9 dicembre forconi: pizzo
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martedì 13 novembre 2018

VIDEO: L'INCHIESTA DI 'REPORT' SU ANTONELLO MONTANTE, CHE HA INVENTATO UN PASSATO, HA COSTRUITO UN PRESENTE DA EROE DELL'ANTIMAFIA, ED È FINITO A PROCESSO PER CONCORSO ESTERNO


QUELL'ARCHIVIO PIENO DI DOSSIER SUI NEMICI (E PURE SUGLI AMICI)

VIDEO: L'ESTRATTO DELL'INCHIESTA DI ''REPORT'' SU MONTANTE, L'APOSTOLO DELL'ANTIMAFIA CHE HA INGANNATO UN PAESE INTERO, CREANDO DECINE DI FASCICOLI SU NEMICI (E PURE SUGLI AMICI)


QUI L'INCHIESTA INTEGRALE




Marta Silvestre per www.meridionenews.it

l inchiesta di report su antonello montante 4L'INCHIESTA DI REPORT SU ANTONELLO MONTANTE 
L'apostolo dell'antimafia. Per dieci anni è stato a capo degli industriali siciliani che si sono ribellati al pizzo ma, dallo scorso maggio, è in carcere con l’accusa di associazione a delinquere per corruzione e per aver creato una rete che spiava politici, giornalisti e magistrati. È Antonio Calogero Montante, per tutti Antonello, il protagonista della puntata di Report che andrà in onda domani, lunedì 12 novembre, su Rai3 in prima serata.

Un'inchiesta in cui Paolo Mondani, con la collaborazione di Norma Ferrara, ripercorre tutta la parabola dell'imprenditore siciliano, costruttore di biciclette nato a Serradifalco: dalla scalata ai vertici di Confindustria in provincia di Caltanissetta, fatta di presunte menzogne per creare il personaggio di paladino della legalità, ai rapporti con il boss mafioso locale Paolino Arnone a partire dagli anni '80 che, insieme al figlio Vincenzo, è stato anche il suo testimone di nozze.

l inchiesta di report su antonello montante 3L'INCHIESTA DI REPORT SU ANTONELLO MONTANTE 
Nella clip di anticipazione dell'inchiesta - che MeridioNews pubblica in anteprima - è l'imprenditore e assessore al Comune di Caltanissetta Pasquale Tornatore a raccontare il metodo usato da Montante per intimorire gli imprenditori che rompono con il suo sistema. Molti di questi nomi sono finiti nell'archivio pieno di fascicoli trovato nella sua casa a Serradifalco. Gli imprenditori nemici avrebbero ricevuto «ispezioni dalla guardia di finanza mentre, invece, venivano insabbiate quelle nei confronti di imprenditori in linea con lui», afferma Tornatore.

Il maggiore Ettore Orfanello, che ha diretto il nucleo tributario della guardia di finanza di Caltanissetta, attualmente si trova ai domiciliari indagato per corruzione e altri reati. «Teste di capretti sgozzati davanti alla sede di Assoindustria, scritte minacciose sui muri della villa di Montante e di Marco Venturi (ex assessore regionale fedelissimo di Montante, ndr) e buste con proiettili», stando alla narrazione fatta da Tornatore, sarebbero state azioni pianificate per «costruire la sua figura di persona per la legalità e contro la mafia che veniva minacciato».

Un connubio di finta antimafia e di lobby affaristica. È l'imprenditore Nino Grippaldi a raccontare che «l'oppio di una finta cultura della legalità serviva per consumare nell'illegalità i propri sporchi affari privati». Lui, che è stato presidente di Confidustria di Enna, ha deciso di lasciare, insieme ad altri 120 imprenditori, quando Montante mette al vertice degli industriali siciliani al suo posto Giuseppe Catanzaro, il re delle discariche in Sicilia, oggi indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti nello stesso procedimento di Montante. 

È nel 2010 che avviene lo scontro: Montante e Ivan Lo Bello, infatti, vogliono che Catanzaro realizzi la discarica più grande della Sicilia proprio in mezzo ai campi di grano nella valle del Dittaino, la zona dell'Ennese dove le aziende producono il pane dop. Facendo ricorso a una battuta, Grippaldi dice che Confidustria era diventata «Poltronissima».
l inchiesta di report su antonello montante 2L'INCHIESTA DI REPORT SU ANTONELLO MONTANTE

L'inchiesta procede analizzando la rete di Montante, fatta di figure ai vertici dei servizi segreti civili, di esponenti delle forze dell’ordine, per arrivare al senatore Renato Schifani e all’ex governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Oltre a mettere in ordine i fatti, il filo conduttore è l'interrogativo sul fatto che Montante possa essere un pezzo di un sistema ancora più ampio. Sarebbe stato lui ad anticipare lo svuotamento della normativa sui certificati antimafia per le aziende e ad avere l'idea, che adesso sta tornando in voga, di consegnare ai privati la gestione dei beni confiscati alla criminalità quando, nel 2015, era nel comitato direttivo dell'Agenzia dei beni confiscati, prima di autosospendersi dopo le indiscrezioni di un’indagine per mafia a suo carico.

MONTANTE CROCETTAMONTANTE CROCETTA
L’inchiesta, insomma, va in cerca di risposte: chi ha creato questo falso eroe e perché? 

A cosa serviva la rete di spionaggio? 

Cosa avevano in comune importanti magistrati antimafia, uomini delle istituzioni, del mondo politico e della società civile con questo finto paladino della legalità? 

Quali accordi sono stati siglati "in nome dell'Antimafia" tra pezzi di Stato e pezzi di Confindustria? 

Chi ha pianificato la falsa rivoluzione degli industriali siciliani? Un supertestimone racconterà la genesi di una storia che parte dalla Sicilia per arrivare fino a Roma.

Fonte: qui
ANTONIO CALOGERO MONTANTEANTONIO CALOGERO MONTANTELO BELLO E MONTANTELO BELLO E MONTANTE

mercoledì 24 ottobre 2018

UN 13ENNE PRENDE A PUGNI IL PROFESSORE D’ARTE IN PROVINCIA DI BERGAMO.


IL DOCENTE LO HA FATTO USCIRE DALLA CLASSE E LUI LO HA AGGREDITO 

A MONTEPULCIANO DUE 17ENNI BULGARI CHIEDEVANO IL PIZZO AI COMPAGNI: AVVICINAVANO LE VITTIME CHIEDENDO PICCOLE SOMME TRAMITE MESSENGER, POI COMINCIAVANO A…

PUGNI A INSEGNANTE DELLE MEDIE SOSPESO UN ALUNNO DI 13 ANNI

Pietro Tosca per www.corriere.it

Invitato a uscire dall’aula perché disturbava la lezione, uno studente ripetente di 13 anni di seconda media si è scagliato contro il professore e con un pugno in faccia lo ha ferito al naso. Il fatto è accaduto alla secondaria di primo grado Cameroni di Treviglio (Bergamo) la mattina di giovedì della scorsa settimana.
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Vittima, il docente di arte Valentino Fimiani, residente a Cologno Monzese, che da pochi giorni aveva preso servizio nell’istituto della Bassa dopo che negli anni scorsi ha insegnato a Casirate, Verdello e Martinengo. Giovedì in pratica era la prima lezione in cui il docente doveva iniziare a spiegare, ma subito si è trovato a dover gestire quell’alunno che nella scuola è ben conosciuto e molto temuto dagli altri studenti.

Quando il ragazzo ha iniziato a disturbare durante la lezione, il professor Fimiani lo ha richiamato e infine l’ha fatto uscire dalla classe. Pochi minuti e poi è stato richiamato in aula, ma non ha cambiato atteggiamento. Anzi, a un certo momento, di fronte a un nuovo richiamo dell’insegnante, ha iniziato a prendersene gioco cercando di colpirlo con palline di carta.

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Quando il docente si è avvicinato dicendogli di uscire, è avvenuto l’impensabile. Il 13enne lo ha aggredito a sberle e calci sferrandogli un pugno in faccia tra gli sguardi terrorizzati dei compagni. Più di una studentessa è scoppiata a piangere mentre il docente si teneva la faccia dolorante.

Colpito sulla montatura degli occhiali, il professore si è trovato il volto graffiato e ha temuto che lo studente gli avesse fratturato anche il naso. Intanto alcuni alunni sono corsi nella classe a fianco per chiedere aiuto a un altro docente. Quando la situazione è tornata alla normalità, il professor Fimiani si è recato al Pronto soccorso dell’ospedale di Treviglio e solo dopo gli esami si è potuto escludere che avesse fratture.

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Ieri il docente non era a scuola. Raggiunto nella sua abitazione, ancora scosso, vorrebbe non parlare di quanto accaduto. Si sente nella sua voce l’imbarazzo e tutta la difficoltà di dover gestire una situazione di questo tipo. «Nei miei anni di insegnamento — si limita a dire — non mi era mai successo niente del genere». Riguardo al fatto in sé precisa solo: «Avevo invitato lo studente a uscire nuovamente dalla classe perché quando era rientrato non aveva cambiato atteggiamento. Mi ha lanciato contro delle palline di carta e quando gli ho detto di uscire mi si è praticamente scagliato contro».

Il 13enne non è nuovo a episodi di violenza sui professori. Già lo scorso 17 aprile era stato sospeso perché aveva preso di mira l’insegnante d’inglese durante le ore di recupero. In quel caso il ragazzino aveva perso le staffe perché alcuni compagni gli avevano nascosto lo zaino per fargli uno scherzo. Quando l’insegnante l’aveva richiamato, lui l’aveva spintonata e insultata. Solo l’intervento di un altro docente aveva posto fine all’aggressione. Lo studente era stato sospeso per tre settimane, ma poi non è rientrato a scuola. Bocciato a giugno, a settembre ha iniziato a ripetere la seconda in una sezione diversa.
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Come già successo ad aprile, la scuola — che sulla vicenda tiene una linea di massima riservatezza — ha provveduto anche in questo caso a sospendere per tre settimane l’allievo. «Non mi esprimo su fatti che riguardano singoli alunni — dichiara la dirigente scolastica Donatella Finardi —. Non credo che il clamore possa aiutare la scuola a intervenire, semmai rappresenta un ostacolo ulteriore».

L’istituto però dovrà dare delle risposte ai genitori degli studenti. A scuola non si parla d’altro da giorni e oggi pomeriggio sono in programma le assemblee di classe. «All’ordine del giorno c’è l’elezione dei rappresentanti — racconta una mamma della seconda dove è avvenuto il fatto —, ma chiederemo spiegazioni su quanto successo giovedì. Non possiamo nascondere che c’è molta apprensione». «Ci chiediamo — aggiunge un’altra mamma della stessa classe — come si possa proseguire nell’anno scolastico con una situa zione come questa. I nostri figli sono spaventati».


MONTEPULCIANO, BABY GANG  CHIEDEVA IL «PIZZO» AI COMPAGNI


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Avvicinavano i compagni dentro e fuori la scuola chiedendo inizialmente piccole cifre in denaro per acquistare cibo e sigarette per poi aumentare le richieste fino ad arrivare a pretendere somme sempre più ingenti addirittura di diverse migliaia di euro. È stata sgominata dai carabinieri, a Montepulciano, una baby gang composta da due diciassettenni bulgari, che, in pochi mesi, è riuscita a far cadere «nella rete» diversi minorenni loro coetanei che alla fine si sono decisi a denunciare i raggiri. La Procura di Siena teme che ci siano altre vittime di questi raggiri, le indagini continuano.

Il modo di operare dei «taglieggiatori» era sempre lo stesso. Una volta avvicinate le «vittime» chiedevano inizialmente piccole somme ma, in breve tempo e in costante crescendo, le pretese divenivano sempre più esose, pressanti e per certi aspetti persecutorie.
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Le richieste di denaro venivano avanzate in modo insistente anche tramite l’applicazione Messenger di Facebook, tanto che le vittime, non riuscendo più ad attingere dai propri risparmi, cominciavano a sottrarre denaro in famiglia. C’era stato un momento in cui la prima vittima aveva provato a non soddisfare più le richieste del compagno, ma questi non ammetteva ragioni: doveva dare dei soldi ad altre persone e se ciò non fosse avvenuto, avrebbe “passato dei guai” lui e, di conseguenza, gli stessi guai li avrebbe passati anche la vittima.

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Il passaggio del denaro avveniva in luoghi sempre diversi in particolare alle stazioni dei bus e alla consegna dei soldi non c’erano testimoni. Uno dei due baby «taglieggiatori» era già stato segnalato ai carabinieri dagli insegnanti dell’istituto proprio in merito a richieste di denaro avanzate nei confronti di alcuni compagni. Le indagini in quel caso, però, non avevano portato alla scoperta di alcun reato, perché interrogati dai militari i ragazzi, non avevano confermato.

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Fino ad una seconda denuncia da parte di un altro minorenne che, accompagnato dal padre, denunciava che il figlio aveva subito un raggiro, essendo stato indotto a elargire in più tranche 4.800 euro ad un altro ragazzo, «rubate» dalla cassaforte del padre. I due giovani al momento sono stati denunciati per truffa.

Fonte: qui