9 dicembre forconi: Paolo Scaroni
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giovedì 20 settembre 2018

CONDANNATI TRE DIRIGENTI DI SAIPEM CON CONFISCA, PER IL GRUPPO, DI 197 MILIONI


ASSOLUZIONE PIENA PER ENI E PAOLO SCARONI SUL PRESUNTO PAGAMENTO DI TANGENTI IN ALGERIA 

L’ALLORA AMMINISTRATORE DELEGATO DEL CANE A SEI ZAMPE ERA ESTRANEO ALLE TRATTATIVE PER FAR OTTENERE ALLA CONTROLLATA I CONTRATTI IN NORD AFRICA

Claudia Guasco per “il Messaggero”

milan roma scaroniMILAN ROMA SCARONI
L'impianto accusatorio della procura di Milano nel processo sul presunto pagamento di tangenti in Algeria regge solo a metà: assoluzione piena per Eni, per l' allora amministratore delegato Paolo Scaroni e per il manager del gruppo Antonio Vella.

Condanna invece per Saipem, controllata dall' Eni al 30%, e pene dai 4 anni e un mese ai 5 anni e 5 mesi per tre ex dirigenti della società, Pietro Varone, Alessandro Bernini e Pietro Tali.

A carico di Saipem c' è una multa da 400 mila euro e la confisca di 197 milioni, ritenuto l' ammontare dell' ipotizzata mazzetta.

CONTINUITÀ CON IL GUP
paolo scaroni and denis sassou nguesso eniPAOLO SCARONI AND DENIS SASSOU NGUESSO ENI
Dunque Scaroni, ha stabilito la Corte, non è colpevole di corruzione internazionale. «Sono felice della decisione del tribunale di Milano. Devo dire che sono sempre stato sereno e ho sempre avuto fiducia nel lavoro dei giudici.

Del resto questa sentenza si pone in continuità con quella di non luogo a procedere del gup che già mi aveva assolto sulla stessa vicenda». Davanti alla Quarta sezione, presieduta da Giulia Turri, l' ex ad dell' Eni e oggi presidente del Milan era imputato per una tangente in Algeria finalizzata a far ottenere a Saipem contratti nel Paese nordafricano e per supposte irregolarità nell' acquisto della società canadese First Calgary Petroleums Ltd da parte di Eni nel 2008.
lapo elkann paolo scaroniLAPO ELKANN PAOLO SCARONI

Il pm Isidoro Palma aveva chiesto una condanna a sei anni e quattro mesi, il collegio lo ha pienamente scagionato dalle accuse: in merito ai contratti di Saipem, Scaroni è stato assolto «per non aver commesso il fatto» e per il caso First Calgary «perché il fatto non sussiste». Estranea anche l' Eni, imputata per la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, che «prende atto con soddisfazione della decisione di assoluzione perché il fatto non sussiste».

La sentenza, si legge in una nota del gruppo, «conferma la decisione di proscioglimento presa nel 2015 dal gup del tribunale di Milano e sancisce l' estraneità della società e del management alle presunte condotte illecite oggetto del processo».

Avvalorando inoltre «gli esiti delle verifiche promosse dalla società e realizzate da soggetti terzi indipendenti sulle attività oggetto di giudizio, verifiche che escludevano già all' epoca qualsiasi coinvolgimento dell' Eni e del suo management in relazione a condotte illecite o corruttive».

Descalzi ScaroniDESCALZI SCARONI
SOCIETÀ DI HONG KONG
Secondo i giudici, in sostanza, Saipem (che annuncia ricorso) e i suoi ex manager avrebbero pagato oltre 197 milioni di euro di tangenti in Algeria per ottenere appalti per 8 miliardi di euro, mentre l' operazione su First Calgary del 2008 da circa 923 milioni di dollari canadesi non sarebbe stata viziata da corruzione.

Inoltre Scaroni e Vella non hanno avuto alcun ruolo nelle trattative per far ottenere a Saipem i contratti in nord Africa, come invece sostenuto dai magistrati titolari del fascicolo. Alla stessa conclusione era giunto nell' ottobre 2015 il gup Alessandra Clemente ma poi, su ricorso della procura, la corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, mandando a processo i manager e l' Eni e aggiungendo una contestazione anche agli altri imputati coinvolti nel caso Saipem.
SAIPEM ALGERIASAIPEM ALGERIA

Per la «corruzione internazionale» di politici algerini, tra cui l' allora ministro dell' Energia Chekib Khelil (sposato con una sorella del leader palestinese Arafat), condanna anche per il franco-algerino Farid Bedjaoui (5 anni e 5 mesi): considerato il fiduciario dell' allora ministro algerino dell' Energia Chekib Khelil, tramite la sua società di Hong Kong «Pearl Partners Ltd» avrebbe incassato la presunta tangente sotto forma di consulenze.

Fonte: qui

venerdì 29 settembre 2017

TANGENTI A SESTO: TUTTI ASSOLTI, ANCHE L’EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E CAPO DELLA SEGRETERIA POLITICA DI BERSANI, FILIPPO PENATI

LA CORTE D'APPELLO DI MILANO CONFERMA LA SENTENZA DI PRIMO GRADO 
(ANSA) - Assolti anche in secondo grado gli imputati per la vicenda con al centro il cosiddetto 'sistema Sesto', tra i quali l'ex presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, Filippo Penati, accusato di corruzione e finanziamento illecito.

penatiPENATI
Lo ha deciso la Corte d'Appello di Milano che ha scagionato anche l'architetto Renato Sarno e Bruno Binasco e la società Codelfa. Tutti erano già stati assolti in primo grado. 

Fonte qui

CLAMOROSO: AL PROCESSO SAIPEM A MILANO, L’IMPUTATO E TESTIMONE CHIAVE RITRATTA TUTTO IN AULA 
E, NELLA SOSTANZA, SCAGIONA L’ENI ED IL SUO EX AD, PAOLO SCARONI 
PER LE COMMESSE IN ALGERIA NON C’ERA BISOGNO DI PAGARE TANGENTI AGLI EX MINISTRI DEL PETROLIO

Descalzi ScaroniDESCALZI SCARONI
Colpo di scena ieri al Tribunale di Milano durante l' udienza del processo Saipem, la controllata di Eni travolta dall' inchiesta giudiziaria per corruzione internazionale. Sul tavolo una maxi-tangente da 197 milioni di dollari finita, è l' ipotesi dell' accusa, nelle tasche dell' ex ministro del Petrolio algerino. In cambio Saipem avrebbe ottenuto sette commesse.

Farid Bedjaoui imagesFARID BEDJAOUI IMAGES
Nel processo sono imputati anche Eni e il suo ex Ad Paolo Scaroni. A trascinarlo nel processo, in parte, sono state le dichiarazioni, messe a verbale e congelate in un lungo incidente probatorio, di Pietro Varone ex dirigente Saipem, anche lui imputato e sentito ieri in aula. Lungo interrogatorio durante il quale Varone, in parte, ha ritrattato quei verbali, più volte contestati dal pm.
pietro varonePIETRO VARONE

Nello specifico ha rimodulato due aspetti: per l' acquisizione di First Calgary, ha detto, Eni aveva già tutte le autorizzazioni e dunque nessun bisogno di oliare gli ingranaggi governativi attraverso l' intermediario Farid Bedjaoui, molto vicino al ministro. Ha poi sfumato la conoscenza dell' ufficio legale di Eni dei rapporti tra Bedjaoui e la Pearl Parteners, società sulla quale sarebbe transitata la tangente.

Fonte: qui