9 dicembre forconi: libro
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giovedì 27 settembre 2018

L'EX PADRINO DI FORCELLA, LUIGI GIULIANO, HA DECISO DI RACCONTARE I SEGRETI DELLA CAMORRA IN UN LIBRO SCRITTO COL GIORNALISTA SIMONE DI MEO


QUARANT'ANNI DI SEGRETI, MISTERI E INTRIGHI: DALL'ARRIVO DI MARADONA A NAPOLI FINO AI RAPPORTI CON GIGI D'ALESSIO E I NEOMELODICI, DALLA GUERRA CONTRO I CUTOLIANI AL CONTRABBANDO DI SIGARETTE 





LUIGI GIULIANOLUIGI GIULIANO
Ha deciso di rompere il silenzio che lo accompagna dagli inizi del Duemila e di raccontare quarant'anni di storie, intrighi, misteri e segreti l'ex capo dei capi della camorra napoletana. È impegnato su tre fronti Luigi Giuliano, quello che un tempo era chiamato 'o rre di Forcella. Sta lavorando infatti a un libro di memorie scritto insieme al giornalista Simone Di Meo, a una biografia musicale in coppia col musicista Ludovico Piccinini, e a una sceneggiatura per un film, con la collaborazione dell'attore Edoardo Velo.

SIMONE DI MEOSIMONE DI MEO








«Dall'arrivo di Diego Armando Maradona a Napoli, al secondo e chiacchieratissimo scudetto perso dagli azzurri, nelle ultimissime giornate del campionato 1987-1988, fino ai rapporti con Gigi D'Alessio e altri importanti neomelodici, alla guerra contro la Nco di Raffaele Cutolo, all'epoca del contrabbando di sigarette – spiega Di Meo a Dagospia – i ricordi di Giuliano, oggi uomo libero dopo aver deciso di collaborare con la magistratura, spaziano dal Dopoguerra fino ai giorni nostri e intrecciano incredibili vicende personali con i grandi avvenimenti accaduti nella città di Napoli». Per ora, Giuliano è tornato al suo primo amore rilasciando, su YouTube, la canzone «Era di notte». 

MARADONA E IL BOSS LUIGI GIULIANOMARADONA E IL BOSS LUIGI GIULIANO

domenica 24 giugno 2018

IL “METODO PARNASI” SPIEGATO DALLA SEGRETARIA: “PAGAVAMO I POLITICI E NON AVEVAMO SOLDI DA DARE AI DIPENDENTI. VERSAVO FINO A 4.500 EURO MA SO DI VERSAMENTI PIÙ ALTI”

“SIN DAI TEMPI I CUI LAVORAVO IN PARSITALIA IL GRUPPO USAVA OPERARE DELLE EROGAZIONI LIBERALI IN FAVORE DI POLITICI”. LA DONNA RACCONTA CHE IN AZIENDA C'ERA UN FILE DEDICATO, CHE CONTENEVA LA CONTABILITÀ PARALLELA: “AVEVO I NOMINATIVI DI TUTTI I BENEFICIARI E L'IMPORTO ERA SEMPRE 4500 EURO, L’ELARGIZIONE, IN TALE MISURA, POTEVA NON ESSERE DICHIARATA”. LA CIFRA, A SUO DIRE, OTTENUTA DA POLITICI “COME CIOCCHETTI, LA POLVERINI” 

I PAGAMENTI PIÙ CONSISTENTI AVVENIVANO ATTRAVERSO LA SOCIETÀ "PENTAPIGNA" CHE...

Michela Allegri e Sara Menafra per “il Messaggero”

PARNASIPARNASI
I finanziamenti ai politici di ogni schieramento, mentre in Eurnova «non avevamo nemmeno i soldi per pagare gli stipendi». La contabilità parallela, dedicata alle dazioni destinate a ingraziarsi i potenti. Lo racconta ai pm la storica segretaria di Luca Parnasi, il patron dello Stadio della Roma a Tor di Valle finito in carcere insieme ai suoi collaboratori per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.

Ma dai verbali dei giorni scorsi emerge molto altro. Il ruolo di spicco di Luca Lanzalone, l'avvocato vicino ai vertici del M5S approdato Roma per assistere Virginia Raggi nell' affaire «Stadio» e diventato ben presto il sindaco-ombra della Capitale. Tanto che la prima cittadina decide di continuare ad avvalersi dei suoi servigi nonostante i due pareri contrari dell' avvocatura.
luca parnasi mauro baldissoniLUCA PARNASI MAURO BALDISSONI

IL VERBALE DELLA SEGRETARIA
La prima a presentarsi davanti ai pm è Elisa Melegari, segretaria di Parnasi. È l'assistente personale dell'imprenditore dal 2015 e fornisce i dettagli sui pagamenti alla politica: «Sin dai tempi i cui lavoravo in Parsitalia il gruppo usava operare delle erogazioni liberali in favore di politici».

La donna racconta che in azienda c'era un file dedicato, che conteneva la contabilità parallela: «Avevo i nominativi di tutti i beneficiari e l' importo era sempre lo stesso, ossia 4.500 euro», cifra a suo dire ottenuta da vari politici - «Ciocchetti, la Polverini» -, l' importo standard è presto spiegato: «L'elargizione, in tale misura, avrebbe potuto non essere dichiarata».
LANZALONE E RAGGILANZALONE E RAGGI

Ma era solo la punta dell'iceberg: «Mi hanno detto che ci sarebbero stati altri pagamenti per importi più elevati... non ricordo l'importo del girofondi, forse si trattava di 150mila euro». I pagamenti più consistenti avvenivano attraverso la società Pentapigna, più difficilmente collegabile a Parnasi. Un vero e proprio canale alternativo su cui la procura sta avviando nuove verifiche. È a questo punto che la Melegari racconta di essersi lamentata: «Ho discusso più volte con Parnasi del fatto che molti soldi venissero spesi quando non avevamo soldi neanche per pagare i dipendenti o consulenti».

LANZALONE E VIRGINIA RAGGILANZALONE E VIRGINIA RAGGI
E in effetti, spesso c'erano problemi con i bonifici, «Parnasi mi sollecitò a provvedere il prima possibile, come se subisse pressioni dalle persone che li dovevano ricevere». Parla poi dei rapporti con Claudio Santini - ex capo della segreteria del Mibact, indagato per corruzione - dice di avergli inviato «un bonifico da 25mila euro, forse la prima di due tranche», anche se «non ricordo di avere ricevuto relazioni di consulenza».

IL RUOLO DEL SINDACO
Dopo la Melegari, davanti al procuratore Giuseppe Pignatone, al procuratore aggiunto Paolo Ielo e alla pm Barbara Zuin, è il turno della sindaca Virginia Raggi, del dg della Roma Mauro Baldissoni e del dg del Campidoglio Franco Giampaoletti. È il 16 giugno, la prima cittadina verrà riconvocata anche il giorno successivo. Il primo verbale ruota tutto intorno alla figura di Luca Lanzalone, l'ex presidente di Acea ai domiciliari per corruzione, accusato di avere ricevuto laute consulenze da Parnasi pur essendo un consulente di fatto del Comune, incaricato di occuparsi della questione «stadio».

renata polveriniRENATA POLVERINI
È arrivato «a dicembre 2016 o a gennaio 2017 - dice Raggi - sono stata io a chiedere a Fraccaro e Bonafede di potere parlare con lui ... ho pensato di avvalermi di Lanzalone anche per avere il suo supporto come consulente nell' affrontare questioni giuridiche inerenti il percorso per l' approvazione dello stadio... ha iniziato a svolgere un ruolo di consulenza giuridica alla parte pubblica da me rappresentata ed interna al mio partito».

Nel marzo dello scorso anno, la sindaca prova a regolarizzare quella posizione - «poiché la sua presenza era sempre più assidua, proposi di formalizzare l' accordo con un incarico di consulenza» - addirittura fu lo stesso Lanzalone a scrivere la bozza del suo incarico - «Mi inviò un documento che conteneva un conferimento incarico di consulenza anche per le partecipate» - e il documento venne girato all' avvocatura. La risposta fu negativa: «Non poteva essere conferito alcun tipo di incarico, perché era ormai un fatto noto che Lanzalone collaborava con noi».

CIOCCHETTICIOCCHETTI
Nemmeno a titolo gratuito, perché «avrebbe comportato al Lanzalone un vantaggio competitivo nella sua attività professionale». Il problema è che prima dell' ingaggio del superconsulente non era mai stata fatta una selezione tra le figure professionali già presenti in Comune, una procedura che, in passato, era costata agi sindaci Ignazio Marino e Gianni Alemanno l' iscrizione sul registro degli indagati - poi archiviata - per abuso d' ufficio.

Ed è qui che iniziano le anomalie: «Non avevo altre strade per formalizzare il contributo che Lanzalone stava dando al Comune, ma l' affiancamento è continuato, benché con minore intensità. Abbiamo ripreso più intensamente i nostri rapporti in occasione della sua nomina quale presidente di Acea... lo vedevo spesso in comune, passava ogni 10-15 giorni».

luca bergamoLUCA BERGAMO
«NESSUNO PENSA A ROMA»
Parnasi, il 4 marzo 2017, si lamenta sulla lungaggini burocratiche del mega-progetto Stadio. «Questi sono tutti figli di puttana alla fine! - tuona con i suoi collaboratori - e pensano al loro culo politico, non pensano a Roma, non frega un c...o nessuno, questa è la verità: di Roma non gliene frega un c...o nessuno». Si lamenta anche del comportamento del vicesindaco, Luca Bergamo: «Mi sono mangiato Bergamo e dobbiamo dire: signori si fa così ma il tono deve essere fermo e irremovibile».

A smentire la versione di un Lanzalone come figura marginale, i verbali di Franco Giampaoletti, da marzo 2017 dg del Campidoglio, è significativo. «A comunicarmi la volontà dell' amministrazione per conoscermi al fine della selezione è stato Lanzalone». Il dg dell' As Roma conferma che a guidare la delegazione del comune sullo stadio era proprio l' avvocato.

Fonte: qui

martedì 16 gennaio 2018

“MOLTE DELLE SCELTE FATTE DA PAPA FRANCESCO SUI RUOLI STRATEGICI IN VATICANO SONO SBAGLIATE”

NUZZI INCALZA: “QUELLA DI MONSIGNOR RICCA ALLO IOR È UNA, C'È POI LA STORIA DELL'AUSTRALIANO GEORGE PELL. BISOGNA CAPIRE SE IL PAPA È STATO MAL CONSIGLIATO. E SULLA ‘LOBBY GAY’ VI DICO CHE….”

Cristiano Sanna per http://notizie.tiscali.it

gianluigi nuzzi (2)GIANLUIGI NUZZI (2)
Quattro o cinque nomi eccellenti. E da quel piccolo gruppo con una grande capacità di condizionare e intimorire, una serie di fili intrecciati come in una ragnatela che arrivano fino agli abusi sui minori dentro le mura vaticane, perfino all'interno del seminario Pio X, dove vengono formati i chierichetti del Papa. Un blocco di potere di cui si parla da anni, tornato alla ribalta negli ultimi cinque a forza di testimonianze e denunce.

libro presentatoLIBRO PRESENTATO
"C'è una lobby gay in Vaticano" ammetteva già papa Ratzinger e ha ammesso poi papa Bergoglio. Una lobby che usa il sesso per prevaricare e costruire una serie di rapporti di alleanza che si oppongono ai tentativi di pulizia e rinnovamento della Chiesa che ha in mente papa Francesco.

Pure lui caduto in una serie di imbarazzanti episodi che ne hanno offuscato una parte del prestigio e indebolito l'autorità. Il capitolo finale di Peccato originale, nuovo libro inchiesta di Gianluigi Nuzzi, è tutto dedicato a questo esplosivo retroscena salito alla ribalta delle cronache recenti, che attende sviluppi giudiziari. Ripartiamo da qui parlandone con l'autore.

PAPA BERGOGLIO E FESTINGPAPA BERGOGLIO E FESTING




Gianluigi, l'arresto di don Luigi Capozzi preso dopo un'orgia gay dove il carburante era la cocaina, e le denunce provenienti dai futuri chierichetti del papa hanno riportato l'intreccio di sesso omosessuale e potere al centro degli scandali vaticani. Ci sono novità su questi due fronti?
monsignor Luigi CapozziMONSIGNOR LUIGI CAPOZZI
"Intanto la grande novità è che ora alcuni seminaristi stanno predisponendo denunce sugli abusi che raccontano di aver patito. Verranno depositate nei prossimi giorni nelle sedi competenti: i ragazzi dicono di aver assistito ad atti di prevaricazione e di violenza da parte di un seminarista più maturo.

Io durante il mio programma Quarto grado ho raccolto altre testimonianze di giovani che hanno subito attenzioni inopportune da prelati in quel seminario. Va detto che il San Pio X ha respinto ogni tipo di ipotesi, parlando di una sorta di complotto ai suoi danni. Ora se ne occuperò la giustizia. I racconti sono numerosi e rilevanti".

monsignor Luigi CapozziMONSIGNOR LUIGI CAPOZZI
Nel tuo libro è riportato lo studio fatto sulle abitudini sessuali in Vaticano da don Patrizio Coppola, già compagno di studi religiosi di don Capozzi finito in manette. Coppola arrivò alle conclusioni che, in base ai dati raccolti, il 70% dei preti sono gay, il 20 per cento si sforza di rispettare il voto di castità, il rimanente 10% sono etero ma attivi e quindi per niente casti. Non sarebbe il caso, di fronte a questi dati, che il papa abolisse una volta per tutte il voto di castità? Rendere ai religiosi la libertà di amare e di sposarsi farebbe diminuire i casi di perversione sessuale dentro e fuori dalle mura vaticane.
"La situazione è sotto gli occhi di tutti. Una strada percorribile è quella che indichi tu nella domanda. L'altra è facilitare le persone che vogliono lasciare il sacerdozio. Chi si innamora non lascia il sacerdozio perché non sa come proseguire la propria vita o che lavoro fare. Questi soggetti vivono una sorta di doppiezza, da una parte servono Dio, dall'altra hanno relazioni clandestine, e così perdono di credibilità. La Chiesa dovrebbe aiutarli. Questo è uno dei problemi, l'altro è la prevaricazione della lobby gay in cui l'omosessualità diventa un collante di ricatto e di potere".
papa bergoglioPAPA BERGOGLIO

La questione non è nuova. Se ne parla da almeno 50 anni, come documenta Peccato originale. Ma negli ultimi anni ci sono stati denunce, pareri e testimonianze su questo: dall'alto prelato polacco Darius Oko, al teologo tedesco David Berger che oggi dirige una rivista gay, fino al pastore americano Tony Adams che non è stato ridotto al laicato neanche dopo aver detto che l'uso del sesso per costruire una trama di potere e opporsi all'azione papale esiste eccome, da tempo. Di questo dossier parlarono papa Benedetto XVI con papa Francesco quando ci fu il passaggio di poteri fra i pontefici.
"Sì, la storia di don Luigi Capozzi arrestato in Vaticano indica che questi problemi esplodono e portano alla caduta di quella sorta di cortina di ferro che finora li celava. La questione della sessualità credo sia uno dei capitoli più delicati e spia di malesseri e soprusi che riguardano la cattiva gestione del potere religioso".
MONSIGNOR RICCA E PAPA BERGOGLIOMONSIGNOR RICCA E PAPA BERGOGLIO

Anche don Andrea Gallo, non esattamente un religioso conservatore, nel suo libro-testamento scrisse che c'è una tendenza a moltiplicare questi rapporti omosessuali fra preti per consolidare questo contropotere in Vaticano. Qualche anno fa lo stesso papa Francesco si trovò in imbarazzo perché nominò al controllo dello Ior, la banca vaticana, monsignor Battista Ricca. Che si era comportato bene in Sudamerica ma che poi era caduto in un'amicizia, diciamo così, troppo affettuosa con il capo delle guardie svizzere Patrick Haari a Berna. Nessuno disse niente al papa fino a nomina avvenuta, poi la storia venne fuori, depotenziando il tentativo di controllo e ripulitura del pontefice.

Monsignor Battista Mario Salvatore RiccaMONSIGNOR BATTISTA MARIO SALVATORE RICCA
"Questo non riguarda solo la storia di Ricca. Molte delle scelte fatte da papa Francesco circa ruoli strategici in Vaticano hanno manifestato fragilità significative. Quella di Ricca allo Ior è una, c'è poi la storia del segretario del prefetto della Segreteria per l'Economia, l'australiano George Pell, che dopo essere stato scelto come collaboratore più importante dal papa cadde nell'accusa di aver coperto atti di pedofilia.

Bisogna capire se il papa è stato mal consigliato o se ha sottovalutato l'evidente indebolimento che gli scandali determinano sulla credibilità di una persona scelta per un'azione riformatrice. I vaticanisti dicono che Bergoglio fosse consapevole della situazione di Pell ma la ritenesse superabile. Lo stato dei lavori delle riforme messe in cantiere da papa Francesco, cinque anni dopo l'avvio, è comunque molto arretrato".

CHARAMSA 2CHARAMSA 
Per concludere: si parla di quattro o cinque nomi importanti che sarebbero i fulcro di questa lobby gay vaticana. Il monsignore polacco Charamsa venne indicato come possibile parte di quel gruppo. Lui negò ma ammise di essere omosessuale. Ci sono sviluppi su questo fronte?
"Non dobbiamo pensare a questa lobby come se fosse una loggia segreta con i suoi riti di affiliazione. E' nei fatti che chi vive la propria sessualità in segreto, deve servirsi di persone che hanno lo stesso segreto per proteggersi a vicenda, farsi favori. Il paradosso è che in vaticano alcuni alti esponenti dichiaratamente omofobi poi si rivelino gay. Un'opposizione solo formale, come si vede".

Fonte: qui


NOI VI ACCOGLIAMO, VOI VI ADEGUATE 

BERGOGLIO AFFONDA IL COLPO AGLI STOLTI DEL POLITICAMENTE CORRETTO CHE, PER NON “DISTURBARE” LE ALTRE RELIGIONI, NASCONDONO CROCIFISSI E TRADIZIONI:

“PER I MIGRANTI E’ IMPORTANTE RISPETTARE LE LEGGI, LA CULTURA E LE TRADIZIONI DEI PAESI IN CUI SONO ACCOLTI”

Gian Guido Vecchi per “il Corriere della Sera”

PAPA BERGOGLIO TRA I RIFUGIATIPAPA BERGOGLIO TRA I RIFUGIATI
L'integrazione, spiegava una settimana fa agli ambasciatori, è «un processo bidirezionale, con diritti e doveri reciproci». Così ieri, nella messa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, davanti a novemila persone da 49 Paesi che affollavano la basilica di San Pietro, Francesco ha invitato con realismo a superare le difficoltà dell'accoglienza senza nascondersele. Perché «non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze», ha spiegato il Papa nell'omelia.

papa francesco con il patriarca bartolomeo e un bimbo rifugiatoPAPA FRANCESCO CON IL PATRIARCA BARTOLOMEO E UN BIMBO RIFUGIATO


«E così spesso rinunciamo all'incontro con l'altro e alziamo barriere per difenderci». Vale per tutti, chi è chiamato ad accogliere e chi chiede aiuto: «Le comunità locali, a volte, hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l'ordine costituito, "rubino" qualcosa di quanto si è faticosamente costruito. Anche i nuovi arrivati hanno delle paure: temono il confronto, il giudizio, la discriminazione, il fallimento».

papa bergoglio in bangladesh 7PAPA BERGOGLIO IN BANGLADESH 





E «queste paure sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano». L'essenziale è non cedere, però: «Avere dubbi e timori non è un peccato. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l' odio e il rifiuto. Il peccato è rinunciare all' incontro con l' altro, il diverso, il prossimo che di fatto è un' occasione privilegiata di incontro con il Signore».


papa bergoglio al centro profughi di bolognaPAPA BERGOGLIO AL CENTRO PROFUGHI DI BOLOGNA
Il messaggio di Francesco, che stamattina parte per il suo viaggio in Cile e Perù, è scandito da quattro verbi, «accogliere, proteggere, promuovere e integrare». Il Papa cita le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni, «venite e vedrete!», come «un invito a superare le nostre paure per poter andare incontro all' altro, accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo».

papa bergoglio al centro profughi di bolognaPAPA BERGOGLIO AL CENTRO PROFUGHI DI BOLOGNA






Vale pure per chi è costretto a migrare: «Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Significa pure comprendere le loro paure e apprensioni per il futuro». Lo aveva detto anche al Corpo diplomatico: «A chi è accolto si chiede l' indispensabile conformazione alle norme del Paese che lo ospita, nonché il rispetto dei principi identitari dello stesso».
papa bergoglio al centro profughi di bologna 5PAPA BERGOGLIO AL CENTRO PROFUGHI DI BOLOGNA 

D' altra parte, prosegue Francesco, «per le comunità locali, accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e timori».

Al fondo, ci sono le parole del Giudizio universale nel capitolo 25 di Matteo, «quanto non faceste a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, neppure a me lo faceste», l' atteggiamento che distinguerà i giusti dai dannati: «Il Signore era affamato, assetato, nudo, ammalato, straniero e in carcere, e da alcuni e stato soccorso mentre da altri no». È «una preghiera reciproca» a chiudere: «Migranti e rifugiati pregano per le comunità locali, e le comunità locali pregano per i nuovi arrivati».

Fonte: qui

sabato 25 novembre 2017

SCHERZANDO SCHERZANDO, GRILLO DICE SEMPRE LA VERITA’: “IL MOVIMENTO CINQUE STELLE E’ UN’ARCA DI DISADATTATI”

AL NUOVO SPETTACOLO DI BEPPE A ROMA I DEPUTATI M5S RIDONO E BATTONO LE MANI. E HANNO PAGATO PURE 100 EURO PER ESSERE INSULTATI DAL PROPRIO LEADER IN PUBBLICO

BEPPE GRILLOBEPPE GRILLO

Al teatro Flaiano di Roma ieri sera c'erano Andrea Mazzillo, ex assessore della Giunta Raggi e Andrea Ciannavei, l'avvocato che difende il marchio M5S per conto di Grillo contro gli espulsi. Erano tra gli spettatori paganti il biglietto da 100 euro per assistere alla prima nazionale di Insomnia sul palco insieme a Beppe Grillo.

Il Movimento? «Un'arca di Noè di disadattati». In sala ridono i parlamentari che sono venuti a vederlo. «Dibba hai fatto un gesto meraviglioso, maledetto», dice Grillo al deputato romano che ha deciso di non ricandidarsi.
BEPPE GRILLO LUIGI DI MAIO ALESSANDRO DI BATTISTABEPPE GRILLO LUIGI DI MAIO ALESSANDRO DI BATTISTA

«A me arrivano le cause, siete delle m.... e te che te ne sei andato, m....». È uno show sulla sua adolescenza, su Genova, a tratti malinconico. La politica lo assorbe ancora, è chiaro. E infatti agli attivisti annuncia una selezione della futura classe dirigente M5S, basata su criteri più stringenti. 


2. AUTOCRITICA DI GRILLO
Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica

Al Flaiano a Roma per il tour teatrale: "Siamo un' arca di Noè, disadattati a bordo". E a Renzi che propone un patto anti fake news a lui e Salvini: "È un truffolo" roma Un teatro piccolo piccolo, il Flaiano, in una viuzza buia del centro di Roma i cui accessi sono presidiati dalla polizia per paura delle proteste dei movimenti per la casa.
alessandro di battista sahra lahouasniaALESSANDRO DI BATTISTA SAHRA LAHOUASNIA

Quanto sembri assurdo, tutto questo, al Beppe Grillo che vuole tornare a fare spettacolo, lo dimostra la prima battuta del suo nuovo Insomnia, ovviamente estemporanea: «Hanno blindato il Lazio per cento persone!».

Sul palco - accanto a lui - ci sono i venti spettatori che hanno pagato per il pacchetto "vip" (100 euro per un aperitivo pre spettacolo a base di prosecco, salatini e confezioni di melatonina). C' è anche l' ex assessore al Bilancio di Roma Andrea Mazzillo, ma il fondatore dei 5 stelle fa come se non lo conoscesse. Oppure è a lui che pensa quando dice, ai pochi che incontra prima nel foyer: «Abbiamo imbarcato di tutto, lo so, ma i criteri cambieranno, vedrete».

È uno spettacolo più intimo che politico, quello che comincia subito dopo. Un monologo sulle notti insonni «da cui nascono tutti i miei pensieri » . Il tentativo di curarsi di «un genovese che piuttosto che pagare uno sconosciuto per fare psicoterapia fa venire da lui sconosciuti che pagano » . Ci sono la moglie («dormiamo separati da sei anni, nessuna donna normale potrebbe sopportare le mie notti»), i sei figli ( « non mi hanno mai chiesto niente di quello che facevo, ma da quando ho spiegato che visto che prima riempivo i palazzetti e ora vengo in queste sale da 100 posti il tenore di vita deve cambiare, mi chiamano: allora? È pieno?»).

IL RITORNO DI GRILLO A TEATROIL RITORNO DI GRILLO A TEATRO
Ma la politica sale su dagli sguardi che incrocia: ad Alessandro Di Battista, sulla sua decisione di non ricandidarsi, dice: « Hai fatto un gesto meraviglioso, maledetto merda, a me m' arrivano le cause, tu te ne vai » . Al senatore Gianni Girotto, che lo inonda di mail sull' energia: « Ora vediamo se ti ricandido » . Dice di essersi ritrovato « leader di un' arca di Noè di disadattati». Allude a un ultimo periodo più buio e triste, usando la metafora di una colonscopia. Definisce Matteo Renzi - che proprio ieri a Otto e mezzo ha proposto alla Lega e ai 5 stelle "un patto anti-fake news", chiarendo i rapporti con i canali che le diffondono - «un truffolo capace solo di mentire: per lui e Berlusconi serve la neuroscienza, la neuropolitica », dice, ma perde il filo e ne fa un canovaccio teatrale per passare dalla politica all' infanzia genovese, con il serial killer Donato Bilancia che lo riportava a casa da scuola. Un padre "anziano", 50 anni più grande di lui.

Una madre andata sposa a 16 anni che insegnava musica e suonava la fisarmonica. Di fake news parla riferendosi a quando una bestemmia comparve in un suo post sul blog ( « Non l' avevo scritta io, non so cosa sia successo, è stata subito rimossa, ma i giornali l' hanno riportata: chi sta peggio agli occhi di Dio?»). Ai cronisti che lo intercettano prima dello show, fa un invito alla responsabilità quando parlano di Roma: « Raggi può risolvere i problemi di chi non ha casa? Neanche Gesù Cristo».

Fonte: qui

1. ‘CARO ANDREA, NON ERI PREVISTO…IO E TUA MAMMA SIAMO ANDATI IN TERAPIA DI COPPIA PER CONOSCERCI MEGLIO’: LE CONFESSIONI PRIVATE DI ALESSANDRO DI BATTISTA NEL NUOVO LIBRO
2. LUI E SAHRA SI FREQUENTAVANO SOLO DA POCHE SETTIMANE: ‘UNA STRAMALEDETTISSIMA PAURA: LEI TEMEVA CHE IO NON L’AMASSI DAVVERO E CHE STESSI CON LEI PER SENSO DEL DOVERE. IO AVEVO PAURA DI ESSERE ABBANDONATO. UNA SERA ME NE ANDAI DI CASA E…’
3.  ‘IL NO ALLE OLIMPIADI A ROMA LO HA DECISO IL MIO MECCANICO MASSIMO, RIUNENDO SUA MOGLIE MARIA, L'EDICOLANTE, IL FRUTTIVENDOLO, UN PAIO DI PARENTI E UN PENSIONATO’

1. DI BATTISTA E IL NO ALLE OLIMPIADI DECISO CON IL SUO MECCANICO
Mario Ajello per il Messaggero

Lenin, da rivoluzionario, esaltava il «governo delle cuoche». Dibba, da gallo cedrone su due ruote, esalta il governo del meccanico. Di chi? Ma come di chi: di Massimo! Così si chiama l'uomo che ripara la moto del Dibba e l'ultima fatica letteraria del neo-scrittore-papà - «Meglio liberi» (Rizzoli) - contiene questa rivelazione: «Il No alle Olimpiadi a Roma lo ha deciso Massimo, riunendo in officina sua moglie Maria, l'edicolante, il fruttivendolo, un paio di parenti e un pensionato».

alessandro di battista futuro papaALESSANDRO DI BATTISTA FUTURO PAPA
Poi sgommando arriva il Dibba «in questo mio soviet personale», e chiede ai presenti: volete le Olimpiadi a Roma? Loro rispondono gridando di no. E quel no del popolo, «tra bulloni, pezzi di ricambio e olio», è diventato il no populista M5S. Speriamo che quando Roma dovrà decidere di liberarsi dai rifiuti, non convochi nell'officina di Massimo e di sora Maria i topi e i gabbiani. Sennò da lì esce un altro niet non solo populista ma pure animalista.


2. ALESSANDRO DI BATTISTA: «IO E SAHRA AIUTATI DALLA TERAPIA DI COPPIA»
Francesco Oggiano per www.vanityfair.it

alessandro di battista con sahra e il figlio andreaALESSANDRO DI BATTISTA CON SAHRA E IL FIGLIO ANDREA






«Caro Andrea, non eri “previsto”, ma questo non significa che non ti volessimo, anzi! […] Non ho pianto quando sei nato e neppure quando ho sentito per la prima volta il battito del tuo cuore. Ho pianto quando ti ho visto in quel monitor durante la prima ecografia. C’eri, esistevi, avevi un posto nel mondo».


È un Alessandro Di Battista estremamente sincero, quello che si confessa a suo figlio Andrea, nato lo scorso settembre dalla relazione con la compagna Sahra. Nell’ultimo capitolo del suo Meglio Liberi, Lettera a mio figlio sul coraggio di cambiare (Rizzoli, 192 pagine, 17 €), il parlamentare 39enne del Movimento 5 Stelle scrive una lettera aperta al piccolo.
alessandro di battista con sahraALESSANDRO DI BATTISTA CON SAHRA

E gli racconta proprio tutto, compresi gli sconquassi che la sua nascita ha portato nella sua testa e in quella della sua compagna: «La verità è che sia io che Sahra eravamo terrorizzati all’idea che l’altro fosse rimasto incastrato in questa situazione. Sahra temeva che io non l’amassi davvero e che stessi con lei per senso del dovere. Anch’io avevo le mie paure, ho sempre avuto paura di lasciarmi andare, di essere abbandonato dalla donna che amavo».
alessandro di battista con sahra e il figlio andreaALESSANDRO DI BATTISTA CON SAHRA E IL FIGLIO ANDREA


È la «stramaledettissima» paura che ha investito lui e la compagna: «Una sera abbiamo discusso. Sahra era al quarto mese, mi pare. Non ricordo per quale motivo litigammo, senz’altro lei era nervosa ma anche io avevo le mie ansie. Pensai, stupidamente, che lei non volesse veramente me, mi convinsi che lei era alla ricerca di un padre per suo figlio e basta. Me ne andai di casa all’una di notte».

Dibba vaga per le strade di Roma, va a comprare il tabacco in piazza Venezia. Poi realizza di essere soltanto «un grandissimo stronzo spaventato. Aspettai le 3.45 del mattino che aprisse il mercato dei fiori che sta in un quartiere che si chiama Prati e spesi una fortuna in rose e girasoli».

sahra lahouasniaSAHRA LAHOUASNIA
Torna a casa, porta i fiori e chiede scusa. Una cosa che ha imparato a fare in questi mesi, grazie anche alla terapia di coppia, rivela nel libro: «Non è facile imparare a chiedere scusa come non è affatto semplice comunicare in questo dannato mondo dove si corre sempre senza fermarsi mai. Ecco perché ho proposto a Sahra di fare terapia di coppia. Per noi, ma anche per te. Avevamo bisogno di imparare a dirci le cose nel modo giusto, ad aprirci, a mostrare l’uno all’altra le proprie paure.

alessandro di battista sahra lahouasniaALESSANDRO DI BATTISTA SAHRA LAHOUASNIA
Quando mostri le tue paure i “mostri” fanno meno paura. L’esperienza della psicoterapia è stata molto positiva e sento di consigliarla a tutti quanti. Come posso spiegarla a te, Andrea? Guarda, è come viaggiare, solo che al posto di farlo al di fuori di te lo fai dentro, e noi l’abbiamo fatto dentro la coppia. Ci siamo impegnati tanto, non abbiamo mai mollato, credimi. Ogni volta che uscivamo dallo studio dello psicologo sentivamo di conoscerci un po’ di più».


alessandro di battista sahra lahouasnia e il figlio andreaALESSANDRO DI BATTISTA SAHRA LAHOUASNIA E IL FIGLIO ANDREA
Paura, azione, reazione. Il cammino rivelato da Di Battista, che sia politico o personale, è tutto qui. Paura, azione, reazione. La coppia va avanti, dà la notizia prima alla mamma di lui («”Mi avete preso in contropiede, mi avete preso in contropiede!”»), poi a quella di lei, a Parigi: «Tua mamma era nervosa», scrive Dibba rivolgendosi al figlio, «non capita spesso di dover presentare il proprio ragazzo alla madre nello stesso giorno in cui le si dice di essere incinta. Io, al contrario, ero molto tranquillo. Mi ero preparato al meglio, e da due mesi studiavo il francese perché volevo parlare a tua nonna nella sua lingua. Sahra non lo sapeva, e dal momento che facevo un po’ il misterioso le era quasi venuto il sospetto che avessi un’amante. Ma quale amante! Sparivo per andare a prendere lezioni private di francese».
alessandro di battista sahra lahouasnia e il figlio andreaALESSANDRO DI BATTISTA SAHRA LAHOUASNIA E IL FIGLIO ANDREA

Adesso, continua Di Battista ricordando la sua scelta di sospendere l’attività parlamentare, il suo posto è altrove, fuori dai palazzi romani, accanto ad Andrea e a sua madre, per le strade d’America. Possibilmente, sempre al rovescio, perché è in quella posizione che si legge meglio il mondo.

Fonte: qui
BEPPE GRILLO LUIGI DI MAIO ALESSANDRO DI BATTISTABEPPE GRILLO LUIGI DI MAIO ALESSANDRO DI BATTISTA