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sabato 29 giugno 2019

Sea Watch forza il blocco: l'attracco a Lampedusa e l'arresto della comandante Carola. Sbarcati i migranti

La svolta nella notte con la nave ong che ha resistito a tre manovre di alt della Finanza. La Rackete rischia fino a 10 anni. Il ministro Milanesi: "La Libia non è un porto sicuro"

L'arresto di Carola Rackete, comandante delal Sea Watch, a Lampedusa (foto da Twitter)

TiscaliNews

Carcere e processo per direttissima. E' quel che rischia Carola Rackete, comandante della nave Sea Watch entrata nel porto di Lampedusa violando per l'ennesima volta l'alt intimatogli dalla Guardia di Finanza. E mentre avviene lo sbarco dei migranti dopo due estenuanti settimane di tensioni internazionali e braccio di ferro fra la Rackete e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a far salire la tensione nel governo è il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Il quale ha preso posizione, ricordando che "la Libia non può considerarsi porto sicuro". 
La svolta nella notte
Con un blitz in piena notte, la Sea Watch dopo due settimane in mezzo al mare, come già si scriveva è entrata a Lampedusa. "Non ce la faccio più, devo portarli in salvo", ha detto la comandante Carola Rackete all'equipaggio comunicando la decisione che aveva preso. Una scelta che le è costata cara: i finanzieri, con la nave ormai ormeggiata in banchina, sono saliti a bordo e l'hanno arrestata per violazione dell'articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra. E ora Rackete rischia una condanna da 3 a dieci anni. La decisione di non attendere più la comandante la prende poco dopo l'una di notte: accende i motori e fa rotta verso l'isola. Immediatamente la motovedetta della Guardia di Finanza che in questi ultimi due giorni è sempre rimasta accanto alla nave della ong le intima l'alt. Un ordine, dicono i finanzieri, ripetuto tre volte e sempre rimasto inascoltato. Quando è ormai evidente che la Sea Watch è entrata in porto, la motovedetta tenta un'ultima mossa, ponendosi tra la banchina e la nave per impedire l'attracco. Ma Carola non si ferma e porta la Sea Watch sempre più vicino. L'incidente viene evitato per un niente: la motovedetta e la nave si toccano per un'istante, l'imbarcazione della Gdf finisce contro la banchina e riesce però a sfilarsi senza conseguenze per l'equipaggio.
Applausi e indignazione
L'ingresso della nave è accolto sul molo dagli applausi dei sostenitori della Ong e dalle grida di un gruppo di lampedusani, guidati dall'ex vicesindaco dell'isola Angela Maraventano, che urlano vergogna. "Non si può venire a fare quello che si vuole, non venite nelle nostra isola se no succede il finimondo. Fate scendere i profughi e poi arrestateli tutti", ha gridato Maraventano più volte rivolgendosi alle forze dell'ordine. All'esponente leghista ha risposto l'ex sindaco Giusi Nicolini, anche lei sul molo: "Che vuoi tu, chi sei tu per decidere chi deve venire e chi no". Alle 2.50 i finanzieri sono saliti a bordo della nave per uscirne, tre minuti dopo, con la comandante, che è stata prelevata e fatta salire su un'auto tra gli applausi e qualche insulto. L'arresto è stato formalizzato poco dopo nella caserma della Guardia di Finanza: con la manovra compiuta, è la tesi degli investigatori, Carola ha fatto resistenza alle autorità e ha rischiato di provocare un incidente. Per questo è probabile che le venga contestato anche il tentato naufragio. "Non avevamo scelta - dice la portavoce della Ong Giorgia Linardi -. Alla comandante non è stata data nessuna soluzione nonostante avesse dichiarato da 36 ore lo stato di necessità. Era dunque sua responsabilità portare queste persone in salvo. La violazione non è stata del comandante, ma delle autorità che non hanno assistito la nave per sedici giorni".

Nave sotto sequestro e migranti sbarcati

Subito dopo aver portato via Carola, i militari e gli uomini della Polizia sono saliti a bordo per notificare il provvedimento di sequestro della nave. E a bordo sono saliti anche i medici e i volontari dell'Unhcr e dell'Oim, per un primo screening sanitario e per fornire ai migranti le prime informazioni. I 4' migranti al sorgere dell'alba hanno messo finalmente piede a terra. Non prima di aver abbracciato uno ad uno i volontari di Sea Watch.

Milanesi contro la linea di Salvini

Nel mentre a rendere massima la tensione nel governo sul caso Sea Watch è stato il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Queste le sue parole in risposta ad una domanda durante l'incontro alla Farnesina con l'inviato Onu Ghassan Salamé: "La definizione di porto sicuro viene dalle convenzioni internazionali, queste condizioni per la Libia non ci sono. Non siamo noi a dirlo. So che da questo nascono varie precisazioni di carattere mediatico su convergenze di posizioni o meno, ma è un dato di fatto del diritto internazionale. Gli interventi della Guardia costiera libica vanno collegati all’esercizio del diritto-dovere di sovranità di quello Stato. Bisogna, inoltre, ricordare che le missioni di addestramento della Guardia costiera libica vengono effettuate anche nell’ambito di missioni dell’Unione Europea". Immediata la reazione del Pd, per bocca, tra gli altri, di Alessandro Alfieri, capogruppo in Commissione Esteri: "Milanesi ha spiegato bene che la Libia non e un porto sicuro. Dovrebbe spiegarlo bene al suo collega Salvini, che vorrebbe rispedire in Libia tutte le persone migranti che dalla Libia affrontano viaggi della speranza verso l’Europa". 

domenica 7 aprile 2019

La nuova alleanza in Medio Oriente agita le potenze mondiali

Un nuovo blocco sta emergendo nel grande Medio Oriente con gli obiettivi dichiarati di dominare l'intero mondo arabo , confrontando e contenendo gli Stati Uniti e i loro alleati; e controllando l'intera economia, dalla produzione ai trasporti.
I membri principali del nuovo blocco sono Turchia, Iran e Qatar; con Iraq, Siria, Libano e Giordania sottomettendosi al nuovo blocco.
Gli esperti russi chiamano il nuovo blocco "l'Intesa del Medio Oriente" .
La chiave del successo del blocco è la correlazione emergente dell'influenza delle grandi potenze all'indomani delle guerre in Siria e in Iraq . La Russia e la Repubblica popolare cinese sono pronte a scendere a compromessi con i poteri regionali per assicurare i loro interessi vitali e globali, mentre gli Stati Uniti, l'Arabia Saudita e, in misura minore, Israele, sono le nemesi del blocco.
Le radici dell '"Intesa del Medio Oriente" sono a Doha. Il Qatar nell'estate 2017 ha avviato una miriade di discussioni bilaterali e trilaterali con Iran e Turchia dopo che l'Arabia Saudita e gli alleati del GCC hanno imposto l'assedio al Qatar nel giugno di quell'anno. Tuttavia, non è stato fino alla seconda metà del 2018, con l'impatto iniziale dell'assedio largamente migliorato, che la postura di lungo termine post-bellica del più grande Medio Oriente è diventata una priorità importante.
Fu allora che Doha, Teheran e Ankara iniziarono a parlare di formare un blocco strategico coerente.
Secondo Iman Zayat, Managing Editor di The Arab Weekly, a fine novembre 2018, i tre paesi hanno firmato un accordo a Teheran per creare un "gruppo di lavoro comune per facilitare il transito delle merci tra i tre paesi". Questo fu l'inizio di un profondo riallineamento delle tre potenze regionali. "Il Qatar si è unito irrevocabilmente con Ankara e Teheran contro i suoi ex alleati arabi. Si è definitivamente posizionato in un'alleanza regionale che persegue il dominio geopolitico guidando l'instabilità ", ha osservato Zayat.
Non ci volle molto perché le tre potenze potessero rendersi conto che per avere successo in un simile blocco bisognava concentrarsi sui problemi di sicurezza e non solo sulle questioni economiche.
Seguirono trattative di tipo hectico. A metà dicembre del 2018, i tre ministri degli esteri - Muhammad bin Ab-dulrahman al-Thani, Mohammad Javad Zarif e Mevlut Çavusoglu - hanno firmato i protocolli e gli accordi per il nuovo blocco a margine del 18 ° Forum di Doha. Nel forum, il Qatar ha formalmente chiesto "una nuova alleanza che sostituisca il Consiglio di cooperazione del Golfo di quattro decenni". Da allora, sono in corso negoziati specifici e concreti sul consolidamento del blocco. Le modalità finali per le azioni congiunte e le priorità comuni, in particolare l'integrazione degli stati arabi, sono state formulate a partire dal marzo 2019.
L'Iran era la forza dominante in questa fase.
L'ultima spinta decisiva per l'integrazione araba ha avuto luogo durante la visita di Bashar al-Assad a Teheran il 25 febbraio 2019. Qui si è presentato alle richieste dei mullah iraniani e alla stretta supervisione di Teheran. Significativamente, durante il suo soggiorno a Teheran, Assad è stato costantemente scortato da Qassem Soleimani, Mahmoud Alavi e Ali Akbar Velayati, che ha partecipato a tutti i suoi incontri con i leader iraniani. A Teheran, Assad si è impegnata a sostenere il nuovo blocco ea sostenere il grande Medio Oriente che i membri del blocco stavano cercando di creare.
Gli obiettivi geo-strategici e geoeconomici del blocco sono enormi e, come stanno le cose alla fine di marzo 2019, ampiamente raggiungibili.
Il primo obiettivo dell '"Intesa del Medio Oriente" è stato quello di consolidare rapidamente una forte influenza, se non la gemma, su Iraq, Siria, Libano e Giordania prima che la Mezzaluna fertile delle minoranze potesse riemergere come una valida strategia geo-strategica e entità. Il ruolo principale della rinascita Mezzaluna fertile delle minoranze fu quello di costituire un cuscinetto che contenesse l'impennata dell'ambiente arabo sunnita e il blocco dell'accesso sia dell'Iran che della Turchia alle terre centrali di al-Jazira.
La più grande paura dei membri del blocco, tuttavia, fu la possibile ascesa dei curdi come potenza regionale una volta interiorizzato il tradimento degli Stati Uniti e pronti a stringere accordi con Mosca e Damasco. La generale suscettibilità dei quattro paesi arabi alla nuova posizione regionale era evidente dal loro palese disprezzo delle sanzioni statunitensi contro l'Iran. Quindi, questa regione sarebbe presto diventata la chiave per un nuovo atteggiamento grandioso e strategico per l'intero Medio Oriente.
Teheran è emerso come il potere dominante nella posizione di sicurezza.
L'ondata è stata condotta sotto il comando di Maj.-Gen. Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds del Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC: Pasdaran). Il leader supremo Ayatollah Ali Khamene'i, l'11 marzo 2019, ha assegnato al Soleimani un onore unico e di alto livello: l'Ordine di Zolfaghar. [Significativamente, questo ordine, stabilito nel 1856 come La decorazione del comandante dei fedeli dall'imperatore Naser al-Din Shah, fu conferito fino al 1925 dove fu ribattezzato "L'Ordine di Zolfaghar dall'Emperatore Reza Shah I." non era stato premiato dopo la caduta dello Scià nel 1979 fino al premio - presumibilmente nella più alta delle tre classi dell'Ordine - a Maj.-Gen. Soleimani.]
Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha riferito all'agenzia Mehr News che Soleimani ha ricevuto il premio per il suo ruolo guida "nella lotta contro il terrorismo e l'estremismo nella regione". Zarif ha sottolineato che i risultati di So-Leimani "hanno preparato le basi per la creazione di una regione forte e stabile, libera dalla violenza e dalla radicalizzazione".
Il 18 marzo 2019, i comandanti militari di Iran, Siria e Iraq si sono riuniti a Damasco per discutere della cooperazione strategica e operativa a lungo termine. Le delegazioni erano guidate da Mohammad Bagheri (capo di stato maggiore delle forze armate iraniane), Ali Abdullah Ayyoub (ministro della difesa siriano) e Othman al-Ghanmi (capo di stato maggiore dell'esercito iracheno). Ufficialmente, il vertice si è occupato del coordinamento delle operazioni antiterrorismo, della messa in comune delle frontiere e dell'apertura delle frontiere e del ripristino del controllo di Damasco sull'intero territorio siriano.
In realtà, il vertice tripartito ha discusso la posizione regionale emergente ora che le guerre in Siria e in Iraq si stanno avvicinando alla fine. Bashar al-Assad ha affrontato il vertice e ha sottolineato problemi di sicurezza e politica a lungo termine.
Bagheri ha spiegato che l'obiettivo del "vertice tripartito tra Iran, Siria e Iraq con la partecipazione dei loro comandanti anziani [era] di coordinare gli sforzi nella lotta contro i gruppi terroristici nella regione. ... Negli ultimi anni è stato raggiunto un eccellente coordinamento tra Iran, Siria, Russia e Iraq, e c'è stata solidarietà con l'Asse della Resistenza che ha portato a importanti vittorie nel contrastare il terrorismo, e oggi, sulla base di queste vittorie, il consolidamento della sovranità e il progresso verso la liberazione del resto della Siria è in atto ".
Contemporaneamente, le prime indicazioni delle cose a venire si stavano già rivelando.
A metà marzo 2019, il vice primo ministro turco Muhterem Ince e il suo omologo iraniano, Hussein Zulfiqari, hanno raggiunto "un accordo sul lancio di un'operazione simultanea contro i gruppi terroristici che minacciano la sicurezza di entrambi i paesi" durante un incontro ad Ankara. In caso di successo, questa sarebbe la prima di molte operazioni. La prima operazione congiunta è stata condotta il 18-23 marzo 2019, principalmente nel nord dell'Iraq. Oltre alle bombe e ai bombardamenti diffusi, circa 600 forze speciali turche e iraniane hanno effettuato operazioni di incursione congiunta contro i "campi terroristici" curdi. Negli ultimi giorni dell'operazione, i bombardamenti aerei erano diretti contro tutte le nemesi curde in Siria, Iraq, Turchia e Iran. Il 24 marzo 2019, Ankara e Teheran hanno annunciato che "sono determinati a continuare a svolgere tali operazioni congiunte di antiterrorismo".
Nel frattempo, il Qatar è emerso come il potere dominante su tutte le questioni relative all'economia regionale.
La prima priorità era quella di costruire nuovi oleodotti e gasdotti del Qatar nel Mediterraneo attraverso Iran-Iraq-Siria e collegarsi anche agli oleodotti in Turchia. Questi oleodotti andrebbero a sostituire i "gasdotti sunniti" originariamente pianificati che dovevano attraversare il Qatar, l'Arabia Saudita, l'Iraq e la Siria e che in origine avevano portato al supporto il Qatar per la jihad siriana. I nuovi gasdotti si sposterebbero sulle rive del Mediterraneo - principalmente il porto siriano di Latakia - gas e petrolio da Qatar e Iran. I gasdotti sarebbero seguiti da linee elettriche e un'infrastruttura di trasporto completamente integrata su base regionale.
L'infrastruttura strategica a lungo termine immaginata dall'Intesa del Medio Oriente riflette le grandiose aspirazioni strategiche dell'Iran e della Turchia.
Le arterie chiave sarebbero dall'Iran alle rive del Mediterraneo, e dalla Turchia occidentale al Mar Rosso e all'Hijaz. In definitiva, queste strade sarebbero state soppiantate dalle ferrovie. L'Iran e l'Iraq hanno già iniziato a costruire la linea ferroviaria dal valico di confine di Shalamcheh a Bassora in Iraq. Questo è il primo segmento di una linea che raggiungerebbe Latakia. Teheran sta negoziando con Damasco la gestione iraniana del porto civile di Latakia (i russi controllano le strutture militari) nei prossimi mesi come uno sbocco importante per il commercio internazionale dell'Iran.
Prese insieme, le nuove ferrovie avrebbero fornito l'accesso per la Nuova Via della Seta al Mediterraneo orientale e al Mar Rosso; collegherebbe la rotta nord-sud Russia-Iran con il Mediterraneo; e costituirebbe un'estensione della linea ferroviaria Europa-Turchia molto simile alla vecchia ferrovia di Baghdad e del Golfo Persico. L'attuale sistema ferroviario iraniano collega la linea ferroviaria nord-sud al confine pakistano e, quindi, in definitiva, alla Cina occidentale.
Sia Pechino che Mosca sono più interessate al rapido completamento di queste linee ferroviarie come parte della estesa Belt and Road Initiative (BRI).
Presi insieme, l'accordo di cooperazione sui trasporti tra i tre membri del blocco (Qatar, Iran e Turchia) e l'accordo sui trasporti tra Iran, Iraq e Siria, prevedono un sistema di strade e ferrovie che collega tutti questi stati. Ciò rende l'Iran il fulcro delle reti di trasporto regionali e, quindi, un importante fornitore di accesso per la RPC. In effetti, gli alti funzionari della RPC ritengono che l'Iran sia "un perno chiave del BRI cinese nella regione".
Il 19 marzo 2019, il Ministro del Commercio della RPC Zhong Shan ha sottolineato il ruolo dell'Iran come "il partner strategico" nel grande Medio Oriente per "l'ulteriore sviluppo dei legami economici e commerciali" con l'intera regione. "L'Iran è il partner strategico della Cina nel Medio Oriente e la Cina è il più grande partner commerciale e importatore di petrolio dall'Iran", ha detto Zhong. In definitiva, ciò garantirebbe all'Iran un posto centrale nei calcoli strategici ed economici globali della RPC.
Il secondo obiettivo dell '"Intesa del Medio Oriente" era usare il blocco arabo, in particolare i suoi elementi sunniti, in concomitanza con l'escalation nello Yemen e la crescente ostilità di Oman (non sunnita, ma ibadita), per soffocare e sottomettere Arabia Saudita. Con l'Arabia Saudita già vicina all'implosione in seguito al regno del principe ereditario Mohammed bin Salman bin 'Abd al-'Aziz al-Saud, i leader di Doha, Teheran e Ankara sembrano convinti che ci vorrebbe solo una piccola pressione al fine di provocare la disgregazione e l'auto-smembramento dell'Arabia Saudita.
La chiave per il successo anticipato del blocco era nel capitalizzare le tendenze basate sul patrimonio già in crescita in tutta l'Arabia Saudita. L'impatto complessivo della sovversione turco-giordana e islamista-jihadista nell'Hejaz, l'impatto crescente dei movimenti anti-Al-Saud tribali e jihadisti che organizzano negli altopiani nejdi e la radicalizzazione e militanza facilitata dall'Iran degli sciiti le comunità arabe orientali saudite accelererebbero lo smembramento dell'Arabia Saudita secondo le linee tradizionali. Anche se presto la Casa di al-Saud non avesse perso il potere, la miriade di problemi interni avrebbe impedito all'arabo saudita di giocare un ruolo regionale contro il nuovo blocco ei suoi alleati.
Un gran numero di funzionari e esperti dell'intelligence in tutto il Medio Oriente concordano con questa valutazione.
La Russia è stata messa in imbarazzo dall'emergere dell '"Intesa del Medio Oriente".
Alla fine di dicembre del 2018, alcuni esperti russi hanno spiegato che "Turchia, Iran e Qatar si stanno muovendo in modo diretto verso la creazione di un'alleanza a pieno titolo in Medio Oriente, minacciando di apportare gravi modifiche allo status quo nella regione." E anche se il summit tripartito di Damasco e altri forum regionali ha salutato la loro amicizia con la Russia, il Cremlino era preoccupato per l'ascesa del blocco. I numerosi vertici tripartiti e gruppi di lavoro della Russia hanno sottolineato ripetutamente la completa sfiducia tra Iran e Turchia. Le enormi vendite di armi russe ad entrambi i paesi non devono essere confuse, in quanto sono principalmente uno strumento per mantenere entrambi i paesi legati alla Russia e in rotta di collisione con gli Stati Uniti.
Inoltre, la Russia ha una disputa di lunga data con il Qatar a causa del suo sostegno ai jihadisti del Caucaso del Nord (sia in Qatar che in Siria-Iraq).
La cosa più importante è che il grande progetto del Cremlino per il futuro del grande Medio Oriente si basa sull'ascesa della Mezzaluna fertile delle minoranze - dove ai curdi è assegnato un ruolo chiave - come una zona cuscinetto che contiene l'impennata dell'ambiente arabo sunnita e che blocca il accesso sia dell'Iran che della Turchia nel cuore di al-Jazira. La Russia è consapevole che sia l'Iran che la Turchia sono implacabili nemici dei kurdi e non permetterebbero mai ai kurdi di stabilire un'entità vitale ai loro confini nonostante il sostegno russo. Le operazioni congiunte turco-iraniana contro i curdi nel nord dell'Iraq sono foriere dell'escalation anti-curda a venire, un'escalation che la Russia non può impedire.
Allo stesso tempo, la Russia è ancora il principale grande potere nella regione e il facilitatore dei progetti di accesso e sviluppo della RPC.
Per mantenere i loro interessi vitali nel contesto dell'ascesa del blocco, la Russia potrebbe dover affrontare l'imperativo per significativi compromessi. Esperti e funzionari russi riconoscono l'esistenza di uno scenario pessimistico incentrato sulla presenza russa lungo le coste orientali del Mediterraneo (oltre l'autostrada Aleppo-Damasco), bloccando l'invasione USA / Occidente. Per raggiungere questo obiettivo, la Russia avrebbe dovuto stringere alleanze più strette con gli alawiti, i drusi e le élite urbane della Siria, oltre a proteggere Israele (e la sua enorme popolazione di origine russa) sia dall'Iran che dalla Turchia. Detto questo, tenere la cintura lungo le rive del Mediterraneo significherebbe anche bloccare le arterie vitali dei trasporti che sia l'Iran che la Turchia sono determinati a stabilire.
Quindi, il Cremlino concede, lo scontro potrebbe essere inevitabile.
Di conseguenza, il 19 marzo 2019, mentre il vertice militare tripartito si riuniva a Damasco, Pres. Russia. Vladimir Putin ha inviato il ministro della difesa Sergei Shoigu a Damasco. L'obiettivo principale della visita di Shoigu era garantire gli interessi russi nel contesto della nuova posizione regionale.
Si è incontrato prima con Pres. Bashar al-Assad e ha trasmesso un messaggio speciale da Putin. Il Ministro Shoigu ha tenuto colloqui con il Pres. Assad, l'intera leadership della difesa siriana e alti generali russi. Assad e i suoi generali ammisero che non c'era alcun sostituto all'aiuto militare russo, e che senza la Russia sarebbe stato impossibile completare la sconfitta dei jihadisti e liberare il territorio siriano.
Shoigu ha risposto che la Russia "continuerà a sostenere gli sforzi per riguadagnare il controllo del Governo siriano su tutto il paese" alle condizioni di una vera alleanza. "La Siria, con il sostegno della Russia, ha indubbiamente raggiunto un successo significativo nella lotta contro il terrorismo internazionale", ha ricordato Shoigu ai suoi interlocutori. Ha spiegato che il Cremlino era molto interessato a "le questioni relative alla lotta al terrorismo internazionale insieme a vari aspetti della sicurezza in Medio Oriente e degli accordi postbellici".
Assad è stato elogiativo nel lodare Putin e l'aiuto russo, ma Shuigo non era convinto.
Nel frattempo, i Qatar ed i loro alleati hanno chiarito che non temono una reazione degli Stati Uniti all'emergenza "dell'Intesa del Medio Oriente".
Gli alti funzionari del Qatar attribuiscono questo a ripetute minacce da Doha che se gli Stati Uniti dovessero interferire con il nuovo blocco e la sua ascesa al potere, Doha ordinerebbe l'immediata chiusura dell'enorme base americana ad Al-Udeid, in Qatar, e smetterebbe di intercedere anche con Teheran impedire ai jihadisti sciiti sponsorizzati dall'Iran di attaccare la base della marina statunitense in Bahrain. Inoltre, la crescente dipendenza della comunità di intelligence degli Stati Uniti sull'intelligence turca (Milli? Stihbarat Te? Kilat ?: MIT) per le operazioni clandestine in Asia centrale e nel sostegno delle comunità musulmane secessioniste sia della Russia che della Cina rappresenta gli Stati Uniti reazione muta all'abbandono turco della NATO.
La stessa logica negherebbe la resistenza degli Stati Uniti all'ascesa del blocco. Allo stesso modo, l'entusiasmo degli Stati Uniti per un summit Trump-Rouhani (adattato dopo il summit Trump-Kim), in cui il Qatar e l'Oman erano i principali mediatori, avrebbe anche frenato una dura reazione al crescente ruolo regionale dell'Iran.
L'amministrazione Trump è consapevole dei limiti statunitensi nel grande Medio Oriente.
Allo stesso tempo, gli Stati Uniti restano fermi nell'impedire alla Repubblica popolare cinese e alla Russia di consolidare la loro influenza nel grande Medio Oriente e di portare la Nuova Via della Seta nella regione. I maggiori funzionari statunitensi, il principale consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e il segretario di Stato Mike Pompeo, hanno ripetutamente avvertito che non ci potrebbe essere alcun compromesso con la RPC, né la tolleranza dell'ascesa della RPC da nessuna parte. "Questo è un grosso problema, come affrontare la Cina in questo secolo - probabilmente la più grande questione internazionale che affrontiamo", ha affermato Bolton il 21 marzo 2019.
Dal momento che l'influenza degli Stati Uniti nel Medio Oriente arabo era diventata quasi inesistente, entro il 2019, nonostante la presenza delle forze americane in Siria-Iraq-Giordania e le relazioni speciali con l'Arabia Saudita, l'attenzione degli Stati Uniti si era concentrata sul soffocare le arterie nord-sud e est-ovest tra la Russia, la RPC e il grande Medio Oriente colpendo l'anello più debole: l'Azerbaijan.
Washington è convinto che se si applicasse una forte pressione, allora Baku taglierebbe le cruciali arterie di trasporto che transitano e si collegano in Azerbaijan a scapito della Nuova Via della Seta e del blocco che la sostiene. Ciò, tuttavia, non farebbe che galvanizzare sia la Turchia che l'Iran in ulteriori azioni anti-statunitensi all'interno e attorno al grande Medio Oriente, rafforzando ulteriormente "l'Intesa del Medio Oriente".
Inoltre, la logica di Washington respinge la realtà che, se l'Azerbaijan avesse rispettato, sarebbe sostanzialmente isolato e senza i mezzi per far sì che le sue esportazioni raggiungessero i loro mercati.
Tradotto automaticamente con Google

domenica 17 marzo 2019

BANKITALIA BLOCCA "CONTO ARANCIO": TROVATE IRREGOLARITÀ E CARENZE SULLE NORME ANTIRICICLAGGIO

“ING BANK” NON POTRÀ ACQUISIRE NUOVI CLIENTI, MENTRE PER CHI LO È GIÀ NON DOVREBBE CAMBIARE NIENTE 

VA AVANTI LA TRATTATIVA CON BRUXELLES SUL FONDO PER I RISPARMIATORI TRUFFATI DALLE BANCHE: L’UE NON VUOLE CHE SUI RIMBORSI DECIDA UNA COMMISSIONE DEL MEF

Francesco Pacifico per “il Messaggero”

La Banca d' Italia blocca Conto Arancio. Con un provvedimento del 12 marzo l' istituto centrale ha imposto alla succursale italiana della Ing Bank, a cui fa capo il marchio, «di astenersi dall' intraprendere operazioni con nuova clientela». Nessun effetto invece su chi è già cliente della società olandese. «La clientela in essere non viene toccata», precisa Bankitalia sottolineando di aver «adottato tale provvedimento a seguito di verifiche ispettive, condotte dal 1° ottobre 2018 al 18 gennaio 2019, dalle quali sono emerse carenze nel rispetto della normativa in materia di antiriciclaggio».

BANKITALIA 3BANKITALIA
«Le attività dedicate all' acquisizione di nuovi clienti sono momentaneamente sospese - si legge sul sito di Conto Arancio -. Tutti i servizi per i già clienti di Ing continuano ad essere pienamente operativi attraverso i nostri consueti canali». L' istituto, rileva ancora via Nazionale, «ha comunicato di essere già attivamente impegnata nel rafforzare il suo complessivo sistema dei controlli antiriciclaggio.

ing direct conto arancio 6ING DIRECT CONTO ARANCIO
L' impegno a realizzare rapidamente un piano di rimedio per affrontare e rimuovere le carenze della succursale italiana consentirà alla Banca d' Italia di verificare che le debolezze sul fronte antiriciclaggio siano pienamente rimosse al fine di poter revocare il provvedimento».
BANKITALIA 2BANKITALIA



IL NODO
Intanto sul fondo di indennizzo per i risparmiatori truffati dalle banche (la dotazione del Fir è di oltre un miliardo e mezzo di euro per i prossimi tre anni) una risposta da Bruxelles potrebbe arrivare prima che entri nel vivo la campagna elettorale per le Europee.
ing direct conto arancio 3ING DIRECT CONTO ARANCIO

L' Unione e il governo sono distanti ancora su un punto su cui non riescono a trovare una quadra: il giudizio del magistrato o l' arbitrato di un' autorità terza che deve valutare sull' ammissibilità dei ricorsi. Bruxelles ha respinto la proposta italiana di far decidere sui rimborsi a una commissione del Mef e non ha cambiato idea neppure quando il ministero ha ipotizzato di inserire tra i nove membri del futuro consesso dei magistrati.

RISPARMIATORI ANTI RENZIRISPARMIATORI ANTI RENZI
Dopo il niet, gli sherpa hanno rilanciato proponendo nuove modifiche per superare il nodo dell' automatismo, che secondo la Ue cozza contro la normativa degli aiuti di Stato. Spiega l' economista ed ex vicedirettore di Banca d' Italia, Angelo De Mattia: «Dal lato italiano si parte dal concetto del raggiro massivo di massa, che poi trova la sua base nelle iniziative dei tribunali e degli organi di controlli.

Invece da Bruxelles si sostiene che la decisione va attribuita al magistrato o a un collegio arbitrale». Dal governo comunque traspare ottimismo. Anche perché la Ue avrebbe accolto tutti gli altri punti del decreto.

Fonte: qui

lunedì 28 gennaio 2019

IL MAGISTRATO NORDIO SUL CASO SALVINI-DICIOTTI: “SE VA A PROCESSO VA ALLE ELEZIONI E FA IL PIENO DI VOTI, SE NON VA A PROCESSO LA SUA POLITICA VIENE AVALLATA ANCHE PER IL FUTURO. SE UN MINISTRO RITIENE SIA GIUSTO IMPEDIRE LO SBARCO, FA UN ATTO POLITICO, E SI DEVE PRONUNCIARE IL PARLAMENTO”

“LA LEGGE DEL MARE? I TRAFFICANTI GIOCANO SULLA NOSTRA EMOTIVITÀ…”
Serenella Bettin per www.ilgiornale.it

matteo salvini saluta carlo nordioMATTEO SALVINI SALUTA CARLO NORDIO
Silenzio. Parla Nordio. Grandi applausi venerdì sera all'hotel Mioni Pezzato di Abano Terme dove oggi si conclude la nona edizione della settimana dei Lettori del Giornale. Il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, ospite de "L'intervista" Una serata viva e densa di approfondimenti moderata dall'inviato speciale del nostro quotidiano, Stefano Zurlo che poco prima aveva presentato il suo ultimo libro Quattro colpi per Togliatti.

SALVINI MIGRANTISALVINI MIGRANTI
Un Nordio critico verso i giudici e le autorità religiose. Lui, classe 1947, ha seguito le inchieste di Tangentopoli, fino allo scandalo Mose. E sul caso della nave Diciotti ha chiarito che Salvini, semmai, debba essere giudicato sul piano politico e non giudiziario. Perché ora secondo i magistrati catanesi il «sequestro di persona aggravato» dei 177 migranti della Diciotti è il reato per il quale è chiesta l'autorizzazione a procedere, contro la richiesta di archiviazione del pm Carmelo Zuccaro.

intervento di carlo nordioINTERVENTO DI CARLO NORDIO
«Questo parlamento ha detto Nordio - deve dire entro 60 giorni se la linea di Salvini è giusta o sbagliata. Se la linea è politicamente condivisa oppure no». Sessanta giorni in cui arriviamo dritti alla vigilia delle europee, per un Salvini, ha detto Nordio, che «potrebbe uscirne paradossalmente rafforzato».

«Se va a processo va alle elezioni e probabilmente fa il boom di voti; se non va a processo, la sua politica sui migranti viene avvallata dal Senato anche per il futuro. Io avrei preferito la faccenda si chiudesse». E invece si rischia di provocare un cataclisma politico. «Se il ministro ritiene sia giusto impedire lo sbarco per turbative all'ordine pubblico, fa un atto di discrezionalità politica ha detto se poi andasse a giudizio, si creerebbero problemi immensi dal punto di vista giuridico».
diciottiDICIOTTI

Il nodo cruciale è che essendo un atto politico, la legge costituzionale 16 gennaio 1989, prevede che a pronunciarsi debba essere il parlamento e non la magistratura. Quanto al fronte immigrazione, spiega Nordio, «la legge del mare, spesso citata a vanvera, dice che devi salvare il naufrago e portarlo in un porto sicuro: Libia, Malta o Tunisia. Ma sono sicuri anche i porti delle navi Ong: Francia, Germania e Olanda».

annalisa chirico carlo nordioANNALISA CHIRICO CARLO NORDIO
Gli accordi internazionali vanno applicati secondo il principio del rebus sic stantibus ossia della situazione al momento della stipula: se i fatti sopravvenuti cambiano, è giusta una modifica. «Nessuno sapeva sarebbero arrivati così tanti naufraghi dice - e la legge del mare non prevede si vadano a salvare al largo delle coste libiche le navi Ong per naufragi programmati da organizzazioni criminali.

diciotti migrantiDICIOTTI MIGRANTI





Evidentemente nei governi precedenti abbiamo fatto accordi per cui ce li teniamo tutti qua, anche se salvati da navi militari straniere. Tutto questo andrebbe spiegato alle autorità religiose, agli italiani, a tutti. I veri poveri restano lì, i migranti che arrivano non sono denutriti. I trafficanti sono intelligenti e spregiudicati, confezionano i gommoni, come si confezionano i pacchi di natale, mettono dentro due o tre bambini destinati a morire per farci cadere nell'emotività.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE
Noi non li prendiamo perché siamo buoni, ma perché siamo rassegnati. Anche su questo dovrebbero riflettere le autorità religiose. Se uno va a controllare l'origine di questi flussi viene accusato di colonialismo. Il nodo è politico, l'abbiamo fatto incancrenire per anni. La tragedia è nata con l'insensata aggressione della Libia voluta da Sarkozy. Per usare una frase volgare ma geniale di Churchill: la Francia si è fatta il bidè in casa e poi ha fatto bere l'acqua a noi».

Fonte: qui

DIFENDERE MATTEO SALVINI NON É SCELTA POLITICA. É UN DOVERE CIVILE – PARLA IL PROF SINAGRA

di Augusto Sinagra

Ho letto a fatica le fitte 50 pagine di motivazione della relazione del Tribunale di Catania (Sezione “reati ministeriali”) inviata al Senato della Repubblica per ottenere l’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona relativamente al noto caso della Nave “Diciotti”. Le ho lette con fatica per il crescente sdegno e disappunto.
I tre giudici tutti (casualmente) iscritti a “Magistratura Democratica” (notoriamente un vero e proprio movimento politico), si producono in una lunga dissertazione di norme di diritto internazionale generale e convenzionale che manifesta chiaramente l’uso strumentale delle norme stesse sul piano interpretativo.
Come anche l’intendimento strumentale dei dati di fatto della vicenda.
Omettendo commenti puntuali alle molto singolari considerazioni dei tre giudici, questi in buona sostanza si arrogano poteri di valutazione e di decisione politica spettanti esclusivamente all’Autorità, appunto, politica. Cioè spettanti esclusivamente al Ministro dell’Interno Matteo Salvini. E ciò fanno allo scopo di escludere, tra l’altro, l’esimente dell’art. 51 c.p. nonostante la legge n. 121 del 1982 indichi il Ministro dell’Interno come “responsabile della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica ed è l’autorità nazionale di pubblica sicurezza. Coordina i compiti e le attività delle forze di polizia esercitando la funzione di direzione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica”.

Questo significa che pur di arrivare a formulare l’accusa i tre giudici pretendono di privare il Ministro del suo potere di esercizio di un diritto o adempimento di un dovere!
Ma quel che è peggio è che, come detto, i tre giudici pretendono di valutare loro le esigenze di ordine pubblico e di pubblica sicurezza, oltre che di valutare loro se i contatti in sede europea svoltisi nei giorni dal 20 al 25 agosto 2018 (durata del preteso sequestro), per trovare una soluzione condivisa, giustificassero o meno la decisione politica del Ministro.
Qui siamo alla usurpazione dei poteri, allo stravolgimento dello Stato di diritto, alla negazione dei diritti e delle libertà, oltre che della autorità dello Stato nella sua configurazione di ripartizione dei poteri.
Montesquieu si rivolta nella tomba per lo sdegno. La “relazione” al Senato dei tre giudici che prima qualifica abusivamente i soggetti interessati come “migranti” e poi pudicamente come “stranieri non regolari” o “immigrati irregolari”, conferma un dato dell’esperienza e che cioè i provvedimenti giurisdizionali possono essere motivati in un modo o in un altro in vista di una preconcetta convinzione o preordinato convincimento. Per la mia pregressa esperienza di PM e di giudice posso darne attestazione.
In buona misura, secondo i tre giudici di Catania chiunque si diriga via mare verso la costa italiana ha diritto ad un “place of safety” (POS) e il Ministro dell’Interno ha l’obbligo di indicarlo subito. E chiunque, pur privo di documenti e non identificato, ha diritto ad entrare nel territorio dello Stato.

Signori, è l’invasione legalizzata, consentita e voluta. È la negazione della sovranità e indipendenza dello Stato.

È l’abolizione delle frontiere! Già c’era il precedente dell’eccentrico Capo di Stato Maggiore Generale della Difesa Ezio Vecciarelli che annunciava la sostanziale inesistenza dei confini dello Stato.
Dunque, la politica in materia di immigrazione ora la fanno i giudici! 

Troppo vi sarebbe da dire in punto di diritto (come, per esempio, il fatto che la Convenzione sul diritto del mare di Montego Bay non intacchi il potere dello Stato costiero di consentire o meno l’ingresso a soggetti stranieri, ancor più se privi di documenti di identificazione e dunque irregolari), come ha osservato il giovane e bravo Collega Prof. Daniele Trabucco.
Le Navi della nostra Guardia Costiera, dunque, non solo hanno l’obbligo di “salvare” in qualunque zona marittima naufraghi finti o naufraghi veri (e per questi ultimi certamente l’obbligo di salvataggio non conosce né se, né ma, né dove e né quando, ma anzi subito), ma avrebbero anche l’obbligo di portare in Italia tutti e chiunque! E solo in Italia! Ma anche al riguardo ebbe ad esprimersi il Comandante della Guardia Costiera italiana.
L’obiettivo è “colpire” il Ministro Matteo Salvini in quanto ostacolo a un preordinato progetto di disintegrazione dello Stato e di sconvolgimento della comunità civile.
Tutto ciò nonostante il Procuratore Capo di Catania Carmelo Zuccaro avesse correttamente richiesto l’archiviazione del procedimento. E non risulta che il Dottor Carmelo Zuccaro, che già ha una grande esperienza in materia, sia meno “bravo” o meno “perspicace” dei tre giudici autori di questo capolavoro di politica migratoria.

Professor Augusto Sinagra
Fonte: qui
Augusto Sinagra, nato a Catania il 18 agosto 1941. Dal 1965 al 1980 è stato magistrato ordinario. Dal 1980 fino al 2013 è stato professore ordinario di diritto internazionale, prima, e diritto dell’Unione Europea, dopo, presso l’università “Sapienza” di Roma. Ha tenuto corsi in molte università straniere. Dal 1999 è direttore della Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale. È autore di 201 pubblicazioni, tra cui diverse monografie tra le quali si segnalano “Sovranità contesa” (Giuffré, Milano, 1999), “Diritto e Giustizia, Ragione e Sentimento” (Aracne, Roma, 2004) e la seconda edizione del manuale “Lezioni di diritto internazionale” (Giuffré, Milano, 2016) di cui è coautore con il prof. Paolo Bargiacchi.