9 dicembre forconi: Messina
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domenica 14 luglio 2019

LA NOTTE DI COCA E ALCOL DEI RAMPOLLI DEI CLAN CHE A VITTORIA COL SUV HANNO TRAVOLTO DUE CUGINETTI: UNO E' MORTO, L'ALTRO HA PERSO LE GAMBE



UN ARRESTO 

LA MAMMA DELLA VITTIMA: "HO STRAPPATO UN CELLULARE IN STRADA PER CHIAMARE I SOCCORSI, ERA DELL' ASSASSINO. MIO FIGLIO ERA ANCORA VIVO. IN QUEL MOMENTO HO FATTO IL NUMERO DEL 118, PERÒ NON RISPONDEVA NESSUNO. PERCHÉ NON RISPONDEVA NESSUNO?” 
rosario grecoROSARIO GRECO
Dopo la cocaina e l' alcol si sono lanciati in un terribile gioco, a velocità su una strada in discesa e poi dentro un vicolo. Il Suv dei rampolli di mafia ha ucciso un bambino di undici anni, e un altro è in gravi condizioni(deceduto poi domenica 14 luglio), ha perso le gambe. «Erano seduti davanti alla porta di casa mia - racconta il signor Giovanni Zisa - quella porta è stata sbalzata dentro il salone, sembrava fosse scoppiata una bomba». E c' era un lago di sangue in strada: «Mai visto tanto sangue in vita mia», dice il comandante della polizia municipale, Cosimo Costa.
Il piccolo Alessio D' Antonio è morto pochi minuti dopo il raid. Erano le 21 di giovedì sera. Il cuginetto, Simone, dodici anni, è ricoverato alla Terapia Intensiva del Policlinico di Messina. In manette, per omicidio stradale aggravato dallo stato di ubriachezza, è finito Rosario Greco, 37 anni, lui guidava la Jeep nera che ha travolto i bambini. Ha precedenti per rapina in banca e droga: è il figlio del "re" degli imballaggi del mercato di Vittoria ritenuto vicino al clan Carbonaro-Dominante, Elio Greco è in carcere da un mese per tentato omicidio, a gennaio gli era stato notificato un sequestro di beni per 35 milioni di euro.
alessio e simone vittoriaALESSIO E SIMONE VITTORIA
Il rampollo di famiglia guidava con un tasso alcolemico quattro volte superiore a quello consentito. Accanto a Greco c' era Angelo Ventura, figlio di Gibattista detto Titta, accusato di essere il capomafia di Vittoria. Lui e gli altri due occupanti dell' auto (Alfredo Sortino, che ha qualche precedente, e Rosario Fiore, l' unico incensurato) sono stati denunciati a piede libero per omissione di soccorso e favoreggiamento. Perché dopo la tragedia, sono tutti scappati. E ora Ventura fa anche un post su Facebook per dire che è «addolorato per quanto accaduto, più di quanto si possa immaginare. Ma - tiene a precisare - non ero né ubriaco, né drogato. Mi sono solo allontanato per lo shock e poi mi sono presentato ai carabinieri per raccontare quello che era accaduto ».
Dopo il post tanti like, ma anche insulti per Paolo Borrometi, il giornalista che vive sotto scorta per le sue inchieste sulla mafia che imperversa in questo lembo della provincia di Ragusa. Sono mafiosi social, questi. Anche le minacce a Borrometi, fatte da padre di Ventura, arrivarono via social.
rosario grecoROSARIO GRECO
Dice il prefetto Filippo Dispensa, uno dei tre commissari che regge il Comune sciolto per infiltrazioni mafiose: «Credo che le scorribande di questi rampolli per la strade della città abbiano uno scopo ben preciso: ribadire un certo controllo del territorio e incutere paura nella gente. Pensano di restare impuniti, ma lo Stato è presente a Vittoria e tante cose stiamo facendo per il ripristino della legalità».
Ad arrestare Greco è stato il capo della squadra mobile di Ragusa, Nino Ciavola, che in tante indagini si è trovato di fronte rampolli di mafia: «Sono ragazzi che vogliono di vivere al limite, facendosi forte del loro cognome».

LA MAMMA DELLA VITTIMA
Salvo Palazzolo per la Repubblica
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Mio figlio era ancora vivo - si dispera mamma Lucy - respirava fra le mie mani e io urlavo: chiamate un ambulanza, chiamate un' ambulanza, fate presto. All' improvviso - racconta fra le lacrime - ho visto un uomo in strada, sono corso da lui e gli ho strappato il telefonino. Era l' assassino di mio figlio, ma l' ho saputo dopo. In quel momento ho fatto il numero del 118, però non rispondeva nessuno. Perché non rispondeva nessuno?».
Lucy Amato è appena uscita dalla camera mortuaria dell' ospedale Guzzardi di Vittoria. «Un altro bacio, voglio dare un altro bacio al mio Alessio», sussurra. E riapre la porta.
«Amore di mamma - dice - io ti ho fatto nascere, dovevo morire io al tuo posto». E ritorna in corridoio: «Lo scriva, io voglio giustizia».

A bordo di quel Suv c' erano i figli di due persone legate alle cosche mafiose.
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Non mi interessa chi sono, io voglio solo giustizia. Avevo un figlio e adesso non ce l' ho più. I responsabili devono pagare per quello che hanno fatto. E non come succede in Italia, che stanno in carcere tre mesi e poi escono. Non devono più uscire dal carcere. E nessun avvocato dovrebbe difendere queste persone che fanno tanto male a una madre. Perché non si può morire a 11 anni».
Quando è arrivata l' ambulanza?
«Quel signore si è ripreso il telefonino. E io ne ho cercato un altro. Ho fatto ancora una volta il 118, ma non rispondeva nessuno. Perché non rispondeva nessuno?».
A 500 metri da casa vostra c' è l' ospedale.
«Mi hanno detto che un vicino di casa è corso all' ospedale Guzzardi per chiedere aiuto. C' erano delle ambulanze nel parcheggio. Ma l' infermiere ha detto: dovete chiamare il 118. E poi non so da dove sono arrivate due ambulanze con i medici, forse da Comiso. Però, intanto erano passati 15, 20 minuti. Non so esattamente, mi è sembrato un tempo infinito. Mentre continuavo a urlare: quando arriva l' ambulanza».
tragedia vittoriaTRAGEDIA VITTORIA
Suo figlio era ancora vivo?
«Io sono convinta che mio figlio sia morto perché l' ambulanza è arrivata in ritardo. Anche su questo chiedo giustizia alla polizia, alla magistratura, a tutte le autorità che vogliono ascoltare la voce di una madre disperata. Perché adesso mi sembra di vivere un incubo, ieri eravamo una famiglia felice e oggi la mia vita è finita. Non ho più una ragione per vivere senza il mio bambino».
Crediamo che lei non si arrenderà.
Per dare giustizia a suo figlio. E per evitare che altri fatti come questi accadano ancora.
«Tutte le mamme di questo quartiere dovrebbero ribellarsi. In quella strada maledetta che sembra una pista di Formula uno, la via Quattro Aprile, altre volte era successo che delle auto si erano messe a correre lungo la discesa. E poi entravano a velocità dentro la nostra stradina. Ma perché corrono? Perché mettono a rischio la vita delle persone?».
Aveva visto altre volte il giovane arrestato scorrazzare nella vostra strada?
«L' avevo visto passare con l' auto, ma piano. Lui lo sapeva che c' erano dei bambini lì».
L' altra sera, suo marito era affacciato al balcone.
pirata della strada a vittoriaPIRATA DELLA STRADA A VITTORIA
«Ha avuto appena il tempo di sentire Alessio che diceva: papà voglio rientrare a casa. E lui gli ha risposto: ora ti apro la porta. E un attimo dopo ha visto quella macchina che ha travolto i nostri bambini. Poi l' auto si è fermata, ma solo perché si è schiantata contro un muro. E tutti sono scappati».
Ora, il giovane che ha investito suo figlio è in carcere, con delle accuse pesanti.
«Non lo posso perdonare per quello ha fatto, non si può morire così. Non lo perdono io, e non lo deve perdonare nessuno. Se qualcuno lo scarcera, uccideranno mio figlio un' altra volta».
Fonte: qui

venerdì 12 ottobre 2018

CONDANNATO A SETTE ANNI CON RITO ABBREVIATO IL GIUDICE GAETANO MARIA AMATO, 58 ANNI, ACCUSATO DI PRODUZIONE E DIFFUSIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO E VIOLENZA SESSUALE SU MINORE


SECONDO I PM INVECE AVREBBE PALPEGGIATO UN’ADOLESCENTE, RIPRESO COL CELLULARE DUE RAGAZZINE MINORI NUDE DI 16 ANNI E AVREBBE DIFFUSO LE IMMAGINI IN RETE


GAETANO MARIA AMATOGAETANO MARIA AMATO
Il Gup di Messina ha condannato a sette anni con rito abbreviato il giudice Gaetano Maria Amato, 58 anni, accusato di produzione e diffusione di materiale pedopornografico e violenza sessuale su minore. Il magistrato fu arrestato nel 2017 dopo un’inchiesta della procura di Messina.

L’inchiesta ha preso il via tra il giugno del 2014 e il settembre del 2015 quando scattò l’operazione “Black Shadow”, che scoprì una rete di pedofili nazionale e ed emerse l’identità del giudice Amato che si manifestava in rete con un nome in codice. La polizia scoprì tutto durante perquisizione a Messina nella casa del magistrato portando via computer e cellulari.

Amato ammise solo di aver scambiato qualche foto in rete. Secondo i pm invece avrebbe palpeggiato un’ adolescente, ripreso col cellulare due ragazzine minori nude di 16 anni e avrebbe diffuso le immagini in rete. Il giudice avrebbe anche partecipato a chat con altri soggetti interessati allo scambio di foto hard di ragazzine. Il magistrato messinese, che era in servizio a Reggio Calabria, è stato sospeso dalle funzioni e rischia la radiazione.

Fonte: qui

sabato 16 giugno 2018

Messina, due fratellini di 10 e 13 anni hanno perso la vita nel rogo. Salvi i genitori e due fratellini più piccoli.

Il più grande si è sacrificato per cercare di salvare il fratello

In casa erano presenti i genitori e altri due fratelli, che sono stati portati in salvo



Due bambini di 10 e 13 anni sono morti in un incendio che si è sviluppato intorno alle 4 di mattina nella loro abitazione, in via dei Mille a Messina: il più grande dei due ha perso la vita nel tentativo di salvare il fratello. In casa erano presenti i genitori e altri due fratelli che sono stati portati in salvo. I genitori hanno cercato di soccorrere anche gli altri due figli ma le fiamme glielo hanno impedito. Le fiamme si sarebbero propagate verso una corte interna dello stabile. Ad accorgersi dell'incendio è stata una vicina di casa che ha dato l'allarme chiamando i vigili del fuoco. Nel rogo sono morti asfissiati Francesco Filippo Messina, di 13 anni, e il fratello Raniero di 10. Salvi, invece i due fratelli più piccoli di 8 e 6 anni, Tancredi e Francesco, così come i genitori, Giovanni e Chiara Messina. Il padre è riuscito a portare in salvo i due figli più piccoli.


Il cugino della madre, Fernando Rizzo, che abita nello stesso palazzo, ha raccontato che Francesco Filippo è morto per salvare il fratellino. "L'incendio - ha spiegato - è divampato intorno alle 4. Ho sentito urlare e bussare forte alla porta: erano i miei cugini e i loro figli. Sono entrati e poi ho visto sulle scale anche il loro bambino di 13 anni: quando si è accorto che mancava quello di 10, è scappato scendendo al piano di sotto per salvarlo, ma poi non è più risalito". Fonte: qui

lunedì 3 ottobre 2016

QUEL PALLONARO DI RENZI ORA RICICCIA IL PROGETTO FOLLE DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA MA CON LE “GRANDI OPERE” L’ITALIA DIVENTA SOLTANTO UNA SUPER MANGIATOIA

COME NEL CASO DEL “MOSE”, LA BARRIERA-MOSTRO CHE DOVREBBE DIFENDERE VENEZIA DALL’ACQUA ALTA. NONOSTANTE I 6 MILIARDI DI SPESA, L’OPERA CHE DOVREBBE DURARE UN SECOLO, SEMBRA CHE NON FUNZIONI TANTO BENE: GLI INCIDENTI NEI TEST SI MOLTIPLICANO; LA STRUTTURA A CAUSA DEL SUO STESSO PESO PUO’ ANDARE GIÙ DI 3 CENTIMETRI L’ANNO, AVRA’ DEI COSTI DI MANUTENZIONE SPAVENTOSI (ERANO 2 MILIONI L’ANNO SALITI POI A 60)

IL PONTE NON SI FARA’ MAI PERO' GIRERANNO UN SACCO DI SOLDI: L'EUROLINK CONTROLLATA DA IMPREGILO GIA' VUOLE 790 MILIONI DI INDENNIZZO PER LA PERDITA DEL CONTRATTO


RENZI PADOANRENZI PADOAN
«Diamogli caviale»: Matteo Renzi è talmente spregiudicato nella campagna per il sì al referendum sulla riforma costituzionale, cui ha legato il suo stesso destino, che ha riesumato il ponte sullo Stretto di Messina, come le brioches di Maria Antonietta. Pare che a destra piaccia assai la filosofia delle grandi opere. Ma non vi è chi non veda che questo paese ha bisogno d'altro, di una miriade di "piccole opere", di pane e non di caviale e che il ponte non si farà mai, soprattutto se partirà davvero (?) il progetto antisismico che durerebbe interi decenni.
RENZI - IL PONTE DELLO STRETTORENZI - IL PONTE DELLO STRETTO

La filosofia delle grandi opere del resto ha un caso di scuola-fotocopia, che si chiama Mose (o "il mostro", secondo l' ex sindaco Massimo Cacciari) che dovrebbe difendere Venezia dall' acqua alta. Sono passati 33 anni da quando le nostre migliori intelligenze ingegneristiche e matematiche progettarono l' avveniristica difesa dall' acqua alle bocche di porto. Ma, a parte la grande ruberia che continua a procurarci sconcerto, e 6 miliardi di spesa, che alla fine diventeranno 8, contro i 3,4 iniziali, la grande opera che dovrebbe durare un secolo, sembra che non funzioni tanto bene. Gli incidenti nei test si moltiplicano.
PONTE SULLO STRETTOPONTE SULLO STRETTO

Pochi giorni fa alla bocca di porto Lido-Nord-Treporti due paratoie sono scese, ma non sono risalite. Incidente analogo a Punta Sabbioni. I blocchi di calcestruzzo, su cui è stata fatta una cresta di 8 milioni l'uno, sono sensibili persino all'accumulo di peoci, che ne compromettono la stabilità. Secondo una ricerca del Cnr, "il Mostro" può andare giù di 3 centimetri l'anno con i suoi cassoni di calcestruzzo.

Tutto il sistema, se mai nel 2018 entrerà davvero in funzione, avrà dei costi di manutenzione spaventosi. La stima iniziale era di 2 milioni l'anno, ma visti i problemi, la stima è cresciuta fino a 60 milioni, che potrebbero ancora lievitare fino a 80. Questo, dopo più di 30 anni, è il punto sulla grande opera per eccellenza, caso di scuola per il ponte. Da un punto di vista ingegneristico, il ponte non è meno complesso.
venezia mose chioggia armatura inox ripresa boccola nastro espansivo lamiera per giunti impermeabilizzazione acqua di mareVENEZIA MOSE CHIOGGIA ARMATURA INOX RIPRESA BOCCOLA NASTRO ESPANSIVO LAMIERA PER GIUNTI IMPERMEABILIZZAZIONE ACQUA DI MARE

Tre chilometri e 666 metri a campata unica, retti da torri alte 400 metri nell'area geologicamente e tettonicamente più attiva di tutto il Mediterraneo. I problemi tecnici e ingegneristici sono colossali, come mostra per l'appunto la storia del mostro veneziano e pochi sono pronti a giurare che il ponte starà in piedi senza problemi.

Naturalmente Renzi i soldi non li ha (4 miliardi di base d'asta già lievitati fino a 8) e sa benissimo che il ponte non si farà, ma lui crede che serva per sedurre quell' elettorato berlusconiano che credette a tutte le promesse vergate sulla lavagnetta televisiva. Sapete come finirà? Mentre il Mose arrugginirà tra gli accumuli di cozze, si continuerà ad almanaccare sull'altra grande opera impossibile.
VENEZIA CANTIERI DEL MOSEVENEZIA CANTIERI DEL MOSE

Ma alla fine saranno tutti felici perché l'ennesima messa in sonno del progetto farà girare un sacco di soldi, in aggiunta ai 500 milioni già spesi per mantenere la società Stretto di Messina. L'Eurolink controllata da Impregilo vuole 790 milioni come indennizzo per la perdita del contratto (la Stretto di Messina ne vuole 325). Andato a male il caviale elettorale, si troverà certo il modo di dare soddisfazione finanziaria all' amico Salini dell' Impregilo.

Fonte: qui