9 dicembre forconi: insegnante
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venerdì 11 maggio 2018

IN UNA SCUOLA SUPERIORE DI AVELLINO, UN INSEGNANTE RIMPROVERA UN RAGAZZO CHE ERA ENTRATO CON IL MOTORINO NEL CORTILE DELLA SCUOLA E BECCA UN PUGNO IN FACCIA

LO STUDENTE SOSTIENE DI AVER REAGITO DOPO ESSERE STATO COLPITO CON UNO SCHIAFFO MA IL DOCENTE LO SMENTISCE...

Flavia Amabile per “la Stampa”

È entrato con il motorino nel cortile della scuola, ha iniziato a girare in mezzo agli altri studenti, senza fermarsi come avrebbe dovuto, senza preoccuparsi né del pericolo né del fastidio che stava procurando a professori e ragazzi che stavano andando in classe. Un professore lo ha visto e ha deciso di rimproverarlo, la risposta è stata un pugno dritto sul viso dell' insegnante.
ISTITUTO TECNICO GUIDO DORSO DI AVELLINOISTITUTO TECNICO GUIDO DORSO DI AVELLINO

È accaduto in una scuola superiore di Avellino, l'istituto tecnico industriale «Guido Dorso», poco dopo le 8 del mattino, l'orario di inizio delle lezioni. L'insegnante ha 46 anni, è di Avellino, insegna materie tecniche in classi diverse da quella del ragazzo. Il colpo lo ha fatto cadere a terra con il volto insanguinato. All'inizio si temeva che avesse il setto nasale rotto, per fortuna il trauma è stato meno pesante, il docente non si è fatto medicare in ospedale.

Dopo l'episodio le lezioni sono proseguite regolarmente, nessun altro studente si è unito alle manovre azzardate in cortile né allo scontro successivo. La scuola ha deciso anche di non chiedere l'intervento delle forze dell' ordine. La Polizia di Stato è venuta a sapere la notizia dopo il passaparola avvenuto su social e media locali. Ha convocato l' insegnante e il ragazzo (solo come persona informata dei fatti). Le loro versioni sono diverse.

ISTITUTO TECNICO GUIDO DORSO DI AVELLINOISTITUTO TECNICO GUIDO DORSO DI AVELLINO
Il professore ha raccontato di essere stato aggredito dopo il rimprovero per le manovre pericolose in cortile. Il giovane ha sostenuto di essere stato colpito dall' uomo con uno schiaffo, e di aver reagito allo stesso modo. L'insegnante invece racconta di avergli dato un buffetto sulla guancia e di aver ricevuto un ceffone come risposta.

Il primo confronto era avvenuto già a scuola. Il ragazzo è stato convocato dal dirigente scolastico, prima da solo, quindi con il professore. Ha ammesso l'errore e ha chiesto scusa ma anche in quel caso si è giustificato spiegando di aver ricevuto prima uno schiaffo dal professore. «Macché schiaffo, gli ho dato un buffetto inoffensivo - ha precisato l'insegnante - dicendogli che non sono quelli i comportamenti che gli studenti devono avere a scuola». In ogni caso, alla fine del colloquio, ha deciso di non denunciare lo studente.

Fonte: qui

lunedì 12 marzo 2018

In provincia di Cuneo, indagato insegnante delle Medie che abusava di minorenni

L’INSEGNANTE AVREBBE ANCHE CEDUTO AI MINORENNI SOSTANZE STUPEFACENTI

(ANSA) Un insegnante di 33 anni, educatore presso una scuola media del Cuneese e allenatore di una squadra femminile di softball, è accusato dalla procura di Cuneo di avere intrattenuto relazioni sentimentali con alcune allieve adolescenti, sfociate in alcuni casi nel compimento di atti sessuali. E di aver ceduto a minori sostanze stupefacenti. La Guardia di Finanza gli ha notificato il divieto di dimora nella provincia di Cuneo. A far scattare le indagini la denuncia dei genitori di una ragazza.   

Nel corso delle indagini, condotte attraverso pedinamenti e appostamenti nelle vicinanze dell'istituto scolastico e attraverso l'analisi di chat e foto presenti sui cellulari di alcune minorenni, sono stati raccolti indizi ritenuti "sufficienti" dagli inquirenti. Sequestrati anche il computer e altri device elettronici in uso all'indagato.
Le indagini proseguono per accertare se l'uomo abbia commesso abusi ai danni di altre adolescenti. Nei confronti dell'indagato è stato disposto anche il divieto di avvicinamento entro i trecento metri dai luoghi frequentati da una delle ragazze.

martedì 12 dicembre 2017

'SCAPPATE DALL'ITALIA, DOVE I POLITICI HANNO DISTRUTTO TRE GENERAZIONI DI GIOVANI'



IL RACCONTO DI BATTISTA LISERRE, PARTITO DA COSENZA PER UN DOTTORATO A MARSIGLIA E MAI PIÙ TORNATO 

''QUI MI HANNO MESSO A INSEGNARE A 28 ANNI, MENTRE IN ITALIA NESSUNO MI PRENDEVA SUL SERIO. I MIEI COETANEI, A CAUSA DI POLITICHE SBAGLIATE, NON SI MERITANO DI NON AVERE UN FUTURO. ANDARSENE È L'UNICA ARMA CHE ABBIAMO IN QUESTA GUERRA''

Elisa Murgese per www.ilfattoquotidiano.it

Finita l’università avevo due strade: restare in Italia a casa dei miei genitori, aspettando che qualche scuola del nord mi chiamasse per una supplenza, o tentare la mia chance all’estero”. 

Così, nel 2012, Battista Liserre è partito da Cosenza per fare un dottorato a Marsiglia e non è più tornato.
battista liserre 3eBATTISTA LISERRE 3E

Vista la situazione italiana non avevo molta fiducia. In Italia le poche borse per fare un dottorato sono destinate a figli, parenti e amici dei professori. E anche quando hai la fortuna di entrare nelle grazie di un docente lavori gratis o, con qualche borsa di studio, arrivi al massimo a 900 euro al mese”. 

Eppure, per ben due anni il 33enne calabrese ha lottato per non abbandonare la nostro penisola, partecipando a bandi di dottorato in tutta Italia. Peccato che la prima risposta è arrivata da un istituto francese, l’Università Aix-Marseille.


Un primo traguardo che gli ha aperto “possibilità inimmaginabili per il nostro paese”, come insegnare all’università ad appena 28 anni. “Quando ritornavo in Italia nessuno mi credeva, mi prendevano per pazzo, perché lì a 28 anni sei considerato ancora piccolo e impreparato per il mondo del lavoro”.

E mentre in Italia non credevano alla sua carriera francese, Battista preparava le mosse per il suo scacco matto visto che oggi è riuscito a diventare insegnante di civilizzazione italiana nel prestigioso campus dell’Essca (école de management) a Aix en Provence, oltre ad essere da ben quattro anni chargé de cours (ovvero professore a contratto) della stessa materia all’università di Aix-Marseille.

battista liserre 2BATTISTA LISERRE 2
Il paradosso è che mentre in Italia sotto i 30 anni ti considerano un ragazzino, qui in Francia molti miei colleghi trentenni lavorano già da sette anni ricoprendo ruoli di grande responsabilità”. Infatti Battista, appena arrivato in Francia, si sentiva addirittura a disagio di iniziare la sua carriera accademica a 28 anni compiuti. Un imbarazzo che mese dopo mese si è sciolto, fino ad permettergli di ricoprire l’ambita carica di docente.

La Francia, secondo Battista, “non è il mondo dei sogni ma un paese normale in cui lo stato aiuta davvero i suoi cittadini. Solo che, per come siamo trattati in Italia, a noi gli aiuti francesi sembrano del tutto innaturali”. 

Un esempio? 

I trasporti pubblici che, stando alla sua esperienza, funzionano benissimo e non sono quasi mai in ritardo. 

Oppure il riconoscimento della professione del docente, che lo porta a guadagnare il 35% in più dei suoi colleghi italiani.

“Sono finiti gli anni in cui per viaggiare o permettermi quello che desideravo dovevo passare per i miei genitori”. Inevitabile quindi per Battista vedere in un possibile ritorno in Italia un “fallimento”, a meno che questo non avvenga dopo la pensione. Tanto che, a 33 anni, l’insegnante francese d’adozione arriva a considerarsi “privilegiato” se pensa a molti suoi amici della sua età che “abitano ancora a casa con i loro genitori, avendo perso la speranza di trovare un lavoro”.

battista liserreBATTISTA LISERRE
Non è facile lasciare tutto e ricominciare. Purtroppo non abbiamo deciso noi di partire, ma è l’Italia a non fare nulla per trattenerci”. Un meccanismo ormai noto che porta i giovani a formarsi in Italia a non trovare un altrettanto valido collegamento tra università e mondo del lavoro. “Inoltre, la nostra è una protesta contro lo stato italiano, una specie di guerra culturale”, continua il 33enne. “Infatti, spero che grazie a noi che viviamo all’estero e rimpolpiamo le statistiche sui giovani che lasciano il nostro paese, i governi riflettano sulla drastica situazione d’invecchiamento della nostra penisola. Anche se non si fa nulla di concreto almeno si apre il dibattito”.

Italiani all’estero che non vogliono sentirsi dire che lasciano affondare la loro terra, sentendosi ambasciatori del proprio paese in terra straniera. “I miei coetanei, a causa di politiche sbagliate , non si meritano di non avere un futuro come ogni nostro concittadino europeo”. Il consiglio che dà a chi si sta affacciando sul mondo del lavoro? 
È triste dirlo ma scappate da una classe politica che sta uccidendo tre generazioni di giovani – che mai nessuno ridonerà al nostro paese – e andate all’estero a realizzare i vostri sogni. Andare a lavorare fuori dall’Italia è ormai l’unica strada percorribile”.

Fonte: qui