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mercoledì 24 luglio 2019
giovedì 17 gennaio 2019
“I FRATELLI OCCHIONERO AVEVANO CREATO UNO VERA E PROPRIA RETE DI DOSSIERAGGIO”
NELLA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA CHE HA CONDANNATO I DUE A 5 E 4 ANNI, IL GIUDICE PUNTA IL DITO CONTRO L’ATTIVITÀ DI CYBER SPIONAGGIO GRAZIE A UN MALWARE INVIATO TRAMITE MAIL: “HANNO ACCUMULATO UNA IMPONENTE MOLE DI DATI E DOCUMENTI RISERVATI…”
Grazie alla sua attività di cyber spionaggio Giulio Occhionero aveva accesso a un database che "conteneva un elenco di 18.327 username univoci, 1.793 dei quali correlati da password, catalogati in 122 categorie denominate Nick, che indicano la tipologia di target (politica, affari, altro). Molti account contenuti nel database appartenevano ad enti istituzionali, () imprenditori e studi legali".
È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado con la quale il giudice Antonella Bencivinni lo scorso 17 luglio ha condannato l' ingegnere nucleare e la sorella Francesca Maria rispettivamente a 5 e 4 anni di reclusione per accesso abusivo a un sistema informatico: i due, secondo il giudice, avevano messo in piedi un' attività di cyber spionaggio.
Tentativi di inserirsi nelle caselle di posta elettronica, secondo i pm, c' erano stati anche ai danni degli ex premier Matteo Renzi e Mario Monti. Lo strumento utilizzato dai fratelli Occhionero, come ricostruito dalle indagini, era un malware inviato tramite un messaggio email. Così gli Occhionero "hanno accumulato una mole di dati e documenti riservati, sempre più imponente e variegata, creando una vera e propria rete di dossieraggio".
Fonte: qui
mercoledì 18 luglio 2018
GLI OCCHIONERO FATTI NERI A TEMPO DI RECORD: CONDANNATI A 5 E 4 ANNI I FRATELLI CHE HANNO SPIATO COMPUTER DI SOCIETÀ, PARTITI E ISTITUZIONI. IL PM AVEVA CHIESTO 9 E 7 ANNI DI RECLUSIONE
L'INGEGNER GIULIO AVEVA CREATO UNA RETE 'BOTNET' CON UN VIRUS CHE È ENTRATO IN 18MILA COMPUTER PER CARPIRE DATI, PASSWORD E MESSAGGI
SONO SOTTO PROCESSO ANCHE PER SPIONAGGIO POLITICO, E RISCHIANO ALTRI 10 ANNI
Edoardo Izzo per www.lastampa.it
Sono stati condannati rispettivamente a 5 anni e 4 anni di carcere l’ingegnere, Giulio Occhionero, e sua sorella Maria Francesca, entrambi accusati dalla procura di Roma di cyberspionaggio per aver «spiato» per anni migliaia di computer appartenenti a società, partiti e istituzioni. Per i due il pm Albamonte aveva sollecitato condanne di 9 e 7 anni di reclusione.
L’ingegnere Occhionero, secondo la procura, avrebbe in sostanza creato una rete «botnet» che sfruttando un virus che entrava nei computer da colpire attraverso un messaggio email, gli permetteva di accedere e carpire informazioni da pc infettati, tra cui dati, password e messaggi. Sono oltre 18 mila i computer «colpiti» da Occhionero: fra questi, di 1935 pc l’ingegnere aveva anche le relative password, e quindi ne aveva il pieno controllo, ha detto il pm in aula. Per l’accusa, all’ingegnere nucleare Giulio Occhionero spetta la «responsabilità di avere concepito, pianificato e alimentato dal 2001 un sistema per l’acquisizione» di un numero enorme di dati.
Tra i bersagli, c’erano i computer di grandi aziende e quelli di istituzioni politiche ed economiche fra cui Camera, Senato, ministeri di Esteri e di Giustizia, Partito Democratico, Enav, Finmeccanica e Bankitalia. Ma non solo. C’erano, infatti, anche gli indirizzi mail dell’ex premier, Matteo Renzi; quello del presidente Bce, Mario Draghi il noto conduttore della trasmissione di Rai Uno «Porta a Porta», Bruno Vespa, il procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, Giovanni Salvi, e Maurizio Selli del Movimento 5 Stelle (consigliere comunale a Civita Castellana).
Non è il solo filone d’inchiesta che coinvolge gli Occhionero. Giulio e Francesca Maria la procura di Roma contesta, in altra indagine, anche lo spionaggio politico (un reato per il quale è prevista la pena di 10 anni di carcere) sulla base di una informativa di oltre 250 pagine redatta dagli esperti della Polizia Postale che, grazie alla collaborazione fornita dagli esperti dell’Fbi, sono riusciti a sbloccare i server utilizzati negli Usa dai due fratelli e ricostruire l’intera rete creata su 9 computer riconducibili agli Occhionero.
Fonte: qui
mercoledì 13 dicembre 2017
PER CHI LAVORAVANO GLI OCCHIONERO? - OLTRE TRE MILIONI E MEZZO DI MAIL CARPITE E SEIMILA PERSONE SPIATE DAL 2004
QUESTI I NUMERI DELLA NUOVA INCHIESTA A CARICO DEI FRATELLI GIULIO E FRANCESCA MARIA OCCHIONERO, GIÀ A PROCESSO CON L'ACCUSA DI AVER AVVIATO UN'ATTIVITÀ DI CYBER SPIONAGGIO SU LARGA SCALA
Oltre tre milioni e mezzo di mail carpite e seimila persone spiate dal 2004. Questi i numeri della nuova inchiesta a carico dei fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero, già a processo con l'accusa di aver avviato un'attività di cyber spionaggio su larga scala, ai quali adesso la Procura contesta anche l'accusa di spionaggio politico.
I numeri dell'attività svolta dai due fratelli romani, sono stati resi noti oggi dal pm Eugenio Albamonte, nel corso dell'udienza del processo. I dati sono emersi dal lavoro svolto dagli specialisti Cnaipic che, grazie anche alla collaborazione dell'Fbi, sono riusciti a «sbloccare» i server americani dei due indagati e a ricostruire la rete creata su almeno 9 pc riconducibili agli Occhionero.
Fonte: qui
giovedì 21 settembre 2017
IL PM ALBAMONTE (PROCURA DI ROMA), NONCHE' PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI, È STATO ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DAI COLLEGHI DI PERUGIA, DOPO L’ESPOSTO DEI FRATELLI ACCUSATI DI CYBERSPIONAGGIO
SOTTO INCHIESTA ANCHE DUE AGENTI DELLA POLIZIA POSTALE
(ANSA) - Il presidente dell'Anm e pm della Procura di Roma Eugenio Albamonte è indagato dalla Procura di Perugia per falso ed abuso d'ufficio dopo un esposto presentato da Giulio Occhionero, l'ingegnere nucleare accusato, assieme alla sorella Francesca Maria, di una attività di cyberspionaggio. La notizia è emersa nel corso della prima udienza del processo a carico dei due fratelli.
I legali di Occhionero hanno chiesto al magistrato di non rappresentare l'accusa al processo e il giudice monocratico ha sospeso l'udienza. In base a quanto si apprende, inoltre, oltre ad Albamonte, risultano indagati a Perugia anche due agenti della Polizia Postale a cui è contestato anche l'accesso abusivo a sistema informatico.
Fonte: qui
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