9 dicembre forconi: disarticolazione
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mercoledì 8 maggio 2019

“PAMELA MASTROPIETRO NON E’ MORTA DI OVERDOSE, E’ STATA UCCISA DA OSEGHALE”

IL PM A PROCESSO CHIEDE L’ERGASTOLO E 18 MESI DI ISOLAMENTO DIURNO PER IL NIGERIANO : “HA COMPIUTO ATTI SESSUALI SENZA IL CONSENSO DI PAMELA CHE SI TROVAVA SOTTO EFFETTO DI SOSTANZA STUPEFACENTE” 
ALCUNE PARTI DEL CORPO SONO STATE "SOPPRESSE" AL CHIARO SCOPO DI "NASCONDERE LA RESPONSABILITÀ DI QUANTO COMMESSO"

 
Pamela Mastropietro, la ragazza romana fatta a pezzi a Macerata il 30 gennaio del 2018, "non è morta di overdose, è stata uccisa da Oseghale con due coltellate. Chiedo l'Ergastolo e 18 mesi di isolamento duro". Così il sostituto procuratore Stefania Ciccioli nella requisitoria davanti alla Corte di Assise di Macerata nel processo che vede imputato Innocent Oseghale con l'accusa di aver stuprato, ucciso e fatto a pezzi la ragazza romana.

innocent oseghaleINNOCENT OSEGHALE
Il sostituto procuratore Ciccioli ha ricostruito i fatti secondo l'accusa a partire dal momento in cui i resti sono stati ritrovati chiusi in due trolley a Pollenza, attraverso l'esito delle indagini e i risultati delle consulenze. Ricordando l'esito degli accertamenti dei consulenti dell'accusa, il medico legale Mariano Cingolani e il tossicologo Rino Froldi, il sostituto procuratore ha osservato che "la morte di Pamela è avvenuta per le due ferite penetranti alla sede basale emitoracica destra dovendosi escludere l'overdose". In base agli esami tossicologici "Pamela era sì, nel momento della morte, sotto effetto di oppiacei" ma i dati rilevati "non sono coerenti con un'overdose".

INNOCENT OSEGHALEINNOCENT OSEGHALE






I consulenti dell'accusa hanno scritto nella loro relazione, ha ricordato Ciccioli, che le due coltellate al fegato sono state inferte quando Pamela era viva e la "lesività ha svolto un ruolo nel determinismo della morte". "La vittima, quando ancora era in vita, - ha detto Ciccioli - è stata attinta alla base del torace a destra da almeno due colpi di arma da punta e taglio". La vitalità delle ferite ossia il fatto che siano state cagionate a Pamela da viva in una zona idonea a provocare un'emorragia tale da causare la morte, secondo il sostituto procuratore, è confermata a più livelli e da più esami.
innocent oseghale 4INNOCENT OSEGHALE

"Ci sono evidenti caratteri macroscopici di vitalità" delle lesioni "che hanno osservato tutti coloro che hanno avuto modo di vedere il cadavere" ma, ha poi proseguito il sostituto procuratore, "l'infiltrazione emorragica è presente anche a livello microscopico, sui vetrini" osservati. Infine "per scrupolo maggiore" il consulente medico legale ha svolto ulteriori accertamenti utilizzando "tre marcatori. E nonostante il modo in cui il cadavere di Pamela è stato deturpato e oltraggiato, i marcatori hanno confermato la presenza di segni vitali delle lesioni". Sul fatto che le ferite al fegato sono state inferte a Pamela da viva, secondo l'accusa, ci sono dunque "univoci risultati rispetto a tutti i test eseguiti: macroscopici, microscopici e istochimici".
INNOCENT OSEGHALEINNOCENT OSEGHALE

Le due ferite al fegato "hanno determinato la morte", ha continuato Ciccioli sulla base delle stesse valutazioni dei medici legali dell'accusa e di parte civile. Passando poi agli esiti degli esami tossicologici, ha ricordato Ciccioli, "l'overdose si deve escludere categoricamente. Non c'è stata overdose né nel senso di mera intossicazione né nel senso letale ossia come causa della morte".

INNOCENT OSEGHALEINNOCENT OSEGHALE










Per l'accusa, che ha ripercorso gli esiti degli esami tossicologici, "le concentrazioni di morfina erano talmente basse da essere incompatibili con l'idea di overdose". Nella requisitoria Ciccioli ha parlato della "certezza assoluta che non vi è stata overdose, non è stata l'assunzione di quel minimo quantitativo di eroina a cagionare la morte di Pamela Mastropietro".

Un altro elemento da considerare, secondo Ciccioli, è poi che le due coltellate al fegato sono del tutto avulse dalle altre lesioni fatte per depezzare il cadavere: "il cadavere di Pamela non è stato tagliato come capitava, ma si è parlato da parte dei medici di una vera e propria disarticolazione cadaverica" che, ha sottolineato Ciccioli, è stata fatta "con perizia". Le due coltellate al fegato sono state "inferte nel raptus omicida da Oseghale mentre tutti gli altri tagli sono funzionali alla disarticolazione fatta in un secondo momento", ha osservato.

Alcune parti anatomiche del corpo di Pamela sono state "soppresse" al chiaro scopo di "nascondere la responsabilità di quanto commesso". Così come il lavaggio con la candeggina sui resti è avvenuto per "eliminare le tracce che avrebbero potuto portare prove a suo carico", continua il sostituto procuratore.

PAMELA MASTROPIETROPAMELA MASTROPIETRO
Pamela "prima di essere uccisa, è stata costretta a subire violenza sessuale e l'autore di questa violenza è stato Innocent Oseghale". Ha detto il sostituto procuratore. "Oseghale ha compiuto atti sessuali senza il consenso di Pamela che si trovava in quel momento sotto effetto di sostanza stupefacente e non ha mai potuto esprimere un valido consenso a intrattenersi sessualmente con la persona che aveva davanti - ha detto il pm - E' stata uccisa perché ha voluto sottrarsi a tutto quello che stava capitando nell'abitazione di Oseghale".

pamela mastropietroPAMELA MASTROPIETRO
Secondo il sostituto procuratore il fatto stesso che ci sia stata una "estrema accuratezza" nel lavare il cadavere con la candeggina va "interpretato come univoco segno di interesse a cancellare tracce di rapporti sessuali", anche se come ricordato sono state trovate comunque trovate tracce di dna dell'imputato, e sempre con il fine di nascondere rapporti si spiega secondo l'accusa "l'asportazione dei genitali". Non solo.

pamela mastropietroPAMELA MASTROPIETRO
"A Oseghale non bastava aver avuto rapporti sessuali con la vittima, lo ha chiesto anche ad altri", ha continuato Ciccioli ricordando le intercettazioni in cui Awelima Lucky raccontava la telefonata in cui Oseghale gli proponeva di avere rapporti con Pamela. "Oseghale conosceva le condizioni di inferiorità di Pamela" ha detto Ciccioli aggiungendo che l'imputato ha "approfittato del desiderio irrefrenabile della ragazza di assumere eroina".

Per il sostituto procuratore "Pamela voleva fuggire, doveva tornare a casa, ma non gli è stato permesso di uscire dalla casa. Oseghale quando è uscito a portare la droga, ha chiuso l'appartamento: Pamela era segregata in casa, non poteva fuggire e non aveva il cellulare". Per Ciccioli infatti Pamela "è stata uccisa perché ha voluto sottrarsi a tutto quello che stava capitando nell'abitazione di Oseghale".

Fonte: qui

sabato 30 marzo 2019

OSEGHALE HA CERTO SMEMBRATO ALTRE PAMELE. QUANTE E DOVE, NESSUNO DOMANDA


Nell’udienza a porte chiuse per il ritualist  nigeriano Innocent Oseghale,  assassino di Pamela e abile smembratore-macellatore  del suo corpo,  i giornalisti  hanno avuto il permesso di restare in aula. Hanno visto   quelle che – con l’immaginifico linguaggio dei cronisti da quattro soldi-   ha definito “foto choc”.  Punto e basta.
Gli articoli  di quel  che han visto e sentito dai tre medici legali che hanno parlato e spiegato,  sono di poche righe.
Sappiamo che il tossicologo, professor Rino Froldi, ha escluso che Pamela fosse in overdose –   come sostiene l’assassino –  spiegando che “senza più sangue ed urine” [tutto perfettamente  ed accuratamente  dilavato e pulito anche con   la varechina] ha dovuto anche cercare la sostanza stupefacente nell’umor vitreo dell’occhio”.
Il medico legale Antonio Tombolini, che ha condotto la prima autopsia sul corpo a pezzi, “ha parlato del trattamento con varechina sulla pelle e sui genitali  della diciottenne, “finalizzato a cancellare ogni traccia di un precedente rapporto sessuale”.  Incidentalmente viene aggiunto che “i genitali sono stati tagliati via” e poi lavati con    la varechina.
Il nigeriano sostiene che,  appunto, Pamela era già morta quando lui l’ha fatta a pezzi.  Invece “il medico legale  Mariano Cingolani ha dimostrato che le due coltellate al fegato erano state inferte quando Pamela era viva”  – colpendola deliberatamente e con perizia  di esperto e sperimentato omicida.  “La disarticolazione invece è avvenuta dopo la morte”. Meno male, almeno questo.

Una mano così esperta deve essersi esercitata. Molto

La “disarticolazione” è  spiegata  molto rapidamente – come sanno essere delicati i colleghi giornalisti – citando pochissime parole de professor Cingolani. “I  tagli sono precisi, alla schiena ad esempio all’altezza dei dischi, che sono più elastici. Un’opera molto raffinata: io faccio autopsie da 40 anni e lo avrei fatto in modo analogo». Il professore ha aggiunto che “in Italia non ci sono casi di disarticolazione”  prima di questo.
Bisogna cercare articoli di mesi prima per ricordare come il professor Cingolani fosse sorpreso:  “Se per assurdo avesse dovuto fare quest’operazione un medico legale, in un laboratorio e con tutti gli strumenti del caso a sua disposizione, ci sarebbero volute almeno otto ore”.
In Nigeria, un “ritualist” scoperto con corpi di bambini secchi.
Ora, se  il nigeriano  è capace di smembrare il corpo di Pamela in modo così raffinato da meravigliare un perito  settore che fa autopsie da 40 anni, dovrebbe venire da sé la domanda: quante altre volte l’ha fatto, prima,  il negro?  Perché deve aver imparato  certi segreti del mestiere, come tagliare all’altezza dei dischi perché sono più elastici. Una pratica che comporta altre esercitazioni, su altri corpi. In Nigeria, sicuramente. Ma in Italia, quanti? Quanti   altri corpi ha magari fatto a pezzi qui, il negro, per acquistare quella mano e quell’esperienza.
E’ certo  che  non sono state uccise e tagliate a pezzi altre Pamele? Perché non se lo domandano gli investigatori? Se lo domandano i giudici?

Sopire, troncare, sminuire…

Perché in tuta questa storia orribile sembra aleggiare nell’ambiente di Macerata dove Oseghale era protetto, dove la Caritas  gli pagava l’affitto eccetera, un velo protettivo? Perché il GIP, appurato che Oseghale aveva portato i due trollery col corpo da casa sua a qualche chilometro fuori Macerata, ha detto che non c’erano prove che l’avesse uccisa?
Mi sono domandato: se  venissi  sorpreso io, Maurizio Blondet,  mentre porto un cadavere a pezzi  in due valige, non sarei  immediatamente accusato anche dell’omicidio?
E  perché  non sono stati i giornali cosiddetti seri e i tg  mainstream,  ma  il settimanale di cronaca nera “Giallo”  – un giornalaccio,  Dio lo benedica –   a raccontare i particolari più importanti che descrivono tutto un  ambiente?  La storia di  “Patrick”,  vero nome Mouthong Tchomchoue, del Camerun,  tassista abusivo.  “Quella sera ha prelevato Oseghale in via Spalato alla 22.55. Il nigeriano è sceso da casa con due trolley che ha voluto personalmente caricare in auto, senza che il “tassista” lo aiutasse. Quindi, gli ha detto di portarlo a Tolentino. Qualche chilometro fuori Macerata, però, Oseghale ha detto all’autista di fermarsi, ha scaricato sul ciglio della strada le due valige e s’è fatto quindi riportare a Macerata in via Spalato”.
Lasciare due grossi e pesanti trolley sul ciglio della strada, non è proprio normale. Infatti Patrick il  “tassista” torna lì: per sperare di recuperare qualcosa del contenuto? Secondo il suo stesso racconto, “ha accostato l’auto e aperto uno dei trolley. Ma quando, nel buio e aiutandosi con la luce del cellulare, ha intravisto quella che sembrava essere una mano, è risalito in auto e si è allontanato velocemente”.
Non è andato subito dalla polizia, il camerunese. Quando ha sentito alla tv che un corpo smembrato era stato trovato in due valige, Patrick è tornato sul posto,  ha visto gli agenti al lavoro, e solo allora è andato al commissariato a raccontare  l’accaduto della notte.   Non voleva guai? Aveva paura di Oseghale? Semplicemente,   se   ne infischia? O magari non è poi così  insolito,  nei dintorni di Macerata, trovare valige sui cigli con dentro altre Pamele?
Già. Se l’è chiesto anche l’avvocato Marco Valerio Verni, che è lo zio di Pamela oltre che il legale della famiglia Mastropietro: “Perché lasciare  i trolley con i suoi resti sul ciglio della strada, dove chiunque li poteva vedere?”. Oseghale li ha lasciati lì perchè qualcun altro sarebbe dovuto passare a prenderli e poi così non è stato? Oppure, si tratta di un avvertimento a qualcuno? E nel caso, a chi?”. Domande  –  ha scritto Libero  –  che suggeriscono il sospetto da parte di Verni che  in realtà la vicenda non sia chiusa qui per quanto riguarda il numero di persone coinvolte, e che ci siano altre persone che quantomeno erano informate di quel che è accaduto in quell’appartamento di Macerata”.
Il camerunese ha testimoniato “che durante il viaggio d’andata con le valige, Oseghale ha fatto una telefonata in inglese, mentre sulla via del ritorno a Macerata dopo aver lasciato le valige ha parlato, sempre al telefono, con  una donna”. Sarà  stata identificata quella donna? E quello con cui  parlava in inglese?
Perché  in questo orrore sembra siano in atto sforzi per restringere, limitare al mero necessario l’indagine e i coinvolti, anziché allargare  l’inchiesta? E’  certo che Oseghale si vanta di essere il capo della mafia nigeriana, setta Black Cat, e in carcere  al compagno di cella (informatore della polizia) ha promesso: : “Ti do centomila euro se testimoni che sai che Pamela è morta di overdose. I soldi arriveranno da Castelvolturno, tramite gli avvocati”».
Magari  a Castelvolturno ci sono altri specialisti della disarticolazione?  Altre  Pamele fatte a pezzi? Perché la tecnica raffinata di Oseghale dice che l’ha già  fatto, e tante volte. Perché  non si ha urgenza di sapere quante? Perché a Castelvolturno i nigeriani  “sotto gli occhi di tutti, gestiscono soldi, prostituzione, armi, droga e, secondo alcuni, anche il traffico di organi”? Organi?
Non vorrei che questa restrizione  mentale degli inquirenti, questa laconicità e riduzione del processo al solo Oseghale per un solo omicidio-smembramento,  mentre la sua perizia ci dice che ne ha fatto chissà quanti altri, dipenda dal voler nascondere all’opinione pubblica la dimensione enorme e mostruosa del fenomeno   – perché il fenomeno  l’hanno importato i governi Renzi e Gentiloni, e perché  si sa,  gli italiani “sono razzisti” ,  “anti-immigrati”,  e non devono essere eccitati  in questi loro  negativi sentimenti.  Mi viene questa idea, perché abbiamo tutti visto lo sforzo enorme dei  progressisti che controllano tv, radio e giornali, di imporre un linguaggio, come dire?, castigato e politicante corretto non dare adito a “percezioni” deplorevoli negli italiani fon troppo inclini al razzismo  – e perciò a votare Salvini.
Dico questo perché  secondo un noto giornaliista radio-televisivo, la  tentata strage dei 51 bambini doveva essere raccontata così: “Autista  squilibrato crea code sulla Paullese. Non altro”, essendo la notizia vera da diffondere “il nostro ministro dell’Interno  è razzista”.
Questi giornalisti pretendono di plasmare e torcere la nostra “percezione” . E in Tv, alla radio, nei giornali, lo fanno .

Maurizio Blondet

Il sottoscritto modestamente si unisce all’appello dello zio di Pamela, l’avvocato Verni: