI: 600 AEREI FERMI IN EUROPA PER LO SCIOPERO RYANAIR

SE SIETE RIMASTI A TERRA POTETE SCORDARVI IL RIMBORSO: LA COMPAGNIA INCOLPA IL SINDACATO E SI NASCONDE DIETRO LE "CIRCOSTANZE STRAORDINARIE" 

I NUMERI SUI VOLI CANCELLATI NON TORNANO, IN ITALIA SONO MOLTI DI PIÙ DEGLI 80 DICHIARATI DAL VETTORE  

E PER TENTARE DI SALVARE IL SALVABILE, O’LEARY HA CHIESTO UNO SFORZO AI PILOTI: “LAVORIAMO AL LIMITE”

Leonard Berberi per il “Corriere della Sera”
ryanairRYANAIR

«Avete cancellato il volo Londra-Pisa, ma noi dovremmo sposarci: davvero non potere fare nulla per aiutarci?». È proprio lì - nel mare di critiche e attacchi e di «mai più con loro» - che compare il tweet di Andrew Hogan: vittima anche lui, assieme alla futura moglie, della due giorni di sciopero dei piloti e degli assistenti di volo di Ryanair iniziata ieri in Italia, Belgio, Spagna, Portogallo e che proseguirà anche oggi (ma non nel nostro Paese).

VOLI CANCELLATIVOLI CANCELLATI


La più grande low cost d' Europa ha dovuto cancellare più di 600 collegamenti: il personale chiede migliori condizioni di lavoro. Molti i voli fermi ieri in Italia, tanto da spingere l' Ente nazionale per l' aviazione civile e il Garante degli scioperi ad avviare le verifiche. In molti - come i viaggiatori del Torino-Catania - denunciano di aver saputo della cancellazione poco prima del decollo.

meme ryanairMEME RYANAIR

Ma è guerra sui numeri. Per i sindacati nel nostro Paese non sono stati operati 132 voli. Il vettore parla di un generico 20% mai decollato. Un' analisi del Corriere sulle cifre del database specializzato Oag mostra che ieri risultavano 424 voli programmati.

Applicando il dato Ryanair questo si traduce in 80 voli annullati e 14.500 persone coinvolte.

VOLO CANCELLATO 4VOLO CANCELLATO







Non torna neanche il conto globale: per l' azienda sono 50 mila viaggiatori interessati, ma se il tasso di riempimento medio di questo periodo dei Boeing 737 è del 97% allora si parla di 110 mila individui.
michael o leary 3MICHAEL O LEARY



«Ryanair si scusa e si rammarica per i disagi», sostiene la low cost. Che ricorda di aver avvisato «i clienti tramite sms ed e-mail» e di aver dato «l' opzione di un trasferimento gratuito sul successivo volo o di un rimborso».

VOLO CANCELLATO 3VOLO CANCELLATO




I viaggiatori possono però dimenticarsi di chiedere una compensazione: «Non può essere prevista poiché le cancellazioni sono state causate da circostanze straordinarie - spiega l' azienda -. Quando il sindacato agisce in modo ingiustificato tutto questo è al di fuori del nostro controllo».

Dalla Commissione europea precisano che «la decisione va presa caso per caso e sotto il controllo delle autorità giudiziarie nazionali». «Siamo pronti ad andare in tribunale», ribatte Kenny Jacobs, direttore marketing di Ryanair.
VOLO CANCELLATOVOLO CANCELLATO

Per attenuare gli effetti degli scioperi il vettore ha chiesto uno sforzo ai dipendenti.
«Ci cambiano i turni in continuazione: lavoriamo al limite delle ore e siamo costretti a usare il "commander discretion" in cui dichiari di non essere stanco sotto la tua responsabilità», dice al Corriere un pilota Ryanair dietro anonimato per paura di ritorsioni.
voli low cost ryanairVOLI LOW COST RYANAIR




Ritorsioni che si registrano contro la base di Dublino: la low cost annuncia dal 28 ottobre la riduzione di un quinto dei velivoli. In una comunicazione interna vista dal Corriere Peter Bellew, il capo delle operazioni, invita 100 piloti e 200 assistenti a fare domanda in Polonia se non vogliono perdere il posto.

Le agitazioni secondo la società hanno avuto un impatto negativo su prenotazioni, tariffe e fiducia dei clienti. «Questa di Ryanair è una strategia rischiosa», dice Daniel Röska, analista di Bernstein. «Può provocare un maggiore tasso di adesione ai sindacati e più scioperi».

26 Luglio 2018

Fonte: qui

venerdì 1 giugno 2018

IL PASSEGGERO PUZZA, E L’AEREO FA UN ATTERRAGGIO DI EMERGENZA

NON SI LAVA DA GIORNI, E SUL VOLO LA GENTE INIZIA A VOMITARE A CAUSA DEL GRAN FETORE 

SULLA ROTTA DA AMSTERDAM A GRAN CANARIA, L’EQUIPAGGIO HA PROVATO A METTERLO ‘IN QUARANTENA’ IN UN BAGNO, MA POI I PILOTI…

VOLO TRANSAVIAVOLO TRANSAVIA

Brutta disavventura a bordo del volo Transavia HV5666 da Amsterdam in Olanda a Gran Canaria, costretto ad un dirottamento e a un atterraggio d'emergenza a causa del fetore di un passeggero.

L'uomo è stato dapprima segnalato dai passeggeri e poi costretto dall'equipaggio a una sorta di "quarantena". Tutto perché sembra non si lavasse da giorni, come riporta il sito web airlive.net.

Sembra inoltre che fosse così maleodorante da provocare negli altri viaggiatori conati di vomito. In molti hanno dato di stomaco subito dopo il decollo dall'aeroporto spagnolo.
L UOMO ACCOMPAGNATO SU UN BUSL UOMO ACCOMPAGNATO SU UN BUS
L'equipaggio ha cercato di metterlo in quarantena in un bagno del Boeing 737 prima che i piloti deviassero la traiettoria. Il velivolo è atterrato a Faro, nel sud del Portogallo, e l'uomo è stato allontanato.

«L'odore era insopportabile. Era come se non si fosse lavato per diverse settimane. Diversi passeggeri si sono ammalati e hanno dovuto vomitare», racconta il passeggero belga Piet van Haut. La compagnia aerea Transavia ha confermato lo sbarco di emergenza motivandolo con "ragioni mediche".     
Fonte: qui

martedì 17 ottobre 2017

L’URAGANO OPHELIA SPAVENTA L’EUROPA - OLTRE 40 MORTI IN IRLANDA E PORTOGALLO, 240 INCENDI, CIELO DI SABBIA SU LONDRA

LA FURIA DELLA TEMPESTA ORA SI ABBATTE SU SCOZIA E GALLES

Paco Fabbri per il Messaggero



Vento e fiamme. Raffiche da 170 km/h, circa 240 incendi e oltre 40 morti: tutte cifre destinate a salire. È il primo bilancio del passaggio dell'uragano Ophelia che, proveniente dall'Oceano Atlantico, si è abbattuto sulle coste europee di Portogallo e Irlanda. 

ISOLA DI SMERALDO Il violento impatto dell'uragano sull'Irlanda ha fatto contare decine di feriti e 3 vittime, tutte causate dal crollo di alberi che non hanno retto la forza del vento. Nonostante Ophelia sia stata declassata a «storm», tempesta, le sue raffiche hanno raggiunto la velocità record di 170 km/h. Una potenza inimmaginabile che secondo gli esperti lo rende il più devastante fenomeno atmosferico abbattutosi negli ultimi 50 anni sull'Irlanda. 

OPHELIA 2OPHELIA 2
L'intera nazione è stata definita dai media in «lockdown», con scuole chiuse, centinaia di voli cancellati (130 solo a Dublino), e soprattutto vaste zone del Paese senza corrente elettrica: si contano infatti oltre 360 mila utenti al buio. Di questi il 5-10% rischia di restare senza corrente per oltre una settimana. «Rimanete in casa e uscite solo se strettamente necessario», ha ripetuto il primo ministro irlandese Leo Varadkar. Ophelia è atteso anche sulle coste della Gran Bretagna, in particolare in Galles e Scozia. 

PENISOLA IBERICAL'appendice sud-occidentale dell'Europa da due giorni sta combattendo contro le fiamme. La combinazione del passaggio di Ophelia con una straordinaria siccità ha già distrutto centinaia di ettari di terreno in Portogallo e nella regione spagnola della Galizia. Gli incendi hanno fatto 35 morti in Portogallo, fra i quali un neonato di un mese, e oltre 50 feriti. Nella vicina comunità autonoma spagnola i morti sono 4. 

OPHELIA 3OPHELIA 3
La difficoltà a domare gli incendi sta tenendo sotto scacco i soccorritori iberici, molti dei feriti infatti appartengono ai vigili del fuoco. Anche l'Italia sta facendo la sua parte nelle operazioni di spegnimento. Tra ieri e oggi sono due i Canadair dei vigili del fuoco decollati dall'aeroporto di Ciampino.

Fonte: qui

sabato 18 febbraio 2017

Ecco il crollo degli investimenti del Sud Europa

LA PATTUGLIA DEI QUATTRO STATI (PIÙ IRLANDA) MOSTRANO UN CROLLO DAL 2008. NEL RESTO DELLA UE SONO STABILI

Un grafico che dice tutto: riguarda il livello degli investimenti in alcuni selezionati Paesi europei.

GLI INVESTIMENTI ITALIANI LANGUONO

Usando i dati della Bce e suddividendo gli Stati dell’Unione europea tra quelli del Sud Europa (con l’eccezione dell’Irlanda) e tutto il resto dell’Europa di vede chiaramente che la pattuglia dei primi Paesi ha diminuito in modo sostanziale la quantità degli investimenti a differenza di tutti gli altri che, invece, li hanno mantenuti sostanzialmente stabili.
Nella prima pattuglia di Paesi, identificati dalla linea blu, ci sono il Portogallo, l’Irlanda, Grecia, Spagna e anche l’Italia. Quattro di questi Paesi hanno anche subìto la cura della Troika negli anni scorsi. Si tratta di Portogallo, Grecia, Spagna e Irlanda. In Portogallo, addirittura, la commissione composta da Commissione Europea, Fmi e Bce, ha dovuto intervenire due volte per cercare di riottenere i 78 miliardi che il Paese aveva preso in prestito nel 2011 per uscire dalla crisi.
In Spagna le banche sono quelle che hanno trascinato verso il basso il benessere del Paese al punto che per risollevarle è stato necessario il salvataggio statale (bail-out) e la creazione di una bad bank nella quale concentrare i crediti inesigibili. L’Irlanda è quella che dalla “cura Troika”(GLI USURAI!!!è uscita meglio al punto da far registrare crescite del Pil anche del 10% annuo. Anche se questa crescita è dovuta principalmente alla concentrazione nel Paese delle proprietà intellettuali di grandi multinazionali della Internet economy che proprio a Dublino hanno deciso di accasarsi per approfittare della bassa pressione fiscale.

IL CASO DELLA GRECIA

La Grecia è un caso a sè: qui la cura della Troika non ha portato benefici in termini di crescita del Pil ed è forse, insieme all’Italia, l’unico Paese della pattuglia dei “cattivi” che non ha visto arrivare la Troika(GLI USURAI!!!), quello che più trascina verso il basso il dato sugli investimenti statali complessivi.
I dati si riferiscono al: 2000-2016
Fonte: Bce
Fonte: qui

giovedì 27 ottobre 2016

Italia, la resa dei conti pronta dal 9 dicembre

Fino al referendum del 4 dicembre, Bruxelles non prenderà provvedimenti contro l'Italia. L'8 dicembre, poi, è previsto un board della Bce

State pure tranquilli: fino al 5 dicembre, l'Europa non dirà nulla. Starà lì, rigida e severa come una maestra d'altri tempi, ma non c'è rischio che utilizzi la matita rossa: non può permetterselo. E non tanto perché Renzi pensa di aver stipulato la propria assicurazione sulla vita durante il viaggio negli Usa da Obama, ma per il semplice fatto che l'impalcatura stessa dell'Unione ormai è un fragile insieme di legni marci che sta in piedi soltanto grazie all'immobilità delle istituzioni: alla prima mossa, crolla tutto. 
La notizia davvero importante è arrivata venerdì scorso, quando l'agenzia di rating canadese Dbrs ha confermato l'investment grade al rating per il credito del Portogallo: l'avesse tolto, la Bce non avrebbe più potuto comprare carta di Lisbona e l'accelerazione della fase finale della crisi europea sarebbe stata devastante. Ma anche ieri è arrivato un segnale chiaro dello stato dell'arte del Vecchio Continente: dopo aver fatto la faccia dura per un paio di settimane, il board dei direttori dell'Esm, lo European stability mechanism, ha autorizzato il versamento di 2,8 miliardi al governo greco, fondi che costituiscono la seconda tranche della prima parte del terzo prestito dell'eurozona. «La decisione di oggi è la dimostrazione che il popolo greco sta facendo costanti progressi nel riformare il Paese: il governo ha completato le misure fondamentali nel settore delle pensioni, della governance delle banche, dell'energia e nella raccolta delle imposte», ha commentato il direttore dell'Esm, Klaus Regling. 

Balle, i conti greci sono a pezzi e non passa giorno che le strade di Atene non siano invase di manifestanti: ma basta che le telecamere restino spente e il gioco è fatto. L'esborso di 2,8 miliardi consiste in due tranche: un miliardo è stato approvato in seguito all'attuazione delle 15 misure considerate "pietre miliari" del programma di riforma concordato per ottenere il terzo prestito dai creditori eurozona e sarà usato per pagare gli oneri del debito. Il resto, 1,8 miliardi, può essere sborsato, indica l'Esm, dopo la valutazione positiva della soluzione degli arretrati netti da parte della Grecia. Questa seconda tranche del versamento sarà trasferita in un conto speciale per la regolazione degli arretrati. All'economia ellenica - e quindi ai cittadini - non arriverà niente, è la solita partita di giro: io do i soldi ad Atene, la quale così può ripagarmi di quanto mi deve. Ipocrisia allo stato puro. 
Klaus Regling ha inoltre indicato che ci sono le condizioni per il completamento della seconda verifica del programma di riforme nei tempi previsti: l'Eurogruppo aveva dato l'ok già l'11 ottobre, ma la seconda tranche, 1,7 miliardi, era stata congelata in attesa di verifiche sugli arretrati dello Stato con i privati. E la verifica ha dato esito positivo, guarda caso anche perché, giova ripeterlo, tutti i soldi, come sempre, torneranno a stretto giro di posta ai creditori. Dopo l'esborso di ieri, l'assistenza finanziaria dell'Esm ha raggiunto i 31,7 miliardi su un totale previsto fino a 86 miliardi: a oggi, Esm e Efsf (il primo fondo salva-stati istituito dalla zona euro per i salvataggi dei Paesi) hanno sborsato 173,5 miliardi alla Grecia. 

Ma non essendo veri fondi per il governo, bensì denaro che tornerà a stretto giro di posta a Bruxelles, i guai per Atene non sono affatto finiti: il governo Tsipras, per stare agli impegni, dovrà liberalizzare il mercato del lavoro e rimettere mano a fisco e tasse, come chiede il Fmi, con l'obiettivo di arrivare a un'intesa tra novembre e marzo, per avviare poi i negoziati sul taglio al debito di 320 miliardi. Anche qui, come con il Portogallo, si calcia avanti il barattolo, ma la Grecia è fallita nei fatti: o le si condona la gran parte del debito, dandole la possibilità di ripartire o è inutile prendere in giro la gente. 

E l'Italia? Voci di corridoio dicevano che nella serata di ieri era in partenza una lettera della Commissione in merito alla legge di Bilancio, presentata nove giorni fa ma in maniera assolutamente informale e incompleta. I rappresentanti della Commissione sono già al lavoro nelle stanze del ministero dell'Economia, dove sono arrivati domenica, ma non per spulciare i conti della manovra (ancora sconosciuti a tutti, di fatto) e suggerire aggiustamenti da fare in corsa, bensì nell'ambito di una visita che il governo definisce «di rito» legata agli "squilibri macroeconomici" del nostro Paese. Anche in questo caso, il patto è chiaro: Bruxelles non romperà le uova nel paniere a Renzi prima del 4 dicembre, ma dopo, piaccia o meno, il conto presentato dall'Europa andrà pagato. 

E non pensiate che la questione si limiti al decimale di deficit da tagliare di cui si vocifera in queste ore, ovvero portandolo dal 2,3% al 2,2% o al disavanzo strutturale da ridurre e portare dall'attuale più 0,6% ad almeno a più 0,5%. L'Europa non lo fa perché ama particolarmente Renzi, soprattutto la Germania dopo il blitz al Consiglio europeo contro nuove sanzioni verso la Russia, ma perché sa che in caso di vittoria del "Sì", il premier sarà in grado di reggere una manovra di aggiustamento, magari facendo marcia indietro su alcune scelte messe nella legge di Bilancio: leggi, parte delle mance a pioggia presentate con scopo unicamente elettoralistico. In caso di vittoria dei "No" e crisi di governo, toccherà ai tecnici mettere mano ai conti dello Stato, dando la colpa al predecessore: in ogni caso, Bruxelles avrà vita facile a imporre la sua ricetta. Roba da troika, per capirci. 

La Germania non può infatti permettersi di affrontare le elezioni politiche con Bruxelles che si mostra debole con gli Stati che non rispettano i patti e si caricano di debito, ma per ora nessuno ha interesse a tenere alta la polemica. Di fatto, l'esame vero e proprio dei Documenti programmatici di bilancio avviene entro il 30 novembre: a quel punto, la Commissione potrà decidere, magari non di bocciare ma di esprimere un parere negativo e invitare il governo a rivedere i conti. Il tutto, però, a referendum passato. E, magari, vinto. 
A confermare questo do ut des ci ha pensato lunedì anche il Corriere della Sera, a detta del quale Roma e Bruxelles avrebbero siglato una sorta di accordo per portare a casa il "Sì" al referendum del 4 dicembre. Stando a fonti vicine al dossier, infatti, i tecnici dell'Unione europea aspetteranno il 5 dicembre per esprimere le proprie opinioni sulle leggi di Stabilità, quella italiana inclusa. Prima di allora, insomma, a Roma non arriverà nessuna procedura di infrazione. «In concreto - si leggeva sul Corriere della Sera - una procedura per deficit eccessivo non comporterebbe la rinuncia alla sovranità come accaduto alla Grecia. Parigi, Madrid o Lisbona sono da anni sotto procedura, senza che in superficie ciò trasformi la loro vita politica». 

L'8 dicembre, poi, il Consiglio direttivo della Bce sarà chiamato a decidere come e per quanto continuare gli acquisti di titoli di Stato e questa volta Draghi non potrà prendere altro tempo: Il combinato disposto di referendum, ballottaggio alle presidenziali austriache e scelte della Bce sul Qe non permette alcun tipo di innalzamento della tensione. 

Fino all'8 dicembre sarà tutto conciliabile e gestibile: dopo arriverà il redde rationem

E per noi potrebbe rappresentare davvero un conto molto salato da dover pagare. 

Mercoledì 26 ottobre 2016

Fonte: qui

mercoledì 14 settembre 2016

“La Ue è Finita”: Dal Der Spiegel A El Pais, La Stampa Europea Non Ha Dubbi…

BERLINO - La sostanza è: la Ue sta per spaccarsi in due: Nord contro Sud. E a scriverlo è niente di meno che il Der Spiegel.

"I capi di governo dei Paesi del Mediterraneo sono spesso stati derisi da Bruxelles con il nomignolo 'Club Med'.

Ora e' diverso - scrive in una lunga analisi il settimanale tedesco Der Spiegel -.

La scorsa settimana Francia, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta hanno tenuto un vertice in Grecia.

Il Presidente francese Hollande ha dichiarato: "Abbiamo bisogno di un programma di crescita che viaggi con la domanda".

Il primo ministro italiano Matteo Renzi ha presentato un piano concreto per un fondo da 50 miliardi di euro: ogni membro della Ue dovrebbe destinare lo 0,5 per cento del Pil al contrasto alla disoccupazione.

Finora tale proposta è sempre stata rifiutata da Berlino e Bruxelles. Atene spera di nuovo in un asse Renzi-Tsipras, mentre Hollande può nuovamente bearsi del ruolo di "senior leader".

"Mentre il Sud d'Europa trova coesione - continua l'articolo -, la Germania ha perso un alleato potente, la Gran Bretagna. Il gruppo dei Paesi mediterranei sostiene che l'Europa deve avere una nuova visione e una nuova politica. "Rappresentiamo piu' della meta' dell'Ue ", ha detto il premier italiano Renzi ad Atene. "Siamo al centro della crisi dei rifugiati, di quella della sicurezza e della crisi economica", gli ha fatto eco Tsipras. Il Nord Europa, nel frattempo, tentenna. Il leader del gruppo parlamentare del gruppo Ppe al Parlamento europeo, il tedesco Manfred Weber, ha lanciato accuse nei confronti di Tsipras, reo a parer suo di provare "nuovamente a giocare ai suoi giochi". Ha inoltre accusato Hollande di "Trattare con i comunisti del Sud". Altrettanto sprezzante e' stato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgan Schaeuble, che ha esortato i suoi omologhi del Sud a risparmiare di più". 

E' evidente una frattura orizzontale in Europa: da un lato il variopinto caravanserraglio dei Paesi mediterranei e del Sud con le loro richieste alla Ue di mani libere per la spesa e per i disavanzi di bilancio degli stati, dall'altro - e opposto - lato i Paesi del centro Europa e del Nord, sempre più diversi e lontani dalle logiche levantine che anzi criticano aspramente con questo evidenziando la frattura ogni giorno più insanabile tra visioni e destini diametralmente opposti della Ue. 

A questo quadro descritto dal Der Spiegel si aggiungono come benzina sul fuoco le dure accuse alla Commissione Ue  e al suo capo, il discusso e controverso Juncker.

"Il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, presenterà proprio oggi al parlamento Ue la sua relazione annuale sullo stato dell'Unione. La questione centrale sulla quale dovrebbe soffermarsi Juncker - sostiene, sempre oggi, un editoriale del quotidiano spagnolo El Pais -riguarderà rilevanza e capacità dell'Ue di rispondere ai problemi che preoccupano i cittadini europei. Ancora una volta, infatti, la Ue versa in uno stato di fragilita' e disunione estremamente preoccupante. Alle problematiche che si insinuano ormai da tempo sul fronte economico, dove nonostante l'azione della Bce dominano la crescita debole e la disoccupazione persistente, si aggiungono ora lo shock causato a giugno dalla decisione del popolo britannico di lasciare l'Ue, e l'ascesa del nazionalismo in tutta Europa. Due questioni - prosegue El Pais - che rappresentano una minaccia molto grave per l'integrazione europea".

"Questo clima di disgregazione politica - continua l'editoriale dell'autorevole quotidiano spagnolo - e' la logica conseguenza di anni di crisi economica e, soprattutto, della mancanza di risposte efficaci ai bisogni reali della gente. La minaccia jihadista, la deriva autoritaria della Turchia, i naufragi nel Mediterraneo, l'ascesa del nazionalismo anti-immigrati e la mancanza di crescita economica sono problemi legati tra loro da un elemento comune: la mancanza di una leadership e di uno scopo comune della Ue e il dissolvimento di valori quali la lealta' e la solidarietà senza i quali il progetto europeo non puo' sostenersi. La vera sfida per Juncker e per gli alfieri del progetto europeo - popolari, liberali e socialisti - non e' spiegare di quale Europa abbiamo bisogno, ma perche' sembra impossibile raggiungerla. La debolezza dell'Europa di oggi - conclude l'editoriale - non sta nella mancanza di idee, ma nell'incapacita' di attuarle".

E' un altro modo per dire la stessa cosa: l'Unione europea è agli sgoccioli. Sta per finire.

P.S. STATE MOLTO ATTENTI ALLA FREGATURA, OVVERO ALLA CREAZIONE DI UN EURO DI SERIE B.

UN EURO DI SERIE B: 

E' PUR SEMPRE UNA MONETA USURAIA A DEBITO PER DI PIU' SVALUTATA; 

NON E' LA SOVRANITA' MONETARIA.

lunedì 12 settembre 2016

LA RESA DEI CONTI DENTRO LA UE: PAESI DELL'EST IN RIVOLTA SUI MIGRANTI, QUELLI DEL SUD CONTRO LA GERMANIA (CHE REAGISCE)

Ad una settimana dal Consiglio Ue di Bratislava (dove il gruppo di Visegrad dichiarerà "guerra" alla Commissione Ue sui migranti), l'Unione mai così disunita come ora  si ritrova segnata da un nuovo scontro sull'austerità, ovvero sulla dottrina dei banchieri tedeschi e nord europei. Uno scontro frontale dalle caratteristiche geografiche.  

Da un lato la Germania del ministro-falco Wolfgang Schaeuble dall'altro l'accozzaglia dei governi finti-socialisti-sinistri(veri destri-elitari!) dei Paesi mediterranei della Ue, riunitasi ieri ad Atene su iniziativa del premier greco Tsipras.

Un  vertice che si poneva tra gli obiettivi primari la formazione di un fronte comune anti-austerity e che, proprio per questo, finisce gia' prima di cominciare nel mirino dei tedeschi.
Ad Atene sono arrivati i leader della sponda Sud dell'Ue: Renzi, Hollande, il maltese Joseph Muscat, il portoghese Antonio Costa fino al presidente cipriota Nicos Anastasiades mentre la Spagna e' l'unica ad essere sotto-rappresentata: per Madrid partecipa infatti il viceministro (di un governo inesistente, in carica solo per l'ordinaria amministrazione) agli Affari Ue Fernando Eguidazu.

Ed era tarda mattinata, ieri, quando, prima ancora di leggere la dichiarazione comune che produrra' il summit Euro-Med e' il capogruppo Ppe a Bruxelles Manfred Weber ad tirare la prima sciabolata mediatica: partecipare a questo vertice di Atene e' da "irresponsabili", afferma, riferendosi ai leader piu' di 'peso' dell'incontro, Renzi, Hollande e il 'padrone di casa' Tsipras.

Ancor piu' duro, anche perche' segnato dal sarcasmo, e' il commento di Schaeuble. "Quando i leader socialisti si incontrano perlopiu' non viene niente di buono e di intelligente", punge il titolare dell'Economia di Berlino, consapevole che l'unico leader conservatore potenzialmente presente al consesso ateniese, Mariano Rajoy, risulta assente perchè sarebbe stato lì a titolo personale, visto che non è riuscito a formare un governo.
Parole alle quali e' Tsipras a replicare, sottolineando come il gruppo Euro-Med "voglia unire e non dividere l'Europa", sulla base di tre concetti: crescita, sicurezza, solidarieta' nella gestione della crisi dei migranti. Ufficialmente dal governo italiano non giunge alcuna risposta mentre e' il capogruppo del Pse, Gianni Pitella a replicare in modo netto: "Weber farebbe meglio a pensare ai suoi amici falchi dell'austerita', i veri responsabili della stagnazione europea", afferma l'esponente del Pd facendo riferimento a quel surplus primario che in Germania ammonta ormai a 90 miliardi e che di fatto viola le regole Ue.

Di certo, il fatto e' che il vertice dei Paesi del Sud - ironicamente chiamato dalla stampa tedesca 'Club Med' - ha dato molto fastidio al governo tedesco, perche' a partecipare e' stato anche Hollande che fino a qualche mese fa era fedelissimo all'asse franco-tedesco con la Merkel. L'Italia, in questo rinnovato 'movimento' europeo, fa il suo gioco, ma come sempre capita a Renzi, è fatto di chiacchiere, intenzioni a parole, nessuna decisione nei fatti. E infatti, alla fine il vertice del Club Med socialista s'è concluso con l'ennesimo documento-appello-esortazione al "cambiamento", alla "flessibilità", alla dine del "rigore". Documento che - vien da dire - non è neppure stato tradotto in tedesco.

Ma la sostanza è sotto gli occhi di tutti: a tre mesi dalla vittoria del Brexit, la Ue anzichè compattarsi è dilaniata da una guerra intestina tra Nord e Sud con al centro l'euro sempre più percepito come una moneta che ha portato povertà e crisi economica. 

La partita dentro la Ue si fa sempre più dura, piu' che nel vertice di Bratsilava, lo scontro finale si materializzerà a gennaio 2017 con il rinnovo della carica di Martin Schulz (a capo dell'Europarlamento) e Donald Tusk (a capo del Consiglio Ue) due nodi che somigliano sempre piu' ai cappi di una forca a cui verrà impiccata la Ue. 

sabato 10 settembre 2016

Fonte: ilnord.it