9 dicembre forconi: bullismo
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mercoledì 31 ottobre 2018

UNA PROFESSORESSA DI STORIA DI 55 ANNI È STATA PRESA A SEDIATE DAI SUOI ALUNNI IN UNA SCUOLA DI VIMERCATE, IN PROVINCIA DI MONZA


I TEPPISTI HANNO SPENTO LE LUCI IN CLASSE ALL'IMPROVVISO PER METTERE IN SCENA LA LORO FOLLE BRAVATA – LA DONNA HA RIPORTATO LESIONI…


prof bullizzato da alunniPROFESSORE BULLIZZATO DA ALUNNI
Una professoressa è stata presa a sediate dai suoi alunni in una scuola di Vimercate.
Hanno spento le luci in classe all'improvviso per mettere in scena la loro folle bravata.

Alcuni alunni dell'istituto secondario superiore «Floriani» di Vimercate (Monza), hanno aggredito a sediate una docente di storia di 55 anni mentre stava tenendo una lezione.

bulli lecce 3BULLI LECCE 









La donna, che ha riportato lesioni guaribili in cinque giorni, ha raccontato ai carabinieri di essere stata aggredita all'improvviso in classe.

Qualcuno tra i suoi alunni ha spento le luci dell'aula ed altri le hanno scagliato addosso alcune sedie, di cui una che l'ha colpita. Indagini dei carabinieri in corso. 

Fonte: qui

mercoledì 24 ottobre 2018

UN 13ENNE PRENDE A PUGNI IL PROFESSORE D’ARTE IN PROVINCIA DI BERGAMO.


IL DOCENTE LO HA FATTO USCIRE DALLA CLASSE E LUI LO HA AGGREDITO 

A MONTEPULCIANO DUE 17ENNI BULGARI CHIEDEVANO IL PIZZO AI COMPAGNI: AVVICINAVANO LE VITTIME CHIEDENDO PICCOLE SOMME TRAMITE MESSENGER, POI COMINCIAVANO A…

PUGNI A INSEGNANTE DELLE MEDIE SOSPESO UN ALUNNO DI 13 ANNI

Pietro Tosca per www.corriere.it

Invitato a uscire dall’aula perché disturbava la lezione, uno studente ripetente di 13 anni di seconda media si è scagliato contro il professore e con un pugno in faccia lo ha ferito al naso. Il fatto è accaduto alla secondaria di primo grado Cameroni di Treviglio (Bergamo) la mattina di giovedì della scorsa settimana.
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Vittima, il docente di arte Valentino Fimiani, residente a Cologno Monzese, che da pochi giorni aveva preso servizio nell’istituto della Bassa dopo che negli anni scorsi ha insegnato a Casirate, Verdello e Martinengo. Giovedì in pratica era la prima lezione in cui il docente doveva iniziare a spiegare, ma subito si è trovato a dover gestire quell’alunno che nella scuola è ben conosciuto e molto temuto dagli altri studenti.

Quando il ragazzo ha iniziato a disturbare durante la lezione, il professor Fimiani lo ha richiamato e infine l’ha fatto uscire dalla classe. Pochi minuti e poi è stato richiamato in aula, ma non ha cambiato atteggiamento. Anzi, a un certo momento, di fronte a un nuovo richiamo dell’insegnante, ha iniziato a prendersene gioco cercando di colpirlo con palline di carta.

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Quando il docente si è avvicinato dicendogli di uscire, è avvenuto l’impensabile. Il 13enne lo ha aggredito a sberle e calci sferrandogli un pugno in faccia tra gli sguardi terrorizzati dei compagni. Più di una studentessa è scoppiata a piangere mentre il docente si teneva la faccia dolorante.

Colpito sulla montatura degli occhiali, il professore si è trovato il volto graffiato e ha temuto che lo studente gli avesse fratturato anche il naso. Intanto alcuni alunni sono corsi nella classe a fianco per chiedere aiuto a un altro docente. Quando la situazione è tornata alla normalità, il professor Fimiani si è recato al Pronto soccorso dell’ospedale di Treviglio e solo dopo gli esami si è potuto escludere che avesse fratture.

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Ieri il docente non era a scuola. Raggiunto nella sua abitazione, ancora scosso, vorrebbe non parlare di quanto accaduto. Si sente nella sua voce l’imbarazzo e tutta la difficoltà di dover gestire una situazione di questo tipo. «Nei miei anni di insegnamento — si limita a dire — non mi era mai successo niente del genere». Riguardo al fatto in sé precisa solo: «Avevo invitato lo studente a uscire nuovamente dalla classe perché quando era rientrato non aveva cambiato atteggiamento. Mi ha lanciato contro delle palline di carta e quando gli ho detto di uscire mi si è praticamente scagliato contro».

Il 13enne non è nuovo a episodi di violenza sui professori. Già lo scorso 17 aprile era stato sospeso perché aveva preso di mira l’insegnante d’inglese durante le ore di recupero. In quel caso il ragazzino aveva perso le staffe perché alcuni compagni gli avevano nascosto lo zaino per fargli uno scherzo. Quando l’insegnante l’aveva richiamato, lui l’aveva spintonata e insultata. Solo l’intervento di un altro docente aveva posto fine all’aggressione. Lo studente era stato sospeso per tre settimane, ma poi non è rientrato a scuola. Bocciato a giugno, a settembre ha iniziato a ripetere la seconda in una sezione diversa.
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Come già successo ad aprile, la scuola — che sulla vicenda tiene una linea di massima riservatezza — ha provveduto anche in questo caso a sospendere per tre settimane l’allievo. «Non mi esprimo su fatti che riguardano singoli alunni — dichiara la dirigente scolastica Donatella Finardi —. Non credo che il clamore possa aiutare la scuola a intervenire, semmai rappresenta un ostacolo ulteriore».

L’istituto però dovrà dare delle risposte ai genitori degli studenti. A scuola non si parla d’altro da giorni e oggi pomeriggio sono in programma le assemblee di classe. «All’ordine del giorno c’è l’elezione dei rappresentanti — racconta una mamma della seconda dove è avvenuto il fatto —, ma chiederemo spiegazioni su quanto successo giovedì. Non possiamo nascondere che c’è molta apprensione». «Ci chiediamo — aggiunge un’altra mamma della stessa classe — come si possa proseguire nell’anno scolastico con una situa zione come questa. I nostri figli sono spaventati».


MONTEPULCIANO, BABY GANG  CHIEDEVA IL «PIZZO» AI COMPAGNI


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Avvicinavano i compagni dentro e fuori la scuola chiedendo inizialmente piccole cifre in denaro per acquistare cibo e sigarette per poi aumentare le richieste fino ad arrivare a pretendere somme sempre più ingenti addirittura di diverse migliaia di euro. È stata sgominata dai carabinieri, a Montepulciano, una baby gang composta da due diciassettenni bulgari, che, in pochi mesi, è riuscita a far cadere «nella rete» diversi minorenni loro coetanei che alla fine si sono decisi a denunciare i raggiri. La Procura di Siena teme che ci siano altre vittime di questi raggiri, le indagini continuano.

Il modo di operare dei «taglieggiatori» era sempre lo stesso. Una volta avvicinate le «vittime» chiedevano inizialmente piccole somme ma, in breve tempo e in costante crescendo, le pretese divenivano sempre più esose, pressanti e per certi aspetti persecutorie.
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Le richieste di denaro venivano avanzate in modo insistente anche tramite l’applicazione Messenger di Facebook, tanto che le vittime, non riuscendo più ad attingere dai propri risparmi, cominciavano a sottrarre denaro in famiglia. C’era stato un momento in cui la prima vittima aveva provato a non soddisfare più le richieste del compagno, ma questi non ammetteva ragioni: doveva dare dei soldi ad altre persone e se ciò non fosse avvenuto, avrebbe “passato dei guai” lui e, di conseguenza, gli stessi guai li avrebbe passati anche la vittima.

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Il passaggio del denaro avveniva in luoghi sempre diversi in particolare alle stazioni dei bus e alla consegna dei soldi non c’erano testimoni. Uno dei due baby «taglieggiatori» era già stato segnalato ai carabinieri dagli insegnanti dell’istituto proprio in merito a richieste di denaro avanzate nei confronti di alcuni compagni. Le indagini in quel caso, però, non avevano portato alla scoperta di alcun reato, perché interrogati dai militari i ragazzi, non avevano confermato.

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Fino ad una seconda denuncia da parte di un altro minorenne che, accompagnato dal padre, denunciava che il figlio aveva subito un raggiro, essendo stato indotto a elargire in più tranche 4.800 euro ad un altro ragazzo, «rubate» dalla cassaforte del padre. I due giovani al momento sono stati denunciati per truffa.

Fonte: qui

mercoledì 17 gennaio 2018

A NAPOLI DILAGA IL "TERRORISMO URBANO"

STANNO CRESCENDO NUOVE GENERAZIONI DI RAGAZZI CHE CONOSCONO SOLO LA VIOLENZA, SONO CAMORRISTI DENTRO 

E I LORO GENITORI LI SPALLEGGIANO:  “MIO FIGLIO NON È CATTIVO. SONO SOLO ATTEGGIAMENTI” 

1 - NAPOLI, ALTRI RAGAZZINI PICCHIATI IN STRADA
Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”

Quello che è sempre stato chiamato bullismo, a Napoli ha fatto un salto di qualità. Un salto verso una violenza sempre più profonda che ha già oltrepassato i limiti della ferocia. Le rapine non c'entrano, al massimo sono eventi collaterali.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
Fu pura ferocia quella con la quale quattro ragazzini infierirono, poco meno di un mese fa, sul diciassettenne Arturo accoltellandolo alla gola e al polmone, è stata ferocia quella usata due giorni fa nei pressi della stazione della metro di Chiaiano da una decina di minorenni che hanno picchiato con calci e pugni un quindicenne fino a spappolargli la milza.

Ed è stata ugualmente la ferocia a guidare, poche ore dopo, le azioni di un altro gruppetto di giovanissimi che sabato sera a Pomigliano d' Arco, un paese della fascia vesuviana, ha circondato e aggredito all' interno della villa comunale un ragazzo di quindici anni e suo cugino di 14.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
Alla fine del pestaggio hanno preso a uno dei due lo smartphone, ma giusto per ulteriore sfregio. Fosse stato il telefonino il loro obiettivo, non avrebbero avuto bisogno di infierire tanto e soprattutto di usare le catene. Come quella che i carabinieri di Castello di Cisterna, guidati dal capitano Tommaso Angelone, hanno trovato addosso a un ragazzo di 15 anni di Pomigliano che hanno fermato dopo poche ore di indagini.

I militari hanno individuato anche un altro minorenne che avrebbe preso parte all'aggressione, ma si tratta di un tredicenne, e quindi non imputabile. In questi casi non si può fare altro che una segnalazione al Tribunale dei minorenni e lasciare il ragazzo in affidamento alla famiglia. Il suo amico deve invece rispondere di violenza e rapina.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
I carabinieri indagano anche sul ferimento di un undicenne bengalese raggiunto alla nuca da un piombino esploso da una pistola scacciacani durante un raid estorsivo contro un negozio di suoi connazionali a Palma Campania. A Napoli sono invece ancora senza nome i responsabili del pestaggio subito da Gaetano, il ragazzino aggredito sabato pomeriggio nel quartiere Chiaiano. Il questore Antonio De Jesu, pur dicendosi ottimista di riuscire in tempi brevi a individuare i responsabili dell' aggressione, è tornato ancora una volta sulla necessità che la polizia possa contare sulla collaborazione di chi assiste a queste scene.

Il capo della questura napoletana chiede che venga subito dato l'allarme, e anche che chi ne ha la possibilità filmi gli autori delle violenze, in modo da aiutare poi gli investigatori a stringere rapidamente il cerchio delle indagini. Al momento le immagini a disposizione dei poliziotti sono solo quelle delle telecamere a circuito chiuso installate nella zona. Ieri il pm della Procura minorile che coordina le indagini ha anche interrogato alcuni giovanissimi, ma per ora solo in qualità di persone informate dei fatti.
AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO

2 - RAGAZZI SELVAGGI NELLA NAPOLI DOVE IL VUOTO DIVENTA VIOLENZA URBANA
Francesco Grignetti per “la Stampa”

L'ultima aggressione, due sere fa. A Pomigliano d'Arco un branco di dieci adolescenti ha aggredito due coetanei, di 15 e 14 anni, per rubargli il cellulare. I carabinieri sono riusciti a bloccare due degli aggressori: uno di 15 e l'altro di 13 anni. Colpisce in questa storia l' età delle vittime e dei carnefici. Che fossero in strada a tardissima ora. Che lo smartphone sia un trofeo, a coronamento dell' aggressione. E la serialità dei fatti.

La penultima aggressione è della sera prima. Davanti alla stazione della metropolitana di Chiaiano, estrema periferia di Napoli, il branco ha colpito Gaetano, 15 anni, preso a calci e pugni fino a spappolargli la milza. Ci sono già dieci minori identificati per quel pestaggio.
Stazione di Chiaiano, ieri.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
La nuova linea di metropolitana parte dal cuore della città e vi deposita a destinazione in venti minuti. Dietro le spalle ci si lascia l'arte, le opere di Pistoletto lungo i percorsi, le scale mobili luccicanti. Ma già il viaggio inizia con un pugno allo stomaco. Un uomo sui cinquant'anni chiede la carità, offre il solito campionario di calze. Poi di colpo si getta a terra: «Aiutatemi. È da stamattina che vado in giro e non ho abbastanza da mangiare. Io mi inchino di fronte a voi. Meglio umiliarsi che andare a rubare o fare rapine... Aiutatemi».

E bacia il pavimento della carrozza. Arrivati a Chiaiano, il nulla. Qualche murales a ingentilire il cemento armato. Cassonetti fetidi della spazzatura. Tre ambulanti di colore con una misera bancarella e qualche occhiale da sole. La gente, soprattutto giovani, va via a testa bassa. Si aspetta l' autobus o la macchina del papà che viene a prendere.
NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO

«Sa - arriva per telefono la voce del questore di Napoli, Antonio De Iesu - da quelle parti mi colpisce soprattutto il vuoto. Non c'è un centro di aggregazione, non un esempio positivo. I ragazzi vivono in strada. E la strada è la loro unica prospettiva. Ma guardi che a Napoli sono tanti i quartieri sensibili, anche in centro. E il problema di queste nuove generazioni violente è serio per davvero».

Il vuoto. A Chiaiano, si tocca con mano. C'è un addetto della metropolitana barricato nel suo gabbiotto blindato. E nulla più. La polizia sta esaminando le registrazioni delle telecamere di sorveglianza per identificare gli aggressori. Ma nessuno ha visto, nessuno si è fatto avanti. E si è trattato di un pestaggio violentissimo e reiterato. Gaetano, il quindicenne su cui si sono accaniti di più, ha perso la milza al termine di un'operazione d'urgenza. «Mio figlio è vivo per miracolo - si è sfogata la madre, Stella - , se qualcuno ha visto qualcosa, lo denunci. Fatti del genere o non si devono ripetere più».

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
Qualche tempo fa, il sociologo Domenico De Masi, per parlare della sua amata Napoli, disse che «ormai è come vivere in Afghanistan». Se lo divorarono di polemiche. 

Violenza cieca. Se ne parla da mesi a Napoli. Inizialmente quando si scoprì la movida violenta. Bastava uno sguardo di troppo, per dare il via a risse selvagge. Ma anche pestaggi di tanti contro uno. Ed ecco come è finita. L'animatore di un comitato contro la movida selvaggia, Mauro Boccassini, presidente dei residenti in via Aiello Falcone, è terrorizzato. Si è sfogato con Il Mattino. Da settimane gli squarciano le ruote della macchina.
NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO

«Ormai è più il tempo che passo in commissariato di quello in famiglia». Alla vigilia di Natale lo hanno dovuto scortare al supermercato perché era stato sufficiente affacciarsi dal terrazzo per scatenare gli insulti e le minacce dagli avventori di un bar vicino. È stato pestato a sangue a ottobre. E c' è stato un raid di cinque incappucciati nel palazzo che hanno distrutto tutto al loro passaggio, dai citofoni alle piante.

«Noi siamo ormai sotto attacco di un nuovo terrorismo urbano», dice con voce accorata la mamma di Arturo, 17 anni, accoltellato al collo il 18 dicembre scorso nella centralissima via Foria. Il ragazzo, studente modello di liceo, mentre cammina viene preso di mira da una banda di minorenni. Lo mettono in mezzo, lo spintonano, poi partono le coltellate. È salvo per miracolo. Oggi torna a scuola.

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
«Ma è ancora traumatizzato e non riesce a parlare. Però i compagni insistono. E anche a lui farà bene un primo avvicinamento alla normalità», dice la mamma, la signora Marisa Iavarone. Per lui si mobilitano in tanti. I compagni di scuola, altri adolescenti che non ce la fanno più. Sotto Natale c'è stata persino una manifestazione con centinaia di ragazzi che rifiutano questa violenza dilagante e senza scopo. «Io lo definisco terrorismo urbano perché lo scopo è solo di spargere il terrore tra i nostri figli.

luogo accoltellamento napoliLUOGO ACCOLTELLAMENTO NAPOLI
E temo che siamo solo agli inizi di questa storia. Il quadro è drammatico. Stanno crescendo delle nuove generazioni che conoscono solo la cultura della violenza, sono camorristi dentro. E i loro genitori li spalleggiano. L' unico del gruppo che hanno arrestato è un quindicenne che fa il bullo pure con il magistrato, non si rende conto, è evidente che queste sono le uniche regole che conosce. E sua madre lo giustifica pure. Dice che "non è cattivo. Sono solo atteggiamenti". Io mi rivolgo a quella madre, a tutte le madri. Ma si rendono conto del vuoto genitoriale dove crescono i loro figli?».

C' è una Napoli che funziona, insomma. La Napoli del turismo sempre in crescita. Con i suoi monumenti e musei tirati a lucido. E poi la Napoli della violenza cieca, dei modelli negativi dove ci si divide tra «chi fotte e chi è fottuto», dove i bambini non sognano, si sentono vecchi e disillusi a 15 anni.

Fonte: qui

giovedì 2 novembre 2017

A MODENA UNO STUDENTE LANCIA IL CESTINO DEI RIFIUTI CONTRO LA PROFESSORESSA E IL VIDEO FINISCE IN RETE

NELLA STESSA CLASSE LA DOCENTE DI MATEMATICA COLPITA DA UNA PENNA 

DENUNCIATI 3 MINORENNI DI CUI 2 DI ORIGINE NORDAFRICANA – VIDEO


Uno studente seduto negli ultimi banchi della classe prende il cestino della carta e lo lancia dritto verso la professoressa di matematica colpendola al volto. Il tutto viene ripreso dal telefonino di un compagno, in poco tempo il video circola su Facebook e diventa virale. E' quanto accaduto lo scorso 27 ottobre nell'istituto superiore professionale Galilei di Mirandola, una scuola che non è nuova ad episodi di danneggiamento e vandalismi.

Ieri si è verificato un altro grave episodio sempre nella stessa classe, una prima e sempre nei confronti della professoressa di matematica che stavolta è stata colpita da una penna che l'ha colpita al sopracciglio sinistro. La preside ha chiamato i carabinieri e, dopo le opportune verifiche, sono scattate le denunce nei confronti di tre studenti minorenni, di cui due di origine nordafricana, tutti residenti nella Bassa modenese.
studente modenaSTUDENTE MODENA

Lo studente che ha ripreso l'aggressione è stato denunciato per diffamazione aggravata, gli altri due per violenza a pubblico ufficiale (perchè in quel momento l'insegnante stava scrivendo una nota sul registro)  e per interruzione di pubblico servizio. Per i carabinieri si tratta di episodi di bullismo e cyberbullismo.

Fonte: qui

studente modenaSTUDENTE MODENA