9 dicembre forconi: Tsipras
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mercoledì 14 settembre 2016

“La Ue è Finita”: Dal Der Spiegel A El Pais, La Stampa Europea Non Ha Dubbi…

BERLINO - La sostanza è: la Ue sta per spaccarsi in due: Nord contro Sud. E a scriverlo è niente di meno che il Der Spiegel.

"I capi di governo dei Paesi del Mediterraneo sono spesso stati derisi da Bruxelles con il nomignolo 'Club Med'.

Ora e' diverso - scrive in una lunga analisi il settimanale tedesco Der Spiegel -.

La scorsa settimana Francia, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta hanno tenuto un vertice in Grecia.

Il Presidente francese Hollande ha dichiarato: "Abbiamo bisogno di un programma di crescita che viaggi con la domanda".

Il primo ministro italiano Matteo Renzi ha presentato un piano concreto per un fondo da 50 miliardi di euro: ogni membro della Ue dovrebbe destinare lo 0,5 per cento del Pil al contrasto alla disoccupazione.

Finora tale proposta è sempre stata rifiutata da Berlino e Bruxelles. Atene spera di nuovo in un asse Renzi-Tsipras, mentre Hollande può nuovamente bearsi del ruolo di "senior leader".

"Mentre il Sud d'Europa trova coesione - continua l'articolo -, la Germania ha perso un alleato potente, la Gran Bretagna. Il gruppo dei Paesi mediterranei sostiene che l'Europa deve avere una nuova visione e una nuova politica. "Rappresentiamo piu' della meta' dell'Ue ", ha detto il premier italiano Renzi ad Atene. "Siamo al centro della crisi dei rifugiati, di quella della sicurezza e della crisi economica", gli ha fatto eco Tsipras. Il Nord Europa, nel frattempo, tentenna. Il leader del gruppo parlamentare del gruppo Ppe al Parlamento europeo, il tedesco Manfred Weber, ha lanciato accuse nei confronti di Tsipras, reo a parer suo di provare "nuovamente a giocare ai suoi giochi". Ha inoltre accusato Hollande di "Trattare con i comunisti del Sud". Altrettanto sprezzante e' stato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgan Schaeuble, che ha esortato i suoi omologhi del Sud a risparmiare di più". 

E' evidente una frattura orizzontale in Europa: da un lato il variopinto caravanserraglio dei Paesi mediterranei e del Sud con le loro richieste alla Ue di mani libere per la spesa e per i disavanzi di bilancio degli stati, dall'altro - e opposto - lato i Paesi del centro Europa e del Nord, sempre più diversi e lontani dalle logiche levantine che anzi criticano aspramente con questo evidenziando la frattura ogni giorno più insanabile tra visioni e destini diametralmente opposti della Ue. 

A questo quadro descritto dal Der Spiegel si aggiungono come benzina sul fuoco le dure accuse alla Commissione Ue  e al suo capo, il discusso e controverso Juncker.

"Il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, presenterà proprio oggi al parlamento Ue la sua relazione annuale sullo stato dell'Unione. La questione centrale sulla quale dovrebbe soffermarsi Juncker - sostiene, sempre oggi, un editoriale del quotidiano spagnolo El Pais -riguarderà rilevanza e capacità dell'Ue di rispondere ai problemi che preoccupano i cittadini europei. Ancora una volta, infatti, la Ue versa in uno stato di fragilita' e disunione estremamente preoccupante. Alle problematiche che si insinuano ormai da tempo sul fronte economico, dove nonostante l'azione della Bce dominano la crescita debole e la disoccupazione persistente, si aggiungono ora lo shock causato a giugno dalla decisione del popolo britannico di lasciare l'Ue, e l'ascesa del nazionalismo in tutta Europa. Due questioni - prosegue El Pais - che rappresentano una minaccia molto grave per l'integrazione europea".

"Questo clima di disgregazione politica - continua l'editoriale dell'autorevole quotidiano spagnolo - e' la logica conseguenza di anni di crisi economica e, soprattutto, della mancanza di risposte efficaci ai bisogni reali della gente. La minaccia jihadista, la deriva autoritaria della Turchia, i naufragi nel Mediterraneo, l'ascesa del nazionalismo anti-immigrati e la mancanza di crescita economica sono problemi legati tra loro da un elemento comune: la mancanza di una leadership e di uno scopo comune della Ue e il dissolvimento di valori quali la lealta' e la solidarietà senza i quali il progetto europeo non puo' sostenersi. La vera sfida per Juncker e per gli alfieri del progetto europeo - popolari, liberali e socialisti - non e' spiegare di quale Europa abbiamo bisogno, ma perche' sembra impossibile raggiungerla. La debolezza dell'Europa di oggi - conclude l'editoriale - non sta nella mancanza di idee, ma nell'incapacita' di attuarle".

E' un altro modo per dire la stessa cosa: l'Unione europea è agli sgoccioli. Sta per finire.

P.S. STATE MOLTO ATTENTI ALLA FREGATURA, OVVERO ALLA CREAZIONE DI UN EURO DI SERIE B.

UN EURO DI SERIE B: 

E' PUR SEMPRE UNA MONETA USURAIA A DEBITO PER DI PIU' SVALUTATA; 

NON E' LA SOVRANITA' MONETARIA.

lunedì 12 settembre 2016

LA RESA DEI CONTI DENTRO LA UE: PAESI DELL'EST IN RIVOLTA SUI MIGRANTI, QUELLI DEL SUD CONTRO LA GERMANIA (CHE REAGISCE)

Ad una settimana dal Consiglio Ue di Bratislava (dove il gruppo di Visegrad dichiarerà "guerra" alla Commissione Ue sui migranti), l'Unione mai così disunita come ora  si ritrova segnata da un nuovo scontro sull'austerità, ovvero sulla dottrina dei banchieri tedeschi e nord europei. Uno scontro frontale dalle caratteristiche geografiche.  

Da un lato la Germania del ministro-falco Wolfgang Schaeuble dall'altro l'accozzaglia dei governi finti-socialisti-sinistri(veri destri-elitari!) dei Paesi mediterranei della Ue, riunitasi ieri ad Atene su iniziativa del premier greco Tsipras.

Un  vertice che si poneva tra gli obiettivi primari la formazione di un fronte comune anti-austerity e che, proprio per questo, finisce gia' prima di cominciare nel mirino dei tedeschi.
Ad Atene sono arrivati i leader della sponda Sud dell'Ue: Renzi, Hollande, il maltese Joseph Muscat, il portoghese Antonio Costa fino al presidente cipriota Nicos Anastasiades mentre la Spagna e' l'unica ad essere sotto-rappresentata: per Madrid partecipa infatti il viceministro (di un governo inesistente, in carica solo per l'ordinaria amministrazione) agli Affari Ue Fernando Eguidazu.

Ed era tarda mattinata, ieri, quando, prima ancora di leggere la dichiarazione comune che produrra' il summit Euro-Med e' il capogruppo Ppe a Bruxelles Manfred Weber ad tirare la prima sciabolata mediatica: partecipare a questo vertice di Atene e' da "irresponsabili", afferma, riferendosi ai leader piu' di 'peso' dell'incontro, Renzi, Hollande e il 'padrone di casa' Tsipras.

Ancor piu' duro, anche perche' segnato dal sarcasmo, e' il commento di Schaeuble. "Quando i leader socialisti si incontrano perlopiu' non viene niente di buono e di intelligente", punge il titolare dell'Economia di Berlino, consapevole che l'unico leader conservatore potenzialmente presente al consesso ateniese, Mariano Rajoy, risulta assente perchè sarebbe stato lì a titolo personale, visto che non è riuscito a formare un governo.
Parole alle quali e' Tsipras a replicare, sottolineando come il gruppo Euro-Med "voglia unire e non dividere l'Europa", sulla base di tre concetti: crescita, sicurezza, solidarieta' nella gestione della crisi dei migranti. Ufficialmente dal governo italiano non giunge alcuna risposta mentre e' il capogruppo del Pse, Gianni Pitella a replicare in modo netto: "Weber farebbe meglio a pensare ai suoi amici falchi dell'austerita', i veri responsabili della stagnazione europea", afferma l'esponente del Pd facendo riferimento a quel surplus primario che in Germania ammonta ormai a 90 miliardi e che di fatto viola le regole Ue.

Di certo, il fatto e' che il vertice dei Paesi del Sud - ironicamente chiamato dalla stampa tedesca 'Club Med' - ha dato molto fastidio al governo tedesco, perche' a partecipare e' stato anche Hollande che fino a qualche mese fa era fedelissimo all'asse franco-tedesco con la Merkel. L'Italia, in questo rinnovato 'movimento' europeo, fa il suo gioco, ma come sempre capita a Renzi, è fatto di chiacchiere, intenzioni a parole, nessuna decisione nei fatti. E infatti, alla fine il vertice del Club Med socialista s'è concluso con l'ennesimo documento-appello-esortazione al "cambiamento", alla "flessibilità", alla dine del "rigore". Documento che - vien da dire - non è neppure stato tradotto in tedesco.

Ma la sostanza è sotto gli occhi di tutti: a tre mesi dalla vittoria del Brexit, la Ue anzichè compattarsi è dilaniata da una guerra intestina tra Nord e Sud con al centro l'euro sempre più percepito come una moneta che ha portato povertà e crisi economica. 

La partita dentro la Ue si fa sempre più dura, piu' che nel vertice di Bratsilava, lo scontro finale si materializzerà a gennaio 2017 con il rinnovo della carica di Martin Schulz (a capo dell'Europarlamento) e Donald Tusk (a capo del Consiglio Ue) due nodi che somigliano sempre piu' ai cappi di una forca a cui verrà impiccata la Ue. 

sabato 10 settembre 2016

Fonte: ilnord.it

domenica 14 febbraio 2016

LA GREXIT L'HANNO GIA' FATTA I GRECI: MIGLIAIA DI IMPRESE E PRIVATI CITTADINI APRONO CONTI ALL'ESTERO

graffito-ad-atene-grecia-68479460MILA SOLO IN BULGARIA - E TSIPRAS AVVERTE I RIBELLI DI SYRIZA: 'SE NON HO LA MAGGIORANZA, ANDIAMO AL VOTO A SETTEMBRE' - MESSAGGIO ALL'UE: 'NON FAREMO ALTRI SACRIFICI'

Varoufakis risponde alla richiesta di incriminazione per tradimento, dopo l'emersione del suo 'piano B' per l'uscita dall'euro: "Le denunce sono un tentativo di danneggiare il governo. I negoziati sono stati una guerra finanziaria Oggi non è necessario avere veicoli blindati per sconfiggere qualcuno. Loro hanno le loro banche"...

1. GRECIA: CONSIGLIO ESECUTIVO FMI DÀ VIA LIBERA PER COLLOQUI
 (ANSA) - Il comitato esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha dato il via libera per la partecipazione dell'organizzazione di Washington ai negoziati per un terzo programma di salvataggio per la Grecia. Lo riferisce l'edizione online del quotidiano ateniese Kathimerini. Secondo fonti citate dal giornale, la decisione è stata presa ieri sera. L'iniziativa è stata il primo, ma necessario passo verso un nuovo accordo in vista di un finanziamento di emergenza per il Paese a corto di liquidi. Nel frattempo si è appreso che il nuovo capo missione del Fmi per la Grecia, Delia Velculescu, dovrebbe arrivare ad Atene oggi.
2. GRECIA: MIGLIAIA DI PICCOLE IMPRESE APRONO CONTI ALL'ESTERO
 (ANSA) - Sono migliaia le piccole imprese e i liberi professionisti che da settimane in Grecia si stanno rivolgendo a banche all'estero per aprire nuovi conti in modo da poter svolgere le loro transazioni senza le restrizioni previste dal controllo sui capitali imposto a fine giugno dal governo di Atene sugli istituti di credito ellenici.
Come riferisce l'edizione online di Kathimerini citando fonti bancarie, nelle ultime settimane sono state migliaia le richieste per l'apertura di nuovi conti presentate a banche cipriote, bulgare, romene, britanniche e tedesche non da grandi aziende del Paese - che si erano già premunite per l'eventualità dell'entrata in vigore del controllo sui capitali - ma da parte di piccole e medie imprese e liberi professionisti. Secondo la rivista tedesca Spiegel, circa 60.000 greci hanno in queste ultime settimane hanno aperto conti bancari in Bulgaria.
3. GRECIA, TSIPRAS AVVERTE I RIBELLI: "SENZA MAGGIORANZA, VOTO ANTICIPATO"
Corinna De Cesare per il “Corriere della Sera
Questa volta Alexis Tsipras lo dice chiaro e tondo durante un’intervista radio: «Sarei l’ultima persona a volere le elezioni se avessi la garanzia di una maggioranza parlamentare per riuscire ad arrivare alla fine dei quattro anni del mandato. Ma se non avrò la maggioranza sarò costretto ad andare ad elezioni». Il governo ellenico ormai si muove su un doppio binario: da una parte i difficili negoziati con i creditori europei per il piano di aiuti da 86 miliardi, dall’altro lato i guai da risolvere all’interno del partito di maggioranza.
O meglio la ex maggioranza: le riforme chieste dall’Ue sono passate infatti in Parlamento soltanto con l’aiuto dell’opposizione a causa della spaccatura interna a Syriza, creatasi una volta che Tsipras è sceso definitivamente a patti con il diavolo. Perché è così che vedono l’ex troika, i ribelli del partito della sinistra radicale guidati dall’ex-ministro dell’Energia Panayiotis Lafazanis.
Il comitato centrale di Syriza si riunirà oggi per cercare di trovare una soluzione alla divisione, Tsipras nel frattempo ha proposto un congresso straordinario del partito a inizio settembre. Se le cose non si risolvono, è proprio in autunno che potrebbero essere convocate le elezioni. In questi giorni invece i rappresentanti dei creditori hanno cominciato a trattare con la Grecia per arrivare al pacchetto da 86 miliardi.
La richiesta Ue, sin dal principio, è stata una sola: più riforme, meglio se su pensioni e settore agricolo. Ma ieri da Tsipras è arrivata la gelata: «Conosco i contenuti dell’accordo che abbiamo firmato il 12 luglio. Noi rispetteremo quegli impegni ma niente più di questo». Altri sacrifici insomma, ha fatto intendere il premier, non sono nei patti. Il governo spera di arrivare all’accordo entro il 18 agosto, due giorni prima della scadenza del pagamento del prestito alla Bce da 3,2 miliardi.
La Commissione Ue continua a essere vaga sui tempi. Al contrario di Christine Lagarde, direttore del Fmi, che ieri è tornata a insistere sul tema del debito. Perché il nuovo piano di aiuti possa funzionare, la Grecia ha bisogno di una «significativa ristrutturazione del debito» ha ribadito, aggiungendo qualche considerazione lapidaria sui negoziati in corso: «Ciò che conta è ciò che si fa, quindi fatti e non parole».
La Bce nel frattempo ha deciso di mantenere invariata la liquidità d’emergenza (Ela) per la Grecia a 90,4 miliardi, mentre ritarderà di qualche giorno la riapertura della Borsa di Atene. Puntuali, invece, sono arrivate altre ripercussioni sul piano B dell’ex ministro Yanis Varoufakis. Il procuratore della Corte Suprema ellenica ha ieri inviato al Parlamento una nuova causa in cui lo si accusa di violazione dei dati personali dei cittadini, un reato che prevede una pena fino a 20 anni di reclusione.
L’Assemblea dei deputati annuncerà oggi le azioni legali nei confronti dell’ex ministro dopodiché i legislatori saranno chiamati a esaminare le accuse per chiedere le raccomandazioni di una commissione esaminatrice. Poi si aprirà un’inchiesta per decidere se revocargli l’immunità e consentire così che sia sottoposto a processo.
Lui, nel frattempo, ha affermato che le denunce sono un tentativo di danneggiare il governo. «È stata una guerra finanziaria — ha detto a proposito dei negoziati —. Oggi non è necessario avere veicoli blindati per sconfiggere qualcuno. Loro hanno le loro banche».


Pubblicato su unaliraperlitalia.altervista.org il 31/07/2015

Fonte: qui