9 dicembre forconi: Guidonia
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lunedì 21 maggio 2018

''MI STUPRAVANO, MI FILMAVANO E MI MOSTRAVANO I VIDEO: LO AVEVANO GIÀ FATTO AD ALTRE''. IL RACCONTO DA GELARE IL SANGUE DELLA DONNA VIOLENTATA A ROMA DA 4, FORSE BENGALESI

'STAVO ASPETTANDO IL BUS DOPO AVER FATTO LA COMPARSA NEL PUBBLICO DI 'VUOI SCOMMETTERE?'. SI AVVICINA UNA PANDA, LI IGNORO MA UNO SCENDE CON UN COLTELLO...''

SOTTO IL CAVALCAVIA, ARRIVANO ALTRI DUE: ''SEMBRAVA UN LEONE FAMELICO, PUZZAVA DI BIRRA; IO VOMITAVO, A LUI NON IMPORTAVA, BESTEMMIAVA, DICEVA: VOMITA, TANTO T'AMMAZZO''

LA DONNA PERÒ È RIUSCITA A SALVARE DELLE PROVE CHE POSSONO INCASTRARE IL BRANCO...

«MI STUPRAVANO E FILMAVANO LO AVEVANO GIÀ FATTO AD ALTRE»
Elena Ceravolo e Alessia Marani per ''Il Messaggero''

Tre uomini la tenevano ferma allungando continuamente le mani e un altro si avventava su di lei come una belva feroce. L' orrore ha superato ogni fantasia, anche la più malata, in una vecchia Panda sotto un cavalcavia dell' autostrada del Sole. «Quella bestia mi mordeva le labbra, il volto, le braccia, dietro le spalle, sulle gambe, sembrava un leone famelico, puzzava di birra; io vomitavo, ma a lui non importava, bestemmiava, mi diceva: Vomita pure, tanto t' ammazzo. Mi metteva in mano un telefono per illuminare la scena, con un altro filmava lo stupro, lo metto su Facebook, rideva e io vomitavo ancora».

STUPRO DI GRUPPOSTUPRO DI GRUPPO
Silvia (nome di fantasia), 44 anni da compiere, si fa forza, con le parole tenta di liberarsi dall' orrore. «Mi sono lavata e rilavata, sterilizzata, ma quello schifo proprio non se ne va».

Li aveva mai visti prima?
«No, mai. Era l' una, stavo aspettando il bus davanti alla stazione di Rebibbia, avevo finito da poco di lavorare come comparsa nel pubblico di Vuoi scommettere negli studi Mediaset al Palatino. É così che mi guadagno da vivere. Qualche volta i colleghi mi accompagnano a casa, altre prendo il bus. Non avevo mai avuto problemi, nessuno mi aveva mai toccata. Ho girato il mondo, viaggiando anche da sola, in Africa, in America, in Olanda, so farmi rispettare dagli uomini, ma questi erano belve».

L' hanno trascinata nella Panda?
«Sì, inizialmente erano due nell' auto. Ma è quello che guidava che parlava di più, era il capo. Mi ha detto anche come si chiamava. La sua figura minuta, il viso sbarbato e i folti capelli neri non li scorderò mai. Si sono accostati, lui mi ha detto: Sto portando il mio amico a Tivoli, dai ti diamo un passaggio. Io mi sono rifiutata, quell' uomo stava bevendo birra, era su di giri. Lo sportello sul lato passeggero era tutto rotto, ho avuto paura. Tranquilla siamo Bangladesh, siamo bravi noi, lo sportello è rotto perché faccio il meccanico, l' auto è di un cliente. Domani la riconsegno, è da 9 anni che vivo in Italia».

E poi?
vittime di stuproVITTIME DI STUPRO
«Naturalmente non gli ho creduto, ho fatto per allontanarmi, ma in un lampo l' altro è sceso, mi ha spinto dentro la macchina, mi ha dato anche un calcio. Subito mi sono trovata un coltello alla gola».

Cosa è successo durante il tragitto?
«Quello guidava come un pazzo, una mano sul volante, con l' altra stringeva una bottiglia di birra e fumava. Sbandava. Mi ripeteva di stare tranquilla, l' altro parlava poco, aveva il volto semicoperto da una sciarpa. Siamo passati anche davanti agli studi Titanus, dove si è fermato da alcune schiave del sesso, sembravano conoscerle.

 Ci vediamo dopo, hanno detto loro. Ho chiesto di poter scendere, ma non mi facevano muovere. Quell' altro guardava sul telefonino dei filmati porno, sotto i sedili c' era quel coltellaccio e ci saranno state una ventina di bottiglie di birra vuote. Ero terrorizzata, ma speravo di cavarmela. Poco dopo, però, ho pensato di morire».

Quando si è spalancato l' inferno?
«Arrivati a Guidonia, ha improvvisamente sterzato a sinistra, su una stradina di campagna. Il boss al volante era sicuro del fatto suo, andava spedito. Si è fermato sotto quel cavalcavia, sentivo il rumore delle auto e dei camion che passavano sopra. Dal buio sono spuntati altri due uomini, ubriachi fradici. Si conoscevano, forse dormivano là in mezzo alla discarica. Mo' che voi fa? O ci stai o, guarda, manco mi serve il coltello, ti stritolo con questa mano, e mi ha afferrato per il collo. Mi tiravano le gambe, mi hanno sfilato una parte del pantalone, mi davano schiaffi e lui mi schiacciava il volto.

stuproSTUPRO
Io ho provato a difendermi, ma loro erano in quattro sopra di me. A un certo punto mi hanno detto: Sai quante ne abbiamo ammazzate, ora ti mettiamo dentro una busta e ti buttiamo qua. E per convincermi il capo mi ha fatto vedere i filmati che aveva sul telefonino: si vedeva la sua faccia e poi donne, straniere, che urlavano e imploravano pietà. Allora ho chiuso gli occhi, volevo solo che finisse tutto presto».

Credevi di morire?
«Sì, e quando dopo che si sono sfogati, sono riuscita a riagguantare la borsa e mi hanno abbandonato lì nel buio, non mi sembrava vero. Avevo il mio telefonino, con tutti i numeri preziosi per il lavoro, riavevo, nonostante tutto, la mia vita. Ho chiamato il 113, i poliziotti che ho incontrato poco dopo ora sono i miei angeli. Mi sono sentita protetta. Ho indicato loro le bottiglie e la sigaretta lasciate dal branco a terra. Dico alle donne: non subite e se qualcun' altra è finita nelle mani di quelle bestie, parli».


SU BOTTIGLIE E CICCHE DI SIGARETTA C' È IL DNA DEI QUATTRO ASSALITORI
Elena Ceravolo E Alessia Marani per ''Il Messaggero''


stuproSTUPRO
È sul mozzicone di una sigaretta e su due bottiglie di birra scolate dagli stupratori durante il viaggio dell' orrore in auto e poi buttate sul luogo dello stupro, che i poliziotti di Tivoli e i colleghi della Squadra Mobile di Roma sperano di trovare la firma dei quattro componenti del branco che giovedì notte ha sequestrato e poi violentato una donna italo-eritrea di 44 anni in un sottopasso di campagna tra la Capitale e Guidonia. Sono questi alcuni degli elementi nelle mani della Scientifica che ha già campionato le tracce biologiche lasciate sugli indumenti della donna e i tamponi effettuati dai sanitari al pronto soccorso dell' ospedale di Tivoli.

Non solo. Gli inquirenti da venerdì mattina stanno svolgendo un lavoro porta a porta passando al setaccio tutte le attività commerciali dotate di sistemi di videosorveglianza lungo i quasi dodici chilometri di tragitto percorsi dalla Panda vecchio tipo in cui la donna è stata costretta a salire, a caccia delle immagini chiave per risolvere il caso.

I FRAME
Un compito non facile: perché spesso le immagini sono sgranate e i frame da visionare sono migliaia, con auto che sfrecciano al buio prima lungo la via Tiburtina, poi sullo stradone di Casal Bianco, infine sulla Selciatella.

Gli investigatori hanno già portato in commissariato i file contenenti le sequenze di quella notte, registrati da almeno un paio di distributori di benzina, un Tamoil e un impianto Eni Agip che si trova proprio in prossimità della strada bianca imboccata dagli stupratori per appartarsi nelle campagne di Guidonia. Anche i filmati registrati da un ComproOro nei pressi della fermata bus di Rebibbia dove la 44enne è stata avvicinata, sono al vaglio dei poliziotti. Non è escluso che spunti la targa della Panda.
stuproSTUPRO

IL REBUS Un rebus che gli inquirenti coordinati dalla Procura di Tivoli contano di risolvere mettendo insieme più tasselli. A partire dai riscontri sulle celle telefoniche agganciate in quell' area tra l' una e le 3,10 della notte, momento in cui la vittima è riuscita finalmente a liberarsi e a chiamare la polizia. È un' indagine tutta affidata al fiuto investigativo e alla conoscenza del territorio quella messa in campo dagli uomini del commissariato di Tivoli per stringere il cerchio intorno ai quattro uomini, probabilmente bengalesi, che hanno agito in mezzo a una discarica abusiva in via della Selciatella, sotto al ponte che scavalca la bretella autostradale Fiano-San Cesareo.

La Procura procede per i reati di sequestro di persona e violenza sessuale. I poliziotti stanno ascoltando anche le schiave del sesso che abitualmente lavorano lungo la Tiburtina per capire se hanno mai avuto a che fare con il branco o qualcuno dei suoi componenti. Al setaccio anche officine e carrozzerie dove potrebbe essere nascosta la Panda.

Fonte: qui

lunedì 2 ottobre 2017

ROMA. NEL CAMPO ZINGARI DI GUIDONIA REGNA IL DEGRADO TRA DROGA, ROGHI, FURTI E RIVALITA’ TRA BANDE NEMICHE

DOPO LE BARRICATE E LE SASSAIOLE, I RESIDENTI SONO SFINITI E PROMETTONO DI FARSI ANCORA GIUSTIZIA DA SOLI - VIDEO

28 Settembre 2017

ZINGARI GUIDONIA


Goffredo Buccini per il Corriere della Sera

CAMPO NOMADI GUIDONIACAMPO NOMADI GUIDONIA
La nonnina dice soave: «Bruciamoli tutti». Tutti, tutti? «Sì, sì, anche i bambini, tanto dopo diventano come i grandi: zingari schifosi». Poi si segna devota davanti al tabernacolo della Madonna della pace, qui nel piazzale. Borsa della spesa sottobraccio e capelli a caschetto tinti di nero smodato, fila via a passettini spaventati, ingoiata tra i mattoni rossi delle case popolari di via Albuccione dove alle tre del pomeriggio cocaina e marijuana sono già padrone dei cortili. E ci lascia a chiederci perché: non perché sia successo che rom e residenti si siano quasi scannati l' altra notte per una bravata, no; la domanda giusta è come mai non succeda ogni notte.

guidoniaGUIDONIA
Insomma: prendete una borgata venti chilometri a est di Roma, alla periferia di Guidonia, dove nel 1970 hanno tirato su casermoni di edilizia economica e trasferito gli ultimi di allora (e «dove la gente moriva per rincorrere l' autobus, arrotata dalle macchine sulla Tiburtina qui accanto, finché non hanno messo la rotonda»); aggiungeteci l' abbandono delle campagne, la chiusura dei cantieri edili, lo spaccio, zero servizi, zero circoli, zero attività sociali; metteteci poi i nomadi di quattro campi abusivi, di nazionalità diverse, che si detestano anche tra loro, ai quali è stato concesso di arrangiarsi qui, in mezzo ai vecchi orti, nei terreni che si dice siano paradossalmente proprietà della Asl e che sono diventati discariche, tra fumi e fiammate notturne e veleni e topi e cani randagi.

zingara con bambini 2ZINGARA CON BAMBINI 2
L' ultima molla a cui pensare è il razzismo. Tutte le altre motivazioni per farsi del male, in questa bolgia di uomini e no, sono ovviamente ben più plausibili. «Così l' altra notte è scesa tutta Albuccione pe' strada», dice Vale, tatuatissimo sotto la canotta: «C' era pure mi' madre: gli avemo tirato de tutto agli zingari, loro ci hanno pure sparato». Via Albuccione, col suo asfalto sgarrupato, che muore in un parco sottratto ai bambini prima dalle siringhe e poi dalla spazzatura incancrenita, reca ancora i segni della battaglia, i sacchi di pietre. Questa è la linea di confine.

ZINGARI CAMPERZINGARI CAMPER
Di là, dove i primi residenti coltivavano pomodori e lattuga quando c' era ancora il futuro d' una volta, un viottolo attraversa ora colline di lamiere, escrementi, plastica: e le comunità nomadi sbattute quaggiù da Tivoli o da Roma in eterna attesa di una sistemazione hanno recintato pezzetti di queste colline e si guardano in cagnesco. Ilma, montenegrina, tre figli piccoli attaccati alle gonne e intossicati dai miasmi, ce l' ha a morte «con quelli su all' incrocio, bosniaci. Sono loro che fanno casino». Rimpiange il centro d' accoglienza di Tor Cervara: «Ci stavamo benissimo. Poi ci hanno messo gli africani, mannaggia a loro, e noi ci hanno sbattuti qua!». All' inferno, si sa, ci sono sempre ultimi in arrivo che ti spingono più in basso. I bosniaci all' angolo stanno asserragliati dietro una reticolato verde da cui s' affaccia una donna: «I bambini so' scappati, lasciateci in pace», biascica.

ZINGARA CON DITO MEDIOZINGARA CON DITO MEDIO
Da questo recinto, martedì sera(26 settembre), sono partiti un furgone rosso e una Fiesta rubata che hanno cominciato un folle raid alcolico a zigzag tra la gente: poteva essere un massacro, è finita con un arresto, qualche ferito lieve, due baracche bruciate, una rabbia che cova e può riesplodere appena carabinieri e polizia spariranno di nuovo: «Abbiamo solo incominciato», ringhiano qui. Questa storia dura da sei o sette anni, è peggiorata quando hanno portato i nomadi di Tivoli Terme, sgomberati dal vecchio polverificio Stacchini.

CAMPI ROMCAMPI ROM
Hanno fatto pure un corteo, un anno fa: poca gente. «Sai, se manifesti contro i rom devi manifestare pure contro gli spacciatori, ma quasi tutti hanno in casa uno spacciatore...», sussurra uno dei primi residenti, coscienza critica della borgata («metà degli amici miei so' morti d' eroina»). Qui vengono da Tivoli e Guidonia a comprare la roba, molti vecchietti arrotondano la pensione accettando di nasconderla in casa in cambio di 700, 800 euro al mese. I ragazzotti si accendono un cannone davanti ai cronisti, uno di loro ammette: «Fatti i conti co' gli zingari dobbiamo farli tra noi, c' è troppo spaccio».

Qui le divise sono invocate contro i nomadi ma maledette altrimenti. La subcultura sulle «guardie» è radicata, e sanguina ancora il ricordo di Lele Taormina, il giovane rapinatore ammazzato nel Parco degli Aromi da un poliziotto. «Lele era un fratello nostro e s' era arreso», ti ripetono tutti, credendoci a forza di ripeterlo. Una volta c' erano sezioni del Pci e del Psi proprio qui accanto, dove adesso hanno chiuso i negozi facendoci bassi abusivi peggio che nella Napoli dei peggiori stereotipi (« stamo a diventa' napoletani» è un insulto grave nei paraggi): l' idea che tutti fossero vittime, da una parte e dall' altra della strada, sarebbe apparsa meno assurda.
CAMPI ROMCAMPI ROM

Oggi c' è un gruppo, «Orgoglio Albuccione», che prova a organizzare la borgata contro i rom. Conta molto sul nuovo sindaco di Guidonia, il grillino Michel Barbet, che ha promesso sgomberi. «Viene qui, cammina in mezzo a noi, prima il Pdl non ci rispondeva nemmeno», dicono gli attivisti di «Orgoglio» assai tiepidi quando è di recente riapparso Alemanno. La prima spedizione, oltre il confine, l' hanno fatta le mamme, quando uno dei loro ragazzi è stato rapinato «per due euro» davanti al tabaccaio. Era tre settimane fa, è finita con una tregua.

Ora la tregua è rotta. Mentre parliamo, la Volvo di un rom passa e sgomma. Lo inseguono strillando «al rogo, al rogo!». Gli ultimi delle nostre metropoli hanno capito che per costringere lo Stato a occuparsi di loro devono prendere a sassate gli ultimissimi: possibilmente in favore di telecamera.


Fonte: qui