9 dicembre forconi: CIPRO
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lunedì 29 luglio 2019

La seconda divisione di Cipro: le promesse americane vs le armi turche vs soldi & missili russi

Questa settimana un gruppo di senatori statunitensi ha proposto di lasciare la Turchia al controllo della parte settentrionale di Cipro e di costringere i greco-ciprioti a scegliere tra gli Stati Uniti e la Russia per il futuro economico e politico del sud dell'isola.
Il Comitato per le relazioni estere del Senato ha concordato a larga maggioranza bipartisan il 25 giugno di mettere in atto una nuova strategia per il Mediterraneo orientale. Se il disegno di legge verrà emanato, Cipro dovrà decidere che, in cambio della protezione americana dalle minacce militari turche, compresi i missili S-400 di fabbricazione russa,  saranno basati nella Turchia sudoccidentale, il governo di Cipro non deve consentire alle navi della Russia di attraccare a Porti ciprioti e dovrebbero bloccare tutti i soldi e gli investimenti russi sull'isola. Allo stesso tempo, è stato detto alla Grecia che l'esercito americano intende espandere la sua occupazione di Creta intorno alla base della baia di Souda; alla base aerea di Larissa, a metà strada tra Atene e Salonicco; e in altre località greche.
La nuova legge proposta è il piano più completo per l'occupazione militare americana di Cipro e Grecia dalla guerra civile greca degli anni '50.  Il piano americano stabilisce anche la censura del Dipartimento di Stato dei media in lingua greca a Cipro e in Grecia e minaccia le sanzioni statunitensi contro i vescovi della Chiesa ortodossa dei due paesi.
Il senatore Bob Menendez, democratico del New Jersey, ha avviato la nuova politica come emendamento al disegno di legge del senato n. 1102, "per promuovere partenariati di sicurezza ed energia nel Mediterraneo orientale e per altri scopi". Menendez ha presieduto il comitato per le relazioni estere fino ai repubblicani ha vinto il controllo del Senato lo scorso novembre. Ha fatto una lunga serie di sanzioni legislative contro la Russia, mentre lui stesso è stato sotto  inchiesta dell'FBI  per corruzione. Leggi l'accusa di Menendez  qui  e il  licenziamento  del caso un anno fa, dopo che una giuria della corte federale non riuscì a concordare un verdetto. 
Il testo dell'S-1102, che ora passa al Senato per un voto, può essere letto  qui . La nuova politica, come concordato da Menendez con la maggioranza repubblicana del Comitato, può essere letta per intero  qui . 
Nel preambolo, la Russia è identificata come una "influenza maligna" nel Mediterraneo:


La politica americana nella regione dovrebbe essere mirata, dichiara il progetto di legge, a sostegno dello sviluppo dei depositi di gas offshore di Cipro, nonché dei futuri gasdotti regionali e impianti di liquefazione, al fine di competere con le forniture di gas russo all'Europa meridionale:


Senza nominare la Turchia, che attualmente sta  minacciando  l'esplorazione del gas cipriota in mare con i suoi mezzi di perforazione, il progetto di legge afferma che l'esplorazione del fondo marino cipriota “deve essere salvaguardata dalle minacce poste da gruppi terroristici ed estremisti, tra cui Hezbollah e qualsiasi altro attore nella regione. 
Il disegno di legge promette di fornire armi statunitensi a Cipro, ponendo fine all'embargo sulle armi  introdotto  da Henry Kissinger dopo aver appoggiato l'invasione turca dell'isola a metà del 1974. Ma non vi è alcuna promessa parallela da parte degli Stati Uniti nel disegno di legge di Menendez di impedire che le armi statunitensi vengano dispiegate dal comando militare turco nella parte settentrionale di Cipro. Né la nuova politica americana altera l'accettazione da parte degli Stati Uniti dell'occupazione turca nella parte settentrionale di Cipro.   
Esistono due precondizioni esplicite per la fornitura di armi statunitensi a Cipro; uno è destinato agli investimenti russi a Cipro - indicato in S-1102 come riciclaggio di denaro sporco - e l'altro ai porti della Marina russa a Cipro.


Il Senato promette anche borse di studio statunitensi ai "futuri leader" di Cipro, oltre a $ 1,5 milioni di addestramento USA per ufficiali militari ciprioti nei prossimi tre anni.
Con la richiesta di un rapporto del Dipartimento di Stato su "Influenza maligna della Federazione Russa nella Repubblica di Cipro, Grecia e Israele", il disegno di legge del Senato lancia un attacco ai media ciprioti e greci e alla Chiesa ortodossa in entrambi i paesi. I media in lingua greca devono essere presi di mira se il rapporto del Dipartimento di Stato li giudica "promuoventi opinioni a favore del Cremlino".


La classifica degli uomini di chiesa a Cipro e in Grecia è minacciata da indagini e sanzioni per dissuaderli dal schierarsi con la Chiesa ortodossa russa contro la staccata chiesa ucraina nella controversia autocefalia; per i dettagli,  fai clic per leggere .
Durante l'amministrazione Obama, la strategia degli Stati Uniti per combattere le relazioni della Russia con Cipro era quella di creare una base NATO nella zona turca occupata e di fare pressione sul presidente di Cipro Nikos Anastasiades affinché accettasse la spartizione turca come protettorato NATO dell'isola. Questo era il piano dell'allora sottosegretario di Stato Victoria Nuland (a destra); per quel piano e il suo risultato,   leggi l'archivio .  
All'epoca l'ambasciatore di Nuland in Ucraina, Geoffrey Pyatt, è ora ambasciatore degli Stati Uniti in Grecia. "La trama di Pyatt ad Atene", commenta un veterano osservatore politico greco, "potrebbe rivelarsi più duratura della sua trama a Kiev. Resta da vedere se il suo nuovo successo sarà distruttivo come quello vecchio. " 

FILIALE GRECO-CIPRIOTA DI LOBBY ANTI-RUSSIA A WASHINGTON


Left: Endy Zemenides, Executive Director of the Hellenic American Leadership Council (HALC). Right: Tasos Zambas, Chairman of the Justice for Cyprus Committee for the Federation of Cypriot-American Associations.  

Il nuovo piano del Senato è di isolare contemporaneamente Russia e Turchia, spingendole più vicine e spingendo i ciprioti e i greci a posizionarsi contro entrambi.
La lobby greco-americana a Washington ha  dichiarato il  proprio sostegno al disegno di legge Menendez per rendere "la regione più stabile e prospera e ... promuovere interessi e valori americani".    La Federazione delle Associazioni Cipro-Americane ha  aggiunto :
"L'East Med Act è un enorme passo avanti nelle relazioni degli Stati Uniti sia con la Grecia che con Cipro. Pone la Grecia al centro di una nuova strategia americana per il Mediterraneo orientale e blocca il trattamento di Cipro come un semplice problema, ma la pone come una soluzione.  La comunità greco-americana ringrazia il senatore Menendez per i suoi decenni di leadership senza precedenti su questi temi e al senatore Rubio per aver sostenuto questa nuova strategia del Mediterraneo orientale."

Autore di John Helmer via JohnHelmer.net

domenica 10 marzo 2019

BRUXELLES CI ROMPE LE PALLE SUI CONTI, MA SUI PARADISI FISCALI IN EUROPA, CIOE’ OLANDA, LUSSEMBURGO E IRLANDA, NON DICE NULLA


OLANDA, LUSSEMBURGO E IRLANDA, HANNO FATTO PERDERE ALL’ITALIA 6,5 MILIARDI DI ENTRATE FISCALI (SI TRATTA DELLO 0,36% DEL PIL, PIÙ O MENO IL COSTO DEL REDDITO DI CITTADINANZA) 

CON LA LORO FISCALITA’ ED ACCORDI PRIVILEGIATI ALLE MULTINAZIONALI, HANNO DRENATO CAPITALI AGLI ALTRI PAESI (35 MILIARDI SOLO A NOI, FRANCESI E TEDESCHI) 


TRA I FURBETTI CI SONO ANCHE CIPRO E MALTA…

Marco Bresolin per “la Stampa”

I paradisi fiscali costano all' Italia 6,5 miliardi di euro l' anno. E nell' 80% dei casi si trovano all' interno dell' Unione europea. Lussemburgo, Olanda e Irlanda sono i principali Paesi destinatari dei trasferimenti di capitali delle grandi multinazionali, richiamati da un trattamento di favore che l' Ue ancora non riesce a contrastare.
paradisi-fiscaliPARADISI-FISCALI

Martedì l' Ecofin analizzerà nuovamente la situazione a poco più di un anno dalla pubblicazione del primo elenco Ue di "giurisdizioni fiscali non cooperative", la cosiddetta blacklist dei paradisi fiscali. Per l' occasione un rapporto di Oxfam fa il conto di quanto costa il "fuoco amico" per i governi europei. Soltanto nel 2015 più di 20 miliardi di euro di ricavi sono sfuggiti alla lente del Fisco italiano. E così sono sfumate imposte per 6,5 miliardi. Si tratta dello 0,36% del Pil, più o meno il costo del reddito di cittadinanza.

paradiso fiscalePARADISO FISCALE
Le perdite per Francia e Germania sono addirittura superiori in termini assoluti, visto che il rapporto di Oxfam stima minori entrate fiscali pari a 10,1 miliardi di euro per Parigi e addirittura 15 miliardi per Berlino. Se si aggiungono anche i 3,5 persi dalla Spagna si arriva a quota 35,1 miliardi di euro: soldi scippati alle prime quattro economie dell' Eurozona che in realtà non finiscono ai concorrenti, ma vanno quasi totalmente in fumo. I principali tre paradisi fiscali europei offrono "tax ruling" e accordi privilegiati alle multinazionali che trasferiscono lì i loro profitti (circa 187 miliardi di euro l' anno), applicando aliquote molto basse.

Nel dicembre del 2017 l' Ue ha adottato per la prima volta una lista nera dei paradisi fiscali, ma ha deciso di passare sotto la lente soltanto i Paesi extra-Ue. Secondo Oxfam, se la lista fosse estesa anche agli Stati membri ce ne sarebbero cinque che non rispettano i criteri utilizzati per giudicare gli altri paradisi fiscali: oltre a Lussemburgo, Olanda e Irlanda andrebbero inseriti anche Cipro e Malta.
MARTIN SELMAYR E JEAN CLAUDE JUNCKERMARTIN SELMAYR E JEAN CLAUDE JUNCKER

La Commissione europea - attraverso raccomandazioni - ha più volte sollevato la questione con i Paesi in questione. Anche Belgio e Ungheria sono già stati oggetto di richiami, ma le politiche fiscali restano di competenza nazionale e così Bruxelles non ha strumenti per intervenire. La Commissione ha cercato di aggirare gli ostacoli, affrontando il problema dal punto di vista della concorrenza sleale.

L' Antitrust Ue è intervenuta per sanzionare le multinazionali, obbligandole a restituire le imposte dovute ai governi con cui avevano siglato accordi (emblematico il caso dei 14 miliardi che Apple è stata costretta a versare all' Irlanda). Ma questo non ristabilisce certo l' equilibrio e non aiuta gli altri Paesi a recuperare le perdite.

fiscoFISCO
Il rapporto stima che ogni anno 600 miliardi di dollari di profitti vengono portati verso paradisi fiscali, il 30% dei quali all' interno della Ue. Per i Paesi sviluppati questo si traduce in una perdita annua di circa 100 miliardi di dollari.

Al momento gli Stati sulla lista nera Ue sono soltanto cinque: Samoa americane, Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini americane. Altri 63 sono sulla lista grigia, il che vuol dire che si sono impegnati in qualche modo per rimediare alla situazione. Secondo Oxfam, l' Ecofin dovrebbe aggiungere altri 18 Paesi alla blacklist, ma depennarne parecchi da quella grigia, che scenderebbe a quota 32. In particolare potrebbero essere cancellati nove Stati che secondo l' ong sono "dei veri e propri paradisi fiscali", tra cui le Bahamas, le Bermuda, le Cayman e Panama.


Fonte: qui

martedì 22 maggio 2018

BANCHE UE: Cipro, salta Coop Bank ed è solo l’antipasto (del rischio sistemico)!

Mai dare nulla per scontato.
Negli ultimi mesi è noto l’impegno del sistema bancario italiano in ambito NPL (Non Performing Loans). Le banche italiane hanno iniziato quelle che possiamo definire le “pulizie di bilancio di primavera”. L’obiettivo è rendere più sano e sostenibile il nostro mondo finanziario. Molte le cessioni di NPL a società terze, molte le operazioni che si faranno nei prossimi mesi.
Tutto questo è fortemente voluto dall’Unione Europea nell’ambito di una Unione Bancaria che resta pur sempre zoppa. Tante cose devono essere riviste. Questa Europa necessita di una presa di coscienza forte da parte di TUTTI i paesi membri. Per anni ci sono stati interessi forti delle singole realtà statali. Ora se si vuole combinare qualcosa di buono bisogna sedersi ad un tavolo e decidere sul da farsi. Altrimenti tutto questo porterà solo ad un allungamento dell’agonia.
Discorsi triti e ritriti che vado discutendo da anni e che ogni tanto mi sento di dover esternare, proprio perché nutro un forte dispiacere nei confronti di quello che poteva essere un progetto eccellente ma che poi si è dimostrato fallace ed incompleto. Per carità, qualcosa possiamo anche salvare (per esempio il “whatever it takes” di (guardacaso un italiano) Draghi è stato determinante) ma i patti devono essere rivisti.
Come mai sono tornato a parlare di banche? Perché proprio nella giornata di ieri è successo di nuovo un “fattaccio”. Non in Italia per fortuna, ma in un paese del quale in passato ho raccontato la crisi. Si tratta di Cipro e delle sue banche.
(…) A oltre cinque anni di distanza dal “bail-in” che spazzò via in una notte 9,4 miliardi di euro (tra azioni, obbligazioni bancarie e conti correnti), l’enorme massa di crediti incagliati continua a pesare sul sistema finanziario dell’isola mediterranea. Ora a finire seriamente nei guai è la Cooperative Bank, seconda banca nazionale, fondata oltre ottant’anni fa per erogare credito agli agricoltori. (…) si ritrova schiacciata da qualcosa come 6,2 miliardi di euro di sofferenze, pari a quasi il 60% dei crediti complessivi (e a circa un terzo del Pil nazionale).(…) Per evitare una crisi di liquidità, Nicosia ha deciso di intervenire una terza volta in soccorso dell’agonizzante banca pubblica: dopo aver versato nella Coop Bank 2,5 miliardi di euro per evitarne il fallimento, anche – secondo quanto appreso dal Sole 24 Ore – con l’apertura di conti correnti pubblici, il Governo si è fatto carico degli asset tossici assieme a immobili ed azioni, per un totale di circa 7,6 miliardi, mettendo in vendita l’istituto ormai “ripulito”. L’operazione è stata finanziata da Nicosia attraverso l’emissione di titoli obbligazionari per 2,3 miliardi, interamente acquistati dalla Coop Bank (quindi dal Governo stesso). (…) [Source] 
Quindi ci ritroviamo dopo 5 anni a trattare gli stessi problemi di allora. Banche che saltano ed interventi di Stato a salvare il sistema bancario a causa del “too big to fail”. E pensare che Ciproè stata presa ad esempio come paese VIRTUOSO dell’Eurozona. L’anno scorso il suo PIL è cresciuto del 3,8%.
Quindi, note positive del PIL a parte, occorre sottolineare che Cipro rimane schiacciata dal peso delle sofferenze che staranno anche scendendo ma oggi rappresentano ancora il 30% dei crediti. Ma non secondo tutti.
Per esempio guardate questa interessante slide. Parliamo non di NPL ma di NPE. Cambia di poco, è la “non performing exposure”.
Cosa notate? Tanto per cominciare è evidente il miglioramento italiano. Ma…scusate…la “lodatissima” Grecia? E’ peggio messa di Cipro, ha volumi di NPE che sono la metà dei nostri ma sono decisamente più difficili da gestire visto che rappresentano la META’ dell’esposizione bancaria la credito, che è poi pari al 61% del PIL.
E volumetricamente parlando, Cipro è pari ad 1/5 di quello che è il volume greco di NPE.
Non vi viene il dubbio che quanto è avvenuto con Coop Bank sia solo un aperitivo?
Sempre sperando che i dati che ci vengono forniti non siano condizionati da conflitti di interessi e quindi pilotati “in meglio”. Sorge sempre il dubbio che, per poter far figurare un bilancio più solido ed utili più elevati, si cerchi sempre di avere la “mano leggera” nelle valutazione dei possibili NPL.
Ma non pensiamo troppo in negativo. Già di per se queste elucubrazioni sono sufficienti a far capire che il sistema bancario dell’Eurozona non è ancora risanato. Anzi… E probabilmente non è nemmeno TROPPO casuale quanto detto proprio da Mario Draghi nel week end.
«Abbiamo bisogno di uno strumento fiscale aggiuntivo per mantenere la convergenza durante i grandi shock, senza dover sovraccaricare la politica monetaria. Il suo obiettivo sarebbe quello di fornire un ulteriore livello di stabilizzazione, rafforzando in tal modo la fiducia nelle politiche nazionali. (…) Non è concettualmente semplice progettare uno strumento del genere, dal momento che non dovrebbe, tra molte altre complessità, compensare le debolezze che possono e dovrebbero essere affrontate da politiche e riforme. Non è giuridicamente semplice in quanto tale strumento dovrebbe essere coerente con il trattato. (…) Non è certamente politicamente semplice, indipendentemente dalla forma che un tale strumento potrebbe assumere: dalla fornitura di beni pubblici sovranazionali – come la sicurezza, la difesa o la migrazione – a una capacità di bilancio piena» [Mario Draghi]
Quello che intende dire Draghi è necessaria una sorta di “paracadute”di sicurezza per i momenti di crisi e shock, inquadrata in una maggiore condivisione dei rischi. Tutto questo nella direzione di cui vi parlavo in apertura del post. I governi devono mostrare coraggio e guardare avanti. Ma anche saper dare delle prospettive reali e concrete al sistema Eurozona.
L’Europa deve promuovere, oltre a una maggiore integrazione economica, anche una maggiore stabilità finanziaria, completando i suoi pilastri dell’unione bancaria e dei mercati dei capitali. Ogni ritardo accresce il rischio finanziario sistemico, o dell’eccesso di debito. Ed è FONDAMENTALE non fare l’errore gravissimo di sottovalutare il rischio sistemico. Perchè è dalla sottovalutazione di tali rischi che poi sono nate le GRANDI CRISI del passato. L’ho detto in apertura. MAI dare NULLA per scontato. Il rischio sistemico germoglia nella fase positiva del ciclo economico. E cresce quasi in silenzio, visto che tutti sono abbagliati dalla positività della crescita. Proprio come sta accadendo ORA. Non si percepisce assolutamente il rischio sistemico, sembra che tutto sia tornato perfetto. Ma forse non è così e quanto accaduto a Cipro è certo una piccola goccia ma tante gocce fanno traboccare il vaso. Ed i membri dell’Eurozona devono esserne ben consapevoli prendendo le dovute contromisure.
Utopia? Dite voi…
STAY TUNED!

Fonte: qui

mercoledì 21 febbraio 2018

SIRIA - SI INASPRISCE LO SCONTRO TRA LE TRUPPE GOVERNATIVE DI DAMASCO, CHE SI SONO AVVICINATE ALL’ENCLAVE CURDA DI AFRIN, E LE FORZE TURCHE CHE HANNO RISPOSTO CON UN BOMBARDAMENTO AEREO

SE IL NEMICO COMUNE ISIS E’ SCATTATO IL TUTTI CONTRO TUTTI

1 - SIRIA, SI INFIAMMA IL CONFLITTO: LA TURCHIA BOMBARDA LE TRUPPE DI ASSAD

ERDOGAN ASSADERDOGAN ASSAD
Si va inasprendo di ora in ora il conflitto tra le varie parti in causa in Turchia. Nelle prime ore del pomeriggio truppe fedeli al Governo di Assad si sono avvicinate ad Afrin, l’enclave curda in territorio siriano sulla quale da giorni stanno premendo anche le forze della Turchia, che vedono nei curdi il loro principale avversario. In tutta risposta i caccia turchi hanno bombardato la strada che conduce ad Afrin, l’enclave curda nel nord della Siria.

L’arteria è percorsa dalle unità militari filo-siriane venute in aiuto ai curdi assediati dai soldati di Ankara. Lo ha riferito la tv di Stato di Damasco. Obiettivo delle forze fedeli al governo, secondo quanto reso noto da un comunicato ufficiale, è quello di schierarsi lungo il confine con la Turchia a difesa della popolazioni civili.

ERDOGAN ASSADERDOGAN ASSAD
Da quando è venuta meno l’esigenza di fronteggiare l’Isis che ormai controlla minime porzioni di territorio a cavallo tra Siria e Irak, sono esplosi i contrasti tra tutte le altri parti rimaste in campo: le truppe fedeli ad Assad da un lato (a loro volta sostenute dai russi) e la Turchia dall’altro. Con in mezzo i curdi che dopo aver fatto da scudo all’avanzata dell’Isis rischiano di finire presi tra due fuochi.

LE OPPOSTE VERSIONI
Da parte curda le Unita’ di protezione del popolo (Ypg) confermano l’ingresso di forze filogovernative siriane nella regione di Afrin. Secondo Nuri Mahmud, portavoce delle Ypg, «il governo siriano ha risposto alla chiamata del dovere e ha inviato oggi delle unita’ militari» che verranno dispiegate «lungo la frontiera» tra Siria e Turchia.

ERDOGAN ASSADERDOGAN ASSAD
I reparti che sostengono il presidente Bashar al Assad «parteciperanno alla difesa dell’unita’ dei confini e del territorio siriano». La notizia è però smentita dalla turchia che sostiene di aver costretto le unità di Damasco ad arretrare. Il 20 gennaio scorso Ankara ha lanciato nella regione l’operazione «Ramo d’ulivo» volta ad annullare la presenza curda ad Afrin e aveva intimato a Damasco a non interferire nell’operazione.

COMBATTIMENTI ANCHE A DAMASCO
Ma la zona curda non è l’unica parte della Siria interessata a combattimenti. Cinque civili sono stati uccisi e altri 20 feriti in bombardamenti compiuti su Damasco e zone rurali vicine alla capitale sotto il controllo governativo da parte di gruppi ribelli che controllano la regione della Ghuta orientale. Lo riferisce l’agenzia governativa Sana.
ERDOGAN ASSADERDOGAN ASSAD

Una fonte del comando della polizia ha detto che diversi razzi e obici di mortaio si sono abbattuti nelle vicinanze della Piazza Tahrir e della Piazza degli Abbasidi. Bombardamenti con mortai sono avvenuti anche nell’area agricola di Jaramana, fuori dalla città, provocando solo danni materiali. La Ghuta orientale, sotto assedio delle forze governative, ospita circa 400.000 civili ridotti allo stremo. Tra domenica e lunedì quasi cento persone, di cui 20 minori, sono state uccise da bombardamenti governativi, secondo un bilancio dell’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria.

2 - LA TURCHIA BLOCCA ANCORA LA NAVE ENI «ALTRI DIECI GIORNI DI STOP»

Saipem 12000SAIPEM 12000
La marina militare turca ha esteso fino al 10 marzo l’avviso relativo alle sue attività militari (Navtex) al largo di Cipro nel Mediterraneo orientale, che da 10 giorni impediscono di fatto alla nave da perforazione noleggiata dall’Eni Saipem 12000 di raggiungere l’area prevista per le sue esplorazioni su licenza di Nicosia. Il precedente avviso sarebbe scaduto dopodomani.

Lo riportano media ciprioti. La nave della compagnia italiana deve avviare una campagna per la ricerca di idrocarburi in una zona che il governo di Ankara rivendica sotto il suo controllo in quanto al largo della zona di Cipro controllata dalla Turchia. la comunità internazionale però non ha mai riconosciuto legittimità alla repubblica turca di Cipro. Pochi giorni prima del blocco della nave italiana, il presidente turco Erdogan in visita a Roma aveva avvertito il governo italiano che non avrebbe consentito ricerche petrolifere nell’area marina contesa.

Fonte: qui

L’OFFENSIVA TURCA PUO’ SCATENARE L’ARMAGEDDON IN MEDIO ORIENTE E COINVOLGERE ANCHE ISRAELE E IRAN 

SOLO PUTIN PUÒ MEDIARE CON ERDOGAN 

L’INQUIETUDINE DEGLI AMERICANI E LE MOSSE DI TEHERAN ALLEATO DI MOSCA E DAMASCO

Marco Ventura per il Messaggero

In Siria la guerra civile rischia di trasformarsi in vera e propria guerra fra Stati. Con le potenze regionali diversamente affiancate da Russia, Stati Uniti ed europei. Raramente si è stati così vicini a un conflitto generale in Medio Oriente, che potrebbe coinvolgere Israele e Iran.

Questo lo scenario che emerge, lungamente annunciato, nelle ultime ore di battaglia sulla strada di Afrin, caposaldo curdo-siriano a ridosso della frontiera con la Turchia. Sia le milizie curde Ypg, sia i rinforzi da Damasco sono sotto attacco dei turchi che martellano valichi e strade nel tentativo di spezzare la resistenza curda e circondare Afrin, eliminare le Ypg e bonificare la fascia frontaliera rompendo il cordone con i curdi turchi del Pkk, il partito di Ocalan fuorilegge dal 1984. 
AFRINAFRIN

LE POSIZIONI

L'offensiva turca Ramo d'ulivo, scattata il 20 gennaio, è considerata da Damasco e dalla Russia un attentato ai confini della Siria. Le parole più pesanti quelle pronunciate dal ministro degli Esteri francese, Jean Yves Le Drian, ieri all'Assemblea di Parigi prima di partire «nei prossimi giorni» per Teheran e Mosca, alleate sul fronte siriano: «Il peggio in Siria è davanti a noi, andiamo verso una catastrofe umanitaria». Monito nel quale riecheggiano le battaglie nelle aree contese. Le forze leali a Damasco e Assad, militarmente appoggiate dai russi a terra e dal cielo, bombardano l'enclave ribelle di Goutha, a est di Damasco, mietendo vittime fra i civili. Ma la situazione più esplosiva, miccia potenziale di un conflitto non più da guerra civile ma fra nazioni, è quella di Afrin e Manbij, nord della Siria. Qui si scontrano plasticamente gli interessi di Usa, Russia e Turchia, mentre sul terreno si combattono turchi, curdi, lealisti e ribelli siriani, jihadisti, sotto gli occhi dei consiglieri militari russi e americani. 

STOP ERDOGANSTOP ERDOGAN
L'attacco, ordinato dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan, mira a tutelare quello che Ankara considera un interesse vitale e strategico di difesa nazionale, stroncare la minaccia curda. Ma russi e americani sostengono i curdi, non foss'altro perché decisivi nella vittoriosa guerra al Califfato. A riprova della gravità della situazione, il presidente russo Putin ha fatto sapere tramite il suo portavoce, Dmitrij Peskov, di avere affrontato la crisi di Afrin presiedendo il Consiglio di sicurezza nazionale. Addirittura come primo argomento all'ordine del giorno rispetto all'Ucraina. E fra Putin e Erdogan sono in corso colloqui telefonici per tenere sotto controllo la situazione. 
LE BOMBE TURCHE SU AFRINLE BOMBE TURCHE SU AFRIN

IL MESSAGGIO
Il leader turco ha voluto comunicare a Putin di non accettare, ha poi detto in pubblico, «altri passi sbagliati» come l'invio ieri da Damasco di colonne militari di rinforzo alle Ypg curde, pena «un prezzo alto». Afrin - dice Erdogan - sarà assediata dall'esercito turco «per non permettere ai curdi di negoziare alcuna alleanza».

A sua volta il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, avverte che lo scontro «dev'essere risolto nel quadro dell'integrità territoriale dello Stato, in questo caso la Repubblica araba di Siria». Si può comprendere, per Mosca, la preoccupazione dei turchi, ma vanno anche riconosciute le «legittime aspettative dei curdi», evitando che qualcuno soffi sul fuoco per «estendere il caos nella regione». Per Lavrov l'unica via resta quella politica: «dialogo diretto con il governo siriano». No alla soluzione militare. 
ERDOGAN ASSADERDOGAN ASSAD

L'ALLEATO
Sullo sfondo, l'ansia degli americani e degli europei per i quali la Turchia è prima di tutto un pilastro della Nato (di qui il braccio di ferro perché Ankara si armi con sistemi europei e non russi) e l'attrito sul terreno con gli americani pro-curdi a Manbij non è solo fonte d'imbarazzo ma di inquietudine. Sullo sfondo, ancora, l'azione costante, capillare dell'Iran alleato in questa fase di Mosca e Damasco, e sempre più considerato una minaccia da Israele. Infine, la stonatura della resiliente rete di Al Qaeda il cui portavoce, Ayman al-Zawahiri, fa appello all'unità dei combattenti jihadisti e ai musulmani perché si preparino a una guerra «lunga decenni». 

Fonte: qui

ERDOGAN BLOCCA DI NUOVO LA NAVE SAIPEM(AL COSTO DI 600MILA $ AL GIORNO) CHE ENI HA AFFITTATO PER ESPLORARE I GIACIMENTI DI GAS VICINO CIPRO. CON LA SCUSA DI PROLUNGARE FARLOCCHE ESERCITAZIONI MILITARI, SARÀ TUTTO FERMO FINO AL 10 MARZO, PER UN TOTALE DI 18 MILIONI BUTTATI

CIPRO: NICOSIA, 'BASTA VIOLAZIONI, ANKARA TORNI A NEGOZIARE'
(ANSA) - "Desidero invitare pubblicamente ancora una volta la Turchia e la parte turco-cipriota a rispondere immediatamente al mio appello per un ritorno al tavolo dei negoziati, a condizione che pongano fine alla violazione dei diritti sovrani della Repubblica di Cipro nella Zona economica esclusiva". Lo ha detto il presidente cipriota Nikos Anastasiadis, in una nota diffusa stamani dopo che ieri le autorità turche hanno deciso di prolungare fino al prossimo 10 marzo il divieto di navigazione nell'area marittima a largo della costa sudorientale di Cipro, designata da Nicosia per le attività di trivellazione della nave Saipem 12000 noleggiata dall'Eni.


ERDOGAN RIBLOCCA LA NAVE DELL' ENI A CIPRO
Mirko Molteni per Libero Quotidiano
Saipem 12000SAIPEM 12000

Rischia di costare salato all' Eni e al governo cipriota il blocco navale imposto dalla Marina turca ormai da dieci giorni alla nave Saipem 12000 con cui l' azienda italiana in accordo col governo di Nicosia intende effettuare perforazioni per prospezioni sui giacimenti gasiferi sottomarini al largo dell' isola di Cipro, nella sua Zona Economica Esclusiva che la vicina Turchia non riconosce. Ufficialmente i turchi del presidente Recep Tayyp Erdogan, che per l' ennesima volta mostra i muscoli emulando i sultani ottomani, accampano il pretesto di «esercitazioni militari» nell' area, iniziate dal 9 febbraio, ma che ieri Ankara ha comunicato di voler prolungare oltre l' originaria scadenza del 22 febbraio, fino al 10 marzo.

SEI MILIONI DI DANNI
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Poiché è stato calcolato che il blocco della nave costa 600.000 dollari al giorno, si può dire che fino ad oggi il danno totale sia asceso a 6 milioni di dollari. Con la nuova estensione delle esercitazioni turche, che porterebbe a 30 giorni il «muro contro muro», può assommare a 18 milioni di dollari. Perciò nelle ultime ore si sono diffuse voci secondo cui Eni sarebbe pronta a ordinare alla nave Saipem 12000 di invertire la rotta. L' azienda, però, non conferma, né smentisce. Almeno per il momento, quindi, l' atteggiamento ufficiale di Eni è di tenere la Saipem 12000 «in posizione in attesa di un' evoluzione della situazione», come dicono i comunicati dell' azienda.

La nave resta ferma a 50 km dal tratto di mare, per la precisione l' area Cuttlefish nel «Blocco 3» della ZEE e lo stesso governo di Cipro, appoggiato storicamente dalla Grecia, è preoccupato. Dalla Farnesina fanno sapere di «voler ricercare ogni soluzione diplomatica» in una vicenda che riguarda non solo i rapporti bilaterali Roma-Ankara ma tutta la delicata situazione cipriota.
GENTILONI ERDOGANGENTILONI ERDOGAN

Il presidente cipriota Nicos Anastasiades si è consultato ieri per telefono col premier greco Alexis Tsipras, che gli assicura sostegno, e ha poi convocato una riunione d' emergenza del suo esecutivo. Fino a pochi giorni fa, Anastasiades cercava di minimizzare, dicendo di voler «evitare un' escalation», ma ora anche il nervosismo del suo governo cresce.
L' appoggio greco è per Cipro basilare, data la perenne tensione fra Atene ed Ankara, nonostante entrambi membri della Nato. Un divario approfonditosi fin dal 20 luglio 1974 con l' invasione turca della parte nord di Cipro, dove ancor oggi Ankara disloca 35mila soldati.

ciproCIPRO
DIPLOMAZIA INUTILE
Poche settimane fa, peraltro, motovedette greche e turche si erano confrontate per isolette contese nel Mar Egeo.
L' Unione Europea non sa difendere abbastanza uno Stato membro da un altro Stato che vorrebbe accedere all' Unione, ma non ha le carte in regola. Da Bruxelles si dice semplicemente ai turchi di «astenersi da qualsiasi azione che possa danneggiare i legami di buon vicinato», mentre il presidente della Commissione Europea Juncker, incontrando il premier turco Yildrim ha glissato facendo capire che gli preme non rovinare il clima con Ankara in vista del vertice internazionale di Varna.
SAIPEM ESPLORAZIONESAIPEM ESPLORAZIONE

Non è da meno l' Italia: Paolo Gentiloni già sapeva fin dal 5 febbraio, dalla visita di Erdogan a Roma, che i turchi minacciavano colpi di testa, ma evoca una «soluzione condivisa». Che però non si vede all' orizzonte.

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