9 dicembre forconi: campi Rom
Visualizzazione post con etichetta campi Rom. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta campi Rom. Mostra tutti i post

martedì 16 ottobre 2018

IL RIENTRO VOLONTARIO ASSISTITO, PAGATO DAL COMUNE (TREMILA EURO), DOVEVA ESSERE IL MODO PER FAR TRASLOCARE UN PO’ DI NOMADI DALLA CAPITALE E INVECE E’ UN MEZZO FLOP


MOLTE FAMIGLIE HANNO PRESO I SOLDI E POI SONO TORNATI IN ITALIA: “CINQUECENTO LI ABBIAMO SPESI SUBITO PER IL VIAGGIO E GLI ALTRI SOLDI SONO FINITI. LÀ ERAVAMO SENZA CASA E…”

Lodovica Bulian per “il Giornale”
blitz al campo nomadi di castel romano 9BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO

Doveva essere la «terza via» per il superamento dei campi rom a Roma, almeno secondo la sindaca, Virginia Raggi. Invece il rientro volontario assistito pagato dal comune ad alcuni nomadi che erano stati sgomberati a luglio scorso da uno degli insediamenti della Capitale, il camping River, conta già due ritorni. Dalla Romania all'Italia. Ma solo dopo aver incassato i soldi per partire, come ha raccontato lunedì Quarta Repubblica, di Nicola Porro.

blitz al campo nomadi di castel romano 8BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO




Sono trascorsi solo due mesi dalla partenza e da quel «viaggio» con cui la stessa sindaca Raggi è volata in Romania per verificare le condizioni delle famiglie rom che avevano accettato il progetto di rientro a Craiova, 300mila abitanti a sud-ovest del Paese. Strette di mano, bilaterali con il sindaco rumeno, incontri e sorrisi con le persone che per andarsene da Roma avevano aderito al piano offerto dal Campidoglio: 1.500 euro per partire e altrettanti da ricevere in seguito, su base mensile, una volta giunti in Romania. Tremila euro in tutto per ricominciare una nuova vita fuori dall'Italia.
blitz al campo nomadi di castel romano 7BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO 

Doveva essere, insomma, un esempio di efficienza, almeno secondo i comunicati stampa di allora. La dimostrazione che superare i campi nomadi - come ci chiede l'Unione Europa, entro il 2021 - si può, pagando con i fondi Ue un progetto di inclusione. Invece, trascorse poche settimane, nel silenzio generale il primo nucleo familiare è di nuovo rientrato in città. Marito e moglie hanno incassato il denaro per lasciare l'Italia, ma poco dopo sono tornati con un pullman. Una volta arrivati in patria, si sarebbero ritrovati senza una casa, a dormire di nuovo in una baracca, seppur con la promessa di ricevere un'abitazione entro poco.

blitz al campo nomadi di castel romano 6BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO 
«Per questo siamo tornati - hanno spiegato - la Raggi è venuta a Craiova, ha parlato con noi e con il nostro sindaco per una casa. Ci hanno dato 1.500 euro per partire ma poi più niente, dovevano darcene altri 1.500. Cinquecento li abbiamo spesi subito per il viaggio e gli altri soldi sono finiti. Là eravamo senza casa, in una baracca, al freddo». Casa che non hanno nemmeno in Italia, visto che dormono in una macchina, in un parcheggio: «Ma qui la vita è diversa, stiamo meglio».
blitz al campo nomadi di castel romano 4BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO 



Il comune sa che siete qui? «Sì, abbiamo già parlato con loro». Dal Campidoglio confermano e assicurano che il caso sarà seguito dagli «operatori sociali che cercheranno di convincerli a riandare in Romania». Non è chiaro se a fronte di altri soldi. Ma la questione casa non è compito del comune di Roma ma di quello romeno, con cui è stata siglata una partnership che prevede il monitoraggio delle persone rimpatriate, affinché si verifichi che stanno cercando un lavoro: «I 1.500 euro dovevano bastare loro per sei mesi. E poi, è un po' come il reddito di cittadinanza, la logica è niente bonus a vuoto», filtra dal Campidoglio.
blitz al campo nomadi di castel romano 2BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO 

Invece a vuoto ci è andato il primo contributo, visto che i beneficiari l'hanno intascato ma sono subito tornati in Italia. In tutto sono nove le famiglie, su 400 persone sgomberate dal campo, che hanno accettato il denaro. C'è da sperare che non decidano di rientrare anche gli altri. «È un caso. Il progetto funziona, ovvio che ci sono criticità e che qualcuno voglia tornare». Però così si tornerebbe anche ai rom per strada o in altre baracche. Con le casse del comune svuotate dai biglietti staccati per la Romania.

Fonte: qui

lunedì 2 ottobre 2017

ROMA. NEL CAMPO ZINGARI DI GUIDONIA REGNA IL DEGRADO TRA DROGA, ROGHI, FURTI E RIVALITA’ TRA BANDE NEMICHE

DOPO LE BARRICATE E LE SASSAIOLE, I RESIDENTI SONO SFINITI E PROMETTONO DI FARSI ANCORA GIUSTIZIA DA SOLI - VIDEO

28 Settembre 2017

ZINGARI GUIDONIA


Goffredo Buccini per il Corriere della Sera

CAMPO NOMADI GUIDONIACAMPO NOMADI GUIDONIA
La nonnina dice soave: «Bruciamoli tutti». Tutti, tutti? «Sì, sì, anche i bambini, tanto dopo diventano come i grandi: zingari schifosi». Poi si segna devota davanti al tabernacolo della Madonna della pace, qui nel piazzale. Borsa della spesa sottobraccio e capelli a caschetto tinti di nero smodato, fila via a passettini spaventati, ingoiata tra i mattoni rossi delle case popolari di via Albuccione dove alle tre del pomeriggio cocaina e marijuana sono già padrone dei cortili. E ci lascia a chiederci perché: non perché sia successo che rom e residenti si siano quasi scannati l' altra notte per una bravata, no; la domanda giusta è come mai non succeda ogni notte.

guidoniaGUIDONIA
Insomma: prendete una borgata venti chilometri a est di Roma, alla periferia di Guidonia, dove nel 1970 hanno tirato su casermoni di edilizia economica e trasferito gli ultimi di allora (e «dove la gente moriva per rincorrere l' autobus, arrotata dalle macchine sulla Tiburtina qui accanto, finché non hanno messo la rotonda»); aggiungeteci l' abbandono delle campagne, la chiusura dei cantieri edili, lo spaccio, zero servizi, zero circoli, zero attività sociali; metteteci poi i nomadi di quattro campi abusivi, di nazionalità diverse, che si detestano anche tra loro, ai quali è stato concesso di arrangiarsi qui, in mezzo ai vecchi orti, nei terreni che si dice siano paradossalmente proprietà della Asl e che sono diventati discariche, tra fumi e fiammate notturne e veleni e topi e cani randagi.

zingara con bambini 2ZINGARA CON BAMBINI 2
L' ultima molla a cui pensare è il razzismo. Tutte le altre motivazioni per farsi del male, in questa bolgia di uomini e no, sono ovviamente ben più plausibili. «Così l' altra notte è scesa tutta Albuccione pe' strada», dice Vale, tatuatissimo sotto la canotta: «C' era pure mi' madre: gli avemo tirato de tutto agli zingari, loro ci hanno pure sparato». Via Albuccione, col suo asfalto sgarrupato, che muore in un parco sottratto ai bambini prima dalle siringhe e poi dalla spazzatura incancrenita, reca ancora i segni della battaglia, i sacchi di pietre. Questa è la linea di confine.

ZINGARI CAMPERZINGARI CAMPER
Di là, dove i primi residenti coltivavano pomodori e lattuga quando c' era ancora il futuro d' una volta, un viottolo attraversa ora colline di lamiere, escrementi, plastica: e le comunità nomadi sbattute quaggiù da Tivoli o da Roma in eterna attesa di una sistemazione hanno recintato pezzetti di queste colline e si guardano in cagnesco. Ilma, montenegrina, tre figli piccoli attaccati alle gonne e intossicati dai miasmi, ce l' ha a morte «con quelli su all' incrocio, bosniaci. Sono loro che fanno casino». Rimpiange il centro d' accoglienza di Tor Cervara: «Ci stavamo benissimo. Poi ci hanno messo gli africani, mannaggia a loro, e noi ci hanno sbattuti qua!». All' inferno, si sa, ci sono sempre ultimi in arrivo che ti spingono più in basso. I bosniaci all' angolo stanno asserragliati dietro una reticolato verde da cui s' affaccia una donna: «I bambini so' scappati, lasciateci in pace», biascica.

ZINGARA CON DITO MEDIOZINGARA CON DITO MEDIO
Da questo recinto, martedì sera(26 settembre), sono partiti un furgone rosso e una Fiesta rubata che hanno cominciato un folle raid alcolico a zigzag tra la gente: poteva essere un massacro, è finita con un arresto, qualche ferito lieve, due baracche bruciate, una rabbia che cova e può riesplodere appena carabinieri e polizia spariranno di nuovo: «Abbiamo solo incominciato», ringhiano qui. Questa storia dura da sei o sette anni, è peggiorata quando hanno portato i nomadi di Tivoli Terme, sgomberati dal vecchio polverificio Stacchini.

CAMPI ROMCAMPI ROM
Hanno fatto pure un corteo, un anno fa: poca gente. «Sai, se manifesti contro i rom devi manifestare pure contro gli spacciatori, ma quasi tutti hanno in casa uno spacciatore...», sussurra uno dei primi residenti, coscienza critica della borgata («metà degli amici miei so' morti d' eroina»). Qui vengono da Tivoli e Guidonia a comprare la roba, molti vecchietti arrotondano la pensione accettando di nasconderla in casa in cambio di 700, 800 euro al mese. I ragazzotti si accendono un cannone davanti ai cronisti, uno di loro ammette: «Fatti i conti co' gli zingari dobbiamo farli tra noi, c' è troppo spaccio».

Qui le divise sono invocate contro i nomadi ma maledette altrimenti. La subcultura sulle «guardie» è radicata, e sanguina ancora il ricordo di Lele Taormina, il giovane rapinatore ammazzato nel Parco degli Aromi da un poliziotto. «Lele era un fratello nostro e s' era arreso», ti ripetono tutti, credendoci a forza di ripeterlo. Una volta c' erano sezioni del Pci e del Psi proprio qui accanto, dove adesso hanno chiuso i negozi facendoci bassi abusivi peggio che nella Napoli dei peggiori stereotipi (« stamo a diventa' napoletani» è un insulto grave nei paraggi): l' idea che tutti fossero vittime, da una parte e dall' altra della strada, sarebbe apparsa meno assurda.
CAMPI ROMCAMPI ROM

Oggi c' è un gruppo, «Orgoglio Albuccione», che prova a organizzare la borgata contro i rom. Conta molto sul nuovo sindaco di Guidonia, il grillino Michel Barbet, che ha promesso sgomberi. «Viene qui, cammina in mezzo a noi, prima il Pdl non ci rispondeva nemmeno», dicono gli attivisti di «Orgoglio» assai tiepidi quando è di recente riapparso Alemanno. La prima spedizione, oltre il confine, l' hanno fatta le mamme, quando uno dei loro ragazzi è stato rapinato «per due euro» davanti al tabaccaio. Era tre settimane fa, è finita con una tregua.

Ora la tregua è rotta. Mentre parliamo, la Volvo di un rom passa e sgomma. Lo inseguono strillando «al rogo, al rogo!». Gli ultimi delle nostre metropoli hanno capito che per costringere lo Stato a occuparsi di loro devono prendere a sassate gli ultimissimi: possibilmente in favore di telecamera.


Fonte: qui