9 dicembre forconi: studente
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sabato 4 maggio 2019

Uno studente su tre esce dalle medie senza sapere leggere, scrivere e far di conto

Terza media, solo due studenti su tre sono sufficienti
Come è possibile che, con una percentuale praticamente del 100 per cento di promossi in terza media, al test Invalsi di italiano ottengano la sufficienza piena soltanto il 65,6 per cento degli studenti? Va addirittura peggio in matematica dove i «promossi», cioè coloro a cui è riconosciuto un livello di competenze matematiche sufficiente o più alto, sono il 59,9 per cento. Il dato, pubblicato dall’Invalsi a luglio 2018, è stato rilanciato nei giorni scorsi dal Rapporto Istat «SDGs 2019. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia», nel capitolo dedicato al quarto «goal» dell’agenda, quello per una educazione di qualità per tutti: un obiettivo che - a leggere i risultati degli alunni italiani nelle prove Invalsi - è ancora molto lontano, viste le enormi disparità regionali e di genere registrate nei test e le drammatiche sacche di povertà educativa persistenti nel nostro Paese. 
VIDEO: Sette in condotta (Rai Play)
Lettore video di: RAI (Informativa sulla privacy)
Il tonfo del Sud
In Campania, Calabria e Sicilia più della metà degli studenti sono ad un livello inferiore a quello richiesto dalle indicazioni nazionali. In queste regioni ci sono differenze fortissime tra scuola e scuola. Un risultato che interroga sull’equità del sistema scolastico italiano: davvero le scuole danno le stesse opportunità a tutti i bambini? «Bisognerebbe intervenire scuola per scuola dove ci sono problemi - spiega Anna Maria Ajello, presidente dell’Invalsi - magari con professori specializzati in situazioni difficili. Ci vorrebbe un piano che incentivasse anche economicamente i professori migliori ad accettare le sfide in posti difficili». Il ministro Bussetti ammette che «ci vorranno interventi».
Guai a chi copia
Quest’anno le prove Invalsi nella scuola media e superiore sono stati fatte al computer: ai ragazzi venivano mostrate domande differenti prese in una gigantesca banca dati dell’Invalsi che si trova online. Questa novità ha di fatto azzerato il cheating, cioè ha impedito ai ragazzi di copiare e ai professori di dare l’aiutino.
L’Italia connessa
Il fatto che la prova al computer non abbia creato alcun problema, o comunque abbia sollevato problemi che sono stati rapidamente risolti, significa che almeno dal punto di vista della connessione il sistema scolastico italiano è abbastanza organizzato. Soltanto in alcune scuole sull’Appennino ci sono stati disagi. Per il resto tutte le scuole sono riuscite a far sostenere gli esami agli studenti
Il successo dell’inglese alle elementari
Per la prima volta sono stati fatti i test di inglese per capire il livello dei bambini delle elementari e delle medie. Buona la performance dei più piccoli. In quinta devono poter essere al livello A1 del quadro di riferimento europeo: il 92,4 per cento dei bambini di quinta lo ha superato in lettura e il 78,6 nella prova di ascolto. Al Nord i ragazzi sono risultati più preparati che al Sud.
Ma alle medie...indietro tutta
Ma al contrario il risultato delle scuole medie è stato molto deludente: in media il test di lettura lo hanno superato in tre su quattro (livello A2) e quello di ascolto il 56,1 per cento. In Calabria, Campania e Sicilia solo un ragazzo su tre ha superato il test.
La rivincita (in inglese) degli immigrati

Un segnale da valutare nel comprendere i risultati di questi test. Mentre nei test di italiano e matematica i bambini con back ground di immigrato hanno un rendimento medio inferiore ai ragazzini di madrelingua italiana, in inglese i bambini di seconda generazione (nati in Italia da almeno un genitore straniero) hanno risultati nettamente superiori ai loro compagni italiani. Come si può spiegare? «L’esposizione a più lingue fin da piccoli può averli aiutati», spiega il direttore dell’Invalsi Roberto Ricci.
Fonte: qui

venerdì 1 febbraio 2019

UNO STUDENTE DI BRUXELLES È MORTO NEL SONNO DOPO AVER MANGIATO SPAGHETTI CHE ERANO RIMASTI FUORI DAL FRIGO PER 5 GIORNI


A TROVARLO PRIVO DI VITA NEL SUO LETTO SONO STATI I GENITORI CHE HANNO IMMEDIATAMENTE CHIAMATO I SOCCORSI 
ECCO COSA LO HA UCCISO


pasta killer 4PASTA KILLER 
Uno studente è morto nel sonno dopo aver mangiato spaghetti che erano rimasti fuori dal frigo per 5 giorni. A trovarlo morto nel suo letto i genitori che hanno immediatamente chiamato i soccorsi.

Sul corpo del ragazzo, originario di Bruxelles è stata effettuata l'autopsia da cui è emerso che il giovane sarebbe morto per avvelenamento da cibo causato da batteri chiamati bacillus cereus.
pasta killer 3PASTA KILLER 

Il Bacillus cereus è un batterio che forma spore che produce tossine, provocando vomito e diarrea, secondo la Food Standards Authority. Prima di andare a dormire il ragazzo aveva avuto questi sintomi, aveva bevuto molta acqua ed era andato a letto senza prendere medicine.

Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

IN FRANCIA, UNO STUDENTE DI UN LICEO DI CRETEIL MINACCIA LA PROFESSORESSA CON LA PISTOLA AD ARIA COMPRESSA


IL FILMATO, GIRATO DA UN COMPAGNO DI CLASSE, CHE NEL FRATTEMPO SGHIGNAZZA, E’ FINITO IN RETE - VIDEO


Giovanna Pavesi per www.ilgiornale.it
FRANCIA - UNO STUDENTE MINACCIA L INSEGNANTE CON UNA PISTOLAFRANCIA - UNO STUDENTE MINACCIA L'INSEGNANTE CON UNA PISTOLA

Le avrebbe intimato di cambiare la nota nel registro di classe elettronico, puntandole una pistola ad aria compressa. È accaduto in Francia, qualche giorno fa, al liceo Edouard-Branly di Créteil. Protagonisti dell'episodio, uno studente e un'insegnate. Con un'arma in mano lui, rassegnata seduta al computer dell'aula lei. Una scena surreale.

FRANCIA - UNO STUDENTE MINACCIA L INSEGNANTE CON UNA PISTOLAFRANCIA - UNO STUDENTE MINACCIA L'INSEGNANTE CON UNA PISTOLA









Secondo quanto riportato dal quotidiano francese Le Parisien, il giovane le avrebbe gridato di metterlo presente nell'elenco, davanti a tutti. A testimoniare l'accaduto un video girato con lo smartphone da un compagno di scuola. Nelle immagini apparirebbe anche un altro studente che, alzandosi in piedi, farebbe un gestaccio davanti. Le immagini, diventate subito virali, sarebbero apparse in rete il 18 ottobre. La polizia, che ha aperto un'indagine, ha arrestato i due alunni apparsi nel video. Le forze dell'ordine stanno cercando di individuare anche il terzo compagno che ha filmato la scena.

Fonte: qui


IL CASO DEL 16ENNE DI CRETEIL, IN FRANCIA, CHE HA PUNTATO LA PISTOLA CONTRO LA SUA INSEGNANTE EVIDENZIA LE DIFFICOLTA’ DEL SISTEMA SCOLASTICO FRANCESE A GESTIRE MULTICULTURALISMO, DIFFERENZE SOCIALI E RELIGIOSE 

PESA L’EDUCAZIONE RICEVUTA IN FAMIGLIA, I GIOVANI MUSULMANI DIFENDONO “UNA VISIONE ASSOLUTISTA DELLA RELIGIONE”, LA SUBALTERNITA’ DELLA DONNA E LA CENTRALITA’ DEL CORANO









Francesco De Remigis per “il Giornale”

È solo l'ultimo episodio di violenza contro i professori nelle scuole francesi. Ma il video sui social che inchioda un adolescente alle sue azioni riaccende i riflettori sulla difficile quotidianità in cui i docenti si trovano a insegnare. «Scrivi presente e non assente», grida il 16enne all' insegnante in cattedra. Impugna una pistola ad aria compressa in classe. In stato di fermo, minimizza: «Non sono un delinquente».

FRANCIA - UNO STUDENTE MINACCIA L INSEGNANTE CON UNA PISTOLAFRANCIA - UNO STUDENTE MINACCIA L'INSEGNANTE CON UNA PISTOLA
Per il presidente Emmanuel Macron tutto ciò è «inaccettabile». Ma quel che è successo nei giorni scorsi in una scuola di Créteil, banlieue sud-est di Parigi, è solo l' esempio più eclatante di come molti studenti, come raccontano i professori, rivendicano un legame col proprio Paese d' origine, anche se non ci hanno mai messo piede, e non hanno il minimo rispetto per l'insegnante, specie se donna.

La laicità è spesso sacrificata sull'altare del rispetto di culture diverse, in una Francia che è l'avamposto delle problematiche che si potrebbero presentare anche in altri Paesi europei.
Due rapporti allarmanti lo dimostrano: il primo, presentato dai sociologi Anne Muxel e Olivier Galland a marzo dell' anno scorso, ha sondato 7mila allievi di 21 licei francesi.

È emerso che i giovani musulmani «sono tre volte più numerosi degli altri nel difendere una visione assolutista della religione, sostenendo che spieghi la creazione del mondo meglio della scienza». Tra insulti sessisti e soggetti tabù (scienze e storia, materie sempre meno affrontate per non urtare le loro sensibilità), l' educazione nazionale sembra impotente alla prova del comunitarismo.

FRANCIA - UNO STUDENTE MINACCIA L INSEGNANTE CON UNA PISTOLAFRANCIA - UNO STUDENTE MINACCIA L'INSEGNANTE CON UNA PISTOLA
Nel suo numero speciale di maggio, Charlie Hebdo ha raccolto 60 testimonianze choc di insegnanti che mostrano le difficoltà quotidiane di chi prova a ricordare che la laicità in Francia è l' unica cosa sacra. L'album delle criticità chiama in causa l'educazione che i ragazzi ricevono in famiglia, i quartieri dove vivono, ma anche la politica: il rapporto «Segni e manifestazioni di appartenenza religiosa nei plessi scolastici», datato 2004, è infatti sepolto nei cassetti dell' Eliseo dall' epoca Chirac.

La scuola è lo specchio della società francese. Un multiculturalismo «islamizzato» in cui il 68 per cento degli studenti piazza la religione al di sopra delle leggi della Repubblica, indica un altro rapporto più recente di Sciences-Po Grenoble redatto da Sebastien Roché, direttore del Centro nazionale di ricerche scientifiche sulla base delle risposte di 9mila ragazzi delle scuole di Marsiglia e Aix-en-Provence.

Charlie Hebdo ha anche parlato con i professori per capire cosa resta della pedagogia classica. «Spesso preferiamo non affrontare certe tematiche per non essere poi obbligati a giustificarci davanti agli allievi o ai genitori, finanche con le gerarchie interne agli istituti», ammette B., insegnante di francese. Agghiacciante il racconto di P., professore in un liceo del Gard, Francia meridionale. Dopo gli attacchi del 2015, «alcuni studenti musulmani hanno rifiutato di alzarsi e onorare il minuto di silenzio, uno di loro poi ha mormorato: Sul Corano, è giusto così».

Fonte: qui

venerdì 12 ottobre 2018

SAPELLI: ''INCONTRAI SALVINI ALL'UNIVERSITÀ, MOLLÒ PER IL DEMONE DELLA POLITICA''


E QUALCHE ANNO DOPO GLI OFFRÌ IL RUOLO DI PREMIER... 

''LO SPREAD VIENE USATO COME UNA CLAVA, MA QUESTO E' UNO DEI GOVERNI PIU' SOLIDI'' 

L'INCREDIBILE VITA DELL'ECONOMISTA, PERITO GRAFICO, MILITANTE COMUNISTA, IMPIEGATO ALL'OLIVETTI, SINDACALISTA, PROFESSORE UNIVERSITARIO. È ENTRATO E USCITO DA OLIVETTI, ENI, FERROVIE, MPS, AUTOSTRADE LOMBARDE: ''SI SONO DIMESSI TUTTI PER CACCIARMI''

Luca Telese per ''La Verità''

«Il ragazzo era intelligente - e si vedeva - ma incostante».

In che senso, professor Sapelli?
GIULIO SAPELLIGIULIO SAPELLI
«Di quegli studenti che un giorno accendono una lezione con domande brillanti e quello dopo non ci sono più. Che prendono un 30 ma poi saltano una sessione. Mi aveva chiesto la tesi. E io, dopo qualche esitazione, avevo deciso di affidargliene una importante, su Adriano Olivetti».

E poi cosa succede?
«Che lui si presenta da me e mi dice: "Professore, io in questa sessione non riesco a laurearmi". Gli chiedo stupito: "Ma perché, è successo qualcosa?". E lui: "Professore, nulla di grave. Ma ho il demone della politica"».

E lei?
«Gli dico: "Senta Salvini, è una malattia che abbiamo avuto in tanti. Segua il mio consiglio: prima si laurei, poi faccia tutta la politica che vuole"».

Cosa le rispose?
«Sa in che partito sono impegnato? Non me lo chiede?».

E lei?
«Non dipende dal partito.
Tra la politica e la mia cattedra c' è un muro. Del partito non importa, mi importa di lei».

E che lezione ne ha tratto?
GIULIO SAPELLIGIULIO SAPELLI
«(Sorriso). Mai dare consigli nella vita».

Forse, se Matteo Salvini avesse seguito il suo professore di allora, Giulio Sapelli, non sarebbe diventato leader della Lega. E - forse - non si sarebbe potuto togliere la soddisfazione di offrirgli, l' estate scorsa, la poltrona di premier (poi fermata da un veto di Di Maio).

Così Sapelli - professore, economista, saggista - non è andato a Palazzo Chigi, è rimasto un libero e arguto pensatore e può permettersi di dire la sua: «Lo spread oggi viene usato politicamente, come una clava. Ma i mercati non guardano solo al debito, quanto alla stabilità dei governi. Credo che il nostro sia uno dei pochi che in Europa non balla».

Professor Sapelli, lei da dove viene?
«Dal basso, con orgoglio. Mio padre era rimasto orfano a 2 anni. Aveva fatto la guerra d' Africa, e nel dopoguerra lavorava come operaio fotoincisore».

Orfano?
«Mio nonno, ferroviere, era morto nel 1922. Picchiato da una squadraccia fascista e gettato da un treno».

E sua nonna?
«Faceva la dama di compagnia ai conti Conzani. Curiosa la vita, no? Dopo la guerra, la pensione dei martiri antifascisti le cambiò la vita».

GIULIO SAPELLIGIULIO SAPELLI
Fece studiare suo padre?
«Aveva fatto l' avviamento professionale. I miei decisero che avrei avuto lo stesso destino».

Va a lavorare presto?
«A 15 anni: perito grafico e fotografico, anche io».

Poi che succede?
«Un sacerdote, don Rossi, parlò con mio padre e gli disse: "Il ragazzo ha delle qualità, fatelo studiare"».

E lui accetta?
«Litiga con mia madre, siciliana. Mi mandano nell' altra stanza, lei dice: "Faccia l' operaio, o si monta la testa!"».

E chi glielo raccontò?
«In quelle case popolari di Torino, via Sant' Anselmo 18, i muri erano di carta velina».

un giovane matteo salviniUN GIOVANE MATTEO SALVINI
Ha sentito tutto?
«Certo! Condividevamo i servizi, ovviamente in balcone, con il signor Marengo. Non c' erano segreti».

Alla fine chi vince?
«La Chiesa. Don Rossi si mette a farmi ripetizioni, e io faccio da privatista le medie».

In un anno?
«Sì. Quello dopo prendo il diploma tecnico e magistrale.
Nel frattempo lavoro».

Incredibile.
«Altri tempi, altre motivazioni. Divento anche militante comunista. Nel 1964 mi laureo in economia col massimo dei voti. Ho un solo problema: la balbuzie, che mi tormenta».

Cattolico e comunista?
«Oh, sì. Prima di iscrivermi mi consulto con il cardinal Pellegrino».

E cosa le dice? Di no, immagino...
«Macché. "Ti sei comunicato?". Gli rispondo di sì. E lui: "Allora iscriviti dove vuoi". Nel 1965 divento anche funzionario della Cgil».

Ma la sua vita cambia ancora nel 1966.
«Vengo assunto in Olivetti. Penso di fare un salto epocale, invece appena arrivo l' ingegner Felicioli mi manda a contare le schede perforate per 6 mesi».
un giovane matteo salviniUN GIOVANE MATTEO SALVINI

Un dramma?
«Una grande prova: impegno, serietà e umiltà. Ero molto bravo in matematica, in breve passo alle statistiche».

E il sindacato?
«Una scuola di vita, con maestri del calibro di Emilio Pugno e Sergio Garavini. Il quale, un giorno, mi restituisce anche la parola. Durante un' affollata assemblea di quadri, a una mia raffica di balbettii la sala era esplosa a ridere».

E che succede?
«Mi fermo, pietrificato. Si alza Garavini: "Il primo che ride avrà a che fare con me"».

E lei?
«Ho ripreso il mio discorso e non ho mai più tartagliato per tutta la vita».
Impossibile.
«Oggi me la spiego così: quel giorno mia madre non aveva creduto in me, marchiandomi con un' insicurezza esistenziale. E Garavini, cedendo in me, me l' aveva cancellata».

E all' Olivetti che succede?
SAPELLISAPELLI
«Un giorno Franco Momigliano, capo del personale, entra nella nostra stanza e fa: "Chi di voi sa l' inglese? Devo andare in Giappone"».
Immagino che tutti avessero risposto «sì».
«No. Erano economisti, parlavano francese e tedesco. Io invece, grazie all' inglese, viaggiai con lui e strinsi un rapporto bellissimo».

Senza mollare l' università?
«Studio con Castronovo, Quazza e Salvadori, a cui ho dedicato un libro. Divento contrattista. Poi direttore del Gramsci».

Stringe rapporti con Saverio Vertone, Giuliano Ferrara...
«Di cui divento amico. Nel 1980 firmo con lui il famoso documento in cui invitiamo gli operai a denunciare i brigatisti: ci arrivano insulti di ogni tipo e minacce di morte».

enrico cuccia xENRICO CUCCIA X
Poi ve ne andate entrambi.
«Per motivi diversi. La mia anima cattolica va in fibrillazione sul divorzio. Quando il Pci sostiene anche l' aborto non mi sento più a casa mia».

Nel 1980 cambia lavoro.
«Divento direttore della fondazione Feltrinelli. Il professor Del Bo lascia scritto in una lettera alla moglie: "Il mio erede deve essere Sapelli". Ci resterò fino al 2000».

Si dedica agli annali.
«E stringo rapporti intellettuali importantissimi. con Giuliano Procacci. Con Leo Valiani, che collaborava a Mediobanca, conosco Cuccia. Ogni mattina passava alla Feltrinelli. Mi regalava taccuini, ascoltava, parlava pochissimo».

Di cosa?
«Mi raccontava di Beneduce. Mi spiegò perché era convinto che "in Italia l' unica possibilità era far esistere il capitalismo senza capitali"».

Si riavvicina alla Cisl.
«Sì. Ero anche disgustato dai gruppuscoli, ho conosciuto troppi ragazzetti in cachemire che svaligiavano le armerie. Non tolleravo i cortei per Stalin e Mao».

ALBERTO BENEDUCEALBERTO BENEDUCE
Lei era stato amendoliano.
«Ma anche trotzkista e bordighista».

Cose complicate da spiegare oggi?
«Ero compiutamente socialdemocratico e antiestremista. Io gli studenti del Sessantotto li avrei fatti picchiare dagli operai della Fiat».

Lei ha insegnato in tutto il mondo.
«Avevo la cattedra a Trieste. Sono stato Fellow alla London School in Inghilterra. Professore all' Ecole des hautes etudes in Francia. Dal 1975 collaboro con l' Eni grazie a Luciano Gallino. Poi nel 2002 entro, chiamato dal professor Umberto Colombo».

Che votava allora?
«Dopo il Pci non ho più votato. Ma divento intellettuale organico della Cisl».

Anche l' Eni è un mondo.
«Stringo rapporti di amicizia e stima professionale con Federico Caffè, Giuliano Amato , Gino Giugni, Paolo Sylos Labini».
luciano gallinoLUCIANO GALLINO

E poi si ritrova commissario di Monte dei Paschi di Siena. Una bella rogna.
«Il sindaco Piccini voleva governare lui la banca e mettermi in minoranza. Io mi sono alleato con l' arcivescovo. La curia aveva un posto nel cda, ma chi comandava erano socialisti e massoneria».

Incredibile. Poi Ferrovie.
«In età cimoliana. Ho un buon ricordo di Cimoli, ma votai contro la sua liquidazione».

La odierà per questo?
«Non credo. È un uomo di mondo».
federico caffe e sylos labiniFEDERICO CAFFE E SYLOS LABINI

E poi?
«Ho fatto il presidente di Meta. Volevo fare una grande multiutility sui rifiuti, ma sono stato sconfitto dalla politica».

Poi Unicredit corporate banking.
«Dove abbiamo fatto un codice per l' uso dei derivati utile ancora oggi».

Il problema del secolo.
«Io li ho visti nascere. Sono stati il più catastrofico errore del mondo. Su cui ha scritto un saggio, The end of alchemy, il professor Mervyn King. Anche oggi sono sempre più un pericolo per le economie reali».

Poi c' è stata l' esperienza all' Asam: Autostrade lombarde.
«Volevo gestirle su un modello americano, come un ente non profit. Ma ancora una volta i politici avevano altre idee. Poi (Risata). Si sono dimessi tutti per cacciarmi».

Tanti incarichi ma anche tante dimissioni.
«Ho questo carattere. O faccio le cose come voglio o non le faccio. E non ho mai preso stock option».

Le sarebbe piaciuto fare il premier?
«Quello di Salvini è stato un invito per amicizia e stima. Ma si vede che non era il tempo, amen».
GIANCARLO CIMOLIGIANCARLO CIMOLI

Che giudizio dà sulla manovra?
«Positivo. Avrei fatto più investimenti per le imprese, ma è una manovra sostanzialmente socialdemocratica».

E il rischio spread?
«Conosco gli investitori: conta il debito, certo, ma anche la stabilità dei governi. Gli spagnoli solo traballanti, i britannici non ne parliamo. La Merkel è a fine ciclo.
Avete mai pensato che quello italiano è l' unico governo stabile?».

E un consiglio lo vuol dare?
«Certo. Fate meno sparate contro l' Ue. Le cose vanno dette dopo averle realizzate».

Fonte: qui

sabato 19 maggio 2018

ALMENO 10 MORTI A SANTA FE, IN TEXAS, DOPO CHE UNO STUDENTE HA APERTO IL FUOCO SUI SUOI COMPAGNI


SPARATORIA TEXAS, POLIZIA, ARRESTATO AUTORE

 (ANSA) - E' stato arrestato l'autore della sparatoria in una scuola superiore di Santa Fe, Texas. Lo riferisce la polizia locale. Nessun commento su possibili feriti.

USA: SPARATORIA TEXAS,SCERIFFO, DETENUTA UNA SECONDA PERSONA

(ANSA) - Una seconda persona e' stata fermata in seguito alla sparatoria in una scuola superiore texana. Lo ha reso noto lo sceriffo.

USA: SPARATORIA TEXAS; MEDIA, ALMENO 10 MORTI

sparatoria in un liceo di santa fe texas 4SPARATORIA IN UN LICEO DI SANTA FE TEXAS
 (ANSA) - Almeno dieci persone sono morte nella sparatoria al liceo di Santa Fe, in Texas. Lo ha riferito l'emittente televisiva ABC13, citando fonti di polizia.
 MEDIA, L'AUTORE È UNO STUDENTE

 (ANSA) - Il sospetto autore della sparatoria nella scuola superiore di Santa Fe, Texas, dovrebbe essere uno studente. Lo riferisce l'emittente Abc13 citando fonti di polizia.

SPARATORIA TEXAS, SCERIFFO, UN AGENTE FERITO

sparatoria in un liceo di santa fe texas 3SPARATORIA IN UN LICEO DI SANTA FE TEXAS 
 (ANSA) -Un poliziotto e' rimasto ferito nella sparatoria avvenuta in una scuola superiore di Santa Fe, Texas. Lo rende noto lo sceriffo locale.
L'agente rimasto ferito lavora nella scuola, secondo quanto riferito da un'altra fonte, il commissario della contea di Galveston Joe Giusti, come riporta il Nyt.

SPARATORIA TEXAS COMINCIATA DOPO ESERCITAZIONE AD HOC

sparatoria in un liceo di santa fe texas 2SPARATORIA IN UN LICEO DI SANTA FE TEXAS 



(ANSA) - Gli spari sono cominciati cinque minuti dopo un'esercitazione anti sparatoria: lo ha raccontato in un contatto telefonico con la Cnn Angelica Martinez, una studentessa della scuola superiore di Santa Fe ora in lockdown. "La giornata era cominciata normalmente, avevamo finito la prima ora e poi è scattata l'esercitazione anti sparatoria, ma cinque minuti dopo abbiamo sentito dei colpi", ha detto la ragazza, che ora si trova al sicuro.

Fonte: qui
sparatoria in un liceo di santa fe texas 1SPARATORIA IN UN LICEO DI SANTA FE TEXAS