9 dicembre forconi: studentesse
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sabato 19 maggio 2018

IL TRIBUNALE DI LECCE DÀ RAGIONE A UN PROFESSORE ACCUSATO DI OFFESE E INSULTI DA DUE ALUNNE A CUI AVEVA DATO VOTI BASSI


“TORNO A CAMMINARE A TESTA ALTA”. 

IL PRESIDE LO AVEVA SOSPESO SENZA PROVE, MA GLI ALTRI STUDENTI LO HANNO SALVATO 

“GLI INSEGNANTI NON POSSONO PIÙ SVOLGERE LE LORO FUNZIONI PER PAURA DI RITORSIONI…”

Valentina Santarpia per il “Corriere della Sera”

istituto cezzi de castro maglieISTITUTO CEZZI DE CASTRO MAGLIE
Cinque anni, cinque lunghi anni in cui quella sospensione gli pesava sulle spalle come un macigno. E poi, finalmente, qualche giorno fa, la sentenza del tribunale di Lecce che riconosce «la sanzione irrogata infondata»: il professor Giuseppe Diso, oggi cinquantenne, è stato ingiustamente punito nel maggio del 2013, perché accusato di aver adottato una «condotta minacciosa, ingiuriosa e lesiva della dignità personale delle alunne Panarese Alessia (I D) e Polito Katia Cecilia (II D)».

Ma le accuse «non risultano supportate da sufficienti elementi concreti di riscontro».
«Finalmente posso tornare a camminare a testa alta», dice oggi il docente. «Ho tenuto duro perché credo ancora profondamente nella funzione educativa della scuola».
Ma andiamo con ordine.
giuseppe diso professoreGIUSEPPE DISO PROFESSORE

Diso, professore dal 2003, insegna da 7 anni materie letterarie nell' istituto tecnico Cezzi De Castro di Maglie, in provincia di Lecce. «Sono sempre stato esigente ma anche stimolante con i miei studenti: e loro lo apprezzano».

Non sempre: cinque anni fa ha a che fare con due studentesse svogliate, a cui è costretto a dare brutti voti per il rendimento scarso. «Arrivo a dare anche 2 se lo studente non è preparato, ma so concedere 10 se mi mostra capacità», dice il prof. «Anche in quell' occasione sono stato giusto: ma le ragazze, pur di provare a scoraggiare i miei voti, hanno raccontato alle famiglie e al dirigente scolastico che le avevo offese e insultate».
istituto cezzi de castro maglie 3ISTITUTO CEZZI DE CASTRO MAGLIE 

Un' accusa pesante, che l' allora preside, Mauro Polimeno, prova a verificare con gli altri studenti. Tutti negano «l' esistenza di qualsivoglia comportamento scorretto del professor Diso», si legge oggi nella sentenza. Ciò nonostante, il preside decide per la sospensione.

«Per me è stato umiliante: accettare significava farmi neutralizzare. Da quel momento qualsiasi studente avrebbe potuto minacciare di denunciarmi se non gli avessi dato il voto desiderato». Proprio come il professore di Lucca che veniva bullizzato dallo studente che gli urlava: «Mi metta sei». Diso invece non subisce: si rivolge a un avvocato e denuncia l' amministrazione scolastica.

istituto cezzi de castro maglie 2ISTITUTO CEZZI DE CASTRO MAGLIE 
Il ministero dell' Istruzione non nomina un difensore, a rappresentare la scuola è la nuova dirigente, la dottoressa Anna Maria Vernaleone, che ieri non ha voluto rispondere alle domande del Corriere.

«Durante il giudizio - spiega l' avvocato di Diso, Luigi Sindaco - si è appellata al decreto Brunetta, che prevede che il preside possa sospendere un docente. Anche per 10 giorni.
Ma non ha portato prove sufficienti per dimostrare che quanto detto dalle ragazze fosse vero o accertato».

istituto cezzi de castro maglie 1ISTITUTO CEZZI DE CASTRO MAGLIE 




A «salvare» il prof sono stati i suoi alunni: hanno testimoniato a suo favore, apprezzando la «correttezza e la professionalità». E alla fine la giudice del lavoro gli ha dato ragione. «Ma resta un filo di amarezza - dice Diso, che a insegnare ci è arrivato dopo una laurea in Lettere classiche, due scuole di specializzazione e un concorso - se le leggi hanno paralizzato l' attività educativa degli insegnanti, che per paura di ritorsioni non possono più svolgere le loro funzioni, che studenti porteremo avanti? E soprattutto, quale società stiamo preparando? L'educazione non si spende subito, ma rende nel tempo e a lungo».

Fonte: qui

A VIAREGGIO UNA MADRE AGGREDISCE L’INSEGNANTE CHE AVEVA DATO QUATTRO ALLA FIGLIA 

LA PROFESSORESSA SI ERA DETTA DISPONIBILE A INTERROGARE NUOVAMENTE LA RAGAZZA, MA LEI NON HA VOLUTO SAPERNE: “CE L’HAI CON LEI E FAI FAVORITISMI”, E GIU' BOTTE


istituto carducci viareggioISTITUTO CARDUCCI VIAREGGIO
Il quattro dato alla figlia proprio non è andato giù alla mamma di una studentessa del triennio dell’Istituto Carducci di Viareggio (Lucca) che così, come riportato dai quotidiani Il Tirreno e La Nazione, avrebbe aggredito l’insegnante di storia e filosofia, strattonandola per un braccio.

Per Mario Cristiano Regali, dirigente scolastico dell’Istituto, si sarebbe trattato in primis di un’aggressione verbale e poi, fisica, come raccontato dalla stessa docente in una telefonata successiva.

La professoressa valuta di fare denuncia
mario cristiano regaliMARIO CRISTIANO REGALI
Secondo quanto appreso, la donna, visibilmente agitata, insieme con il marito, mercoledì, fuori dall’orario di ricevimento dei docenti, si è presentata a scuola per parlare con l’insegnante che, oltre ad ascoltare i due, li ha portati dal preside che, sentito oggi, ha tenuto a sottolineare di conoscere la vicenda solo in parte.

«La signora - ha precisato - era verbalmente molto aggressiva: accusava l’insegnante di avercela con la figlia e di fare favoritismi. Il tutto mentre il marito cercava di calmarla, anzi in un paio di occasioni sono dovuto intervenire io stesso.

istituto carducci 1ISTITUTO CARDUCCI 







Dal canto suo la professoressa ha dato la massima disponibilità ad interrogare nuovamente la ragazza non essendo ancora terminato l’anno scolastico. Sono uscito dalla stanza, insieme con l’insegnante e, fino a quel punto, l’aggressione fisica non c’era stata.
professoressa aggreditaPROFESSORESSA AGGREDITA

Poi, la donna, anche mentre scendeva dalle scale ha continuato a minacciare l’insegnante che era rimasta ferma sul pianerottolo dove c’era anche altro personale. Intorno alle 14.30 ho poi ricevuto una telefonata nella quale la professoressa mi ha riferito di essere stata aggredita».
scuolaSCUOLA








La vicenda è stata poi affrontata poco dopo nel consiglio dei docenti dove però non era prevista la presenza della donna che, in un sms mandato ad una collega, ha spiegato di essersi recata al pronto soccorso in stato di choc. L’insegnante, al momento, starebbe valutando la possibilità di fare denuncia per quanto avvenuto.

Fonte: qui

lunedì 12 marzo 2018

In provincia di Cuneo, indagato insegnante delle Medie che abusava di minorenni

L’INSEGNANTE AVREBBE ANCHE CEDUTO AI MINORENNI SOSTANZE STUPEFACENTI

(ANSA) - Un insegnante di 33 anni, educatore presso una scuola media del Cuneese e allenatore di una squadra femminile di softball, è accusato dalla procura di Cuneo di avere intrattenuto relazioni sentimentali con alcune allieve adolescenti, sfociate in alcuni casi nel compimento di atti sessuali. E di aver ceduto a minori sostanze stupefacenti. La Guardia di Finanza gli ha notificato il divieto di dimora nella provincia di Cuneo. A far scattare le indagini la denuncia dei genitori di una ragazza.   

Nel corso delle indagini, condotte attraverso pedinamenti e appostamenti nelle vicinanze dell'istituto scolastico e attraverso l'analisi di chat e foto presenti sui cellulari di alcune minorenni, sono stati raccolti indizi ritenuti "sufficienti" dagli inquirenti. Sequestrati anche il computer e altri device elettronici in uso all'indagato.
Le indagini proseguono per accertare se l'uomo abbia commesso abusi ai danni di altre adolescenti. Nei confronti dell'indagato è stato disposto anche il divieto di avvicinamento entro i trecento metri dai luoghi frequentati da una delle ragazze.

mercoledì 4 ottobre 2017

STUPRO DI FIRENZE: I VERBALI CON IL RACCONTO DELLE AMERICANE E DEI CARABINIERI

‘VENITE A PRENDERCI PER FAVORE, VIOLENTATI DALLA POLIZIA, POLIZIA MACCHINA LA CASA’. INIZIA CON QUESTE PAROLE IN ITALIANO STENTATO LA CHIAMATA AL 113, 16 MINUTI DOPO I FATTI

C’È LA TESTIMONIANZA DI UN ALTRO MILITARE: ‘IL MIO COLLEGA NEL LOCALE CERCAVA DI ABBASSARE I PANTALONI A UNA DELLE RAGAZZE’. PORTATE A CASA, UNO SI CHIUDE IN ASCENSORE CON “C.” E LA SPOGLIA, L’ALTRO SPINGE “T.” PER LE SCALE E LA VIOLENTA

PER IL PIU' ANZIANO DEI DUE MILITARI LE ACCUSE SONO PIÙ PESANTI. E SULLE ACCUSE DI UNA MONTATURA, IL GIP È DURISSIMO: ‘GLI INDIZI A CARICO DEI CARABINIERI SONO GRAVISSIMI’

Stefano Brogioni per www.lanazione.it

stuproSTUPRO
«Venite a prenderci per favore, violentati dalla polizia, polizia macchina la casa». Inizia con queste parole, confuse, in un italiano stentato, pronunciate all’operatore del 113, il caso della violenza sessuale ai danni delle due studentesse americane da parte di due carabinieri in servizio. Sono le 3.48 del mattino dello scorso 7 settembre quando da borgo Santi Apostoli numero 16, parte questa telefonata. Le volanti della polizia giungono alle 4.06. Salgono al terzo piano del palazzo e trovano quattro ragazze: T., 20 anni, piange a dirotto. C., 19, è in stato di shock. Con loro altre due compagne, con cui dividono l’appartamento.

APPUNTATO SCELTO MARCO CAMUFFO CARABINIEREAPPUNTATO SCELTO MARCO CAMUFFO CARABINIERE
Al momento dell’arrivo delle volanti, in casa è arrivata anche un’interprete, messa a disposizione dall’università americana frequentata dalle ragazze. E’ lei che agli agenti, descrive ciò che le hanno a sua volta raccontato: le due giovani studentesse sono state abusate da due poliziotti conosciuti nel locale Flò, dove hanno passato la serata. Le ragazze parlano di «poliziotti», le indagini chiariranno subito l’equivoco. Innanzitutto alla discoteca di piazzale Michelangelo c’è stato un intervento dell’Arma per un focolaio di rissa. E soprattutto una telecamera posta all’ingresso della via fuga ogni dubbio: si vede la Fiat Bravo del 112 infilare in borgo Santi Apostoli alle 3.14 ed uscire alle 3.32.

Le ragazze in procura
La prima ad essere sentita è T. Il verbale si apre alle 18. La ragazza racconta di aver bevuto due bicchieri di vodka, mentre l’amica C. aveva «bevuto molto» (l’alcoltest a cui saranno sottoposte entrambe prima delle 7 del mattino, riscontra un tasso da sequestro di patente: 1,68 grammi per litro per T., 1,59 per C.). La ragazza riferisce di aver chiesto ad alcuni presenti un aiuto per chiamare un taxi per tornare a casa. Uno dei «numerosi poliziotti presenti» si offre di chiamare un taxi.
STUPRO FIRENZESTUPRO FIRENZE

Tuttavia, quando escono, la stessa persona dice che, con un collega, le avrebbe riportate a casa. La gazzella lascia il parcheggio del Flò alle 2.49. T. racconta che una volta scese, i due carabinieri («uno piuttosto giovane e con fisico atletico, l’altro sui 45-50 anni ed un po’ calvo») entrano anche loro nel palazzo. C. era entrata in ascensore con il conducente (si tratta del carabiniere scelto Pietro Costa, 32 anni), mentre T. sale a piedi. T. aveva notato che nell’ascensore, l’amica si stava baciando.

A quel punto, il più anziano dei due (l’appuntato scelto Marco Camuffo, nato nel 1970) l’avrebbe spinta verso la finestra sul pianerottolo e le avrebbe abbassato i pantaloni. Terminato il rapporto, T. racconta di aver afferrato l’amica, nel frattempo uscita dall’ascensore, di essere entrata in casa e chiuso la porta.  C. descrive ciò che è accaduto in ascensore. Ha riferito anche di aver perso del sangue, circostanza che le era già accaduta in occasioni di rapporti intimi. C. non ha riconosciuto in foto il carabiniere che era con lei in ascensore, mentre ha riconosciuto l’altro.
RACCONTO RAGAZZE 5 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE 5 - STUPRO FIRENZE


La versione dei carabinieri
A distanza di due giorni, arriva anche la versione del militare Marco Camuffo. Dice di essere andato al Flò per un intervento e di esser poi stato invitato dal titolare del locale a bere un caffè al bancone. Riferisce che si era avvicinate due ragazze che avevano chiesto aiuto per trovare un taxi per tornare a casa, ma dopo alcuni tentativi falliti di contattare il centralino, si erano offerti di portarle loro con l’auto di servizio. Il racconto di ciò che è avvenuto nel palazzo discosta in alcuni punti: Camuffo dice che la ragazza «si era abbassata i pantaloni».

Al termine dell’atto, la ragazza gli ha chiesto il suo recapito telefonico, annotato da questa su whatsapp. L’appuntato ha detto anche le due ragazze «non sembravano ubriache». Il dodici settembre, tocca a Costa presentarsi dal pm Ornella Galeotti. Anche lui sostiene di non aver percepito che le due ragazze fossero ubriache («non ho sentito puzza di alcol», dice, ma un altro carabiniere sentito tra quelli intervenuti al Flò riferisce di almeno una ragazza «un po’ brilla» che aveva chiesto un taxi) ma dice anche di aver visto il collega «cercare di abbassare i pantaloni dell’altra ragazza».
RACCONTO RAGAZZE 3 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE 3 - STUPRO FIRENZE

Riguardo al «suo» rapporto, riporta che C. lo aveva invitato ad entrare in casa ma l’altra ragazza aveva detto che non era possibile. A quel punto erano entrati nell’ascensore, si erano baciati, si erano trovati nudi ed avevano consumato un rapporto sessuale. Al termine «le due ragazze erano entrate in casa tranquillamente».


2. PER UNO DEI DUE CARABINIERI LE ACCUSE PIÙ PESANTI
Estratto dall’articolo di Franca Selvatici per ‘la Repubblica - Firenze’

(…)

Alcune ore più tardi in procura la ragazza più giovane non ricordava quasi nulla, se non che con Costa c'erano stati dei baci e forse un rapporto completo. La sua amica, invece, ricordava che il carabiniere più anziano l'aveva spinta contro un davanzale, l'aveva violentata poi l'aveva afferrata per le spalle e fatta inginocchiare per farle praticare un altro atto sessuale.
RACCONTO RAGAZZE LA CHIAMATA - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE LA CHIAMATA - STUPRO FIRENZE

Un racconto che Camuffo non ha smentito, sostenendo però che la ragazza era consenziente. Non gli credono i pm, che infatti gli contestano non solo di aver profittato delle condizioni psico-fisiche della studentessa ma anche di aver agito con violenza, costringendola a subire atti sessuali. Mentre al collega più giovane viene contestato "soltanto" di aver abusato delle condizioni di semincoscienza in cui si trovava l'altra studentessa.

(…)

A proposito della loro condizione di ubriachezza, in ospedale alle 6,40, quasi 4 ore dopo i fatti, una delle ragazze aveva un tasso alcolemico di 1,68 grammi di alcol per litro di sangue; alle 6,51 l'altra aveva un tasso di 1,59. La professoressa Elisabetta Bertol ha calcolato che 4 ore prima una doveva avere un tasso alcolemico pari a 1,9 e l'altra oltre 2. Erano ambedue in «conclamato stato di ubriachezza», con «perdita della facoltà di giudizio e di coordinamento motorio».
DISCOTECA FLO - FIRENZEDISCOTECA FLO - FIRENZE

Quanto alla presunta montatura, secondo cui le due studentesse sarebbero state consenzienti e poi avrebbero denunciato i carabinieri, il gip Mario Profeta ricorda che la gazzella di Camuffo e Costa risulta essere arrivata nella via in cui abitavano le ragazze alle 3,14 ed essersi allontanata alle 3,32, appena 16 minuti prima della drammatica chiamata al 113.

Non ci sarebbe stato il tempo per una macchinazione, scrive il gip, che ha respinto la richiesta di interdizione dei due militari perché ritiene che la sospensione dal servizio disposta dall'Arma sia misura efficace per impedire che commettano altri reati, ma afferma che «i profili di gravità indiziaria risultano elevatissimi».

discoteca firenzeDISCOTECA FIRENZE
E scrive: «L'ipotesi che i rapporti sessuali siano stati consumati contro la volontà o comunque senza consapevole, valido e percepibile consenso delle due ragazze appare estremamente verosimile… Sono quindi ravvisabili gravissimi indizi a carico dei due carabinieri che, in contrasto con le regole note anche alla più inesperta recluta, hanno utilizzato l'auto di servizio per accompagnare due civili e subito dopo averle fatte entrare nel portone di casa hanno avuto un approccio sessuale culminato nei termini già esposti».

Fonte: qui

lunedì 2 ottobre 2017

SI COMPLICA LA POSIZIONE DEI CARABINIERI ACCUSATI DI STUPRO A FIRENZE, GLI INDIZI SONO GRAVISSIMI

IL GIP: “NESSUNA MACCHINAZIONE DA PARTE DELLE STUDENTESSE AMERICANE” 
“VEROSIMILE CHE I RAPPORTI SESSUALI SIANO STATI CONSUMATI CONTRO LA VOLONTÀ DELLE RAGAZZE O COMUNQUE SENZA IL LORO CONSAPEVOLE CONSENSO”
Omero Cambi per Il Messaggero

carabinieriCARABINIERI
Non ci sarebbe stata nessuna macchinazione da parte delle due studentesse americane di 19 e 21 anni che hanno denunciato di essere state violentate da due carabinieri nella notte fra il 6 e il 7 settembre.

È quanto emerge dal provvedimento con cui il Gip Mario Profeta ha respinto la richiesta di incidente probatorio per ascoltare le due ragazze, e quella di un anno di interdizione per i due militari presentate dalla Procura. Una misura, scrive il giudice, ritenuta non necessaria, dato che il clamore internazionale della vicenda non rende plausibile l'ipotesi di un rientro in servizio dei due indagati ora sospesi dal servizio.
stuproSTUPRO

La posizione dei due carabinieri, Marco Camuffo e Pietro Costa, è sempre più complessa. Secondo il Gip infatti risulta estremamente verosimile l'ipotesi che i rapporti sessuali siano stati consumati contro la volontà o comunque senza il consapevole, valido e percepibile consenso delle due ragazze, un'ipotesi che gli inquirenti hanno valutato credibile fin dai primi momenti. 

LA DIFESA La tesi della difesa dei due militari è che il rapporto, che è stato ammesso, fosse consensuale ma il racconto delle ragazze e delle coinquiline che le accolsero a casa in quella notte e che subito chiamarono il 113 per denunciare la presunta violenza, era sembrato fin dall'inizio in aperta contraddizione con quanto sostenuto dai carabinieri.

RACCONTO RAGAZZE 5 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE 5 - STUPRO FIRENZE
Ad avvalorare il sospetto, inoltre, i tassi alcolemici rilevati nel sangue delle due ragazze, che quella notte presentavano valori elevatissimi pari a 1,59 e 1,68. Valori rilevati circa quattro ore dopo i fatti, avvenuti intorno alle 3.30 del mattino, quando le due giovani dopo una serata trascorsa alla discoteca Flo di Piazzale Michelangelo accettarono il passaggio offerto dai militari. Una volta a casa, è la denuncia, i militari le avrebbero violentate; una nell'ascensore, una nel vano delle scale.

Gli indizi sono gravissimi. I due carabinieri - è scritto nell'ordinanza del Gip - in contrasto con le regole note anche alla più inesperta recluta, hanno usato l'auto di servizio per accompagnare due civili. E dopo averle fatte entrare nel portone hanno avuto un approccio sessuale.

I TEST Intanto, la richiesta di incidente probatorio, respinta in un primo tempo per motivi tecnici, è stata ripresentata dal pm Ornella Galeotti e domani sarà deciso quando sentire le due ragazze, se in Italia o in videoconferenza. La loro testimonianza potrebbe arrivare già ai primi di novembre.

Ci sarà invece da aspettare dicembre per i risultati dei test del dna sugli abiti indossati dalle ragazze, incarico affidato al medico legale di Roma, Marina Baldi.

Fonte: qui
RACCONTO RAGAZZE 3 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE 3 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE PASSAGGIO - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE PASSAGGIO - STUPRO FIRENZE

lunedì 11 settembre 2017

IL CARABINIERE DI FIRENZE SI DICE “DEVASTATO’’, MA ''NON HO PERCEPITO NESSUNA CONTRARIETÀ" AL RAPPORTO SESSUALE"

"NON MI SEMBRAVA UBRIACA, NON BARCOLLAVA, NON PUZZAVA DI ALCOL, CONNETTEVA BENE I DISCORSI", "E NON CREDEVO CHE FOSSE COSÌ GIOVANE: AVEVA UN’ARIA PIÙ MATURA, VICINO ALLA TRENTINA DI ANNI" 
GRAZIE A DIO E' CONSAPEVOLE(ERA IN SERVIZIO) DI “AVER FATTO UNA COSA INQUALIFICABILE" 

CARABINIERI ACCUSATI DI STUPROCARABINIERI ACCUSATI DI STUPRO
Si dice «devastato», consapevole di «aver fatto una cosa inqualificabile» ma anche di non saper spiegare «perché mi sono fatto trascinare in questa situazione»: così al proprio difensore, avvocato Cristina Menichetti, l’appuntato dei carabinieri accusato insieme al collega di pattuglia di aver violentato a Firenze una delle due studentesse americane che hanno denunciato i militari di stupro. 

«Mi sono fatto trascinare
RACCONTO RAGAZZE 5 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE - STUPRO FIRENZE
«Da 20 anni sono nell’Arma e aiuto le persone, anche correndo dei rischi, non so perché mi sono fatto trascinare in questa situazione», ha detto in sostanza al suo legale il militare che ha cercato un difensore per andare volontariamente in procura venerdì scorso a farsi interrogare, prima di essere convocato dagli inquirenti. Le stesse cose, anche in termini diversi, sono state dette dal militare al pm Ornella Galeotti, titolare dell’inchiesta, nel cui ufficio è rimasto sabato dalle 13.20 alle 14.40. Al momento, si apprende dal difensore, l’appuntato non ha ricevuto né avvisi di garanzie né notifiche per compimenti di atti di indagine. 

«Non mi sembrava ubriaca»
La studentessa americana che lo ha denunciato per violenza sessuale «non mi sembrava ubriaca, non barcollava, non puzzava di alcol, connetteva bene i discorsi», «e non credevo che fosse così giovane: aveva un’aria più matura, vicino alla trentina di anni, mi sembrava più grande di età, più matura» ha raccontato al suo difensore.
RACCONTO RAGAZZE 3 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE - STUPRO FIRENZE

Quanto riferito al suo legale sono, in buona sostanza, aspetti di cui avrebbe parlato anche anche al pm Ornella Galeotti da cui si è fatto interrogare due giorni fa. «Non mi sono accorto che era ubriaca», e «non ho percepito nessuna contrarietà» al rapporto sessuale avuto insieme, avrebbe anche detto il militare al suo avvocato.

Fonte: qui
RACCONTO RAGAZZE PASSAGGIO - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE PASSAGGIO - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE LA CHIAMATA - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE LA CHIAMATA - STUPRO FIRENZE

sabato 9 settembre 2017

STUPRO FIRENZE: IL FATTO CHE FOSSERO UBRIACHE DIVENTA UN AGGRAVANTE PER I DUE CARABINIERI INDAGATI

PINOTTI: ‘RISULTA QUALCHE FONDATEZZA RISPETTO ALLE ACCUSE MOSSE’

Il ministro Pinotti: se vero di gravità inaudita
«Gli accertamenti sono ancora in corso ma risulta una qualche fondatezza rispetto alle accuse che vengono mosse». Così il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intervenuta a Milano al «Tempo delle Donne» del Corriere delle Sera, sul caso delle due ragazze.

FirenzeFIRENZE
«Si tratterebbe, e usiamo ancora il condizionale, di un episodio gravissimo - ha aggiunto l’esponente del governo -. Lo stupro è sempre qualcosa di grave, ma è di gravità inaudita se viene commesso da carabinieri in uniforme perché i cittadini si rivolgono loro e a quella divisa per avere rassicurazioni e sicurezza. Non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni, abbiamo appreso tutto dai media, ma qualora l’accusa dovesse essere ufficializzata, i due carabinieri verranno immediatamente sospesi e seguiremo le indagini».

Il dipartimento di Stato Usa: prendiamo accuse seriamente
«Prendiamo queste accuse molto seriamente»: così il dipartimento di Stato Usa ha commentato all’Ansa la vicenda delle due studentesse universitarie statunitensi che hanno accusato due carabinieri in servizio di averle violentate dopo averle accompagnate a casa da una discoteca.

Il console da carabinieri e questore
Il console generale Usa a Firenze, Benjamin Wohlauer, si è recato questa mattina presso il comando provinciale dei carabinieri di Firenze, su invito degli stessi militari. Dal comando provinciale di Firenze si fa sapere che il console è stato rassicurato sulla massima «trasparenza, rigore e sforzo dell’Arma per arrivare alla verità». Durante l’incontro è stata inoltre sottolineata da parte dei carabinieri la volontà «di rassicurare tutti i cittadini stranieri che l’Arma è a fianco alla gente da sempre e continuerà ad esserlo. Questo episodio — è stato precisato —, non deve minare l’impegno di donne e uomini che ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita per i cittadini». Nel corso della mattinata il console Usa ha avuto anche un incontro col questore Alberto Intini.


carabinieriCARABINIERI
LE DUE RAGAZZE ERANO ASSICURATE ANCHE CONTRO IL FURTO
Marco Gasperetti per www.corriere.it

Sono stati indagati i due carabinieri accusati di violenza carnale da due studentesse universitarie americane. Sono i componenti dell’equipaggio di una delle tre “gazzelle” che mercoledì notte erano intervenute a piazzale Michelangelo, uno dei belvedere più suggestivi di Firenze, per sedare l’inizio di una rissa alla discoteca Flo. Sono due militari toscani, il primo poco più che trentenne, il secondo è un 45enne e le indagini saranno condotte dalla procura militare di Roma.

ministro pinottiMINISTRO PINOTTI
Non sono stati ancora interrogati e nei loro confronti non è stato preso alcun provvedimento. «Si aspetta il risultato del dna prelevato dai vestiti delle due studentesse», spiegano gli investigatori. La sensazione è che i due carabinieri abbiano effettivamente dato un passaggio alle due studentesse che alle 2.30 di mercoledì erano uscite dalla discoteca entrambe in stato di ebbrezza e una di loro sotto l’effetto della cannabis. «Ci hanno offerto un passaggio, ci hanno accompagnato a casa in auto. Poi ci hanno violentato», hanno raccontato le due ragazze in stato di choc alla polizia.

Il passaggio verso casa
I due militari avrebbero realmente accompagnato le due studentesse nella loro casa di via Tornabuoni, una delle vie più lussuose del centro storico di Firenze. Poi la storia si perde nella nebbia e a fare testo sono i racconti delle due giovani americane, giudicati attendibili dalla procura anche se con diverse incongruenze. I due militari, sempre secondo la versione delle studentesse, avrebbero accompagnato le ragazze a casa e poi le avrebbero violentate in ascensore e sulle scale del palazzo. Reazione della dipartimento di Stato Usa: «Prendiamo queste accuse molto seriamente».


La presunta violenza e tante ombre
STUPROSTUPRO
E’ una storia che fa rabbrividire quella che si sta consumando in queste ore a Firenze. Ancora oscura, strampalata, piena di dubbi e incongruenze, messaggera di verità o di menzogna e che rischia di gettare ombre e fango su un’istituzione, i carabinieri, simbolo di legalità e giustizia.

In attesa dell’esame del Dna, che fugherà ogni dubbio, l’unica cosa certa, è che le ragazze hanno bevuto molto e una di loro aveva fumato cannabis: lo hanno confermato i test alle quali sono state sottoposte giovedì pomeriggio e il loro stato, se la violenza fosse confermata, aggraverebbe la posizione dei carabinieri perché le “vittime” non sarebbero state in grado di intendere e di volere e anche se i presunti violentatori dichiarassero che erano consenzienti l’accusa di violenza sessuale non cadrebbe e anzi ci sarebbero delle aggravanti. Le due ragazze avevano un assicurazione che prevede anche una copertura in caso di stupro.

Le due studentesse a Firenze frequentano i corsi di una famosa università statunitense, un locale all’aperto a Piazzale Michelangelo, la terrazza più bella e romantica per guardare dall’alto di una collina la città e i suoi monumenti straordinari.

Le incongruenze
Anche la cronaca di quella notte è piena di incongruenze. Alle 2.30 i carabinieri ricevono una chiamata. «C’è una rissa, venite, si stanno massacrando di botte». Tre gazzelle, con a bordo sei carabinieri, raggiungono in pochi minuti il locale. Ma gli animi si sono già calmati e i più violenti sono fuggiti. Tutto sembra essere tornato tranquillo e le auto dei militari tornano alla base. Secondo le studentesse però non tutte e tre. Una “gazzella” si ferma mentre le americane, che probabilmente barcollano un po’ per qualche bicchiere di troppo, stanno camminando ai lati della strada. E, secondo le testimonianze delle presunte vittime, i carabinieri si offrono di accompagnarle a casa. E qui, nell’androne del palazzo (sempre secondo le testimonianze delle studentesse) si sarebbe consumata la presunta violenza.
STUPROSTUPRO

Le deposizioni in Procura
Le due studentesse sono state ascoltate al lungo in procura e hanno visionato anche alcune delle foto dei carabinieri di servizio sulle gazzelle quella notte. Sugli abiti che indossavano la notte del presunto stupro sono stati eseguiti gli esami del Dna. E probabilmente solo da lì potrà arrivare la verità. Il consolato non ha voluto fornire dettagli per motivi di privacy ma ha fatto sapere che sta seguendo il caso e dando assistenza alle due connazionali.

Al comando provinciale dei carabinieri di via Ognissanti si segue con apprensione l’evolversi delle indagini seguite dagli stessi carabinieri insieme alla polizia. Il comandante provinciale, Giuseppe De Liso, è stato ricevuto dal console americano a Firenze Benjamin V. Wohlauer. Il diplomatico ha espresso tutta la sua fiducia nell’Arma dicendosi convinto che si farà chiarezza su questo episodio.

Fonte: qui

“LE BEVUTE E LE CANNE POI IL PASSAGGIO A CASA. QUEI MINUTI TERRIBILI SENZA RIUSCIRE A URLARE”: IL RACCONTO DEL PRESUNTO STUPRO DELLE STUDENTESSE AMERICANE A FIRENZE

ACCUSATI DI VIOLENZA SESSUALE DUE CARABINIERI IN SERVIZIO QUELLA NOTTE

LA TESTIMONIANZA DI UNA DELLE DUE DONNE: “L'UOMO IN DIVISA ENTRA CON ME E QUANDO LA PORTA SI CHIUDE MI VIOLENTA. E' UN RAPPORTO COMPLETO MA NON HO LA FORZA DI REAGIRE”

RITROVATE TRACCE DI MATERIALE BIOLOGICO SULLE SCALE E NELL'ASCENSORE


Marco Gasperetti per il Corriere della Sera

DISCOTECA FLO - FIRENZEDISCOTECA FLO - FIRENZE
Sono le 2.30. Due studentesse universitarie, poco più che vent' anni, americane, da un paio di mesi in Italia per studiare arte e design, escono dalla discoteca Flo di piazzale Michelangelo, il belvedere di Firenze. Una di loro tira fuori lo smartphone e chiama un taxi. «Non stavamo bene, avevamo bevuto troppo», avrebbero ammesso qualche ora più tardi davanti all' agente di polizia che, accanto a due psicologhe, avrebbe ascoltato il loro racconto.
RACCONTO RAGAZZE LA CHIAMATARACCONTO RAGAZZE LA CHIAMATA

Una di loro si è fatta una «canna», racconta che fa fatica a camminare. «A un tratto vediamo lampeggiare qualcosa. È una «gazzella» dei carabinieri - raccontano nella loro testimonianza, che è ancora tutta da verificare -. «Si avvicinano, sono due militari in divisa. Ci dicono che se vogliamo possono darci un passaggio». Accettano, perché di notte è meglio così. Appena arrivate in Italia hanno partecipato a un incontro, organizzato dalla questura, durante il quale alcuni poliziotti hanno spiegato loro come comportarsi.

RACCONTO RAGAZZE PASSAGGIORACCONTO RAGAZZE PASSAGGIO
«Ci hanno detto di stare attente alle regole, di non bere e non passeggiare da sole di notte in luoghi isolati e soprattutto di non fare l' autostop agli sconosciuti. Ma quei carabinieri non sono sconosciuti, sono friends , amici». Le studentesse dicono agli investigatori di aver accettato di salire in macchina. «Sono gentili, ci accompagnano a casa», raccontano. Dall' appartamento del centro storico della città, dove le studentesse abitano insieme ad altre compagne di studi, ci sono poco meno di otto chilometri. Una quarantina di minuti a piedi se si va di buona lena, meno di dieci minuti in auto.

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A questo punto il loro racconto, vero o presunto, diventa drammatico. «Arriviamo a casa, i carabinieri parcheggiano l' auto (risulterà poi che i due militari hanno avvisato la centrale che stanno effettuando un controllo, ndr ) e si offrono di accompagnarci sino a casa». Ci sono telecamere nella zona, riprendono la scena, l' auto dei carabinieri presumibilmente resta ferma lì per 23 minuti. Camminano a fatica, sono sorrette dai due carabinieri. Nella denuncia, che presenteranno poche ore dopo in questura, le due ragazze spiegano che una di loro, quella che ha bevuto di più, decide di prendere l' ascensore.

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È la parte più controversa del racconto, ma anche quella decisiva, se sarà confermata. «L' uomo in divisa entra con me e quando la porta si chiude mi violenta - ricorda la più giovane -. Si avvicina, mi mette le mani addosso, è un rapporto completo, che subisco perché non ho la forza di reagire. Non riesco a gridare, non chiedo aiuto. Dura pochi minuti. Terribili». L' amica - raccontano le due studentesse - sale le scale sorretta dal secondo militare. Si muove a fatica e a un certo momento - continuano - sembra che si fermi esausta appoggiandosi al muro di un piano. «E lui mi stupra», racconta in lacrime all' agente di polizia. Sulle scale e nell' ascensore restano tracce biologiche. Poi le due ragazze sarebbero entrate nell' appartamento.

«Le nostre amiche capiscono subito il dramma. Ci chiedono spiegazioni. Le rispondiamo in lacrime che ci hanno violentato, sono stati i carabinieri». Una delle inquiline chiama la polizia. Scatta il protocollo rosa contro le violenze. Visite in due ospedali, psicologi, residenza protetta dove ieri le ragazze sono state raggiunte dai familiari. È l' alba, la notte fiorentina adesso è proprio finita. Ma l' incubo no. Dall' androne della scuola delle ragazze ieri mattina due compagne delle ragazze quasi si commuovono. «Firenze è la Bellezza nel mondo. Adesso deve splendere di verità», sussurrano per poi scomparire dietro uno dei vicoli del centro storico.

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IL CARABINIERE CONFESSA: “ABBIAMO FATTO SESSO. NESSUNA VIOLENZA. LEI ERA CONSENZIENTE”

SVOLTA NELLE INDAGINI SUL PRESUNTO STUPRO DELLE DUE RAGAZZE AMERICANE A FIRENZE.  NEI SUOI CONFRONTI L’ARMA HA GIÀ AVVIATO IL PROCEDIMENTO PER LA SOSPENSIONE DAL SERVIZIO

LA CONFESSIONE NON ATTENUA LA RESPONSABILITA' DI CHI PORTA UNA DIVISA IN NOME DEL PAESE


Fiorenza Sarzanini per www.corriere.it

Uno dei due carabinieri indagati avrebbe confessato di aver avuto un rapporto sessuale con una delle ragazze. Avrebbe raccontato che si è trattato di un rapporto consenziente. «Mi ha invitato a casa e siamo stati insieme». Il militare si è presentato dal magistrato con il suo avvocato. «Nessuna violenza», ha dichiarato.
carabinieriCARABINIERI

Adesso sono in corso le verifiche per ricostruire la reale dinamica della vicenda e soprattutto per capire il ruolo dell’altro carabiniere, anche lui indagato. In ogni caso nei suoi confronti l’Arma ha già avviato il procedimento per la sospensione dal servizio e poi si valuteranno gli altri provvedimenti.

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