9 dicembre forconi

giovedì 29 settembre 2016

L'OPEC TROVA L'ACCORDO E PROMETTE DI TAGLIARE LA PRODUZIONE




IL PREZZO SCHIZZA SOPRA I 47 DOLLARI 

PREPARATEVI A UN'IMPENNATA DELLA BENZINA


OPEC TROVA ACCORDO, PRODUZIONE SCENDE A 32,5 MLN BARILI
prezzo petrolio vertice opecPREZZO PETROLIO VERTICE OPEC
 (ANSA) - L'Opec trova un difficile accordo per il taglio delle quote di produzione e il prezzo del petrolio mette le ali, tornando sopra quota 47 dollari e segnando in pochi minuti un guadagno di oltre il 6%. Il vertice informale di Algeri, dove per tre giorni i principali Paesi produttori si sono confrontati alla ricerca di un'intesa che non scontentasse nessuno, in particolare i due 'avversari' Arabia Saudita e Iran, si sarebbe concluso con la decisione di far scendere il tetto della produzione dai 33,2 milioni di barili del mese scorso a 32,5 milioni di barili.

PETROLIO ISLAM BELGIOPETROLIO ISLAM BELGIO
Manca ancora l'ufficialità e l'intesa potrebbe essere ratificata il 30 novembre a Vienna, ma i mercati sono apparsi convinti che ormai la quadra sia stata trovata. A pagare il conto più salato, secondo la proposta presentata dall'Algeria, dovrebbe essere il colosso saudita, principale fautore della politica di prezzi bassi di questi anni, che vedrà la produzione scendere di circa 400 mila barili, seguito da Emirati Arabi (circa 150mila barili in meno) e Iraq (circa 130mila in meno).
re salman al saud arabia saudita petrolioRE SALMAN AL SAUD ARABIA SAUDITA PETROLIO

Libia e Nigeria conserverebbero le quote attuali, mentre l'Iran, il più resistente all'idea di congelare la produzione con l'obiettivo di tornare ai livelli pre-embargo, verrebbe in sostanza accontentato con un piccolo incremento, pari a circa 50mila barili al giorno. Il taglio della produzione, il primo da otto anni a questa parte, ha immediatamente messo il turbo alle quotazioni, che nel giro di pochi minuti hanno superato quota 47 dollari, dai 44 circa su cui avevano viaggiato per tutta la giornata, chiudendo a 47,05.
shale oil estrazione petrolioSHALE OIL ESTRAZIONE PETROLIO

Del resto non era certo scontato che i paesi membri del Cartello raggiungessero un accordo, vista la tenace opposizione di Teheran, che vuole trarre vantaggio dalla nuova condizione di libertà di azione determinata dalla fine delle sanzioni e dell'embargo.

rouhaniROUHANI
La situazione economica internazionale, tuttavia, ha probabilmente avuto la meglio sulla geopolitica: le previsioni su prezzi in picchiata e domanda ancora in ribasso a fronte di un'offerta sovrabbondante (le ultime sono arrivate proprio ieri da Goldman Sachs) non sono rimaste inascoltate al tavolo del grandi produttori, dove sedeva anche la Russia pur non essendo membro effettivo del Cartello. 

E proprio Mosca, insieme ad Algeria e Qatar, avrebbe convinto Arabia e Iran della necessità di dare una sforbiciata alla produzione per il bene di tutti.

Fonte: qui

BANCHE TEDESCHE in crisi: DB parte con le svendite, CB licenzia personale.

Pian pianino i tasselli vengono fuori e scopriamo (si fa per dire, visto che già lo sapevamo) che tutto il mondo è paese. E la Germania, che fa il pugno duro sopratutto in una fase dove la propaganda politica deve lasciare messaggi forti all’elettorato (vedi Merkel in Germania e anche Renzi in Italia) si ritrova con un mondo bancario che ha poco da invidiare a livello di problematiche, a quello italiano.
Su Deutsche Bank saprete già tutto, nel mio piccolo ho cercato di rilasciarvi qualche dettagli aggiuntivo che, spero, sia stato gradito dai lettori.
Ora però iniziano ad affiorare quelle che io definisco le necessità. E questo è un vero problema in quanto, fino ad oggi, i problemi sono stati messi in un cantuccio, cercando di minimizzare e di spostarli avanti nel tempo.
Ma quando un problema genera delle necessità, allora bisogna prendere coscienza che occorre agire. E Deutsche Bank lo fa.
Deutsche Bank ha dato il via libera per vendere la sua società di assicurazioni inglese Abbey Life Assurance Co. a Phoenix Group per 935 milioni di sterline, circa 1,09 miliardi di euro. (…) Deutsche Bank aveva acquistato Abbey Life, con sede a Bournemouth, nove anni fa per 1 miliardo di sterline. (…) La cessione di oggi era stata quindi già pianificata dal nuovo ceo di Deusche Bank, John Cryan, faceva parte del piano di ristrutturazione del colosso tedesco. Abbey Life, secondo quanto ha scritto il Financial Times lo scorso aprile, gestiva contratti nel 2000 (da allora la società non ha più pubblicato alcun bilancio) per 12 miliardi di sterline, per lo più in “closed life policyholder assets”. (MF) 
Il fatto però è che a conti fatti, questa non è una vendita ma una SVENDITA. Bisogna far cassa, racimolare tutto il possibile, per salvare capra e cavoli. Ed evitare che poi..,.siamo cavoli nostri (per induzione, visto il rischio sistemico che rappresenta Deutsche Bank).
Ma se Deutsche Bank fa acqua da tutte le parti e ricorre già ai saldi di “inizio stagione”, un altro colosso tedesco, Commerzbank, di certo non brilla per efficienza e qualità. A partire dal suo andamento in borsa.

Questo è il grafico sovrapposto di Commerzbank con Deutsche Bank da inizio 2015. Oggi CB vale circa la metà, DB il 40%. Inoltre fonti attendibili mi hanno fatto sapere che per CB il dividendo 2016 è stato cancellato. E c’è anche chi parla di fusione “monstre” tra i due elefanti. Al momento è solo un’ipotesi e secondo me resterà tale. Ma sintetizza lo stato di difficoltà e di necessità in cui si trovano i due istituti tedeschi.
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(…) Oltre ai timori per un maxi aumento di capitale da parte di Deutsche Bank, pesano le indiscrezioni, riportate dal quotidiano Handelsblatt che cita fonti anonime del settore finanziario, sul taglio di 9.000 posti di lavoro nei prossimi anni e nessun dividendo per il 2016 per Commerzbank (era atteso pari a 20 centesimi di euro), titolo anch’esso in calo del 2,85% alla borsa di Francoforte. Secondo gli analisti di Equinet, tale riduzione supererebbe le attese di circa 5.000 posti. (MF) 
Non saremo ai livelli di Deutsche Bank, ma questo ci fa capire che il problema non è solo DB, ma tutto il sistema bancario tedesco. Se poi ci aggiungiamo LB e SC (LEGGETE QUI) il quadro è fatto. Morale: è un problema anche di struttura e di qualità di sistema. Anche si tedeschi fanno tanto i fighi, devono sapere che hanno le banche MENO EFFICIENTI in Europa. Guardate questo grafico. Su 73 euro spesi, hanno un guadagno di 100. il peggior dato a livello europeo. 
O se preferite, rappresenta il più alto cost-to-income ratio. 
E per assurdo le nostre bistrattare banche italiane, hanno un cost-to-income ratio migliore.
cost-to-income-ratio-banche-eurozona
Se poi vogliamo farci del male fisico, prendiamo proprio Deutsche Bank e mettiamola a confronto coi “peers” (paritetici) europei. Ecco il risultato.

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Quindi se le banche tedesche vanno male è colpa dei derivati, della leva finanziaria, ma anche delle sofferenze e degli NPL. Ma sopratutto è colpa anche di una malagestione che, al momento non è stata ancora presa in considerazione, ma che dovrà obbligare il mondo bancario teutonico ad un cambiamento che sia di tipo strutturale.
La mossa di Commerzbank va in quella direzione, senza dubbio.
Fonte: qui

Usa-Russia, la terza guerra mondiale si avvicina


Com’era ovvio, sull’attacco a un convoglio Onu in Siria la macchina del fango è entrata in azione a tempo di record. In testa al plotone di chi accusa l’esercito siriano e quello russo ci sono Francia, Usa e l’inutile ormai ex numero uno dell’Onu, Ban-Ki-Moon. 
A vario titolo hanno puntato il dito contro Damasco e Mosca, ma hanno scordato un particolare: le prove. Chi invece ha portato tracciati radar e filmati girati dai droni, chiedendo un’indagine indipendente sull’accaduto è stato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. 
Risposta alla sua richiesta? Casualmente, non pervenuta.
Primo, c’è un filmato girato da un drone nel quale si vede il convoglio Onu che viaggia scortato da quello che appare un mezzo blindato con un cannoncino montato sulla parte alta. Lo sappiamo con certezza perché i russi hanno seguito il convoglio con droni, proprio perché passava vicino a zone in mano ai terroristi, cessando la sorveglianza quando il convoglio è arrivato. Sotto accusa sono finiti i cosiddetti Elmetti Bianchi, una strana organizzazione sempre al seguito dei terroristi di Al-Nusra: è una sorta di Ong dei qaedisti, ma si fa passare per organizzazione umanitaria e i beoti occidentali, ovviamente, accreditano la tesi. Di più, i filmati russi dimostrano, con foto, che il convoglio non è stato bombardato dal cielo, bensì incendiato appena giunto a destinazione. 
Secondo, un drone d’attacco Predator della coalizione a guida Usa si trovava in zona nel momento in cui, il 19 settembre, è stato colpito il convoglio umanitario Onu vicino ad Aleppo: lo sostiene il ministero della Difesa russo, a detta del quale il drone era decollato dalla base aerea turca di Incirlik. Stando al generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa di Mosca, il drone “è stato identificato” dai sistemi di rilevazione russi “come drone di tipo Predator”. L’apparecchio – sostiene Konashenkov – “è arrivato nella zona del villaggio di Uram al-Kubra, dove si trovava la colonna” di autocarri con gli aiuti umanitari, “alcuni minuti prima dell’incendio ed è andato via circa 30 minuti dopo”. Sempre stando al generale russo, il drone si trovava a un’altezza di 3.600 metri e viaggiava a una velocità di circa 200 chilometri all’ora. Smentite Usa al riguardo? Zero. 
Terzo, il ministro degli Esteri americano, John Kerry, a seguito di quello che gli Usa hanno chiamato “un incidente”, ovvero il bombardamento di una colonna di militari siriani, ha chiesto l’imposizione di una no-fly zone, di fatto l’interdizione al volo per i caccia dell’aeronautica siriana. Stranamente, questa richiesta non solo garantirebbe un vantaggio sul campo enorme per Isis e ribelli moderati, ma è anche arrivata a stretto giro di posta dal cambio delle regole d’ingaggio posto in essere dai russi, i quali da oggi in poi colpiranno qualsiasi velivolo attacchi l’esercito siriano, siano essi americani o israeliani. 
Quarto, pur non essendoci conferme della notizia (cosa abbastanza normale vista la delicatezza dell’accaduto), la Russia non si sarebbe limitata a portare le prove, ma avrebbe già risposto all’incidente che ha visto morire sotto il fuoco Usa una settantatina di soldati siriani. Mercoledì, infatti, le navi da guerra russe di stanza al largo della Siria avrebbero colpito e distrutto un centro di operazioni militari, uccidendo tra i venti e i trenta ufficiali dei servizi segreti israeliani e occidentali. 
“Le navi hanno sparato 3 missili Kalibr sul centro di coordinamento operativo degli ufficiali stranieri nella regione di Dar al-Iza, a ovest di Aleppo presso il jabal Saman, eliminando 30 ufficiali israeliani e occidentali”, afferma l’agenzia Sputnik, citando fonti militari di Aleppo. Il centro operativo era situato nell’ovest della provincia di Aleppo, sul monte Saman, in vecchie cave. Diversi ufficiali di Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita, Qatar e Regno Unito sono stati eliminati assieme a ufficiali israeliani: questi ufficiali, eliminati nel centro operativo di Aleppo, dirigevano gli attacchi dei terroristi su Aleppo e Idlib. Se fosse confermata, la notizia avrebbe un doppio valore strategico, perché proverebbe il coinvolgimento diretto di servizi segreti occidentali e israeliani al fianco di ribelli e terroristi in Siria, ma anche la volontà della Russia di smettere con la diplomazia e rispondere colpo su colpo, anche contro forze di sicurezza occidentali.
Quinto, sempre parlando di navi russe e sempre mercoledì, Mosca ha annunciato che la portaerei Admiral Kuznetsov, la più grande della flotta, sarà dispiegata davanti alle coste siriane, per rafforzare le capacità militari in appoggio alle truppe governative. “Al momento il dispiegamento navale russo nell’Est del Mediterraneo consiste in sei navi da guerra e tre di sostegno logistico”, ha detto il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, e al gruppo si unirà la Kuznetsov. Il fatto che la Russia abbia appena sentito il bisogno di compiere una dimostrazione di forza navale ancora più rilevante implica che ben presto anche gli Stati Uniti risponderanno prontamente alla mossa russa. C’è da dubitare che questi sviluppi porteranno a una de-escalation delle ostilità nella regione, tanto più che quella portaerei dispone di un sistema completo di difesa che contempla che l’utilizzo di sottomarini e caccia torpedinieri. 
Sesto, la malafede di Onu e Usa quando si parla di Siria è sostanziata anche da altro. Parlando al Palazzo di vetro nel giorno del suo addio, Ban-Ki-Moon ha detto che “nessuno ha ucciso tanti siriani come Assad”, provocando lo spellamento delle mani dei vari papaveri presenti in sala. La risposta siriana non si è fatta attendere, visto che il ministero degli Esteri ha ricordato come il Segretario generale “è stato protagonista dello scandalo di ritirare il rapporto che ha condannato l’Arabia Saudita in cambio di un pugno di dollari”. E non scordiamoci l’altro capolavoro di Ban-Ki-Moon, ottenuto con l’appoggio americano: mettere l’ambasciatore saudita all’Onu a capo del Comitato consultivo per i Diritti Umani. Tanto per restare in tema, sempre mercoledì il Senato Usa ha dato via libera alla vendita di armi all’Arabia Saudita per un controvalore di 1,5 miliardi di dollari, bocciando l’atto di veto presentato da alcuni membri del Congresso. Tutte armi che andranno ad ammazzare donne, vecchi e bambini in Yemen: ma di quelli, chissenefrega. 
Come vedete, lo cose non stanno esattamente come vi raccontano Repubblica e Corriere o come ve le mostrano i telegiornali: da un lato, infatti, c’è chi porta le prove a discarico della propria colpevolezza, dall’altra c’è chi denuncia a vanvera, forte però dell’appoggio mediatico pressoché assoluto e di istituzioni corrotte come l’Onu. Ve lo dico sempre, ma adesso più che mai: informatevi da più fonti, cercate riscontri e prove, non accettate passivamente le versioni ufficiali. 
E aggiungo, se permettete, anche una nota di campanilismo e pragmatismo. “L’Italia sta perdendo quote di mercato importanti nell’export verso la Russia”, questo l’avvertimento lanciato mercoledì dall’ambasciatore di Mosca, Sergey Razov, parlando a Bolzano al Seminario Italo-russo organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, dal Forum Internazionale di San Pietroburgo e dalla Camera di Commercio di Bolzano. “Se fino allo scorso anno eravate saldamente il nostro quarto Paese fornitore, ora siete il quinto”. Scavalcati da chi? Dagli Usa, ovviamente, cioè da coloro che hanno imposto all’Europa di applicare il blocco commerciale alla Russia: “Questo giusto per far capire a chi giovano le sanzioni”, ha spiegato l’ambasciatore. 
Stando a un report della Cgia di Mestre, dal 2014 (anno della loro introduzione) le sanzioni sono costate al nostro made in Italy 3,6 miliardi di euro, quasi tutti ascrivibili al comparto manifatturiero (macchinari, abbigliamento, autoveicoli, metallurgia, mobili, elettronica) e il crollo delle esportazioni ha coinvolto sopratutto le imprese della Lombardia (-1,18 miliardi), dell’Emilia Romagna (-771 milioni) e del Veneto (-688 milioni). Non solo, ma stando agli ultimi dati resi noti ieri al seminario di Bolzano, nei primi 6 mesi del 2016 gli scambi hanno registrato un’ulteriore perdita del 48,8%. Dei veri strateghi, non c’è che dire. 
Mauro Bottarelli
DI MAURO BOTTTARELLI 

mercoledì 28 settembre 2016

PARTE LA CLASS ACTION SULL’ETRURIA

CONSULENTE DELL’OPERAZIONE, FRANCESCO FORTE, EX MINISTRO DELLE FINANZE

Fabrizio Boschi per "Il Giornale"

RISPARMIATORI ETRURIARISPARMIATORI ETRURIA
Lo studio legale Antonio Iezzi di Viterbo, ha deciso di muovere un'azione giudiziaria civile contro tutti i responsabili di questo inganno. Amministratori, funzionari e anche ministri. Parte la prima class action all'americana mai mossa sul caso Etruria per aiutare i risparmiatori.

Una sorta di caso alla Erin Brockovich in chiave aretina dove a fare la parte di Julia Roberts è l'avvocato Valentina Napoleoni: «Vogliamo far conseguire agli obbligazionisti e azionisti che sono stati truffati un risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale ai sensi degli articoli 2043 e 2059».

Non ci sono limiti, possono partecipare tutti e più saranno più forza avranno. Il mandato verrà formalizzato questa settimana dopo un incontro con le associazioni nel quale verrà vagliata la richiesta danni ed esposti rischi e costi. Pochi in verità. Lo studio lavorerà gratuitamente «per una ragione di giustizia, faremo pagare solo le spese vive, e qualora la causa andasse a buon fine il 20% del risarcimento verrà devoluto allo studio. Nell'ipotesi di perdita si ripartisce le spese giudiziarie fra tutti. Chiederemo una somma molto alta».

risparmiatori etruriaRISPARMIATORI ETRURIA
Secondo i legali «i presupposti per questo tipo di danno ci sono eccome: c'è un nesso indiscutibile di causa effetto ed evidenti profili di responsabilità nei confronti degli intermediari ovvero coloro che hanno dato informazioni sbagliate, omesse o errate ai risparmiatori».

Ma secondo i legali ci sono anche gli estremi per sollevare una questione di illegittimità costituzionale del decreto del governo nella misura in cui viola gli articoli che tutelano il risparmio. «Potremo portare il caso davanti alla Corte costituzionale e se occorre davanti alla Corte di giustizia europea».

L'iniziativa dello studio Iezzi arriva da un articolo di Francesco Forte sul Giornale, docente di Politica economica e di Scienza delle finanze, ex ministro ed editorialista economico su questo quotidiano. Il professore, nominato perito dallo studio viterbese, lega il caso Etruria alla responsabilità ex-delicto, ovvero il principio in virtù del quale la lesione di un diritto soggettivo obbliga l'autore della lesione, che ha agito con dolo o colpa, a risarcire i danni.


«Ad imbrogliare i risparmiatori - spiega Forte - può essere stato sia il cda sia l'impiegato: la mia tesi è che l'impiegato abbia agito su ordine del cda per cui si tratta di un reato con l'aggravante dell'associazione per delinquere. Per questo ho suggerito questa class action: un'azione civile in relazione al fatto che chiunque ha subito un danno ingiusto ha diritto ad essere risarcito. Si può dimostrare che non sia stata colpa degli obbligazionisti ma anzi siano le vittime».

Fonte: qui

martedì 27 settembre 2016

Roma, la polizia sgombera immigrati in via Vannina. Protesta e blocco di via Tiburtina

Questa mattina gli agenti hanno inziato a liberare alcuni edifici occupati abusivamente. 

Ma una settantina di immigrati che vivono lì hanno opposto resistenza e hanno fermato il traffico

Erano quasi le nove di questa mattina quando gli agenti della polizia hanno iniziato l'attività di sgombero di alcuni immobili occupati abusivamente da extracomunitari in via di Vannina, ai civici 74, 76 e 78. Negli edifici c'erano circa 70 persone. 

Dopo che una trentina di loro sono state portate via per le procedure di identificazione, le altre hanno inscenato una protesta sulla via Tiburtina, nei pressi del civico 1113.





Lo sgombero degli stabili occupati era programmato da tempo. Ma quando la polizia ha tentato di liberare gli edifici, è scoppiata la protesta: gli occupanti abusivi hanno trascinato carrelli e bidoni in mezzo alla strada. Hanno anche lanciato uno di questi carrelli contro un'auto della polizia.

Il traffico è stato bloccato in entrambi i sensi di marcia dai manifestanti che urlavano e fermavano le macchine in transito, sdraiandosi sull'asfalto. Alla fine, gli agenti sono riusciti a liberare la strada e dunque a riportare anche il traffico alla normalità, mentre le persone che hanno inscenato la protesta sono state tutte identificate. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri.

Fonte: qui

Ventimila profughi fuori dalle strutture di accoglienza, è allarme: "Servono 600 milioni"

Ventimila profughi fuori dalle strutture di accoglienza, è allarme: "Servono 600 milioni"

Come scrive oggi il Corriere della Sera le organizzazioni che si occupano dell'accoglienza ormai da sei mesi attendono il pagamento da parte dello Stato delle spese per l'assistenza ai migranti: "Se il problema non sarà risolto saremo costretti a sospendere il servizio"


Potrebbe interessarti: http://www.today.it/rassegna/debiti-stato-strutture-accoglienza-migranti.html
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ROMA Sono almeno 20 mila i richiedenti asilo che entro qualche settimana potrebbero rimanere fuori dalle strutture di accoglienza. Liberi di circolare in Italia, in attesa di una nuova sistemazione. 

L’ultimatum di organizzazioni umanitarie e cooperative che ormai da sei mesi attendono il pagamento delle spese per l’assistenza ai migranti è già stato recapitato: «Se il problema non sarà risolto saremo costretti a sospendere il servizio». Una situazione drammatica che — come sottolineano al Viminale — potrebbe creare anche «problemi di ordine pubblico per le tensioni sociali che rischiano di generarsi». Mancano oltre 600 milioni di euro. L’erogazione dei fondi è stata bloccata dal ministero del Tesoro e su questo la posizione del ministro dell’Interno Angelino Alfano è chiara: «Il problema delle risorse è vero, occorre rimpinguarle per pagare i nostri creditori. Ma io non sono un centro autonomo di spesa, quando il Mef dà i soldi pagheremo, altrimenti non posso pagare».

Il buco nei conti

Secondo i dati aggiornati a ieri sono 131.974 le persone sbarcate in Italia dall’inizio dell’anno e 160.030 quelle ospitate nei centri governativi e nelle strutture private. A loro bisogna aggiungere i minori non accompagnati che sono oltre 15 mila. Ogni straniero costa tra i 25 e i 45 euro al giorno. I conti precisi sono stati fatti dal Dipartimento Immigrazione e trasmessi al dicastero dell’Economia proprio per evidenziare la necessità di pagare, soprattutto di coprire i debiti arretrati. Secondo la stima per il 2016 serve un miliardo di euro che va sommato al «buco» di 210 milioni ereditato dal 2015. Ma finora sono stati erogati soltanto 50 milioni e i gestori reclamano quanto dovuto. «Altrimenti — avvertono — dovremo chiudere». Dal Veneto alla Toscana, passando per l’Emilia Romagna, il Lazio e la Campania, le organizzazioni non governative, le cooperative e le associazioni che si occupano del vitto, dell’alloggio, dell’assistenza sanitaria e di ogni altra necessità legata all’assistenza degli stranieri lanciano l’allarme.

Le cooperative

Se ne fa portavoce Giuseppe Guerini, il presidente di Confcooperative che sottolinea come «non ci sono mai stati ritardi così eclatanti e oltre al rischio altissimo di non poter più provvedere all’assistenza, c’è anche un problema legato all’occupazione. Da oltre sei mesi i dipendenti non ricevono lo stipendio, siamo al collasso». Tra i casi più eclatanti c’è quello di due cooperative emiliane che sommano debiti per ben 10 milioni di euro.

Assistenza sospesa

A Treviso sono circa 2.000 gli stranieri che potrebbero rimanere senza assistenza, molti di più a Lucca e Massa Carrara. E poi ci sono svariate strutture a Modena, altre a Napoli e nelle regioni del Sud. La procedura per chi presenta richiesta di asilo prevede un’attesa di almeno sei mesi, che talvolta diventa più lunga se si tratta di un nucleo familiare. In questo periodo la legge prevede che queste persone debbano rimanere nei centri. Nessuna restrizione della libertà, ma l’obbligo di sottoporsi ai controlli proprio perché non è scontato che arrivi il riconoscimento dello status e in quel caso deve scattare il rimpatrio. In cambio l’Italia assicura la dimora, i pasti e l’assistenza giornaliera. Servizi che adesso non possono più essere garantiti con tutte le conseguenze che questo comporta perché chi lascerà i centri dovrà provvedere alla propria sopravvivenza.

Il coordinamento

Un problema che il governo dovrà affrontare con urgenza, mentre si stringono i tempi per spostare a Palazzo Chigi il coordinamento tra i vari ministeri. Alfano non vuol sentire parlare di commissariamento e dice: «Parole come commissariamento o cabina di regia servono per aizzare, in questa fase di campagna elettorale, frizioni che non esistono. Con Renzi su questo argomento andiamo d’amore e d’accordo, non si litiga per competenze che fanno perdere voti». E sull’ipotesi che per l’incarico venga scelto Piero Fassino aggiunge: «È il mio interlocutore istituzionale sino a oggi come presidente Anci, una persona che stimo molto e che è stata molto leale su questi temi. Sono stato io a suggerirne la scelta, con un biglietto scritto a Renzi con il suo nome quale persona che ritengo possa svolgere un lavoro complementare a quello che ognuno di noi sta facendo». 

Fonte: qui

lunedì 26 settembre 2016

CIAMPI, IL VITALIZIO VERGOGNOSO? CONTINUERAI A PAGARLO ALLA “SIGNORA FRANCA”: LEGGI CHE CIFRA MOSTRUOSA ..

CIAMPI? DA MORTO CI COSTERA’ PIU’ CHE DA VIVO, SENZA CONTARE I DANNI DELLE SUE SCIAGURATE POLITICHE ECONOMICHE

LA SCIURA FRANCA? NON SOLO EREDITA LA PENSIONE DA PARASSITA, MA AVRA’ DIRITTO ANCHE AD UNA LIQUIDAZIONE DA VERGOGNA

La morte del “sedicente” presidente emerito non stoppa il pagamento di vitalizi vergognosi. La moglie Franca, quella che si permetteva di sindacare sui costumi degli italiani erediterà le prebende che ogni mese intascava il maritino, a carico degli italiani dal lontano 1946.

Qualche anno fa “La Stampa” rivelò l’ammontare. Tenetevi forte “Il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi cumula 30 mila euro/mese di pensione Bankitalia con 4000 euro dell’Inps ed i 19.054 euro dell’indennità da parlamentare”.

Tutti i Senatori a vita hanno regolarmente ricevuto gli assegni di fine mandato dagli anni ’50 fino ad oggi. In tutto ne sono stati erogati 34, regolarmente incassati alla morte dei legittimi eredi in 32 casi e da associazioni di beneficenza in altri 2.

Il caso Cossiga – Con i suoi 22 anni da Senatore a vita, Andreotti non è stato il più longevo: nella classifica generale viene battuto da Cesare Merzagora (28 anni), Amintore Fanfani (27) e Giovanni Leone (23). Poi c’è Cossiga con 18 anni di Senatore a vita: il suo è l’unico caso in cui l’assegno di fine mandato è stato inserito nel bilancio pubblico del Senato. Per inciso, nel fondo di solidarietà per i senatori dell’anno 2010 è indicato il “pagamento agli eredi di persona deceduta” della cifra di 901.818,23 euro. E Cossiga era il solo senatore in carica deceduto nel 2010. Gli eredi Andreotti superarono la cifra del Milione.

Gli altri nomi – Tra gli altri Senatori a vita deceduti nella storia repubblicana, tra gli altri, si rircordano Norberto Bobbio (20 anni di attività), Leo Valiani (19 anni), Giuseppe Saragat (17), Giovanni Gronchi(16 anni), Eugenio Montale (14 anni), Oscar Luigi Scalfaro (13 anni),Gianni Agnelli (12 anni) e Rita Levi Montalcini (11 anni). Tra i meno longevi, Arturo Toscanini (1 giorno solo, poi le dimissioni), Trilussa (20 giorni), Mario Luzi (4 mesi) e Vittorio Valletta (9 mesi).

Fonte: qui

Obama, veto alla legge che rende imputabile l’Arabia Saudita per gli attentati dell’11 settembre

Il presidente Usa esprime “profonda solidarietà” ai familiari delle vittime. Tuttavia, conferma la contrarietà per una legge “lesiva degli interessi nazionali”. 

Riyadh aveva minacciato di strappare gli accordi economici con Washington. 

I promotori del testo annunciano battaglia: il veto può essere superato con i due terzi dei voti del Congresso. Favorevole la Clinton. 

Washington (AsiaNews/Agenzie) - Barack Obama ha posto il veto sulla controversa  legge approvata di recente dal Congresso Usa, che permette ai parenti delle vittime dell’11 settembre di citare in giudizio i Paesi sospettati di aver sostenuto gli attacchi. Fra questi vi è anche l’Arabia Saudita, alleato storico degli Stati Uniti nella regione mediorientale. In una nota la Casa Bianca sottolinea che il presidente degli Stati Uniti esprime “profonda solidarietà” con i familiari delle oltre 3mila persone uccise negli attentati; tuttavia, egli non può permettere il via libera a una norma [il  Justice Against Sponsors of Terrorism Act, ndr] che sarebbe “lesiva degli interessi nazionali”. 

L’Arabia Saudita è un alleato di lungo corso degli Usa. Dal regno wahhabita provengono 15 dei 19 attentatori che hanno compiuto gli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti, in cui sono morte circa 3mila persone; tuttavia, non sono mai emersi in questi anni legami diretti dei vertici di Riyadh negli attacchi. 

La legge, che ha ricevuto il via libera dalla Camera e dal Senato, è stato oggetto di critiche anche da parte delle monarchie del Golfo, perché “contraddice le fondamenta e i principi delle relazioni fra Stati” e, in particolare, va a colpire “l’immunità giurisdizionale”. 

Obama si è sempre detto contrario alla sua approvazione, perché potrebbe renderebbe imputabili gli Stati Uniti in procedimenti intentati da governi stranieri. Inoltre, la legge rischia di incrinare ancor più i già delicati rapporti con Riyadh che ha criticato con forza la scelta dell’amministrazione Usa di stringere un accordo sul nucleare con l’Iran, nemico storico dei sauditi. 

Nelle scorse settimane il ministero saudita degli Esteri aveva minacciato di ritirare gli investimenti e i contratti economico-commerciali fra Riyadh e Washington. L’Arabia Saudita ha investito 750 miliardi di dollari nelle banche degli Stati Uniti. 

Intanto fra i promotori - molti dei quali compagni di partito del presidente - regna malumore e disapprovazione per la scelta di Obama. Il senatore democratico Chuck Schumer, che ha promosso in prima persona il testo di legge - di dice “contrariato” e annuncia nuove azioni parlamentari per superare il veto. “Se i sauditi non hanno fatto nulla di male - ha aggiunto - non hanno nulla da temere riguardo alla norma. Ma se sono colpevoli, devono rispondere dei crimini commessi”. 

Il veto di Obama potrà essere superato da una votazione congiunta di entrambe le Camere, che abbia almeno i due terzi dei consensi fra deputati e senatori. 

E proprio sul provvedimento legato alle stragi dell’11 settembre si era consumato il primo strappo fra l’attuale amministrazione e la candidata democratica alle presidenziali di novembre. Poco prima dell’annuncio di Obama, infatti, Hillary Clinton aveva annunciato che, in caso di elezione, avrebbe dato il suo via libera alla norma.

Fonte: qui