9 dicembre forconi: materiale pedopornografico
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venerdì 9 novembre 2018

DUE MAMME DI PESCARA OFFRIVANO A UN 56ENNE LE LORO FIGLIE MINORENNI PER FILMATI E IMMAGINI PEDOPORNOGRAFICHE


L’UOMO, COMPAGNO DI UNA DELLE DUE AGUZZINE, IMMORTALAVA UNA BIMBA DI 12 ANNI IN POSE EROTICHE, INDUGIANDO SULLE PARTI INTIME DELLA PICCOLA 

IN UN VIDEO UNA 13ENNE VENIVA RIPRESA MENTRE...

Stefano Buda per “www.leggo.it”

PEDOPORNOGRAFIAPEDOPORNOGRAFIA
Una oscura vicenda riguardante la produzione di materiale pedopornografico, che avrebbe avuto luogo per diversi anni nella provincia di Pescara, con il coinvolgimento di due minori della zona e delle rispettive madri. Una storia raccapricciante ed oscena, con tre adulti nelle vesti di aguzzini, finita davanti al tribunale collegiale di Pescara su segnalazione del tribunale dei minorenni dell'Aquila.

I fatti risalgono ad un periodo compreso tra il 2009 e il 2016. Il ruolo centrale, nell'ambito della vicenda, sarebbe stato giocato da un pescarese di 56 anni che quattro anni fa, mentre si trovava agli arresti domiciliari per reati analoghi, fu scoperto dalla polizia postale dopo avere condiviso su internet, attraverso il proprio account gmail, otto immagini a carattere pedopornografico.

Nel corso delle successive indagini, nella sua abitazione, archiviate in una chiavetta usb, furono rinvenuti oltre cinquemila files contenenti filmati ed immagini di minori coinvolti in attività sessuali o ritraenti le loro parti intime.

Tra gli incolpevoli protagonisti dei video hard, anche una ragazzina appena dodicenne, figlia di una donna di 45 anni, convivente dell'orco che deteneva il materiale illegale. Secondo l'accusa la donna, anche lei imputata, avrebbe concorso a realizzare foto e video della bambina, carpita «in pose ammiccanti, lascive, riproducenti in primo piano le sue parti intime».

La coppia avrebbe realizzato anche cinque filmati, risalenti all'epoca in cui la bambina aveva solo sette anni, nei quali la piccola «veniva invitata ad alzare la gamba sinistra e a mostrare le mutandine di pizzo nero». In alcuni casi, inoltre, le riprese indugiavano sulle natiche nude della bimba mentre dormiva o la immortalavano mentre indossava calze autoreggenti.

Le riprese erano effettuate dall'uomo, che insieme alla madre della bambina forniva istruzioni alla piccola sulle pose ammiccanti da assumere. Insieme alla coppia è imputata anche un'altra donna, di 50 anni, amica della compagna del principale imputato: secondo l'accusa avrebbe realizzato un video pornografico di circa due minuti, poi inviato all'amica, le cui riprese erano state compiute dalla figlia tredicenne.

La prima udienza del processo è saltata per difetto di notifica. Si tornerà in aula a dicembre. La coppia è accusata di produzione di materiale pedopornografico, con aggravanti legate alla genitorialità. L'uomo, assistito dall'avvocato Melania Navelli, deve rispondere anche di divulgazione e detenzione delle immagini illegali.

La seconda donna, difesa dall'avvocato Alessandro Vanni, è invece accusata di corruzione di minorenne. Il padre di una delle due ragazzine coinvolte si è costituito parte civile.

Fonte: qui

venerdì 12 ottobre 2018

CONDANNATO A SETTE ANNI CON RITO ABBREVIATO IL GIUDICE GAETANO MARIA AMATO, 58 ANNI, ACCUSATO DI PRODUZIONE E DIFFUSIONE DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO E VIOLENZA SESSUALE SU MINORE


SECONDO I PM INVECE AVREBBE PALPEGGIATO UN’ADOLESCENTE, RIPRESO COL CELLULARE DUE RAGAZZINE MINORI NUDE DI 16 ANNI E AVREBBE DIFFUSO LE IMMAGINI IN RETE


GAETANO MARIA AMATOGAETANO MARIA AMATO
Il Gup di Messina ha condannato a sette anni con rito abbreviato il giudice Gaetano Maria Amato, 58 anni, accusato di produzione e diffusione di materiale pedopornografico e violenza sessuale su minore. Il magistrato fu arrestato nel 2017 dopo un’inchiesta della procura di Messina.

L’inchiesta ha preso il via tra il giugno del 2014 e il settembre del 2015 quando scattò l’operazione “Black Shadow”, che scoprì una rete di pedofili nazionale e ed emerse l’identità del giudice Amato che si manifestava in rete con un nome in codice. La polizia scoprì tutto durante perquisizione a Messina nella casa del magistrato portando via computer e cellulari.

Amato ammise solo di aver scambiato qualche foto in rete. Secondo i pm invece avrebbe palpeggiato un’ adolescente, ripreso col cellulare due ragazzine minori nude di 16 anni e avrebbe diffuso le immagini in rete. Il giudice avrebbe anche partecipato a chat con altri soggetti interessati allo scambio di foto hard di ragazzine. Il magistrato messinese, che era in servizio a Reggio Calabria, è stato sospeso dalle funzioni e rischia la radiazione.

Fonte: qui

domenica 8 aprile 2018

PEDOPORNOGRAFIA IN VATICANO! ARRESTATO L'EX FUNZIONARIO DELLA NUNZIATURA DI WASHINGTON MONSIGNOR CARLO ALBERTO CAPELLA

L'ACCUSA È DI POSSESSO DI INGENTE MATERIALE PORNOGRAFICO AVENTE PER OGGETTO ANCHE SOGGETTI MINORI

Franca Giansoldati per www.ilmessaggero.it
vaticanoVATICANO

Il Vaticano ha (finalmente) disposto l'arresto di monsignor Carlo Alberto Capella, il numero tre della nunziatura a Washington fino al settembre dell'anno scorso, quando era stato richiamato a Roma in fretta e furia per impedire che l'FBI lo arrestasse. Questa mattina, su proposta del Promotore di Giustizia, il Giudice Istruttore del Tribunale ha emesso un mandato di cattura. L’imputato ora è detenuto in una cella a disposizione dell’autorità  giudiziaria. L’arresto giunge al termine di un’indagine interna per possesso di ingente materiale pedo-pornografico.
gendarmeriaGENDARMERIA

Nel settembre scorso il Vaticano lo aveva sottratto alla giustizia americana e alla polizia canadese che aveva spiccato un mandato di arresto. Il monsignore durante una vacanza in Canada, ospite di una parrocchia, aveva scaricato e condiviso parecchio materiale pedo-pornografico. Le accuse contro di lui erano pesanti. Negli Usa e in Canada la legge a tutela dei minori è particolarmente severa.

In questi mesi in Vaticano monsignor Capella viveva nello stesso appartamento che era stato abitato dal nunzio apostolico polacco, Wielosowski, un altro prelato arrestato e sotto processo per una storia di abusi su minori nella Repubblica Dominicana. Capella aveva ampia libertà di movimento tanto che è stato visto uscire diverse volte dallo Stato Vaticano.

Il mandato di arresto emesso a suo carico da parte delle autorità canadesi si riferiva  a fatti avvenuti nel dicembre 2016, a Windsor, in Ontario. Proprio la polizia di Windsor è titolare di un'inchiesta su un colossale giro di pedopornografia su Internet, in seguito a una segnalazione del Centro nazionale di coordinamento contro lo sfruttamento dei bambini. Secondo le accuse della polizia di Windsor, Capella avrebbe utilizzato il computer della chiesa locale per scaricare e diffondere materiale pedopornografico.

Fonte: qui