9 dicembre forconi: tentato omicidio
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giovedì 6 dicembre 2018

SI CHIAMA LUIGI AMORUSO L’UOMO CHE HA FERITO LA DOTTORESSA FUORI DALL’OSPEDALE A CROTONE. 50 ANNI, L’HA COLPITA CON UN CACCIAVITE PER ''VENDICARE'' LA MORTE DELLA MADRE


IL MEDICO, MARIA CARMELA CALINDRO, NON E' IN PERICOLO DI VITA. NELLA CITTÀ È ALLARME SICUREZZA: NEI MESI SCORSI ALTRI DUE MEDICI SONO STATI MALMENATI E…

Carlo Macrì per il “Corriere della Sera”

ospedale san giovanni di dio crotone 1OSPEDALE SAN GIOVANNI DI DIO CROTONE
Se è viva lo deve a un cittadino extracomunitario che ha immobilizzato il suo aggressore, un disoccupato di 50 anni, che avrebbe voluto ucciderla. La dottoressa Maria Carmela Nuccia Calindro, del reparto di Medicina dell' ospedale San Giovanni di Dio, a Crotone, se la caverà con una prognosi di trenta giorni, nonostante le ferite alla testa, al collo e all' addome che il suo aggressore, Luigi Amoruso, le ha inferto con un cacciavite. L' uomo è stato arrestato con l' accusa di tentato omicidio.

Amoruso ha agito per vendicare la morte di sua madre, deceduta nel 2017 per un male incurabile, dopo essere stata ricoverata proprio nel reparto in cui svolge la sua attività la dottoressa Calindro. «Devi essere punita. Hai fatto morire mia madre», avrebbe detto l' uomo prima di colpire la dottoressa.
maria carmela calindro, la dottoressa aggredita a crotoneMARIA CARMELA CALINDRO, LA DOTTORESSA AGGREDITA A CROTONE

Amoruso ha atteso il medico nel parcheggio del nosocomio: per non farsi riconoscere si è coperto il viso con una sciarpa e il capo con un cappello. Il suo era un piano ben preparato. Quando il medico stava per aprire la portiera della sua automobile, Amoruso le si è avventato contro iniziando a colpirla. Le urla della donna hanno attirato l' attenzione di Mustafa El Aoudi, venditore ambulante che, come ogni giorno, se ne stava seduto vicino al suo bancone in attesa che i parenti di qualche ammalato spendessero qualche euro, acquistando una delle sue cianfrusaglie.

MARIA CARMELA CALINDROMARIA CARMELA CALINDRO
L' immigrato non ha perso tempo ed è corso in aiuto del medico. Tra Mustafa e Amoruso è nata una violenta colluttazione: l' extracomunitario, però, ha avuto la meglio riuscendo a disarmare l' aggressore. Ecco il suo racconto: «Ho visto che la colpiva con un cacciavite e l' ho buttato giù, poi è scappato e l' ho inseguito sino al bidone della spazzatura, gli ho fatto lo sgambetto ed è caduto. A quel punto l' ho tenuto fermo sino all' arrivo della polizia». In un breve messaggio dal letto d' ospedale Maria Carmela Nuccia Calindro ha scritto: «Ringrazio il venditore ambulante che è intervenuto in mio soccorso».

l'uomo che ha salvato la dottoressa aggredita a crotoneL'UOMO CHE HA SALVATO LA DOTTORESSA AGGREDITA A CROTONE




La polizia ha ricostruito la vicenda e con il coordinamento della Procura, si è arrivati a risolvere il caso e capire il motivo dell' aggressione. Luigi Amoruso per molti anni ha lavorato all' estero, dove faceva il cameriere. L' aggravarsi delle condizioni di salute della madre l' hanno costretto a rientrare a Crotone. Raccontano che per tutto il periodo in cui la madre è stata ricoverata lui non si era mai staccato dal suo letto. 

ospedale san giovanni di dio crotoneOSPEDALE SAN GIOVANNI DI DIO CROTONE
Il decesso della donna, l' anno scorso, gli avrebbe provocato un inizio di depressione. Ma soprattutto, Amoruso si era convinto che la morte di sua madre fosse un caso di malasanità. In sostanza, che i medici crotonesi non avessero saputo curarla come era necessario. Questo l' ha spinto a presentare una denuncia alla magistratura contro il personale del reparto dov' era stata ricoverata l' anziana donna. 

maria carmela calindro 5MARIA CARMELA CALINDRO




Denuncia che non ha fatto il suo corso, perché lo stesso Amoruso aveva deciso di ritirarla. Tutto pareva finito lì. Gli stessi medici del San Giovanni di Dio sembra non temessero nulla. Nella mente del disoccupato, però, la voglia di vendetta è andata via via aumentando con il trascorrere dei giorni. Fino all' epilogo di ieri. Il legale della dottoressa, Francesco Verri, ha detto che «si è trattato di un gesto di una gravità inaudita che ha colpito l' intera categoria dei medici». C' è un problema di sicurezza all' ospedale di Crotone.
ospedale san giovanni di dio crotone 2OSPEDALE SAN GIOVANNI DI DIO CROTONE 

L' aggressione di ieri sera non è un fatto isolato. Nei mesi scorsi altri due medici sono stati malmenati. In un caso un sanitario ha subito un trauma cranico solo perché non avrebbe ricoverato un parente di un pregiudicato. Nel secondo caso un medico della Rianimazione è stato colpito con pugni e calci perché avrebbe osato offrire ai parenti di un ragazzo di Rosarno, che stava per morire, l' opportunità di vedere per l' ultima volta il proprio congiunto.

Fonte: qui

sabato 14 luglio 2018

VIDEO CHOC: AGGUATO NEL BRONX A SALVATORE "SALLY DAZ" ZOTTOLA, 41ENNE GANGSTER MAFIOSO AFFILIATO DELLA FAMIGERATA FAMIGLIA BONANNO

L’UOMO VIENE RAGGIUNTO DA UNA SCARICA DI PROIETTILI, MA IL SICARIO LO CREDE MORTO E SI ALLONTANA 

LA VITTIMA SI RIFIUTA DI COLLABORARE CON L’FBI PER L’IDENTIFICAZIONE DELL'AGGRESSORE



salvatore zottola 5SALVATORE ZOTTOLA
Sopravvissuto miracolosamente a un agguato che i suoi rivali gli avevano teso, ricoverato con gravi ferite alla testa, al petto e alle mani, il 41enne gangster mafioso Salvatore "Sally Daz" Zottola si rifiuta di collaborare con l'Fbi e di fornire indicazioni che possano aiutare gli investigatori a mettere le mani su chi gli ha sparato con ferocia: sa che una mossa del genere non farebbe altro che mettere la sua famiglia ancora più a rischio di vendette trasversali.

Lui, più in pericolo di così non potrebbe essere: i suoi nemici lo vogliono morto, come dimostrano le immagini registrate da una telecamera di sicurezza al momento dell'agguato e diffuse dalla polizia.

salvatore zottola 6SALVATORE ZOTTOLA




Nel filmato si vedono i suoi aggressori arrivare a bordo di una Nissan rossa intorno alle 6.30 del mattino e fermarsi accanto alla sua, ferma in una strada del Bronx, a New York, vicino a dove vive: Zottola, affiliato della famigerata famiglia mafiosa Bonanno, esce immediatamente dall'abitacolo strisciando in terra e riparandosi dietro la vettura.

Uno dei sicari scende, lo raggiunge, gli spara diversi colpi di pistola e, certo di averlo ucciso, fugge via. 

salvatore zottola 2SALVATORE ZOTTOLA




Ora, visto che il gangster non collabora, la polizia ha deciso di diffondere  il filmato e ha lanciato un appello affinché i testimoni si facciano avanti per dare informazioni utili. Nella speranza che qualcuno abbia il coraggio di spezzare il muro di omertà, abituale in casi come questo.

mercoledì 16 maggio 2018

“SPARAI A TOGLIATTI MA RISCHIAI DI MORIRE PER MANO DI STALIN E DI UN BARBIERE”

ANTONIO PALLANTE RACCONTA L’ATTENTATO AL “MIGLIORE”: ''TREMAVO TUTTO. MI SENTIVO COME UN PATRIOTA, AVEVO NEUTRALIZZATO IL NEMICO DEGLI ITALIANI...”

POI RACCONTA DI QUELLA VOLTA CHE FECE INCAZZARE MUSSOLINI, DI SCELBA, DI BARTALI E DI EVITA PERON: ''QUANDO ERO IN CARCERE MI MANDO’ UN SACCO DI SOLDI. LI DIVISI TRA…''

Stefano Zurlo per il Giornale

PALLANTE 11PALLANTE 11
«Tremavo. Tremavo tutto. Credo che anche la mano andasse per conto suo. Poi, finalmente, li vidi uscire. Prima Nilde Iotti, dietro lui. Scese i gradini, arrivò a tre-quattro metri di distanza da me. Cominciai a sparare: uno, due, tre colpi. Continuai a fare fuoco mentre cadeva per terra. Lei si chinò su di lui gridando: hanno ucciso Togliatti, hanno ucciso Togliatti...».

L' uomo che premette il grilletto quel mercoledì 14 luglio 1948 parla per ore con una precisione sbalorditiva. Sono passati quasi settant' anni da quelle ore che trascinarono l' Italia sull' orlo della guerra civile, ma Antonio Pallante snocciola nomi, numeri, date come fossero passati pochi giorni.

É un caso a suo modo bizzarro: un capitolo di storia che per un giorno fa il cammino a ritroso verso la cronaca. Parole. Facce. Espressioni. Siamo in un salotto borghese un po' datato di Catania. Pallante aveva fatto molti anni fa una sorta di voto, come un monaco trappista. Silenzio e ancora silenzio in attesa che calasse il sipario.

TOGLIATTITOGLIATTI
E invece il figlio Carmine, chimico, oggi nel settore del terziario e vice presidente di Manageritalia Palermo, lo ha convinto a riaprire quella porta, ormai sprangata. Antonio porta abbastanza bene i quasi novantacinque anni anagrafici: il suo punto debole sono le gambe che lo hanno tradito, ma la parola corre rapida e chirurgica, le mani, sempre in movimento, esprimono quel che i concetti non riescono a trasmettere per la troppa foga, gli occhi, chiarissimi, sono velati da una malinconia lattiginosa, rotta via via da lampi di intelligenza e sorrisi colmi di ironia.

Signor Pallante, prima di quel giorno fatidico, anniversario della presa della Bastiglia, aveva già sparato?
«Avevo messo in crisi il Fascismo con un colpo di moschetto e prima ancora mi ero ribellato all' autorità centrando con una pedata il rettore del seminario».

Un attimo, lei è un prete mancato?
«Papà, che era un brigadiere forestale, si era messo in testa che io diventassi sacerdote. Rimasi cinque anni nel seminario di Cassano allo Ionio, in Calabria. Poi il diavolo ci mise del suo».

Perchè?
Pallante, aggrappato a una sedia imbottita di cuscini, ride di gusto: «Sentivo voci angeliche, femminili, di là del muro che chiudeva il cortile. Era estate, faceva caldo, indugiavo all' aria aperta e tendevo l' orecchio. Di là della muraglia c' era una colonia: ragazze che facevano, come si diceva allora, l' elioterapia. Colpo di fortuna, mi accorsi che un mattone veniva via con grande facilità. Ecco, un bel buco nella recinzione».
Come in certi film noir francesi.
«Io ne approfittai per sbirciare dall' altra parte. Ero un ragazzo curioso, di 13-14 anni. Solo che qualcuno fece la spia e il rettore, infuriato, mi chiamo...».

Risultato?
«Lui urlava e allora gli mollai un calcio negli stinchi. Fui espulso e rispedito a casa, per la disperazione di mio padre».
PALLANTEPALLANTE

Fine della vocazione?
«Si, ma non degli studi, anche se spesso cambiavamo residenza seguendo papà nei suoi spostamenti di forestale. Presi la licenzia ginnasiale a Castrovillari, poi la maturità classica in Sicilia al prestigioso collegio Capizzi di Bronte, quindi mi iscrissi a giurisprudenza a Catania».

Ma l' incidente con il fascismo?
«Successe nell' estate del 43, con gli Alleati ormai alle porte, a Bronte, in Sicilia. Io e i miei amici avevamo fra le mani il moschetto datoci dal Regime. Rubai un caricatore a papà. Eravamo in tre: ci piazzammo fra due pali della luce. Io fui l' ultimo a provare. Il colpo spezzò il filo. Pensavo che al massimo ci sarebbe stato un black out, invece l' avevo combinata grossa: avevo interrotto le comunicazioni fra Roma e Bengasi, fra Mussolini e Graziani, fra l' Italia e la Libia».

Che successe?
togliattiTOGLIATTI
«Ci fu un vorticoso giro di telefonate fra Bronte, Catania e Roma. Ricerche a tappeto contro i presunti sabotatori, polizia e carabinieri impegnati allo spasimo sul campo. Alla fine fui rintracciato e il federale di Bronte si scaraventò dal direttore delle poste con una voluminosa documentazione. Questa - disse - deve partire domattina per Roma».
Una catastrofe.
«Chissà cosa sarebbe successo, mi avrebbero indagato, arrestato, forse sarei sparito. Ma il direttore delle poste era amico di papà, ritenendo l' episodio una bravata di gioventù, concertò una soluzione all' italiana, la busta con le prove della mia colpevolezza non partì mai per la capitale».

Insomma, si salvò per un pelo?
«Si, ma dopo pochi giorni gli Alleati sbarcano in Sicilia. E arrivano anche a Bronte».
Immagino la sua felicità.
«No, non immagina. Il comandante Poletti, un colonnello, vuole conoscere l' eroe italiano che ha mostrato cosi tanto coraggio contro il fascismo. Cosi mi portano da Poletti che mi grida bravo italiano, mi stringe la mano e mi regala 1000 lire. Una cifra favolosa. Un tesoro per l' epoca. Con quei soldi mi pagai gli studi».

Arriviamo al Dopoguerra.
togliattiTOGLIATTI
«Io ero un liberale, ero corrispondente per il settimanale siciliano dell' Uomo qualunque, il Giornale dell' isola, ormai ero uno studente fuoricorso. E mi scontravo quotidianamente con i comunisti. Minacciavano, ingiuriavano, profanavano. Ricordo i comunisti di Adrano, un paese del Catanese. Puntarono mia sorella Concettina, che oggi ha 82 anni, con parole spaventose: l' appenderemo a un palo e la violenteremo'. Poi ci fu un altro episodio».

Che cosa accadde?
«Nel corso di un comizio, un certo Proietti sbottò interrompendomi: Ma che dice questo cretino?. Mio padre, che era di fianco, lo mandò ko con un ceffone. Questo era il clima nel '48».
Cosi?
«Nel giro di due o tre mesi elaborai l' idea. Tagliare alla radice il problema. Uccidere il Migliore, Palmiro Togliatti».

Possibile?
«Feci tutto da solo, anche se poi mi hanno cucito addosso complotti, mandanti, trame misteriose. Persino la proprietà di una fabbrica di corde in Argentina».
nilde iotti palmiro togliattiNILDE IOTTI PALMIRO TOGLIATTI
Liberale, ma fino a un certo punto.
«Ero giovane. Ero esasperato. Ritenevo i comunisti responsabili della morte di molti italiani, eliminati dai partigiani rossi. In quei giorni, l' Italia era a un bivio drammatico: l' ingresso nell' Alleanza Atlantica o l' approdo nel Cominform».

Lei davvero pensava di risolvere il problema uccidendo il capo del Pci?
«Si. E non mi preoccupavo delle conseguenze personali. Comprai la pistola, una Smith calibro 38, al mercato nero per 250 lire. Poi per 25 lire acquistai in armeria cinque proiettili. Dissi che mi servivano per il tirassegno. Infine partii per Roma».

Come organizzò l' agguato?
«Decisi di colpire a Montecitorio. Operazione non facile: all' ingresso fui bloccato. Mi serviva un pass».

Chi glielo diede?
ATTENTATO A TOGLIATTI PANSA ITALIA DOPOGUERRAATTENTATO A TOGLIATTI PANSA ITALIA DOPOGUERRA
«Mi ricordai dell' onorevole Francesco Turnaturi, catanese di Randazzo, democristiano, che avevo conosciuto fra un comizio e l' altro. Lui mi fece trovare tre pass».

Ma voleva ammazzare Togliatti dentro Montecitorio?
«Non avevo un piano preciso. Dunque, dalla tribuna lo vidi: vidi lui, vidi Pajetta, il numero due del partito, vidi anche tanti altri, compreso De Gasperi che però non mi interessava. All' improvviso Togliatti usci, bruciandomi sul tempo. Mi accorsi però che se n' era andato da una porticina laterale che dava su via della Missione. Il terzo giorno mi appostai fuori».

Erano le 11.40 del 14 luglio, ricorrenza della Bastiglia.
«Una coincidenza casuale. Tremavo. Forse mi tremava anche la mano.Sapevo di avere cinque colpi a disposizione, ero determinato, ormai avevo deciso».
Alle 11.40 la porticina si apre: esce la Iotti e dietro di lei il Migliore.
«Scorgo lei, poi lui. Sono sui gradini, io a tre- quattro metri. Sparo: lo prendo alla costola, poi al polmone. Lui cade e mentre si accascia sparo ancora. Un colpo a vuoto, il quarto entra nella nuca. La Iotti si butta su di lui e grida: hanno ucciso Togliatti, hanno ucciso Togliatti, i deputati cominciano a uscire a frotte dal Parlamento, io non capisco più niente. Mani forti mi afferrano salvandomi dal sicuro linciaggio: è il capitano dei carabinieri Antonio Perenze che poi firmerà la relazione sulla morte, misteriosissima e controversa, del bandito Giuliano».
Ma quella è un' altra storia.
ATTENTATO A TOGLIATTI UNITAATTENTATO A TOGLIATTI UNITA
«Sono su una jeep che parte subito. Pochi minuti e arrivo in questura dove Ippolito, il questore, è pronto a interrogarmi. Non mi viene torto un capello, mi trattano tutti con gentilezza, solo il questore fa il furbo e nel verbale mi fa dire: Ho voluto vendicare la morte di molti fascisti. Dai Pallante che c' è un caldo che ci squagliamo, firma che andiamo. Eh no, signor questore, replico, io ho detto che volevo vendicare gli italiani uccisi, non i fascisti, ma è la stessa cosa. No, allora non firmo. Finalmente cambia la frase. Metto l' autografo, mi trasferiscono a Regina Coeli».

Il suo ingresso?
STALINSTALIN
«Appena arrivo alla rotonda, parte un coro: A morte Pallante, Pallante figlio di p.... Subito si alzano voci contrarie: Viva Pallante, grande Pallante. Il direttore capisce al volo: Dategli la stanza del cappellano, al quarto piano».
Intanto il Migliore, che non è morto, operato d' urgenza si salverà.
«Si, io vengo informato e capisco. Il quarto proiettile esploso, l' ultimo perchè il quinto è rimasto nella pistola - anche se al processo la Iotti affermerà il falso sostenendo che mi ero accanito su Togliatti ormai a terra - non è penetrato dentro la testa, ma si è fermato in superficie».

Come mai?
«La verità salterà fuori dalle perizie balistiche: le pallottole andavano bene per il tirassegno. Erano molli, non erano rivestite di antimonio. Questa, oltre all' abilità del chirurgo, il professor Valdoni, è la ragione per cui Togliatti sopravvisse».

Lui si, ma l' Italia in quelle ore rischia di saltare in aria: scioperi, tafferugli, scontri, feriti, una vera e propria rivolta sul monte Amiata, un carabiniere fatto a pezzi. Si aspettava qualcosa del genere?
adolf hitler con il re vittorio emanuele iii e benito mussoliniADOLF HITLER CON IL RE VITTORIO EMANUELE III E BENITO MUSSOLINI
«Io mi sentivo come un patriota, avevo fatto la mia parte, avevo neutralizzato il nemico degli italiani. Il resto non mi competeva».

Anche se tutto quello che accadde in quelle ore è raccontato nei ritagli di giornale che compongono gli album ammonticchiati sul tavolo. Ogni tanto, il vegliardo li sfoglia alla ricerca di un dettaglio e li mostra in quel salotto immobile e sospeso nel tempo ai familiari raccolti per ascoltare quel racconto mai sentito: il figlio Carmine, la nuora Maria Luisa, i nipoti Antonio e Francesco, studenti di medicina. La badante, Adela, rumena, è l' unica cui nel tempo, giorno per giorno, ha già confidato la sua lunghissima confessione. Pallante rialza la testa da quel mare di fogli: «Pensi che Stalin il giorno dopo diede una direttiva molto chiara: Eliminare l' aggressore di Togliatti con 4 colpi. Gli stessi che io avevo esploso».

Per lei si metteva male?
Mario ScelbaMARIO SCELBA
«Una mattina sono dal barbiere e lui, rivolgendosi alla guardia che mi aveva accompagnato, esclama: Se avessi fra le mani Pallante, gli taglierei la testa con questo rasoio. Io impallidisco, la guardia capisce, mi fa l' occhiolino e gli urla: Dai, finisci, che questo deve tornare in cella. Mi è andata bene».
Anche perchè nelle 48 ore successive al' attentato Bartali va a conquistare la maglia gialla al Tour e riceve la famosa telefonata di De Gasperi: Solo tu puoi salvare l' Italia.
«Gli italiani si infiammano in fretta, ma è fuoco di paglia».

Ha mai incontrato Bartali?
fedele toscani bartaliFEDELE TOSCANI BARTALI

«Me lo propose vent' anni fa Maurizio Costanzo, ma rifiutai. Non mi presto alle pagliacciate».

Il processo?
«Mi difendeva Giuseppe Bucciante, un principe del foro che non mi ha mai chiesto una lira. Lui cercò una soluzione con i legali di Togliatti ma il Migliore non ne volle sapere: venne in aula e puntò il dito contro di me. Mi diedero 19 anni. In appello la pena fu ridotta a 13, la Cassazione la dimezzò a 6. Dopo 5 anni ero fuori».
Un finale all' italiana.
«Iniziai una nuova vita in Regione e come amministratore di condomini.
evita peronEVITA PERON




Un giorno a Catania incontrai Scelba che mi disse: Quanti guai mi hai fatto passare. Ma la più grande soddisfazione fu un' altra».

Quale?
«Quando ancora ero in carcere, non più a Roma ma a Noto, dall' Argentina arrivarono un sacco di soldi. Me li mandava Evita Peron. Li divisi tra i detenuti più poveri e fu una gioia immensa. Come rimasi contento del fatto che Togliatti non fosse morto: gli avevo dato una lezione, ma ho evitato di portarmi sulla coscienza per tutta la vita il peso di un omicidio».

Fonte: qui

mercoledì 17 gennaio 2018

A NAPOLI DILAGA IL "TERRORISMO URBANO"

STANNO CRESCENDO NUOVE GENERAZIONI DI RAGAZZI CHE CONOSCONO SOLO LA VIOLENZA, SONO CAMORRISTI DENTRO 

E I LORO GENITORI LI SPALLEGGIANO:  “MIO FIGLIO NON È CATTIVO. SONO SOLO ATTEGGIAMENTI” 

1 - NAPOLI, ALTRI RAGAZZINI PICCHIATI IN STRADA
Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”

Quello che è sempre stato chiamato bullismo, a Napoli ha fatto un salto di qualità. Un salto verso una violenza sempre più profonda che ha già oltrepassato i limiti della ferocia. Le rapine non c'entrano, al massimo sono eventi collaterali.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
Fu pura ferocia quella con la quale quattro ragazzini infierirono, poco meno di un mese fa, sul diciassettenne Arturo accoltellandolo alla gola e al polmone, è stata ferocia quella usata due giorni fa nei pressi della stazione della metro di Chiaiano da una decina di minorenni che hanno picchiato con calci e pugni un quindicenne fino a spappolargli la milza.

Ed è stata ugualmente la ferocia a guidare, poche ore dopo, le azioni di un altro gruppetto di giovanissimi che sabato sera a Pomigliano d' Arco, un paese della fascia vesuviana, ha circondato e aggredito all' interno della villa comunale un ragazzo di quindici anni e suo cugino di 14.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
Alla fine del pestaggio hanno preso a uno dei due lo smartphone, ma giusto per ulteriore sfregio. Fosse stato il telefonino il loro obiettivo, non avrebbero avuto bisogno di infierire tanto e soprattutto di usare le catene. Come quella che i carabinieri di Castello di Cisterna, guidati dal capitano Tommaso Angelone, hanno trovato addosso a un ragazzo di 15 anni di Pomigliano che hanno fermato dopo poche ore di indagini.

I militari hanno individuato anche un altro minorenne che avrebbe preso parte all'aggressione, ma si tratta di un tredicenne, e quindi non imputabile. In questi casi non si può fare altro che una segnalazione al Tribunale dei minorenni e lasciare il ragazzo in affidamento alla famiglia. Il suo amico deve invece rispondere di violenza e rapina.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
I carabinieri indagano anche sul ferimento di un undicenne bengalese raggiunto alla nuca da un piombino esploso da una pistola scacciacani durante un raid estorsivo contro un negozio di suoi connazionali a Palma Campania. A Napoli sono invece ancora senza nome i responsabili del pestaggio subito da Gaetano, il ragazzino aggredito sabato pomeriggio nel quartiere Chiaiano. Il questore Antonio De Jesu, pur dicendosi ottimista di riuscire in tempi brevi a individuare i responsabili dell' aggressione, è tornato ancora una volta sulla necessità che la polizia possa contare sulla collaborazione di chi assiste a queste scene.

Il capo della questura napoletana chiede che venga subito dato l'allarme, e anche che chi ne ha la possibilità filmi gli autori delle violenze, in modo da aiutare poi gli investigatori a stringere rapidamente il cerchio delle indagini. Al momento le immagini a disposizione dei poliziotti sono solo quelle delle telecamere a circuito chiuso installate nella zona. Ieri il pm della Procura minorile che coordina le indagini ha anche interrogato alcuni giovanissimi, ma per ora solo in qualità di persone informate dei fatti.
AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO

2 - RAGAZZI SELVAGGI NELLA NAPOLI DOVE IL VUOTO DIVENTA VIOLENZA URBANA
Francesco Grignetti per “la Stampa”

L'ultima aggressione, due sere fa. A Pomigliano d'Arco un branco di dieci adolescenti ha aggredito due coetanei, di 15 e 14 anni, per rubargli il cellulare. I carabinieri sono riusciti a bloccare due degli aggressori: uno di 15 e l'altro di 13 anni. Colpisce in questa storia l' età delle vittime e dei carnefici. Che fossero in strada a tardissima ora. Che lo smartphone sia un trofeo, a coronamento dell' aggressione. E la serialità dei fatti.

La penultima aggressione è della sera prima. Davanti alla stazione della metropolitana di Chiaiano, estrema periferia di Napoli, il branco ha colpito Gaetano, 15 anni, preso a calci e pugni fino a spappolargli la milza. Ci sono già dieci minori identificati per quel pestaggio.
Stazione di Chiaiano, ieri.

AGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKOAGGRESSIONE AL GIOVANE ARTURO A NAPOLI - IL 15ENNE KEKKO
La nuova linea di metropolitana parte dal cuore della città e vi deposita a destinazione in venti minuti. Dietro le spalle ci si lascia l'arte, le opere di Pistoletto lungo i percorsi, le scale mobili luccicanti. Ma già il viaggio inizia con un pugno allo stomaco. Un uomo sui cinquant'anni chiede la carità, offre il solito campionario di calze. Poi di colpo si getta a terra: «Aiutatemi. È da stamattina che vado in giro e non ho abbastanza da mangiare. Io mi inchino di fronte a voi. Meglio umiliarsi che andare a rubare o fare rapine... Aiutatemi».

E bacia il pavimento della carrozza. Arrivati a Chiaiano, il nulla. Qualche murales a ingentilire il cemento armato. Cassonetti fetidi della spazzatura. Tre ambulanti di colore con una misera bancarella e qualche occhiale da sole. La gente, soprattutto giovani, va via a testa bassa. Si aspetta l' autobus o la macchina del papà che viene a prendere.
NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO

«Sa - arriva per telefono la voce del questore di Napoli, Antonio De Iesu - da quelle parti mi colpisce soprattutto il vuoto. Non c'è un centro di aggregazione, non un esempio positivo. I ragazzi vivono in strada. E la strada è la loro unica prospettiva. Ma guardi che a Napoli sono tanti i quartieri sensibili, anche in centro. E il problema di queste nuove generazioni violente è serio per davvero».

Il vuoto. A Chiaiano, si tocca con mano. C'è un addetto della metropolitana barricato nel suo gabbiotto blindato. E nulla più. La polizia sta esaminando le registrazioni delle telecamere di sorveglianza per identificare gli aggressori. Ma nessuno ha visto, nessuno si è fatto avanti. E si è trattato di un pestaggio violentissimo e reiterato. Gaetano, il quindicenne su cui si sono accaniti di più, ha perso la milza al termine di un'operazione d'urgenza. «Mio figlio è vivo per miracolo - si è sfogata la madre, Stella - , se qualcuno ha visto qualcosa, lo denunci. Fatti del genere o non si devono ripetere più».

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
Qualche tempo fa, il sociologo Domenico De Masi, per parlare della sua amata Napoli, disse che «ormai è come vivere in Afghanistan». Se lo divorarono di polemiche. 

Violenza cieca. Se ne parla da mesi a Napoli. Inizialmente quando si scoprì la movida violenta. Bastava uno sguardo di troppo, per dare il via a risse selvagge. Ma anche pestaggi di tanti contro uno. Ed ecco come è finita. L'animatore di un comitato contro la movida selvaggia, Mauro Boccassini, presidente dei residenti in via Aiello Falcone, è terrorizzato. Si è sfogato con Il Mattino. Da settimane gli squarciano le ruote della macchina.
NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO

«Ormai è più il tempo che passo in commissariato di quello in famiglia». Alla vigilia di Natale lo hanno dovuto scortare al supermercato perché era stato sufficiente affacciarsi dal terrazzo per scatenare gli insulti e le minacce dagli avventori di un bar vicino. È stato pestato a sangue a ottobre. E c' è stato un raid di cinque incappucciati nel palazzo che hanno distrutto tutto al loro passaggio, dai citofoni alle piante.

«Noi siamo ormai sotto attacco di un nuovo terrorismo urbano», dice con voce accorata la mamma di Arturo, 17 anni, accoltellato al collo il 18 dicembre scorso nella centralissima via Foria. Il ragazzo, studente modello di liceo, mentre cammina viene preso di mira da una banda di minorenni. Lo mettono in mezzo, lo spintonano, poi partono le coltellate. È salvo per miracolo. Oggi torna a scuola.

NAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURONAPOLI - COLTELLATE AL 17ENNE ARTURO
«Ma è ancora traumatizzato e non riesce a parlare. Però i compagni insistono. E anche a lui farà bene un primo avvicinamento alla normalità», dice la mamma, la signora Marisa Iavarone. Per lui si mobilitano in tanti. I compagni di scuola, altri adolescenti che non ce la fanno più. Sotto Natale c'è stata persino una manifestazione con centinaia di ragazzi che rifiutano questa violenza dilagante e senza scopo. «Io lo definisco terrorismo urbano perché lo scopo è solo di spargere il terrore tra i nostri figli.

luogo accoltellamento napoliLUOGO ACCOLTELLAMENTO NAPOLI
E temo che siamo solo agli inizi di questa storia. Il quadro è drammatico. Stanno crescendo delle nuove generazioni che conoscono solo la cultura della violenza, sono camorristi dentro. E i loro genitori li spalleggiano. L' unico del gruppo che hanno arrestato è un quindicenne che fa il bullo pure con il magistrato, non si rende conto, è evidente che queste sono le uniche regole che conosce. E sua madre lo giustifica pure. Dice che "non è cattivo. Sono solo atteggiamenti". Io mi rivolgo a quella madre, a tutte le madri. Ma si rendono conto del vuoto genitoriale dove crescono i loro figli?».

C' è una Napoli che funziona, insomma. La Napoli del turismo sempre in crescita. Con i suoi monumenti e musei tirati a lucido. E poi la Napoli della violenza cieca, dei modelli negativi dove ci si divide tra «chi fotte e chi è fottuto», dove i bambini non sognano, si sentono vecchi e disillusi a 15 anni.

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