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venerdì 11 gennaio 2019
domenica 8 luglio 2018
Messico: Vince Lopez Obrador, il trionfo popolare contro il Neoliberismo
Il Messico ha voltato la pagina della trentennale notte neoliberista con un trionfo clamoroso -peró previsto da tutti- di Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO). Il nuovo presidente é uno sperimentato politico istituzionale, ex governatoredella regione petrolifera del Tabasco, fedele alla tradizione nazional-popolare. Quella della nazionalizzazione del petrolio e della difesa della sovranitá nazionale, raggiunta dall'espressione piú alta della rivoluzione messicana, con la presidenza del generale Lazaro Cardenas.
Il 53% di voti confluiti su AMLO é un risultato di grande rilevanza -non solo politica- per la societá messicana e per la regione latino-americana. Si tratta di una vasta alleanza politica e sociale formata da contadini, operai, indigeni, ceti medi e imprenditoria (non solo piccola o media).
Il plebiscito a favore di AMLO é il risultato dell'ingiustizia dilagante e della scia di sangue delle 200000 esecuzioni (in 5 anni!) per mano delle narcomafie e degli apparati repressivi. Ignorata dai fini palati "umanitaristi" del cosiddetto occidente, sempre lesti a stilare classifiche criminalizzanti sui governi o Paesi non funzionali al globalismo.
La lotta alla corruzione é al primo posto delle prioritá del nuovo presidente, e questo ha un risvolto e implicazioni sul potere giudizario e poliziesco, con riflessi diretti sull' emergente economia criminale.
AMLO ha potuto scalzare governi seriali e interscambiabili, antinazionali e antipopolari, espressione estremista dell'elitismo piú antisociale, grazie alla costruzione di una alleanza di ampie dimensioni, che rendono fuorvianti gli schemi ancorati al secolo XIX e XX.
Tutto questo é ravvisabile nell'entourage dei piú stretti collaboratori di AMLO, che spinge in offside i media anglosassoni e il loro sproloquio su una vittoria della "sinistra radicale". E quest'ultima a censurare anzitempo, per l'insuperato miopismo manicheo, che induce a confondere il potere politico e legislativo con quello economico, mediatico, militare, finanziario e religioso.
Meglio tacere di quanti -pur incapaci di conquistare fulmineamente il Palazzo d'Inverno- coltivano la credenza che tutto è questione di decreti radicali o purezza dei principi della fede. Rimuovono l'importanza decisiva dei rapporti di forza reale, rinunciando così all'egemonia possibile per salvare veritá talmudiche.
AMLO ha rivolto una breve allocuzione ai suoi sostenitori riuniti nell'emblematica piazza del Zocalo, che da sempre é lo scenario degli eventi trascendentali della nazione azteca. Non ha annunciato cataclismi né maremoti in campo finanziario, ha garantito che non vi saranno espropriazioni e che governerà per tutti, ma l'impegno principale sarà a favore dei settori più poveri e indifesi. Abolirà la riforma dell'istruzione perché é volgare privatizzazione, stravolgimento della conoscenza, riduzione del sapere a lucrativa occasione di business.
"Lavoreremo affiché la gente possa lavorare lí dove ha la famiglia, dove stanno la cultura e gli affetti, e chi vorrá emigrare sará perché lo desidera, e non costretto dalla penuria", ha detto tra gli applausi il neopresidente AMLO. Ha promesso che saranno riesaminati e vagliati tutti i contratti della frettolosa e sospetta privatizzazione della statale petrolifera, e tutti quelli irregolari o illegali saranno annullati.
I nuovi orientamenti della diplomazia e l'America latina hanno trovato posto nelle parole di AMLO, annunciando il ritorno ai principi del "rispetto della sovranità, non ingerenza e soluzione pacifica dei conflitti". Con questo, il Messico riapre la sua porta e le finestre al resto del continente americano, da cui era stato separato per imposizione dei neoliberisti, autorizzati a guardare solo e sempre agli USA e Canada, su cui hanno calibrato ogni tipo di politica. Anche svantaggiosa, purché in sincronia o genuflessa alla dogmatica liberista.
Il nuovo presidente ha di fronte a sé sfide ardue, cominciando dalla dipendenza assoluta al trattato di libero commercio, che fa sí che il 70% delle esportazioni messicane sono dirette agli USA. Situazione aggravata con il muro di Trump alla frontiera, il ritorno al protezionismo, la deportazione di lavoratori messicani e il nuovo negoziato per accordi commerciali bilaterali. Persino l'agricoltura, ora distrutta dall'importazione illimitata dei cereali transgenici canadesi e USA, non garantisce piú la storica autosufficienza del mais, basilare nell'alimentazione. "Dobbiamo tornare a produrre quel che consumiamo" ha promesso AMLO.
La vittoria di AMLO leva una brezza di speranza in America latina, come una boccata di ossigeno per i governi anti-liberisti sottoposti a rappresaglie commerciali e finanziarie. Risulta come uno stimolo morale per l'incremento della resistenza antiglobalista in Bolivia e in Brasile, e in quella "stalingrado" che é diventato il Venezuela dopo le sanzioni "occidentali".
I voti dei messicani spronano e infondono speranza in Brasile, dove l'ex presidente Lula é prigioniero ed ostaggio dell'oligarchia globalista per impedire ad ogni costo che torni alla guida della nazione piú popolata e dell'economia più importante dell'America latina. L'elezione di AMLO, direttamente o no, é comunque una buona novella anche per l'Argentina indomita. Ancora una volta sacrificata e riconsegnata alle drastiche terapie del FMI e di Cristine Lagarde, appena ripartita da Buenos Aires con il nuovo bottino nella bisaccia.
Bentornato Messico in America latina che ha sofferto come una amputazione la sua prolungata assenza. Ci sarà un riequilibrio geopolitico regionale sensibile, che avrá riverberi anche nei rapporti di forza interni alla Patria Grande. Come primo atto, la sterilizzazione della perniciosa iniziativa del Gruppo di Lima, autentico cavallo di Troia di Washington.
3 Luglio 2018
lunedì 21 novembre 2016
Contro il debito come modalità di dominio, audit cittadino
I paesi sempre si sono indebitati, ma oggi il debito pubblico è un mezzo di dominio per controllare l'economia e la finanza. Già negli anni novanta è stato utilizzato il debito per obbligare l'America Latina ad attuare le politiche neoliberiste, oggi l'uso illecito del debito minaccia i paesi in Europa e peggiora lo stato sociale. La minoranza usa il debito e il controllo del deficit come trappole con la complicità dei governi, della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del FMI.
Xavier Caño Tamayo
I paesi prendono in prestito dalle banche, perché le entrate dello Stato sono insufficienti. Questo perché a partire dagli anni ottanta del ventesimo secolo, grandi fortune, grandi aziende e multinazionali pagano sempre meno tasse, mentre banche e fondi di investimento speculano con le obbligazioni di debito pubblico e impongono un'austerità distruttiva.
Per opporsi a questo nuovo autoritarismo, una ventina di associazioni, movimenti laici e cattolico-progressisti italiani crearono pochi giorni fa a Roma, il Comitato per l'Abolizione del Debito Illegittimo Italia (CADTM). Comitato che si somma ai trentasei CADTM che ci sono nel mondo. Ricordiamo che, nel diritto internazionale, il debito illegittimo è quello che un governo ha contratto e utilizzato a prescindere dalla cittadinanza o contro di essa. E non è stato pagato.
Annullare o ristrutturare il debito è qualcosa che è stato fatto da Hammurabi, re di Babilonia, più di 3.800 anni fa.
Più vicino, l'Accordo sul Debito di Londra nel 1954, con 26 paesi che ristrutturò il debito della Germania annullando il 62%. Tra quelli che condonarono il debito c'era la Spagna e la Grecia. Ma ora la Germania impone loro un'austerità senza compromessi. Tuttavia, la storia dimostra che ristrutturare il debito o annullarlo è un'azione necessaria e utile economicamente. Il debito è diventato un problema con la crisi, perché chi dirige l'economia, gioca sporco, manipolando il premio di rischio dei titoli di Stato, per esempio.
Più vicino, l'Accordo sul Debito di Londra nel 1954, con 26 paesi che ristrutturò il debito della Germania annullando il 62%. Tra quelli che condonarono il debito c'era la Spagna e la Grecia. Ma ora la Germania impone loro un'austerità senza compromessi. Tuttavia, la storia dimostra che ristrutturare il debito o annullarlo è un'azione necessaria e utile economicamente. Il debito è diventato un problema con la crisi, perché chi dirige l'economia, gioca sporco, manipolando il premio di rischio dei titoli di Stato, per esempio.
Nel febbraio 2009, data la gravità del disastro economico, il G20 a Londra ha accettato di spendere un miliardo di dollari per aiutare i paesi in difficoltà, porre fine alla crisi, lottare contro i paradisi fiscali e controllare le banchd. Nessun obiettivo è stato soddisfatto.
L'enorme quantità di denaro che il G20 aveva promesso non fu per aiutare i paesi in difficoltà, ma per salvare le banche che avevano causato il disastro finanziario. Nel frattempo i paradisi fiscali, complici dell'evasione fiscale che indebolisce gli stati, prosperano impuniti, mentre le banche e i mercati dei capitali sfondano i paesi indebitati come un ariete, scuotendo le loro economie.
Opporsi al debito o vivere soggiogati da esso? Questo è il dilemma. In Spagna, il pagamento di interessi supera i 30.000 milioni di euro l'anno.
Cosa faranno?
Più tagli ai servizi? Meno diritti?
Una fallacia neoliberale ricorrente in Europa è che i debiti degli Stati aumentano per un eccesso della spesa sociale. Falso. I debiti degli Stati in Europa aumentano a causa del Trattato di Maastricht che vieta alla Banca Centrale Europea (BCE) di prestare ai paesi dell'Unione. Se la BCE avesse prestato denaro alla Spagna all'1% di interesse (come lo presta alle banche private), il debito pubblico sarebbe inferiore al 20% del PIL, non al 100% di oggi. Questa Unione Europea forza gli Stati membri a finanziarsi con le banche private i cui prestiti sono più costosi di quelli della BCE. Il Trattato di Maastricht garantisce il business delle banche.
Cosa faranno?
Più tagli ai servizi? Meno diritti?
Una fallacia neoliberale ricorrente in Europa è che i debiti degli Stati aumentano per un eccesso della spesa sociale. Falso. I debiti degli Stati in Europa aumentano a causa del Trattato di Maastricht che vieta alla Banca Centrale Europea (BCE) di prestare ai paesi dell'Unione. Se la BCE avesse prestato denaro alla Spagna all'1% di interesse (come lo presta alle banche private), il debito pubblico sarebbe inferiore al 20% del PIL, non al 100% di oggi. Questa Unione Europea forza gli Stati membri a finanziarsi con le banche private i cui prestiti sono più costosi di quelli della BCE. Il Trattato di Maastricht garantisce il business delle banche.
Ancora peggio è che gli enormi benefici e risparmi della classe ricca da interessi bancari dei prestiti agli stati, determinano l'incessante taglio ai salari e l'evasione fiscale, servono per speculare, non per finanziare l'economia produttiva. Per ogni dollaro all'economia produttiva, la minoranza ne dedica 60 per speculare sui prodotti finanziari.
L'Ecuador aveva il più alto budget di debito pubblico dell Sud America. Il 40% della spesa pubblica per pagare gli interessi, mentre la spesa sanitaria e l'istruzione era stata ridotta al 15%. Il presidente Correa ha sollecitato un rigoroso controllo del debito e accertato il debiro illegittimo, ha deciso di non pagarlo. In questo modo ha potuto dedicare più soldi alla spesa sociale (che è quella di rispettare i diritti) e produttiva. L'audit del debito sono un buon modo affinché il debito pubblico cessi di essere un problema.
Traduzione di Alba Canelli
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