9 dicembre forconi: rimpatrio
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giovedì 18 aprile 2019

"RITORNI ORDINATI": COSÌ LA MERKEL CACCIA VIA I MIGRANTI


ARRIVA LA STRETTA SULL’IMMIGRAZIONE: IL GOVERNO TEDESCO HA APPROVATO UN PROGETTO DI LEGGE CHE RENDE PIÙ SEVERE LE REGOLE PER LE ESPULSIONI DEI RICHIEDENTI ASILO LA CUI DOMANDA VIENE RIFIUTATA 
Pina Francone per il Giornale

Il governo di Angela Merkel ha approvato un progetto di legge che rende più severe le regole per le espulsioni dei richiedenti asilo la cui domanda viene rifiutata.

E così, dopo anni e anni in cui la Cancelliera ha sostenuto che i migranti portassero prosperità alla Germania e all'Europa, ora arriva la stretta sull'immigrazione, per fare ancora una volta gli interessi della Germania, mettendo in secondo piano l'equilibrio continentale. Che viene sempre dopo le priorità teutoniche.

Dunque, dopo aver accolto (selettivamente) in territorio tedesco le orde di rifugiati siriani in fuga dalla guerra (quasi un milione), perché manodopera preziosa e più formata rispetto a quella africana, ecco la serrata.
MERKEL MIGRANTIMERKEL MIGRANTI

Un giro di vite che rinnega il Patto Onu sulle migrazioni e che fa seguito a un recente provvedimento del governo, che ha allungato la lista dei Paesi sicuri che non permettono al migrante di ottenere lo status di rifugiato politico.

merkel con migrantiMERKEL CON MIGRANTI






Ora la legge per i "ritorni ordinati", proposta dal ministro dell'Interno Horst Seehofer, dovrebbe rendere più difficile per gli stranieri che hanno ricevuto un ordine di espulsione, opporsi al provvedimento. Tra le misure previste, la possibilità di trattenere i cittadini stranieri nei centri di detenzione, prima della loro espulsione.

Insomma, sono ben lontani i tempi in cui Angela Merkel diceva, sfidando i cosiddetti populisti, che l'Ue avesse un vitale bisogno dei migranti. Fonte: qui


La Svizzera dice no ai migranti. ​Più della
metà rispediti a casa
Più della metà rispediti al mittente. A livello europeo è la Svizzera uno dei Paesi più "efficienti" nell'esecuzione dei rinvii di richiedenti asilo. Nel 2017 ne ha rispediti in patria il 56,8%, contro un tasso del 36,6% per l'Unione europea. Il successo elvetico in materia è dovuto ai numerosi accordi di riammissione siglati da Berna. Secondo la Segreteria di Stato della migrazione, infatti, nessuna nazione ha firmato un numero altrettanto cospicuo, ovvero ben 64, di intese con Paesi di provenienza dei profughi.
Inoltre, il 56,8% va considerato come un dato per difetto, poiché le statistiche non tengono in considerazione le "partenze non controllate". Secondo la Sem, la Svizzera fa pure segnare ottimi risultati nel rinvio verso Paesi associati all'accordo di Dublino, intesa secondo cui le domande di asilo vanno evase nello stato in cui sono depositate. L'anno scorso ha rinviato verso stati membri dell'intesa continentale 1760 richiedenti, mentre ne ha ricevuti 885. Un record che farà infuriare i Paesi di primo approdo, come appunto l'Italia.
Il domenicale SonntagsBlick non ha tardato a criticare il documento affermando che la Svizzera espelle richiedenti "nuovamente verso regioni in guerra". Il portavoce della Sem, però, smentisce. Di fronte alla possibilità di eseguire un rinvio, infatti, la Svizzera valuterebbe caso per caso i rischi di persecuzione.
La strategia della Svizzera per i rinvii
Stando al documento della Sem, la Svizzera segue una duplice strategia di allontanamento dei richiedenti. Partecipa, da un lato, alla politica dell'Ue e ai suoi strumenti, come voli comuni dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex). D'altro canto, si basa sulla collaborazione bilaterale con i vari Paesi d'origine, ad esempio concludendo accordi di migrazione. Quest'anno, ultimi della lista di 64, Berna ne ha siglati con Etiopia e Bangladesh. Ad esempio, per evitare l'ostacolo generato dal fatto che il Marocco non accetta voli speciali, la Confederazione (quale solo Stato europeo accanto a Spagna e Francia) esegue i rinvii verso il Paese nordafricano con navi. Fonte: qui

martedì 16 ottobre 2018

IL RIENTRO VOLONTARIO ASSISTITO, PAGATO DAL COMUNE (TREMILA EURO), DOVEVA ESSERE IL MODO PER FAR TRASLOCARE UN PO’ DI NOMADI DALLA CAPITALE E INVECE E’ UN MEZZO FLOP


MOLTE FAMIGLIE HANNO PRESO I SOLDI E POI SONO TORNATI IN ITALIA: “CINQUECENTO LI ABBIAMO SPESI SUBITO PER IL VIAGGIO E GLI ALTRI SOLDI SONO FINITI. LÀ ERAVAMO SENZA CASA E…”

Lodovica Bulian per “il Giornale”
blitz al campo nomadi di castel romano 9BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO

Doveva essere la «terza via» per il superamento dei campi rom a Roma, almeno secondo la sindaca, Virginia Raggi. Invece il rientro volontario assistito pagato dal comune ad alcuni nomadi che erano stati sgomberati a luglio scorso da uno degli insediamenti della Capitale, il camping River, conta già due ritorni. Dalla Romania all'Italia. Ma solo dopo aver incassato i soldi per partire, come ha raccontato lunedì Quarta Repubblica, di Nicola Porro.

blitz al campo nomadi di castel romano 8BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO




Sono trascorsi solo due mesi dalla partenza e da quel «viaggio» con cui la stessa sindaca Raggi è volata in Romania per verificare le condizioni delle famiglie rom che avevano accettato il progetto di rientro a Craiova, 300mila abitanti a sud-ovest del Paese. Strette di mano, bilaterali con il sindaco rumeno, incontri e sorrisi con le persone che per andarsene da Roma avevano aderito al piano offerto dal Campidoglio: 1.500 euro per partire e altrettanti da ricevere in seguito, su base mensile, una volta giunti in Romania. Tremila euro in tutto per ricominciare una nuova vita fuori dall'Italia.
blitz al campo nomadi di castel romano 7BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO 

Doveva essere, insomma, un esempio di efficienza, almeno secondo i comunicati stampa di allora. La dimostrazione che superare i campi nomadi - come ci chiede l'Unione Europa, entro il 2021 - si può, pagando con i fondi Ue un progetto di inclusione. Invece, trascorse poche settimane, nel silenzio generale il primo nucleo familiare è di nuovo rientrato in città. Marito e moglie hanno incassato il denaro per lasciare l'Italia, ma poco dopo sono tornati con un pullman. Una volta arrivati in patria, si sarebbero ritrovati senza una casa, a dormire di nuovo in una baracca, seppur con la promessa di ricevere un'abitazione entro poco.

blitz al campo nomadi di castel romano 6BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO 
«Per questo siamo tornati - hanno spiegato - la Raggi è venuta a Craiova, ha parlato con noi e con il nostro sindaco per una casa. Ci hanno dato 1.500 euro per partire ma poi più niente, dovevano darcene altri 1.500. Cinquecento li abbiamo spesi subito per il viaggio e gli altri soldi sono finiti. Là eravamo senza casa, in una baracca, al freddo». Casa che non hanno nemmeno in Italia, visto che dormono in una macchina, in un parcheggio: «Ma qui la vita è diversa, stiamo meglio».
blitz al campo nomadi di castel romano 4BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO 



Il comune sa che siete qui? «Sì, abbiamo già parlato con loro». Dal Campidoglio confermano e assicurano che il caso sarà seguito dagli «operatori sociali che cercheranno di convincerli a riandare in Romania». Non è chiaro se a fronte di altri soldi. Ma la questione casa non è compito del comune di Roma ma di quello romeno, con cui è stata siglata una partnership che prevede il monitoraggio delle persone rimpatriate, affinché si verifichi che stanno cercando un lavoro: «I 1.500 euro dovevano bastare loro per sei mesi. E poi, è un po' come il reddito di cittadinanza, la logica è niente bonus a vuoto», filtra dal Campidoglio.
blitz al campo nomadi di castel romano 2BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO 

Invece a vuoto ci è andato il primo contributo, visto che i beneficiari l'hanno intascato ma sono subito tornati in Italia. In tutto sono nove le famiglie, su 400 persone sgomberate dal campo, che hanno accettato il denaro. C'è da sperare che non decidano di rientrare anche gli altri. «È un caso. Il progetto funziona, ovvio che ci sono criticità e che qualcuno voglia tornare». Però così si tornerebbe anche ai rom per strada o in altre baracche. Con le casse del comune svuotate dai biglietti staccati per la Romania.

Fonte: qui

lunedì 8 ottobre 2018

LA MERKEL CI SCARICA GLI IMMIGRATI? SALVINI E’ "PRONTO A CHIUDERE GLI AEROPORTI"


"BERLINO VUOLE RISPEDIRE 40MILA MIGRANTI IN ITALIA CON VOLI CHARTER. MA SALVINI FA MURO: "NON AUTORIZZO ALCUN ATTERRAGGIO". 

TENSIONE ALLE STELLE: ORA SI RISCHIA LA CRISI DIPLOMATICA

Andrea Indini per il Giornale

matteo salviniMATTEO SALVINI
La tensione è ai massimi livelli. La prova di forza di Angela Merkel per rispedire 40mila immigrati irregolari in Italia rischia di aprire una crisi diplomatica senza precedenti.

Come anticipato nelle scorse ore da Repubblica, Berlino avrebbe già dato il via libera a rimpatriare i cosiddetti "dublinanti" con voli charter per Roma. "Come ho chiuso i porti, adesso chiuderò anche gli aeroporti", sbotta Matteo Salvini promettendo che nessun nuovo immigrato, proveniente dalla Germania, metterà piede sul suolo italiano. Il primo volo sarebbe già programmato per martedì prossimo e, se il governo tedesco non dovesse fare marcia indietro, potrebbe aprirsi una rottura insanabile tra i due Paesi.

angela merkel in costumeANGELA MERKEL IN COSTUME
A pochi giorni dalle elezioni in Baviera, la Merkel, in crisi di consensi, se ne esce con una forzatura che destabilizza i già precari rapporti con Roma. Tutto perché il ministro dell'Interno tedesco Horst Seehofer non è riuscito a stringere un accordo con Salvini sui "dublinanti", ovvero quegli immigrati che vengono ripescati in Paesi europei diversi da quello di primo ingresso. "Non accettiamo alcuna intesa che possa portare in Italia anche un solo immigrato in più", aveva tagliato corto il leader leghista sbattendo la porta in faccia ai tedeschi. A Berlino qualcuno deve essersela presa amaramente ed ecco scodellare un piano per velocizzare i rimpatri. L'idea della Merkel è di spedirne 40mila all'Italia e 15mila alla Francia. Il piano è talmente a buon punto che la cancelliera avrebbe già disposto due date per far partire i primi voli charter carichi di stranieri: il 9 e il 19 ottobre. Peccato che al Viminale nessuno sia stato informato.
salvini da gerardo greco 2SALVINI DA GERARDO GRECO



Dopo il fallimento delle trattative tra Seehofer e Salvini, sempre secondo Repubblica, il dossier sarebbe finito nelle mani de premier Giuseppe Conte che in questi giorni ha iniziato a parlarne direttamente con la Merkel. Lo strappo della cancelliera svela l'impossibilità di trovare un accordo tra i due governi. I tedeschi vogliono infatti rimandare in Italia, "entro 48 ore dall'ingresso in Germania", chiunque attraversi illegalmente la frontiera. Niente da fare. Anche perché Berlino ha rifiutato la contro proposta di Salvini di prendersi un immigrato da ricollocare per ogni "dublinante" rispedito in Italia. Il pugno duro dei tedeschi, però, non servirà a niente. Anche perché al Viminale sono ben determinati a non accettare alcun sopruso da parte della Germania. Come ha già chiuso i porti italiani alle barche delle ong, che riversavano sulle nostre coste migliaia di immigrati clandestini, Salvini è disposto a chiudere tutti gli aeroporti a voli tedeschi. "Se qualcuno, a Berlino o a Bruxelles, pensa di scaricare in Italia decine di immigrati con dei voli charter non autorizzati - scandisce il leader leghista - sappia che non c'è e non ci sarà alcun aeroporto disponibile".

Fonte: qui

''NESSUN RIMPATRIO DALLA GERMANIA'', FANNO SAPERE DA BERLINO. E SALVINI ORA RITIRA TUTTO: 'SE LORO DICONO CHE I VOLI NON ESISTONO, NON ESISTE IL PROBLEMA' 

IN REALTÀ I TEDESCHI NON NE VOGLIONO PARLARE IN ANTICIPO PERCHÉ ANNUNCIARE I VOLI EQUIVALE A RENDERLI INUTILI: I PAESI DI ARRIVO E I MIGRANTI COINVOLTI FAREBBERO DI TUTTO PER SOTTRARSI…

MIGRANTI: SALVINI,VOLI GERMANIA? PROBLEMA NON ESISTE
SALVINI SELFIE CON L'ASINOSALVINI SELFIE CON L'ASINO
 (ANSA) - "Io mi pongo i problemi che esistono: se la Germania mi dice che questi voli non esistono, neanche il problema esiste". Lo ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini a un convegno dell'Ugl "Crescita economica e prospettive sociali in un'Europa delle Nazioni", alla presenza di Marine Le Pen.


MIGRANTI, LA GERMANIA E L’AMBIGUITÀ SUI VOLI IN ITALIA «RINVIATI». PERCHÉ ALLE PORTE C’È IL VOTO IN BAVIERA
Paolo Valentino per www.corriere.it

Le autorità tedesche smentiscono che nei prossimi giorni sia in programma alcun volo charter per rimpatriare in Italia un gruppo di rifugiati, già registrati nel nostro Paese e poi arrivati in Germania. Lo dicono con singolare coincidenza il ministero federale degli Interni e l’Ufficio per l’immigrazione della Baviera, in risposta alle notizie riportate dai media italiani e dalla Dpa, l’agenzia di stampa tedesca, secondo cui il volo sarebbe stato pianificato per oggi, con un secondo in calendario per il 17 ottobre.

Quasi tutti i rifugiati che dovrebbero essere rimpatriati provengono dalla Nigeria. La Dpa cita fonti dell’aeroporto di Monaco di Baviera, dove nelle scorse settimane è stata allestita una struttura ad hoc per questo tipo di operazioni, che è già attiva. Tuttavia, il portavoce del ministero degli Interni aggiunge che è prassi del governo tedesco «non dare informazioni concrete prima dei voli di rimpatrio, circa il momento e/o i Paesi coinvolti, poiché comporterebbero la prevedibilità delle misure, mettendone a rischio la riuscita». Come dire, non abbiamo in programma rimpatri di massa, ma se li avessimo non lo diremmo.
AEROPORTO MONACO DI BAVIERAAEROPORTO MONACO DI BAVIERA

L’ambiguità sembra confermata dalle dichiarazioni dell’Ufficio per le migrazioni bavarese, secondo il quale, «non c’è nessun charter in programma questa settimana». Il che ovviamente lascia aperta la possibilità che ce ne sia uno in quella o quelle successive.

E allora il pensiero corre al calendario politico, alle elezioni in Baviera di domenica prossima, appuntamento col destino per il governo cristiano-sociale che potrebbe perdere la maggioranza assoluta dopo decenni. Ritrovarsi in una nuova polemica aperta con l’Italia sul tema dei migranti non deve essere sembrato il modo migliore di arrivare al voto. Da qui l’apparente retromarcia, che probabilmente è soltanto un rinvio.

horst seehofer angela merkelHORST SEEHOFER ANGELA MERKEL
Ma l’ambiguità non è solo di parte tedesca. Resta ancora un mistero l’esito dell’accordo tra Italia e Germania per un rimpatrio ordinato dei rifugiati, che secondo le regole di Dublino, il nostro Paese deve riprendersi in quanto nazione di primo ingresso. Una bozza di intesa esiste da settimane, ma non è chiaro se il ministro degli Interni Salvini l’abbia firmata o meno. Una cosa è certa, nel silenzio della altrimenti solerte comunicazione del Viminale, i rimpatri dei profughi verso l’Italia sono già iniziati, sia pure alla spicciolata: 1.692 per l’esattezza secondo fonti del ministero dell’Interno tedesco.

In tutto la Germania chiede al nostro Paese di riprendersene oltre 10.700, quindi siamo a un sesto, il che non è tanto, ma neppure poco. In almeno un caso però, secondo le stesse fonti, ci sarebbe stato un rimpatrio collettivo, in luglio, con un volo charter per Milano. Ammesso che sia così, non si ha memoria di un tweet del ministro Salvini che minacciasse chiusure o quant’altro.

Fonte: qui

giovedì 20 settembre 2018

ANGELA MERKEL RIMPATRIA 40MILA ALGERINI A CUI LA GERMANIA HA NEGATO IL DIRITTO D’ASILO


IN VISITA UFFICIALE LA CANCELLIERA DEFINISCE L’ALGERIA UN “PAESE SICURO” E ANNUNCIA L’ESPULSIONE DEI MIGRANTI. 


merkel ouyahiaMERKEL OUYAHIA
La cancelliera tedesca, Angela Merkel, in visita ufficiale ad Algeri, ha dichiarato “molto costruttiva” la cooperazione con l’Algeria elogiando gli sforzi del Paese nordafricano per facilitare il rimpatrio dei migranti a cui la Germania ha negato il diritto di asilo.

merkel con migrantiMERKEL CON MIGRANTI








In occasione di una conferenza stampa congiunta con il primo ministro Ahmed Ouyahia, Merkel ha definito l’Algeria come un “Paese sicuro” stimando che i migranti – circa 40.000 secondo le stime del premier Ouyahia – non correranno alcun pericolo una volta rimpatriati in Algeria.

Fonte: qui

domenica 3 giugno 2018

IL MINISTRO DEGLI INTERNI SALVINI: “BASTA ONG, VICE-SCAFISTI DEI MARI. È FINITA LA PACCHIA”

MATTEO SALVINI ALZA LA VOCE MA IERI A POZZALLO, SULLE COSTE SICILIANE, SONO SBARCATI OLTRE 140 MIGRANTI 

PRIMA DI INIZIARE IL PIANO DEI RIMPATRI, DEVE FARE I CONTI CON I RICHIEDENTI ASILO

Antonella Aldrighetti per www.ilgiornale.it

matteo salvini giura da ministroMATTEO SALVINI GIURA DA MINISTRO
A quanto pare gli immigrati non leggono i giornali, diversamente saprebbero che l'intento del neo ministro dell'Interno è quello di rispedirli a casa per direttissima ostacolando qualsivoglia sbarco.

E invece proprio nel primo pomeriggio di ieri, al largo delle coste siciliane, tra Lampedusa e Pantelleria, sono stati soccorsi in mare, da tre unità della Guardia costiera e una di Frontex, 140 persone che molto probabilmente approderanno nella giornata odierna in Sicilia. Quasi a dare il benvenuto a Matteo Salvini che ieri ha subito affrontato il tema migranti: «Diremo no alla Ue che vuole che ne accogliamo altri 100mila». Parole dure anche verso le Ong: «Non vogliamo vice scafisti nei nostri porti».

migrantiMIGRANTI
Il dossier immigrazione tanto caro al nuovo inquilino del Viminale punterebbe a impedire gli arrivi ma soprattutto di avviare un piano di rimpatri progressivo per limitare le presenze sulla nostra penisola solo a rifugiati e titolari di protezione internazionale. 

Salvini, prima di sciogliere questi nodi si ritroverà a fare i conti con i richiedenti asilo, ovvero coloro che sono in attesa di essere esaminati dalle commissioni territoriali che dovranno stabilirne identità, provenienza e legittimità della richiesta di protezione. Peccato però che malgrado gli impegni di accorciare i tempi di indagine, tra richiesta e risultato, passino almeno tra i 18 e i 20 mesi.

Per accorciare i tempi, al Viminale, da qualche mese se ne stanno provando di ogni. Provvedimenti costosi e notevolmente macchinosi che altro non fanno se non pesare oltremisura su quei 5 miliardi di euro destinati a tutti i capitoli concernenti l'accoglienza e che Salvini vuole ampiamente sforbiciare.

migrantiMIGRANTI
Peccato però che proprio in quelle ore in cui il segretario della Lega stava per giurare da ministro davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Viminale, il dipartimento Asilo e migrazioni, dava il via a due nuovi impegni di spesa. Il primo per incrementare fino a 2 milioni di euro per tre mesi di contratto e un totale di 6 milioni annui, la somma destinata al programma di registrazione e audizione dei migranti richiedenti asilo. Il secondo per ingaggiare ventidue nuovi funzionari, nei ranghi del Viminale, allo scopo di «potenziare gli uffici coinvolti nella gestione dei flussi migratori e del sistema di accoglienza presso l'Unità Dublino del dipartimento Libertà civili e immigrazione».

Di fatto queste disposizioni sono il frutto delle politiche messe a segno dal predecessore di Salvini, e saranno difficili da scalzare soprattutto perché riguardano appalti oramai assegnati. Stessa sorte per i contratti aggiudicati in seno all'accoglienza curata da cooperative, associazioni benefiche, onlus e ong che, qualora fossero stralciati, porterebbero a dover soccombere a penali e sanzioni assai dispendiose.
migranti lampedusaMIGRANTI LAMPEDUSA

Matteo Salvini sarà quindi costretto a redigere un nuovo dossier con finalità diverse. Già, presto infatti si renderà conto anche della mole di contratti stipulati dalle prefetture con scadenze fissate al 2019 se non addirittura al 2020. Analogamente la stessa sorte ce l'hanno i contratti stesi dai comuni che fanno accoglienza all'interno del sistema di protezione dei richiedenti asilo, ossia lo Sprar. Anche in questo caso specifico i programmi di integrazione sul territorio sono riferiti tanto al biennio in corso quanto al triennio. Una sorta di ipoteca sul futuro insomma che qualora venisse sciolta costringerebbe l'erario pubblico a sborsare le dovute ammende.

Fonte: qui

giovedì 26 aprile 2018

Durden: Ora anche la Turchia vuole rimpatriare il suo oro alla Fed. TUTTO.






Non so se avete visto la nius che ho tuittato l’altro giorno: mo anche i turchi vogliono rimpatriare il loro oro alla Fed. Non solo lo vogliono rimpatriare, lo vogliono rimpatriare TUTTO! E non e’ proprio pochissimo, sarebbe l’11esimo accumulo di una BC al mondo. 



After Venezuela, Germany, Austria and the Netherlands prudently repatriated a substantial portion (if not all) of their physical gold held at the NY Fed or other western central banks in recent years, this morning Turkey also announced that it has decided to repatriate all its gold stored in the US Federal Reserve and deliver it to the Istanbul Stock Exchange, according to reports in Turkey's Yeni Safak. It won't be the first time Turkey has asked the NY Fed to ship the country's gold back: in recent years, Turkey repatriated 220 tons of gold from abroad, of which 28.7 tons was brought back from the US last year. 



A quanto pare pero’ ci eravamo persi altri rimpatrii precedenti, 220 tonnellate da fuori Turchia, di cui 29 tonnellate dgli USA...



According to the latest IMF data, Turkey’s gold reserves are estimated at 591 tons, worth just over $23 billion. This makes Ankara the 11th largest gold holder, behind the Netherlands and ahead of India.



.. ma ora si parla di “estinguere il conto alla Fed”, rimpatriare tutto il malloppone, 591 tonnellate! (che come sappiamo dovrebbero essere al 33 di Liberty Street, NYC, 95 piedi - 29 metri - sotto il livello del mare).


Turkey's gold repatriation come at a sensitive time for Turkey's currency, the lira, which has been pounded, and plunged to all time lows against both the dollar and the euro despite runaway, double-digit inflation in Turkey, as the central bank is seemingly afraid of President Recep Tayyip Erdogan, and refuses to raise rates.



La Lira turca e’ in modalita’ schianto (curioso some tutte le volte che un paese non e’ abbastanza obbediente all’impero....) e l'inflazione nel paese e’ a doppia cifra



Meanwhile, Erdogan has taken a tough stance against the US currency, criticized dollar loans and saying thatinternational loans should be given in gold instead. 
"Why do we make all loans in dollars? Let’s use another currency. I suggest that the loans should be made based on gold,” Erdoğan said during a speech at the Global Entrepreneurship Congress in Istanbul on April 16, according to Hurriyet. 
In what some saw an appeal for a gold standard by the Turkish president, Erdogan added that “with the dollar the world is always under exchange rate pressure. We should save states and nations from this exchange rate pressure. Gold has never been a tool of oppression throughout history."




Erdogan se la sta prendendo con il dollaro, critica il fatto che il mondo intero si indebiti (sia costretto ad indebitarsi?) in Dollari della Fed (coi tassi a zero o quasi da cosi’ tanto anni! ..) e dice che bisognerebbe indebitarsi in oro invece!


“Col dollaro, indebitandosi in dollari, il mondo e’ sempre sotto la pressione dei tassi di cambio. Dovremmo salvare stati e nazioni da questa pressione dei tassi di cambio. L’oro [invece] non e’ mai stato uno strumento di oppressione in tutta la storia” dice Erdoghan (!!!)





Qui sopra l’illustrazione plastica dell’emorragia di oro dalla Fed di New York in questi ultimi 10-12 anni. Da 6.600 tonnellate conservate per conto di altre BC a 5.700.. and counting.

Commento ad alcuni commenti su ZH: 


“Lo dovranno comprare nel mercato visto che alla Fed chissa’ cos’e’ rimasto davvero .. come per la Germania, che per rimpatriare parte del suo oro ci ha messo 5 anni!” ... ehm:D .... e i tedeschi dalla Fed hanno rimpatriato solo 300 tonnellate, quasi la meta’ delle 591 tonnellate turche (tutte alla Fed se ho capito bene).

“Se lo papperanno tutto Erdogan e gerarchi locali." Beh, visti i precedenti (Saddam che voleva vendere petrolio in euro, Gheddafi che voleva venderlo in oro e introdurre monetazione in oro e argento in Africa ...) mi sa che alla fine tornera’ nelle disponibilita’ dell’Impero. Se mai uscira’ da NY (e se a NY c’e’ ancora). 

“Non si capisce perche’ le BC mondiali abbiano lasciato l’oro li, alla Fed, dopo il ferragosto 1971!” .. eh, non hai torto. "Impero” e “Petrodollaro” potrebbero essere alcune risposte? 

Fonte: Z.H.

venerdì 6 aprile 2018

L’AUSTRALIA CACCIA TUTTI GLI IMMIGRATI: DOPO AVER AZZERATO IL NUMERO DEI CLANDESTINI, IL GOVERNO PENSA DI ABBASSARE ANCHE IL NUMERO DEI REGOLARI: “SONO TROPPI”...


Filippo Facci per Libero Quotidiano

Nel 2015, anche in Italia, qualcuno osò proporre il modello australiano per affrontare il problema degli sbarchi. Questo modello si chiama «Sovereign Borders» ed è un' operazione politico-militare il succo è, parole loro: «Non c' è modo di stabilirsi in Australia arrivando illegalmente via mare».

Stop. Si tenga conto delle dimensioni dell' Australia, eppure il metodo è quello più facilmente immaginabile: si sorvegliano le acque, si intercettano le barche, le si abborda, le si aggancia e infine le si rimorchia fino alle acque territoriali da cui sono partite. Fine.

In qualche caso - se c' è in ballo qualche richiesta d' asilo, ma seria - la barca viene trainata in un centro di sosta, ma, dopo veloci accertamenti, ma veloci davvero, la maggioranza dei migranti viene riaccompagnata ai confini delle acque territoriali con delle barche di salvataggio.

Com' è andato l' esperimento australiano? È andato che qualche Paese confinante ha collaborato, altri hanno protestato, ma l' Australia non è mai scesa a compromessi. Risultato: immigrazione clandestina praticamente sparita. Zero morti o quasi.

australiaAUSTRALIA
Ecco, e da noi? Da noi, in vari dibattiti, circa tre anni fa, dissero che il modello australiano era improponibile anzitutto per il costo: si parlò - e occorre tenere conto, ripetiamo, delle dimensioni dell' Australia - di due miliardi di euro tra il 2013 e il 2014.

Tanti soldi, certo. Dettaglio: nel frattempo l' Italia era arrivata a spendere 3,3 miliardi nel 2016 (con un contributo di soli 100 milioni della Ue) e per il 2017 il ministro Padoan parlò di 4,2 miliardi, mentre per il 2018, secondo il governo, «la spesa per l' accoglienza salirà a 4,7-5 miliardi di euro nonostante il calo degli sbarchi».

SUCCESSO Se la questione economica non funge più da paravento, ergo, rimane immacolata la verità di fondo: l' Australia ha speso per non avere migranti, l' Italia per averli. In attesa di capire chi abbia fatto l' affare migliore, va detto che in Australia sono già passati oltre: dopo aver risolto con metodi decisamente razionali il problema dell' immigrazione clandestina, infatti, ora si stanno ponendo seriamente il problema di quella regolare.

INVASIONE Molti australiani, infatti, non vogliono più neanche l' ingresso di quei migranti economici che entrano nel Paese con regolare permesso di ingresso e di soggiorno e che hanno praticamente già un lavoro. Gente che in altre parole si stabilisce in Australia con tutti i crismi.
migrantiMIGRANTI

Come mai? Semplice e paradossale: sono troppi. Può far sorridere pensando alle dimensioni dell' Australia, ma - come in Brasile, per fare un esempio - gli immigrati economici mica vanno a vivere nel deserto: premono sulle grandi metropoli. Di recente l' ha spiegato molto bene un cittadino di Melbourne in una lettera al Guardian, quotidiano inglese: si parla di crescite impressionanti e incontrollate. Melbourne, dal 2006 a oggi, ha raggiunto la soglia dei 5 milioni di abitanti e ha aumentato il numero dei suoi abitanti, cioè, di un quarto. Si prevede che entro il 2050 questa cifra sforerà gli 8 milioni, superando Sidney quale città più popolosa del Paese. Lo stato federale che ospita Melbourne è cresciuto del 2,3 per cento all' anno che è una media eccezionalmente elevata per gli standard occidentali.

australiaAUSTRALIA
QUALITÀ DELLA VITA Così cresce la protesta e anche le iniziative politiche per correre ai ripari. Le politiche demografiche australiane, un po' come da noi, sono già oggetto di forti proteste ma riguardano immigrati regolari, come detto. Anche perché è stra-dimostrato che la crescita demografica è dovuta solo a un certo tipo di immigrazione. Il problema è palpabile anche perché i vari governi, statali e federali non hanno migliorato il trasporto pubblico o predisposto piani abitativi ad hoc: come del resto non ha fatto il nostro Paese, l' Italia. Cambiano i nomi degli stati di origine dei migranti: là si chiamano India e Cina, nel Mediterraneo sono altri. In comune c' è però la crescita del disordine urbano, una scomposta cementificazione delle periferie e un calo della pubblica sicurezza. In Australia è per via degli immigrati regolari, in Italia per via degli immigrati e basta.

Fonte: qui

sabato 11 febbraio 2017

LA GERMANIA VUOLE RIPORTARE A CASA LA METÀ DELLE 3400 TONNELLATE DI ORO DI SUA PROPRIETÀ

111 DI QUESTE SONO CUSTODITE ALLA FEDERAL RESERVE DI NEW YORK 

L'OPERAZIONE FA PARTE DI UN PROGETTO DI RAZIONALIZZAZIONE AVVIATA DALLA BUNDESBANK MA L’ELEZIONE DI TRUMP HA IMPRESSO UN’ACCELERAZIONE

Angelo Allegri per “il Giornale”

LINGOTTILINGOTTI
Auric Goldfinger, il cattivo che dà il titolo a uno dei più famosi film di James Bond, mette sotto assedio Fort Knox: con una piccola bomba nucleare vuole rendere radioattive e quindi inutilizzabili, le riserve d'oro americane. I funzionari della Bundesbank entrati negli ultimi mesi nei caveau della Federal Reserve Usa avevano motivazioni più pacifiche: riportare a casa l'oro tedesco immagazzinato nei forzieri statunitensi.

Nel corso del 2016 a lasciare l'America e a prendere la strada di Francoforte sono state 111 tonnellate di metallo giallo: per la precisione 8880 lingotti da 12,5 chili l'uno. Tutti, anzichè a Fort Knox, erano in realtà custoditi nel pieno centro di Manhattan: nei sotterranei della Fed di New York in Liberty Street, a due passi da Wall Street.

IL CAVEAU DELLA FEDERAL RESERVE BANK DI NEW YORKIL CAVEAU DELLA FEDERAL RESERVE BANK DI NEW YORK
L'operazione fa parte di un progetto di razionalizzazione delle riserve avviata dalla Bundesbank tra il 2012 e il 2015, ma per completare l'opera la Banca centrale si era data fino al 2020. Poi, più di recente, ha deciso di stringere i tempi. E volendo basta questo per fare dell'oro tedesco riportato in patria una sorta di simbolo. Nell'era di Donald Trump, delle nostalgie sovraniste, delle polemiche sul possibile ritorno ai dazi doganali, è il segno di un altro ponte levatoio che si alza a separare aree economiche fino a poco tempo unite e convergenti nel nome della globalizzazione.

Federal ReserveFEDERAL RESERVE
L'oro tedesco in Germania è un pezzo di storia dell'economia. Nel sistema monetario nato dagli accordi di Bretton Woods, firmati nel 1944 e incaricati di gestire la rinascita economica del dopoguerra, le banche centrali regolavano in oro i saldi tra i diversi Paesi. E dagli anni Cinquanta il surplus della bilancia commerciale tedesca è un classico dei rapporti internazionali.

Anno dopo anno i tedeschi hanno sempre venduto più di quanto comprassero e accumulato così veri e propri tesori nelle casseforti delle principali banche centrali: negli Usa, in Gran Bretagna e Francia. In tempi di guerra fredda, e tenendo presente i possibili pericoli di invasione russa, il governo di Bonn decise che i tesoretti andavano lasciati dove stavano e che, anzi, rappresentavano una specie di polizza assicurativa. Così le montagne d'oro detenute all'estero sono cresciute.

BUNDESBANKBUNDESBANK
Il sistema di Bretton Woods crollò nel 1973, e l'oro perse molto del suo valore pratico, pur mantenendo quello simbolico. Tenere diversificati i depositi sembrò comunque una scelta saggia e nessuno tocco i lingotti. Di più: la questione rimase praticamente dimenticata fino al 2012, quando un politico dell'ala destra della Csu bavarese, Peter Gauweiler, imbastì sulla questione una campagna d'opinione.

Non solo non sappiamo più esattamente dove è finito il nostro oro, era il suo slogan, ma in periodi di incertezza valutaria sarebbe bene poterne disporre senza ritardi riportandolo sotto il controllo della Bundesbank. Così la polemica sull'oro ha finito per mescolarsi, almeno agli occhi dei «falchi» teutonici, con quella sulla moneta unica.

ORO LINGOTTOORO LINGOTTO
Anche perchè sul tema hanno iniziato a circolare fantasiose teorie complottistiche. La Fed non rispose a una prima richiesta della Bundesbank. Un disguido burocratico, pare. Ma in Rete si diffuse la spiegazione che in realtà l'oro non c'era più. Alla fine, per mettere a tacere le voci, la Corte dei Conti ordinò un'inchiesta.

Oggi la Germania è vicina al suo obiettivo: riportare in patria la metà delle 3400 tonnellate di sua proprietà (solo gli Stati Uniti con 8mila ne hanno di più). Oltre alle 111 tonnellate arrivo da New York nel 2016 (che si aggiungono alle 190 trasferite tra il 2013 e il 2015) si sta completando il trasloco di quelle custodite a Parigi (374).

Non tutto l'oro dei Nibelunghi volerà però a Francoforte. Come da programma resteranno attivi i depositi dei due maggiori centri finanziari internazionali, dove almeno potenzialmente, in caso di cataclisma valutario, sarebbe necessario mobilitare delle riserve. In America resteranno 1236 tonnellate, a Londra 436. Ancora molte. Ma con qualche lingotto in più sotto il materasso di casa, i nostalgici del vecchio marco si sentono oggi più tranquilli.

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