9 dicembre forconi: Confindustria
Visualizzazione post con etichetta Confindustria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Confindustria. Mostra tutti i post

domenica 15 settembre 2019

CONFINDUSTRIA VUOLE TASSARE CHI PRELEVA TANTO DAL BANCOMAT, E DARE UN CREDITO D'IMPOSTA A CHI USA SISTEMI DI PAGAMENTO TRACCIABILI (CARTE, BANCOMAT, BONIFICI).



CON LE SCUSE PIU' INCREDIBILI, SI CERCA DI INCREMENTARE IL REDDITO DI UN SISTEMA BANCARIO FALLITO.


SCATTA LA FURIA DEI COMMERCIANTI

Alessandro Galimberti per ''Il Sole 24 Ore(controllato da Confindustria)''


bancomatBANCOMAT
Mentre il tema dell' emersione dalle cassette di sicurezza rimane di costante e cogente attualità, come a ogni cambio di governo, dal Centro studi di Confindustria arriva una proposta per modificare i comportamenti dei consumatori italiani, i più affezionati al contante in Europa.

L' approccio "disincentivante" del Centro studi è articolato in due momenti: premialità fiscale per il cliente che sceglie la moneta elettronica (o il bonifico bancario), restrizioni alla fonte per chi preleva troppo contante agli sportelli, e così le transazioni sono controllate nell' interesse esclusivo delle banche.

Per cercare di allineare l' Italia al numero medio di transazioni annuali pro capite in moneta elettronica (la media Europea è 104, Finlandia al primo posto con 300, Olanda seconda con 250, Germania terz' ultima con 52 davanti a Grecia, 50, l' Italia ultima con 48) la proposta del Centro studi di Confindustria è di creare un credito di imposta del 2% al cliente che paga con carte di credito, debito e prepagate nominative o con bonifico bancario. Il consumatore paga il prezzo pieno ma accumula un credito che verrà contabilizzato e comunicato dalla banca di appoggio della carta di pagamento. Ovviamente restano escluse le carte non nominative in quanto non associabili ad alcun codice fiscale.
contantiCONTANTI

Il beneficio per il consumatore/cliente sarebbe comunque differito al momento della dichiarazione annuale dei redditi con il riconoscimento del credito fiscale (detrazione) perché lo "sconto"(BALLA) non viene applicato al momento del pagamento.

Nel calcolo dell' impatto sulla finanza pubblica, i primi due anni avrebbero un effetto negativo - dovuto allo sconto fiscale, non del tutto neutralizzato dal gettito aggiuntivo - che si invertirebbe stabilmente però dal terzo, sulla base di un aumento standard previsto del 10% sul montante "elettronico" complessivo (+55 miliardi l' anno per 5 anni).
Il gap di finanza pubblica, per restare alla proposta di Confindustria, potrebbe essere colmato già dall' inizio con l' altra misura "disincentivante" dei liquidi, vale a dire il prelievo alla fonte sui prelievi eccessivi di contante dagli sportelli atm/bancomat.
PAGAMENTI CONTACTLESS POS BANCOMAT SMARTPHONEPAGAMENTI CONTACTLESS POS BANCOMAT SMARTPHONE

La soglia mensile, secondo il Csc, potrebbe essere fissata in 1.500 euro, oltre i quali la banca/gestore dovrebbe trattenere il 2% sulla richiesta di erogazione di contante. La soglia è individuata per esentare, di fatto, il 75% dei correntisti italiani dalla "tassa sul contante" e per penalizzare solo chi, comunque, movimentando cifre non trascurabili (e irragionevoli, secondo la corrente di pensiero contraria al contante) potrebbe determinare un gettito alla fonte di 3,4 miliardi di euro già nella prima annualità.

Consapevoli del fatto che la misura sui prelievi da applicare a ciascun conto corrente potrebbe essere elusa attraverso l' apertura di più conti, il Csc consiglia di valutare se, dal punto di vista operativo, si possa fare una misura "nominativa", aggregando più conti sui quali il correntista fraziona a scopo elusivo il montante prelevato.

CONTANTI 15CONTANTI 
Il meccanismo di incentivo e disincentivo proposto amplia notevolmente il mercato della moneta elettronica; pertanto, secondo Confindustria, si dovrebbe ricercare un accordo con gli operatori per limitare le commissioni sulle singole transazioni, visto che auspicabilmente aumenterebbero i volumi trattati.

Quanto ai risvolti di comunicazione pubblica della proposta sulla tassazione dei prelievi, Confindustria ritiene «necessaria una valutazione sulla "percezione" dei contribuenti in merito a una commissione sui prelievi: potrebbe infatti essere percepita come un primo passo verso la limitazione ai prelievi in caso di una degenerazione della situazione economica nazionale».

La proposta del Centro studi ha subito provocato le prime reazioni delle altre organizzazioni imprenditoriali, a partire da Confcommercio. In un comunicato, l' associazione sottolinea che «l' impulso alla diffusione di sistemi elettronici di pagamento sicuri e tracciabili va certamente perseguita.

ibancomat indexBANCOMAT
Per questo bisogna agire anzitutto sul versante della riduzione dei costi che l' utilizzo di tali strumenti comporta a carico di consumatori ed imprese». In particolare, a giudizio di Confcommercio, «risulterebbe utile un credito di imposta a favore degli esercenti per le commissioni pagate per l' accettazione di carte di debito e di credito. Una tassa in più, soprattutto in un momento di perdurante stagnazione dei consumi, non ci sembra francamente una buona idea». Fonte: qui

HANNO LE PEZZE AL CULO, NON CAPISCONO NIENTE, ANDIAMO INCONTRO A UN DISASTRO..” 

FELTRI CONTRO IL GOVERNO GIALLO-ROSE’ (“ASSOMIGLIA A QUELLI VECCHI") E LA TASSA SUL BANCOMAT: "SIAMO ALLA FOLLIA. NON ESISTE MOTIVO PER CUI LO STATO DEBBA IMPORCI UN' ALTRA GABELLA. TRATTASI DI UNA TRUFFA, QUALCOSA DI SCHIFOSO”

Vittorio Feltri per www.liberoquotidiano.it

Abbiamo un nuovo governo che assomiglia a quelli vecchi, identico. Le sue ambizioni sono notevoli. Addirittura vuole ridurre il passivo di bilancio facendo crescere la spesa, che è una contraddizione in termini.
Anche un salumiere è consapevole che per pareggiare i conti occorre fare una cosa sola: diminuire le uscite e aumentare le entrate.
giuseppe conte luigi di maio alfonso bonafedeGIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDE

Ma i nostri economisti, i quali se fossero bravi sarebbero ricchi e invece hanno le pezze al culo, non capiscono niente, pertanto è evidente che andiamo incontro a un disastro.
Continueremo a perdere denaro e non riusciremo a incassarne di più se non esasperando i contribuenti.

Si dà il caso che l' esecutivo stia studiando un provvedimento il quale manderà in bestia i cittadini. Questo: chiunque preleverà oltre 1500 euro al mese dal proprio conto corrente dovrà pagare una supertassa alla banca. Siamo alla follia.
feltri stasera italiaFELTRI STASERA ITALIA
Infatti i quattrini che versiamo sono già stati decurtati dal fisco in origine, cioè quando vengono riscossi dal datore di lavoro o dal cliente. Non esiste motivo per cui lo Stato debba imporci un' altra gabella. Trattasi di una truffa della più bell' acqua, qualcosa di schifoso e intollerabile.

feltri stasera italiaFELTRI STASERA ITALIA
Se io ho centomila euro accantonati presso l' istituto di credito, va da sè che essi sono miei a tutti gli effetti e li possa prelevare a mio piacimento senza dover ulteriormente subire una decurtazione ingiustificata operata dall' orrendo sistema erariale, che già ci soffoca in forma oppressiva. È inammissibile che lo Stato frughi nelle nostre tasche e ci rubi cifre sulle quali ci ha già castigato applicando aliquote sfrenate. Se questa è l' impostazione dei successori del governo gialloverde siamo certi che i signori subentrati a Salvini avranno vita breve. Essi tra l' altro insistono con l' immigrazione libera e ignorano che riguardo questo tema sono già stati sconfitti su tutti i fronti.

vittorio feltriVITTORIO FELTRI
Gli italiani pretendono di essere tutelati e non aggrediti come se fossero sudditi da spolpare. Sarà una battaglia e i progressisti verranno travolti. Fonte: qui

domenica 24 marzo 2019

L'EX PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA SICILIA ERA DIVENTATO IL PALADINO DELLA LOTTA A COSA NOSTRA. POI SI È RIVELATO UN AMICO DEI CLAN. POSSIBILE?

IN UN LIBRO DI ATTILIO BOLZONI TUTTI I SEGRETI DEL "GIANO BIFRONTE" DELLA STORIA ITALIANA FINITO AGLI ARRESTI 
GLI ARCHIVI PER I RICATTI, L’ASSE PRIVILEGIATO CON L'EX SENATORE PD LUMIA, IL "GOVERNO REGIONALE PARALLELO" E QUEI LEGAMI CON LA FAMIGLIA ACCUSATA DI ESSERE PRESTANOME DI MESSINA DENARO

antonello montanteANTONELLO MONTANTE
Ad Attilio Bolzoni, inviato di Repubblica e cronista di lungo corso del giornalismo italiano sulla mafia, si debbono alcune immagini fulminanti particolarmente riuscite. Per esempio: «Il cratere di Capaci è troppo grande per qualsiasi aula giudiziaria», a significare che nessun processo penale riuscirà mai a prosciugare definitivamente misteri e implicazioni della strage del 1992 in cui cadde, con Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, il giudice Falcone. Ma dopo le stragi di quell' anno, che segnarono una svolta nella coscienza civile del Paese e una reazione da parte dello Stato, cosa mai è accaduto nel pianeta di Cosa Nostra e dintorni? Per anni è rimasto un enigma.

La regista Manuela Ruggiero e Attilio BolzoniLA REGISTA MANUELA RUGGIERO E ATTILIO BOLZONI
Gli esperti giravano a vuoto, formulando mille ipotesi. Oggi dice Bolzoni: «È accaduto che un uomo, sin da piccolo rampollo di un capomafia, che a sua volta era il consigliori del numero due di Cosa Nostra, è diventato il faro dell' Antimafia nazionale».

antonello montante coverANTONELLO MONTANTE COVER







Sconcertante. Ma come è stato possibile? Davvero si può essere, nello stesso tempo, sia in odor di mafia che il guru dell' Antimafia? Una sfida alle leggi della gravità, condotta con brillante successo a Serradifalco, un comune siciliano di seimila anime in provincia di Caltanissetta, dove un uomo chiamato Calogero Antonio Montante, in arte Antonello, presidente di Sicindustria, è diventato il Giano bifronte della storia italiana.

È accaduto che la Confindustria gli abbia dato in mano, dopo il 1992 delle stragi, le chiavi della "rivoluzione della legalità" in Italia, che il presidente della Repubblica Napolitano lo abbia nominato Cavaliere del lavoro, che il governo Renzi (su segnalazione dell' allora ministro degli Interni Angelino Alfano) lo abbia nominato uno dei responsabili dell' agenzia che gestisce i beni sequestrati alla mafia (fatturato: 50 miliardi di euro) e che tutti (governi nazionali e regionali, ministri e assessori, prefetture, questure, comandi dei carabinieri e della Finanza, procuratori, servizi segreti, imprenditori, sindacati, grande distribuzione, sanità, associazioni sociali) siano dovuti passare da lui per carriere, favori, affari, inchieste e iniziative contro l' illegalità.
MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA

Sembra un incubo surrealista. Ma è stato lui, per anni, a rilasciare le patenti di onestà, seduto sul trono di un vero e proprio Califfato, come lo definisce Bolzoni. Quest' ultimo documenta oggi tutta la sconcertante vicenda in un libro destinato a spaccare in due la storia di mafia e antimafia (Il padrino dell' Antimafia. Una cronaca italiana sul potere infetto. Zolfo editore, pp. 312, euro 18, in uscita il 18 marzo). La domanda di partenza è sempre quella: cosa era successo a Cosa Nostra siciliana dopo le stragi, gli arresti dei grandi latitanti, la morte dei suoi capi storici, l' avvento della 'Ndrangheta?
ANTONIO CALOGERO MONTANTEANTONIO CALOGERO MONTANTE

Serradifalco, il paese natìo del prodigio Montante, significa montagna del falco. «Un luogo da cui spiccare il volo, e volo rapace» scriveva Leonardo Sciascia nel suo Candido. Qui Cosa Nostra (o qualcosa di molto simile) ha dato vita alla sua ultima metamorfosi. Quando gli inquirenti, dopo una inchiesta durata anni, hanno fatto irruzione nella villa dell' icona dell' Antimafia, hanno trovato un enorme archivio per ricatti e la documentazione dell' esistenza di un servizio segreto che sarebbe improprio definire "parallelo", poiché era quello ufficiale dello Stato.

ANTONIO CALOGERO MONTANTEANTONIO CALOGERO MONTANTE
E poi un elenco di nomi, incontri, circostanze da far impallidire anche la P2 di Licio Gelli, e che documentano il condizionamento diretto e continuato su tre governi regionali (Cuffaro, Lombardo, Crocetta), sempre passando da un asse privilegiato con il pidiessino Beppe Lumia. Un golpe silenzioso. Iniziato con uno storytelling inventato di sana pianta, una sceneggiata infarcita di fake news, nella quale però cadono tutti, anche i più avvertiti. Nel 2008 esce in libreria La volata di Calò.

Nella prima parte un cronista e scrittore siciliano non certo sprovveduto, come Gaetano Savatteri, racconta l' epopea della famiglia Montante, che dagli anni Venti fabbrica mitiche biciclette. Dirà poi Savatteri a Bolzoni: «Montante mi aveva documentato tutto».

MONTANTE CON ALFANOMONTANTE CON ALFANO
Nella seconda parte del volume il più popolare scrittore italiano, Andrea Camilleri, ricorda che a bordo di una di quelle bici, regalatagli dalla zia Concettina, percorse nell' estate del '43 i 55 chilometri da Sferracavallo a Porto Empedocle, per avere notizie del padre dopo i bombardamenti. Ebbene, annota Bolzoni, si scoprirà alla fine dell' inchiesta giudiziaria che l' azienda di famiglia era una semplice officina di riparazioni meccaniche, che la bici dello scrittore allora giovane era probabilmente un singolo prototipo, che la fabbricazione di veicoli a pedale da parte di Montante inizia solo nel 2011, quando quelle bici "griffate" col marchio di famiglia verranno esposte negli aeroporti italiani come "simboli antimafia" e poi regalate a questure, politici, uomini delle istituzioni. La leggenda serviva a coprire la verità.
gaetano savatteriGAETANO SAVATTERI

Il 23 dicembre del 1980 il futuro cavaliere dell' Antimafia aveva sposato Antonella Ristagno. Testimoni sono Vincenzo Arnone, uomo d' onore di Serradifalco, suo padre Paolino, rappresentante di Cosa Nostra nel paese e consigliori del vice di Totò Riina nella cupola degli anni 80 e 90, Giuseppe "Piddu" Madonia. Presto arriveranno cinque pentiti che, sorpresi dalla "svolta antimafia" di Montante, racconteranno con dovizia di particolari la comune infanzia e adolescenza di Montante con gli Arnone, fino al "padrinaggio" di don Paolino sul ragazzo.

antonello montanteANTONELLO MONTANTE







Arriva così il primo avviso di garanzia per "concorso esterno". Montante reagisce: scatena una campagna ("Montante come Enzo Tortora"), inventa finti attentati e lauree ad honorem, carica le sue armi per fermare l' inchiesta della procura di Caltanissetta: intimidazioni, telefonate registrate, ricatti, pedinamenti. La sua maschera regge ancora nel 2015, quando è già indagato, nel rapporto annuale della Dia se ne parla come di un eroe. Bolzoni, intanto, conduce la più strana delle inchieste giornalistiche. Perché strana? I suoi primi articoli su Montante, pubblicati da Repubblica, cadono nel silenzio («anche tra i giornalisti c' è una concertazione per beatificare la nuova antimafia») e poi viene pedinato e intercettato sia dagli investigatori che conducono l' inchiesta ufficiale della procura, sia dalle spie di Montante.
MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA

Bolzoni, nel frattempo, ha però scoperto anche i legami tra Montante e la famiglia Patti: sono accusati di essere prestanome del boss latitante Matteo Messina Denaro, con il re delle discariche Giuseppe Catanzaro e con quello della grande distribuzione Massimo Romano. Fino ai rapporti con Banca Nuova, che gestisce i fondi dell' intelligence italiana. Un sistema avvolgente, i cui dettagli verranno presto chiariti al cronista da due voci "da dentro": sono due manager che hanno lavorato fianco a fianco con Montante, ne hanno sofferto intimidazioni e ricatti, ne conoscono ogni segreto e adesso vogliono denunciare tutto.

Fonte: qui

giovedì 6 dicembre 2018

VUOI VEDERE CHE LE CRITICHE DI CONFINDUSTRIA AL GOVERNO NASCONDONO LA SOLITA RICHIESTA DI SOVVENZIONI, TAGLIO DEL CUNEO FISCALE E DETRAZIONI ALLE IMPRESE?



E POI: NON SARA’ CHE L’ASSOCIAZIONE DEGLI IMPRENDITORI TEME CHE IL GOVERNO FACCIA USCIRE DAL CLUB LE AZIENDE DI STATO (ENI, FINCANTIERI, FERROVIE, RAI, POSTE, LEONARDO)? 

QUANDO CONFINDUSTRIA VATICINO’ LA TRAGEDIA ECONOMICA IN CASO DI BOCCIATURA DEL REFERENDUM DI RENZI…

Giorgio Gandola per “la Verità”

vincenzo bocciaVINCENZO BOCCIA
Dodici caffè pagati. È il prezzo che Confindustria chiede al governo per smettere di tenere il broncio sulla manovra, e che fa dire a un colonnello leghista: «Gira e rigira sempre di sovvenzioni si tratta». Battute a parte, c' è del nervosismo dentro l' associazione degli imprenditori, riunitisi a Torino per alzare la voce sulla necessità delle infrastrutture,
a cominciare dalla Tav.

In una lunga giornata il vicepremier Matteo Salvini e il presidente Vincenzo Boccia hanno occasione per incrociare le parole più volte per polemizzare e per tornare a dialogare. A conferma che il governo non può fare a meno di parlare a tre milioni di imprese e gli industriali italiani non riescono a evitare di appendere i loro destini alle stampelle governative.

Matteo SalviniMATTEO SALVINI
Davanti a 3.000 industriali in rappresentanza di 12 sigle, lunedì sera il presidente Boccia aveva acceso la miccia contro l'esecutivo con una frase atomica: «Se fossi in Giuseppe Conte convocherei i due vicepremier e chiederei loro di togliere due miliardi per uno, visto che per evitare la procedura d'infrazione dell' Europa bastano quattro miliardi. Se qualcuno rifiutasse, mi dimetterei».

Poi ieri, in un'intervista al secondo quotidiano della Confindustria (La Repubblica) - che negli ultimi anni ha abbandonato con entusiasmo le istanze degli afflitti per abbracciare quelle del partito del Pil voltando le spalle perfino a Bob Kennedy - ha aggiunto: «Lanciamo un allarme, senza crescita rischiamo di finire dentro un' altra recessione.
ASSEMBLEA CONFINDUSTRIAASSEMBLEA CONFINDUSTRIA
Il tempo degli alibi è finito, come quello del capitalismo di relazione. Quel mondo non c' è più e noi siamo i primi a saperlo».

Il concetto bolle per tutta la giornata e lo scoop di Boccia, in un sistema industriale nel quale il capitalismo di relazione è ancora l'unico a tenere banco nell'Italia in cui tutti si danno del tu, è da marziani. Salvini decide di sferzare il numero uno di Confindustria e poi di ricucire: «Siamo qui da sei mesi, ascolterò e incontrerò tutti, ma lasciateci lavorare. C' è qualcuno che è stato zitto per anni quando gli italiani, gli imprenditori, gli artigiani venivano massacrati. Ci lasciassero lavorare e vedranno che l'Italia sarà molto meglio di come l'abbiamo ereditata».

maurizio landini coalizione socialeMAURIZIO LANDINI COALIZIONE SOCIALE
Salvini intende la lunga traversata del deserto della crisi, con governi (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) impegnati a tappare i buchi delle banche, a salvaguardare le rendite finanziarie, ad abbellire le narrazioni fasulle di rinascita industriale mentre le aziende chiudevano, licenziavano, delocalizzavano, si fondevano per incorporazione con marchi esteri avviando operazioni di macelleria sociale nel silenzio dei vertici di Confindustria.

Il vicepremier però tende la mano: «Se incontro Boccia anche domani gli offro un caffè volentieri». Il numero uno degli industriali accetta ma alza metaforicamente il prezzo: «Apprezziamo la disponibilità del ministro che ha detto che le sue porte sono sempre aperte, ma un caffè non basta, questa volta ce ne vogliono 12 perché l' invito deve riguardare tutte le categorie che erano presenti a Torino». Sarebbe finita qui se non ci fosse il numero due di Confindustria, Alessio Rossi, a ruggire neanche fosse Maurizio Landini davanti a Silvio Berlusconi: «Salvini vive in un altro Paese. Noi parliamo, critichiamo e cerchiamo di fare il bene del nostro Paese. Lui fa battute».
MATTEO RENZI IN VISITA DA OBAMA PER FARSI SPONSORIZZARE IL REFERENDUMMATTEO RENZI IN VISITA DA OBAMA PER FARSI SPONSORIZZARE IL REFERENDUM

Non c' è dubbio, il volume della radio è alto. Solo un'altra volta nel recente passato Confindustria aveva evocato la parola recessione: nell'estate 2016 prima del referendum costituzionale, quando il suo Ufficio Studi aveva snocciolato dati da Repubblica di Weimar per giustificare l' appoggio al Sì tanto caro a Matteo Renzi. Allora l' associazione, politicizzata in modo imbarazzante, vaticinò la perdita di 600.000 posti di lavoro, il crollo del Pil (-4%) e il ritorno all' homo faber nel caso in cui avesse vinto il No. Ovviamente nulla di tutto questo accadde.

È legittimo che gli industriali possano lottare per vincere sui mercati internazionali con il supporto del sistema Paese alle spalle. Ma dietro le parole di Boccia - che nella sua salottiera gestione da circolo della caccia ha perso per strada una buona percentuale di piccole e medie imprese - ci sono due realtà impossibili da nascondere.
La prima è quella d' una Confindustria che non chiede di poter essere lasciata libera di correre nelle praterie della competitività, ma pretende ancora una volta sovvenzioni: taglio del cuneo fiscale, finanziamenti per entrare nell' Industria 4.0, conferma di tutte le detrazioni alle imprese.
ENI LOGOENI LOGO

La seconda è la reazione nervosa a un pericolo incombente: un' eventuale decisione del governo di far uscire dal club le aziende di Stato (Eni, Fincantieri, Ferrovie, Rai, Poste, Leonardo) per Confindustria sarebbe un colpo mortale. Senza i contributori più pesanti, in viale dell' Astronomia non riuscirebbero a pagare neppure le bollette della luce.
Poiché l' idea è di Salvini, è possibile che alla fine i 12 caffè li paghi Boccia.

Fonte: qui

martedì 4 dicembre 2018

L’ATTACCO DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA VINCENZO BOCCIA AL GOVERNO ALLA MANIFESTAZIONE “SÌ TAV”: “PER EVITARE LA PROCEDURA D’INFRAZIONE BASTANO 4 MILIARDI.

“CONTE CONVINCA SALVINI E DI MAIO O SI DIMETTA” 

L’ATTACCO DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA VINCENZO BOCCIA AL GOVERNO ALLA MANIFESTAZIONE “SÌ TAV”: “PER EVITARE LA PROCEDURA D’INFRAZIONE BASTANO 4 MILIARDI. UNA PROMESSA A DI MAIO: SE CI CONVOCA TUTTI NON LO CONTAMINEREMO. A SALVINI DICO DI PREOCCUPARSI DELLO SPREAD” 

“CHI È CONTRO L’INDUSTRIA È CONTRO IL PAESE”???

CARO BOCCIA, MA QUANDO MAI AVETE FATTO GLI INTERESSI DEL PAESE ....

Filomena Greco per www.ilsole24ore.com

vincenzo bocciaVINCENZO BOCCIA
«Se fossi in Conte convocherei i due vicepremier e gli chiederei di togliere due miliardi per uno visto che per evitare la procedura d'infrazione bastano 4 miliardi. Se qualcuno rifiutasse mi dimetterei e denuncerei all'opinione pubblica chi non vuole arretrare». Ha concluso così, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, la manifestazione alle Ogr per il Si Tav a Torino . «Una promessa a Di Maio: se ci convoca tutti non lo contamineremo. A Salvini, che ha preso molti voti al Nord, dico di preoccuparsi dello spread».

Nelle ex Officine Grandi Riparazioni sono intervenute almeno 3mila imprenditori. Rappresentano una dozzina di categorie produttive, tra loro gli industriali della Confindustria, gli artigiani di Cna e Confartigianato, il mondo delle cooperative, i commercianti, le imprese edili dell’Ance. Una parte consistente di quel “partito del Pil” che da settimane chiede interventi per sostenere lo sviluppo, gli investimenti, le grandi opere.
CONTE DI MAIO SALVINICONTE DI MAIO SALVINI

«Se siamo qui significa che siamo a un punto quasi limite di pazienza, per mettere insieme 12 associazioni tra cui alcune concorrenti tra loro. Se siamo qui tra artigiani, commercianti, cooperative, industriali, qualcuno si dovrebbe chiedere perché», aveva già detto Boccia, a margine della manifestazione. «La politica è una cosa troppo importante per lasciarla solo ai politici. Noi stiamo facendo proposte di politica economica per evitare danni al Paese».

VINCENZO BOCCIA CONFINDUSTRIAVINCENZO BOCCIA CONFINDUSTRIA
A Torino il tema centrale è e resta quello della Torino-Lione. Le infrastrutture come volano di sviluppo rappresenta l’idea intorno alla quale è stata costruita l’iniziativa nel capoluogo del Piemonte, una tappa della mobilitazione iniziata dopo il voto del Consiglio comunale di Torino contro la tav.

«Siamo 12 associazioni che rappresentano 3 milioni di imprese, oltre il 65% del Pil, un segnale importante che si vuole dare al governo del Paese. Si parte dalla Tav chiaramente, si pone la questione infrastrutture, in senso largo, grandi e piccole infrastrutture per il Paese, e si pone un auspicio, che è quello di un'attenzione alla crescita», spiega ancora Boccia.

A Torino la prima piazza Si Tav con almeno 30mila persone, il 10 novembre scorso, mentre sabato prossimo, 8 dicembre, saranno in corteo le voci di chi è contrario all'opera.

di maio conte salvini triaDI MAIO CONTE SALVINI TRIA
Quello delle infrastrutture non è l’unico dossier aperto. «Chi è contro all’industria è contro il Paese» ha detto Boccia intervenendo lunedì mattina all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Torino. Sullo sfondo, il Pil che smette di crescere, anche se di poco, e gli interventi messi in campo dal Governo che, secondo Boccia, «sta trascurando il motore della crescita». La manovra, aggiunge Boccia, è tutta spostata sulla spesa corrente senza però strumenti per sostenere la crescita. Tra questi anche il credito di imposta a favore degli interventi per Industria 4.0 e più in generale degli investimenti. Il presidente di Confindustria ha sottolineato l’importanza della formazione: «Dobbiamo formare giovani con capacità imprenditoriale 4.0 - ha detto –, ma non basta. Serve formare gli imprenditori: meno imprese nascono meno sviluppo si crea».
CARLO CALENDA VINCENZO BOCCIACARLO CALENDA-VINCENZO BOCCIA IN COMPAGNI DI MERENDE

Entra nella partita anche il tema della formazione. È trasversale la richiesta di mantenere ad esempio la struttura dell’alternanza scuola-lavoro, ridimensionata nell’ultima proposta dell'Esecutivo. Proprio gli interventi a sostegno della formazione e della implementazione delle competenze rappresentano poi un passaggio importante per Industria 4.0.

Fonte: qui

giovedì 30 agosto 2018

SAPETE COSA INSEGNERÀ ROBERTO NAPOLETANO ALLA LUISS?

“LE GRANDI CRISI DELL’ECONOMIA CONTEMPORANEA” E “GIORNALISMO POLITICO ECONOMICO” 

È UN ESPERTO, VISTO CHE È ACCUSATO DI AVER GONFIATO I DATI DI VENDITA DELLE COPIE DEL “SOLE 24 ORE”, CHE CON LUI HA PERSO 250 MILIONI DI EURO IN 6 ANNI

Gianluca Baldini per “la Verità”

roberto napoletanoROBERTO NAPOLETANO
Fa piacere sapere che, in un momento in cui in Italia ci sia così poco lavoro, Confindustria si dimostra sempre un ottimo centro per l' impiego. Da quest' anno, infatti, gli studenti dell' università Luiss Guido Carli, per chi non lo sapesse promossa proprio Confederazione generale dell' industria italiana, possono vantare una personalità di spicco in più all' interno del corpo docenti.
paola severino roberto napoletano con la mogliePAOLA SEVERINO ROBERTO NAPOLETANO CON LA MOGLIE 
Si tratta di Roberto Napoletano, ex direttore del Sole 24 Ore, il quotidiano che fa capo proprio all' istituto oggi guidato da Vincenzo Boccia. Per trovare il nome dell' uomo che è passato dalla redazione alle cattedre di Confindustria, basta andare alla lettera «n» della lista docenti e ricercatori dell' ateneo romano.
luiss villa blancLUISS VILLA BLANC
Napoletano avrà un impegno tutt' altro che secondario. Insegnerà infatti in ben quattro facoltà della Libera università internazionale degli studi sociali: impresa e management, economia e finanza, giurisprudenza e scienze politiche.
In tutte queste facoltà terrà un corso dal titolo «Le grandi crisi dell' economia contemporanea». Solo agli studenti di scienze politiche, invece, insegnerà un corso di «giornalismo politico-economico».
Chi vorrà seguire il corso sulle grandi crisi economiche del nostro tempo tenuto da Napoletano dovrà comunque sudare non poco. Nella descrizione online del corso si dice che le ore di didattica frontale sono ben 32, a fronte di un carico di lavoro complessivo per gli studenti di circa 100 ore.
IL CIGNO NERO E IL CAVALIERE BIANCOIL CIGNO NERO E IL CAVALIERE BIANCO
Giornate di studio lunghe e faticose (riservate solo agli studenti del terzo anno) in cui i volenterosi dovranno conoscere a menadito un testo in particolare: Il Cigno nero e il Cavaliere bianco, diario italiano della grande crisi, edito dalla Nave di Teseo e scritto proprio da Roberto Napoletano.
Tra gli obiettivi del corso, si legge, si vuole «contribuire a costruire la consapevolezza dei fatti economici contemporanei indispensabili per chi ambisce a essere classe dirigente del futuro». Ancora, «questo corso si propone di consegnare agli studenti le chiavi di questo mondo nuovo attraverso un racconto inedito dei fatti della grande crisi attraverso le testimonianze ai massimi livelli istituzionali italiani ed esteri».
Non male per un uomo indagato dalla Procura di Milano per false comunicazioni sociali (assieme agli ex vertici dell' azienda Donatella Treu e Benito Benedini) e accusato di aver gonfiato i dati di vendita delle copie digitali (così come una parte significativa di quelle cartacee) del Sole 24 Ore.
Dettagli non certo trascurabili che hanno contribuito a nascondere la crisi finanziaria (perdita per 92 milioni nel 2016) in cui versava il quotidiano di Confindustria. Ancora più impegnativo il corso di giornalismo politico economico che l' ex numero uno del quotidiano Sole 24 Ore dovrà tenere con il professor Fabio Carducci Artenisio.
In questo caso le ore di didattica frontale sono 48 per un carico di lavoro globale di circa 150 ore. «Il corso illustrerà l' evoluzione del giornalismo politico ed economico nel corso degli anni recenti», si può leggere nella scheda online che descrive le ore di lezione, «ma soprattutto insegnerà le basi dei generi giornalistici, dalla news analysis al reportage, attraverso laboratori, testimonianze dei protagonisti del mondo dei media, visite sui luoghi dove si fa informazione».
luiss viale polaLUISS VIALE POLA
Certo, forse qualcuno degli studenti che ha speso fino a 11.300 euro l' anno potrebbe obiettare che non sia il massimo farsi insegnare giornalismo da un direttore che il 5 ottobre 2016 è stato sfiduciato dal 74,4% della redazione (hanno votato in 201 su un totale di 225) di viale Monterosa (battendo anche il 70% ottenuto dal predecessore Gianni Riotta) e che nei sei esercizi (2012-2017) seguiti alla sua nomina (fine 2011) ha contribuito a far totalizzare al gruppo Sole 24 Ore oltre 250 milioni di perdite.

roberto napoletano pier carlo padoanROBERTO NAPOLETANO PIER CARLO PADOAN
Di certo lo stipendio che Napoletano prenderà dalla Luiss non avrà nulla a che vedere con quello di direttore del quotidiano di viale Monterosa. A marzo 2017, quando il suo rapporto con il gruppo editoriale si risolse «consensualmente» dopo sei mesi di aspettativa non retribuita e forti polemiche legate anche a note spese salatissime, Il Sole 24 Ore rese noto che avrebbe versato al giornalista circa 700.000 euro, pari a otto mensilità da direttore: pallottoliere alla mano, circa 87.500 euro al mese.
luiss viale romaniaLUISS VIALE ROMANIA
In un mese da direttore, dunque, Napoletano prendeva di più di quanto presumibilmente percepirà come docente in un anno. Facendo una stima, l' ex direttore dovrebbe percepire una cifra trai i 40 e i 50.000 euro l' anno per trasmettere il sapere ai suoi studenti. Forse meno: dipende dal contratto in essere con l' università.
Quello che è certo è che Confindustria da un lato ha lasciato andare l' ex direttore del Sole tra mille polemiche e poi gli ha offerto un lavoro all' interno della propria università per insegnare agli studenti giornalismo e le più grandi crisi finanziarie dei nostri tempi. In entrambi i casi Napoletano potrebbe avere un ruolo da protagonista. Fonte: qui
giovanni lo storto dg luissGIOVANNI LO STORTO DG LUISS
relazione sindaci su note spese roberto napoletanoRELAZIONE SINDACI SU NOTE SPESE ROBERTO NAPOLETANO