9 dicembre forconi: incidente stradale
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lunedì 26 agosto 2019

ROMA, PAURA SULLA CASSIA DOVE UN UOMO AL VOLANTE DI UN GROSSO SUV SI È VISTO SBUCARE DAI CESPUGLI CHE COSTEGGIANO LA STRADA UN GROSSO CINGHIALE: L'AUTOMOBILISTA NON HA FATTO NEMMENO IN TEMPO A FRENARE E HA CENTRATO IN PIENO L'ANIMALE. IL SUV HA RIPORTATO DANNI CONSISTENTI, NESSUNO È RIMASTO FERITO, MA LA ZONA È ORMAI SOTTO ASSEDIO DEGLI UNGULATI…


Pier Paolo Filippi per "www.ilmessaggero.it"
CINGHIALI A SPINACETOCINGHIALI A SPINACETO
Questa volta, per fortuna, nessuno si è fatto male. Ma nei quartieri lungo la Cassia, da Grottarossa a Corso Francia, la presenza dei cinghiali continua a rappresentare un pericolo per i residenti e per la circolazione stradale.
L'ultimo incidente domenica sera, sulla discesa di via Cassia Nuova poco prima dell'incrocio con via dell'Inviolatella Borghese, la strada che si snoda all'interno dell'omonimo parco. Un uomo al volante di un grosso Suv stava procedendo in direzione Centro quando all'improvviso si è visto sbucare dai cespugli che costeggiano la strada un grosso cinghiale.
CINGHIALI ROMACINGHIALI ROMA
L'automobilista non ha fatto nemmeno in tempo a frenare e ha centrato in pieno l'animale. Il Suv ha riportato danni consistenti ma nessuno è rimasto ferito. Sul posto si è recata una pattuglia della polizia locale del XV Gruppo che ha regolato la viabilità in attesa della squadra di operatori del centro carni addetti al recupero delle carcasse.
CINGHIALI ROMACINGHIALI ROMA
I PRECEDENTI
Nello stesso punto, due anni fa, l'incontro con un cinghiale era invece costato la vita al giovane Nazzareno Alessandri, travolto mentre era a bordo del suo scooter. Sbalzato dalla sella, le ferite si erano rivelate fatali. Altri incidenti simili si sono registrati anche in altre aree della città.
CINGHIALECINGHIALE
Come sulla Cristoforo Colombo, dove nel 2016 un bus del Cotral travolse un'intera famiglia di ungulati che che attraversava nel tratto di strada compreso tra Spinaceto e l'Infernetto. La presenza dei cinghiali, anche in gruppi numerosi, sta creando grande apprensioni tra i cittadini che vivono lungo la consolare. La Cassia, anche nel suo tratto urbano, è costeggiata da aree verdi come il Parco di Veio, la Riserva dell'Insugherata e il parco dell'Inviolatella.
CINGHIALI A SPINACETOCINGHIALI A SPINACETO
Gli animali, attratti anche dai rifiuti nei cassonetti, si spingono ormai fin sotto le abitazioni. In particolare a Tomba di Nerone, davanti al giardino dedicato ai caduti sul fronte russo, all'Acqua Traversa e a San Godenzo. I residenti sono preoccupati e chiedono un intervento risolutivo.
LE REAZIONI
«Prima o poi doveva accadere, ce ne sono tantissimi in giro - dice Luca, un 43enne di Tomba di Nerone - Io quando torno a casa la sera ho paura, così come quando viaggio in motorino». Chi va su due ruote, ormai, guida con circospezione. Racconta Giulia, una ragazza di San Godenzo: «Sotto casa mia ce ne sono tanti, ormai in motorino si rischia la vita. Quando guido vado sempre pianissimo, ma sarebbe ora che qualcuno intervenisse».
cinghialiCINGHIALI
Ad esempio, come suggeriscono in molti, con abbattimenti selettivo o campagne di cattura e sterilizzazione. «Vanno catturati e portati in posti adatti, sperabilmente lontano dai centri abitati - dice Mario, un anziano di Grottarossa - qui la situazione sta diventando esplosiva». Ma c'è anche chi se la prende con altri cittadini. «Ci sono persone che addirittura gli danno da mangiare - afferma un altro residente di Tomba di Nerone - Poi ci lamentiamo se succedono queste cose».

Fonte: qui

domenica 14 luglio 2019

LA NOTTE DI COCA E ALCOL DEI RAMPOLLI DEI CLAN CHE A VITTORIA COL SUV HANNO TRAVOLTO DUE CUGINETTI: UNO E' MORTO, L'ALTRO HA PERSO LE GAMBE



UN ARRESTO 

LA MAMMA DELLA VITTIMA: "HO STRAPPATO UN CELLULARE IN STRADA PER CHIAMARE I SOCCORSI, ERA DELL' ASSASSINO. MIO FIGLIO ERA ANCORA VIVO. IN QUEL MOMENTO HO FATTO IL NUMERO DEL 118, PERÒ NON RISPONDEVA NESSUNO. PERCHÉ NON RISPONDEVA NESSUNO?” 
rosario grecoROSARIO GRECO
Dopo la cocaina e l' alcol si sono lanciati in un terribile gioco, a velocità su una strada in discesa e poi dentro un vicolo. Il Suv dei rampolli di mafia ha ucciso un bambino di undici anni, e un altro è in gravi condizioni(deceduto poi domenica 14 luglio), ha perso le gambe. «Erano seduti davanti alla porta di casa mia - racconta il signor Giovanni Zisa - quella porta è stata sbalzata dentro il salone, sembrava fosse scoppiata una bomba». E c' era un lago di sangue in strada: «Mai visto tanto sangue in vita mia», dice il comandante della polizia municipale, Cosimo Costa.
Il piccolo Alessio D' Antonio è morto pochi minuti dopo il raid. Erano le 21 di giovedì sera. Il cuginetto, Simone, dodici anni, è ricoverato alla Terapia Intensiva del Policlinico di Messina. In manette, per omicidio stradale aggravato dallo stato di ubriachezza, è finito Rosario Greco, 37 anni, lui guidava la Jeep nera che ha travolto i bambini. Ha precedenti per rapina in banca e droga: è il figlio del "re" degli imballaggi del mercato di Vittoria ritenuto vicino al clan Carbonaro-Dominante, Elio Greco è in carcere da un mese per tentato omicidio, a gennaio gli era stato notificato un sequestro di beni per 35 milioni di euro.
alessio e simone vittoriaALESSIO E SIMONE VITTORIA
Il rampollo di famiglia guidava con un tasso alcolemico quattro volte superiore a quello consentito. Accanto a Greco c' era Angelo Ventura, figlio di Gibattista detto Titta, accusato di essere il capomafia di Vittoria. Lui e gli altri due occupanti dell' auto (Alfredo Sortino, che ha qualche precedente, e Rosario Fiore, l' unico incensurato) sono stati denunciati a piede libero per omissione di soccorso e favoreggiamento. Perché dopo la tragedia, sono tutti scappati. E ora Ventura fa anche un post su Facebook per dire che è «addolorato per quanto accaduto, più di quanto si possa immaginare. Ma - tiene a precisare - non ero né ubriaco, né drogato. Mi sono solo allontanato per lo shock e poi mi sono presentato ai carabinieri per raccontare quello che era accaduto ».
Dopo il post tanti like, ma anche insulti per Paolo Borrometi, il giornalista che vive sotto scorta per le sue inchieste sulla mafia che imperversa in questo lembo della provincia di Ragusa. Sono mafiosi social, questi. Anche le minacce a Borrometi, fatte da padre di Ventura, arrivarono via social.
rosario grecoROSARIO GRECO
Dice il prefetto Filippo Dispensa, uno dei tre commissari che regge il Comune sciolto per infiltrazioni mafiose: «Credo che le scorribande di questi rampolli per la strade della città abbiano uno scopo ben preciso: ribadire un certo controllo del territorio e incutere paura nella gente. Pensano di restare impuniti, ma lo Stato è presente a Vittoria e tante cose stiamo facendo per il ripristino della legalità».
Ad arrestare Greco è stato il capo della squadra mobile di Ragusa, Nino Ciavola, che in tante indagini si è trovato di fronte rampolli di mafia: «Sono ragazzi che vogliono di vivere al limite, facendosi forte del loro cognome».

LA MAMMA DELLA VITTIMA
Salvo Palazzolo per la Repubblica
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Mio figlio era ancora vivo - si dispera mamma Lucy - respirava fra le mie mani e io urlavo: chiamate un ambulanza, chiamate un' ambulanza, fate presto. All' improvviso - racconta fra le lacrime - ho visto un uomo in strada, sono corso da lui e gli ho strappato il telefonino. Era l' assassino di mio figlio, ma l' ho saputo dopo. In quel momento ho fatto il numero del 118, però non rispondeva nessuno. Perché non rispondeva nessuno?».
Lucy Amato è appena uscita dalla camera mortuaria dell' ospedale Guzzardi di Vittoria. «Un altro bacio, voglio dare un altro bacio al mio Alessio», sussurra. E riapre la porta.
«Amore di mamma - dice - io ti ho fatto nascere, dovevo morire io al tuo posto». E ritorna in corridoio: «Lo scriva, io voglio giustizia».

A bordo di quel Suv c' erano i figli di due persone legate alle cosche mafiose.
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Non mi interessa chi sono, io voglio solo giustizia. Avevo un figlio e adesso non ce l' ho più. I responsabili devono pagare per quello che hanno fatto. E non come succede in Italia, che stanno in carcere tre mesi e poi escono. Non devono più uscire dal carcere. E nessun avvocato dovrebbe difendere queste persone che fanno tanto male a una madre. Perché non si può morire a 11 anni».
Quando è arrivata l' ambulanza?
«Quel signore si è ripreso il telefonino. E io ne ho cercato un altro. Ho fatto ancora una volta il 118, ma non rispondeva nessuno. Perché non rispondeva nessuno?».
A 500 metri da casa vostra c' è l' ospedale.
«Mi hanno detto che un vicino di casa è corso all' ospedale Guzzardi per chiedere aiuto. C' erano delle ambulanze nel parcheggio. Ma l' infermiere ha detto: dovete chiamare il 118. E poi non so da dove sono arrivate due ambulanze con i medici, forse da Comiso. Però, intanto erano passati 15, 20 minuti. Non so esattamente, mi è sembrato un tempo infinito. Mentre continuavo a urlare: quando arriva l' ambulanza».
tragedia vittoriaTRAGEDIA VITTORIA
Suo figlio era ancora vivo?
«Io sono convinta che mio figlio sia morto perché l' ambulanza è arrivata in ritardo. Anche su questo chiedo giustizia alla polizia, alla magistratura, a tutte le autorità che vogliono ascoltare la voce di una madre disperata. Perché adesso mi sembra di vivere un incubo, ieri eravamo una famiglia felice e oggi la mia vita è finita. Non ho più una ragione per vivere senza il mio bambino».
Crediamo che lei non si arrenderà.
Per dare giustizia a suo figlio. E per evitare che altri fatti come questi accadano ancora.
«Tutte le mamme di questo quartiere dovrebbero ribellarsi. In quella strada maledetta che sembra una pista di Formula uno, la via Quattro Aprile, altre volte era successo che delle auto si erano messe a correre lungo la discesa. E poi entravano a velocità dentro la nostra stradina. Ma perché corrono? Perché mettono a rischio la vita delle persone?».
Aveva visto altre volte il giovane arrestato scorrazzare nella vostra strada?
«L' avevo visto passare con l' auto, ma piano. Lui lo sapeva che c' erano dei bambini lì».
L' altra sera, suo marito era affacciato al balcone.
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Ha avuto appena il tempo di sentire Alessio che diceva: papà voglio rientrare a casa. E lui gli ha risposto: ora ti apro la porta. E un attimo dopo ha visto quella macchina che ha travolto i nostri bambini. Poi l' auto si è fermata, ma solo perché si è schiantata contro un muro. E tutti sono scappati».
Ora, il giovane che ha investito suo figlio è in carcere, con delle accuse pesanti.
«Non lo posso perdonare per quello ha fatto, non si può morire così. Non lo perdono io, e non lo deve perdonare nessuno. Se qualcuno lo scarcera, uccideranno mio figlio un' altra volta».
Fonte: qui

mercoledì 10 luglio 2019

QUANDO HA TORTO IL PEDONE INVESTITO? SE ATTRAVERSA LA STRADA CON GLI OCCHI O LE ORECCHIE INCOLLATI ALLO SMARTPHONE

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI TRIESTE SU UN INCIDENTE DEL 2010: ATTRAVERSANDO MENTRE ERA AL TELEFONO, LA VITTIMA AVREBBE AGITO "IN DISPREZZO DELLE REGOLE SULLA CIRCOLAZIONE STRADALE E DI NORMALE PRUDENZA" ED E’ STATA RITENUTA RESPONSABILE ALL’80% DELL’INCIDENTE
Chiara Severgnini per corriere.it

pedone investimentoPEDONE INVESTIMENTO
Attraversare la strada con gli occhi o le orecchie incollati allo smartphone può costare caro: in caso di incidente, il pedone può essere ritenuto responsabile (in parte) del suo stesso investimento. Lo ha stabilito il Tribunale di Trieste con una sentenza (la 380/2019) che non rappresenta un caso del tutto isolato: da tempo la giurisprudenza ha stabilito che il pedone non ha sempre ragione, perché può — per distrazione o imprudenza — concorrere nel causare un incidente. Del resto, i cittadini che si aggirano per le città prestando più attenzione allo smartphone che alle regole (e al buon senso) sono un problema noto da tempo: alcuni Stati, come lo Utah e l’Australia, hanno introdotto delle multe proprio nel tentativo di arginare il fenomeno.

L’articolo 2054 del codice civile stabilisce che, in caso di incidente, «il conducente di un veicolo (...) è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno». Di norma, quindi, quando viene investito un pedone la responsabilità è del conducente dell’auto, come ha ribadito anche la Cassazione a fine giugno.

pedone investimentoPEDONE INVESTIMENTO
Ma, come riferisce il quotidiano giuridico StudioCataldi, il Tribunale di Trieste ha stabilito che se il comportamento del pedone è stato «fattore causale esclusivo dell’evento dannoso», la responsabilità può essere condivisa. Purché, beninteso, il guidatore dimostri che non era possibile evitare l’impatto con una manovra d’emergenza, come già stabilito dalla Cassazione nel 2017, secondo cui «in caso di investimento di pedone» la responsabilità del conducente è «esclusa» se non c’era «alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale».

Nel caso esaminato a giugno dal Tribunale di Trieste, chiamato a giudicare in appello dopo una sentenza di primo grado del Giudice di Pace, il «comportamento imprevedibile e anormale» sarebbe legato proprio all’uso del telefonino. I fatti risalgono al febbraio del 2010. L’incidente si è verificato nei pressi di una fermata dell’autobus e ad essere investita è stata una donna che stava proprio per salire sul mezzo pubblico. Nella sentenza si legge che la vittima dell’incidente «aveva attraversato la strada parlando al cellulare e senza preventivamente guardare se stessero sopraggiungendo altri veicoli». Di conseguenza, secondo il giudice «risulta incontrovertibile la connotazione colposa della condotta della pedone», che avrebbe agito «in disprezzo delle regole sulla circolazione stradale e di normale prudenza». La colpa dell’incidente, quindi, è da attribuire all’80% alla ragazza che è stata investita e al 20% al guidatore. Chi era alla guida dell’auto non viene completamente discolpato dal Tribunale perché avrebbe dovuto prevedere il comportamento della donna, dal momento che l’aveva vista correre sul marciapiede per avvicinarsi all’autobus. Fonte: qui

mercoledì 19 giugno 2019

UN CARABINIERE È MORTO DOPO ESSERE STATO INVESTITO DA UN UBRIACO CHE HA SFONDATO UN POSTO DI BLOCCO A TERNO D'ISOLA (BERGAMO)

L’APPUNTATO SCELTO EMANUELE ANZINI AVEVA 42 ANNI E VENIVA DA UNA FAMIGLIA DI MILITARI: ALLE 3 DI IERI HA SEGNALATO ALL’AUTOMOBILISTA DI FERMARSI E LUI PER TUTTA RISPOSTA L’HA COLPITO E SCAGLIATO A 50 METRI DI DISTANZA… 


EMANUELE ANZINIEMANUELE ANZINI
Giuliana Ubbiali per il “Corriere della Sera”
Era carabiniere il padre portatogli via da una malattia quando lui aveva 14 anni, era stato carabiniere lo zio, ed è stato indossando quella divisa con la banda rossa che è morto, falciato dall' auto di un ubriaco spuntata a tutta velocità nella notte di una provinciale bergamasca.
Emanuele Anzini, abruzzese di Sulmona, avrebbe compiuto 42 anni oggi, e proprio il 18 giugno di ventidue anni fa era entrato nell' Arma. Il suo investitore invece era a poca distanza da casa, la villetta dei genitori alla periferia di Sotto il Monte, paese natale di Giovanni XXIII. Al volante di quella Audi A3 nera Matteo Colombi Manzi, 34 anni, qualche lavoro da cuoco alle spalle, aveva avuto dei problemi solo pochi mesi fa. In dicembre una denuncia dopo un incidente, in gennaio la sospensione della patente per eccesso di velocità.
Alle 3 di ieri, mentre sfrecciava nella notte, aveva nel sangue, accerteranno gli esami della Stradale, un tasso alcolico cinque volte superiore al limite di legge. L' appuntato scelto Anzini, una figlia di 19 anni rimasta in Abruzzo, e in servizio nella fredda Val Brembana dal 1998, era ai bordi della provinciale a Terno d' Isola con un collega.
'AUDI CHE HA TRAVOLTO EMANUELE ANZINI'AUDI CHE HA TRAVOLTO EMANUELE ANZINI
Un servizio notturno come tanti altri, ai quali era abituato anche perché nelle poche ore lasciate libere dal servizio prestava volontariato alla Croce Rossa. Erano da poco passate le 3 quando, appena lasciata ripartire un' auto, dalla curva in fondo alla provinciale è spuntata l' Audi. Anzini, con la pettorina gialla indosso e illuminato dal lampeggiante della vettura di pattuglia, si è fatto avanti segnalando all' automobilista di fermarsi.
emanuele anzini 3EMANUELE ANZINI
Non c' è stato nemmeno il tempo di accorgersi di cosa stesse succedendo: l' auto gli è piombata addosso a tutta velocità e lo ha travolto. Il carabiniere è prima finito sul parabrezza trasformandolo in una ragnatela di vetro, poi è stato scagliato a cinquanta metri di distanza. L' Audi ha poi proseguito la sua corsa.
L' altro carabiniere ha dato l' allarme, sul posto sono arrivate le pattuglie impegnate nel turno di notte. Ma dieci minuti dopo lo schianto si è rivista l' Audi. Si è lentamente fermata ai bordi della strada. Il conducente non ha detto niente: la raggiera di crepe sul parabrezza parlava per lui.
emanuele anzini 1EMANUELE ANZINI 
Il giovane è stato arrestato dalla Polizia stradale. Tra le accuse, la più pesante è quella di omicidio volontario, con il dolo eventuale. Secondo il pm Raffaella Latorraca il fatto va oltre l' omicidio stradale. Questo perché l' automobilista si è messo alla guida dopo aver bevuto e quindi trasformandosi in potenziale pericolo. Il carabiniere, da parte sua, tra pettorina e lampeggiante, aveva messo in atto tutti gli accorgimenti per essere ben visibile. A carico di Matteo Colombi Manzi pesano, inoltre, i suo precedenti.
terno d'isola il punto dove e' stato investito emanuele anzini 3TERNO D'ISOLA IL PUNTO DOVE E' STATO INVESTITO EMANUELE ANZINI 
Ieri davanti alla camera ardente, nella chiesa di Zogno, c' era la ragazza con cui l' appuntato da sei anni si stava costruendo un futuro, il cugino di Emanuele Anzini, figlio di un appuntato, e un secondo cugino agente di polizia. A stringersi ai familiari i vertici provinciali e regionali dell' Arma, Il funerale sarà celebrato oggi alle 15 nella chiesa di Sulmona. Il suo sacrificio è stato ricordato ieri, tra gli altri, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato di «profonda tristezza» e ha espresso all' Arma e ai familiari del militare «solidale vicinanza» ed «espressioni della commossa partecipazione al loro dolore». Il vicepremier Matteo Salvini ha ricordato: «È doveroso tutelare e ringraziare le donne e gli uomini in divisa che assicurano la sicurezza degli italiani». Fonte: qui

lunedì 20 maggio 2019

SULLA TRAGEDIA DI QUEI DUE RAGAZZI CHE SONO ANDATI A SFRACASSARSI IN AUTO MENTRE ERANO CONNESSI SU FACEBOOK A FARE SMANIARE DI INVIDIA DEGLI EVENTUALI IDIOTI LORO AMICI, DUE E MOLTO DIVERSI SONO I NOSTRI POSSIBILI CRITERI DI VALUTAZIONE.


Giampiero Mughini per Dagospia


Caro Dago, quanto alla tragedia di quei due nostri connazionali che sono andati a sfracassarsi in auto mentre erano connessi su Facebook a fare smaniare di invidia degli eventuali idioti loro amici, due e molto diversi sono i nostri possibili criteri di valutazione.

LUIGI VISCONTI FAUSTO DAL MOROLUIGI VISCONTI FAUSTO DAL MORO
L’uno, ovvio, la commiserazione per due giovani vite interrotte e perdute, per il lutto dei loro familiari, per il dolore di fidanzate e amici. Mentirei a me stesso però se vi dicessi che questo è il primo criterio di valutazione che mi viene in mente. Purtroppo me ne viene in mente un altro, di sgomento per la infinita stupidità e miseria di una parte non esigua delle ultime generazioni.

Una stupidità che nel nostro presente sembra crescere e diffondersi a dismisura, alimentata com’è dai potentissimi motori dei social network. E’ una stupidità, di cui ha scritto bene Emanuele Trevi sul “Corriere” di oggi, che sfocia in episodi dove non sai bene qual è la linea divisoria tra il suicidio e l’omicidio.

I due sciagurati che si riprendono al telefonino a vantare la loro velocità in un pezzo di autostrada dove ce n’è a bizzeffe di sciagurati come loro, e difatti erano sopravvissuti alla micidiale carambola di un’auto che stava viaggiando a 200 chilometri e oltre all’ora, salvo che stavano arrivando – di notte e frammezzo alla pioggia – altre auto che li hanno maciullati.

giampiero mughiniGIAMPIERO MUGHINI
Il tutto di questa inutile tragedia era attizzato da una sorta di narcisismo ebete commisurato alle attese e ai valori dei loro “followers”, ossia che è bellissimo correre da pazzi su un’auto di notte e tanto più che lì all’arrivo ti aspetta la “roba” e tutti i suoi annessi e connessi. Ragazze disponibili, immagino. Eccetera eccetera. Ossia la cattedrale dei piaceri ambiti da quella particolare etnia culturale.
SI SCHIANTANO IN AUTOSTRADASI SCHIANTANO IN AUTOSTRADA

Chi di noi non è stato un imbecille nei suoi vent’anni? Cambia poco che le due vittime avessero rispettivamente 36 e 39 anni, un’età di cui diresti che anche loro erano dei giovani, ossia che erano ancora nella stagione della vita in cui si vuole tutto e subito e a poco prezzo e ancor di più che ci sia qualcuno che ti stia ammirando mentre quel “tutto” lo stai acciuffando.

Nessuno ha da dare lezioni su come stare al mondo, meno che mai io che di lezioni so darne solo a me stesso. Eppure lo sgomento resta immenso. Innanzi all’entità di una tale e quanto diffusa incapacità a trovare un criterio, un limite, ai gesti del vivere. Ai gesti di cui è fatta la tua vita, l’unico tesoro di cui disponi veramente.
SI SCHIANTANO IN AUTOSTRADASI SCHIANTANO IN AUTOSTRADA

Uno sgomento che rafforza la mia assoluta diffidenza ad accettare parole come “gente”, “popolo”. Oggi in Italia non c’è un “popolo”, ci sono comparti differentissimi per generazione, etnia culturale, costume di vita, voracità dell’avere piuttosto che dell’essere.

Comparti fatti da individui più o meno allo sbraco, più o meno privi di qualsiasi bussola, pronti a qualsiasi puttanata dell’esistenza, pronti a qualsiasi aggressione, magari contro se stessi. Le prediche sul bene, sui doversi sociali, sulla solidarietà sono tutte parole campate sul nulla, perché non esiste più una comune sintassi intellettuale e morale cui fare riferimento.

a 220 in autostradaA 220 IN AUTOSTRADA



Ciascuno tenta a modo suo i 200 chilometri all’ora, e cerca disperatamente il consenso di chi gli sta attorno sotto forma di un account su cui cliccare.

Noi che negli anni Sessanta avevamo talmente amato il “moderno”, il sopravvento di modi liberi e veloci del vivere, dobbiamo fare una verticale autocritica. Non avevamo capito che quel “moderno” se sprovvisto di una ferrea etica della responsabilità individuale – per quanto mi riguarda lo chiamo il “guardarsi allo specchio e giudicarsi e trovarsi decente” – sarebbe sfociato in una tragedia collettiva, dove la morte e l’autodistruzione sono a ogni angolo di strada.

“COME SI PUO’ DERUBARE COSI’ UN UOMO CHE STA MORENDO?”

UN CICLISTA 54ENNE VIENE INVESTITO DA UN TIR SULLA TIBURTINA: UNO SCIACALLO RUBA IL PORTAFOGLI E PRELEVA 500 EURO AL BANCOMAT, ESPLODE LA RABBIA DEL MIGLIORE AMICO DEL CICLISTA CHE LASCIA LA MOGLIE E DUE FIGLI...

Mentre il corpo del ciclista Fulvio Di Simone si trovava ancora incastrato sotto al tir che lo ha investito mentre era in sella alla sua bici su via Tiburtina, a Roma, qualcuno ha rubato il suo portafogli e ha prelevato 500 euro al bancomat.
fulvio di simoneFULVIO DI SIMONE

Il borsello che Fulvio portava con sè e nel quale custodiva il portafogli e le chiavi di casa è stato sbalzato sul marciapiede nell'impatto e, stando all'orario del primo dei due prelievi da 250 euro effettuati al bancomat di via dei Monti Tiburtini, lo sciacallo se ne è impossessato subito.

Dopo l'impatto, mentre l'autista del tir si è fermato sotto choc e prima che arrivassero i soccorsi, il passante senza cuore si è impossessato del borsello. I soldi sono stati prelevati dieci minuti dopo la morte del ciclista, avvenuta alle 13.50. Probabilmente il ladro deve aver trovato il pin del bancomat tra i bigliettini che Fulvio conservava nel portafogli. «Come si può derubare così un uomo che sta morendo?», si chiede Giuseppe, il suo migliore amico, secondo quanto riporta Il Messaggero.

fulvio di simoneFULVIO DI SIMONE
Non solo il furto di denaro senza pietà per un uomo che sta esalando il suo ultimo respiro, ma anche l'impossibilità di dare un nome al ciclista perché i documenti si trovavano nel borsello rubato. Solo al mattino successivo si è riusciti a identificare Fulvio, un infermiere di 54 anni che lascia due figli ancora adolescenti e la moglie.

Fonte: qui

giovedì 3 gennaio 2019

UN MORTO E UN FERITO GRAVISSIMO. TRE AUTO COINVOLTE E DIECI FERITI, CON L’AUTOSTRADA BLOCCATA FINO ALLE 8 DEL MATTINO. TUTTO PER EVITARE UN BRANCO DI CINGHIALI CHE IMPROVVISAMENTE HA ATTRAVERSATO LA CARREGGIATA SUD DELLA MILANO-NAPOLI ALL’ALTEZZA DI LODI


NELLA SOLA LOMBARDIA SONO STATI CIRCA 400 GLI INCIDENTI STRADALI PROVOCATI DAI CINGHIALI NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI


Incidente a lodiINCIDENTE A LODI
Un morto e un ferito gravissimo. Tre auto coinvolte e dieci feriti, con l’autostrada bloccata fino alle 8 del mattino. Tutto per evitare un branco di cinghiali che improvvisamente ha attraversato la carreggiata sud della Milano-Napoli all’altezza di Borghetto Lodigiano. E’ il tragico bilancio dell’incidente avvenuto alle 4 del mattino di giovedì tra Lodi e Casalpusterlengo sulla corsia di emergenza, subito dopo che due delle tre automobili coinvolte (una Renault Espace e una Scénic) avevano investito uno degli animali in piena carreggiata e si erano fermate di lato per chiedere soccorsi.

cinghialiCINGHIALI
E’ stato a questo punto che la terza autovettura, una Volkswagen Polo, probabilmente per evitare la carcassa del cinghiale ucciso a terra, ha sbandato paurosamente finendo sulla corsia di emergenza: l’auto impazzita prima ha investito in pieno il conducente di una delle due macchine parcheggiate che nel frattempo era sceso per chiamare i soccorsi con il cellulare, poi è piombata ad altissima velocità sull’altra macchina.

Un urto violentissimo: l’auto colpita è stata spostata di almeno 50 metri dal luogo d’impatto mentre il proprietario della Polo, un polacco di 28 anni, è rimasto incastrato all’interno dell’abitacolo. Era già in condizioni disperate quando vigili del fuoco di Lodi, sul posto con due mezzi, hanno cercato di estrarlo dall’abitacolo tagliando la lamiera. Il giovane è morto subito dopo all’arrivo dei soccorsi.

cinghialiCINGHIALI
Gravissimo anche l’uomo investito sulla corsia di emergenza, immediatamente intubato e trasportato all’ospedale di Parma. Tra gli altri feriti ci sono anche tre bambini, due di 8 anni e uno di 11, e due ragazzi di 13 e 15 anni, ma nessuno di loro è in condizioni serie e sono stati trasportati negli ospedali di Lodi e Piacenza. Sul posto oltre ai vigili del fuoco anche cinque ambulanze e le pattuglie della polizia stradale di Lodi. Un bilancio tragico per quello che, a oggi, è uno degli incidenti più gravi provocati in Italia dai cinghiali, 400 solo in Lombardia dal 2013 a oggi secondo le stime della Coldiretti.

lunedì 24 dicembre 2018

LA PROTESTA INFINITA DEI GILET GIALLI: C'È LA DECIMA VITTIMA



MANIFESTAZIONE A SORPRESA A PARIGI, NEL QUARTIERE DI MONTMARTRE. QUATTRO LE PERSONE IN STATO DI FERMO, TRA CUI IL PORTAVOCE ERIC DROUET 

DISORDINI ANCHE ALLA FRONTIERA TRA FRANCIA E ITALIA E A QUELLA TRA FRANCIA E SPAGNA 

IL FANTOCCIO DECAPITATO DI MACRON…

Andrea Federica de Cesco per corriere.it

Circa 800 persone hanno manifestato a Parigi sabato 22 dicembre per il sesto atto consecutivo della protesta dei «gilet gialli», mentre il presidente francese, Emmanuel Macron, si trovava in visita in Ciad. Un automobilista è rimasto vittima di un incidente stradale. La protesta è partita da Montmartre, con un raduno a sorpresa, e si è estesa poi in diverse direzioni della capitale, dal Louvre all'Opera passando per i Grandi magazzini. Molti negozi e la Reggia di Versailles - a una trentina di chilometri da Parigi, dove il portavoce dei gilet gialli Eric Drouet aveva dato appuntamento ai manifestanti - sono rimasti chiusi per il timore di subire danni.

Alcuni gilet gialli hanno bloccato la frontiera tra Francia e Italia e quella tra Francia e Spagna. Nel primo pomeriggio Eric Drouet è stato fermato a Parigi per avere appunto organizzato su Facebook la manifestazione di Versailles e aver poi deviato i partecipanti verso Montmartre. Drouet è accusato di organizzazione di manifestazione non autorizzata, possesso di armi e partecipazione a raduno mirante a violenze e danneggiamenti.
La decima vittima delle proteste
gilet gialliGILET GIALLI
Secondo quanto riferito dal procuratore della città, l'automobilista ha perso la vita in un incidente stradale a Perpignan, nel dipartimento dei Pirenei Orientali, nel sud della Francia, all'altezza di una barricata organizzata dai gilet gialli nella notte. L'automobilista 36enne, riporta BfmTv, viaggiava con la sua auto sulla D900 verso la A9 e ha tamponato un camion fermo a un blocco dei manifestanti. È la decima vittima da quando sono iniziate le proteste del movimento dei gilet gialli.
La manifestazione a sorpresa a Montmartre
Tra i 600 e gli 800 manifestanti con i gilet gialli sono comparsi a sorpresa a Parigi nel quartiere di Montmartre, con un appello all'ultimo minuto di Eric Drouet. A Versailles, dove lo stesso Drouet aveva dato appuntamento su internet, non ci sarebbe invece alcun manifestante, tanto che le strade sono state riaperte. Secondo molti manifestanti la chiamata a radunarsi a Versailles era una falsa pista per sviare polizia e giornalisti. Dopo la «sorpresa» a Montmartre, i gilet gialli nella capitale hanno dato vita a diversi cortei in direzione di Republique, del Louvre e dell'Opera. Nei pressi dell'Hotel de Ville gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni e i manifestanti hanno dato fuoco ad alcuni cassonetti. Trenta persone sono state identificate e tre poste in stato di fermo.
Il fantoccio decapitato di Macron
Sulla spianata del Sacré-Coeur alcune decine di gilet gialli hanno intonato la Quenelle, il brano del comico antisemita Dieudonné accompagnato dall'omonimo gesto ispirato al saluto nazista. Un fantoccio con l'effige del presidente francese Emmanuel Macron è stato decapitato nel corso di una dimostrazione di gilet gialli ad Angouleme nel sud-ovest della Francia, venerdì sera: stigmatizzando la «macabra messa in scena», la prefettura di Charente ha denunciato l'accaduto alla magistratura di Angouleme.
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23.800 manifestanti
Polizia e blindati sono in allerta a Parigi ma anche a Lione, Tolosa, Orleans e in Bretagna. In totale, sono 23.800 i francesi che hanno deciso di riversarsi in diverse piazze in tutto il Paese, quasi 10.000 in meno rispetto ai 33.500 della scorsa settimana. Lo riferisce il ministero dell'Interno francese. Tra i cinquanta e cento gilet gialli sono scesi inoltre per le strade di Namur, capitale della Vallonia, in Belgio.
Disordini al confine Francia-Italia
Decine di gilet gialli hanno inoltre bloccato la frontiera tra Francia e Italia sulla A8. I dimostranti sono partiti in mattinata dallo stadio Allianz Riviera di Nizza, e poi da Nice-Saint Isidore, e si sono recati alla frontiera a Mentone. Lo riferisce il giornale Nice Matin, spiegando che nella direzione Francia-Italia sono gli agenti italiani che bloccano e filtrano gli ingressi, mentre nella direzione Italia-Francia sono i gilet gialli a occuparsi della circolazione. Poco dopo le 15 si è chiusa la manifestazione di circa 150 gilet gialli francesi che, come già avvenuto l'8 dicembre scorso, hanno invaso il piazzale della barriera autostradale dell'A10 a Ventimiglia. Il traffico ha subito numerosi rallentamenti dalle 11.30 circa, quando i manifestanti hanno bloccato l'accesso ai caselli e rallentato i veicoli in entrata e in uscita dall'Italia. Nel corso della manifestazione sono stati lanciati fumogeni e fermati i mezzi pesanti per poter consegnare volantini. Disagi si sono avuti anche al valico di Ponte San Ludovico, sull'Aurelia a mare, con il traffico che già in frazione Latte, a Ventimiglia, è stato deviato alla frontiera di Ponte San Luigi. Prima di lasciare il presidio, come ormai da tradizione, i gilet gialli hanno cucinato il pranzo, davanti a un nutrito servizio d'ordine di polizia, carabinieri e finanza.
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E quelli al confine Francia-Spagna
Infine, centinaia di gilet gialli radunati a Boulou - vicino al confine spagnolo - hanno bloccato il traffico alla frontiera con la Spagna e sono stati dopo un po' sgomberati dalla polizia. Lo ha reso noto la prefettura dei Pirenei Orientali. Al presidio, nel corso della mattinata, si erano uniti decine di attivisti catalani separatisti, alcuni con indosso gilet gialli e con la bandiera dell'indipendentismo, gli stessi che venerdì venerdì 21 dicembre avevano bloccato alcune strade tra i Pirenei Orientali e la Catalogna. I manifestanti sono stati cacciati fuori dall'autostrada con gas lacrimogeni e allineati su un ponte. «L'autostrada viene pulita per consentire la normale ripresa del traffico», ha riferito la prefettura. I gilet gialli avevano bloccato di buon mattino una rampa sull'autostrada a Boulou, poi si erano diretti verso l'ultimo casello prima della Spagna. «È stato molto difficile arrivare qui, ma ci siamo riusciti», ha detto Marcel, enologo di 49 anni. Secondo lui, i gilet gialli lasciavano passare le macchine ma bloccavano i camion pesanti, «simboli delle importazioni spagnole in Francia a prezzi svenduti per molti anni».
    Il disegno di legge pro gilet gialli
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    Il Senato francese ha adottato le misure di emergenza economica e sociale in risposta alla crisi dei gilet gialli. Il disegno di legge, votato per alzata di mano venerdì 21 dicembre, riflette alcuni degli annunci fatti dal presidente Emmanuel Macron il 10 dicembre: esenzione fiscale degli straordinari, prolungata esenzione dall'aumento dellla contribuzione sociale generalizzata per i pensionati e possibilità per le società di pagare un premio eccezionale di 1.000 euro (esente da ogni contributo sociale e dall'imposta sul reddito) ai loro impiegati pagati fino a 3.600 euro. Non ci sarà alcun rinvio a priori al Consiglio costituzionale e il testo dovrebbe essere promulgato rapidamente, per l'attuazione all'inizio del 2019. Il ministro laburista Muriel Pénicaud ha elogiato lo «spirito di responsabilità» dei senatori, così come la loro «volontà di partecipare al rapido ripristino di un clima di pacificazione» nel Paese.