9 dicembre forconi: scuola media
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sabato 4 maggio 2019

Uno studente su tre esce dalle medie senza sapere leggere, scrivere e far di conto

Terza media, solo due studenti su tre sono sufficienti
Come è possibile che, con una percentuale praticamente del 100 per cento di promossi in terza media, al test Invalsi di italiano ottengano la sufficienza piena soltanto il 65,6 per cento degli studenti? Va addirittura peggio in matematica dove i «promossi», cioè coloro a cui è riconosciuto un livello di competenze matematiche sufficiente o più alto, sono il 59,9 per cento. Il dato, pubblicato dall’Invalsi a luglio 2018, è stato rilanciato nei giorni scorsi dal Rapporto Istat «SDGs 2019. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia», nel capitolo dedicato al quarto «goal» dell’agenda, quello per una educazione di qualità per tutti: un obiettivo che - a leggere i risultati degli alunni italiani nelle prove Invalsi - è ancora molto lontano, viste le enormi disparità regionali e di genere registrate nei test e le drammatiche sacche di povertà educativa persistenti nel nostro Paese. 
VIDEO: Sette in condotta (Rai Play)
Lettore video di: RAI (Informativa sulla privacy)
Il tonfo del Sud
In Campania, Calabria e Sicilia più della metà degli studenti sono ad un livello inferiore a quello richiesto dalle indicazioni nazionali. In queste regioni ci sono differenze fortissime tra scuola e scuola. Un risultato che interroga sull’equità del sistema scolastico italiano: davvero le scuole danno le stesse opportunità a tutti i bambini? «Bisognerebbe intervenire scuola per scuola dove ci sono problemi - spiega Anna Maria Ajello, presidente dell’Invalsi - magari con professori specializzati in situazioni difficili. Ci vorrebbe un piano che incentivasse anche economicamente i professori migliori ad accettare le sfide in posti difficili». Il ministro Bussetti ammette che «ci vorranno interventi».
Guai a chi copia
Quest’anno le prove Invalsi nella scuola media e superiore sono stati fatte al computer: ai ragazzi venivano mostrate domande differenti prese in una gigantesca banca dati dell’Invalsi che si trova online. Questa novità ha di fatto azzerato il cheating, cioè ha impedito ai ragazzi di copiare e ai professori di dare l’aiutino.
L’Italia connessa
Il fatto che la prova al computer non abbia creato alcun problema, o comunque abbia sollevato problemi che sono stati rapidamente risolti, significa che almeno dal punto di vista della connessione il sistema scolastico italiano è abbastanza organizzato. Soltanto in alcune scuole sull’Appennino ci sono stati disagi. Per il resto tutte le scuole sono riuscite a far sostenere gli esami agli studenti
Il successo dell’inglese alle elementari
Per la prima volta sono stati fatti i test di inglese per capire il livello dei bambini delle elementari e delle medie. Buona la performance dei più piccoli. In quinta devono poter essere al livello A1 del quadro di riferimento europeo: il 92,4 per cento dei bambini di quinta lo ha superato in lettura e il 78,6 nella prova di ascolto. Al Nord i ragazzi sono risultati più preparati che al Sud.
Ma alle medie...indietro tutta
Ma al contrario il risultato delle scuole medie è stato molto deludente: in media il test di lettura lo hanno superato in tre su quattro (livello A2) e quello di ascolto il 56,1 per cento. In Calabria, Campania e Sicilia solo un ragazzo su tre ha superato il test.
La rivincita (in inglese) degli immigrati

Un segnale da valutare nel comprendere i risultati di questi test. Mentre nei test di italiano e matematica i bambini con back ground di immigrato hanno un rendimento medio inferiore ai ragazzini di madrelingua italiana, in inglese i bambini di seconda generazione (nati in Italia da almeno un genitore straniero) hanno risultati nettamente superiori ai loro compagni italiani. Come si può spiegare? «L’esposizione a più lingue fin da piccoli può averli aiutati», spiega il direttore dell’Invalsi Roberto Ricci.
Fonte: qui

mercoledì 24 ottobre 2018

UN 13ENNE PRENDE A PUGNI IL PROFESSORE D’ARTE IN PROVINCIA DI BERGAMO.


IL DOCENTE LO HA FATTO USCIRE DALLA CLASSE E LUI LO HA AGGREDITO 

A MONTEPULCIANO DUE 17ENNI BULGARI CHIEDEVANO IL PIZZO AI COMPAGNI: AVVICINAVANO LE VITTIME CHIEDENDO PICCOLE SOMME TRAMITE MESSENGER, POI COMINCIAVANO A…

PUGNI A INSEGNANTE DELLE MEDIE SOSPESO UN ALUNNO DI 13 ANNI

Pietro Tosca per www.corriere.it

Invitato a uscire dall’aula perché disturbava la lezione, uno studente ripetente di 13 anni di seconda media si è scagliato contro il professore e con un pugno in faccia lo ha ferito al naso. Il fatto è accaduto alla secondaria di primo grado Cameroni di Treviglio (Bergamo) la mattina di giovedì della scorsa settimana.
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Vittima, il docente di arte Valentino Fimiani, residente a Cologno Monzese, che da pochi giorni aveva preso servizio nell’istituto della Bassa dopo che negli anni scorsi ha insegnato a Casirate, Verdello e Martinengo. Giovedì in pratica era la prima lezione in cui il docente doveva iniziare a spiegare, ma subito si è trovato a dover gestire quell’alunno che nella scuola è ben conosciuto e molto temuto dagli altri studenti.

Quando il ragazzo ha iniziato a disturbare durante la lezione, il professor Fimiani lo ha richiamato e infine l’ha fatto uscire dalla classe. Pochi minuti e poi è stato richiamato in aula, ma non ha cambiato atteggiamento. Anzi, a un certo momento, di fronte a un nuovo richiamo dell’insegnante, ha iniziato a prendersene gioco cercando di colpirlo con palline di carta.

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Quando il docente si è avvicinato dicendogli di uscire, è avvenuto l’impensabile. Il 13enne lo ha aggredito a sberle e calci sferrandogli un pugno in faccia tra gli sguardi terrorizzati dei compagni. Più di una studentessa è scoppiata a piangere mentre il docente si teneva la faccia dolorante.

Colpito sulla montatura degli occhiali, il professore si è trovato il volto graffiato e ha temuto che lo studente gli avesse fratturato anche il naso. Intanto alcuni alunni sono corsi nella classe a fianco per chiedere aiuto a un altro docente. Quando la situazione è tornata alla normalità, il professor Fimiani si è recato al Pronto soccorso dell’ospedale di Treviglio e solo dopo gli esami si è potuto escludere che avesse fratture.

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Ieri il docente non era a scuola. Raggiunto nella sua abitazione, ancora scosso, vorrebbe non parlare di quanto accaduto. Si sente nella sua voce l’imbarazzo e tutta la difficoltà di dover gestire una situazione di questo tipo. «Nei miei anni di insegnamento — si limita a dire — non mi era mai successo niente del genere». Riguardo al fatto in sé precisa solo: «Avevo invitato lo studente a uscire nuovamente dalla classe perché quando era rientrato non aveva cambiato atteggiamento. Mi ha lanciato contro delle palline di carta e quando gli ho detto di uscire mi si è praticamente scagliato contro».

Il 13enne non è nuovo a episodi di violenza sui professori. Già lo scorso 17 aprile era stato sospeso perché aveva preso di mira l’insegnante d’inglese durante le ore di recupero. In quel caso il ragazzino aveva perso le staffe perché alcuni compagni gli avevano nascosto lo zaino per fargli uno scherzo. Quando l’insegnante l’aveva richiamato, lui l’aveva spintonata e insultata. Solo l’intervento di un altro docente aveva posto fine all’aggressione. Lo studente era stato sospeso per tre settimane, ma poi non è rientrato a scuola. Bocciato a giugno, a settembre ha iniziato a ripetere la seconda in una sezione diversa.
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Come già successo ad aprile, la scuola — che sulla vicenda tiene una linea di massima riservatezza — ha provveduto anche in questo caso a sospendere per tre settimane l’allievo. «Non mi esprimo su fatti che riguardano singoli alunni — dichiara la dirigente scolastica Donatella Finardi —. Non credo che il clamore possa aiutare la scuola a intervenire, semmai rappresenta un ostacolo ulteriore».

L’istituto però dovrà dare delle risposte ai genitori degli studenti. A scuola non si parla d’altro da giorni e oggi pomeriggio sono in programma le assemblee di classe. «All’ordine del giorno c’è l’elezione dei rappresentanti — racconta una mamma della seconda dove è avvenuto il fatto —, ma chiederemo spiegazioni su quanto successo giovedì. Non possiamo nascondere che c’è molta apprensione». «Ci chiediamo — aggiunge un’altra mamma della stessa classe — come si possa proseguire nell’anno scolastico con una situa zione come questa. I nostri figli sono spaventati».


MONTEPULCIANO, BABY GANG  CHIEDEVA IL «PIZZO» AI COMPAGNI


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Avvicinavano i compagni dentro e fuori la scuola chiedendo inizialmente piccole cifre in denaro per acquistare cibo e sigarette per poi aumentare le richieste fino ad arrivare a pretendere somme sempre più ingenti addirittura di diverse migliaia di euro. È stata sgominata dai carabinieri, a Montepulciano, una baby gang composta da due diciassettenni bulgari, che, in pochi mesi, è riuscita a far cadere «nella rete» diversi minorenni loro coetanei che alla fine si sono decisi a denunciare i raggiri. La Procura di Siena teme che ci siano altre vittime di questi raggiri, le indagini continuano.

Il modo di operare dei «taglieggiatori» era sempre lo stesso. Una volta avvicinate le «vittime» chiedevano inizialmente piccole somme ma, in breve tempo e in costante crescendo, le pretese divenivano sempre più esose, pressanti e per certi aspetti persecutorie.
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Le richieste di denaro venivano avanzate in modo insistente anche tramite l’applicazione Messenger di Facebook, tanto che le vittime, non riuscendo più ad attingere dai propri risparmi, cominciavano a sottrarre denaro in famiglia. C’era stato un momento in cui la prima vittima aveva provato a non soddisfare più le richieste del compagno, ma questi non ammetteva ragioni: doveva dare dei soldi ad altre persone e se ciò non fosse avvenuto, avrebbe “passato dei guai” lui e, di conseguenza, gli stessi guai li avrebbe passati anche la vittima.

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Il passaggio del denaro avveniva in luoghi sempre diversi in particolare alle stazioni dei bus e alla consegna dei soldi non c’erano testimoni. Uno dei due baby «taglieggiatori» era già stato segnalato ai carabinieri dagli insegnanti dell’istituto proprio in merito a richieste di denaro avanzate nei confronti di alcuni compagni. Le indagini in quel caso, però, non avevano portato alla scoperta di alcun reato, perché interrogati dai militari i ragazzi, non avevano confermato.

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Fino ad una seconda denuncia da parte di un altro minorenne che, accompagnato dal padre, denunciava che il figlio aveva subito un raggiro, essendo stato indotto a elargire in più tranche 4.800 euro ad un altro ragazzo, «rubate» dalla cassaforte del padre. I due giovani al momento sono stati denunciati per truffa.

Fonte: qui

lunedì 12 marzo 2018

In provincia di Cuneo, indagato insegnante delle Medie che abusava di minorenni

L’INSEGNANTE AVREBBE ANCHE CEDUTO AI MINORENNI SOSTANZE STUPEFACENTI

(ANSA) Un insegnante di 33 anni, educatore presso una scuola media del Cuneese e allenatore di una squadra femminile di softball, è accusato dalla procura di Cuneo di avere intrattenuto relazioni sentimentali con alcune allieve adolescenti, sfociate in alcuni casi nel compimento di atti sessuali. E di aver ceduto a minori sostanze stupefacenti. La Guardia di Finanza gli ha notificato il divieto di dimora nella provincia di Cuneo. A far scattare le indagini la denuncia dei genitori di una ragazza.   

Nel corso delle indagini, condotte attraverso pedinamenti e appostamenti nelle vicinanze dell'istituto scolastico e attraverso l'analisi di chat e foto presenti sui cellulari di alcune minorenni, sono stati raccolti indizi ritenuti "sufficienti" dagli inquirenti. Sequestrati anche il computer e altri device elettronici in uso all'indagato.
Le indagini proseguono per accertare se l'uomo abbia commesso abusi ai danni di altre adolescenti. Nei confronti dell'indagato è stato disposto anche il divieto di avvicinamento entro i trecento metri dai luoghi frequentati da una delle ragazze.